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Guida all’allestimento
Questa sezione riguarderà l’allestimento vero
e proprio della nostra vasca olandese. Saranno illustrati
tutti i passaggi, dal posizionamento della vasca all’introduzione
di eventuali pesci, vedremo come preparare l’acqua,
la vasca e il fondo senza trascurare qualche nozione sull’arredamento.
CAPITOLO 1
preparazione dei materiali
Sistemazione e pulizia della vasca:
D opo aver posto la vasca nel luogo destinato (sopra il foglio
di polistirolo) si eseguirà un lavaggio accurato del
suo interno, con sola acqua e una spugna morbida, al fine
di eliminare eventuali tracce di polvere o sporco.
Preparazione dell’acqua:
l’acqua che andrà a riempire la vasca dovrà
essere preparata almeno 24 ore prima, ciò consentirà
ad eventuali sostanze presenti si disperdano per evaporazione
o per sedimentazione. Abbiamo già detto che l’acqua
di rubinetto non va bene per riempire la nostra vasca; per
preparare un’acqua adatta alle esigenze delle piante
abbiamo a disposizione due metodi, tagliare opportunamente
quella di rubinetto con acqua distillata o da osmosi inversa
oppure usare solo acqua distillata (o RO) e indurirla con
apposite soluzioni di sali preparate da noi stessi.
Acqua tagliata
Per quanto riguarda il primo metodo (sicuramente più
semplice) sarà opportuno conoscere i valori di pH,
kH e gH dell’acqua che sgorga nelle nostre case e, sulla
base di questi, miscelarla con una quantità di acqua
distillata tale da farci raggiungere i valori ricercati. Una
proporzione molto generica ma, in linea di massima valida,
è quella di miscelare 50% acqua distillata e 50% acqua
di rubinetto. I primi controlli di pH, gH e kH ci diranno
se, nei successivi cambi parziali, sarà il caso di
sostituire parte dell’acqua con distillata o di rubinetto,
fino al raggiungimento dei giusti valori. Buona norma, nel
caso in cui i valori misurati si discostassero di molto da
quelli cercati, sarà giungere all’equilibrio
ottimale per gradi e non in un solo cambio.
Abbiamo due tipi di acqua, una con il GH a 37 che
chiamiamo GH1
e una
con il GH a 11 che chiamiamo GH2.
Conosciamo
le quantità d'acqua in gioco, il totale che chiamiamo
QT
e
le due parti che saranno rispettivamente Q1
e Q2.Il
calcolo per ottenere il GH che risulta dal mescolare
i due tipi d'acqua,chiamiamolo GHR
e':GH1 X(Q1 / QT) + GH2 X(Q2 /QT)= GHRad
esempio 37 X(22 / 44)+ 11 X(22 /
44) = 24 Attenzione
però, questa formula vale solo per KH e GH
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Acqua RO indurita
con sali
Il secondo metodo è piuttosto complesso ma ci permetterà
di creare un’acqua assolutamente “personalizzata”
in base alle esigenze del nostro acquario. Infatti partiremo
dalla sola acqua RO che “induriremo” con appositi
sali; queste miscele di sali esistono in commercio già
pronte (SERA mineral Salt) ma in genere essi alzano contemporaneamente
sia il GH che il KH, mentre noi preferiremo alzarli in maniera
indipendente. Useremo diverse quantità di sali di calcio
e magnesio per poter controllare la disponibilità di
questi ioni per le piante. E' noto, infatti, che trai due
è il secondo a scarseggiare sempre, dato che è
assorbito più rapidamente. E' facile, quindi, che capiti
di avere eccessi di calcio in vasca e, al contempo, carenze
di magnesio, per cui, li doseremo indipendentemente. Inoltre
potremmo gestire anche la presenza di micro nutrienti, utili
sia alle piante che ai pesci, che è sempre problematica
in acquario. volendo ovviare a questo inconveniente, potremo
aggiungere del sale marino e, volendo, anche un integratore,
a base di stronzio.
I sali da recuperare per questa operazione sono i seguenti:
- Bicarbonato di sodio (NaHCO3)
- Bicarbonato di potassio (KHCO3)
- Cloruro di calcio (CaCl2)
- Solfato di magnesio (MgSO4)
- Sale marino
- Integratori di stronzio per il marino (facoltativi e recuperabili
nei negozi di acquari)
Li potremo recuperare presso le farmacie (il solfato di magnesio,
noto anche come sale inglese o sale amaro, è usato
come lassativo), i supermercati (bicarbonato di sodio) e negozi
di materiale chimico. oltre a ciò, ci muniremo di bottiglie
di plastica (ottime quelle dell'acqua minerale) da 500 mL
Incremento del kH
Preparare una soluzione potrebbe
comportare alcuni errori, dovuti alla scarsa
pratica, sarà bene sapere, dunque, che
per preparare mezzo litro di soluzione non si
deve mescolare il sale che serve con mezzo litro
di acqua, ma si deve sciogliere il sale necessario
in tanta acqua da ottenere, alla fine, mezzo
litro di soluzione in totale.
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Per incrementare il KH dell'acqua useremo una miscela di bicarbonato
di sodio e di bicarbonato di potassio.
Quest'ultimo è molto utile per le vasche ricche di
piante in quanto il potassio è un macro nutriente che
in acqua tende sempre a scarseggiare. Ovvio che in vasche
dedicate ai pesci si può anche fare a meno di usarlo.
Pesando
circa 37 g di NaHCO3 e 44 g di KHCO3 e sciogliendoli fino
a mezzo litro con acqua RO si ottiene una soluzione, un millilitro
della quale è in grado di alzare di 2.5°d il kH
di 2 litri di acqua RO.
Data la difficoltà a reperire bilance, useremo misurini
che ci permetteranno di replicare abbastanza accuratamente
le misure dei sali in futuro. Attenzione, però, a non
aumentare le dosi sopra riportate, dato che la solubilità
del bicarbonato di sodio è piuttosto limitata. In ogni
caso, in farmacia è possibile chiedere di pesare con
accuratezza la quantità di sale che ci serve; fatto
questo, recuperate un recipiente, versate il sale pesato in
un recipiente adatto l’ideale sarebbe un cilindro graduato
usato nei laboratori di chimica ma andrà ugualmente
bene un misurino dei nostri test per acquario) e segneremo
il livello raggiunto. In questo modo avremo un riferimento
che useremo nelle misurazioni successive.
Incremento del GH
Per regolare il GH useremo due soluzioni, una per dosare il
calcio e l'altra per il magnesio.
Soluzione 1: Ca
Scioglieremo circa 70 g di cloruro di calcio anidro in 400
mL di acqua RO (attenzione, in quanto si svilupperà
parecchio calore in grado di fondere la bottiglia di plastica;
la prima dissoluzione sarà effettuata in un pentolino
di metallo). Questo sale ha un peso molecolare di 111 g/mol.
Esiste, forse di più facile reperibilità, anche
una forma idrata, che contiene 6 molecole di acqua; questo
sale ha un peso molecolare di 219 g/mol e per avere un contenuto
paragonabile in calcio, nella soluzione concentrata, dovremo
usarne una quantità circa doppia (140 g in 300 mL di
acqua RO). Una volta sciolto tutto il sale, portate la vostra
soluzione al volume di mezzo litro con acqua RO.
Soluzione 2: Mg
La seconda soluzione si preparerà sciogliendo circa
77 g di solfato di magnesio eptaidrato (contenente, cioè,
sette molecole d'acqua di idratazione) in 400 mL di acqua;
una volta disciolto, volendo, (sale marino e stronzio non
sono additivi necessari) potremo aggiungere 5 g di sale marino
e 5 mL di additivo allo stronzio. Portiamo il tutto al volume
di mezzo litro con acqua RO.
1 mL di ognuna di queste soluzioni incrementerà il
GH di 2 litri di acqua RO di circa 2.5°d di durezza (5°dGH
totali).
Preparare una soluzione potrebbe comportare alcuni errori,
dovuti alla scarsa pratica, sarà bene sapere, dunque,
che per preparare mezzo litro di soluzione non si deve mescolare
il sale che serve con mezzo litro di acqua, ma si deve sciogliere
il sale necessario in tanta acqua da ottenere, alla fine,
mezzo litro di soluzione in totale.
il
cloruro di calcio, reperibile anche nei negozi
di acquari come additivo per il marino, potrebbe
produrre una soluzione non del tutto limpida,
con un minimo corpo di fondo marroncino; si
potrà filtrare questa soluzione in una
nuova bottiglia con l'aiuto di un imbuto e un
po' di garza o cotone idrofilo. Le soluzioni
possono essere conservate per lungo tempo al
riparo dalla luce (anche un anno).
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In questo modo, aggiungeremo:
circa 30 mg/L di solfaticirca
40 mg/L di cloruricirca
10 mg/L di magnesiocirca
25 mg/L di calciocirca
3 mg/L di sodio (dal sale marino)
Esempio
Per
ottenere 10 litri di acqua proporzioni. con KH
5 e GH 10, basta. aggiungere
10 mL di additivo per il KH, 10 mL di additivo
per il GH/Ca e 10 mL di additivo per il GH/Mg.
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Tutte le altre gradazioni possono essere ottenute con le adeguate
Trattandosi di prodotti chimici, anche se non tossici, è
sempre bene operare secondo norme dettate dalla prudenza.
Le bottiglie non dovranno essere per nessun motivo poste in
luoghi dove siapossibile trovare anche bottiglie di bibite
o acqua potabile e dovranno essere tenute lontano dalla portata
dei bambini. Inoltre, l'etichetta dovrà essere asportata
e sulla bottiglia stessa dovrà essere segnalato in
bella evidenza che si tratta di soluzioni per l'acquario.Una
volta preparata l’acqua la sistemeremo in una tanica,
o altro contenitore adatto, e la terremo nella stessa stanza
che accoglierà l’acquario così da avere
già una giusta temperatura.
Preparazione e disposizione del fondo:
L’akadama, la pozzolana e anche la torba (ma il discorso
vale per tutti i materiali da fondo) andrannolavate a lungo
sistemandole in un secchio colmo d’acqua, sciacquando
il materiale energicamente esostituendo l’acqua finché
non diventa completamente limpida.La prima cosa da fare sarà
posizionare l’akadama tutto intorno ai bordi dell'acquario,
in modo che facciada contorno al materiale che deve rimanere
all'interno del fondo, nascosto.All'interno, giusto sopra
il vetro, spargeremo poi la torba e il carbone attivo.Sopra
questo straterello disporremo l’altra akadama a coprire
il tutto. Per avere un maggior senso diprofondità si
potrà lasciare la parte posteriore del substrato più
alta di quella anteriore.Ricordiamoci inoltre che rocce o
legni particolarmente voluminosi andranno messi direttamente
acontatto col vetro e non infossati nella akadama; questo
per evitare crolli.
CAPITOLO 2
Il primo riempimento e l’arredamento
A questo punto potremo procedere ad un primo, parziale riempimento.
Posizioneremo un piattino o una bacinella sul fondo e faremo
cadere l’acqua sopra di questa al fine di evitare di
sollevare l’akadama. Riempiremo la vasca per circa 10
cm; questa poca acqua ci aiuterà nell’arredamento
e nella successiva piantumazione.
La sezione aurea:Un validissimo
metodo di sistemazione delle piante e di arredamento
è quello che si basa sulla sezione aurea.
Per capire lache cos’è la sezione
aurea disegniamo la base dell’acquario,
in genere un rettangolo. Ora, dal lato lungo,
tracciamo duelinee parallele al lato corto che
dividano il lato in tre parti, quelle estreme
leggermente più grandi di quella interna,
e poicolleghiamo l’angolo superiore destro
con quello inferiore sinistro.
I due punti dove la diagonale incontrerà
le due retteparallele saranno detti “punti
forti“, quelli che dovranno essere occupati
da piante di richiamo. non conviene mai mettereperfettamente
al centro una roccia o una pianta solitaria,
ma è sempre meglio spostarla verso sinistra
o verso destra.
Citando Euclide: "La sezione aurea è
la parte del segmento che è media proporzionale
fra l'intero segmento ela parte rimanente."in
altre parole, un segmento è diviso in
media ed estrema ragione, quando l'intero segmento
ha alla sua parte maggiore lostesso rapporto
che questa parte maggiore ha alla minore. Se
a è la lunghezza del segmento considerato
e si denota con xquella della parte maggiore,
il problema si traduce nella proposizione: a
: x= x: (a -x)
Il nostro scopo sarà quello di cercare
di utilizzare la sezione aurea per creare una
immagine naturale ed armoniosa.In natura non
esistono "oggetti" uguali, ognuno
si distingue dall'altro per forma, colore e
grandezza.
Dobbiamo quindi cercare di affrontare anche
questo problema secondario e vedremo che sarà
piuttosto semplice. Abbiamo a disposizione 3
pietre (A, B, C), dobbiamo per prima cosa cercare
3 pietre di forma e grandezza diverse.Ogni pietra
è circa la metà dell'altra, quindi
possiamo dire che se la grandezza della pietra
più piccola è 1, le altre sarannorispettivamente
grandi 2 e 3.
Disposizione delle tre pietre, dall’alto.
Notiamo che la pietra più grande è
posizionata sui 2/3 della lunghezza di base,
la pietra media ci servirà a "bilanciare"
quindi non è necessario rispettare in
pieno la sezione; la pietra piccola infine sarà
posizionata a 2/3 della distanza tra le prime
due pietre. Questo tipo di sistemazione non
solo è gradevole a vedersi ma ci fornisce
anche una certa idea di profondità. Anche
con i legni cercheremo di sviluppare in concetto
di sezione aurea sia in altezza che in pianta.
Un legno è un elemento più slanciato
quindi in pianta la sua posizione non appare
molto chiara. I legni comunque hanno delle prominenze
queste dovranno essere lì dove indica
la sezione aurea. l'apice del legno si troverà
proprio a 2/3 dell'altezza della vasca. A questo
proposito, potremo evidenziare maggiormente
il punto di richiamo inserendo una pianta. Ecco
un disegno che ci servirà come "supporto"
alle nostre scelte estetiche:
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Alcuni consigliano di realizzare un progettino
con le varie piante che s’intendono mettere, ma è
un sistema che funziona solo a grandi linee o meglio, solo
un occhio esperto riesce a capire come crescerà quella
data piantina, e a volte nemmeno lui. Oltretutto molte piante
si assomigliano terribilmente, e distinguere le une dalle
altre non è cosa facile neppure per acquariofili davvero
esperti. Questo, ovviamente, non vuol dire che non ci siano
alcune regole da rispettare per creare un “acquario
olandese“.
Comunque, ricordiamo che anche le “brutte esperienze”
servono a far capire gli errori e a perfezionarsi.
Nella grande maggioranza degli acquari, il lato posteriore
è quello occupato dalle centraline di illuminazione
e, per forza di cose, quello sarà il lato dove ci sarà
un po’ meno luce. In questi punti potranno essere costruite
delle terrazze.
Per costruirle useremo legni di torbiera, lastre di ardesia
e pietra lavica, che ha la proprietà di essere lavorata
facilmente; l’importante è non usare materiale
calcareo.
Per quanto riguarda l’ardesia, difficilmente si riuscirà
a farle attecchire sopra delle piante, caratteristica, questa,
che la rende difficilmente mimetizzabile. Abbinare pietre
con radici è abbastanza difficile esteticamente dunque
sceglieremo le une o le altre, mai entrambe. Ricordiamoci
di bloccare le terrazze sul fondo con piccole pietre o legni,
come se fossero tasselli, per evitare delle fastidiosissime
frane. useremo il trapano per bucare in vari punti le radici,
infilandoci muschio di Giava e Anubias.
Per quanto riguarda le rocce laviche, basta lavorarle con
lima e punteruoli e il gioco è fatto. Diverso è
il discorso per l’ardesia, lavorabile con fatica. Le
terrazze hanno il vantaggio di avvicinare le piante alla luce
e di rendere esteticamente l’acquario più bello.
Un altro metodo per aumentare l’effetto profondità
è coprire gli angoli posteriori dell’acquario
con piante o tronchi. Potremo allora usare una radice larga
e piatta: bucandola la si riempirà di piante Anubias
e Microsorum o altre.
Se la radice non fosse così alta da arrivare sino all’angolo
superiore posteriore, basterà mettergli sotto una noce
di cocco che faccia da rialzo e che potrà essere nascosta
da un gruppo di Cryptocoryne parva, che non hanno bisogno
di molta luce ma crescono a ventaglio coprendo il tutto.
Così, si avrà anche il vantaggio di avere una
zona di riposo per i pesci che amano l’ombra. Altra
pianta utile per coprire le radici è la Riccia fluitans
che, se legata opportunamente, crescerà velocemente;
richiede, però, una luce intensa. per incastrarla sulla
radice, la avvolgeremo con la classica retina che contiene
limoni e chiudendo il tutto con delle piccole fascette per
elettricista, nascoste da un piccolo rametto di Anubias o
altre piante basse come la Lobelia cardinalis, che va tenuta
bassa per avere delle foglie di un verde intenso, e che risalterà
moltissimo accostata a piante a stelo rossastre, nascondendo
le imperfezioni del fondo. Nella vasca trattata dal manuale
si utilizzerà una sola radice di torbiera, piuttosto
lunga e sottile, contorta caratterizzata dall’essere
piegata quasi a 90°; la parte più corta verrà
fissata al fondo mentre la parte più lunga sarà
tenuta parzialmente fuori dalla superficie dell’acqua.
Qua verranno inserite alcuni ciuffi di Vesicularia dubyana
e una piantina di Capelvenere, il tutto sarà mantenuto
umido da un tubicino collegato al tubo di uscita del filtro.
Le terrazze saranno ricavate da rocce laviche lavorate con
trapano e punteruoli, vi creeremo alloggiamenti per microsorum
e anubias, alcune altre parti saranno coperte da glossostigma
e vesicularia.
Questa pianta viene spesso usata negli acquari olandesi per
creare l’effetto vialetto; quest’effetto si realizza
partendo con steli bassi che man mano si alzano per andare
verso il fondo dell’acquario, creando un effetto di
profondità.
E’ una pianta da primo piano che colpisce subito l’osservatore.
Ricordiamoci di far galleggiare la riccia sull’acqua
fino a quando il cespuglio non aumenterà di spessore;
questo sarà il momento di bloccarla su un tronco con
la retina. Giocando con le forme e i colori delle piante si
potranno ottenere effetti realmente suggestivi.
Piante di colore verde chiaro andranno messe davanti ai legni
di torbiera o rocce laviche che hanno un colore molto scuro
e ne valorizzano l’aspetto, ai margini o addirittura
quasi “abbracciati” da questo gruppo di piante
potremmo inserire alcuni steli di piante di colore rosso;
piante a foglia sottile potranno essere sistemate davanti
a piante a foglia larga poiché in tal modo sarà
possibile intravedere la pianta che sta dietro, tappeti di
piante a foglie strette potranno essere interrotti da piccoli
“cespugli” di piante a foglie larghe e così
via, ognuno poi avrà la gioia di ricostruire un piccolo
pezzo di natura, nel modo più reale possibile, seguendo
la propria sensibilità.
CAPITOLO 3
Pulizia delle piante e piantumazione
Dopo qualche concetto sull’arredamento vediamo insieme
come comportarci con le piante appena acquistate. queste vengono
vendute, in genere, in due collocazioni: in un vasetto di
plastica, con le radici inserite in lana di roccia, e in gruppi
di steli, tenuti insieme da fascette di stagno o piombo. In
generale, è meglio non inserire mai le piante così
come vengono acquistate, nelle vasche; è sempre opportuno
pulirle sotto un getto di acqua corrente dato che, spesso,
racchiudono tra le foglie e le radici le uova di chiocciole
che non tutti amano avere in acquario oltre alla presenza
di forti composti fertilizzanti utilizzati nella coltura idroponica.
Le piante a fusto vendute con la fascetta devono essere liberate
e la fascetta gettata. Quelle in vasetto, devono essere liberate
delicatamente dalla lana di roccia, aiutandovi con un getto
moderato d'acqua fresca e le radici accorciate, con una forbice
ben affilata, fino a lasciare circa 2-3 centimetri di radici.
Fate ben attenzione che le radici siano sode e bianche; in
caso contrario, state per trapiantare una pianta malaticcia.
A seconda della pianta, poi, dovrete ottenere dal fascio che
acquistate, un certo numero di pianticelle più piccole
che laverete sotto un getto di acqua corrente fresca, ma non
fredda.
È possibile disinfettare le piante in un bagno o di
permanganato di potassio(KmnO4) o di allume di rocca (la stessa
sostanza che si usa per bloccare le emorragie prodotte dalla
rasatura ).
Del primo, usatene quanto basta per ottenere una soluzione
intensamente colorata in viola (attenzione perché il
prodotto tende a colorare tutto ciò con cui viene a
contatto. Usate guanti in gomma e fate molta attenzione quando
lo maneggiate; è tossico) mentre del secondo dovrebbe
bastare un cucchiaio da tavola per litro d'acqua. Basterà
tenerle in una di queste soluzioni per un’oretta e risciacquarle
bene prima di metterle in vasca. Foglie vecchie ed ingiallite
vanno tolte prima di piantarla e per avere un buon effetto
visivo dalle vostre piante, tenetele raggruppate. si inizierà
con l'introduzione delle piante più grandi lungo le
pareti per finire man mano con le piante sempre più
piccole, terminando il lavoro con quelle piante più
o meno minuscole che devono formare il prato per il primo
piano.
Le piante devono essere introdotte nel terreno singolarmente.
Solo in casi eccezionali (piante particolarmente minuscole
o prive di radici) si possono anche piantare due o tre esemplari
contemporaneamente. La distanza fra una pianta e l'altra non
dipende tanto dall'effetto che si ottiene al momento dell'arredamento
quanto dal futuro sviluppo della pianta. In altre parole per
specie che notoriamente aumentano notevolmente la loro "mole"
entro breve tempo si dovrà lasciare uno spazio maggiore
rispetto a quelle che hanno un accrescimento molto lento.
Non si possono dare a questo proposito delle indicazioni molto
precise. Generalizzando si potrebbe dire che, una volta completato
l'arredamento, la vegetazione dovrà essere compatta,
pur lasciando un minimo spazio libero fra una pianta o un
gruppo di piante e l'altro. Infatti anche una introduzione
troppo sparpagliata potrebbe compromettere oltre l'effetto
estetico, anche la possibilità di sviluppo delle piante.
Si è potuto infatti constatare che l'introduzione di
una certa quantità di piante fin dall'inizio dell'arredamento
non solo garantisce un buon sviluppo di tutta la vegetazione
(anche qui sembra che l'unione faccia la forza) ma soprattutto
evita il problema dello sviluppo di certe alghe per via della
cosiddetta concorrenza alimentare. Posizionate le piante della
stessa specie a "macchia" e risulteranno ancora
più belle nel vostro acquario.
Se le piante a stelo sono troppo alte, tagliate le cime e
ripiantatele sullo strato di fondo e nuove radici si svilupperanno
molto in fretta.
Utilizzando una comune pinzetta (quelle che il gentil sesso
utilizza per regolare le sopracciglia) o un analogo strumento,
è possibile inserire senza problemi le radici delle
piante (o i fusti, per le piante che ne sono prive) nel substrato
senza procurare danni alle stesse. Inoltre, con questo metodo,
è possibile piantare anche i fusti delle piante a stelo
ravvicinati tra loro, operazione quasi impossibile se effettuata
con le sole mani.
Una volta posizionata la pianta, basta spostare un po' della
ghiaia intorno, in modo da coprire bene le radici. In alcuni
casi è bene lasciare scoperta una piccola porzione
superiore del fascio radicale. Nel caso di piante con rizoma
(es. le Anubias) è bene inserire il rizoma inclinato,
in modo che l'estremità da cui spuntano le foglie resti
fuori dal terreno per almeno un centimetro e che l'altra estremità
sia ben sotterrata. Infine, le piante a bulbo.
Fate attenzione che gli "occhi" presenti nel bulbo
siano posizionati verso l'alto, per dar modo alla nuova pianta
di sbucare dal substrato senza problemi. Anche per motivi
di estetica non si dovrebbe esagerare nell'accostamento e
nel numero delle specie di piante da introdurre nella vasca.
Più piccolo è l'acquario meno specie di piante
si dovrebbero usare per l'allestimento. Nel sistemare le piante
nel materiale di fondo, si dovrà prestare attenzione
ad alcuni fattori di notevole importanza.
Prima di tutto va considerato che una pressione esercitata
sul "cuore" delle piante che formano delle rosette
o sul fusto può provocare un danno ai tessuti compromettendo
seriamente il loro futuro sviluppo.
A volte piante con fogliame molto grande hanno inizialmente
una certa spinta "positiva", cioè una volta
piantate tendono a staccarsi dal fondo e a portarsi alla superficie
dell'acqua. Non è assolutamente consigliabile, per
evitare questo inconveniente, piantarle più profondamente,
coprendo con la sabbia parte del fusto o delle foglie. Sarà
invece opportuno, almeno per i primi giorni, appesantire il
terreno circostante con qualche sasso che comunque non deve
toccare il fusto stesso della pianta. Anche l'impiego di qualche
"forcella di plastica autocostruita, può servire
per fissare la pianta nei primi giorni . Dopo alcuni giorni
la pianta avrà attecchito nel terreno, così
si potranno eliminare questi oggetti spesso antiestetici.
CAPITOLO 4
Avvio del filtro, riempimento, controlli e inserimento dei
pesci
Ultimata la piantumazione provvederemo ad avviare il filtro.
Sistemeremo il riscaldatore nel primo scomparto (impostando
la temperatura a 23\24 °C) e riempiremo il secondo con
le spugne e\o la lana di vetro facendo attenzione a non pressare
troppo, pena una circolazione dell’acqua non ottimale.
Nel terzo scomparto adageremo la reticella contenete i cannolicchi
(nel caso di filtri a tre scomparti questa verrà posta
prima del materiale per il filtraggio meccanico nello scomparto
centrale) e per ultimo sistemeremo la pompa. La mandata della
pompa sarà orientata circa a metà della colonna
d’acqua e non direttamente sulle piante. Come è
già stato detto nel caso specifico il filtro utilizzato
sarà un filtro interno a cartuccia; sarà sufficiente
posizionarlo in un angolo nascosto, possibilmente vicino al
riscaldatore.
Fatto ciò potremo riempire completamente la vasca sempre
col metodo del recipiente sul fondo. Quando l’acquario
sarà completamente riempito, aggiungeremo all’acqua
il biocondizionatore (se avremo preparato l’acqua noi
stessi non è strettamente necessario, ma molti prodotti,
come abbiamo detto, oltre a legare i metalli pesanti contengono
sostanze utili) e l’attivatore batterico (direttamente
dentro il filtro); li doseremo secondo le istruzioni della
confezione ma, in caso di dubbio, è preferibile metterne
di più. concluderemo sistemando la plafoniera con le
luci (vedi “fai da te”), il termometro (messo
il più possibile distante dal riscaldatore) e i magneti
tergivetro.
Sarà sufficiente attaccare le spine dei vari impianti
per avviare l’acquario.
Controlli
Dopo 24 ore eseguiremo i primi test; ph, kh e gh. Teniamo
sempre a mente che l’akadama nei primi periodi assorbe
moltissimi sali e l’acqua potrebbe precipitare velocemente
verso un kh=0!
Per il primo mese controlleremo questi valori ogni 2 giorni
e li correggeremo con le soluzioni precedentemente preparate.
Il primo periodo sarà soprattutto di osservazione;
terremo sotto controllo l’evoluzione della vasca, somministreremo
ogni 3 giorni un pizzico di mangime per far sviluppare i batteri
e correggeremo eventuali errori. Ogni settimana cambieremo
il 30% dell’acqua. Nel caso in cui dovessero comparire
alghe ne asporteremo il maggior quantitativo possibile con
il tergivetro o un batuffolo di lana di perlon.
Dopo circa un mese i valori dovrebbero essere relativamente
stabili. Quando saranno uguali a quelli prefissati (ricordiamo:
ph=6,8\7; kh=5\5,5; gh=7\7,5) potremo iniziare a somministrare
CO2 attivando l’impianto artigianale (vedi “fai
da te”) e ricordando di posizionare il diffusore (porosa,
artigianale o professionale che sia) il più possibile
vicino all’uscita dell’acqua dal filtro in modo
da far disperdere al meglio la CO2. la fertilizzazione potrà
essere iniziata dal 20° giorno, inizialmente con dosi
dimezzate; se sarà necessario aumenteremo le quantità
molto gradualmente onde non favorire l’insorgenza delle
alghe.
Inserimento dei pesci
Se tutto procede per il meglio dopo un mesetto potremo inserire
i primi pesci. I pesci non vanno inseriti subito nell'acquario,
ma lasciati adattare con parsimonia e senza fretta.
Si aprirà il sacchetto e i bordi verranno arrotolati
fin quasi alla metà, dopodiché potremo immergerlo
nell'acquario. Il sacchetto non deve far entrare l'acqua dell'acquario,
ma bisogna versarne un po' alla volta: un quarto di bicchiere
ogni 5 minuti per 7 volte circa. Questo è un calcolo
del tutto approssimativo, basti sapere però che l'acqua
nuova deve aver superato di quantità quella vecchia
nel sacchetto.
Dopo di che potremo liberare il pesce capovolgendo il sacchetto.
Ogni qualvolta si inserisce un pesce nuovo aggiungeremo all’acquario
del biocondizionatore e dell’attivatore batterico secondo
le dosi prescritte. inizieremo con l’immissione delle
Caridina japonica, nella nostra vasca ne metteremo 4 o 5 ma
le Caridina più sono e meglio è, difatti hanno
un impatto ecologico praticamente nullo (puliscono molto più
di quanto sporcano).
Fatto ciò aspetteremo circa 10 giorni controllando
costantemente lo stato della vasca. Potrà essere necessario
potare qualche pianta: seguiamo il nostro senso estetico e
cerchiamo di rendere tutto sempre molto naturale. Dopo questo
periodo introdurremo i 4 Otocinclus. Continueremo la normale
manutenzione e i controlli dei valori per altri 15 giorni
circa, dopo dei quali (a condizione che i nitriti siano <0,3)
inseriremo prima il maschio di Betta splendens e dopo 3 giorni
la femmina (volendo si possono introdurre 2 femmine).
Potrà sembrare che questa vasca olandese sia troppo
ricca di pesci ma, a meno che non si voglia un “olandese
puro”, le specie introdotte (esclusi i Betta splendens
beninteso) sono così discrete nell’aspetto e
nel comportamento da risultare praticamente invisibili. Una
volta introdotti tutti i pesci nell’acquario controlleremo
i nitriti ogni giorno per 3 giorni di fila; se tutto è
stato fato correttamente non ci dovrebbero essere problemi
tuttavia è bene tenerli sotto controllo.
CAPITOLO 5
La manutenzione
La manutenzione giornaliera
La cura giornaliera di un acquario richiede veramente pochi
minuti. Vediamo insieme le operazioni da effettuare ogni giorno
1 Accendere e spegnere le luci: sarebbe opportuno
dotarsi di un timer che mantenga l’orario di accensione
e spegnimento costante nel tempo.
2 controllo della temperatura: i termoriscaldatori
sono molto affidabili tuttavia dare un’occhiata non
costa nulla, giusto per sincerarsi che tutto vada bene.
3 controllo del filtro: sincerarsi che la pompa
funzioni regolarmente e che la portata siacostante.
4 Alimentazione dei pesci: sappiamo che i pesci
andrebbero alimentati più volte al giorno e con quantità
minime; sarà sufficiente suddividere la razione in
3 pasti quotidiani.
5 verificare il numero di pesci: purtroppo può
capitare che uno dei nostri beniamini ci abbandoni anche se
inspiegabilmente. In questo occorre cercare di individuare
al più presto il cadavere e toglierlo dall’acqua.
Pena un aumento di nitriti.
La manutenzione settimanale
Il nostro acquario necessita di un po’ di tempo in più
una volta alla settimana. Una piccola parte del Week-End può
essere utilizzata per svolgere qualche lavoretto nella vasca.
1 effettuare i test: per monitorare la vasca
è consigliabile eseguire i test di pH, NO2 e kH almeno
una volta a settimana.
2 Pulizia: sifoneremo il fondo per rimuovere
eventuali detriti, raccoglieremo particelle galleggianti,
rimuoveremo foglie ingiallite e asporteremo eventuali alghe
formatesi sui vetri. Se è il caso poteremo le piante.
3 cambio parziale dell’acqua: procedura
importantissima che ci permette di rinnovare l’acqua
della vasca e tenere sotto controllo i nitriti e indirettamente,
le alghe. In acquari di volume superiore ai 100lt è
possibile cambiare l’acqua ogni 2 settimane. Aspireremo
circa il 20% dell’acqua (magari in concomitanza con
la sifonatura del fondo); l’acqua rimossa può
essere utilizzata per annaffiare piante e fiori. Ne aggiungeremo
una quantità poco superiore per compensare la perdita
causata dall’evaporazione. Ovviamente l’acqua
che introdurremo dovrà avere la medesima temperatura
e ph di quella presente già nell’acquario. Completato
il riempimento aggiungeremo il biocondizionatore e l’attivatore
batterico secondo le istruzioni.
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