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Uno dei nomi con cui è conosciuto il Guppy, soprattutto
in Inghilterra, è Rainbow Fish che tradotto significa
“Pesce Arcobaleno”. Credo che questa sia la
definizione più azzeccata come punto di partenza
per capire come si manifestano i colori dei Guppy.
Tutti sanno come è fatto un arcobaleno o ne hanno
visto uno, ma forse non tutti sanno come e perché
ogni tanto appare nel cielo. In poche parole è un
fenomeno fisico che si chiama “Rifrazione”:
la luce del sole passa attraverso le gocce di acqua, in
sospensione nell’aria solitamente dopo un temporale,
e viene deviata.
Per comprendere il fenomeno è necessario sapere che
la luce solare è un fascio composto da onde luminose
che hanno diversa lunghezza d’onda. Ogni lunghezza
d’onda, corrispondente a colore diverso, viene deviata
con un angolo diverso e in questo modo il risultato è
quella “fascia” colorata che ci appare come
l’arcobaleno.
Schema delle lunghezze d'onda nel campo percepibile
dall'occhio umano (fonte: Wikipedia)
L’analogia con l’arcobaleno mi è servita
per introdurre 2 concetti:
1- La luce che noi Vediamo bianca in realtà è
la somma di tutti i colori
2- La luce può essere scomposta per effetto di quelli
che vengono chiamati Prismi (nel caso dell’arcobaleno
le gocce d’acqua)
Compreso che la luce è composita, un altro concetto
fondamentale è che l’occhio umano percepisce
un oggetto colorato in base alla lunghezza d’onda
che l’oggetto stesso riflette.
In sostanza un oggetto ci appare rosso perché, colpito
dalla luce (bianca) assorbe tutta la radiazione luminosa
tranne quella rossa che, riflessa, arriva al nostro occhio
dandoci la percezione del colore.
Oggetti bianchi riflettono tutta la luce e, al contrario,
oggetti neri la assorbono completamente.
Sfumature e colori intermedi sono dati da combinazioni intermedie;
un oggetto Grigio assorbe solo una parte della luce.
E il Guppy?
Il Guppy non fa eccezione: colpito dalla luce ne assorbe
una parte e una parte la riflette!
La pelle dei Guppy in realtà interagisce con la luce
con 3 processi diversi:
1- Assorbimento
2- Riflessione
3- Rifrazione
La struttura della pelle è composta di più
strati e in ciascuno di questi si trovano cellule diverse.
Ci sono vari tipi di cellule, ognuna delle quali contiene
quelli che vengono definiti “Pigmenti", ovvero
delle sostanze che, al pari per esempio delle vernici, assorbono
determinate lunghezze d’onda e ne riflettono altre.
I pigmenti rossi riflettono solo la radiazione luminosa
rossa, quelli gialli riflettono le lunghezze d’onda
corrispondenti al giallo …… e così via
fino al pigmento nero che assorbe completamente tutta la
luce.
Vediamo adesso quali sono le cellule che compongono la tavolozza
dei colori:
- Leucofori: Cellule che contengono il Pigmento Bianco
- Xantofori: Cellule con pigmento Giallo
- Eritrofori: Cellule con Pigmento Rosso
- Melanofori: Cellule con pigmento Nero
- Iridofori: Particolari cellule riflettenti che contengono
cristalli di una sostanza (generalmente Guanina) in grado
di riflettere e scomporre la radiazione luminosa.
I colori che vediamo sono la combinazione di tutti questi
pigmenti. Di particolare interesse sono gli Iridofori; infatti
in essi sono presenti dei cristalli in grado di riflettere
e scomporre la luce. Riflettendo la luce o scomponendola
a seconda dell’angolo di incidenza, o della loro dimensione
e disposizione, ci regalano le iridescenze ed i riflessi
metallici.
Diversamente gli altri pigmenti svolgono la sola funzione
di assorbimento della luce rendendo solo un tipo di radiazione
rossa gialla o bianca che sia.
La fotografia era stata scattata ad un Gyrodactylus (si
vede la struttura a uncini al centro) ma si distinguono
bene i raggi della pinna caudale circondati da Melanofori
(neri) e Xantofori (gialli più piccoli).

A destra un Melanoforo con i pigmenti ben uniformi in tutta
la cellula; a Sinistra un melanoforo che sta contraendo
il pigmento nero al centro.
Fin qui parlando di luce ho sempre sottinteso quella teorica
“solare”, in realtà l’illuminazione
in acquario è ben distante dalla situazione teorica.
L’acquariofilo più esperto sa bene che in commercio
esistono numerose versioni di illuminazione.
Neon, incandescenza, T5, T8, Hqi tanti tipi diversi e tante
“luci” diverse.
Solitamente l’indice del tipo di spettro luminoso
emesso si trova sotto il nome di “Temperatura”
della luce Espressa in Gradi Kelvin (°K). Ecco alcuni
esempi:

Sulla sinistra lo spettro di un tubo fluorescente che simula
la luce solare, si vede che la distribuzione delle radiazioni
luminose emesse è abbastanza uniforme su tutto lo
spettro, la sua Temperatura si aggira sui 5000 °K indicativamente
è la luce solare delle ore 12-14 (per inciso anche
la luce solare ha delle variazioni nell’arco della
giornata); a destra una luce “fredda” con temperatura
di 10000°K si vede che lo spettro emesso è sbilanciato
nella zona del verde-blu.

Sulla sinistra lo spettro emesso da un tubo neon studiato
per lo sviluppo dei vegetali, la luce in questo caso è
detta “calda” infatti si nota lo sbilanciamento
nella zona del rosso, anche visivamente la luce appare rossastra.
A destra un caso estremo; una luce attinica per lo sviluppo
dei coralli in acquari marini, in questo caso la radiazione
rossa è completamente assente.
Guardando le distribuzioni dei vari spettri emessi si vede
che in alcuni casi ci sono radiazioni luminose mancanti,
in questi casi i nostri guppy appariranno sicuramente diversi
in base al tipo di luce che li irradia.
Per assurdo si prenda una luce attinica (senza il colore
rosso) e la si metta su una vasca di Guppy full red. Il
guppy Full red ha la capacità di riflettere la luce
rossa, ma il rosso non c’è! Quindi non c’è
niente da riflettere e i guppy appariranno neri! Esempio
volutamente estremo ma fa capire che al variare del tipo
di luce e del tipo di Guppy si possono avere, visivamente,
risultati molto diversi.
C’è anche un aspetto biologico per cui i colori
dei guppy possono variare in base alla situazione in cui
i pesci si trovano. I pigmenti all’interno delle cellule
infatti non sono statici, ma possono spostarsi per esempio
concentrandosi al centro della cellula, in questo caso i
colori sbiadiscono, o cambiano perché si riduce l’assorbimento
di questo o quel colore.
Solitamente questo fenomeno si verifica per stress o particolari
stati d’animo dei pesci. Se un maschio è spaventato
i suoi colori saranno sbiaditi, se invece è a suo
agio nell’ambiente e magari in presenza di alcune
femmine allora i suoi colori saranno brillanti e farà
di tutto per metterli in mostra.
L’ambiente è molto importante anche per questo
motivo. In un acquario, ben piantumato e in presenza di
femmine i colori dei Guppy sono al massimo del loro splendore,
viceversa in una vasca di solo vetro, senza arredi e magari
in una stanza tutta bianca il pesce sarà sicuramente
sbiadito e probabilmente pure impaurito.
Per questi motivi anche IKGH ha fissato delle regole per
l’uniformità dei concorsi e i modo da dare
a tutti gli esemplari in ogni singola competizione un ambiente
accogliente e favorevole a mostrare i loro colori. Tra le
regole di una manifestazione infatti si trova che le vasche
devono contenere una pianta viva (non finta in plastica)
e sia il fondo che la parete posteriore devono essere di
colore nero (questo contribuisce rendere i pesci meno timidi).
Il presente articolo, in origine, doveva essere la premessa
alla trattazione dei colori di base dei Guppy ma aggiungi
qui e la e ne è risultato qualcosa che ritengo propedeutico
alla comprensione degli articoli della International Guppy
Strain Library. Infatti secondo l’approccio di Philip
Shaddock la genetica dei colori dei guppy si “riduce”
allo studio dello sviluppo delle cellule base della colorazione.
Secondo i suoi studi ci sono circa 90 geni (ma il numero
potrebbe essere anche ridotto a 50) che agiscono sullo sviluppo,
dimensione, posizione, comportamento, densità ed
estensione delle cellule di colore fondamentali Rosso, Giallo,
Nero, Bianco e le cellule Riflettenti (Iridofori).
Il percorso è ancora lungo e di recente sono state
classificate alcune nuove mutazioni di colore, il Magenta
per esempio, e ciò testimonia quanto sia difficile
capire le relazioni genetiche per fissarle in tabelle.
Tante interazioni genetiche sono state scoperte, provate
e riprovate, di altre si sa poco; forse alcune risposte
certe non le avremo mai ma quello che è sicuro che
il piccolo “Rainbow Fish” non smetterà
mai di stupirci con nuove colorazioni, magari una queste
potrebbe nascere proprio nel Tuo acquario! ……..
Si si proprio il tuo!
Fonti:
- Dott. Alessandro Cellerino 1° corso Giudici per Guppy
Show (S.Agostino (FE) maggio 2004)
- Philip Shaddock
Guppy Genetics Simplified Color Puppets
Il mio personale ringraziamento al Dott Cristian Salogni
Ittiopatologo dell’Istituto Zooprofilattico dei Brescia
per le fotografie al microscopio.
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