| Allevare la Caridina Dennerli |
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Ecco come...
Salve Appassionati.
Mi preme subito chiarire che questo articolo non vuole essere
un manuale di allevamento o che le tecniche e i metodi da
me utilizzati e descritti in esso debbano essere visti come
la guida definitiva da applicare passo passo.
Anche perché sono del parere che come in ogni buon
percorso anche nel campo dell’acquariofilia si possano
seguire varie strade più o meno valide ed arrivare
comunque ad una giusta destinazione.
Creata con l’intenzione di far conoscere e comprendere
meglio questi crostacei molto resistenti e dalla naturale
pigmentazione e livrea (non frutto di selezione umana come
invece accaduto in caridine come Crystal, Tiger, Red cherry,
ecc. ) andiamo un po’ ad approcciarci a questa specie
con lo scopo di capirne le esigenze basilari e successivamente
creare un ambiente salutare dove poterne portare avanti un’intera
colonia.
Quando si parla di C. Dennerli si parla spesso di esemplari
wild in quanto gli esemplari di questa specie reperibili in
commercio (in particolar modo in Italia), nella gran maggioranza
dei casi, proviene direttamente dal biotopo naturale e non
da allevamenti dedicati.
Quindi con molta probabilità, a parte qualche eccezione,
gli esemplari di C. Dennerli che troverete in vendita nei
negozi e in rete saranno esemplari prelevati direttamente
in natura e non di cattività.
Questo deve far capire come sia di fondamentale importanza
ricreare nel modo più fedele possibile il biotopo naturale.
Nasce così l’esigenza di studiare attentamente
il luogo dove questa specie vive in natura per poter cosi
capirne le esigenze primarie.
Essenzialmente a noi acquariofili, che ci accingiamo nell’allestire
vasche per il loro allevamento, interessa in primis avere
informazioni sull’ambiente fisico e sui valori dell’acqua,
entrambi da riprodurre poi in vasca per permettere il miglior
adattamento della specie in cattività Provenienza:
Le Dennerli sono originarie del Sulawesi, un isola molto particolare
della Repubblica Indonesiana situata tra Borneo e le isole
Molucche
In passato chiamata Celebes, Sulawesi è una splendida
isola dalla forma insolita che ricorda una piovra con quattro
lunghe penisole che racchiudono tre grandi golfi, Bone,
Tolo e Tomini. La sua conformazione così particolare
comprende paesaggi sempre diversi che vanno dalle risaie
a terrazze, alle spiagge solitarie, dalle ripide montagne
alle impenetrabili foreste, dalle isole coralline da sogno
agli ampi laghi azzurrini.
E proprio in questi laghi d’acqua dolce troviamo le
specie di Caridine Sulawesiane. Molte sono di vecchia conoscenza
altre invece di recentissimo studio. Tra queste ultime abbiamo
le nostre Dennerli ma anche specie come le C. Spinata, C.
Woltereckae, la bellissima C. Striata e White Orchid (probabile
variante della C. Striata).
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| C.dennerli |
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| C. spinata |
C. woltereckae |
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| C. striata (Red line) |
C. white orchid |
Essenzialmente i laghi più importanti dell’isola
sono il lago Poso, e un complesso di 5 laghi che dà
origine al complesso dei laghi Malili (Lago Matano, Towuti,
Masapi, Lontoa e Mahalona)

Nel lago Poso sono state ritrovate 6 specie di Caridina
mentre soltanto nel complesso Malili ne sono state studiate
ben 15 varietà. Costituendo così una biodiversità
totale di ben 21 specie di crostacei che formano così
un raggruppamento endemico di organismi correlati tra loro
che non appare in nessun altro luogo della terra.
Le nostre Dennerli si trovano proprio nel complesso Malili
e con precisione sulle coste del lago Matano.

Caratteristiche del complesso Malili

In questo complesso di laghi sono presenti quasi tutte le
specie sulawesiane di nuova scoperta e studio.
Sono laghi d’acqua dolce di durezza mediamente alta.
Questi sono i valori delle acque che mediamente troviamo
in questo complesso di laghi
pH: 8,6
gH : 7
kH: 5
NH4: 0
NH3: 0
NO2: 0
NO3: 0
PO4: 1,0
FE: 0
CU: 0
Sono laghi che presentano un fondale sabbioso a granulometria
media fine misto a pietre anche di grandi dimensioni molto
irregolari e porose dove le Caridine riescono a rifugiarsi
da eventuali predatori e in mezzo alle quali trovano nutrimento
essenziale per la loro sopravvivenza.


Nel Malili sono presenti anche specie di piante d’acqua
dolce.
Particolarmente robuste appaiono sia la Ottelia Mesanterium
che le Eriocaulon qui sotto in foto:
Ottelia
Eriocaulon
Compagne d’habitat delle Dennerli e degli altri crostacei
del Sulawesi, sono delle lumache dallo spesso guscio: le
Tylomelania.
Lumache dalle importanti dimensioni, che pur essendo lumache
d’acqua dolce possono raggiungere anche gli 8-9 cm
di lunghezza.
Sono lumache sessate e non ermafroditi come molte lumache
in natura, ed ovovivipare (in quanto le uova vengono incubate
e si sviluppano nell’organismo materno) mettendo alla
luce piccoli già formati dalle notevoli dimensioni
(1 cm circa)
Ecco qualche foto delle varietà più belle
e colorate della specie che popolano i laghi Sulawesiani:

Tylomelania big spot
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| Tylomelania orange |
Tylomelania yellow |

Tylomelania patriarchalis
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| Tylomelania teufel |
Tylomelania orange |
Allestimento di una vasca per Caridine Dennerli
Capito un po’ l’ambiente che ospita questi splendi
animali si può procedere nell’allestire una
vasca a loro dedicata.
La vasca:
Tenendo un po’ conto di quanto finora visto se le
nostre intenzioni sono quelle di far sviluppare una piccola
colonia di Dennerli dovremmo dedicare una vasca non più
piccola di 40-60 litri con un fondo sabbioso a granulometria
media o fina ma soprattutto con molte pietre da accatastare
un po’ l’una sull’altra così da
creare degli anfratti naturali nei quali le nostre caridine
possano rifugiarsi.
Le Dennerli infatti assumono in vasca un comportamento estremamente
naturale, tendendo a rifugiarsi tutte sincronizzate quando
avvertono un qualsiasi pericolo, persino quando ci si avvicina
alla vasca, loro (sempre all’erta) tendono a tornare
dentro o sotto i propri rifugi.
Essenziale quindi la necessità in vasca di molti
anfratti che permettano loro una facile ritirata. Cosa che
le farà sentire se non proprio a casa ma per lo meno
protette e consapevoli di potersi riparare in caso di avvertito
pericolo.
Ecco un po’ la mia vasca:


Per la mia colonia ho utilizzato delle pietre raccolte in
una piaggia (ma non in acqua).
Ovviamente opportunamente pulite, bollite e ribollite.
Sono pietre che imitano un po’ quelle sulawesiane
che ovviamente non sono reperibili da noi.
Sono rocce laviche molto naturali irregolari e ruvide. Ovviamente
poi ho selezionato tutte quelle cromaticamente simili cosi
da rendere in vasca un effetto omogeneo..
Molto belle da accatastare e sistemare a proprio piacimento.
Ecco qualche esempio per darvi un’idea:
Come fondo ho utilizzato un semplice ghiaietto inerte comunemente
chiamato “sale e pepe” ovvero una sabbia mediamente
fine bianca e nera, ma potete usare varie sabbie più
o meno fine (anche se eviterei colori troppo chiari o sgargianti
in quanto rifletterebbero troppo la luce della plafoniera
e potrebbero dare fastidio alle caridine)

Da evitare fondi fertili e fondi attivi:
I fondi fertili tendono ad abbassare i
valori di durezza dell’acqua (cosa non buona se si
mira a ricreare un ambiente con valori mediamente alti di
gh e kh).
I fondi attivi invece possono rilasciare
sostanze in acqua dannose per le cardine e visto che il
biotopo naturale non prevede foreste di piante particolarmente
esigenti non vi e’ motivo di inserire un substrato
simile.
Filtraggio:
Per quanto riguarda il filtraggio, vista la necessità
di aver in vasca acqua ben ossigenata, ho usato per loro
un filtro a zainetto, mettendo dentro oltre alla spugna
filtrante, un po’ di cannolicchi così da permettere
ai batteri, essenziali per la riduzione delle sostanze nocive,
di avere un’ulteriore superficie per proliferare e
di conseguenza stabilizzare il più possibile l’ecosistema
Acquario.
Le Dennerli sono caridine che mettono alla luce piccoli
già formati. I piccoli infatti sono identici ai genitori
ma misurano poco più di 1 mm.
È necessario dunque proteggere il bocchettone di
aspirazione del filtro in modo da evitare che i piccoli
vengano aspirati e triturati dalla girante del filtro stesso.
Nel bocchettone d’aspirazione dell’acqua ho
applicato, tutto intorno con della colla Super Attak, del
tulle (per intenderci quello che avvolge i confetti delle
bomboniere) così da evitare che i piccoli vengano
aspirati dalle fessure larghe del bocchettone d’aspirazione.


Attenzione però al tulle che usate!!!!!
Un tulle a maglia troppo stretta tende ad intasare spesso
il filtro e a rallentare eccessivamente il getto d’uscita
dell’acqua, mentre un tulle a maglia troppo larga
permette ugualmente il passaggio dei piccoli dimostrandosi
inefficace. Personalmente ho provato varie protezioni per
il bocchettone del filtro, dalla calza di nailon a una spugna
direttamente inserita attorno al bocchettone, ma i risultati
migliori li ho ottenuti senza dubbio con del tulle di questa
trama:

Illuminazione:
Per l’illuminazione ho optato per una plafoniera pl.
Ho evitato illuminazioni eccessive e da stadio. Ricordiamoci
sempre che sono animali molto naturali che necessitano di
condizioni ambientali i più fedeli possibili all’ambiente
di provenienza.
Una semplice plafoniera pl da 18 watt compie bene il suo
lavoro: ad esempio in una vasca di 40-50 litri permette
una buona illuminazione e nello stesso tempo non infastisce
le Dennerli.
In generale comunque eviterei di andare oltre lo 0,5 watt
per litro.
Termoregolazione:
Le Dennerli amano il caldo.
Come scritto in precedenza, nel loro biotopo vivono quasi
sempre a temperature che si aggirano sui 28-29 gradi.
Di conseguenza in acquario dobbiamo garantire, estate ed
inverno, temperature abbastanza alte.
Nel periodo estivo non è necessario installare in
vasca ventole di raffreddamento o refrigeratori in quanto
mediamente anche nei periodi più caldi la temperatura
delle vasche molto difficilmente superano i 29 gradi.
Ovviamente se si tiene la vasca in luoghi particolarmente
caldi dove la temperatura dell’acqua arriva a superare
i 30-35 gradi risulta necessario abbassarla un po’
magari con qualche ventola di raffreddamento.
È invece d’obbligo installare in vasca un riscaldatore
abbastanza prestante
Nella mia vasca da 40 litri ho installato un riscaldatore
di 100 watt

Un po’ sovradimensionato magari, visto che con 100
watt la maggior parte delle case produttrici indica coperto
un acquario di 70-80 litri, ma vista l’importanza
della temperatura alta e costante di cui necessitano queste
Caridine ho preferito installare un riscaldatore più
potente così da farlo lavorare più agevolmente
in soli 40 litri ed evitare sbalzi di temperatura anche
in inverni particolarmente rigidi.
Vegetazione:
Vista la difficile reperibilità delle piante sulawesiane,
bisogna un po’ arrangiarsi con piante di più
facile reperibilità, piante in ogni caso necessarie
per l’ecosistema acquatico perchè fondamentali
per garantire produzione di ossigeno in vasca e stabilizzare
processi organici vari.
Inoltre la mancanza in vasca di substrati attivi e di fertilizzanti
liquidi (che possono contenere anch’essi percentuali
di ferro e altri chelati nocivi per le Caridine) e la presenza
di un’illuminazione che si aggira sui 0,5 watt a litro,
obbliga ad utilizzare delle piante “facili”
e robuste che necessitano di poche cure ma che nello stesso
tempo non soffrano troppo la mancanza di un substrato piuttosto
che di un diffusore di co2 o fertilizzante.


In queste condizioni le Anubias sono sempre ottime piante.
Molto belle esteticamente e resistenti un po’ a tutti
i valori di acqua e temperatura le Anubias si candidano
sempre quando c’è la necessità di usare
piante poco esigenti.
Inoltre le foglie larghe di questa pianta forniscono ulteriore
superficie e nascondigli alle Dennerli.
Possono essere utilizzate anche Cladrofore e muschi vari
come anche le varie Cryptocoryne.
Nella mia vasca tengo solo Anubias ma è solo una
mia scelta personale, piante e muschi sopra citati come
altre piante poco esigenti sono ugualmente utilizzabili
in un ambiente simile.
Acqua:
per quanto riguarda l’acqua da utilizzare io consiglierei
di usare solamente acqua d’osmosi opportunamente preparata
con dei sali specifici.
L’acqua di rubinetto purtroppo risulta sempre un incognita:
eccovi 4 buoni motivi per non usarla:
1) Può avere alte percentuali di metalli pesanti
(come ferro o rame) presenti non solo intrinsecamente nell’acqua
stessa ma derivanti da tubature o dall’impianto idrico
in generale. Ricordo che ferro, rame e metalli pesanti presenti
in vasca sono nocivi per i crostacei d’acqua dolce.
2) È un’acqua clorata e il cloro, essendo
un disinfettante, non fa certo bene in un ecosistema che
va avanti anche grazie ad una flora microbica e batterica
ben sviluppata.
3) Anche se, usando vari test, si osservano valori di acqua
idonei ciò non vuol dire che questi valori siano
sempre uguali. Specialmente in certi periodi dell’anno
negli acquedotti vengono rilasciati disinfettanti particolarmente
potenti o vengono aumentate le percentuali di cloro. Quindi,
se ad esempio, a maggio l’acqua di rubinetto può
esservi apparsa “buona” ciò non vuol
dire che lo sarà ad agosto o in qualche altro periodo
dell’anno.
4) Difficilmente l’acqua di rubinetto ha i valori
da noi desiderati ( in questo caso gH sugli 8-9 a un ph
7,5-8 ) ciò comporta in ogni caso il taglio dell’acqua
con acqua osmosi. Per altro fare un buon dosaggio tra acqua
di rubinetto e acqua osmosi non è sempre comodo e
facile.
Io uso solamente acqua ottenuta per osmosi inversa alla
quale aggiungo dei Sali per correggere i valori di gH e
kH che in acqua osmosi sono pari a 0 o quasi. In particolare
utilizzo i Sali della SHG che non hanno come punto di forza
l’immediata solubilità ma per lo meno danno
i valori d’acqua desiderati in modo alquanto preciso.

In confezione il dosaggio indicato è di un misurino
intero (incluso in confezione) da sciogliere in 20 litri
d’acqua osmosi per ottenere un’acqua con kH=3°
e un gH=7°
In realtà con un misurino esce fuori un’acqua
con kH=3° ma con gH pari a 5°- 6°.
Quindi in 20 litri io sciolgo un cucchiaino e mezzo per
ottenere un’acqua perfetta a kH=4 e gH=8°- 9°
ottima per le dennerli.

Questa nel bidone da 20 litri è ovviamente l’acqua
d’osmosi nella quale sciogliere i Sali ben 48 ore
prima di utilizzarla per un cambio.
Piccolo accorgimento per far sciogliere bene i Sali può
essere quello di portare nel bidone un tubo di areatore,
collegato a una porosa, così da smuovere l’acqua
costantemente e permettere nello stesso tempo una buona
ossigenazione di quest’ultima.
Tengo anche un bidone solo con acqua osmosi da utilizzare
per i rabbocchi necessari a causa dell’evaporazione
che si presenta spesso soprattutto se la vasca è
una vasca aperta come la mia.

Il cambio d’acqua in acquario o anche il semplice
rabbocco è, per tutto l’ecosistema acquario,
una cosa importantissima, perché è sì
vero che abbiamo filtri che permettono la circolazione dell’acqua
e la depurano in modo meccanico e biologico ma è
altrettanto vero che dalla degradazione delle macromolecole
più grandi e nocive si formano dei prodotti di scarto
sicuramente meno nocivi dei primi ma che lasciati ad accumulare
in vasca possono portare a una rottura degli equilibri naturali
della vasca stessa.
Quindi un cambio d’acqua è sicuramente una
manna dal cielo per flora e fauna della vasca ma, come ogni
cosa, se fatta in modo errato, può portare più
problemi che vantaggi.
Infatti un cambio d’acqua fatto in modo troppo invasivo
e repentino può stressare eccessivamente tutto l’ambiente
portandolo, nei casi più gravi, al collasso e allo
squilibrio sia dei valori chimici dell’acqua che quello
della temperatura minacciando di conseguenza la salute dell’intero
ecosistema.
Un piccolo trucco da utilizzare per il cambio dell’acqua
o per i rabbocchi può essere quello di evitare di
inserire direttamente grandi flussi d’acqua in vasca
o di prelevarne tramite intere bottiglie, ma di utilizzare
come tramite un tubicino d’areatore così da
permettere il lento defluire dell’acqua in uscita,
dall’acquario verso un secchio di raccolta e lo stesso
lento affluire dell’acqua nuova o di rabbocco, da
una bottiglia alla vasca.
In questo modo rendiamo quest’operazione meno stressante
per piante e fauna in generale.
Per far ciò mi son inventato questo piccolo attrezzo
che consiste in un tubo d’areatore collegato, da un
lato ad uno spiedino di ferro e dall’altro ad un piccolo
rubinetto usato normalmente per regolare flussi d’uscita
degli areatori (in questo caso utile nel regolare il flusso
d’acqua)
Ovviamente per togliere l’acqua dalla vasca immergo
in quest’ultima la parte del tubo collegata allo spiedino
(che posso usare anche per scandagliare un po’ il
fondo e di conseguenza sifonare un po’) mentre la
parte con il rubinetto, dentro un secchio di raccolta
Per inserire acqua nuova in vasca invece inserisco la parte
del tubo collegata allo spiedino, in una bottiglia dove
precedentemente ho messo l’acqua del bidone e l’altra
parte con il piccolo rubinetto direttamente in vasca.
Man mano che l’acqua della bottiglia andrà
in vasca con un altra bottiglia vado a prelevare altra acqua
dal bidone e a riempire la bottiglia che sta fungendo da
serbatoio per il tubo.

Questo flusso lento e controllato di prelievo e inserimento
d’acqua consentirà cambi senza stressare flora
e fauna e stravolgere repentinamente valori e temperatura
dell’acqua della vasca.
Sicuramente è un sistema un po’ laborioso ma
a mio avviso necessario se si mira a non destabilizzare
un ecosistema delicato come quello ricreato in acquario.
Mangimi da somministrare:
In natura le Dennerli, come un po’ tutti i gamberi,
si nutrono mangiando un po’ di tutto, sono dei detrivori
che mangiano dalle alghette alle carcasse che trovano in
giro.
Ovviamente gli esemplari wild non sono abituati a nutrirsi
di pellet secchi e mangimi a fiocchi.
Appena prese anche le mie ebbero qualche perplessità
quando somministrai loro del pellettato.
Ma pian piano, se trovano le condizioni ambientali adeguate,
girovagando per la vasca in cerca di cibo, iniziano ad assaggiare
ciò che l’ambiente offre.
Ovviamente una volta ambientate e riprodotte questo problema
non si presenterà nelle generazioni successive che
fin da piccole saranno abituate ai mangimi secchi e alle
alghe presenti in vasca stesso.
La particolarità di questi gamberi è che non
tengono mai ferme le 4 appendici toraciche o per meglio
capirci le “chelette bianche”.
Sono un continuo spiluccare su vetri, rocce, piante e fondale
in cerca di qualcosa da mangiare e ridurre ai minimi termini.
Personalmente preferisco somministrare mangimi con una importante
base vegetale ai quali associare mangimi più completi
e vari per esser sicuro di non far mancare nulla alla colonia,
sia durante la crescita che in età già adulta.
Somministro a rotazione giornaliera questi mangimi:
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| Sera Shrimps Natural |
Spirulina |
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| Novo prawn |
Caridina Green Chips |
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| Shirakura Ebi dama |
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Una cosa che apprezzano anche con particolare passione
sono le foglie essiccate di Catappa.
Non sono altro che le foglie mature ed essiccate del mandorlo
indiano
Queste contengono numerosi principi attivi naturali che
le Dennerli sembrano apprezzare molto come si vede in foto:
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| Prima |
Durante |

Dopo
Quando la vasca era ancora agli inizi somministravo una
volta a settimana una punta di cucchiaino di Shirakura minima
breeder che, più per nutrire le Dennerli, era utile
per far sviluppare un po’ di microorganismi utili
per il ciclo biologico della vasca

Lo somministrai pure quando ebbi i primi parti per esser
sicuro che le piccoline trovassero qualcosa di nutriente
in vasca.
Gestione della vasca:
La vasca così come è organizzata, senza muschi
o piante da fertilizzare e da potare, è estremamente
“facile” a parte un cambio d’acqua del
20% circa sul totale una volta a settimana, la somministrazione
di mangime giornalmente e qualche rabbocco quando si abbassa
un po’ il livello di acqua a causa dell’evaporazione,
non c’è niente altro da fare.
D’altronde una vasca che necessita di poca manutenzione
è importante per questa specie.
Poca manutenzione vuole dire meno mani in vasca che per
una specie che presenta dei comportamenti cosi naturali
risulta fondamentale.
Ogni volta che si inserisce un qualcosa in vasca (che sia
una mano o un retino piuttosto che un paio di pinze) si
può benissimo osservare il ritirarsi di quasi tutta
la colonia, proprio come in natura.
Altre specie di Caridina che ormai popolano la maggior parte
degli acquari di tutto il mondo, come Crystal Tiger o Red
cherry, sono ormai frutto di incroci mirati e ciclici. Incroci
che hanno fatto perdere agli esemplari tutto del loro aspetto
wild sia da un punto di vista estetico che comportamentale.
Per fare un esempio in una vasca di Crystal o Cherry si
possono inserire tranquillamente anche entrambi le mani
in vasca e non osservare neanche un lieve movimento di allerta.
Le Dennerli conservano invece tutti i comportamenti naturali
della specie conferendo a tutto l’ecosistema un aspetto
eccezionalmente naturale.
Dimorfismo sessuale , riproduzione ed incroci possibili:
Osservando con attenzione le Dennerli si può arrivare
a riconoscere il sesso soprattutto dalla forma del carapace
in special modo in età adulta.
Dimorfismo M/F
 |
 |
| Maschio |
Femmina |
Come si può notare da queste foto, l’elemento
sostanziale che permette l’identificazione è
la forma del carapace che nel maschio, nella zona addominale,
appare stretto e appiattito mentre nella femmina risulta
essere molto più pronunciato a creare una sorta di
gonnella che aiuterà a contenere le uova.
In questa foto ad esempio è molto facile distinguere
le femmine dai maschi, ma sono esemplari molto adulti come
potete notare anche dalle dimensioni.

Il colore delle Dennerli non è un criterio valido
di identificazione.
Un Rosso bordeaux più intenso non è indice
nè di maturità sessuale nè indicativo
per il sesso dell’esemplare.
Sono animali wild e in una colonia possono essere presenti
esemplari con minime variazioni di tonalità della
livrea, dal Rosso bordeaux intenso al rosa vinaccio piuttosto
che esemplari con punti bianchi più o meno marcati.
La riproduzione, una volta raggiunta la maturità
sessuale, è alquanto frequente e regolare.
Quando le uova, formatesi tra Cefalotorace ed addome, sono
ormai mature (circa dopo una 20ina di giorni) avviene l’accoppiamento
(spesso subito dopo la muta della femmina)[Fase1]
Discesa delle uova dopo l’accoppiamento
Dopo l’accoppiamento la femmina porterà una
decina di uova tra i pleopodi (ovviamente più grande
e quindi maturo sarà l’esemplare più
uova saranno prodotte, ma il numero in questa specie difficilmente
supera le 10-15 uova a gestazione) [Fase2, Fase3]
Uova che terrà in incubazione per altri 23-24 giorni
prima di rilasciarle in vasca una volta schiuse.
I piccoli nati sono esemplari già formati, identici
ai genitori, differenti solo per dimensione ( 1mm circa).
Come quasi tutte le specie di crostacei che vivono in acque
esclusivamente dolci e chiuse, i piccoli non attraversano
fasi larvali, caratteristica invece propria di quelle specie
(vedi Japonica) che depongono le uova in acque di fiume,
il quale, trasportando le larve verso la foce, le conduce
in acqua salmastra della quale necessitano per lo sviluppo.
Una volta nati, i piccoli di Dennerli esplorano la vasca
in cerca di nutrimento che, in un acquario avviato già
da qualche mese, non manca di certo.
Utile può rivelarsi in questa fase l’utilizzo
di un po’ di Shirakura Minima Breeder.
L’impressione è quella che questa specie, per
la riproduzione, si sia evoluta orientandosi più
sulla resistenza e robustezza della prole che sulla quantità
della prole stessa (che risulta essere davvero di scarsa
entità).
Basti pensare che una normale neocaridina adulta mette alle
luce 40-50 piccoli a gestazione (vedi Crystal, Red cherry
ecc.) mentre una Dennerli adulta non mette alla luce più
di 10-15 esemplari per schiusa.
Per quanto riguarda gli incroci, le Dennerli non sembrano
incrociarsi con nessuna delle altre specie di caridine e
neocaridine. Anche l’incrocio con altre specie sulawesiane
sembra improbabile visto che nello stesso complesso di laghi
sono presenti altre 14 varietà con le quali le Dennerli
convivono pur non incrociandosi tra loro.
Studi recenti hanno spiegato ciò attribuendo alle
varie specie di Caridine sulawesiane la capacità
di riconoscersi tra di loro e permettere quindi loro un
riconoscimento del partner e un accoppiamento con soli esemplari
della stessa specie.
Conclusioni generali:
Ho allevato varie specie di Caridina e Neocaridina, ma in
nessuna specie ho riscontrato un comportamento così
naturale come quello assunto delle Dennerli. Credo che un
acquariofilo riesca ad apprezzare essenzialmente questa
caratteristica in questa specie, oltre ai suoi colori veramente
straordinari.
È una specie “semplice” da allevare,
come avete potuto dedurre da queste pagine che raccontano
la mia esperienza. Soprattutto con esemplari di cattività
basta dedicare un po’ di tempo e prendere alcuni piccoli
accorgimenti sia in fase di progettazione della vasca che
di manutenzione dell’ecosistema creato, per riuscire
a tirar su una bella colonia.
Consiglio un po’ più d’attenzione da
dedicare agli esemplari wild (quelli che arrivano nelle
nostre vasche direttamente dal luogo di cattura) soprattutto
nell’acclimatazione, ma anche in questo caso se tutto
viene fatto a regola d’arte e con l’impegno
di capire questa specie vedrete che anche in questo caso,
proprio com’è capitato nel mio, riuscirete
a metter su una colonia partendo anche da esemplari wild.
Il loro punto di forza è sicuramente la robustezza,
sfoderando un’ottima capacità (una volta ambientate)
di adattarsi e resistere a vari sbalzi che possono presentarsi
in un ecosistema cosi piccolo come quello ricreato in vasca.
Neo di questa specie risulta la lenta riproduzione e il
basso numero di esemplari nati ad ogni schiusa e l’evidente
sofferenza se tenute a temperature basse.
Concludendo: dalla mia piccola esperienza posso consigliare
questa specie ad un acquariofilo sicuramente preparato e
responsabile che si rivolge agli aspetti più naturali
dell’acquariofilia.
Specie robusta anche per il neofita che si affaccia al mondo
degli invertebrati d’acqua dolce anche se in realtà,
viste la difficoltà nel reperire questa specie e
gli elevati prezzi degli esemplari, consiglierei per inziare,
delle specie più reperibili e meno costose, vedi
Red cherry, White perl e Yellow, così da fare anche
un po’ di pratica ed imparare dagli errori più
o meno comuni che si commettono facilmente quando si è
alle prime armi.
Ringraziamenti:
Primo ringraziamento doveroso va ai miei familiari i quali
non hanno ancora provveduto a buttarmi fuori di casa viste
le 5 vasche che tengo in stanza … con conseguente
consumo di elettricità da parte dei vari filtri riscaldatori
e plafoniere?
Voglio ringraziare Alberico Petruzzello il quale mi ha spinto
a realizzare questo articolo appoggiandomi sempre e condividendo
sempre con me questa splendida passione. Avendo per altro
il merito di aver messo su davvero un ottimo sito(Caridine.it)
che rende possibile approfondire questa passione per i crostacei
d’acqua dolce.
Ringrazio anche tutti gli utenti del forum Caridine.it in
special modo Marco Sitzia con il quale ormai c’è
un bel rapporto di collaborazione e il quale mi ha illuminato
su alcuni aspetti dell’ambiente sulawesiano e molto
altro.
Ultimo ringraziamento, ma non per questo il meno importante
,va a tutti quegli appassionati e allevatori che si spendono
in questa passione e che acquistano nuove specie, spesso
irreperibili nel territorio italiano ,per poi riprodurle
e renderle fruibili a tutti quegli appassionati che magari
non hanno la fortuna di conoscere particolari canali di
approvvigionamento o semplicemente non hanno la possibilità
di potervi accedere.
Sitografia:
Fig.1:http://www.dennerle.de/de/images/stories/aquaristik/nano-aquaristik/Tiere/kardinal_2.jpg
Fig.2:http://www.crusca10.de
Fig.3:http://www.hobbykwekers.nl/images/stories/artikelen/ongewervelden/Sulawesi-Garnalen/Caridina-spinata-Yellow-Cheek-of-red-goldflake.jpg
Fig.4: http://www.aquahandel.de/Garnelen/Sulawesi/10-Stueck-Harlekingarnele-Caridina-woltereckae.html
Fig.5: http://www.crevettes.ch/fiches/fiches_striata.html
Fig.6: http://www.c-sky.com.tw/?p=165
Fig.7: http://www.plantedtank.net/forums/plants/65603-favorite-plants-share-2.html
Fig.8: http://www.aquaticquotient.com/forum/showthread.php/57619-Trip-to-D.-Matana-D.-Towuti-and-D.-Poso
Fig.9: http://www.pets-paradise.at/index.php?a=4096#wrapper
Fig.10: http://www.practicalfishkeeping.co.uk/content.php?sid=3053
Fig.11: http://www.aquarist.pl/viewtopic.php?f=21&t=459&p=3534
Fig.12: www.iktus-aqua.fr
Fig.13: http://tanjas-waterworld.de/tylo.htm
Fig.14: http://www.garnalenwinkel.nl/sierslakken/sulawesislakken/
Fig.15: http://www.planetinverts.com.br/tx_cardinal.html
Fig.16: http://aqua29.forumactif.fr/vos-escargots-crevettes-crabes-et-autres-f4/sulawesi-t1974-330.htm
Fig .17,Fig.18: http://aqua29.forumactif.fr/vos-escargots-crevettes-crabes-et-autres-f4/changement-de-nom-pour-la-cardinale-t4953.htm
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