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20 Dicembre 2014




La Macrofotografia naturalistica è una tecnica fotografica che consente di ottenere, tramite forti rapporti di ingrandimento, immagini di soggetti molto piccoli o di parte di essi. Questi possono essere vegetali, come fiori, foglie, ecc., o piccoli invertebrati (più raramente vertebrati) terrestri o acquatici. In questo articolo prenderemo in esame prevalentemente la realizzazione di foto macro, realizzate con macchine fotografiche reflex, agli Artropodi terrestri (Insetti, Aracnidi, ecc.).


Una Mantide religiose fotografata al tramonto a Walea, una piccola isola dell'Indonesia.

In molti, soprattutto tra chi si avvicina per la prima volta a questo genere fotografico, sono convinti che per macrofotografia naturalistica si intenda spingersi il più possibile con gli ingrandimenti e mostrare particolari dell’animale sempre più piccoli. In realtà tutto ciò è un po’ fine a se stesso e non lo si può considerare fotografia macro nel suo significato più ampio: se questo fosse l’obiettivo, basterebbe dotarsi di un microscopio e fotografare tramite quello. Per realizzare delle buone macro naturalistiche non è necessario infatti dotarsi di tubi, lenti o teleconvertitori: è più che sufficiente un buon obiettivo con ingrandimento 1:1. Questo non vuol dire che fare vera macro sia più semplice che realizzare ingrandimenti estremi, tutt’altro. Sono infatti altri i fattori che entrano in gioco oltre al dettaglio ed all’ingrandimento fine a se stesso (per questo basterebbe mettere la macchina su un treppiede, con dei tubi di prolunga), che rendono la macrofotografia molto, molto più complicata.
Possiamo distinguere tre tipologie di fotografia macro naturalistica. Quanto descritto in seguito su queste tre tipologie non vuole essere, ovviamente, una regola tassativa, ma solo un approccio indicativo e soggettivo. Per molte foto macro è, infatti, difficile identificare con precisione a quale tipologia appartengano, essendo vie di mezzo tra una e l’altra tecnica, o addirittura tra tutte e tre.

Cliccando sul banner sotto puoi accedere al sito di Marco Milanesi dedicato alla fotografia naturalistica:

La Macro naturalistica ambientata

La Macro naturalistica ambientata è una tipologia molto particolare, in cui viene data estrema importanza a fattori come la composizione, i colori, la luce, effetti sfuocati (utilizzando diaframmi molto aperti), lo sfondo, ecc. e molta meno al dettaglio. Spesso il soggetto principale occupa una porzione limitata del fotogramma, che è incentrato anche su elementi aggiuntivi che si trovano nella scena, ricreando effetti, giochi di luce e colori, oggetti sfuocati, ecc
In questa tipologia di foto la tecnica ha importanza relativa: quello che fa veramente la differenza è l’estro e la capacità artistica del fotografo. Come in altri generi fotografici, solo in pochi riescono ad avere una visione artistica di quello che si trovano di fronte, per poi trasferirla magicamente in una foto. Personalmente non pratico questo genere di macro in quanto non mi considero sufficientemente portato; mostro solo una foto che mi è venuta quasi per caso, più che altro per far capire cosa si intende. In realtà ho visto foto di macrofotografi, con uno spiccatissimo senso artistico, molto più "estreme" di quella sotto raffigurata e che erano dei veri e propri capolavori.

Questo potrebbe essere un esempio di Macrofotografia ambientata. Si tratta di un Licenide fotografato controluce, a mano libera e con un diaframma molto aperto. Come si può notare il dettaglio sul soggetto è irrilevante. La foto ha valenza se considerata dal punto di vista artistico  e compositivo nel suo insieme.

La Macro naturalistica spinta

Con la Macro naturalistica spinta ci si focalizza essenzialmente sul dettaglio e sull’ingrandimento. A questo scopo esistono accessori che ci permettono di raggiungere ingrandimenti superiori all’1:1. Tra questi ricordiamo le lenti close-up, i tubi di prolunga ed i tele-convertitori (che vedremo in seguito).
Quando il rapporto di ingrandimento si spinge oltre il 10:1, la definizione utilizzata è quella di fotografia Micro.
Come ho anticipato nell’introduzione, la macrofotografia naturalistica spinta è piuttosto fine a se stessa ed è quella che viene normalmente scelta da chi si avvicina per la prima volta alla macrofotografia (o almeno si pone principalmente questo obiettivo). In genere, col tempo, ci si rende conto che, se in possesso di attrezzatura adeguata e di buona qualità, realizzare ingrandimenti estremi non è poi così complicato. Se la passione perdura nel tempo, il naturale sbocco evolutivo è quello di cercare nuove strade, che diano maggiori stimoli e soddisfazione. A seconda delle capacità personali, questi sbocchi in genere portano o alla specializzazione nella Macro naturalistica artistica o nella vera fotografia Macro naturalistica.

Un esempio di macro naturalistica "spinta". Tutto è incentrato sul dettaglio e l'ingrandimento (la testa di una mosca). Hanno valenza di minimo interesse gli altri fattori come ad esempio la composizione. La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105 VR abbinato a dei tubi di prolunga. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo dello specchio.

La Macro naturalistica

Anche se non è del tutto corretto, possiamo definire la fotografia Macro naturalistica come una via di mezzo tra le due tipologie descritte in precedenza.
A differenza della macro ambientata ed ugualmente alla macro spinta, il dettaglio è di importanza estrema, pur non essendo l’unico fattore che entra in gioco, anzi: la fotografia va considerata nella sua interezza e completezza. Tutti i fattori risultano egualmente preponderanti, quindi non solo il dettaglio che deve essere il più nitido possibile, ma anche la luce, i colori, l’eventuale posatoio e la postura dell’animale, lo sfondo, la composizione, così come il lato artistico (ove possibile), o la rappresentazione di momenti originali o di particolare interesse.
Spesso il soggetto è ripreso intero e occupa una porzione importante della foto; altre volte ci si concentra, invece, su determinati particolari rappresentativi del soggetto (le ali, la testa, ecc).

Un esempio di Macro naturalistica che tiene in considerazione vari fattori: la nitidezza del soggetto, lo sfondo sfuocato, la composizione che sfrutta una geometria diagonale, il posatoio gradevole. Inoltre il Licenide è stato colto in un momento particolare: mentre estroflette la Spirotromba.
La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105 VR. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo dello specchio.

Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

Il corpo macchina

Tutte le macchine fotografiche reflex sono adatte a realizzare fotografie macro. Senza entrare nei dettagli tecnici relativi a marche e modelli, vanno considerate la specifiche che caratterizzano la qualità generale del corpo macchina, in rapporto al proprio budget.
In particolare, per la macro, è molto importante la funzione sollevamento preventivo dello specchio: il micro-mosso è un nemico sempre in agguato per il macrofotografo naturalista. Con la funzione di sollevamento dello specchio si evitano le vibrazioni dovute al movimento dello specchio, al momento dello scatto.
Un’altra funzione molto utile è il Live view che permette di poter vedere molto ingrandito un dettaglio della foto, prima di scattare. Questo consente di effettuare una messa a fuoco manuale estremamente precisa. Le macchine di ultima generazione hanno anche altre funzioni interessanti come ad esempio lo scatto silenzioso per non spaventare l'animale, lo schermo lcd regolabile che permette di fotografare con la macchina posizionata a livello del terreno senza doversi sdraiare, o il sistema che riconosce quando la macchina è su trepiedi per disinserire automaticamente lo stabilizzatore.

Queste Damigelle in riproduzione sono state fotografate con una Nikon D200. Una macchina di buon livello ma non eccessivamente costosa dotata di sollevamento preventivo dello specchio. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.


Un ottima configurazione per la macrofotografia naturalistica.

Gli obiettivi

Per la realizzazione di foto macro sono necessari obiettivi specifici. Sia Nikon che Canon hanno in catalogo obiettivi eccezionali di diverse focali con rapporto 1:1 (sconsiglio gli obbiettivi con rapporto 1:2, in quanto non sufficienti). Anche Sigma, con i suoi obiettivi macro, si pone su standard qualitativi molto elevati: in particolare sono rinomati il Sigma 150 e 180.
A titolo informativo segnalo anche il Canon 65mm che ha la peculiarità unica di consentire ingrandimenti spinti di 5:1
Nella quasi totalità dei casi utilizzo, per realizzare le macro, il treppiede, anche se questo comporta difficoltà notevoli nell’avvicinamento al soggetto. Pur avendo un obiettivo dotato di stabilizzatore, quando uso il treppiede tengo sempre disinserita questa funzione, poiché cercare di stabilizzare un immagine già immobilizzata può deteriorare la foto.
Solo in rari casi lo inserisco, nel caso debba fotografare soggetti particolarmente veloci e schivi, impossibili da avvicinare con la macchina montata sul treppiede. Nell’utilizzo a mano libera lo stabilizzatore può essere, invece, molto utile.
La scelta di acquistare un obbiettivo con stabilizzatore o meno è pertanto legata al presunto uso che farete del treppiede. Se reputate di avere sufficiente pazienza, lo stabilizzatore è del tutto inutile (tranne in rari casi).

 
Obbiettivi Macro di varie marche (Nikkor 105VR - Nikkor 200 - Nikkor 60 - Canon 100 - Canon 180 - Sigma 180)

Lo stesso discorso vale per l’autofocus veloce. Ovviamente se fotografate a mano libera la possibilità di una messa a fuoco semi-istantanea porta notevoli vantaggi. Se al contrario farete uso del treppiede, utilizzerete la messa a fuoco manuale, che è molto più precisa e pertanto un autofocus veloce risulterebbe superfluo.

Fattore molto importante è la focale dell’obiettivo. Esistono in commercio obiettivi con rapporto 1:1 che vanno dai 50 ai 200 mm di focale. Le focali più lunghe (ad esempio i Nikon 200 mm, Canon 180 mm o il Sigma 180 mm) portano due grandi vantaggi.
Il primo vantaggio è quello di avere una maggiore distanza minima di messa a fuoco: con soggetti timidi (ad esempio alcune farfalle o libellule) il potersi distanziare il più possibile rappresenta un notevole aiuto. Il secondo vantaggio, altrettanto importante, è quello di poter realizzare sfondi sfuocati con più facilità, infatti più lunga sarà la lente più lo sfondo risulterà sfuocato.

Questo Mantide è stata immortalata con Nikkor 105VR. Un eccellente obbiettivo che grazie allo stabilizzatore consente scatti anche a mano libera. In questo caso il VR era disinserito in quanto la macchina era montata su trepiede con il sollevamento preventivo dello specchio.

Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.


Tubi, tele convertitori e lenti Close-Up


Esistono in commercio, se desiderate ottenere un ingrandimento superiore all’1:1, accessori come i tubi di prolunga, i tele convertitori e le lenti di close up

Tubi di prolunga

In pratica sono dei tubi distanziatori, senza lenti interne e di varie misure, che, distanziando l'obiettivo dal corpo macchina, ne aumentano notevolmente il rapporto di ingrandimento. Sono venduti, di solito, in set da tre pezzi di diversa lunghezza (12-24-36 mm) e sono dotati di contatti elettrici per mantenere gli automatismi di esposizione e di autofocus.
Con questi tubi si possono realizzare spettacolari ingrandimenti, ma purtroppo hanno dei grossi limiti che ne rendono difficoltoso l’utilizzo: il primo è che riducono moltissimo la profondità di campo, il secondo è che diminuiscono la luminosità, costringendo a utilizzare tempi molto lunghi, che sono causa di micro-mosso. Ho notato che con l’uso dei tubi, anche se utilizzo il sollevamento dello specchio, il tutto risulta molto instabile, poiché il mio obiettivo non è dotato di staffa per il fissaggio al treppiede (quando scatto lo spostamento veloce dello specchio fa dondolare lievemente l’ottica).
Un espediente è quello di appoggiare sopra l’obiettivo un peso di circa un Kg (ad esempio una piccola borsa "tipo bean bag" piena di sabbia raccolta sul posto) che limita non di poco le vibrazioni al momento dello scatto, attenuando così il micro-mosso. Bisogna comunque fare attenzione a non utilizzare pesi troppo elevati per non forzare gli attacchi dell’obbiettivo (un Kg o poco più).

Tubi di prolunga Kenko DG

I tubi hanno però un grande vantaggio: possono essere montati su ottiche non dedicate macro (obbiettivi medi, lunghi e zoom) oltre ad avere un costo contenuto. Sono quindi un ottima palestra per chi si avvicina per la prima volta alla fotografia macro, senza spendere cifre eccessive.

Il Nikkor 105 VR non è dotato di staffa per il fissaggio al trepiede. Come si può intuire dalla foto se abbinato ai tubi di prolunga diventa molto instabile. Un espediente è quello di appoggiare sopra l’obiettivo un peso di circa un Kg (ad esempio una piccola borsa "tipo bean bag" piena di sabbia raccolta sul posto) che limita non di poco le vibrazioni al momento dello scatto, attenuando così il micro-mosso.

Soffietto di prolunga

Utilizza lo stesso principio dei tubi, ma invece di avere misure fisse, il soffietto è montato su una staffa millimetrica che permette di variare la distanza tra obiettivo e corpo macchina e, di conseguenza, anche il rapporto di ingrandimento.

Un soffietto di prolunga

Teleconvertitori

Sono dei moltiplicatori di focale che, se interposti prima dell’ottica, permettono di aumentare la lunghezza focale effettiva, mantenendo inalterata la minima distanza di messa a fuoco. Sono disponibili con incrementi di 1.4X, 1.7X e 2X.
Un tele convertitore 2x, ad esempio, consente un ingrandimento di 2:1, con una riduzione di luminosità di solo 2 f/stop e con la minima distanza di messa a fuoco inalterata. Per fotografare un soggetto con un ingrandimento 1:1 potrò pertanto distanziarmi fino a raddoppiare la minima distanza di messa a fuoco, con tutti i vantaggi che questo comporta (vedi capitolo obiettivi).
I tele convertitori sono molto più semplici da usare rispetto ai tubi: mantengono sia l’autofocus sia lo stabilizzatore dell’ottica. Di contro, interponendo una lente aggiuntiva, determinano un calo della qualità dell’immagine, anche se trascurabile.

Teleconvertitori Nikon 2x - 1.7x - 1.4x

Lenti Close-Up

Queste lenti addizionali rappresentano la soluzione più economica. Si montano davanti all’obiettivo e permettono di aumentarne il rapporto di riproduzione. Tutte le impostazioni di automatismi dell'obiettivo/fotocamera vengono mantenute. L’unità di misura delle lenti addizionali è la diottria: lo svantaggio di queste lenti è che con l'aumentare delle diottrie si perde in qualità dell’immagine.
Sono consigliate solo a chi vuole cimentarsi nella fotografia macro saltuariamente e con un investimento molto basso.

Lenti Close-Up Hoya

Testa e treppiede.

Mi ricordo che tempo fa, quando leggevo che le macrofotografia andava effettuata sempre e solo con il treppiede, pensavo che chi lo scrivesse fosse completamente matto. Avete mai provato ad avvicinarvi ad una farfalla o ad una libellula con quel coso tra le mani? Provate, per capire quello che intendo. Col tempo mi sono reso conto che con l’utilizzo del treppiede si ottiene un dettaglio impossibile da ottenere quando si scatta a mano libera, anche se l’obiettivo è dotato di stabilizzatore.
Quindi l’unica soluzione è dotarsi di santa pazienza e, con l’aiuto di alcuni accorgimenti, tentare e ritentare l’avvicinamento al soggetto. Io sono arrivato all’estremo che, se un insetto riesco ad avvicinarlo con il treppiede lo fotografo, altrimenti lascio stare ed evito di fotografarlo.
Come dicevo, esistono alcuni stratagemmi per facilitare l’avvicinamento agli insetti con il treppiede oltre a quello già citato di utilizzare focali lunghe.
La mattina presto, ad esempio, gli insetti (che sono animali a sangue freddo) hanno le attività motorie limitate al minimo e a volte si lasciano persino manipolare. Lo stesso avviene, anche se in maniera minore, nelle giornate nuvolose, al tramonto o subito dopo una piaggia. Inoltre gli insetti hanno una visione molto diversa dalla nostra: percepiscono maggiormente luci/ombre, movimenti bruschi e colori sgargianti. E’ probabile infatti che, se rimaniamo immobili, ci confondano con l’ambiente circostante. Per questo motivo vanno avvicinati con movimenti estremamente lenti ed omogenei, evitando di indossare abiti troppo colorati.

Per la macrofotografia non serve un cavalletto con caratteristiche particolari. E’ sufficiente un cavalletto leggero, robusto, non troppo ingombrante e con la possibilità di essere abbassato il più possibile, per fotografare soggetti vicini al suolo. Il Manfrotto serie 055, ad esempio, è un treppiede non eccessivamente grande ma robusto, che potrebbe fare al caso del macrofotografo naturalista. Esiste anche in versione in fibra di carbonio: costa molto di più, ma è più leggero.

Il problema con le teste tradizionali è che, una volta inquadrato il soggetto, anche se si fissano saldamente, il peso dell’apparecchiatura le muove leggermente, spostando l’inquadratura di qualche millimetro. Se si sta fotografando un panoramica non è un problema, ma se sto fotografando una farfalla con pochi millimetri di “aria” intorno, lo è. Le teste migliori per la fotografia macro sono, senza ombra di dubbio, le teste a cremagliera che consentono movimenti millimetrici dell’inquadratura, tramite delle rotelle, sui tre assi.

  
Un trepiede Manfrotto serie 055 con una testa a cremagliera Manfrotto 405

Altri accessori

Cavetto di scatto e telecomando

O uno o l’altro, ma sono accessori che non possono mancare all’attrezzatura del macrofotografo naturalista. Anche se posizioniamo la macchina su un treppiede, la pressione del dito sul pulsante di scatto muove leggermente l’obiettivo, causando micro-mosso.
Con l’utilizzo del cavetto di scatto o del telecomando si evita questo inconveniente.
In alternativa è possibile utilizzare l'autoscatto anche se personalmente lo trovo molto scomodo.

Cavetto di scatto

Slitta micrometrica

E’ molto utile poiché consente spostamenti millimetricii, avanti e indietro, della fotocamera e obiettivo, rispetto al soggetto.
Un altra utilità è quella di utilizzare la slitta per la messa a fuoco: invece di agire sulla ghiera dell'obbiettivo è possibile sfruttare l'avvicinamento/allontanamento dal soggetto mediante la rotellina di regolazione della slitta. In commercio esistono slitte che effettuano il movimento su due assi, quindi non solo avantie indietro am anche destra e sinistra.

La slitta micrometrica della Manfrotto.

Mirino a 90°

Dato che la maggior parte dei soggetti sta a pochi centimetri dal suolo, il mirino a 90° consente di stare comodamente seduti, evitando di doversi sdraiare per terra. Il mirino è anche regolabile con altre angolazioni per posizioni particolari ed è possibile osservare l'immagine nelle dimensioni reali o raddoppiare l'ingrandimento.

Un mirino a 90°

Attrezzatura varia

Oltre alla classica attrezzatura che fa parte del kit dei fotografi, a prescindere dalla loro specializzazione (memorie, batterie, pile di scorta, accessori per la pulizia e la manutenzione, per la protezione in caso di pioggia, borsa, zaino, portaobiettivi, repellenti per zanzare, monete, ecc), ci sono alcuni accessori specifici che possono essere utili per la macrofotografia naturalistica.
Tra questi, voglio ricordare:
- seggiolino pieghevole (tipo pescatore);
- coltellino svizzero, le cui forbicine sono utili per tagliare rametti o foglioline che coprono il soggetto o disturbano lo sfondo;
- sacchetto tipo bean bag da riempire di sabbia sul posto per stabilizzare la lente nel caso di utilizzo di tubi di prolunga;
- indispensabile mini-ombrellino di colore neutro, per fare ombra al soggetto e per riparare in caso di vento (vedi capitolo Luce);
- pannellini riflettenti;
- pinze in pvc per fissare rametti o posatoi;
- nastro isolante e filo di ferro plastificato.

Due strumenti utili per il macrofotografo naturalista: il coltellino multiuso e delle pinze in plastica tipo fai da te.


Uno sgabellino portatile e un ombrellino per passeggini (sono comodi perchè snodati e muniti di pinza di fissaggio)

Non vi sono particolari regole riguardo l’abbigliamento: l’unico consiglio è quello di non utilizzare vestiti con colori troppo vivaci, per non spaventare gli insetti.
Dato che spesso vado a fotografare la mattina presto nei prati pieni di rugiada, o dopo la pioggia, di solito indosso dei pantaloni Kway verde militare e scarpe da trekking impermeabili. Utile il classico gilet multitasca.

Wimberley plamp

Un accessorio molto importante che merita un capitolo a se stante è il Wimberley plamp. In sostanza si tratta di un braccio snodato munito di pinze da fissare al trepiede che viene utilizzato in fotografia per verie utilità, come ad esempio per posizionare dei pannelli riflettenti. Si trova in vendita on-line. Nella macrofotografia può essere utile per tenere fermi, in caso di vento, steli, fiori e foglie. Con il Wimberley Plamp è facile orientare il soggetto con semplicità e con l’angolazione o l'altezza che preferiamo. E’ possibile anche gestire comodamente posatoi con piccoli animali statici appoggiati sopra (ad esempio una lumaca, od un bruco), o addirittura insetti molto attivi durante il giorno che la mattina presto sono talmente intorpiditi da lasciarsi manipolare (ad esempio le farfalle).

 
Wimberley Plamp

Personalmente preferisco utilizzare un surrogato del Wimberley Plamp costituito da un piccolo trepiede con montata sopra una pinza di plastica per il fai da te.
Un trepiede perfetto per questo scopo è il piccolo e leggero Manfrotto 785SHB ma in alternativa vanno benissimo quei mini trepiede made in Cina reperibili nei grandi magazzini con pochi euro.

   
Il Manfrotto 785SHB

Nel caso di percorsi a piedi, per non portarmi dietro un secondo trepiede mi sono autocostrito un Wimberley Plamp che fisso al mio bastone da trekking infilato nel terreno. Costruire un un Wimberley Plamp è molto semplice, si possono utilizzare delle pinze tipo fai da te o delle mollette per stendere il bucato e come braccio flessibile lo stelo di una lampadina USB, oppure il braccio di una lampada da tavolo economica, ecc.

   
Un Wimberley Plamp autocostruito fissato ad un bastone da trekking.


Una postazione al completo.

L’importanza dello sfondo

Una delle principali difficoltà, nella realizzazione di una foto macro, è ottenere uno sfondo sfuocato.
Uno sfondo sfuocato, quasi omogeneo, senza troppi disturbi, e di un colore gradevole non distoglie l’attenzione dal soggetto principale, che risalterà in tutta la sua bellezza. E’ una caratteristica di importanza fondamentale, che fa davvero la differenza.
In genere chi è alle prime armi non si pone questo problema e si concentra prevalentemente sulla nitidezza del soggetto principale. E questo è anche giusto: consiglio infatti di iniziare per gradi, cercando per prima cosa di ottenere foto nitide e ben dettagliate. Quando poi si sarà presa la mano, si potranno aggiungere dei gradini di difficoltà in più, a cominciare dallo sfondo sfuocato.


Un classico sfondo sfuocato e omogeneo di colore verde. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

Normalmente il fondo che si ottiene è di colore verde, di varie tonalità. Uno sfondo con colori particolari contribuisce a dare un tocco di originalità alla foto. Si possono cercare soggetti che abbiano alle spalle materiali come erba secca, foglie, terriccio, ecc. e che abbiano un colore diverso dal solito verde. Un altro fattore, che influisce notevolmente sulle tonalità, è se questi materiali sono illuminati dal sole o se sono in ombra. Normalmente i colori che si riescono ad ottenere variano dal giallo ocra, al beige, al rosso e al rosato. Anche il cielo in tutte le sue tonalità di colore (alba, giorno, tramonto) può essere utilizzato per creare effetti particolari, che rendono la foto più suggestiva.


Uno sfondo di colore giallo ocra ottenuto con dell'erba secca illuminata dal sole del primo mattino.

Foto realizzata con Nikon D200 e Nikkor 105VR. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.


Anche se può sembrare dovuto ad una accurata elaborazione digitale questo fondo rosato è originale.
Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 105VR. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

Uno sfondo di colore mattone ottenuto con dell'erba secca in ombra. Foto realizzata con Nikon D200 e Nikkor 105VR

Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

Una mantide a testa in giù con lo sfondo che richiama il colore dell'esoscheletro e del rametto .Foto realizzata con Nikon D700 e Nikkor 105VR.

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Il particolare sfondo di questa foto è dovuto all'anomala presenza di nebbia all'alba di una mattina primaverile.
Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 105VR
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Quale diaframma?

Per quanto riguarda la scelta del diaframma, il macrofotografo naturalista si trova di fronte a due scelte contrastanti: con un diaframma chiuso si vuole ottenere una profondità di campo che mantenga a fuoco tutto il soggetto, con il diaframma aperto si vuole ottenere uno sfondo sfuocato.
Ovviamente l’unica strada percorribile è quella di optare per una via di mezzo, strada che però comporta alcune difficoltà. Normalmente per le mie macro utilizzo diaframmi che vanno dall’8 al 16; raramente utilizzo diaframmi che escano da questo range. In genere, con diaframmi così impostati, si riesce ad ottenere un fondo sfuocato solo se questo è sufficientemente lontano dal soggetto e si riesce a tenere a fuoco il soggetto, nella sua interezza, con difficoltà. Se fotografo un insetto dall’alto verso il basso, molto probabilmente avrò il terreno molto vicino ed ottenere un fondo omogeneo sarà molto difficile. Viceversa, se mi posiziono parallelamente al terreno, è più probabile che oggetti di disturbo siano sufficientemente lontani. Per mantenere il soggetto principale il più a fuoco possibile, è fondamentale posizionarsi con l’obiettivo perfettamente perpendicolare ad esso: con una pdf non eccessiva bastano infatti pochi millimetri perché una parte del soggetto vada fuori fuoco. C’è da dire che, con queste impostazioni del diaframma, è praticamente impossibile mettere a fuoco il soggetto interamente e pertanto alcune zone sfuocate (ad esempio le antenne) vengono tollerate anche dai macrofotografi più intransigenti.


Questo scatto è stato effettuato con l'obbiettivo perfettamente perpendicolare alla farfalla.
Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.


Crop della foto sopra: si nota come tutte le parti siano a fuoco. Sia la parte della testa che la parte dell'ala. Con un diaframma aperto, se non posizionandosi perfettamente perpendicolari, non sarebbe stato possibile. Una delle due parti sarebbe uscita dalla zona di messa a fuoco e sarebbe risultata sfuocata.
La foto è stata scattata con Nikon D300 e Nikkor af-s 105 VR. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo dello specchio.


Un altro esempio di crop su una foto di una Damigella mostarata più in alto nell'articolo. Grazie all'obbiettivo posizionato perfettamente perpendicolare al soggetto si nota una discreta nitidezza sia sulla testa che sulla coda (va tenuto presente che le Damigelle sono piccole ed esili, più o meno come un fiammifero da cucina).

Un altro esempio su un Licenide.


Una libellula fotografata appositamente di tre quarti: in questi casi ovviamente una parte (la coda) non risulta essere a fuoco.
Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 200 Micro. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

In genere non utilizzo cartoncini come sfondi. Nella foto che segue ho fatto un’eccezione ed ho utilizzato la borsa del treppiede per ottenere il colore nero. In questo caso ci si può disinteressare dello sfondo sfuocato e chiudere molto il diaframma, per avere più profondità di campo sul soggetto. Va tenuto comunque presente che un diaframma molto chiuso può influire negativamente sulla qualità dell’immagine e che tempi troppo lenti posono dare micromosso anche se si utilizza il trepiede.

Lo sfondo nero in questa foto è stato ottenuto mettendo la borsa del trepiede dietro alla Mantide. In questi casi si può chiudere il diaframma senza troppe preoccupazioni. Va tenuto comunque presente che un diaframma molto chiuso può influire negativamente sulla qualità dell’immagine e che tempi troppo lenti posono dare micromosso anche se si utilizza il trepiede.

Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

In alcuni casi, quando risulta impossibile mettere a fuoco tutto il soggetto (capita a volte con i fiori o con insetti particolarmente “ingombranti”), si può optare per una tecnica particolare che consiste nel mettere a fuoco solo una parte di esso e lasciare sfuocato tutto il resto, utilizzando un diaframma particolarmente aperto. E’ una tecnica più facile da dire che da realizzare, in quanto subentrano in maniera preponderante il gusto estetico e l’estro del fotografo, nonché la sua capacità di visualizzare a priori il risultato della sfocatura.

Una cavalletta fotografata con la tecnica sopramenzionata del diaframma aperto. Il range di messa a fuoco di pochi millimetri lo si intuisce osservando la trama dello stelo d'erba.

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La luce e l’uso del flash

Come in qualsiasi altro genere fotografico, la luce è importantissima. Fortuna vuole che le condizioni di luce ottimali per il macrofotografo naturalista corrispondano alle ore in cui i nostri amici sono più intorpiditi e statici. L’orario in assoluto migliore è alle prime luci della mattina, quando una luce tenue ricrea colori pastello, tonalità calde e ombre morbide. Nelle zone umide, la mattina presto, è possibile incontrare insetti ricoperti di rugiada, che in foto crea un effetto spettacolare. Molti pensano che la luce migliore sia in pieno sole, nelle ore centrali del giorno. In realtà, se si fotografa in queste condizioni, si ottengono contrasti duri e sgradevoli e foto di mediocre qualità. Molto meglio optare per giornate nuvolose, poiché le nuvole fanno da filtro naturale, ricreando ombre soffici. Nel caso di luce troppo intensa, può essere utile l’utilizzo di un ombrellino portatile di colore bianco per mantenere per creare ombra. Questo può essere d’aiuto anche per riparare un po’ dal vento, nel caso ce ne fosse. Naturalmente anche la luce del tramonto è ottima, essendo simile a quella dell’alba.
In alcuni orari e condizioni, la luce può risultare troppo scarsa: con dei pannellini riflettenti si può convogliare la luce presente verso il soggetto, migliorando un poco queste condizioni.
Un esperimento interessante, che crea effetti suggestivi, è quello di fotografare il soggetto controluce. Alcuni insetti o fiori presentano delle trasparenze in alcune parti del corpo che, colpite da una luce che giunge da dietro, risultano quasi luminose. Anche eventuali goccioline di rugiada contribuiscono a ricreare un effetto molto particolare.


Una Mantide originaria dell'Indonesia fotografata controluce. Foto realizzata con Nikon D700 e Nikkor 105VR.
sollevamento preventivo dello specchio.
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Una falena ricoperta di gocce di rugiada.
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Personalmente sono sempre indeciso sull’utilizzo del flash. Spesso scatto la stessa foto con il flash e senza, per poi giudicare con calma il risultato. Il flash non mi dispiace per la resa che da sul soggetto, soprattutto se questo non ha il corpo lucido (ad esempio le farfalle) che genera antiestetiche macchie bruciate. Con altri insetti che hanno l’esoscheletro lucido (ad esempio Mantidi e Libellule) preferisco invece non usarlo e sfruttare unicamente la luce naturale.
Comunque sia, quello che non mi piace per nulla del flash è il fatto che altera notevolmente i colori dello sfondo, a volte scurendolo. Nel caso di utilizzo del flash è consigliabile impostare tempi non troppo brevi, in modo da consentire alla luce ambiente di “influenzare” i colori della scena, soprattutto se questa è la bella luce calda dell’inizio o della fine della giornata.
Tendenzialmente sto usando il flash sempre più raramente e quando lo uso lo imposto sempre sottoesposto almeno di uno stop e con il diffusore applicato, appena sufficiente per dare un tenue lampo che dia quel tanto di luminosità al soggetto.
Il flash risulta invece molto utile nel caso si desideri congelare il movimento. Come si sa la luce del flash ha un tempo velocissimo e questo permette appunto di congelare un istante del movimento.
Come si può facilmente immaginare non c’è bisogno di un flash particolarmente potente. Questo va collegato al corpo macchina tramite un cavo e va posizionato lateralmente all’obiettivo.

Il flash collegato tramite cavo e posizionato lateralmente all'obbiettivo

In commercio esistono anche delle coppie di flash di piccole dimensioni, studiati appositamente per la fotografia macro. Sono disponibili sia per Canon che per Nikon e sono estremamente versatili, potendo essere posizionati con varie angolazioni.

 
Il Flash Nikon R1C1

Nitidezza

Lavorare con l’illuminazione scarsa delle prime ore del giorno o con tempo nuvoloso, a 100 iso per ottenere la miglior qualità possibile e con diaframmi medi per ottenere uno sfondo sfuocato può comunque rappresentare un problema, poiché in queste condizioni è difficile ottenere tempi sufficientemente veloci. E questo è causa del temibile micro-mosso.
Il problema può essere ovviato in parte con alcuni accorgimenti che sono già stati descritti, ma che vale la pena ripetere. Per prima cosa è necessario utilizzare sempre un robusto treppiede, il sollevamento preventivo dello specchio ed il cavetto di scatto (o il telecomando).
Per ottenere un ottimale nitidezza è inoltre necessario effettuare un’accurata messa a fuoco manuale (evitare l’autofocus in quanto non è altrettanto preciso). La parte del soggetto che va presa in considearzione per effettuare la messa a fuoco è l'occhio (o comunque la testa): è molto importante che questo sia perfettamente a fuoco perchè è la zona sulla quale per prima, istintivamente, viene concentrata l'attenzione da parte dell'osservatore.
Molto utile può risultare la funzione Live view che permette di vedere molto ingrandito un dettaglio della foto, prima di scattare. Questo consente di effettuare una messa a fuoco manuale estremamente precisa.
Un modo alternativo per una precisa messa a fuoco manuale è quella di utilizzare la slitta micrometrica: invece di agire sulla ghiera dell'obbiettivo è possibile sfruttare l'avvicinamento/allontanamento dal soggetto mediante la rotellina di regolazione della slitta.

Per attenuare il problema della non eccessiva profondita di campo, quando ne vale la pena in quanto ad esempio il soggetto ha uno spessore esiguo (ad esempio le farfalle) è importante posizionarsi perfettamente perpendicolari al soggetto, mantenendo tutte le parti il più possibile nella “zona” di messa a fuoco.

Con un accurata messa a fuoco manuale si riescono a definire anche dettagli minuti, come si nota meglio nel crop sotto.

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Il crop della foto sopra. La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105 VR. Trepiede, messa a fuoco manuale
e sollevamento preventivo dello specchio.

Un acerrimo nemico della nitidezza è rappresentato dal vento. In questi casi, a causa dei tempi medio/lunghi di scatto, la presenza di mosso diventa inevitabile. Tra una folata e l’altra ci sono delle pause che permettono di effettuare lo scatto, un filo di cotone appeso al trepiede può essere un ottimo indicatore del vento e delle sue pause.
Personalmente però, in caso di vento preferisco rinunciare a scattare, in quanto le probabilità di fare foto decorose diminuiscono drasticamente.

La composizione

La composizione è una scelta abbastanza personale: ciò non toglie che sia una componente fondamentale di pari importanza dei fattori elencati fino ad ora.
Comporre la foto significa mettere in armonia i vari componenti che la costituiscono.
Lo scatto quindi non va effettuato frettolosamente e se ne si ha il tempo è bene soffermarsi e ponderare attentamente l’inquadratura ed osservare la scena da più angolazioni, per scegliere quella che ci sembra maggiormente equilibrata ed esteticamente più gradevole.
Un noto fotografo naturalista consiglia di fingere di essere in possesso non di una reflex, ma di una macchina in grande formato. Le macchine in grande formato mostrano la foto che si sta per scattare capovolta, costringendo il fotografo ad una studio della composizione attento e scrupoloso.

Grazie alle geometrie simmetriche di questa foto la composizione sembra rappresentare un immagine sacra.

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Vanno considerati alcuni criteri che possiamo definire universali e altri che riteniamo importanti, a seconda del nostro gusto estetico: questi ultimi possono essere migliorati con l’esperienza ed osservando le composizioni di altri fotografi.
La prima cosa da valutare è se è preferibile effettuare lo scatto con la macchina posizionata verticalmente od orizzontalmente. E’ importante osservare e nel caso modificare l’inquadratura per correggere alcuni errori grossolani come ad esempio parti del soggetto coperte da corpi estranei, parti del soggetto tagliate, elementi di disturbo sullo sfondo, ecc.
Spesso (ma non sempre) è opportuno posizionare il soggetto principale non perfettamente centrato, ma con maggiore spazio nella parte frontale. Questo per dare dinamicità alla foto.

Un altra immagine che sfrutta regole e simmetrie compositive. Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 105VR

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Il metodo compositivo classico, che regola il decentramento dell’immagine, si chiama regola dei due terzi: l’immagine va suddivisa in tre porzioni uguali verticali ed orizzontali. I punti dove le linee si intersecano saranno quelli in cui il soggetto principale va posizionato.

La regola dei due terzi: l’immagine va suddivisa in tre porzioni uguali verticali ed orizzontali. I punti dove le linee si intersecano saranno quelli in cui il soggetto principale va posizionato.

Vanno tenute in considerazione anche alcune simmetrie che si possono ricreare spontaneamente nella foto. Una geometria dinamica di sicuro effetto è quella di posizionare il centro di interesse sfruttando delle ideali diagonali dell’immagine. Simmetrie e geometrie però sono relative ad un gran numero di fattori che si diversificano da caso a caso, a seconda del tipo di soggetto, del significato che si desidera dare all’immagine e da altri elementi presenti nell’ambiente circostante. Diventa pertanto difficile indicare delle regole precise da seguire, meglio lasciare che ognuno si lasci condizionare dai propri gusti personali e dalle proprie sensazioni. Chiaramente sperando che queste siano poi apprezzate in egual modo dagli altri.

Una foto composta con due spighe.

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La classica foto del macrofotografo alle prime armi è rappresentata da un insetto (in genere un’ape) ripreso dall’alto sopra un fiore. Questo, oltre ad essere una complicazione nell’ottenere uno sfondo sfuocato (come già spiegato) rappresenta un approccio compositivo errato. Anche se non sempre è così, gli insetti nella maggior parte dei casi sono più fotogenici se ripresi di profilo.

Se la farfalla è fotografata dall'alto diventa più complesso ottenere uno sfondo sfuocato in quanto normalmente il terreno è vicino al soggetto.

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Altro esempio: un Macaone preso dall'alto. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

A seconda di cosa ci si trova di fronte, è bene ricercare l’inquadratura che mostri il “profilo” migliore dell’animale. Molto spesso questo è il profilo stesso, ma non è detto: a volte è il frontale, a volte la ripresa dall’alto. Dipende appunto dall’esemplare che stiamo fotografando e dalla rappresentazione che si desidera dare di esso. Alcuni insetti inoltre assumono delle posture affascinanti che val la pena cogliere, per rendere la composizione più gradevole. Maestre di queste posture sono scuramente le Mantidi religiose.


Un piccolo Dittero ripreso frontalmente. La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105 VR. Trepiede, messa a fuoco manuale, sollevamento preventivo dello specchio, tubi Kenko DG, peso di circa un chilo posto sopra l'obbiettivo.

Per rendere più suggestiva od originale la foto è opportuno attribuirgli un titolo. In alcuni casi, e quando il soggetto lo consente, un titolo azzeccato contribuisce a dare alla foto un fascino particolare che la distingue maggiormente dalle altre.

Mentre stavo fotografando questa Damigella ho avuto l'impressione che, mentre un po' intimorita tentava di nascondersi dietro il filo d'erba, pensasse: "Ma quello lì cos'è che vuole??"
Così ho pensato che potrebbe essere stato un titolo simpatico.
La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105 VR abbinato a dei tubi di prolunga. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo dello specchio.

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Il Posatoio

Per posatoio si intende il rametto, lo stelo d’erba, la foglia, il fiore, ecc su cui l’insetto si è posato. E’ una aspetto spesso trascurato, ma che invece ha la sua valenza. Non dico che sia importante quanto l’insetto in questione, ma a mio parere poco ci manca. Il macrofotografo si impegna nel tenere in considerazione tutti i vari aspetti: la composizione, lo sfondo sfuocato e di colore particolare, la tonalità della luce, la nitidezza per poi fotografare il soggetto su un posatoio sgradevole od insignificante. Questo da solo è capace di rovinare una splendida foto, potenzialmente perfetta.
Pertanto un componente aggiuntivo per ottenere una buona macro è quello di ricercare insetti che si siano posati su posatoi gradevoli. Nella foto che segue il Licenide è, ad esempio, posato su una spiga: un posatoio sicuramente esteticamente piacevole.

Un Licende appoggiato ad una spiga. Sicuramente un posatoio gradevole.

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Il posatoio di questa foto è costituito da una spiga rotta. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

Quali insetti fotografare?

Prenderemo qui in esame le caratteristiche, dal punto di vista del macrofotografo, di Artropodi di particolare importanza. Ci tengo a premettere che gran parte di quanto scritto è frutto di considerazioni e gusti estetici prettamente personali e che pertanto possono non essere condivisi da altri macrofotografi che hanno gusti differenti dai miei. Inoltre va sempre considerato che esiste in qualsiasi campo l’eccezione, frutto di un estro o di un’intuizione fuori dal comune, che smentisce quanto viene generalizzato.

Lepidotteri
Credo che si possa affermare tranquillamente che le farfalle, con le loro ali dai disegni e colori stupendi, siano gli insetti più fotogenici. Durante le ore calde le farfalle non si fanno avvicinare facilmente e comunque questo varia da farfalla a farfalla. Alcune sono particolarmente schive e scappano anche se siamo distanti da loro alcuni metri, altre sono meno timide (o forse semplicemente ci vedono peggio) e se si utilizza la tecnica dell’avvicinamento lento ed omogeneo si riescono ad avvicinare a portata di scatto. Molto utile in questi casi è l'utilizzo di focali lunghe che volendo possono essere duplicate con dei teleconvertitori. Altre ancora risultano molto difficili da riprendere perché sono in perenne movimento e difficilmente si trovano posate.


Una issoria lathonia. Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 105VR. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.


La vanessa pavone è sicuramente una delle più belle farfalle che si possono trovare in Italia. Clicca sulla foto per visualizzarla 1200x800 pxl.

Le farfalle hanno un periodo di volo molto variabile, alcune si trovano solo per un paio di mesi (normalmente in estate) altre per periodi più lunghi fino a coprire tutta la primavera e l'estate.
Le ore migliori per fotografare le farfalle, come per quasi tutti gli insetti, sono quelle della mattina presto. Purtroppo molte farfalle sono solite trascorrere la notte sulle cime degli alberi e la mattina non si trovano; compaiono solamente nelle ora calde della giornata.
L’angolo di ripresa che preferisco è sicuramente il profilo. Alcune farfalle tendono a non chiudere le ali e a mantenerle aperte: in questo caso l’angolo di ripresa obbligato è dall’alto, con le ali estese in tutta la loro bellezza. Se si utilzzano particolari simmetrie, o giochi di sfuocato, le farfalle possono offrire eccellenti inquadrature anche se fotografate frontalmente.
Anche le falene (farfalle notturne), spesso trascurate, consentono ottime foto. Sono certamente meno appariscenti delle loro sorelle diurne, ma sono comunque molto gradevoli con i loro disegni mimetici e con forme delle ali particolari. La maggior parte delle Falene riposa con le ali distese all'indietro a coprire l'addome, altre tengono le ali appiattite verso l'esterno.

Una Falena.. La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105 VR. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo dello specchio.

Una menzione speciale va fatta ai Licenidi, le farfalle in assoluto più immortalate dai macrofotografi italiani. Sono farfalle molto piccole (più o meno come una moneta da 5 centesimi) ed a prima vista un po’ insignificanti. In realtà, se osservate da vicino, presentano dei colori splendidi che variano da varietà a varietà. Le tre peculiarità che le rendono così fotogeniche sono il fatto che si trovino facilmente al mattino presto, se infreddolite tengono le ali chiuse e si prestano ad essere fotografate di profilo ed infine il fatto che a differenza delle altre farfalle che utilizzano come posatoio o il terreno o i fiori, i Licenidi non fanno distinzioni e si posano su un po’ di tutto: fiori, rametti, steli, spighe, foglie, fili d’erba, ecc. E questo offre la possibilità di grandi varietà compositive.
Capitolo a parte meritano le larve di farfalla. I Bruchi sono animali statici e si lasciano avvicinare facilmente ed alcuni di essi sono particolarmente fotogenici, avendo colorazioni splendide che in alcuni casi ricordano quelle dei Nudibranchi. Inoltre sono soliti assumere posture particolari ed a volte buffe. Per trovare i bruchi è molto importante conoscere un po' di botanica in quanto molti di essi sono monofagi e stazionano solo su determinate piante. Spesso di giorno si nascondono dagli uccelli ed è difficile individuarli, sono più attivi di notte e si riescono a scovare con una torcia elettrica.

Un bruco appeso ad una foglia.

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Odonati
Anche le libellule sono insetti molto fotogenici e sono frequentemente immortalate dai macrofotografi. Come avviene per le farfalle, alcune di esse si lasciano avvicinare facilmente, altre meno. Con quest’ultime diventa molto utile l’utilizzo di focali lunghe. Molto particolari, e relativamente facili da avvicinare, sono le Damigelle: sono delle piccole libellule molto comuni, che si prestano ad essere fotografate con composizioni originali. Con tempi estremamente veloci le Libellule si riescono a fotografare anche in volo. E' una tecnica non semplice in quanto le Libellule sono solite a cambi improvvisi e velocissimi di direzione ma se si riesce a cogliere il momento propizio la foto d'effetto è assicurata.


Un Orthetrum cancellatum, molto comune in tutta Italia. Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 200 Micro.
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Un Orthetrum cancellatum femmina.
Foto realizzata con Nikon D300 e Nikkor 200 Micro

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Le Damigelle sono grosse più o meno come un fiammifero da cucina, si lasciano avvicinare abbastanza facilmente.
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Mantidi
Le mantidi sono in assoluto gli insetti che preferisco. Le considero le modelle della macrofotografia. Oltre ad essere “belle” (ovviamente è un giudizio personale) le trovo particolarmente affascinanti anche per le posizioni che assumono. Si trovano in tutta Italia anche se non tanto frequentemente e si lasciano avvicinare con estrema facilità. Nel resto del mondo le Mantidi assumono livree meravigliose, alcune con mimetismi sbalorditivi assumono le sembianze di foglie, fiori, ecc. Possono essere tenute in cattività in piccole teche di vetro o plastica e alimentate con grilli, camole del miele, ecc.

Una mantide originaria del Gabon.
Foto realizzata con Nikon D700 e Nikkor 105VR

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Imenotteri
Api, vespe, bombi, ecc. sono soggetti molto fotografati. La mattina presto attendono nei loro nidi le ore calde, e quando escono in perlustrazione sono spesso in volo e passano da fiore a fiore, soffermandosi per pochi istanti. Per questo motivo diventa abbastanza difficile (anche se non impossibile in alcune circostanze) fotografarli con il treppiede. Per immortalarli a mano libera, un ottimo aiuto potrebbe venire dallo stabilizzatore. Personalmente li considero insetti esteticamente molto gradevoli ma che in foto non rendono più di tanto. Per rendere la foto più suggestiva diventa molto importante dare particolare risalto ad altri fattori, quali il posatoio (in genere un fiore) e la composizione.

Ditteri
Certo non si può affermare che mosche ed affini siano particolarmente “belle”. Offrono però possibilità di ripresa a volte molto interessanti. Diventa utile controbilanciare la loro limitata estetica dando maggior importanza alla composizione, oppure al dettaglio, visto che hanno occhi grandi che si prestano a gradevoli effetti, se fotografati con nitidezza. Ricordo di aver visto foto splendide, di bravi macrofotografi, di una semplice mosca, che erano ambientate in particolari contesti compositivi.

Un minuscolo moschino posato su uno stelo d'erba. Fotografato con Tubi di prolunga.

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Neurotteri e Mecotteri
Neurotteri e Mecotteri hanno grandi ali e corpo affusolato (alcuni assomigliano vagamente alle libellule). Molto spesso le ali sono trasparenti e si prestano a giochi di riflessi, trasparenze e luci. Li trovo soggetti molto fotogenici, tra di essi ricordiamo le Mosche scorpione, i Libelloides ed i Formicaleone.

Un Libelloides.
Foto realizzata con
Nikon D300 e Nikkor 105VR
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Una mosca scorpione.
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Coleotteri
Generalmente si lasciano avvicinare con facilità, ma non li trovo soggetti particolarmente interessanti a causa del loro corpo tozzo e poco sinuoso e delle loro colorazioni monocromatiche e spesso scure. Fanno un po’ eccezione alcune specie particolarmente esili, con zampe ed antenne lunghe o quelle con un apparato boccale sviluppato ed ovviamente le Coccinelle.

Non sono numerosi i Coleotteri particolarmente fotogenici. Tra questi ci sono sicuramente le Coccinelle.

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Ragni
I ragni sono animali bellissimi, ma piuttosto difficili da fotografare. Personalmente preferisco fotografare quelli che vanno a caccia sul terreno piuttosto che quelli che stazionano sulla tela. Di questi ultimi ricordo di aver visto molto di rado delle belle foto. Forse perché in genere offrono pochi spunti compositivi originali e vengono immortalati mentre occupano buona parte del fotogramma. E questo da, più che altro, un’impressione di immagine documentaristica un po’ fine a se stessa.

In piccolo ragno.
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Emitteri
Detesto le Cimici e tutti gli insetti parassiti. Bisogna ammettere però che alcune di esse hanno colorazioni notevoli, ma comunque non le fotografo mai. Ho notato come questa sensazione di sgradevolezza sia condivisa da molti altri macrofotografi. Le cimici infatti vengono riprese solo molto raramente.

Ortotteri
Ci sono Cavallette che difficilmente si lasciano avvicinare e volano via al minimo movimento ed altre meno timide che si lasciano avvicinare fino a pochi centimetri anche nelle ore calde della giornata.
Anche dal punto di vista fotogenico ci sono grosse differenze: alcune sono tozze e piuttosto banali, altre più sinuose, con antenne e zampe molto lunghe che offrono al macrofotografo naturalista la possibilità di effettuare scatti interessanti.

Una cavalletta di pochi giorni di vita.

E oltre agli insetti?

Come abbiamo visto la quantità di artropodi che possiamo fotografare, è davvero grandissima: non mancano però altri soggetti altrettanto affascinanti, sia nel mondo animale che in quello vegetale.
Oltre ad altri invertebrati terrestri, come ad esempio i gasteropodi (le lumache), è possibile trovare soggetti anche tra alcuni piccoli vertebrati. Non sono molti, ma con un po’ di fortuna si possono incontrare durante le nostre esplorazioni fotografiche dei vertebrati che nulla hanno da invidiare agli artropodi, come ad esempio i piccoli anfibi o i piccoli rettili.
Per quanto riguarda la tecnica fotografica, sostanzialmente non cambia nulla rispetto a quanto detto fino ad ora. Valgono gli stessi principi: utilizzo del treppiede quando è possibile, attenzione alla composizione, al posatoio, alla postura, al dettaglio e allo sfondo.


Una minuscola Raganella (Circa 4/5 cm). Foto effettuata con Nikkor 105 VR

Una lumaca.

La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105 VR. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo dello specchio.

Discorso diverso invece riguardo alla macrofotografia dei fiori e dei vegetali in genere (foglie, bacche, germogli, ecc.) che in alcuni casi necessita di altri accorgimenti. Il problema principale (a meno che si fotografino solo una parte del fiore o soggetti particolarmente piccoli) è dovuto al fatto che i fiori selvatici nostrani raggiungono dimensioni sostanzialmente maggiori di quelle di un insetto: questo, a differenza di quanto possa sembrare, complica un po’ le cose.

Anthyllis vulneraria. Foto effettuata con Nikkor 105 VR

Ophyrys apifera. Un Orchidea selvatica fotografata sugli Appennini piacentini.

La foto è stata scattata con il Nikkor af-s 105 VR. Trepiede, messa a fuoco manuale e sollevamento preventivo dello specchio.

Semi elicoidali di un Acero. Foto effettuata con Nikkor 105 VR + teleconvertitore 1.7x

Anacamptis pyramidalis (Orchidea selvatica) fotografata in Val D'Arda con Nikkor 105 VR

In particolare possono esserci delle difficoltà nell’ottenere uno sfondo sfuocato, poiché, dovendoci allontanare dal soggetto per poterlo mantenere all’interno del fotogramma, avremo di conseguenza una porzione di sfondo piuttosto ampia che, molto probabilmente, includerà maggiori dettagli (foglie, rami, arbusti, ecc.). In questi casi la soluzione che offre i risultati migliori è l’utilizzo di obiettivi macro con le focali più lunghe possibili e magari con l’aggiunta di un teleconvertitore. Come già detto precedentemente, a parità di diaframma, più è lunga la focale e più semplice sarà ottenere sfondi sfuocati. Anche se non possiamo più parlare di macrofotografia, poiché gli ingrandimenti superano non di poco il rapporto di 1:1 e più che altro per far capire meglio il concetto, invito ad osservare le foto delle due Orchidee selvatiche che seguono. In questo caso, ovvero di fiori fotografati con lo stelo che occupano una porzione notevole dello spazio, ho optato per un obiettivo Nikkor 300mm con l’aggiunta di tubi di prolunga. Così, allontanandosi di alcuni metri dal soggetto e aprendo al massimo il diaframma, è possibile ottenere dei gradevoli sfondi sfuocati.

Epipactis atrorubens (Orchidea selvatica) fotografata in Alto adige con Nikkor 300/4 + tubi Kenko DG su Trepiede.

Gymnadenia conopsea (Orchidea selvatica) fotografata in Trentino con Nikkor 300/4 + tubi Kenko DG su Trepiede.

La macrofotografia in acquario

Dato che ci troviamo in un portale di acquari credo possa interessare un breve cenno sulla fotografia macro in acquario.
Sostanzialmente, dal punto di vista tecnico, le cose cambiano poco rispetto a quanto detto fino ad ora (consiglio quindi, prima di proseguire, di leggere la parte relativa alla macrofotografia in natura, altrimenti quanto segue potrebbe risultare poco comprensibile).
Come ottica è consigliato un obiettivo macro con rapporto 1:1 di focale media. Una focale troppo corta potrebbe costringere ad avvicinarsi troppo alla vasca e questo potrebbe spaventare alcuni animali particolarmente schivi, di contro una focale troppo lunga potrebbe obbligarci ad allontanarci troppo e, dato che gli acquari sono collocati in ambienti domestici, questo potrebbe creare delle complicazioni.
Per non creare riflessi fastidiosi sul vetro e bene pulire accuratamente i vetri con un apposito prodotto ed un panno in microfibra e di creare il buio nel locale lasciando accese solo le luci della vasca. Nel caso di foto a piante ed invertebrati con polipi è utile spegnere tutte le pompe per eliminare ogni movimento per evitare conseguenti mossi. Nel caso di coralli autotrofi è sempre meglio accendere le luci con un po’ di anticipo per far si che questi estroflettano bene i polipi. Con alcuni coralli potrebbe essere utile, a questo scopo, somministrare un po’ di alimenti liquidi, come ad esempio del Phytoplancton.


Degli Spirografi. In questo caso, vista l'immediata vicinanza, ottenere uno sfondo completamente sfuocato ed omogeneo era praticamente impossibile.
Foto effettuata con Nikon D70 e Nikkor 60 Micro
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Polipi di Zoanthus. Foto effettuata con Nikon D70 e Nikkor 60 Micro.

Per quanto riguarda le tecniche da utilizzare, queste variano a seconda del tipo di organismo che si vuole fotografare.
Per fotografare le foglie delle piante o delle macroalghe, o tutti gli organismi statici come coralli, echinodermi, gasteropodi, crostacei, piccoli pesci di fondo, ecc., è opportuno posizionare la macchina su un treppiede, usare un comando remoto (o l’autoscatto) e il sollevamento preventivo dello specchio. In questo modo, con l’uso del trepiede, è possibile utilizzare la messa a fuoco manuale per ottenere una miglior precisione, ed è possibile disinteressarci dei tempi ottenuti (ovviamente a meno che questi non risultino molto lenti) e concentrarci sul diaframma più opportuno e relativa profondità di campo.
Normalmente in acquario è molto difficile ottenere degli sfondi molto sfuocati ed omogenei, sia a causa degli esigui spazi disponibili, sia per la presenza di rocce, rami di corallo, radici, piante e quant’altro, posizionati uno davanti all’altro.
Il risultato migliore è frutto di un compromesso tra la profondità di campo più ampia possibile sul soggetto e dello sfondo che, anche se difficilmente risulterà sfuocato in modo omogeneo come si riesce ad ottenere nella macrofotografia in natura, si cercherà comunque di sfuocare il più possibile.


Poilipi di Acropora. Foto effettuata con Nikon D70 e Nikkor 60 Micro.

Nel caso di foto fatte a mano libera con soggetti in movimento, come pesci di piccole dimensioni o primi piani di pesci più grandi, è bene utilizzare l’autofocus e lo stabilizzatore inserito, mentre i parametri di scatto variano a seconda del tipo di illuminazione della vasca.
Negli acquari muniti di impianti di illuminazione molto potenti, come normalmente accade per gli acquari di barriera dotati di lampade HQI, non ci sono grosse difficoltà. Basta impostare il diaframma il più aperto possibile e così si prendono due piccioni con una fava: si ottiene lo sfondo sfuocato e tempi di scatto sufficientemente veloci da “congelare” il soggetto in movimento.


Un piccolo Chromis viridis in movimento. Un esempio di foto fatta a mano libera, autofocus e senza l'ausilio del flash in quanto la vasca era molto ben illuminata. Aprendo al massimo il diaframma è stato possibile ottenere un tempo sufficientemente veloce ed uno sfondo abbastanza sfuocato nonostante i rami di Acropora posteriori piuttosto vicini. Foto effettuata con Nikkor 105 VR + Teleconvertitore 1.4x

Nel caso invece di illuminazione scarsa le difficoltà aumentano e sono direttamente proporzionali alla debolezza della luce. Con poca luce infatti, a causa dei movimenti del pesce o di quelli involontari del fotografo, ci sono altissime probabilità che la foto risulti mossa.
Gli stratagemmi da utilizzare in questi casi sono sostanzialmente tre:
- Effettuare lo scatto nei momenti in cui il pesce si ferma. In questo modo, se si è riusciti ad ottenere dei tempi non eccessivamente lenti, è possibile ottenere foto sufficientemente nitide. Un trucco è quello di fotografare i pesci di notte, mentre dormono e sono immobili, accendendo improvvisamente la luce.
- Aumentare gli iso, con relativa controindicazione dell’aumento della grana che deteriora la foto. Nel caso è possibile migliorare lo scatto in post-produzione con appositi programmi come ad esempio l’ottimo Neat Image.
- Utilizzare il flash per poter impostare tempi più veloci. Per evitare riflessi sul vetro non si deve utilizzare il flash incorporato nel corpo macchina: va invece utilizzato un flash esterno posizionato lateralmente a circa 45 gradi rispetto al vetro frontale. Il vetro deve essere perfettamente pulito.
Uno dei grossi limiti del flash in acquario è quello di rendere lo sfondo letteralmente orribile. Ne sconsiglio quindi l’utilizzo se non nei casi in cui lo sfondo è omogeneo e non presenta rocce, piante, radici, coralli, ecc. (ad esempio nelle vasche senza arredamento come quelle di esposizione dei negozi o di stabulazione) oppure quando il soggetto occupa gran parte del fotogramma e il fondo occupa una porzione trascurabile.


Un esempio di primo piano effettuato a mano libera con Nikkor 105VR + Flash SB600 posizionato lateralmente.


Un altro esempio di foto effettuata a mano libera con il flash (SB600 posizionato lateralmente): un piccolo Holocanthus ciliaris di circa 5/6 cm.
La sfondo nero è dovuto al vetro ceramizzato posteriore di una vasca di esposizione di un negozio.


Elaborazione digitale


Arrivati a questo punto siamo giunti a metà strada, però in questo articolo non intendo soffermarmi sulle varie tecniche del complesso mondo della postproduzione digitale.
Voglio solo segnalare a chi si avvicina per la prima volta alla macrofotografia naturalistica che scattare la foto significa essere giunti a metà dell’opera. E che per ottenere un gradevole effetto finale è necessario prendere confidenza con Photoshop, per poter elaborare con cura e nei dettagli quanto è uscito “grezzo” dalla nostra macchina fotografica.
Brevemente ricordo gli strumenti più comuni che è bene imparare ad utilizzare con dimestichezza:

Taglierina e dimensione immagine: strumenti per tagliare e ridimensionare la foto
Livelli e Curve: servono ad armonizzare e modificare il contrasto e la luminosità dell’immagine
Luci ed ombre: serve ad equilibrare le zone in ombra rispetto a quelle illuminate.
Saturazione e Correzione colore selettiva: servono a modificare i colori, uno in modo omogeneo, l’altro in modo selettivo, sui singoli colori primari e complementari.
Maschera e selezione: strumenti che consentono di selezionare alcune zone dell’immagine, sulle quali poter lavorare separatamente.
Correzione aberrazione cromatica: serve a correggere gli antiestetici artefatti creati da alcuni obiettivi in particolari condizioni di scatto.
Maschera di contrasto: utile per ripristinare la nitidezza della foto, dopo il ridimensionamento.
Eliminazione del rumore: tecniche che consentono di eliminare la grana dallo sfondo della foto.
Fotoritocco: tecniche che tramite determinati strumenti (ad esempio il timbro) servono a ricostruire parti della foto mancanti, ad eliminare macchie ed altri elementi di disturbo, ecc.
Cornice e testo: tecniche per la realizzazione della cornice e dell’inserimento dell’eventuale testo.

Se desiderate contattarmi potete farlo a questa mail: marcomilanesiphoto@gmail.com


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dedicato alla fotografia naturalistica:



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