
La Macrofotografia naturalistica è una tecnica fotografica
che consente di ottenere, tramite forti rapporti di ingrandimento,
immagini di soggetti molto piccoli o di parte di essi. Questi
possono essere vegetali, come fiori, foglie, ecc., o piccoli
invertebrati (più raramente vertebrati) terrestri
o acquatici. In questo articolo prenderemo in esame prevalentemente
la realizzazione di foto macro, realizzate con macchine
fotografiche reflex, agli Artropodi terrestri (Insetti,
Aracnidi, ecc.).

Una Mantide religiose fotografata al tramonto a Walea, una piccola isola dell'Indonesia.
In molti, soprattutto tra chi si avvicina per la prima volta
a questo genere fotografico, sono convinti che per macrofotografia
naturalistica si intenda spingersi il più possibile
con gli ingrandimenti e mostrare particolari dell’animale
sempre più piccoli. In realtà tutto ciò
è un po’ fine a se stesso e non lo si può
considerare fotografia macro nel suo significato più
ampio: se questo fosse l’obiettivo, basterebbe dotarsi
di un microscopio e fotografare tramite quello. Per realizzare
delle buone macro naturalistiche non è necessario
infatti dotarsi di tubi, lenti o teleconvertitori: è
più che sufficiente un buon obiettivo con ingrandimento
1:1. Questo non vuol dire che fare vera macro sia più
semplice che realizzare ingrandimenti estremi, tutt’altro.
Sono infatti altri i fattori che entrano in gioco oltre
al dettaglio ed all’ingrandimento fine a se stesso
(per questo basterebbe mettere la macchina su un treppiede,
con dei tubi di prolunga), che rendono la macrofotografia
molto, molto più complicata.
Possiamo distinguere tre tipologie di fotografia macro naturalistica.
Quanto descritto in seguito su queste tre tipologie non
vuole essere, ovviamente, una regola tassativa, ma solo
un approccio indicativo e soggettivo. Per molte foto macro
è, infatti, difficile identificare con precisione
a quale tipologia appartengano, essendo vie di mezzo tra
una e l’altra tecnica, o addirittura tra tutte e tre.
La Macro naturalistica ambientata
La Macro naturalistica ambientata è una tipologia
molto particolare, in cui viene data estrema importanza
a fattori come la composizione, i colori, la luce, effetti
sfuocati (utilizzando diaframmi molto aperti), lo sfondo,
ecc. e molta meno al dettaglio. Spesso il soggetto principale
occupa una porzione limitata del fotogramma, che è
incentrato anche su elementi aggiuntivi che si trovano nella
scena, ricreando effetti, giochi di luce e colori, oggetti
sfuocati, ecc
In questa tipologia di foto la tecnica ha importanza relativa:
quello che fa veramente la differenza è l’estro
e la capacità artistica del fotografo. Come in altri
generi fotografici, solo in pochi riescono ad avere una
visione artistica di quello che si trovano di fronte, per
poi trasferirla magicamente in una foto. Personalmente non
pratico questo genere di macro in quanto non mi considero
sufficientemente portato; mostro solo una foto che mi è
venuta quasi per caso, più che altro per far capire
cosa si intende. In realtà ho visto foto di macrofotografi,
con uno spiccatissimo senso artistico, molto più
"estreme" di quella sotto raffigurata e che erano
dei veri e propri capolavori.
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Questo potrebbe essere un esempio
di Macrofotografia ambientata. Si tratta di un Licenide
fotografato controluce, a mano libera e con un diaframma
molto aperto. Come si può notare il dettaglio
sul soggetto è irrilevante. La foto ha valenza
se considerata dal punto di vista artistico e
compositivo nel suo insieme. |
La Macro naturalistica spinta
Con la Macro naturalistica spinta ci si focalizza essenzialmente
sul dettaglio e sull’ingrandimento. A questo scopo
esistono accessori che ci permettono di raggiungere ingrandimenti
superiori all’1:1. Tra questi ricordiamo le lenti
close-up, i tubi di prolunga ed i tele-convertitori (che
vedremo in seguito).
Quando il rapporto di ingrandimento si spinge oltre il 10:1,
la definizione utilizzata è quella di fotografia
Micro.
Come ho anticipato nell’introduzione, la macrofotografia
naturalistica spinta è piuttosto fine a se stessa
ed è quella che viene normalmente scelta da chi si
avvicina per la prima volta alla macrofotografia (o almeno
si pone principalmente questo obiettivo). In genere, col
tempo, ci si rende conto che, se in possesso di attrezzatura
adeguata e di buona qualità, realizzare ingrandimenti
estremi non è poi così complicato. Se la passione
perdura nel tempo, il naturale sbocco evolutivo è
quello di cercare nuove strade, che diano maggiori stimoli
e soddisfazione. A seconda delle capacità personali,
questi sbocchi in genere portano o alla specializzazione
nella Macro naturalistica artistica o nella vera fotografia
Macro naturalistica.
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| Un esempio di macro naturalistica "spinta".
Tutto è incentrato sul dettaglio e l'ingrandimento
(la testa di una mosca). Hanno valenza di minimo interesse
gli altri fattori come ad esempio la composizione. La foto
è stata scattata con il Nikkor af-s 105 VR abbinato
a dei tubi di prolunga. Trepiede, messa a fuoco manuale
e sollevamento preventivo dello specchio. |
La Macro naturalistica
Anche se non è del tutto corretto, possiamo definire
la fotografia Macro naturalistica come una via di mezzo
tra le due tipologie descritte in precedenza.
A differenza della macro ambientata ed ugualmente alla macro
spinta, il dettaglio è di importanza estrema, pur
non essendo l’unico fattore che entra in gioco, anzi:
la fotografia va considerata nella sua interezza e completezza.
Tutti i fattori risultano egualmente preponderanti, quindi
non solo il dettaglio che deve essere il più nitido
possibile, ma anche la luce, i colori, l’eventuale
posatoio e la postura dell’animale, lo sfondo, la
composizione, così come il lato artistico (ove possibile),
o la rappresentazione di momenti originali o di particolare
interesse.
Spesso il soggetto è ripreso intero e occupa una
porzione importante della foto; altre volte ci si concentra,
invece, su determinati particolari rappresentativi del soggetto
(le ali, la testa, ecc).
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Un esempio di Macro naturalistica
che tiene in considerazione vari fattori: la nitidezza
del soggetto, lo sfondo sfuocato, la composizione che
sfrutta una geometria diagonale, il posatoio gradevole.
Inoltre il Licenide è stato colto in un momento
particolare: mentre estroflette la Spirotromba.
La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105
VR. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo
dello specchio.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.
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Il corpo macchina
Tutte le macchine fotografiche reflex sono adatte a realizzare
fotografie macro. Senza entrare nei dettagli tecnici relativi
a marche e modelli, vanno considerate la specifiche che
caratterizzano la qualità generale del corpo macchina,
in rapporto al proprio budget.
In particolare, per la macro, è molto importante
la funzione sollevamento preventivo dello specchio: il micro-mosso
è un nemico sempre in agguato per il macrofotografo
naturalista. Con la funzione di sollevamento dello specchio
si evitano le vibrazioni dovute al movimento dello specchio,
al momento dello scatto.
Un’altra funzione molto utile è il
Live view che permette di poter vedere molto ingrandito
un dettaglio della foto, prima di scattare. Questo consente
di effettuare una messa a fuoco manuale estremamente precisa.
Le macchine di ultima generazione hanno anche altre funzioni
interessanti come ad esempio lo scatto silenzioso per non
spaventare l'animale, lo schermo lcd regolabile che permette di fotografare con la macchina posizionata a livello del terreno senza doversi sdraiare, o il sistema che riconosce quando la
macchina è su trepiedi per disinserire automaticamente
lo stabilizzatore.
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| Queste Damigelle in riproduzione sono state fotografate
con una Nikon D200. Una macchina di buon livello ma non
eccessivamente costosa dotata di sollevamento preventivo
dello specchio. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |

Un ottima configurazione per la macrofotografia naturalistica.
Gli obiettivi
Per la realizzazione di foto macro sono necessari obiettivi
specifici. Sia Nikon che Canon hanno in catalogo obiettivi
eccezionali di diverse focali con rapporto 1:1 (sconsiglio
gli obbiettivi con rapporto 1:2, in quanto non sufficienti).
Anche Sigma, con i suoi obiettivi macro, si pone su standard
qualitativi molto elevati: in particolare sono rinomati
il Sigma 150 e 180.
A titolo informativo segnalo anche il Canon 65mm che ha
la peculiarità unica di consentire ingrandimenti
spinti di 5:1
Nella quasi totalità dei casi utilizzo, per realizzare
le macro, il treppiede, anche se questo comporta difficoltà
notevoli nell’avvicinamento al soggetto. Pur avendo
un obiettivo dotato di stabilizzatore, quando uso il treppiede
tengo sempre disinserita questa funzione, poiché
cercare di stabilizzare un immagine già immobilizzata
può deteriorare la foto.
Solo in rari casi lo inserisco, nel caso debba fotografare
soggetti particolarmente veloci e schivi, impossibili da
avvicinare con la macchina montata sul treppiede. Nell’utilizzo
a mano libera lo stabilizzatore può essere, invece,
molto utile.
La scelta di acquistare un obbiettivo con stabilizzatore
o meno è pertanto legata al presunto uso che farete
del treppiede. Se reputate di avere sufficiente pazienza,
lo stabilizzatore è del tutto inutile (tranne in
rari casi).
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Obbiettivi Macro di varie marche (Nikkor 105VR - Nikkor
200 - Nikkor 60 - Canon 100 - Canon 180 - Sigma 180)
Lo stesso discorso vale per l’autofocus veloce. Ovviamente
se fotografate a mano libera la possibilità di una
messa a fuoco semi-istantanea porta notevoli vantaggi. Se
al contrario farete uso del treppiede, utilizzerete la messa
a fuoco manuale, che è molto più precisa e
pertanto un autofocus veloce risulterebbe superfluo.
Fattore molto importante è la focale dell’obiettivo.
Esistono in commercio obiettivi con rapporto 1:1 che vanno
dai 50 ai 200 mm di focale. Le focali più lunghe
(ad esempio i Nikon 200 mm, Canon 180 mm o il Sigma 180
mm) portano due grandi vantaggi.
Il primo vantaggio è quello di avere una maggiore
distanza minima di messa a fuoco: con soggetti timidi (ad
esempio alcune farfalle o libellule) il potersi distanziare
il più possibile rappresenta un notevole aiuto. Il
secondo vantaggio, altrettanto importante, è quello
di poter realizzare sfondi sfuocati con più facilità,
infatti più lunga sarà la lente più
lo sfondo risulterà sfuocato.
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Questo Mantide è stata immortalata
con Nikkor 105VR. Un eccellente obbiettivo che grazie
allo stabilizzatore consente scatti anche a mano libera.
In questo caso il VR era disinserito in quanto la macchina
era montata su trepiede con il sollevamento preventivo
dello specchio.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
Tubi, tele convertitori e lenti Close-Up
Esistono in commercio, se desiderate ottenere un ingrandimento
superiore all’1:1, accessori come i tubi di prolunga,
i tele convertitori e le lenti di close up
Tubi di prolunga
In pratica sono dei tubi distanziatori, senza lenti interne
e di varie misure, che, distanziando l'obiettivo dal corpo
macchina, ne aumentano notevolmente il rapporto di ingrandimento.
Sono venduti, di solito, in set da tre pezzi di diversa
lunghezza (12-24-36 mm) e sono dotati di contatti elettrici
per mantenere gli automatismi di esposizione e di autofocus.
Con questi tubi si possono realizzare spettacolari ingrandimenti,
ma purtroppo hanno dei grossi limiti che ne rendono difficoltoso
l’utilizzo: il primo è che riducono moltissimo
la profondità di campo, il secondo è che diminuiscono
la luminosità, costringendo a utilizzare tempi molto
lunghi, che sono causa di micro-mosso. Ho notato che con
l’uso dei tubi, anche se utilizzo il sollevamento
dello specchio, il tutto risulta molto instabile, poiché
il mio obiettivo non è dotato di staffa per il fissaggio
al treppiede (quando scatto lo spostamento veloce dello
specchio fa dondolare lievemente l’ottica).
Un espediente è quello di appoggiare sopra l’obiettivo
un peso di circa un Kg (ad esempio una piccola borsa "tipo
bean bag" piena di sabbia raccolta sul posto) che limita
non di poco le vibrazioni al momento dello scatto, attenuando
così il micro-mosso. Bisogna comunque fare attenzione
a non utilizzare pesi troppo elevati per non forzare gli
attacchi dell’obbiettivo (un Kg o poco più).
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Tubi di prolunga Kenko DG |
I tubi hanno però un grande vantaggio: possono essere
montati su ottiche non dedicate macro (obbiettivi medi,
lunghi e zoom) oltre ad avere un costo contenuto. Sono quindi
un ottima palestra per chi si avvicina per la prima volta
alla fotografia macro, senza spendere cifre eccessive.
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Il Nikkor 105 VR non è dotato
di staffa per il fissaggio al trepiede. Come si può
intuire dalla foto se abbinato ai tubi di prolunga diventa
molto instabile. Un espediente è quello di appoggiare
sopra l’obiettivo un peso di circa un Kg (ad esempio
una piccola borsa "tipo bean bag" piena di
sabbia raccolta sul posto) che limita non di poco le
vibrazioni al momento dello scatto, attenuando così
il micro-mosso. |
Soffietto di prolunga
Utilizza lo stesso principio dei tubi, ma invece di avere
misure fisse, il soffietto è montato su una staffa
millimetrica che permette di variare la distanza tra obiettivo
e corpo macchina e, di conseguenza, anche il rapporto di
ingrandimento.
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Un soffietto di prolunga |
Teleconvertitori
Sono dei moltiplicatori di focale che, se interposti prima
dell’ottica, permettono di aumentare la lunghezza
focale effettiva, mantenendo inalterata la minima distanza
di messa a fuoco. Sono disponibili con incrementi di 1.4X,
1.7X e 2X.
Un tele convertitore 2x, ad esempio, consente un ingrandimento
di 2:1, con una riduzione di luminosità di solo 2
f/stop e con la minima distanza di messa a fuoco inalterata.
Per fotografare un soggetto con un ingrandimento 1:1 potrò
pertanto distanziarmi fino a raddoppiare la minima distanza
di messa a fuoco, con tutti i vantaggi che questo comporta
(vedi capitolo obiettivi).
I tele convertitori sono molto più semplici da usare
rispetto ai tubi: mantengono sia l’autofocus sia lo
stabilizzatore dell’ottica. Di contro, interponendo
una lente aggiuntiva, determinano un calo della qualità
dell’immagine, anche se trascurabile.
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Teleconvertitori Nikon 2x - 1.7x -
1.4x |
Lenti Close-Up
Queste lenti addizionali rappresentano la soluzione più
economica. Si montano davanti all’obiettivo e permettono
di aumentarne il rapporto di riproduzione. Tutte le impostazioni
di automatismi dell'obiettivo/fotocamera vengono mantenute.
L’unità di misura delle lenti addizionali è
la diottria: lo svantaggio di queste lenti è che
con l'aumentare delle diottrie si perde in qualità
dell’immagine.
Sono consigliate solo a chi vuole cimentarsi nella fotografia
macro saltuariamente e con un investimento molto basso.
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Lenti Close-Up Hoya |
Testa e treppiede.
Mi ricordo che tempo fa, quando leggevo che le macrofotografia
andava effettuata sempre e solo con il treppiede, pensavo
che chi lo scrivesse fosse completamente matto. Avete mai
provato ad avvicinarvi ad una farfalla o ad una libellula
con quel coso tra le mani? Provate, per capire quello che
intendo. Col tempo mi sono reso conto che con l’utilizzo
del treppiede si ottiene un dettaglio impossibile da ottenere
quando si scatta a mano libera, anche se l’obiettivo
è dotato di stabilizzatore.
Quindi l’unica soluzione è dotarsi di santa
pazienza e, con l’aiuto di alcuni accorgimenti, tentare
e ritentare l’avvicinamento al soggetto. Io sono arrivato
all’estremo che, se un insetto riesco ad avvicinarlo
con il treppiede lo fotografo, altrimenti lascio stare ed
evito di fotografarlo.
Come dicevo, esistono alcuni stratagemmi per facilitare
l’avvicinamento agli insetti con il treppiede oltre
a quello già citato di utilizzare focali lunghe.
La mattina presto, ad esempio, gli insetti (che sono animali
a sangue freddo) hanno le attività motorie limitate
al minimo e a volte si lasciano persino manipolare. Lo stesso avviene, anche se in maniera minore,
nelle giornate nuvolose, al tramonto o subito dopo una piaggia.
Inoltre gli insetti hanno una visione molto diversa dalla
nostra: percepiscono maggiormente luci/ombre, movimenti
bruschi e colori sgargianti. E’ probabile infatti
che, se rimaniamo immobili, ci confondano con l’ambiente
circostante. Per questo motivo vanno avvicinati con movimenti
estremamente lenti ed omogenei, evitando di indossare abiti
troppo colorati.
Per la macrofotografia non serve un cavalletto con caratteristiche
particolari. E’ sufficiente un cavalletto leggero,
robusto, non troppo ingombrante e con la possibilità
di essere abbassato il più possibile, per fotografare
soggetti vicini al suolo. Il Manfrotto serie 055, ad esempio,
è un treppiede non eccessivamente grande ma robusto,
che potrebbe fare al caso del macrofotografo naturalista.
Esiste anche in versione in fibra di carbonio: costa molto
di più, ma è più leggero.
Il problema con le teste tradizionali è che, una
volta inquadrato il soggetto, anche se si fissano saldamente,
il peso dell’apparecchiatura le muove leggermente,
spostando l’inquadratura di qualche millimetro. Se
si sta fotografando un panoramica non è un problema,
ma se sto fotografando una farfalla con pochi millimetri
di “aria” intorno, lo è. Le teste migliori
per la fotografia macro sono, senza ombra di dubbio, le
teste a cremagliera che consentono movimenti millimetrici
dell’inquadratura, tramite delle rotelle, sui tre
assi.
Un trepiede Manfrotto serie 055 con una testa a cremagliera
Manfrotto 405
Altri accessori
Cavetto di scatto e telecomando
O uno o l’altro, ma sono accessori che non possono
mancare all’attrezzatura del macrofotografo naturalista.
Anche se posizioniamo la macchina su un treppiede, la pressione
del dito sul pulsante di scatto muove leggermente l’obiettivo,
causando micro-mosso.
Con l’utilizzo del cavetto di scatto o del telecomando
si evita questo inconveniente.
In alternativa è possibile utilizzare l'autoscatto anche se personalmente lo trovo molto scomodo.
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Cavetto di scatto |
Slitta micrometrica
E’ molto utile poiché consente spostamenti
millimetricii, avanti e indietro, della fotocamera e obiettivo,
rispetto al soggetto.
Un altra utilità è quella di utilizzare la
slitta per la messa a fuoco: invece di agire sulla ghiera
dell'obbiettivo è possibile sfruttare l'avvicinamento/allontanamento
dal soggetto mediante la rotellina di regolazione della
slitta. In commercio esistono slitte che effettuano il movimento
su due assi, quindi non solo avantie indietro am anche destra
e sinistra.
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La slitta micrometrica della Manfrotto. |
Mirino a 90°
Dato che la maggior parte dei soggetti sta a pochi centimetri
dal suolo, il mirino a 90° consente di stare comodamente
seduti, evitando di doversi sdraiare per terra. Il mirino
è anche regolabile con altre angolazioni per posizioni
particolari ed è possibile osservare l'immagine nelle
dimensioni reali o raddoppiare l'ingrandimento.
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Un mirino a 90° |
Attrezzatura varia
Oltre alla classica attrezzatura che fa parte del kit dei
fotografi, a prescindere dalla loro specializzazione (memorie,
batterie, pile di scorta, accessori per la pulizia e la
manutenzione, per la protezione in caso di pioggia, borsa,
zaino, portaobiettivi, repellenti per zanzare, monete, ecc),
ci sono alcuni accessori specifici che possono essere utili
per la macrofotografia naturalistica.
Tra questi, voglio ricordare:
- seggiolino pieghevole (tipo pescatore);
- coltellino svizzero, le cui forbicine sono utili per tagliare
rametti o foglioline che coprono il soggetto o disturbano
lo sfondo;
- sacchetto tipo bean bag da riempire di sabbia sul posto
per stabilizzare la lente nel caso di utilizzo di tubi di
prolunga;
- indispensabile mini-ombrellino di colore neutro, per fare
ombra al soggetto e per riparare in caso di vento (vedi
capitolo Luce);
- pannellini riflettenti;
- pinze in pvc per fissare rametti o posatoi;
- nastro isolante e filo di ferro plastificato.
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Due strumenti utili per il macrofotografo
naturalista: il coltellino multiuso e delle pinze in
plastica tipo fai da te. |

Uno sgabellino portatile e un ombrellino per passeggini (sono comodi perchè snodati e muniti di pinza di fissaggio)
Non vi sono particolari regole riguardo l’abbigliamento:
l’unico consiglio è quello di non utilizzare
vestiti con colori troppo vivaci, per non spaventare gli
insetti.
Dato che spesso vado a fotografare la mattina presto nei
prati pieni di rugiada, o dopo la pioggia, di solito indosso
dei pantaloni Kway verde militare e scarpe da trekking impermeabili.
Utile il classico gilet multitasca.
Wimberley plamp
Un accessorio molto importante che merita un capitolo a se stante è il Wimberley plamp. In sostanza si tratta di un braccio snodato munito di pinze da fissare al trepiede che viene utilizzato in fotografia per verie utilità, come ad esempio per posizionare dei pannelli riflettenti. Si trova in vendita on-line. Nella macrofotografia può essere utile per tenere fermi, in caso di vento, steli, fiori e foglie. Con il Wimberley Plamp è facile orientare il soggetto con semplicità e con l’angolazione o l'altezza che preferiamo. E’ possibile anche gestire comodamente posatoi con piccoli animali statici appoggiati sopra (ad esempio una lumaca, od un bruco), o addirittura insetti molto attivi durante il giorno che la mattina presto sono talmente intorpiditi da lasciarsi manipolare (ad esempio le farfalle).

Wimberley Plamp
Personalmente preferisco utilizzare un surrogato del Wimberley Plamp costituito da un piccolo trepiede con montata sopra una pinza di plastica per il fai da te.
Un trepiede perfetto per questo scopo è il piccolo e leggero Manfrotto 785SHB ma in alternativa vanno benissimo quei mini trepiede made in Cina reperibili nei grandi magazzini con pochi euro.

Il Manfrotto 785SHB
Nel caso di percorsi a piedi, per non portarmi dietro un secondo trepiede mi sono autocostrito un Wimberley Plamp che fisso al mio bastone da trekking infilato nel terreno. Costruire un un Wimberley Plamp è molto semplice, si possono utilizzare delle pinze tipo fai da te o delle mollette per stendere il bucato e come braccio flessibile lo stelo di una lampadina USB, oppure il braccio di una lampada da tavolo economica, ecc.

Un Wimberley Plamp autocostruito fissato ad un bastone da trekking.

Una postazione al completo.
L’importanza dello sfondo
Una delle principali difficoltà, nella realizzazione
di una foto macro, è ottenere uno sfondo sfuocato.
Uno sfondo sfuocato, quasi omogeneo, senza troppi disturbi, e di un colore gradevole non distoglie l’attenzione
dal soggetto principale, che risalterà in tutta la
sua bellezza. E’ una caratteristica di importanza
fondamentale, che fa davvero la differenza.
In genere chi è alle prime armi non si pone questo
problema e si concentra prevalentemente sulla nitidezza
del soggetto principale. E questo è anche giusto:
consiglio infatti di iniziare per gradi, cercando per prima
cosa di ottenere foto nitide e ben dettagliate. Quando poi
si sarà presa la mano, si potranno aggiungere dei
gradini di difficoltà in più, a cominciare
dallo sfondo sfuocato.

Un classico sfondo sfuocato e omogeneo di colore verde. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.
Normalmente il fondo che si ottiene è di colore verde,
di varie tonalità. Uno sfondo con colori particolari
contribuisce a dare un tocco di originalità alla
foto. Si possono cercare soggetti che abbiano alle spalle
materiali come erba secca, foglie, terriccio, ecc. e che
abbiano un colore diverso dal solito verde. Un altro fattore,
che influisce notevolmente sulle tonalità, è
se questi materiali sono illuminati dal sole o se sono in
ombra. Normalmente i colori che si riescono ad ottenere
variano dal giallo ocra, al beige, al rosso e al rosato.
Anche il cielo in tutte le sue tonalità di colore
(alba, giorno, tramonto) può essere utilizzato per
creare effetti particolari, che rendono la foto più
suggestiva.

Uno sfondo di colore giallo ocra ottenuto con dell'erba
secca illuminata dal sole del primo mattino.
Foto realizzata con Nikon D200 e Nikkor 105VR. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.
Anche se può sembrare dovuto ad una accurata elaborazione digitale questo fondo rosato è originale.
Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 105VR. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.
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Uno sfondo di colore mattone ottenuto
con dell'erba secca in ombra. Foto realizzata con Nikon D200 e Nikkor 105VR
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
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Una mantide a testa in giù con lo sfondo che richiama il colore dell'esoscheletro e del rametto .Foto realizzata con Nikon D700 e Nikkor 105VR.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
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Il particolare sfondo di questa foto è dovuto all'anomala presenza di nebbia all'alba di una mattina primaverile.
Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 105VR.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
Quale diaframma?
Per quanto riguarda la scelta del diaframma, il macrofotografo
naturalista si trova di fronte a due scelte contrastanti:
con un diaframma chiuso si vuole ottenere una profondità
di campo che mantenga a fuoco tutto il soggetto, con il diaframma
aperto si vuole ottenere uno sfondo sfuocato.
Ovviamente l’unica strada percorribile è quella
di optare per una via di mezzo, strada che però comporta
alcune difficoltà. Normalmente per le mie macro utilizzo
diaframmi che vanno dall’8 al 16; raramente utilizzo
diaframmi che escano da questo range. In genere, con diaframmi
così impostati, si riesce ad ottenere un fondo sfuocato
solo se questo è sufficientemente lontano dal soggetto
e si riesce a tenere a fuoco il soggetto, nella sua interezza,
con difficoltà. Se fotografo un insetto dall’alto
verso il basso, molto probabilmente avrò il terreno
molto vicino ed ottenere un fondo omogeneo sarà molto
difficile. Viceversa, se mi posiziono parallelamente al terreno,
è più probabile che oggetti di disturbo siano
sufficientemente lontani. Per mantenere il soggetto principale
il più a fuoco possibile, è fondamentale posizionarsi
con l’obiettivo perfettamente perpendicolare ad esso:
con una pdf non eccessiva bastano infatti pochi millimetri
perché una parte del soggetto vada fuori fuoco. C’è
da dire che, con queste impostazioni del diaframma, è
praticamente impossibile mettere a fuoco il soggetto interamente
e pertanto alcune zone sfuocate (ad esempio le antenne) vengono
tollerate anche dai macrofotografi più intransigenti.

Questo scatto è stato effettuato con l'obbiettivo perfettamente
perpendicolare alla farfalla. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

Crop della foto sopra: si nota come
tutte le parti siano a fuoco. Sia la parte della testa
che la parte dell'ala. Con un diaframma aperto,
se non posizionandosi perfettamente perpendicolari,
non sarebbe stato possibile. Una delle due parti sarebbe
uscita dalla zona di messa a fuoco e sarebbe risultata
sfuocata.
La foto è stata scattata con Nikon D300 e Nikkor af-s 105
VR. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo
dello specchio.

Un altro esempio di crop su una foto di una Damigella
mostarata più in alto nell'articolo. Grazie all'obbiettivo
posizionato perfettamente perpendicolare al soggetto si nota
una discreta nitidezza sia sulla testa che sulla coda (va
tenuto presente che le Damigelle sono piccole ed esili, più
o meno come un fiammifero da cucina).
Un altro esempio su un Licenide.
Una libellula fotografata appositamente di tre quarti: in questi casi ovviamente una parte (la coda) non risulta essere a fuoco.
Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 200 Micro. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.
In genere non utilizzo cartoncini come sfondi. Nella foto
che segue ho fatto un’eccezione ed ho utilizzato la
borsa del treppiede per ottenere il colore nero. In questo
caso ci si può disinteressare dello sfondo sfuocato
e chiudere molto il diaframma, per avere più profondità
di campo sul soggetto. Va tenuto comunque presente che un
diaframma molto chiuso può influire negativamente
sulla qualità dell’immagine e che tempi troppo lenti posono dare micromosso anche se si utilizza il trepiede.
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Lo sfondo nero in questa foto è
stato ottenuto mettendo la borsa del trepiede dietro
alla Mantide. In questi casi si può chiudere il diaframma senza troppe preoccupazioni. Va tenuto comunque presente che un
diaframma molto chiuso può influire negativamente
sulla qualità dell’immagine e che tempi troppo lenti posono dare micromosso anche se si utilizza il trepiede.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
In alcuni casi, quando risulta impossibile mettere a fuoco
tutto il soggetto (capita a volte con i fiori o con insetti
particolarmente “ingombranti”), si può
optare per una tecnica particolare che consiste nel mettere
a fuoco solo una parte di esso e lasciare sfuocato tutto
il resto, utilizzando un diaframma particolarmente aperto.
E’ una tecnica più facile da dire che da realizzare,
in quanto subentrano in maniera preponderante il gusto estetico
e l’estro del fotografo, nonché la sua capacità
di visualizzare a priori il risultato della sfocatura.
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Una cavalletta fotografata con la
tecnica sopramenzionata del diaframma aperto. Il range di messa a fuoco di pochi millimetri lo si intuisce osservando la trama dello stelo d'erba.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
La luce e l’uso del flash
Come in qualsiasi altro genere fotografico, la luce è
importantissima. Fortuna vuole che le condizioni di luce
ottimali per il macrofotografo naturalista corrispondano
alle ore in cui i nostri amici sono più intorpiditi
e statici. L’orario in assoluto migliore è
alle prime luci della mattina, quando una luce tenue ricrea
colori pastello, tonalità calde e ombre morbide.
Nelle zone umide, la mattina presto, è possibile
incontrare insetti ricoperti di rugiada, che in foto crea
un effetto spettacolare. Molti pensano che la luce migliore
sia in pieno sole, nelle ore centrali del giorno. In realtà,
se si fotografa in queste condizioni, si ottengono contrasti
duri e sgradevoli e foto di mediocre qualità. Molto
meglio optare per giornate nuvolose, poiché le nuvole
fanno da filtro naturale, ricreando ombre soffici. Nel caso
di luce troppo intensa, può essere utile l’utilizzo
di un ombrellino portatile di colore bianco per mantenere
per creare ombra. Questo può essere d’aiuto
anche per riparare un po’ dal vento, nel caso ce ne
fosse. Naturalmente anche la luce del tramonto è
ottima, essendo simile a quella dell’alba.
In alcuni orari e condizioni, la luce può risultare
troppo scarsa: con dei pannellini riflettenti si può
convogliare la luce presente verso il soggetto, migliorando
un poco queste condizioni.
Un esperimento interessante, che crea effetti suggestivi,
è quello di fotografare il soggetto controluce. Alcuni
insetti o fiori presentano delle trasparenze in alcune parti
del corpo che, colpite da una luce che giunge da dietro,
risultano quasi luminose. Anche eventuali goccioline di
rugiada contribuiscono a ricreare un effetto molto particolare.

Una Mantide originaria dell'Indonesia fotografata controluce. Foto realizzata con Nikon D700 e Nikkor 105VR.
sollevamento preventivo dello specchio. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.
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Una falena ricoperta di gocce di rugiada.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
Personalmente sono sempre indeciso sull’utilizzo
del flash. Spesso scatto la stessa foto con il flash e senza,
per poi giudicare con calma il risultato. Il flash non mi
dispiace per la resa che da sul soggetto, soprattutto se
questo non ha il corpo lucido (ad esempio le farfalle) che
genera antiestetiche macchie bruciate. Con altri insetti
che hanno l’esoscheletro lucido (ad esempio Mantidi
e Libellule) preferisco invece non usarlo e sfruttare unicamente
la luce naturale.
Comunque sia, quello che non mi piace per nulla del flash
è il fatto che altera notevolmente i colori dello
sfondo, a volte scurendolo. Nel caso di utilizzo del flash
è consigliabile impostare tempi non troppo brevi,
in modo da consentire alla luce ambiente di “influenzare”
i colori della scena, soprattutto se questa è la
bella luce calda dell’inizio o della fine della giornata.
Tendenzialmente sto usando il flash sempre più raramente
e quando lo uso lo imposto sempre sottoesposto almeno di
uno stop e con il diffusore applicato, appena sufficiente
per dare un tenue lampo che dia quel tanto di luminosità
al soggetto.
Il flash risulta invece molto utile nel caso si desideri
congelare il movimento. Come si sa la luce del flash ha
un tempo velocissimo e questo permette appunto di congelare
un istante del movimento.
Come si può facilmente immaginare non c’è
bisogno di un flash particolarmente potente. Questo va collegato
al corpo macchina tramite un cavo e va posizionato lateralmente
all’obiettivo.
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Il flash collegato tramite cavo e
posizionato lateralmente all'obbiettivo |
In commercio esistono anche delle coppie di flash di piccole
dimensioni, studiati appositamente per la fotografia macro.
Sono disponibili sia per Canon che per Nikon e sono estremamente
versatili, potendo essere posizionati con varie angolazioni.
Il Flash Nikon R1C1
Nitidezza
Lavorare con l’illuminazione scarsa delle prime ore
del giorno o con tempo nuvoloso, a 100 iso per ottenere
la miglior qualità possibile e con diaframmi medi
per ottenere uno sfondo sfuocato può comunque rappresentare
un problema, poiché in queste condizioni è
difficile ottenere tempi sufficientemente veloci. E questo
è causa del temibile micro-mosso.
Il problema può essere ovviato in parte con alcuni
accorgimenti che sono già stati descritti, ma che
vale la pena ripetere. Per prima cosa è necessario
utilizzare sempre un robusto treppiede, il sollevamento
preventivo dello specchio ed il cavetto di scatto (o il
telecomando).
Per ottenere un ottimale nitidezza è inoltre necessario
effettuare un’accurata messa a fuoco manuale (evitare
l’autofocus in quanto non è altrettanto preciso).
La parte del soggetto che va presa in considearzione per
effettuare la messa a fuoco è l'occhio (o comunque
la testa): è molto importante che questo sia perfettamente
a fuoco perchè è la zona sulla quale per prima,
istintivamente, viene concentrata l'attenzione da parte
dell'osservatore.
Molto utile può risultare la funzione Live view che permette di
vedere molto ingrandito un dettaglio della foto, prima di
scattare. Questo consente di effettuare una messa a fuoco
manuale estremamente precisa.
Un modo alternativo per una precisa messa a fuoco manuale
è quella di utilizzare la slitta micrometrica: invece
di agire sulla ghiera dell'obbiettivo è possibile
sfruttare l'avvicinamento/allontanamento dal soggetto mediante
la rotellina di regolazione della slitta.
Per attenuare il problema della non eccessiva profondita
di campo, quando ne vale la pena in quanto ad esempio il
soggetto ha uno spessore esiguo (ad esempio le farfalle)
è importante posizionarsi perfettamente perpendicolari
al soggetto, mantenendo tutte le parti il più possibile
nella “zona” di messa a fuoco.
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Con un accurata messa a fuoco manuale
si riescono a definire anche dettagli minuti, come si
nota meglio nel crop sotto.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
Il crop della foto sopra. La foto è stata
scattata con il Nikkor af-s 105 VR. Trepiede, messa a fuoco
manuale
e sollevamento preventivo dello specchio.
Un acerrimo nemico della nitidezza è rappresentato
dal vento. In questi casi, a causa dei tempi medio/lunghi
di scatto, la presenza di mosso diventa inevitabile. Tra
una folata e l’altra ci sono delle pause che permettono
di effettuare lo scatto, un filo di cotone appeso al trepiede
può essere un ottimo indicatore del vento e delle
sue pause.
Personalmente però, in caso di vento preferisco rinunciare
a scattare, in quanto le probabilità di fare foto
decorose diminuiscono drasticamente.
La composizione
La composizione è una scelta abbastanza personale:
ciò non toglie che sia una componente fondamentale
di pari importanza dei fattori elencati fino ad ora.
Comporre la foto significa mettere in armonia i vari componenti
che la costituiscono.
Lo scatto quindi non va effettuato frettolosamente e se
ne si ha il tempo è bene soffermarsi e ponderare
attentamente l’inquadratura ed osservare la scena
da più angolazioni, per scegliere quella che ci sembra
maggiormente equilibrata ed esteticamente più gradevole.
Un noto fotografo naturalista consiglia di fingere di essere
in possesso non di una reflex, ma di una macchina in grande
formato. Le macchine in grande formato mostrano la foto
che si sta per scattare capovolta, costringendo il fotografo
ad una studio della composizione attento e scrupoloso.
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Grazie alle geometrie simmetriche
di questa foto la composizione sembra rappresentare
un immagine sacra.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
Vanno considerati alcuni criteri che possiamo definire
universali e altri che riteniamo importanti, a seconda del
nostro gusto estetico: questi ultimi possono essere migliorati
con l’esperienza ed osservando le composizioni di
altri fotografi.
La prima cosa da valutare è se è preferibile
effettuare lo scatto con la macchina posizionata verticalmente
od orizzontalmente. E’ importante osservare e nel
caso modificare l’inquadratura per correggere alcuni
errori grossolani come ad esempio parti del soggetto coperte
da corpi estranei, parti del soggetto tagliate, elementi
di disturbo sullo sfondo, ecc.
Spesso (ma non sempre) è opportuno posizionare il
soggetto principale non perfettamente centrato, ma con maggiore
spazio nella parte frontale. Questo per dare dinamicità
alla foto.
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Un altra immagine che sfrutta regole
e simmetrie compositive. Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 105VR
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
Il metodo compositivo classico, che regola il decentramento
dell’immagine, si chiama regola dei due terzi: l’immagine
va suddivisa in tre porzioni uguali verticali ed orizzontali.
I punti dove le linee si intersecano saranno quelli in cui
il soggetto principale va posizionato.

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La regola dei due terzi: l’immagine
va suddivisa in tre porzioni uguali verticali ed orizzontali.
I punti dove le linee si intersecano saranno quelli
in cui il soggetto principale va posizionato. |
Vanno tenute in considerazione anche alcune simmetrie che
si possono ricreare spontaneamente nella foto. Una geometria
dinamica di sicuro effetto è quella di posizionare
il centro di interesse sfruttando delle ideali diagonali
dell’immagine. Simmetrie e geometrie però sono
relative ad un gran numero di fattori che si diversificano
da caso a caso, a seconda del tipo di soggetto, del significato
che si desidera dare all’immagine e da altri elementi
presenti nell’ambiente circostante. Diventa pertanto
difficile indicare delle regole precise da seguire, meglio
lasciare che ognuno si lasci condizionare dai propri gusti
personali e dalle proprie sensazioni. Chiaramente sperando
che queste siano poi apprezzate in egual modo dagli altri.
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Una foto composta con due spighe.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
La classica foto del macrofotografo alle prime armi è
rappresentata da un insetto (in genere un’ape) ripreso
dall’alto sopra un fiore. Questo, oltre ad essere
una complicazione nell’ottenere uno sfondo sfuocato
(come già spiegato) rappresenta un approccio compositivo
errato. Anche se non sempre è così, gli insetti
nella maggior parte dei casi sono più fotogenici
se ripresi di profilo.
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Se la farfalla è fotografata
dall'alto diventa più complesso ottenere uno
sfondo sfuocato in quanto normalmente il terreno è
vicino al soggetto.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |

Altro esempio: un Macaone preso dall'alto. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.
A seconda di cosa ci si trova di fronte, è bene
ricercare l’inquadratura che mostri il “profilo”
migliore dell’animale. Molto spesso questo è
il profilo stesso, ma non è detto: a volte è
il frontale, a volte la ripresa dall’alto. Dipende
appunto dall’esemplare che stiamo fotografando e dalla
rappresentazione che si desidera dare di esso. Alcuni insetti
inoltre assumono delle posture affascinanti che val la pena
cogliere, per rendere la composizione più gradevole.
Maestre di queste posture sono scuramente le Mantidi religiose.

Un piccolo Dittero ripreso frontalmente. La foto è stata
scattata con il Nikkor af-s 105 VR. Trepiede, messa a fuoco
manuale, sollevamento preventivo dello specchio, tubi Kenko DG, peso di circa un chilo posto sopra l'obbiettivo.
Per rendere più suggestiva od originale la foto è
opportuno attribuirgli un titolo. In alcuni casi, e quando
il soggetto lo consente, un titolo azzeccato contribuisce
a dare alla foto un fascino particolare che la distingue maggiormente
dalle altre.
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Mentre stavo fotografando questa Damigella
ho avuto l'impressione che, mentre un po' intimorita
tentava di nascondersi dietro il filo d'erba, pensasse:
"Ma quello lì cos'è che vuole??"
Così ho pensato che potrebbe essere stato un
titolo simpatico.
La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105
VR abbinato a dei tubi di prolunga. Trepiede, messa
a fuoco manuale e sollevamento preventivo dello specchio.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
Il Posatoio
Per posatoio si intende il rametto, lo stelo d’erba,
la foglia, il fiore, ecc su cui l’insetto si è
posato. E’ una aspetto spesso trascurato, ma che invece
ha la sua valenza. Non dico che sia importante quanto l’insetto
in questione, ma a mio parere poco ci manca. Il macrofotografo
si impegna nel tenere in considerazione tutti i vari aspetti:
la composizione, lo sfondo sfuocato e di colore particolare,
la tonalità della luce, la nitidezza per poi fotografare
il soggetto su un posatoio sgradevole od insignificante. Questo
da solo è capace di rovinare una splendida foto, potenzialmente
perfetta.
Pertanto un componente aggiuntivo per ottenere una buona macro
è quello di ricercare insetti che si siano posati su
posatoi gradevoli. Nella foto che segue il Licenide è,
ad esempio, posato su una spiga: un posatoio sicuramente esteticamente
piacevole.
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Un Licende appoggiato ad una spiga.
Sicuramente un posatoio gradevole.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
Il posatoio di questa foto è costituito da una spiga rotta. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.
Quali insetti fotografare?
Prenderemo qui in esame le caratteristiche, dal punto di vista
del macrofotografo, di Artropodi di particolare importanza.
Ci tengo a premettere che gran parte di quanto scritto è
frutto di considerazioni e gusti estetici prettamente personali
e che pertanto possono non essere condivisi da altri macrofotografi
che hanno gusti differenti dai miei. Inoltre va sempre considerato
che esiste in qualsiasi campo l’eccezione, frutto di
un estro o di un’intuizione fuori dal comune, che smentisce
quanto viene generalizzato.
Lepidotteri
Credo che si possa affermare tranquillamente che le farfalle,
con le loro ali dai disegni e colori stupendi, siano gli
insetti più fotogenici. Durante le ore calde le farfalle
non si fanno avvicinare facilmente e comunque questo varia
da farfalla a farfalla. Alcune sono particolarmente schive
e scappano anche se siamo distanti da loro alcuni metri,
altre sono meno timide (o forse semplicemente ci vedono
peggio) e se si utilizza la tecnica dell’avvicinamento
lento ed omogeneo si riescono ad avvicinare a portata di
scatto. Molto utile in questi casi è l'utilizzo di
focali lunghe che volendo possono essere duplicate con dei
teleconvertitori. Altre ancora risultano molto difficili
da riprendere perché sono in perenne movimento e
difficilmente si trovano posate.

Una issoria lathonia. Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 105VR. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

La vanessa pavone è sicuramente una delle più belle farfalle che si possono trovare in Italia. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.
Le farfalle hanno un periodo di volo molto variabile, alcune
si trovano solo per un paio di mesi (normalmente in estate)
altre per periodi più lunghi fino a coprire tutta
la primavera e l'estate.
Le ore migliori per fotografare le farfalle, come per quasi
tutti gli insetti, sono quelle della mattina presto. Purtroppo
molte farfalle sono solite trascorrere la notte sulle cime
degli alberi e la mattina non si trovano; compaiono solamente
nelle ora calde della giornata.
L’angolo di ripresa che preferisco è sicuramente
il profilo. Alcune farfalle tendono a non chiudere le ali
e a mantenerle aperte: in questo caso l’angolo di
ripresa obbligato è dall’alto, con le ali estese
in tutta la loro bellezza. Se si utilzzano particolari simmetrie,
o giochi di sfuocato, le farfalle possono offrire eccellenti
inquadrature anche se fotografate frontalmente.
Anche le falene (farfalle notturne), spesso trascurate,
consentono ottime foto. Sono certamente meno appariscenti
delle loro sorelle diurne, ma sono comunque molto gradevoli
con i loro disegni mimetici e con forme delle ali particolari.
La maggior parte delle Falene riposa con le ali distese
all'indietro a coprire l'addome, altre tengono le ali appiattite
verso l'esterno.
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Una Falena.. La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105
VR. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo
dello specchio. |
Una menzione speciale va fatta ai Licenidi, le farfalle
in assoluto più immortalate dai macrofotografi italiani.
Sono farfalle molto piccole (più o meno come una
moneta da 5 centesimi) ed a prima vista un po’ insignificanti.
In realtà, se osservate da vicino, presentano dei
colori splendidi che variano da varietà a varietà.
Le tre peculiarità che le rendono così fotogeniche
sono il fatto che si trovino facilmente al mattino presto,
se infreddolite tengono le ali chiuse e si prestano ad essere
fotografate di profilo ed infine il fatto che a differenza
delle altre farfalle che utilizzano come posatoio o il terreno
o i fiori, i Licenidi non fanno distinzioni e si posano
su un po’ di tutto: fiori, rametti, steli, spighe,
foglie, fili d’erba, ecc. E questo offre la possibilità
di grandi varietà compositive.
Capitolo a parte meritano le larve di farfalla. I Bruchi
sono animali statici e si lasciano avvicinare facilmente
ed alcuni di essi sono particolarmente fotogenici, avendo
colorazioni splendide che in alcuni casi ricordano quelle
dei Nudibranchi. Inoltre sono soliti assumere posture particolari
ed a volte buffe. Per trovare i bruchi è molto importante
conoscere un po' di botanica in quanto molti di essi sono
monofagi e stazionano solo su determinate piante. Spesso
di giorno si nascondono dagli uccelli ed è difficile
individuarli, sono più attivi di notte e si riescono
a scovare con una torcia elettrica.
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Un bruco appeso ad una foglia.
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Odonati
Anche le libellule sono insetti molto fotogenici e sono
frequentemente immortalate dai macrofotografi. Come avviene
per le farfalle, alcune di esse si lasciano avvicinare facilmente,
altre meno. Con quest’ultime diventa molto utile l’utilizzo
di focali lunghe. Molto particolari, e relativamente facili
da avvicinare, sono le Damigelle: sono delle piccole libellule
molto comuni, che si prestano ad essere fotografate con
composizioni originali. Con tempi estremamente veloci le
Libellule si riescono a fotografare anche in volo. E' una
tecnica non semplice in quanto le Libellule sono solite
a cambi improvvisi e velocissimi di direzione ma se si riesce
a cogliere il momento propizio la foto d'effetto è
assicurata.
Un Orthetrum cancellatum, molto comune in tutta Italia. Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 200 Micro.
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Un Orthetrum cancellatum femmina.
Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 200 Micro
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Le Damigelle sono grosse più o meno come un fiammifero da cucina, si lasciano avvicinare abbastanza facilmente.
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Mantidi
Le mantidi sono in assoluto gli insetti che preferisco.
Le considero le modelle della macrofotografia. Oltre ad
essere “belle” (ovviamente è un giudizio
personale) le trovo particolarmente affascinanti anche per
le posizioni che assumono. Si trovano in tutta Italia anche
se non tanto frequentemente e si lasciano avvicinare con
estrema facilità. Nel resto del mondo le Mantidi assumono livree meravigliose, alcune con mimetismi sbalorditivi assumono le sembianze di foglie, fiori, ecc. Possono essere tenute in cattività in piccole teche di vetro o plastica e alimentate con grilli, camole del miele, ecc.
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Una mantide originaria del Gabon.
Foto realizzata con Nikon D700 e Nikkor 105VR
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Imenotteri
Api, vespe, bombi, ecc. sono soggetti molto fotografati.
La mattina presto attendono nei loro nidi le ore calde,
e quando escono in perlustrazione sono spesso in volo e
passano da fiore a fiore, soffermandosi per pochi istanti.
Per questo motivo diventa abbastanza difficile (anche se
non impossibile in alcune circostanze) fotografarli con
il treppiede. Per immortalarli a mano libera, un ottimo
aiuto potrebbe venire dallo stabilizzatore. Personalmente
li considero insetti esteticamente molto gradevoli ma che
in foto non rendono più di tanto. Per rendere la
foto più suggestiva diventa molto importante dare
particolare risalto ad altri fattori, quali il posatoio
(in genere un fiore) e la composizione.
Ditteri
Certo non si può affermare che mosche ed affini siano
particolarmente “belle”. Offrono però
possibilità di ripresa a volte molto interessanti.
Diventa utile controbilanciare la loro limitata estetica
dando maggior importanza alla composizione, oppure al dettaglio,
visto che hanno occhi grandi che si prestano a gradevoli
effetti, se fotografati con nitidezza. Ricordo di aver visto
foto splendide, di bravi macrofotografi, di una semplice
mosca, che erano ambientate in particolari contesti compositivi.
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Un minuscolo moschino posato su uno
stelo d'erba. Fotografato con Tubi di prolunga.
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Neurotteri e Mecotteri
Neurotteri e Mecotteri hanno grandi ali e corpo affusolato
(alcuni assomigliano vagamente alle libellule). Molto spesso
le ali sono trasparenti e si prestano a giochi di riflessi,
trasparenze e luci. Li trovo soggetti molto fotogenici,
tra di essi ricordiamo le Mosche scorpione, i Libelloides ed i Formicaleone.
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Un Libelloides.
Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 105VR
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
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Una mosca scorpione.
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Coleotteri
Generalmente si lasciano avvicinare con facilità,
ma non li trovo soggetti particolarmente interessanti a
causa del loro corpo tozzo e poco sinuoso e delle loro colorazioni
monocromatiche e spesso scure. Fanno un po’ eccezione
alcune specie particolarmente esili, con zampe ed antenne
lunghe o quelle con un apparato boccale sviluppato ed ovviamente
le Coccinelle.
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Non sono numerosi i Coleotteri particolarmente
fotogenici. Tra questi ci sono sicuramente le Coccinelle.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
Ragni
I ragni sono animali bellissimi, ma piuttosto difficili
da fotografare. Personalmente preferisco fotografare quelli
che vanno a caccia sul terreno piuttosto che quelli che
stazionano sulla tela. Di questi ultimi ricordo di aver
visto molto di rado delle belle foto. Forse perché
in genere offrono pochi spunti compositivi originali e vengono
immortalati mentre occupano buona parte del fotogramma.
E questo da, più che altro, un’impressione
di immagine documentaristica un po’ fine a se stessa.
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In piccolo ragno.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl. |
Emitteri
Detesto le Cimici e tutti gli insetti parassiti. Bisogna
ammettere però che alcune di esse hanno colorazioni
notevoli, ma comunque non le fotografo mai. Ho notato come
questa sensazione di sgradevolezza sia condivisa da molti
altri macrofotografi. Le cimici infatti vengono riprese
solo molto raramente.
Ortotteri
Ci sono Cavallette che difficilmente si lasciano avvicinare
e volano via al minimo movimento ed altre meno timide che
si lasciano avvicinare fino a pochi centimetri anche nelle
ore calde della giornata.
Anche dal punto di vista fotogenico ci sono grosse differenze:
alcune sono tozze e piuttosto banali, altre più sinuose,
con antenne e zampe molto lunghe che offrono al macrofotografo
naturalista la possibilità di effettuare scatti interessanti.
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Una cavalletta di pochi giorni di vita. |
E oltre agli insetti?
Come abbiamo visto la quantità di artropodi che possiamo fotografare, è davvero grandissima: non mancano però altri soggetti altrettanto affascinanti, sia nel mondo animale che in quello vegetale.
Oltre ad altri invertebrati terrestri, come ad esempio i gasteropodi (le lumache), è possibile trovare soggetti anche tra alcuni piccoli vertebrati. Non sono molti, ma con un po’ di fortuna si possono incontrare durante le nostre esplorazioni fotografiche dei vertebrati che nulla hanno da invidiare agli artropodi, come ad esempio i piccoli anfibi o i piccoli rettili.
Per quanto riguarda la tecnica fotografica, sostanzialmente non cambia nulla rispetto a quanto detto fino ad ora. Valgono gli stessi principi: utilizzo del treppiede quando è possibile, attenzione alla composizione, al posatoio, alla postura, al dettaglio e allo sfondo.

Una minuscola Raganella (Circa 4/5 cm). Foto effettuata con Nikkor 105 VR
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Una lumaca.
La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105
VR. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo
dello specchio. |
Discorso diverso invece riguardo alla macrofotografia dei fiori e dei vegetali in genere (foglie, bacche, germogli, ecc.) che in alcuni casi necessita di altri accorgimenti. Il problema principale (a meno che si fotografino solo una parte del fiore o soggetti particolarmente piccoli) è dovuto al fatto che i fiori selvatici nostrani raggiungono dimensioni sostanzialmente maggiori di quelle di un insetto: questo, a differenza di quanto possa sembrare, complica un po’ le cose.
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Anthyllis vulneraria. Foto effettuata con Nikkor 105 VR |
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Ophyrys apifera. Un Orchidea selvatica fotografata sugli Appennini piacentini.
La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105
VR. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo
dello specchio. |
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Semi elicoidali di un Acero. Foto effettuata con Nikkor 105 VR + teleconvertitore 1.7x |
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Anacamptis pyramidalis (Orchidea selvatica) fotografata in Val D'Arda con Nikkor 105 VR |
In particolare possono esserci delle difficoltà nell’ottenere uno sfondo sfuocato, poiché, dovendoci allontanare dal soggetto per poterlo mantenere all’interno del fotogramma, avremo di conseguenza una porzione di sfondo piuttosto ampia che, molto probabilmente, includerà maggiori dettagli (foglie, rami, arbusti, ecc.). In questi casi la soluzione che offre i risultati migliori è l’utilizzo di obiettivi macro con le focali più lunghe possibili e magari con l’aggiunta di un teleconvertitore. Come già detto precedentemente, a parità di diaframma, più è lunga la focale e più semplice sarà ottenere sfondi sfuocati. Anche se non possiamo più parlare di macrofotografia, poiché gli ingrandimenti superano non di poco il rapporto di 1:1 e più che altro per far capire meglio il concetto, invito ad osservare le foto delle due Orchidee selvatiche che seguono. In questo caso, ovvero di fiori fotografati con lo stelo che occupano una porzione notevole dello spazio, ho optato per un obiettivo Nikkor 300mm con l’aggiunta di tubi di prolunga. Così, allontanandosi di alcuni metri dal soggetto e aprendo al massimo il diaframma, è possibile ottenere dei gradevoli sfondi sfuocati.
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Epipactis atrorubens (Orchidea selvatica) fotografata in Alto adige con Nikkor 300/4 + tubi Kenko DG su Trepiede. |
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Gymnadenia conopsea (Orchidea selvatica) fotografata in Trentino con Nikkor 300/4 + tubi Kenko DG su Trepiede. |
La macrofotografia in acquario
Dato che ci troviamo in un portale di acquari credo possa interessare un breve cenno sulla fotografia macro in acquario.
Sostanzialmente, dal punto di vista tecnico, le cose cambiano poco rispetto a quanto detto fino ad ora (consiglio quindi, prima di proseguire, di leggere la parte relativa alla macrofotografia in natura, altrimenti quanto segue potrebbe risultare poco comprensibile).
Come ottica è consigliato un obiettivo macro con rapporto 1:1 di focale media. Una focale troppo corta potrebbe costringere ad avvicinarsi troppo alla vasca e questo potrebbe spaventare alcuni animali particolarmente schivi, di contro una focale troppo lunga potrebbe obbligarci ad allontanarci troppo e, dato che gli acquari sono collocati in ambienti domestici, questo potrebbe creare delle complicazioni.
Per non creare riflessi fastidiosi sul vetro e bene pulire accuratamente i vetri con un apposito prodotto ed un panno in microfibra e di creare il buio nel locale lasciando accese solo le luci della vasca. Nel caso di foto a piante ed invertebrati con polipi è utile spegnere tutte le pompe per eliminare ogni movimento per evitare conseguenti mossi. Nel caso di coralli autotrofi è sempre meglio accendere le luci con un po’ di anticipo per far si che questi estroflettano bene i polipi. Con alcuni coralli potrebbe essere utile, a questo scopo, somministrare un po’ di alimenti liquidi, come ad esempio del Phytoplancton.
Degli Spirografi. In questo caso, vista l'immediata vicinanza, ottenere uno sfondo completamente sfuocato ed omogeneo era praticamente impossibile.
Foto effettuata con Nikon D70 e Nikkor 60 Micro.
Polipi di Zoanthus. Foto effettuata con Nikon D70 e Nikkor 60 Micro.
Per quanto riguarda le tecniche da utilizzare, queste variano a seconda del tipo di organismo che si vuole fotografare.
Per fotografare le foglie delle piante o delle macroalghe, o tutti gli organismi statici come coralli, echinodermi, gasteropodi, crostacei, piccoli pesci di fondo, ecc., è opportuno posizionare la macchina su un treppiede, usare un comando remoto (o l’autoscatto) e il sollevamento preventivo dello specchio. In questo modo, con l’uso del trepiede, è possibile utilizzare la messa a fuoco manuale per ottenere una miglior precisione, ed è possibile disinteressarci dei tempi ottenuti (ovviamente a meno che questi non risultino molto lenti) e concentrarci sul diaframma più opportuno e relativa profondità di campo.
Normalmente in acquario è molto difficile ottenere degli sfondi molto sfuocati ed omogenei, sia a causa degli esigui spazi disponibili, sia per la presenza di rocce, rami di corallo, radici, piante e quant’altro, posizionati uno davanti all’altro.
Il risultato migliore è frutto di un compromesso tra la profondità di campo più ampia possibile sul soggetto e dello sfondo che, anche se difficilmente risulterà sfuocato in modo omogeneo come si riesce ad ottenere nella macrofotografia in natura, si cercherà comunque di sfuocare il più possibile.
Poilipi di Acropora. Foto effettuata con Nikon D70 e Nikkor 60 Micro.
Nel caso di foto fatte a mano libera con soggetti in movimento, come pesci di piccole dimensioni o primi piani di pesci più grandi, è bene utilizzare l’autofocus e lo stabilizzatore inserito, mentre i parametri di scatto variano a seconda del tipo di illuminazione della vasca.
Negli acquari muniti di impianti di illuminazione molto potenti, come normalmente accade per gli acquari di barriera dotati di lampade HQI, non ci sono grosse difficoltà. Basta impostare il diaframma il più aperto possibile e così si prendono due piccioni con una fava: si ottiene lo sfondo sfuocato e tempi di scatto sufficientemente veloci da “congelare” il soggetto in movimento.

Un piccolo Chromis viridis in movimento. Un esempio di foto fatta a mano libera, autofocus e senza l'ausilio del flash in quanto la vasca era molto ben illuminata. Aprendo al massimo il diaframma è stato possibile ottenere un tempo sufficientemente veloce ed uno sfondo abbastanza sfuocato nonostante i rami di Acropora posteriori piuttosto vicini. Foto effettuata con Nikkor 105 VR + Teleconvertitore 1.4x
Nel caso invece di illuminazione scarsa le difficoltà aumentano e sono direttamente proporzionali alla debolezza della luce. Con poca luce infatti, a causa dei movimenti del pesce o di quelli involontari del fotografo, ci sono altissime probabilità che la foto risulti mossa.
Gli stratagemmi da utilizzare in questi casi sono sostanzialmente tre:
- Effettuare lo scatto nei momenti in cui il pesce si ferma. In questo modo, se si è riusciti ad ottenere dei tempi non eccessivamente lenti, è possibile ottenere foto sufficientemente nitide. Un trucco è quello di fotografare i pesci di notte, mentre dormono e sono immobili, accendendo improvvisamente la luce.
- Aumentare gli iso, con relativa controindicazione dell’aumento della grana che deteriora la foto. Nel caso è possibile migliorare lo scatto in post-produzione con appositi programmi come ad esempio l’ottimo Neat Image.
- Utilizzare il flash per poter impostare tempi più veloci. Per evitare riflessi sul vetro non si deve utilizzare il flash incorporato nel corpo macchina: va invece utilizzato un flash esterno posizionato lateralmente a circa 45 gradi rispetto al vetro frontale. Il vetro deve essere perfettamente pulito.
Uno dei grossi limiti del flash in acquario è quello di rendere lo sfondo letteralmente orribile. Ne sconsiglio quindi l’utilizzo se non nei casi in cui lo sfondo è omogeneo e non presenta rocce, piante, radici, coralli, ecc. (ad esempio nelle vasche senza arredamento come quelle di esposizione dei negozi o di stabulazione) oppure quando il soggetto occupa gran parte del fotogramma e il fondo occupa una porzione trascurabile.

Un esempio di primo piano effettuato a mano libera con Nikkor 105VR + Flash SB600 posizionato lateralmente.
Un altro esempio di foto effettuata a mano libera con il flash (SB600 posizionato lateralmente): un piccolo Holocanthus ciliaris di circa 5/6 cm.
La sfondo nero è dovuto al vetro ceramizzato posteriore di una vasca di esposizione di un negozio.
Elaborazione digitale
Arrivati a questo punto siamo giunti a metà
strada, però in questo articolo non intendo soffermarmi
sulle varie tecniche del complesso mondo della postproduzione
digitale.
Voglio solo segnalare a chi si avvicina per la prima volta
alla macrofotografia naturalistica che scattare la foto
significa essere giunti a metà dell’opera.
E che per ottenere un gradevole effetto finale è
necessario prendere confidenza con Photoshop, per poter
elaborare con cura e nei dettagli quanto è uscito
“grezzo” dalla nostra macchina fotografica.
Brevemente ricordo gli strumenti più comuni che è
bene imparare ad utilizzare con dimestichezza:
Taglierina e dimensione immagine: strumenti per
tagliare e ridimensionare la foto
Livelli e Curve: servono ad armonizzare e modificare
il contrasto e la luminosità dell’immagine
Luci ed ombre: serve ad equilibrare le zone in
ombra rispetto a quelle illuminate.
Saturazione e Correzione colore selettiva: servono
a modificare i colori, uno in modo omogeneo, l’altro
in modo selettivo, sui singoli colori primari e complementari.
Maschera e selezione: strumenti che consentono
di selezionare alcune zone dell’immagine, sulle quali
poter lavorare separatamente.
Correzione aberrazione cromatica: serve a correggere
gli antiestetici artefatti creati da alcuni obiettivi in
particolari condizioni di scatto.
Maschera di contrasto: utile per ripristinare la
nitidezza della foto, dopo il ridimensionamento.
Eliminazione del rumore: tecniche che consentono
di eliminare la grana dallo sfondo della foto.
Fotoritocco: tecniche che tramite determinati strumenti
(ad esempio il timbro) servono a ricostruire parti della
foto mancanti, ad eliminare macchie ed altri elementi di
disturbo, ecc.
Cornice e testo: tecniche per la realizzazione
della cornice e dell’inserimento dell’eventuale
testo.
Se desiderate contattarmi potete farlo a questa
mail: marco.milanesi@acquaportal.it
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