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8 Febbraio 2012
 
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    Viaggio in Uruguay di Marco La Volpe e Lorenzo Bardotti     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


Da sempre la cosa che più mi affascina di un acquario è la possibilità di ricreare un piccolo angolo di natura in casa. Oltretutto riprodurre le condizioni naturali è la base per il successo in acquariofilia, per cui ho sempre cercato di documentarmi il più possibile sui luoghi di provenienza dei pesci che allevo.



Su libri e riviste ho letto i reportage di autori praticamente sempre stranieri, sui biotopi di origine dei nostri pesci d’acquario. Quest’anno ho per la prima volta avuto la possibilità di visitare io uno di questi luoghi con un viaggio in Uruguay in compagnia di Lorenzo Bardotti, grande amico ed esperto acquariofilo.

Perché l’Uruguay?

Innanzitutto perché in Uruguay è possibile legalmente catturare ed importare in Europa alcuni esemplari di pesci e perché in Uruguay lavora Felipe Cantera, grandissimo conoscitore della fauna ittica locale, che di mestiere fa la guida per questi viaggi di raccolta.



Il paese offre inoltre una moltitudine di ecosistemi acquatici diversi: grandi fiumi, laghi, lagune e ruscelli, con una ricchezza di specie ittiche paragonabile a quella delle regioni amazzoniche situate più a nord.

Il Viaggio

Arrivati a Montevideo, la capitale ed unica grande città del paese, ci siamo spostati a Salinas dov’è la casa-campo base di Felipe. Da qui siamo partititi con un furgone carico di attrezzatura verso il nord arrivando fino al confine con il brasile ed attraversando di fatto tutto il paese.



Trinidad, Salto, Bella Union, Tranqueras, Ansina. Sono solo alcune delle località che abbiamo toccato col nostro itinerario. Quasi tremila chilometri in 10 giorni.

Ogni giorno abbiamo pescato in località diverse. La prassi era: Determinare la posizione esatta in cui ci trovavamo con il GPS, fotografare l’ambiente e le specie vegetali presenti, misurare la temperatura dell’aria e dell’acqua, misurare i valori dell’acqua in particolare conducibilità e pH.

Circa a metà del nostro soggiorno il paese è stato interessato da precipitazioni eccezionali che hanno fatto straripare i fiumi in gran parte del territorio creando non pochi disagi alla popolazione. Questo però ci ha reso possibile osservare i corsi d’acqua sia in regime di acque basse all’inizio del viaggio che di acque alte in seguito.

Poi iniziava la raccolta con reti, cast net, retini e setacci. Annotavamo le specie presenti e fotografavamo gli esemplari più belli ed interessanti.





La cosa che più stupisce all’inizio è la quantità di pesci ed il numero di specie presenti in pochi metri d’acqua. In una pozza di acqua torbida nella laguna della Pedreda a Bella Union, Kullander famoso ittiologo svedese anni prima aveva contato 53 specie di pesci. Un numero paragonabile a quello delle specie delle acque interne italiane!

In poche ore di pesca con le reti potevamo catturare centinaia di esemplari di pesci, quelli che ci interessavano venivano sistemati in appositi contenitori dotati di aereatore, tutti gli altri subito rilasciati.



Il Mantenimento

Mantenere vivi ed in buono stato centinaia di pesci in viaggio su di un furgone con punte di 42°C all’ombra non è cosa semplice. Questo è stato sicuramente l’aspetto più impegnativo di tutto il viaggio, ogni giorno passavamo almeno tre quattro ore a cambiare l’acqua, caricare e scaricare il furgone, spostare i contenitori dei pesci all’ombra, preparare l’acqua per il cambio successivo poche ore dopo.



I pesci portati in Italia

I permessi rilasciati dal ministero dell’ambiente di Montevideo ci permettevano di esportare solo alcuni esemplari per famiglia di pesci, ma il problema maggiore è dato dal trasporto in aereo per le limitazioni in volume e peso dei bagagli da imbarcare.

Alla fine in tre grossi trolley abbiamo sistemato 31 sacchetti, circa trecento esemplari appartenenti a venti specie diverse. I sacchetti, doppi uno dentro l’altro, sono stati riempiti con ossigeno puro, inoltre nell’acqua di trasporto sono stati aggiunti dei sali ossigenanti.



Per la lunghezza del viaggio ed alcuni problemi logistici i pesci sono rimasti nei sacchetti per più di 50 ore! Ciononostante all’arrivo a Firenze la mortalità è stata prossima a zero segno che il lavoro era stato fatto a regola d’arte.

Lista specie

Apistogramma commbrae
Apistogramma borelli
Macrocephalus sp.
Otocinclus sp.
Hisonotus sp.
Rineloricaria sp.
Ancistrus sp.
Hypostomus sp.
Leporinus striatus
Crenicichla vittata
Crenicichla sp. "saxatilis rubio chico"
Gymnogeophagus sp. "gymnogenis rubio chico"
Gymnogeophagus sp. "ex meridionalis"
Gymnogeophagus tiraparae (ex sanborja)
Jenynsia onca
Phallocerus caudimaculatus
Corydoras paleatus
Corydoras aeneus


Macrocephalus sp.


Otocinclus sp.


Hisonotus sp.



Rineloricaria sp.



Ancistrus sp.



Hypostomus sp.



Leporinus striatus



Crenicichla vittata



Gymnogeophagus sp. "ex meridionalis"



Jenynsia onca



Phallocerus caudimaculatus


Corydoras paleatus

Ho ragione di pensare che molti fra questi pesci non siano stati mai importati prima d’ora in Italia.
Ovviamente un viaggio di questo tipo è impensabile senza una valida guida che conosca capillarmente il territorio e fornisca tutta l’attrezzatura necessaria.



Si tratta di materiale molto specifico, di difficile reperibilità, quindi a volte costoso ed anche molto ingombrante. Felipe è un vero esperto nel suo lavoro e così grazie ad un organizzazione impeccabile tutto è filato liscio. Devo ringraziare Lorenzo Bardotti per questa avventura, sua è stata l’idea e suo è stato l’onere di organizzare tutto dall’Italia. Erano due anni che parlavamo di questo viaggio, alla fine ce l’abbiamo fatta!




Si ringrazia PIANETA BLU di Scandicci (FI) per la concessione dell'articolo.


 
 
 

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