Nella mia vita da acquariofilo mi è capitato lo sfortunato
incontro con questi parassiti, le Turbellarie, vermi piatti
molto pericolosi per una vasca popolata da coralli duri.
Tutto iniziò quando notai che un'acropora perdeva
colore e non cresceva più. Iniziai a osservarla,
ma nulla mi faceva pensare che fosse attaccata dai parassiti.
Purtroppo tutto fu chiaro quando decisi di spostarla, e
mio malgrado, scoprii nella zona meno visibile che parte
del tessuto si era ritirato, e al suo posto, oltre allo
scheletro bianco vi erano tantissime piccole uova di colore
giallognolo. Cercai di ripulirla al meglio, rimisi il corallo
in vasca e iniziai una ricerca su internet.
In verità dopo la mia ricerca ero più sconfortato
di prima; benché sia una piaga conosciuta e capace
di fare molti danni, si trova poco e nulla sull’ argomento.
Iniziai quindi in proprio un periodo di osservazione di
questi pericolosi parassiti.
Acropora con vistosi morsi di Turbellarie (foto di Nando
Masciadri)
E’ risaputo che le Turbellarie non attaccano tutti
i coralli, ma solo quelli del genere Acropora con tessuto
meno duro, tipo le Acropora millepora e l’Acropora
prostrata. Molti penseranno, una volta trovato il corallo
attaccato, che il turbellario abbia mangiato il tessuto
alla base fino a scoprirne lo scheletro; io penso che tale
affermazione sia sbagliata.
Credo che le Turbellarie mangino il tessuto nelle parti
meno dure e quindi gli strati più superficiali del
tessuto stesso. Tant’è che guardando una foto
di un' Acropora colpita si notano delle chiazze più
chiare (i famosi morsi) ma mai ho notato che il verme raggiunga
lo scheletro.
I dettagli dell'infestazione (foto di Domenico Federico)
E allora perché il corallo ha perso tessuto? Secondo
me le ragioni possono essere due e sono entrambe legate
al ciclo riproduttivo del parassita. La mia ipotesi è
che le Turbellarie, fin quando non decidono di riprodursi
non siano poi così pericolose; lo diventano una volta
iniziato il ciclo riproduttivo, per l’elevato numero
di uova deposte e per il modo in cui esse le depongono.
Penso che il corallo non sia certo felice di fare da nido
per i simpatici parassiti, e se potesse, userebbe sicuramente
le sue difese (muco) per liberarsi dalle uova deposte. Le
Turbellarie hanno però sviluppato la capacità
di creare uno strato di gelatina vischiosa su cui poi depositeranno
le uova. La zona colpita è sempre quella soggetta
a meno corrente, non perché le Turbellarie soffrano
la corrente, anzi … io stesso ho messo un’acropora
colpita sotto il getto di una pompa potentissima ed alcune
Turbellarie riuscivano a restare attaccate al corallo. Piuttosto,
ritengo verosimile che i parassiti depositino le uova in
zona di minor corrente, per evitare che la gelatina sia
spazzata via dal flusso dell’ acqua lasciando indifese
le uova.
Uova di Turbellarie (foto di Pietro Astone)
Questa gelatina, a mio parere, deve avere una sostanza che
inibisce le difese del corallo e lo soffoca, permettendo
a quel punto alle Turbellarie di deporre in tranquillità
le proprie uova su una zona non difendibile dal corallo
stesso. Inoltre penso che se un corallo già “tira”
per altre cause, le Turbellarie vanno a nozze e riempiono
la zona di uova, anche se non sempre sono loro la causa
di quel tiraggio.
Ora, una volta fatta una breve descrizione del modus operandi
del nostro nemico, vediamo cosa e come fare per liberarcene.
Prima di tutto, sono convinto che sia quasi impossibile
liberarsene in maniera definitiva su tutta la vasca, ma
sicuramente e possibile limitarne e impedirne la riproduzione,
cosa che come abbiamo visto è molto pericolosa per
il corallo.
Macro di Turbellaria (foto di Luigi Ingenito)
Nelle mie ricerche ho trovato una serie di rimedi sia naturali
sia chimici /farmacologici.
I rimedi naturali conosciuti sono alcuni
pesci della famiglia dei labridi e i gamberetti del genere
rhynchocinetes.
I metodi chimici /farmacologici, invece,
sono: Bagno in una soluzione concentrata di iodio (betadine),
Chock osmotico, e alcuni Farmaci.
I rimedi naturali sono a
mio parere ottimi come prevenzione, ma in caso di riproduzione
già in atto non sono in grado di liberare un animale
pesantemente colpito. Inoltre, nel caso dei gamberetti,
sarebbe opportuno avere una vaschetta dedicata dove lasciare
i coralli da disinfestare, solo per un breve periodo. Questo
perchè è molto probabile che i gamberetti
non si limitino a nutrirsi dei soli parassiti e delle uova,
ma attacchino il corallo stesso.

I competitori naturali: Pseudocheillinus hexataenia,
Halicoeres crisus, Rhynchocinetes uritai
Vediamo ora i rimedi chimici /farmacologici
che ho personalmente provato.
La soluzione di betadine, a mio parere, è la peggiore.
Solo poche Turbellarie (le più grosse) si staccano
poiché il betadine ha solo un effetto stordente.
Fin qui poco male, ma il problema è che il corallo
ne accusa molto più del parassita, perdendo completamente
colore e diventando spesso marrone. Io stesso, a oggi, possiedo
una prostrata viola, che dopo il trattamento con betadine
non si è più ripresa e a 4 mesi di distanza,
ancora non ha acquistato nemmeno lontanamente il colore
originale.
Betadine al 10% uso farmacologico
Il procedimento consiste nel diluire, in un contenitore
separato dalla vasca, una dose di 2cc per litro di acqua
marina. Si inserisce l'animale per 20/30 minuti avendo cura
di scuoterlo periodicamente per far cadere i parassiti.
La dose può essere aumentata a seconda della resistenza
dell'animale, ma ovviamente il rischio aumenta in proporzione.
Lo chock osmotico è invece un trattamento efficace
ma anch’esso deleterio per il corallo; se fatto bene
può essere preso in considerazione, ma mai per periodi
lunghi, in quanto il rischio che il corallo vada in RTN
(morte rapida del tessuto) è troppo elevato. Il mio
è consiglio di procedere cosi:
Il risultato di uno chock osmotico.
- preparate due secchi, uno di acqua della vasca e uno con
acqua dolce alla stessa temperatura.
- il corallo va immerso per 2 max 3 secondi nell’acqua
dolce scuotendo forte il corallo e poi subito rimesso nel
secchio con l’acqua della vasca per almeno 10-15 secondi.
- ripetere l’operazione 3 o 4 volte .
Tutti i parassiti e/o organismi che abitavano sul corallo
moriranno all’ istante (trattamento valido anche con
altri parassiti); ora non resta che sperare che il corallo
non abbia sofferto troppo.
L’ultimo caso è quello dei farmaci veterinari
contenenti il principio Pranziquantel (io ho usato con successo
il Droncit) che a mio avviso è il più efficace.
A priori sfato subito alcuni miti: da mie esperienze non
uccide le uova e forse nemmeno le Turbellarie.
Qual è allora il vantaggio rispetto agli altri trattamenti?
La possibilità di poter ripetere il trattamento,
ovvero il fatto che il corallo non ne risente per nulla.
Capirete bene che con un parassita che comunque si sposta,
avere la possibilità di ripetere il trattamento è
fondamentale. Io ho ripetuto il trattamento ogni settimana
per due mesi e solo quando non ho visto più Turbellarie,
sui coralli inizialmente infestati, ho sospeso il tutto.
Nel trattamento iniziale ho fatto l’errore di farlo
con tanta acqua e tanti coralli insieme. Nulla di più
sbagliato, primo perché i coralli a stretto contatto
produrranno muco, con il rischio di danneggiarsi tra loro;
secondo perché le Turbellarie che si staccano, vagando,
rischiano di andare poi su altri coralli propagando l'infestazione..

Ho utilizzato mezza pasticca di Droncit in 7-8 lt d acqua
mettendo il corallo per 30-45 min in un contenitore con
una pompa di movimento. In questa prima fase si sono staccate
poche turbellarie. Successivamente ho spostato il corallo
in un secchio vuoto versandoci sopra 3-4 lt di acqua trattata.
E' stato quasi incredibile vedere quante Turbellarie son
saltate fuori. L'importante è di essere lesti a togliere
il corallo dal secchio, altrimenti il parassita, nel suo
vagare, se ricapita vicino al corallo si riattacca.
Una volta ripetuta quest’operazione più volte,
con l’aiuto di una lente bisogna controllare bene
la base del corallo e con l’aiuto di un raschietto
o uno spazzolino da denti asportate tutte le uova.
Rimesso in vasca il corallo dopo poco ricomincerà
a spolipare come nulla fosse, e il pensiero di averlo aiutato
a liberarsi dai parassiti senza danneggiarlo è per
me la soddisfazione più grande.
Con la speranza di essere stato d ‘aiuto voglio precisare
che tutto ciò è frutto delle mie personali
idee ed esperienze e non vuole avere nessuna valenza scientifica
.
Domenico Federico (aka oceanooo)
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