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11 Marzo 2010
 
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Guida all’allestimento

Questa sezione riguarderà l’allestimento vero e proprio della nostra vasca olandese. Saranno illustrati tutti i passaggi, dal posizionamento della vasca all’introduzione di eventuali pesci, vedremo come preparare l’acqua, la vasca e il fondo senza trascurare qualche nozione sull’arredamento.

CAPITOLO 1
preparazione dei materiali


Sistemazione e pulizia della vasca:

D opo aver posto la vasca nel luogo destinato (sopra il foglio di polistirolo) si eseguirà un lavaggio accurato del suo interno, con sola acqua e una spugna morbida, al fine di eliminare eventuali tracce di polvere o sporco.

Preparazione dell’acqua:
l’acqua che andrà a riempire la vasca dovrà essere preparata almeno 24 ore prima, ciò consentirà ad eventuali sostanze presenti si disperdano per evaporazione o per sedimentazione. Abbiamo già detto che l’acqua di rubinetto non va bene per riempire la nostra vasca; per preparare un’acqua adatta alle esigenze delle piante abbiamo a disposizione due metodi, tagliare opportunamente quella di rubinetto con acqua distillata o da osmosi inversa oppure usare solo acqua distillata (o RO) e indurirla con apposite soluzioni di sali preparate da noi stessi.

Acqua tagliata
Per quanto riguarda il primo metodo (sicuramente più semplice) sarà opportuno conoscere i valori di pH, kH e gH dell’acqua che sgorga nelle nostre case e, sulla base di questi, miscelarla con una quantità di acqua distillata tale da farci raggiungere i valori ricercati. Una proporzione molto generica ma, in linea di massima valida, è quella di miscelare 50% acqua distillata e 50% acqua di rubinetto. I primi controlli di pH, gH e kH ci diranno se, nei successivi cambi parziali, sarà il caso di sostituire parte dell’acqua con distillata o di rubinetto, fino al raggiungimento dei giusti valori. Buona norma, nel caso in cui i valori misurati si discostassero di molto da quelli cercati, sarà giungere all’equilibrio ottimale per gradi e non in un solo cambio.


Abbiamo due tipi di acqua, una con il GH a 37 che chiamiamo GH
1 e una con il GH a 11 che chiamiamo GH2.
Conosciamo le quantità d'acqua in gioco, il totale che chiamiamo QT
e le due parti che saranno rispettivamente Q1 e Q2.Il calcolo per ottenere il GH che risulta dal mescolare i due tipi d'acqua,chiamiamolo GHR e':GH1 X(Q1 / QT) + GH2 X(Q2 /QT)= GHRad esempio 37 X(22 / 44)+ 11 X(22 / 44) = 24 Attenzione però, questa formula vale solo per KH e GH



Acqua RO indurita con sali
Il secondo metodo è piuttosto complesso ma ci permetterà di creare un’acqua assolutamente “personalizzata” in base alle esigenze del nostro acquario. Infatti partiremo dalla sola acqua RO che “induriremo” con appositi sali; queste miscele di sali esistono in commercio già pronte (SERA mineral Salt) ma in genere essi alzano contemporaneamente sia il GH che il KH, mentre noi preferiremo alzarli in maniera indipendente. Useremo diverse quantità di sali di calcio e magnesio per poter controllare la disponibilità di questi ioni per le piante. E' noto, infatti, che trai due è il secondo a scarseggiare sempre, dato che è assorbito più rapidamente. E' facile, quindi, che capiti di avere eccessi di calcio in vasca e, al contempo, carenze di magnesio, per cui, li doseremo indipendentemente. Inoltre potremmo gestire anche la presenza di micro nutrienti, utili sia alle piante che ai pesci, che è sempre problematica in acquario. volendo ovviare a questo inconveniente, potremo aggiungere del sale marino e, volendo, anche un integratore, a base di stronzio.
I sali da recuperare per questa operazione sono i seguenti:

- Bicarbonato di sodio (NaHCO3)
- Bicarbonato di potassio (KHCO3)
- Cloruro di calcio (CaCl2)
- Solfato di magnesio (MgSO4)
- Sale marino
- Integratori di stronzio per il marino (facoltativi e recuperabili nei negozi di acquari)


Li potremo recuperare presso le farmacie (il solfato di magnesio, noto anche come sale inglese o sale amaro, è usato come lassativo), i supermercati (bicarbonato di sodio) e negozi di materiale chimico. oltre a ciò, ci muniremo di bottiglie di plastica (ottime quelle dell'acqua minerale) da 500 mL

Incremento del kH


Preparare una soluzione potrebbe comportare alcuni errori, dovuti alla scarsa pratica, sarà bene sapere, dunque, che per preparare mezzo litro di soluzione non si deve mescolare il sale che serve con mezzo litro di acqua, ma si deve sciogliere il sale necessario in tanta acqua da ottenere, alla fine, mezzo litro di soluzione in totale.

Per incrementare il KH dell'acqua useremo una miscela di bicarbonato di sodio e di bicarbonato di potassio.
Quest'ultimo è molto utile per le vasche ricche di piante in quanto il potassio è un macro nutriente che in acqua tende sempre a scarseggiare. Ovvio che in vasche dedicate ai pesci si può anche fare a meno di usarlo. Pesando
circa 37 g di NaHCO3 e 44 g di KHCO3 e sciogliendoli fino a mezzo litro con acqua RO si ottiene una soluzione, un millilitro della quale è in grado di alzare di 2.5°d il kH di 2 litri di acqua RO.
Data la difficoltà a reperire bilance, useremo misurini che ci permetteranno di replicare abbastanza accuratamente le misure dei sali in futuro. Attenzione, però, a non aumentare le dosi sopra riportate, dato che la solubilità del bicarbonato di sodio è piuttosto limitata. In ogni caso, in farmacia è possibile chiedere di pesare con accuratezza la quantità di sale che ci serve; fatto questo, recuperate un recipiente, versate il sale pesato in un recipiente adatto l’ideale sarebbe un cilindro graduato usato nei laboratori di chimica ma andrà ugualmente bene un misurino dei nostri test per acquario) e segneremo il livello raggiunto. In questo modo avremo un riferimento che useremo nelle misurazioni successive.

Incremento del GH
Per regolare il GH useremo due soluzioni, una per dosare il calcio e l'altra per il magnesio.

Soluzione 1: Ca
Scioglieremo circa 70 g di cloruro di calcio anidro in 400 mL di acqua RO (attenzione, in quanto si svilupperà parecchio calore in grado di fondere la bottiglia di plastica; la prima dissoluzione sarà effettuata in un pentolino di metallo). Questo sale ha un peso molecolare di 111 g/mol. Esiste, forse di più facile reperibilità, anche una forma idrata, che contiene 6 molecole di acqua; questo sale ha un peso molecolare di 219 g/mol e per avere un contenuto paragonabile in calcio, nella soluzione concentrata, dovremo usarne una quantità circa doppia (140 g in 300 mL di acqua RO). Una volta sciolto tutto il sale, portate la vostra soluzione al volume di mezzo litro con acqua RO.

Soluzione 2: Mg
La seconda soluzione si preparerà sciogliendo circa 77 g di solfato di magnesio eptaidrato (contenente, cioè, sette molecole d'acqua di idratazione) in 400 mL di acqua; una volta disciolto, volendo, (sale marino e stronzio non sono additivi necessari) potremo aggiungere 5 g di sale marino e 5 mL di additivo allo stronzio. Portiamo il tutto al volume di mezzo litro con acqua RO.
1 mL di ognuna di queste soluzioni incrementerà il GH di 2 litri di acqua RO di circa 2.5°d di durezza (5°dGH totali).
Preparare una soluzione potrebbe comportare alcuni errori, dovuti alla scarsa pratica, sarà bene sapere, dunque, che per preparare mezzo litro di soluzione non si deve mescolare il sale che serve con mezzo litro di acqua, ma si deve sciogliere il sale necessario in tanta acqua da ottenere, alla fine, mezzo litro di soluzione in totale.


il cloruro di calcio, reperibile anche nei negozi di acquari come additivo per il marino, potrebbe produrre una soluzione non del tutto limpida, con un minimo corpo di fondo marroncino; si potrà filtrare questa soluzione in una nuova bottiglia con l'aiuto di un imbuto e un po' di garza o cotone idrofilo. Le soluzioni possono essere conservate per lungo tempo al riparo dalla luce (anche un anno).

In questo modo, aggiungeremo:
circa 30 mg/L di solfaticirca
40 mg/L di cloruricirca
10 mg/L di magnesiocirca
25 mg/L di calciocirca
3 mg/L di sodio (dal sale marino)



Esempio
Per ottenere 10 litri di acqua proporzioni. con KH 5 e GH 10, basta.
aggiungere 10 mL di additivo per il KH, 10 mL di additivo per il GH/Ca e 10 mL di additivo per il GH/Mg.


Tutte le altre gradazioni possono essere ottenute con le adeguate Trattandosi di prodotti chimici, anche se non tossici, è sempre bene operare secondo norme dettate dalla prudenza. Le bottiglie non dovranno essere per nessun motivo poste in luoghi dove siapossibile trovare anche bottiglie di bibite o acqua potabile e dovranno essere tenute lontano dalla portata dei bambini. Inoltre, l'etichetta dovrà essere asportata e sulla bottiglia stessa dovrà essere segnalato in bella evidenza che si tratta di soluzioni per l'acquario.Una volta preparata l’acqua la sistemeremo in una tanica, o altro contenitore adatto, e la terremo nella stessa stanza che accoglierà l’acquario così da avere già una giusta temperatura.

Preparazione e disposizione del fondo:
L’akadama, la pozzolana e anche la torba (ma il discorso vale per tutti i materiali da fondo) andrannolavate a lungo sistemandole in un secchio colmo d’acqua, sciacquando il materiale energicamente esostituendo l’acqua finché non diventa completamente limpida.La prima cosa da fare sarà posizionare l’akadama tutto intorno ai bordi dell'acquario, in modo che facciada contorno al materiale che deve rimanere all'interno del fondo, nascosto.All'interno, giusto sopra il vetro, spargeremo poi la torba e il carbone attivo.Sopra questo straterello disporremo l’altra akadama a coprire il tutto. Per avere un maggior senso diprofondità si potrà lasciare la parte posteriore del substrato più alta di quella anteriore.Ricordiamoci inoltre che rocce o legni particolarmente voluminosi andranno messi direttamente acontatto col vetro e non infossati nella akadama; questo per evitare crolli.

CAPITOLO 2
Il primo riempimento e l’arredamento


A questo punto potremo procedere ad un primo, parziale riempimento. Posizioneremo un piattino o una bacinella sul fondo e faremo cadere l’acqua sopra di questa al fine di evitare di sollevare l’akadama. Riempiremo la vasca per circa 10 cm; questa poca acqua ci aiuterà nell’arredamento e nella successiva piantumazione.


La sezione aurea:Un validissimo metodo di sistemazione delle piante e di arredamento è quello che si basa sulla sezione aurea. Per capire lache cos’è la sezione aurea disegniamo la base dell’acquario, in genere un rettangolo. Ora, dal lato lungo, tracciamo duelinee parallele al lato corto che dividano il lato in tre parti, quelle estreme leggermente più grandi di quella interna, e poicolleghiamo l’angolo superiore destro con quello inferiore sinistro.
I due punti dove la diagonale incontrerà le due retteparallele saranno detti “punti forti“, quelli che dovranno essere occupati da piante di richiamo. non conviene mai mettereperfettamente al centro una roccia o una pianta solitaria, ma è sempre meglio spostarla verso sinistra o verso destra.
Citando Euclide: "La sezione aurea è la parte del segmento che è media proporzionale fra l'intero segmento ela parte rimanente."in altre parole, un segmento è diviso in media ed estrema ragione, quando l'intero segmento ha alla sua parte maggiore lostesso rapporto che questa parte maggiore ha alla minore. Se a è la lunghezza del segmento considerato e si denota con xquella della parte maggiore, il problema si traduce nella proposizione: a : x= x: (a -x)
Il nostro scopo sarà quello di cercare di utilizzare la sezione aurea per creare una immagine naturale ed armoniosa.In natura non esistono "oggetti" uguali, ognuno si distingue dall'altro per forma, colore e grandezza.
Dobbiamo quindi cercare di affrontare anche questo problema secondario e vedremo che sarà piuttosto semplice. Abbiamo a disposizione 3 pietre (A, B, C), dobbiamo per prima cosa cercare 3 pietre di forma e grandezza diverse.Ogni pietra è circa la metà dell'altra, quindi possiamo dire che se la grandezza della pietra più piccola è 1, le altre sarannorispettivamente grandi 2 e 3.


Disposizione delle tre pietre, dall’alto.


Notiamo che la pietra più grande è posizionata sui 2/3 della lunghezza di base, la pietra media ci servirà a "bilanciare" quindi non è necessario rispettare in pieno la sezione; la pietra piccola infine sarà posizionata a 2/3 della distanza tra le prime due pietre. Questo tipo di sistemazione non solo è gradevole a vedersi ma ci fornisce anche una certa idea di profondità. Anche con i legni cercheremo di sviluppare in concetto di sezione aurea sia in altezza che in pianta. Un legno è un elemento più slanciato quindi in pianta la sua posizione non appare molto chiara. I legni comunque hanno delle prominenze queste dovranno essere lì dove indica la sezione aurea. l'apice del legno si troverà proprio a 2/3 dell'altezza della vasca. A questo proposito, potremo evidenziare maggiormente il punto di richiamo inserendo una pianta. Ecco un disegno che ci servirà come "supporto" alle nostre scelte estetiche:


Alcuni consigliano di realizzare un progettino con le varie piante che s’intendono mettere, ma è un sistema che funziona solo a grandi linee o meglio, solo un occhio esperto riesce a capire come crescerà quella data piantina, e a volte nemmeno lui. Oltretutto molte piante si assomigliano terribilmente, e distinguere le une dalle altre non è cosa facile neppure per acquariofili davvero esperti. Questo, ovviamente, non vuol dire che non ci siano alcune regole da rispettare per creare un “acquario olandese“.
Comunque, ricordiamo che anche le “brutte esperienze” servono a far capire gli errori e a perfezionarsi.
Nella grande maggioranza degli acquari, il lato posteriore è quello occupato dalle centraline di illuminazione e, per forza di cose, quello sarà il lato dove ci sarà un po’ meno luce. In questi punti potranno essere costruite delle terrazze.
Per costruirle useremo legni di torbiera, lastre di ardesia e pietra lavica, che ha la proprietà di essere lavorata facilmente; l’importante è non usare materiale calcareo.
Per quanto riguarda l’ardesia, difficilmente si riuscirà a farle attecchire sopra delle piante, caratteristica, questa, che la rende difficilmente mimetizzabile. Abbinare pietre con radici è abbastanza difficile esteticamente dunque sceglieremo le une o le altre, mai entrambe. Ricordiamoci di bloccare le terrazze sul fondo con piccole pietre o legni, come se fossero tasselli, per evitare delle fastidiosissime frane. useremo il trapano per bucare in vari punti le radici, infilandoci muschio di Giava e Anubias.
Per quanto riguarda le rocce laviche, basta lavorarle con lima e punteruoli e il gioco è fatto. Diverso è il discorso per l’ardesia, lavorabile con fatica. Le terrazze hanno il vantaggio di avvicinare le piante alla luce e di rendere esteticamente l’acquario più bello. Un altro metodo per aumentare l’effetto profondità è coprire gli angoli posteriori dell’acquario con piante o tronchi. Potremo allora usare una radice larga e piatta: bucandola la si riempirà di piante Anubias e Microsorum o altre.
Se la radice non fosse così alta da arrivare sino all’angolo superiore posteriore, basterà mettergli sotto una noce di cocco che faccia da rialzo e che potrà essere nascosta da un gruppo di Cryptocoryne parva, che non hanno bisogno di molta luce ma crescono a ventaglio coprendo il tutto.
Così, si avrà anche il vantaggio di avere una zona di riposo per i pesci che amano l’ombra. Altra pianta utile per coprire le radici è la Riccia fluitans che, se legata opportunamente, crescerà velocemente; richiede, però, una luce intensa. per incastrarla sulla radice, la avvolgeremo con la classica retina che contiene limoni e chiudendo il tutto con delle piccole fascette per elettricista, nascoste da un piccolo rametto di Anubias o altre piante basse come la Lobelia cardinalis, che va tenuta bassa per avere delle foglie di un verde intenso, e che risalterà moltissimo accostata a piante a stelo rossastre, nascondendo le imperfezioni del fondo. Nella vasca trattata dal manuale si utilizzerà una sola radice di torbiera, piuttosto lunga e sottile, contorta caratterizzata dall’essere piegata quasi a 90°; la parte più corta verrà fissata al fondo mentre la parte più lunga sarà tenuta parzialmente fuori dalla superficie dell’acqua.
Qua verranno inserite alcuni ciuffi di Vesicularia dubyana e una piantina di Capelvenere, il tutto sarà mantenuto umido da un tubicino collegato al tubo di uscita del filtro. Le terrazze saranno ricavate da rocce laviche lavorate con trapano e punteruoli, vi creeremo alloggiamenti per microsorum e anubias, alcune altre parti saranno coperte da glossostigma e vesicularia.
Questa pianta viene spesso usata negli acquari olandesi per creare l’effetto vialetto; quest’effetto si realizza partendo con steli bassi che man mano si alzano per andare verso il fondo dell’acquario, creando un effetto di profondità.
E’ una pianta da primo piano che colpisce subito l’osservatore. Ricordiamoci di far galleggiare la riccia sull’acqua fino a quando il cespuglio non aumenterà di spessore; questo sarà il momento di bloccarla su un tronco con la retina. Giocando con le forme e i colori delle piante si potranno ottenere effetti realmente suggestivi.
Piante di colore verde chiaro andranno messe davanti ai legni di torbiera o rocce laviche che hanno un colore molto scuro e ne valorizzano l’aspetto, ai margini o addirittura quasi “abbracciati” da questo gruppo di piante potremmo inserire alcuni steli di piante di colore rosso; piante a foglia sottile potranno essere sistemate davanti a piante a foglia larga poiché in tal modo sarà possibile intravedere la pianta che sta dietro, tappeti di piante a foglie strette potranno essere interrotti da piccoli “cespugli” di piante a foglie larghe e così via, ognuno poi avrà la gioia di ricostruire un piccolo pezzo di natura, nel modo più reale possibile, seguendo la propria sensibilità.

CAPITOLO 3
Pulizia delle piante e piantumazione


Dopo qualche concetto sull’arredamento vediamo insieme come comportarci con le piante appena acquistate. queste vengono vendute, in genere, in due collocazioni: in un vasetto di plastica, con le radici inserite in lana di roccia, e in gruppi di steli, tenuti insieme da fascette di stagno o piombo. In generale, è meglio non inserire mai le piante così come vengono acquistate, nelle vasche; è sempre opportuno pulirle sotto un getto di acqua corrente dato che, spesso, racchiudono tra le foglie e le radici le uova di chiocciole che non tutti amano avere in acquario oltre alla presenza di forti composti fertilizzanti utilizzati nella coltura idroponica.
Le piante a fusto vendute con la fascetta devono essere liberate e la fascetta gettata. Quelle in vasetto, devono essere liberate delicatamente dalla lana di roccia, aiutandovi con un getto moderato d'acqua fresca e le radici accorciate, con una forbice ben affilata, fino a lasciare circa 2-3 centimetri di radici.



Fate ben attenzione che le radici siano sode e bianche; in caso contrario, state per trapiantare una pianta malaticcia. A seconda della pianta, poi, dovrete ottenere dal fascio che acquistate, un certo numero di pianticelle più piccole che laverete sotto un getto di acqua corrente fresca, ma non fredda.
È possibile disinfettare le piante in un bagno o di permanganato di potassio(KmnO4) o di allume di rocca (la stessa sostanza che si usa per bloccare le emorragie prodotte dalla rasatura ).
Del primo, usatene quanto basta per ottenere una soluzione intensamente colorata in viola (attenzione perché il prodotto tende a colorare tutto ciò con cui viene a contatto. Usate guanti in gomma e fate molta attenzione quando lo maneggiate; è tossico) mentre del secondo dovrebbe bastare un cucchiaio da tavola per litro d'acqua. Basterà tenerle in una di queste soluzioni per un’oretta e risciacquarle bene prima di metterle in vasca. Foglie vecchie ed ingiallite vanno tolte prima di piantarla e per avere un buon effetto visivo dalle vostre piante, tenetele raggruppate. si inizierà con l'introduzione delle piante più grandi lungo le pareti per finire man mano con le piante sempre più piccole, terminando il lavoro con quelle piante più o meno minuscole che devono formare il prato per il primo piano.
Le piante devono essere introdotte nel terreno singolarmente. Solo in casi eccezionali (piante particolarmente minuscole o prive di radici) si possono anche piantare due o tre esemplari contemporaneamente. La distanza fra una pianta e l'altra non dipende tanto dall'effetto che si ottiene al momento dell'arredamento quanto dal futuro sviluppo della pianta. In altre parole per specie che notoriamente aumentano notevolmente la loro "mole" entro breve tempo si dovrà lasciare uno spazio maggiore rispetto a quelle che hanno un accrescimento molto lento.
Non si possono dare a questo proposito delle indicazioni molto precise. Generalizzando si potrebbe dire che, una volta completato l'arredamento, la vegetazione dovrà essere compatta, pur lasciando un minimo spazio libero fra una pianta o un gruppo di piante e l'altro. Infatti anche una introduzione troppo sparpagliata potrebbe compromettere oltre l'effetto estetico, anche la possibilità di sviluppo delle piante.
Si è potuto infatti constatare che l'introduzione di una certa quantità di piante fin dall'inizio dell'arredamento non solo garantisce un buon sviluppo di tutta la vegetazione (anche qui sembra che l'unione faccia la forza) ma soprattutto evita il problema dello sviluppo di certe alghe per via della cosiddetta concorrenza alimentare. Posizionate le piante della stessa specie a "macchia" e risulteranno ancora più belle nel vostro acquario.
Se le piante a stelo sono troppo alte, tagliate le cime e ripiantatele sullo strato di fondo e nuove radici si svilupperanno molto in fretta.
Utilizzando una comune pinzetta (quelle che il gentil sesso utilizza per regolare le sopracciglia) o un analogo strumento, è possibile inserire senza problemi le radici delle piante (o i fusti, per le piante che ne sono prive) nel substrato senza procurare danni alle stesse. Inoltre, con questo metodo, è possibile piantare anche i fusti delle piante a stelo ravvicinati tra loro, operazione quasi impossibile se effettuata con le sole mani.
Una volta posizionata la pianta, basta spostare un po' della ghiaia intorno, in modo da coprire bene le radici. In alcuni casi è bene lasciare scoperta una piccola porzione superiore del fascio radicale. Nel caso di piante con rizoma (es. le Anubias) è bene inserire il rizoma inclinato, in modo che l'estremità da cui spuntano le foglie resti fuori dal terreno per almeno un centimetro e che l'altra estremità sia ben sotterrata. Infine, le piante a bulbo.
Fate attenzione che gli "occhi" presenti nel bulbo siano posizionati verso l'alto, per dar modo alla nuova pianta di sbucare dal substrato senza problemi. Anche per motivi di estetica non si dovrebbe esagerare nell'accostamento e nel numero delle specie di piante da introdurre nella vasca.
Più piccolo è l'acquario meno specie di piante si dovrebbero usare per l'allestimento. Nel sistemare le piante nel materiale di fondo, si dovrà prestare attenzione ad alcuni fattori di notevole importanza.
Prima di tutto va considerato che una pressione esercitata sul "cuore" delle piante che formano delle rosette o sul fusto può provocare un danno ai tessuti compromettendo seriamente il loro futuro sviluppo.
A volte piante con fogliame molto grande hanno inizialmente una certa spinta "positiva", cioè una volta piantate tendono a staccarsi dal fondo e a portarsi alla superficie dell'acqua. Non è assolutamente consigliabile, per evitare questo inconveniente, piantarle più profondamente, coprendo con la sabbia parte del fusto o delle foglie. Sarà invece opportuno, almeno per i primi giorni, appesantire il terreno circostante con qualche sasso che comunque non deve toccare il fusto stesso della pianta. Anche l'impiego di qualche "forcella di plastica autocostruita, può servire per fissare la pianta nei primi giorni . Dopo alcuni giorni la pianta avrà attecchito nel terreno, così si potranno eliminare questi oggetti spesso antiestetici.




CAPITOLO 4
Avvio del filtro, riempimento, controlli e inserimento dei pesci


Ultimata la piantumazione provvederemo ad avviare il filtro. Sistemeremo il riscaldatore nel primo scomparto (impostando la temperatura a 23\24 °C) e riempiremo il secondo con le spugne e\o la lana di vetro facendo attenzione a non pressare troppo, pena una circolazione dell’acqua non ottimale.
Nel terzo scomparto adageremo la reticella contenete i cannolicchi (nel caso di filtri a tre scomparti questa verrà posta prima del materiale per il filtraggio meccanico nello scomparto centrale) e per ultimo sistemeremo la pompa. La mandata della pompa sarà orientata circa a metà della colonna d’acqua e non direttamente sulle piante. Come è già stato detto nel caso specifico il filtro utilizzato sarà un filtro interno a cartuccia; sarà sufficiente posizionarlo in un angolo nascosto, possibilmente vicino al riscaldatore.
Fatto ciò potremo riempire completamente la vasca sempre col metodo del recipiente sul fondo. Quando l’acquario sarà completamente riempito, aggiungeremo all’acqua il biocondizionatore (se avremo preparato l’acqua noi stessi non è strettamente necessario, ma molti prodotti, come abbiamo detto, oltre a legare i metalli pesanti contengono sostanze utili) e l’attivatore batterico (direttamente dentro il filtro); li doseremo secondo le istruzioni della confezione ma, in caso di dubbio, è preferibile metterne di più. concluderemo sistemando la plafoniera con le luci (vedi “fai da te”), il termometro (messo il più possibile distante dal riscaldatore) e i magneti tergivetro.
Sarà sufficiente attaccare le spine dei vari impianti per avviare l’acquario.

Controlli
Dopo 24 ore eseguiremo i primi test; ph, kh e gh. Teniamo sempre a mente che l’akadama nei primi periodi assorbe moltissimi sali e l’acqua potrebbe precipitare velocemente verso un kh=0!
Per il primo mese controlleremo questi valori ogni 2 giorni e li correggeremo con le soluzioni precedentemente preparate. Il primo periodo sarà soprattutto di osservazione; terremo sotto controllo l’evoluzione della vasca, somministreremo ogni 3 giorni un pizzico di mangime per far sviluppare i batteri e correggeremo eventuali errori. Ogni settimana cambieremo il 30% dell’acqua. Nel caso in cui dovessero comparire alghe ne asporteremo il maggior quantitativo possibile con il tergivetro o un batuffolo di lana di perlon.
Dopo circa un mese i valori dovrebbero essere relativamente stabili. Quando saranno uguali a quelli prefissati (ricordiamo: ph=6,8\7; kh=5\5,5; gh=7\7,5) potremo iniziare a somministrare CO2 attivando l’impianto artigianale (vedi “fai da te”) e ricordando di posizionare il diffusore (porosa, artigianale o professionale che sia) il più possibile vicino all’uscita dell’acqua dal filtro in modo da far disperdere al meglio la CO2. la fertilizzazione potrà essere iniziata dal 20° giorno, inizialmente con dosi dimezzate; se sarà necessario aumenteremo le quantità molto gradualmente onde non favorire l’insorgenza delle alghe.

Inserimento dei pesci
Se tutto procede per il meglio dopo un mesetto potremo inserire i primi pesci. I pesci non vanno inseriti subito nell'acquario, ma lasciati adattare con parsimonia e senza fretta.
Si aprirà il sacchetto e i bordi verranno arrotolati fin quasi alla metà, dopodiché potremo immergerlo nell'acquario. Il sacchetto non deve far entrare l'acqua dell'acquario, ma bisogna versarne un po' alla volta: un quarto di bicchiere ogni 5 minuti per 7 volte circa. Questo è un calcolo del tutto approssimativo, basti sapere però che l'acqua nuova deve aver superato di quantità quella vecchia nel sacchetto.
Dopo di che potremo liberare il pesce capovolgendo il sacchetto. Ogni qualvolta si inserisce un pesce nuovo aggiungeremo all’acquario del biocondizionatore e dell’attivatore batterico secondo le dosi prescritte. inizieremo con l’immissione delle Caridina japonica, nella nostra vasca ne metteremo 4 o 5 ma le Caridina più sono e meglio è, difatti hanno un impatto ecologico praticamente nullo (puliscono molto più di quanto sporcano).
Fatto ciò aspetteremo circa 10 giorni controllando costantemente lo stato della vasca. Potrà essere necessario potare qualche pianta: seguiamo il nostro senso estetico e cerchiamo di rendere tutto sempre molto naturale. Dopo questo periodo introdurremo i 4 Otocinclus. Continueremo la normale manutenzione e i controlli dei valori per altri 15 giorni circa, dopo dei quali (a condizione che i nitriti siano <0,3) inseriremo prima il maschio di Betta splendens e dopo 3 giorni la femmina (volendo si possono introdurre 2 femmine).
Potrà sembrare che questa vasca olandese sia troppo ricca di pesci ma, a meno che non si voglia un “olandese puro”, le specie introdotte (esclusi i Betta splendens beninteso) sono così discrete nell’aspetto e nel comportamento da risultare praticamente invisibili. Una volta introdotti tutti i pesci nell’acquario controlleremo i nitriti ogni giorno per 3 giorni di fila; se tutto è stato fato correttamente non ci dovrebbero essere problemi tuttavia è bene tenerli sotto controllo.

CAPITOLO 5
La manutenzione


La manutenzione giornaliera
La cura giornaliera di un acquario richiede veramente pochi minuti. Vediamo insieme le operazioni da effettuare ogni giorno 1 Accendere e spegnere le luci: sarebbe opportuno dotarsi di un timer che mantenga l’orario di accensione e spegnimento costante nel tempo.
2 controllo della temperatura: i termoriscaldatori sono molto affidabili tuttavia dare un’occhiata non costa nulla, giusto per sincerarsi che tutto vada bene.
3 controllo del filtro: sincerarsi che la pompa funzioni regolarmente e che la portata siacostante.
4 Alimentazione dei pesci: sappiamo che i pesci andrebbero alimentati più volte al giorno e con quantità minime; sarà sufficiente suddividere la razione in 3 pasti quotidiani.
5 verificare il numero di pesci: purtroppo può capitare che uno dei nostri beniamini ci abbandoni anche se inspiegabilmente. In questo occorre cercare di individuare al più presto il cadavere e toglierlo dall’acqua. Pena un aumento di nitriti.

La manutenzione settimanale
Il nostro acquario necessita di un po’ di tempo in più una volta alla settimana. Una piccola parte del Week-End può essere utilizzata per svolgere qualche lavoretto nella vasca.
1 effettuare i test: per monitorare la vasca è consigliabile eseguire i test di pH, NO2 e kH almeno una volta a settimana.
2 Pulizia: sifoneremo il fondo per rimuovere eventuali detriti, raccoglieremo particelle galleggianti, rimuoveremo foglie ingiallite e asporteremo eventuali alghe formatesi sui vetri. Se è il caso poteremo le piante.
3 cambio parziale dell’acqua: procedura importantissima che ci permette di rinnovare l’acqua della vasca e tenere sotto controllo i nitriti e indirettamente, le alghe. In acquari di volume superiore ai 100lt è possibile cambiare l’acqua ogni 2 settimane. Aspireremo circa il 20% dell’acqua (magari in concomitanza con la sifonatura del fondo); l’acqua rimossa può essere utilizzata per annaffiare piante e fiori. Ne aggiungeremo una quantità poco superiore per compensare la perdita causata dall’evaporazione. Ovviamente l’acqua che introdurremo dovrà avere la medesima temperatura e ph di quella presente già nell’acquario. Completato il riempimento aggiungeremo il biocondizionatore e l’attivatore batterico secondo le istruzioni.

 
 
 

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