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18 Gennaio 2017
 
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    Il metodo berlinese oggi di Gilberto Hassan     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


Questo articolo vuole essere il primo approccio al metodo Berlinese, sarebbe nostra intenzione più avanti approfondire con articoli dedicati ad ogni singolo argomento.

Rocce vive

Il metodo Berlinese e’ approdato nelle nostre vasche circa 25 anni fa, alla fine e’ stata la svolta che ci ha permesso delle reali soddisfazioni nell’allevamento dei coralli duri.
Le regole del Berlinese erano piuttosto semplici, in primis ci suggerivano l’utilizzo di rocce vive, in una proporzione di 1 Kg ogni 5 litri d’acqua, finalmente si e’ presa una posizione riguardante la necessità di un supporto batterico adatto oltre all’immissione di batteri provenienti dai luoghi d’origine nei quali i coralli si riproducono regolarmente da millenni. Una volta si acquistavano le rocce vive unicamente basandoci sulla forma, cercavamo quelle che piu’ ci piacevano e che meglio si adattavano al nostro layout.


Rocce vive di buona qualità

Oggi - Le rocce vive possono essere di svariate forme ed hanno differenti caratteristiche, in commercio si trovano rocce riprodotte in mare, rocce sintetiche e rocce prelevate in mare. Le forme variano semplicemente sulla base di come vengono raccolte e spaccate, la “qualità” dipende dai luoghi di provenienza. All’interno delle rocce vive assieme ai batteri solitamente vi si trovano animali di ogni genere, e’ facile trovare granchi, gamberetti, cicale di mare, stelle marine, lumache, ricci, alghe di ogni genere, il tutto può essere molto utile come dannoso.


Organismi spontanei

Quando si acquistano le rocce vive si deve considerare l’effettivo beneficio che se ne trae, non si deve considerare unicamente il fattore estetico, soventemente acquistiamo rocce piatte per poterle utilizzare come basi d’appoggio per i nostri coralli, ma nella parte più interna si sviluppano le zone anossiche nelle quali si sviluppano una serie di batteri necessari alla stabilità della vasca.
Oggi la quantità di rocce vive può essere ridotta sensibilmente, questo in quanto utilizziamo degli accessori tecnici molto più performanti rispetto a quelli di anni fa.

Schiumatoio

Lo schiumatolo e’ un altro degli accessori fondamentali in un berlinese, anni fa non lo si utilizzava, al suo posto si usavano i sistemi di filtraggio con conseguente accumulo di sostanze e nessuna rimozione se non effettuando cambi d’acqua, con l’avvento dello schiumatolo si iniziò a rimuovere gran parte delle sostanze che, a seguito della trasformazione batterica (ciclo dell’azoto e del fosforo), sarebbero diventate inquinanti. Oltre alla rimozione di queste sostanze lo schiumatolo ci aiuta nel rimuovere i terpeni che vengono secreti dai coralli per difendere il territorio, rimuove parte delle sostanze ingiallenti ed altro ancora.
Il metodo Berlinese ci suggerisce quindi l’utilizzo di uno schiumatolo potente così da ottenere dei valori dell’acqua il più possibile simili a quelli dell’acqua marina naturale.
Oggi - Oggi gli schiumatoi sono molto più performanti rispetto ai “fratelli di qualche anno fa”, il loro corretto utilizzo ci permette di ricorrere ad una quantità inferiore di rocce da tenere in vasca.



Lo schiumatoio non deve però essere considerato la panacea ad ogni male acquariofilo, questo va integrato nel sistema e deve essere parte bilanciata del sistema, non possiamo pensare di utilizzare uno schiumatoio estremamente potente quale rimedio al dare troppo cibo ai pesci o all’avere troppi pesci piuttosto che sovra-alimentare i coralli.


Il bicchiere di uno schiumatoio

Lo schiumatoio assieme alle sostanze nocive asporta elementi necessari, ad esempio lo iodio, ed uno schiumatoio troppo sovradimensionato rimuoverà troppo di quegli elementi necessari costringendoci ad un’eccessiva integrazione.

Illuminazione

Il metodo Berlinese prevede una quantità di luce molto elevata, la luce e’ fonte di cibo, la luce permetta ai nostri coralli di formare lo scheletro e quindi di crescere.
In un Berlinese classico vengono utilizzate lampade HQI da 400W o da 250W, con le prime e’ più semplice ricreare un’ equilibrio, la luce più potente permette ai coralli un maggiore accumulo di energia, con le seconde si dovrà fare maggiore attenzione ai valori dell’acqua.
Sappiamo che l’intensità luminosa a mezzo giorno sul reef e’ di circa 100.000 lux e la gradazione Kelvin e’ circa di 6.500°K, la quantità di luce e’ decisamente elevata, con una lampada da 400W raggiungiamo circa 40.000 lux.


Una vasca illuminata da una plafoniera con potenti HQI


Illuminazione con neon attinici

Molto importante e’ il fattore cromatico della luce, ovvero la temperatura espressa in gradi Kelvin. I gradi Kelvin corrispondono ad un valore medio della curva di risposta della luce emessa dalla lampadina, maggiore e’ il valore dei gradi Kelvin, maggiore e’ la tonalità chiara e quindi azzurra e poi blu della luce. Una tonalità di 10.000°K e’ quella maggiormente utilizzata nelle vasche marine reef anche se una gradazione leggermente superiore risulta più gradevole ma con una potenza luminosa inferiore.
Oggi - Ancora oggi si utilizzano HQI da 400W e da 250W, alcuni affiancano lampade T5 per tagliare la luce emessa dalle HQI al fine di rendere più gradevole ai nostri occhi la luce emessa, altri sono passati all’utilizzo di plafoniere totalmente T5, al momento reputo ancora troppo presto per poter fare dei paragoni, non ho abbastanza dati sulle T5 da poterle confrontare con le HQI.

Una plafoniera con luci HQI e neon T5

Oggi a differenza di anni fa ci si e’ concentrati sulla diffusione della luce e sull’ottimizzazione di quest’illuminazione, questo accanimento e’ dettato dal fatto che con le plafoniere che si utilizzavano anni fa disperdevamo gran parte della luce e non sfruttavamo appieno la potenza luminosa, oggi grazie a materiali molto più performanti riusciamo a sfruttare al meglio la luce, molti riflettori sono prodotti con materiali con un’ indice di rifrazione elevato che appunto ci permette di sfruttare il 97% della potenza luminosa. Facciamo quindi molta attenzione ad illuminare la vasca con riflettori che coprano lo specchio della vasca senza lasciare zone d’ombra e soprattutto senza disperdere luce al di fuori della vasca.

Movimento

In mare le correnti e le maree producono un fortissimo movimento dell’acqua, questo movimento in natura serve per apportare acqua nuova con un ricircolo continuo, apporta svariate forme planctoniche che servono da nutrimento al reef, viene generato un forte scambio gassoso con conseguente ossigenazione dell’acqua ed aiuta ad evitare i depositi sui coralli.
Nel nostro reef casalingo dobbiamo cercare di simulare quanto più possibile queste condizioni, quindi il metodo Berlinese ci suggerisce l’utilizzo di pompe di movimento (esclusa la pompa per la risalita che non viene considerata in questo calcolo) in misura di dalle 10 alle 20 volte il volume della vasca a seconda degli animali che ospitiamo.
Oggi - L’ elevato movimento dell’acqua consigliato oggi e’ persino superiore a quello consigliato con il metodo Berlinese iniziale, personalmente utilizzo un movimento di 40 volte il volume dell’acquario. La misura espressa in numero di volte e’ un dato che però da solo significa poco, e’ importante che tutte le zone della nostra vasca ricevano un buon movimento.
Oggi a differenza di anni fa si utilizzano pompe a bocca larga, queste pompe danno un flusso molto più aperto e dolce di modo da infastidire meno i coralli rispetto al getto concentrato.
Per aumentare lo scambio gassoso e’ necessario che le pompe smuovano energicamente il pelo dell’acqua increspando il nostro specchio d’acqua, allo stesso tempo e’ necessario che le pompe smuovano anche eventuali sedimenti sui coralli e permettano la rimozione del muco dai coralli.

Cambi d’acqua

I cambi d’acqua sono necessari per reintegrare gli elementi che vengono consumati e rimossi tramite lo schiumatolo, alcuni di questi elementi si possono integrare con integratori specifici (Iodio, Stronzio etc.) mentre altri non li si riesce a reintegrare ed e’ pertanto necessario effettuare cambi d’acqua. I cambi d’acqua sono inoltre necessari per rimuovere gli accumuli di sostanze che non vengono schiumate.
E’ consigliato l’utilizzo di un sale di prima qualità, oggi si trovano in commercio svariati marchi di sale, sceglietene uno di comprovata qualità.
I cambi si devono effettuare creando meno sofferenze possibili, per fare questo si deve avere l’accortezza di portare alla medesima temperatura e salinità di quella che abbiamo in vasca.
La quantità d’acqua da cambiare in una vasca reef e’ pari al 5% settimanalmente, se non fosse possibile effettuare cambi settimanali si può effettuare il cambio del 10% ogni due settimane.

Pochi pesci

Noi acquariofili tendiamo sempre a sovrappopolare le nostre vasche, il metodo Berlinese ci impone di immettere una quantità di pesci minima e, sempre in relazione alla vasca, di piccola taglia.
L’immettere pochi pesci e’ dovuto al non inquinare l’acqua, i pesci volenti o nolenti devono essere cibati e questi sporcheranno l’acqua. Noi, tramite lo schiumatolo e le rocce vive, rimuoviamo gran parte di questa “sporcizia”, quella in eccesso andrà ad accumularsi e solo tramite i cambi d’acqua riusciremo a rimuoverla. Il nostro obbiettivo e’ quello di creare un sistema che mantenga i valori più bassi possibile costantemente ottenendo quindi un’ equilibrio tra quello che immettiamo (mangimi per pesci, cibo per coralli etc.) e quello che rimuoviamo (tramite schiumatoio, cambi d’acqua etc.).
Oggi – Grazie a schiumatoi sovradimensionati e grazie ad una tecnica migliore, oggi siamo in grado di sopperire ad un carico organico ben superiore rispetto agli anni passati, questo ci permette l’immissione di un numero maggiore di pesci (non di dimensioni maggiori in quanto la dimensione dei pesci viene determinata dalla dimensione della vasca) e’ comunque consigliabile non esagerare.





Scegliendo i nostri pesci dobbiamo tenere conto di svariati aspetti, primo tra tutti quali di questi pesci sia compatibile con l’habitat che stiamo ricreando, ovvero in una vasca con coralli SPS difficilmente riusciremo ad allevare pesci che si cibano anche di polipi di corallo…..
Dobbiamo inoltre considerare il fattore spazio, inserire un pesce appartenente alle famiglie dei grandi nuotatori e rinchiuderlo in magari un metro di lunghezza fa si che molto facilmente si indebolisca e si ammali, pesci tipo Acanturus Sohal in una vasca del genere non sono adatti.

Calcio

La svolta nell’allevamento dei coralli duri in acquario si e’ avuta con l’immissione di calcio in vasca, inizialmente si e’ iniziato ad integrare utilizzando il reattore di acqua calcarea per poi prediligere l’utilizzo del reattore di calcio.
I coralli detti anche “costruttori” sono i coralli duri che abbiamo in acquario, questi coralli utilizzano calcio e carbonati assieme ad altri elementi per la loro crescita, e’ pertanto importante avere questi elementi in acqua sempre disponibili e bilanciati di modo che i coralli costruendo il loro scheletro possano portare avanti il processo di calcificazione.


Una reattore di calcio


Oggi – oggi ogni vasca di barriera utilizza un reattore di calcio, difficilmente ci si affida alle polveri o ai liquidi in quanto si creano degli sbalzi in vasca non utilizzando di continuo i prodotti (a meno che si utilizzino dosometriche in continuo) inoltre diventa anche più conveniente economicamente l’utilizzo del reattore di calcio, questo apporta carbonati e calcio nella misura da noi desiderata semplicemente variandone la taratura.
Il reattore di acqua calcarea e’ ancora utilizzato, ma non più tanto quale apporto di calcio, bensì come “aiuto” per mantenere il livello del pH alto (il reattore di acqua calcarea va utilizzato con molta attenzione) e’ inoltre di aiuto nella diminuzione del fosfato.

Diritti riservati di Gilberto Hassan – IK2VOV

 

 
 
 

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