Negli
ultimi 2 anni è esplosa anche in Italia la “febbre da caridina”,
intesa come un fortissimo e a volte morboso interesse verso
questi simpatici invertebrati di acqua dolce; in altri paesi
come la Germania o Giappone i gamberetti sono conosciuti
ed allevati da molto tempo, e gli appassionati di tali paesi
hanno contribuito enormemente alla diffusione delle conoscenze
su di loro.
Da circa due anni allevo gamberetti
di varie specie e in questa piccola guida vorrei farvi partecipe
della mia esperienza, in modo tale che possa essere utile
a qualunque persona si affacci per la prima volta in questo
mondo, ma anche un utile strumento di supporto ai “caridinomani”
più o meno esperti.
Nei vari forum italiani, quasi
giornalmente, si trovano post in cui si richiedono le varie
differenze tra le specie, i parametri di allevamento, le
metodologie di riproduzione eccetera, e ad oggi quasi nessuno
(apparte alcuni utenti del forum) è riuscito a creare un
documento unico che potesse essere di aiuto a tutti gli
interessati.
Nelle pagine che seguiranno
descriverò le varie specie di gamberetti d'acqua dolce generalmente
presenti sul mercato, le caratteristiche salienti di ciascuna
specie, le metodologie di allevamento, nonché il risultato
di alcune esperienze personali come la mia. Nella fattispecie
tenterò di illustrare e descrivere l’allestimento di alcune
vasche destinate alla riproduzione, che vuole essere soltanto
un esempio di come ci si può organizzare. Si tenga presente
come spesso userò il termine “gamberetto”, “caridina” o
“neocaridina” indistintamente, perdonatemi la licenza poetica
(caridina e neocaridina sono specie simili ma con alcune
differenze, tuttavia il termine “caridina” è comunemente
accettato come sinonimo di entrambe).
Premetto che mi soffermero’
sulle specie di acqua dolce con cui ho avuto a che fare,
escludendo a priori specie di acqua salmastra, solo per
il fatto che non ho esperienza di tali invertebrati e non
me la sento di disquisire su di essi. Inoltre cercherò di
riportare opinioni provenienti da altri appassionati (soprattutto
d’oltreoceano), per cercare di mettere in guardia il lettore
su varie “filosofie di pensiero” che avvolgono questo affascinante
mondo.
A mio parere non è possibile
dare informazioni univocamente accettabili da tutti riguardo
alle caridina, visto che esistono opinioni contrastanti
anche a livello scientifico; la mia vuole solo essere una
umile guida per districarsi nella giungla di informazioni
che si trovano in rete.
1. GENERALITA’
1.1 DESCRIZIONE
Le caridina e neocaridina, volgarmente
chiamati “gamberetti di acqua dolce”, sono degli invertebrati
di dimensioni comprese tra 2 e 3.5 cm (nella maggiorparte
dei casi), appartenenti alla famiglia Atyidae, ordine Decapoda.
Il corpo dei gamberetti può
essere descritto suddividendolo in due parti:
a) Cefalotorace
(fusione di testa e torace)
Contiene
al suo interno gli organi vitali (cervello, cuore, stomaco,
vescica natatoria, testicoli o sacca ovarica) protetti dal
carapace, una robusta corazza formata da chitina. La sacca
ovarica contiene quelle che saranno le future uova, per
cui l’individuazione di tale sacca è un indice del sesso
dell’animale.
Le
appendici toraciche (pereiopodi) sono cinque paia, delle
quali due terminano con chele e le altre servono al movimento(in
totale 10 zampette => decapodi); le chele hanno la funzione
di raccogliere il cibo e portarlo verso la bocca e prima
ancora ai massillipedi.
Sono
presenti due paia di antenne, con la funzione di coadiuvare
il movimento, l’orientamento, la ricerca del cibo, il tatto:
sono elementi estremamente sensibili e delicati.
b) Addome:
E’
costituito da segmenti addominali, terminanti con la coda
(o telson), ciascuno dei quali è corredato di due appendici
natatorie, chiamate pleopodi, che aiutano l’animale a nuotare,
ed accogliere ed ossigenare le uova nel caso delle femmine.
Il
corpo è ricoperto da un solido guscio composto da chitina
(esoscheletro) che deve essere periodicamente sostituito
mediante una muta, per acconsentire la crescita dei gamberetti;
durante il periodo di muta gli esemplari sono più vulnerabili
agli attacchi di eventuali predatori in quanto il nuovo
esoscheletro indurisce dopo qualche tempo. La “pelle” somiglia
a un gamberetto vero e proprio, con la differenza che è
trasparente e non contiene nulla all’interno; tuttavia molti
principianti si spaventano pensando che si tratti di animali
morti, mentre in realtà non lo sono.
1.2 RICONOSCERE IL SESSO
Il
riconoscimento del sesso delle caridina o neocaridina è
una operazione più o meno semplice a seconda delle specie.
Esistono specie in cui il dismorfismo sessuale è accentuato
dalla differenza di colorazione, come nel caso delle Red
Cherry; in genere si può dire che i maschi sono più snelli
delle femmine e in alcuni casi meno colorati; le femmine
sono facilmente riconoscibili dalla forma più tozza e grande,
nonché dalla caratteristica sacca ovarica dietro la testa,
indice della presenza di uova che li a breve saranno deposte
tra i pleopodi.
1.3 RIPRODUZIONE
La
riproduzione delle caridina e neocaridina è realizzabile
con estrema facilità una volta che si sono create le condizioni
ambientali adatte e gli esemplari sono maturi sessualmente
(dopo circa 3 mesi dalla nascita). Le femmine lasciano “cadere”
le uova al di sotto dell’addome, attaccate ai pleopodi,
e le ossigenano continuamente muovendoli ripetutamente,
per un tempo variabile tra i 20 e i 30 giorni, al termine dei quali
fuoriescono dalle uova delle piccole larve lunghe 1mm che
somigliano in tutto e per tutto ai genitori. Nei primi due-tre
giorni di vita, le larve sono come “intontite” e di facile
preda da parte di eventuali predatori; passati questi giorni
cominciano a muoversi nella vasca e a nutrirsi di ciò che
trovano; particolarmente importanti per il nutrimento delle
larve appena nate sono i microorganismi che nascono e si
riproducono in vasca sugli arredi, sul substrato e sulle
piante.
Nel
caso in cui le uova non siano state fecondate dal maschio
(un indizio può essere l’assenza di cambiamento di colore),
la femmina le lascerà cadere giorno dopo giorno fino a perderle
totalmente. Se invece la riproduzione è andata a buon fine
e si avvista una femmina con uova, le possibilità sono due:
a) se la vasca
è destinata a soli gamberetti la si può lasciare lì senza
problema, data l’assenza di predatori; le larve, appena
nate, troveranno in vasca il nutrimento necessario e non
saranno predate dai pesci.
b) se la vasca
è abitata anche da potenziali predatori si può prelevare
la femmina (con estrema precauzione, evitando il contatto
diretto delle uova con l’aria per scongiurare l’ammuffimento
delle stesse) e riporla in una piccola vaschetta separata
e matura, anche di pochi litri. Una volta che le larve saranno
cresciute, queste potranno essere reintrodotte nella vasca
principale senza il timore che i pesci le utilizzino come
cibo vivo.
1.4 IBRIDAZIONI
Tutte
le specie di caridina e neocaridina sono tutto sommato parenti
più o meno strette; per tale motivo non è consigliabile
mischiare più specie di gamberetti nella stessa vasca:
a) In presenza
di specie che si possono ibridare, si assisterà alla nascita
di esemplari dai colori intermedi tra le due specie, con
conseguente perdita del patrimonio genetico “puro” e della
colorazione caratteristica della specie, oppure di esemplari
infertili.
b) Mescolando più specie nella stessa vasca, con
il passare del tempo una specie prevarrà inevitabilmente
sull’altra, che sarà destinata alla scomparsa nelle future
generazioni; tale fenomeno è tanto più vero quanto più sono
diversi i tassi di riproduzione delle specie.
Nel caso in cui si voglia comunque mischiare più specie
nella stessa vasca, esistono delle tabelle che illustrano
gli accoppiamenti possibili tali da scongiurare il rischio
di ibridazione; ovviamente una vasca con ad esempio due
specie dovrà avere un litraggio sufficientemente alto (sopra
50 litri) per ovviare ai problemi relativi all’alto tasso
di riproduzione che saturerebbe una vasca piccola in pochi
mesi.
La tabella seguente, recuperata su www.wirbellose.de,
ci da una indicazione sui possibili abbinamenti possibili
per evitare ibridazione, fermo restando la disponibilità
di una vasca sufficientemente grande. Nella tabella, con
X (rosso) si indica una ibridazione possibile, con X (nero)
una ibridazione “teorica”, con O una ibridazione impossibile:
sarà nostro interesse scegliere solo gli abbinamenti chenon
danno ibridazione.
2. ALLEVAMENTO
L’allevamento delle caridina
e neocaridina è molto semplice, ma prevede che siano rispettate
alcune regole di facile applicazione. Premetto che quanto
detto in queste pagine deriva da considerazioni personali
sulla base della mia esperienza e documentazione, non pretendo
che sia considerato come una “sacra bibbia”; chiunque voglia
aggiungere informazioni o precisazioni può farlo senza problemi.
VASCA
Si
possono allestire vaschette anche a partire da 10 litri
in su, ma ovviamente la popolazione presente in essi non
potrà essere molto elevata a causa dell’elevato carico organico
che si potrebbe creare in un ambiente così piccolo e instabile.Tuttavia
in molti decidono di partire con l’allevamento delle caridina
e neocaridina proprio da vasche piccole, tenendosele magari
sulla scrivania del proprio ufficio.
La
vasca può essere chiusa o aperta a seconda dei gusti personali:
sono stati registrati alcuni casi in cui le caridina (nel
caso specifico si trattava di caridina japonica, non trattate
in questa guida) saltavano fuori dalla vasca: tale fenomeno
è possibile soltanto nei casi in cui gli animali siano spaventati
oppure si trovino in condizioni ambientali non adatte.
ILLUMINAZIONE
L’illuminazione
deve essere fatta in funzione delle piante: come si dirà
successivamente, sarebbe opportuno evitare di fertilizzare
in maniera spinta, per non rischiare di avvelenare le specie
più delicate, per tale motivo è opportuno scegliere illuminazioni
tali da fare crescere piante senza che queste necessino
alti livelli di fertilizzazione. Inoltre una luce troppo
forte potrebbe infastidire gli animali che tenderebbero
quindi a restare più nascosti. Le vasche commerciali da
30 litri contengono tubi al neon tra 11 e 15 W, un valore
ideale per i nostri scopi.
FILTRO
Negli
stati uniti e in Germania vanno molto di moda i filtri a
spugna, che fanno egregiamente il loro lavoro, anche se
risultano rumorosi e di potenza di filtraggio inferiore
ai classici filtri a cestello. I filtri a spugna sono utili
per evitare che le larve di caridina vengano risucchiate
dalle griglie di aspirazione dei filtri esterni, fenomeno
che può essere facilmente evitato in questi ultimi disponendo
dei prefiltri in spugna all’ingresso dell’aspirazione oppure
ricoprirla con un pezzo di calza da donna. Ovviamente un
filtro potente ed eventualmente sovradimensionato non può
che contribuire positivamente al mantenimento di un’acqua
salubre e adatta all’allevamento.
RISCALDAMENTO/RAFFREDDAMENTO
Gli
acquari destinati all’allevamento di gamberetti non hanno
bisogno di un termoriscaldatore; la maggiorparte delle caridina
vivono bene in un’acqua alla temperatura ambiente che si
realizza nelle nostre case (da 18-20 °C in su), anche se
possono vivere anche a temperature minori, fino a 10°C.
Piuttosto
è bene evitare che le temperature salgano troppo oltre i
25 °C; in particolar modo ci sono alcune specie (Red Crystal,
Biene, Hummel tra le principali) che soffrono notevolmente
tali temperature a causa della minore quantità di ossigeno
disciolto nell’acqua. Per tale motivo può essere utile dotarsi
di sistemi di refrigerazione più o meno costosi (dalle economiche
ventole diù raffreddamento dei pc ai più costosi refrigeratori)
che ci permettono di impostare una temperatura ottimale
per i nostri amici (20-22 °C)
ACQUA
Come
si vedrà in seguito, le caridina vivono abbastanza bene
nelle più comuni acque dei nostri acquari, da quella acida
a quella alcalina preferibilmente neutra. Tuttavia ci sono
degli intervalli “classici” secondo cui una specie vive
meglio o peggio: sebbene in letteratura si leggano molte
opinioni contrastanti, si può dire che un range buono per
l’allevamento e riproduzione di quasi tutte le specie è
il seguente:
pH |
6.5-7.5 |
KH |
4-15 |
GH |
<15 |
Temp |
20-24°C |
Con questi valori di acqua, che comunemente si trovano nella
maggiorparte degli acquari, possiamo ipotizzare che i gamberetti
vivano e si riproducano abbastanza bene; sarà nostra cura
scegliere il tipo di gamberetto adatto all’acqua che noi
utilizziamo oppure modificare i valori del’acqua nel range
ottimale.
I
cambi di acqua sono importanti per eliminare le sostanze
di rifiuto accumulatesi, e dovrebbero essere fatti come
per gli acquari “classici” almeno una volta a settimana/ogni
due settimane in ragione di un 20%, oppure in maniera maggiore
a seconda del carico organico della vasca.
E’
importante notare che la procedura migliore sarebbe quella
di effettuare cambi contenuti ma a intervalli ad esempio
settimanali, per non stravolgere troppo l’equilibrio chimico
della vasca; sono state evidenziate situazioni in cui alcuni
gamberetti sono morti a seguito di un cambio di acqua, per
cui è necessario prestare attenzione a queste operazioni.
Sebbene
molti consiglino di biocondizionare l’acqua, è opinione
di alcuni allevatori che i biocondizionatori, cosi’ come
i fertilizzanti, inibiscano le riproduzioni; per tale motivo
un consiglio può essere quello di utilizzare semplice acqua
di rubinetto, fatta decantare per 24 ore al fine di fare
evaporare il cloro (se si utilizza acqua di osmosi + sali
il problema non si pone).
Piccola
nota sull’acqua di rubinetto: in queste pagine farò riferimento
spesso alla “comune acqua di rubinetto”, intendendola come
una acqua dai valori medi che si attestano attorno a pH
7.5 e durezza medio-alta (cosi’ è nelle maggiori città italiane).
Pertanto è sempre opportuno analizzare la propria acqua
di rubinetto per verificare quanto detto poco sopra.
FONDO/SUBSTRATO
FERTILE
Il
substrato viene scelto in funzione delle piante utilizzate
oppure in base al contrasto con i colori dei gamberetti;
si possono utilizzare substrati inerti oppure akadama: è
sconsigliabile “pompare” il fondo con fertilizzanti dedicati
in quanto potrebbero risultare dannosi per i futuri abitanti,soprattuto
le specie più sensibili; può essere utile utilizzare come
substrato anche della sola melma o foglie secche, preferibilmente
di quercia o ketapang (Terminalia Catappa).
Se
è nostra intenzione utilizzare piante con esteso apparato
radicale come le cryptocorine, possiamo utilizzare dei substrati
fertili in piccola quantità, da ricoprire con il ghiaino,
oppure inserire tabs di fertilizzante in prossimità delle
piante che lo necessitano.
FERTILIZZANTI
I
fertilizzanti possono risultare pericolosi soprattutto per
le specie più sensibili ai metalli pesanti (Fe o Rame) che
possono essere contenuti al loro interno; per quanto riguarda
specie più robuste come le Red Cherry o Palmata, la fertilizzazione
può essere condotta, sempre rimanendo su livelli non spinti.
PIANTE
Nell’allestimento
di una vasca per gamberetti possiamo utilizzare tutte le
piante che vogliamo, a patto di scegliere piante di media
esigenza come ad esempio:
- muschi vari:
sono utilissimi come rifugio per i nuovi nati, e inoltre
forniscono i primi mezzi di sostentamento alla loro crescita
(microorganismi che si formano sui talli)
- piante a crescita
rapida (ceratophillum, lemna, egeria densa)
- Anubias, Cryptocorine,
Microsorum
- Cladophora
Puo’ essere utile disporre di legni sui quali legare
piante come i muschi o le felci di java, che contribuiscono
ad abbellire le vasche.
Anche se non sono vere e proprie piante in senso acquariofilo,
sono molto utili le foglie secche di quercia o altro albero,
che contribuiscono alla cessione di utili acidi umici all’acqua
e forniscono un terreno su cui possno nascere e svilupparsi
microorganismi adatti al nutrimento delle larve e degli
adulti.
CO2
L’anidride carbonica può essere utilizzata sia come
nutrimento delle piante che per abbassare il pH nel caso
in cui abbiamo a che fare con specie che vogliono valori
di pH vicini o sotto la neutralità; ovviamente bisogna stare
attenti ad eventuali sovraddosaggi che potrebbero risultare
dannosi.
COINQUILINI
I piccoli di caridina sono un facile bersaglio per la
quasi totalità dei pesci usualmente presenti in acquario.
In un acquario mirato alla riproduzione la presenza dei
pesci dovrebbe essere evitata; la cosa non vale ovviamente
nel caso in cui vogliamo anche dei pesci come inquilini
e non ci interessa una riproduzione spinta dei gamberetti.
Esistono alcune specie di pesce, come gli otocinclus,
comunemente presenti nelle vasche di alcuni appassionati:
questi tipi di pesci, per la loro conformazione della bocca,
riescono con difficoltà a cibarsi dei piccoli di caridina,
per cui possono essere considerati come “safe fish”, anche
se alla fine anche loro riescono a cibarsi delle piccole
larve neonate.
Se il nostro obiettivo è riprodurre le caridina e allo
stesso tempo avere dei pesci in vasca, sono possibili alcuni
abbinamenti, fermo restando che le riproduzioni non saranno
elevate. Alcuni pesci abbinabili alle caridina posso essere:
- Guppy
- Endler
- Boraras maculata
(o affini)
- Otocinclus
- Corydoras Pygmaeus
Le lumache sono validi coinquilini per le caridina,
in quanto non risultano affatto dannose e anzi, possono
essere di aiuto contribuendo alla eliminazione di foglie
marcescenti o detriti in genere. Si possono inserire numerose
specie di gasteropodi quali Neritina, Planorbis, Physa,
melanoides eccetera.
ALIMENTAZIONE
Ci sono due scuole di pensiero relative all’alimentazione
delle caridina: alcune persone suggeriscono di alimentare
abbondantemente ogni giorno con mangimi di vario tipo, altri
suggeriscono di lasciare le vasche “a sé” e ricordarsi di
cibare ogni tanto gli abitanti. Dove sta la verità? A mio
parere nel giusto mezzo, per cui il consiglio è quello di
alimentare le caridina con parsimonia, meglio poco ma ogni
giorno e variando sempre il cibo.
Alcuni cibi utilizzabili possono essere
- Fiocchi
o pellets per pesci da fondo
- Pellets
dedicati a invertebrati
- Verdure
sbollentate (spinaci, carote, zucchine)
- Pezzi di
carne o pesce (Attenzione
a non inquinare l’acqua)
- Alghe
POPOLAZIONE
DI PARTENZA
Il numero di esemplari con cui cominciare l’allevamento
dipende innanzitutto dalla grandezza della vasca e dalla
facilità o meno nel riconoscere i sessi. Teoricamente basterebbe
anche una sola coppia per dare il via a una discendenza;
per vasche medio piccole si consiglia di inserire un sufficiente
numero di esemplari tali da essere sicuri che vi siano maschi
e femmine; un numero compreso tra 5 e 10 esemplari dovrebbe
assicurarci la presenza di entrambi i sessi
3. SPECIE
In commercio esistono numerose
specie di caridina e neocaridina, frutto di selezioni effettuate
per lo più dai tedeschi o giapponesi, leader indiscussi
a livello mondiale.
I nomi con cui generalmente
sono chiamate le caridina derivano il più delle volte dai
colori della loro livrea, ciò nonostante le chiamerò anche
con il loro nome scientifico, che il più delle volte è soggetto
a frequenti cambiamenti, alla luce degli studi che tutt’oggi
vengono effettuati.
Cercherò di essere sintetico
ma allo stesso tempo di dare informazioni le più dettagliate
possibile per un corretto allevamento di ciascuna specie.
Premetto che c’è ancora molta
confusione tra gli stessi appassionati, soprattutto riguardo
ai parametri delle acque di allevamento. Documentandomi
in rete sui numerosi forum stranieri (per lo più americani
e tedeschi), la tendenza attuale è quella di distinguere
le specie di acqua dolce in due grandi gruppi, differenziati
dal tipo di acqua in cui crescono e si riproducono al meglio:
1. Acque mediamente
dure e pH superiore a 7: comprende Red Cherry, White
Pearl, Palmata, Zeylanica,
2. Acque tenere
e pH prossimo alla neutralità (pH 6.5/7): comprende
Red Crystal, Biene, Tiger, Hummel
Sulla base di quanto detto
nella sezione relativa all’acqua, questa distinzione può
essere sufficentemente bypassata dicendo che mantenendosi
a valori neutri, tutte le caridina vivono e si riproducono
in maniera corretta. Ho voluto comunque fare la distinzione
per cercare di fare presente come in altri paesi in molti
la pensano diversamente, quindi è importante fare attenzione
a ciò che si legge a giro per la rete.
Nelle
pagine seguenti sono descritte alcune delle specie più comuni
nei nostri acquari, mediante una tabella che ne riassume
le caratteristiche salienti, una piccola descrizione e infine
alcune foto dei vari esemplari in possesso mio e di alcuni
amici.
Neocaridina
Heteropoda var. Red (Red Cherry)
| Nome comune: |
Red Cherry , Red Fire |
| Nome scientifico: |
Neocaridina Heteropoda var. Red (ex Denticulata Sinensis
var.Red) |
| Dimensioni: |
2.5-3.5cm |
| Temperature: |
20-25°C |
| Parametri H2O: |
Puo’ vivere in intervalli variabili tra acqua neutra
(pH 6-7) e alcalina (pH >7). Riproduce preferibilmente
in condizioni di pH sopra la neutralità e durezza variabile
(KH 4-15) |
| Origine: |
Taiwan |
Le red cherry
sono una selezione rossa della varitetà Neocaridina denticulata
sinensis, oggi chiamata Neocaridina Heteropoda; presentano
un colore rosso acceso (di qui il nome red cherry) che tuttavia
può variare a seconda dell’umore, delle condizioni ambientali,
stress o del sesso.
I maschi sono
generalmente più sbiaditi, piccoli e snelli rispetto alle
femmine, le quali sono di dimensioni più grosse e colori
più accesi, nonché presentano una sacca ovarica color giallo
dietro la testa; le uova sono al massimo 50 e di colore
giallo.
Sono considerate
le neocaridina dei principianti, nel senso che tra tutte
sono tra le più semplici da allevare e riprodurre anche
nella comune acqua di rubinetto, e presentano una elevata
resistenza alle condizioni ambientali più varie.
Neocaridina Palmata
| Nome comune: |
Palmata |
| Nome scientifico: |
Neocaridina Palmata |
| Dimensioni: |
2.5-3.5cm |
| Temperature: |
20-25°C |
| Parametri H2O: |
Puo’ vivere in intervalli variabili tra acqua neutra
(pH 6-7) e alcalina (pH >7). Riproduce preferibilmente
in condizioni di pH sopra la neutralità e durezza variabile
(KH 4-15) |
| Origine: |
Cina |
Le Palmata
sono come le red cherry, neocaridina adatte ai principianti,
a causa della loro estrema facilità di allevamento e riproduzione;
presentano una colorazione molto variabile, che parte dal
trasparente fino ad arrivare a livree “marmorate” e tendenti
al grigio marrone.
Le uova sono
di colore verde-marrone e sono prodotte in numeri paragonabili
alle red cherry, se non superiori.
Neocaridina cf. zhangjiajiensis "white"
(White Pearl)
| Nome comune: |
White pearl, Snowball shrimp |
| Nome scientifico: |
Neocaridina cf. zhangjiajiensis "white"
|
| Dimensioni: |
2.5-3.5cm |
| Temperature: |
20-25°C |
| Parametri H2O: |
Puo’ vivere in intervalli variabili tra acqua neutra
(pH 6-7) e alcalina (pH >7). Riproduce preferibilmente
in condizioni di pH sopra la neutralità e durezza variabile
(KH 4-15) |
| Origine: |
La forma primitiva proviene dalla Cina del sud |
Le white pearl
derivano da una selezione delle cinesi zhangjiajiensis,
presentano un colore variabile tra il trasparente e il bianco
intenso, così come le uova, anch’esse di colore bianco.
A livello riproduttivo sono molto simili alle red cherry,
consigliate quindi anche ai principianti.
I maschi sono
più piccoli e snelli rispetto alle femmine, che presentano
inoltre una sacca ovarica di colore bianco.
Neocaridina cf. zhangjiajiensis "blue"
(Blue Pearl)
| Nome comune: |
Blue Pearl |
| Nome scientifico: |
Neocaridina cf. zhangjiajiensis "blue" |
| Dimensioni: |
2.5-3.5cm |
| Temperature: |
20-25°C |
| Parametri H2O: |
Puo’ vivere in intervalli variabili tra acqua neutra
(pH 6-7) e alcalina (pH >7). Riproduce preferibilmente
in condizioni di pH sopra la neutralità e durezza variabile
(KH 4-15) |
| Origine: |
La forma primitiva proviene dalla Cina del sud |
La neocaridina
Blue Pearl è una selezione relativamente giovane delle zhangjiajiensis,
le stesse da cui derivano le White Pearl; a tutt’oggi almeno
in italia, in pochi le possiedono, anche perché fino a poco
tempo fa venivano confuse
per blue pearl delle selezioni di altre specie, dal
colore blu intenso. Così come le white pearl, la blue pearl
deriva dalla stessa forma primitiva, e si differenzia dalla
white per il colore marrone chiaro delle uova.
Il colore
tende dal trasparente all’azzurro chiaro a seconda delle
condizioni di allevamento e dell’umore del gamberetto.
Caridina Cantonensis “Crystal Red”
| Nome comune: |
Crystal Red, Red Bee Shrimp |
| Nome scientifico: |
Caridina Cantonensis “Crystal Red” |
| Dimensioni: |
2.5-3.5cm |
| Temperature: |
20-25°C |
| Parametri H2O: |
Preferisce acque con pH 6.5/7 e durezza medio bassa;
molto sensibile alla presenza di fertilizzanti a base
Ferro o Rame, nonché ad alte concentrazioni di nitrati
|
| Origine: |
Cina-Giappone |
Le crystal
red sono tra le più affascinanti e famose specie di caridina,
grazie ai loro colori estremamente brillanti: presentano
infatti delle bande rosse alternate a bande bianche di spessore
e intensità variabile.
L’origine
di tale gamberetto è databile al 1996, quando un certo sig.
H. Suzuki, proprietario di un sushi bar in Giappone, notò
nella sua vasca in cui erano contenute migliaia di caridina
del gruppo Serrata, degli esemplari le cui bande erano rosse
invece che nere. Una volta isolati gli esmplari “mutanti”,
siamo giunti mediante molteplici selezioni a ottenere esemplari
dai colori sempre più brillanti e dalle bande sempre più
definite (oltre
che dai prezzi più elevati).
Secondo teorie
più o meno accettate di allevatori giapponesi o appassionati
tedeschi e americani, le
Red Crystal e le Biene fanno parte della stessa specie,
la prima delle quali presenta un gene rosso recessivo a
differenza della seconda che presenta un gene nero dominante;
per questo motivo in molti mischiano esemplari anche da
100 dollari l’uno senza avere il timore di ibridazioni (l’unico
problema è che alla lunga si ottengono prevalentemente Biene,
secondo teorie basate sulla genetica mendeliana). A giudicare
dalle foto che mi hanno mandato appassionati non mi sembra
che mischiare Red Crystal e Biene peggiori la qualità dei
nuovi nati, anzi, ho visto foto di esemplari che in Europa
ce li sognamo in quanto a bellezza, eppure derivano da acquari
in cui le due specie sono mischiate.
Un’altra teoria
sulla origine delle red crystal è quella secondo cui sia
le Red Crystal che le Biene derivino da una mutazione di
esemplari del gruppo Serrata: in sostanza le Red Crystal
non derivano dalle Biene, ma derivano, assieme alle Biene,
da una mutazione di esemplari di Serrata; per tale motivo
si sconsiglia generalmente di mischiare le due specie onde
evitare possibili ibridazioni.
La descrizione
delle differenti qualità di Crystal Red necessiterebbe una
guida a parte, dato che negli ultimi anni si sono diffuse
notevoli selezioni, la cui sostanziale differenza è la porzione
di banda bianca rispetto a quella rossa. In linea di massima,
la classificazione comunemente accettata segue una gradazione
di tipo C-B-A-S-SS-SSS, dove per C si intendono gli esemplari
con righe bianche sottili e poco accese fino alle SSS, che
presentano quasi la totalità del corpo bianca ad eccezione
di una macchia sul carapace; i prezzi variano da 3 euro
delle grado C a oltre cento euro per le SSS, senza contare
il fatto che le più diffuse, almeno in Italia e Germania,
sono le C, B e in minore quantità, le A. Nelle pagine seguenti
sarà illustrata la classificazione attualmente utilizzata
nella gradazione delle Red Crystal e Biene.
Particolarità
delle Crystal Red, rispetto alle più classiche Red Cherry
o affini, è l’estrema sensibilità ai parametri dell’acqua
e alla presenza di fertilizzanti, soprattutto al grado di
inquinamento: sono molti i casi in cui sono state osservate
morie dovute essenzialmente agli inadatti parametri dell’acqua
oppure a un eccessivo uso di fertilizzante contenente Ferro
o Rame.
Molto importante
è la temperatura di allevamento, che non dovrebbe mai superare
i 25°C a causa della estrema sensibilità alla diminuzione
di ossigeno disciolto in vasca; i valori dell’acqua si attestano
attorno a pH vicini al 7 (anche minori) e durezza medio
bassa.
Il colore
delle uova è marrone chiaro, e la femmina ne produce una
quantità prossima a 30, ed i piccoli nati presentano già
la caratteristica colorazione a bande e sono generalmente
più grandi rispetto alle larve di altre specie di caridina.
Caridina Cantonensis “Biene”
| Nome comune: |
Biene, Bee Shrimp, Crystal Black, Diamond
|
| Nome scientifico: |
Caridina Cantonensis “Biene” |
| Dimensioni: |
2.5-3.5cm |
| Temperature: |
20-25°C |
| Parametri H2O: |
Preferisce acque con pH 6.5/7 e durezza medio bassa;
molto sensibile alla presenza di fertilizzanti a base
Ferro o Rame, nonché ad alte concentrazioni di nitrati
|
| Origine: |
Cina-Giappone |
Le Caridina
Biene presentano un corpo a bande bianche e nere, con la
peculiarità di avere sulla coda e sul musino una sfumatura
arancione. Per quanto detto poco sopra, hanno un comportamento
simile alle Red Crystal, e anche loro sono soggette a una
classificazione in base alla grandezza delle bande bianche
rispetto alle nere (dal grado C fino alle SSS); gli esemplari
di grado più elevato e con biande bianche grandi e accese,
sono spesso chiamati “Diamonds”.
CLASSIFICAZIONE RED CRYSTAL E BIENE (Foto da www.crystalred.de)
•
Grado C : bande bianche sottili, poco definite
ed entrambi i colori sbiaditi
•
Grado B: bande bianche larghe e definite
e colori mediamente
accesi
•
Grado A: bande bianche e rosse/nere della
stessa larghezza,colori accesi
•
Grado S: porzione bianca preponderante rispetto
alla rossa/nera
•
Grado SS: corpo in preponderanza bianco, piccola
porzione rossa/nera
•
Grado SSS (Hinomaru): corpo quasi totalmente
bianco, con una macchia rossa/nera sul carapace
Caridina cantonensis “Tiger”
| Nome comune: |
Caridina Tiger |
| Nome scientifico: |
Caridina Cantonensis “Tiger” |
| Dimensioni: |
2.5-3.5cm |
| Temperature: |
20-25°C |
| Parametri H2O: |
Preferisce acque con pH 6.5/7 e durezza medio bassa
|
| Origine: |
Probabilmente Cina del sud |
La caridina
Tiger presenta un corpo a strisce nere su base trasparente;
ultimamente sono comparse sul mercato selezioni dal corpo
blu e occhi gialli (Blue Tiger), il cui colore non è ancora
fissato geneticamente al 100%, motivo per cui possono nascere
discendenze sia
blu con occhi gialli, sia con soli occhi gialli e corpo
trasparente (Blonde eyes)
Caridina Breviata “Hummel”
| Nome comune: |
Hummel, Bumblebee, Zebra |
| Nome scientifico: |
Caridina Breviata “Hummel” |
| Dimensioni: |
2.5-3.5cm |
| Temperature: |
20-25°C |
| Parametri H2O: |
Preferisce acque con pH 6.5/7 e durezza medio bassa
|
| Origine: |
Cina del sud, Hong Kong |
Meglio conosciuta
come Bumblebee, la caridina Hummel è molto simile alla Biene,
sebbene non presenti la caratteristica coda arancione sfumata;
presenta tre bande nere su un corpo trasparente o bianco,
a seconda della qualità dell’esemplare.
Le Hummel
preferiscono temperature inferiori a 25°C e presentano uova
di colore marrone.

Caridina Babaulti “Green”
| Nome comune: |
Babaulti green |
| Nome scientifico: |
Caridina Babaulti“Green” |
| Dimensioni: |
2.5-3.5cm |
| Temperature: |
20-30°C |
| Parametri H2O: |
Vive bene in acque a pH medio alto e durezza medio
alta |
| Origine: |
Indonesia |
Le caridina
Babaulti Green presentano un caratteristico colore verde
smeraldo; vivono bene in acque a durezza medio-alta cosi’
come a temperature maggiori di 25°C.
Generano larve
che generalmente sono più piccole delle altre caridina e
presenti in maggior numero (da 60 in su).
4. LA MIA ESPERIENZA
CARIDINAIO
A 4 VASCHE
Misure: 120x30x35 divisa in 4 cubi indipendenti da 25 litri
circa
Illuminazione: 1 neon da 54W T5 che illumina tutte le vasche
Filtrazione: 4 filtri esterni eden 501 (uno per vasca) caricati
a cannolicchi
Fondo: akadama+fondo fertile anubias in piccola percentuale
Piante: Vescicularia sp. Christmas, Cryprocorine, Ceratophillum,
Sagittaria subulata
Specie
ospitate: White
Pearl, Hummel, Tiger blu/blonde eyes, Red Cherry
La vasca è divisa in quattro sottovasche coperte da circa
25 litri ciascuna; in ogni vasca è presente un legno ricoperto
di muschio varietà “Christmas”, ceratophillum demersum e
cryptocoryne o sagittaria subulata. Le vaschette sono state
ideate sul tipo “a bassa manutenzione”, a causa del fatto
che posso lavorarci solo il fine settimana quando torno
a casa.
All’interno della vasca è posizionato il neon da 54W
T5 dotato di riflettore, per circa 14W a vasca, un valore
più che sufficiente per le piante che vi dimorano.
Dalle foto si notanoo gli ingressi e uscite dei filtri
esterni eden 501, uno per vasca; in corrispondenza dell’aspirazione
di ciascun filtro è posizionato un pezzo di spugna nera
a grana media, con l’obiettivo di ridurre al minimo le aspirazioni
delle larve appena nate all’interno dei filtri.
In dettaglio, le vasche ospitano a partire da sinistra:
White Pearl + Hummel (momentaneamente), Blue Pearl, Tiger
blu, Red Cherry.
White Pearl + Hummel
Blue Pearl

Tiger blu
Red Cherry
Figura 1. Caridina Breviata Hummel

Figura 2. Neocaridina White Pearl
Figura
3. Neocaridina Blue Pearl
Figura 4. Tiger blu/blonde eyes

Figura 5. Neocaridina Heteropoda
“Red Cherry” ( F e M)
VASCA
50 LITRI
Misure: 60x30x30cm, 50 litri cica
Illuminazione: 1 neon da 36W PL
Filtrazione: Filtro esterno Hydor Prime 10
Fondo: Ada Soil Mazonia
Piante: Vescicularia sp. Christmas, Pogostemon helferi, Rotala
indica
Specie
ospitate: Crystal
Red grado B/grado A e Biene(Bee) grado A, Neritina Chliton
e neritina Zebra.
L’allestimento è semplice: un grosso tronco ricoperto
da muschio var. “Christmas” e sulla parte destra alcune
rocce ricoperte dello stesso muschio, sul cui perimetro
si trovano piante di Pogostemon Helferi; sullo sfondo si
trovano alcuni steli di Rotala Indica.
La filtrazione è affidata a un filtro esterno Hydor Prime
10, con prefiltro in spugna e caricato totalmente con cannolicchi.
In vasca è presente un impianto CO2 che mantiene i valori
di pH prossimi al 7 a un KH di circa 6, che rispecchia un
ambiente adatto agli ospiti presenti.
All’interno della vasca sono ospitate Caridina red Crystal
di grado A e B, nonché Biene di grado A; l’abbinamento è
stato ispirato dalle teorie citate nelle pagine precedenti
al fine di aumentare di grado le red crystal (sebbene sia
un abbinamento sconsigliato da altre persone per via di
possibili ibridazioni)
5.CONCLUSIONI
Come si evince dalla lettura di questa breve guida, la
conoscenza dei gamberetti di acqua dolce è ancora in pieno
sviluppo e immersa in numerosi dubbi e opinioni contrastanti,
relativi soprattutto all’origine delle varie specie.
Internet ha contribuito enormemente alla diffusione delle
informazioni relative a questo mondo, ma allo stesso tempo
ha contribuito a creare sempre più confusione tra gli appassionati
in quanto in un mondo dove ognuno dice la sua non è facile
determinare chi ha ragione e chi torto. Ci possiamo basare
solo sulla nostra esperienza e eventualmente accettare criticamente
quanto viene scritto nei vari forum; prendiamo l’esempio
delle Red Crystal, si leggono numerose esperienze che si
scontrano le une con le altre, e nessuno ancora è riuscito
definire dove si trovi la verità.
Tralasciando la parentesi Red Crystal-Biene, il mio consiglio
è di attenersi ai consigli base sopra esposti, che sono
più o meno universalmente accettati, e di valutare criticamente
quanto vi viene detto sui forum, italiani e stranieri, assimilando
le conoscenze e sperimentando.
Spero che questi miei pensieri ed esperienze possano
essere utili a tutti quelli che vogliono iniziare o approfondire
la conoscenza di questo interessante mondo senza dovere
districarsi tra le innumerevoli informazioni, più o meno
errate, che si trovano sul web.
Per concludere, in bocca alla caridina a tutti!!!!!
P.S.
Ringrazio di cuore tutte le persone che mi hanno aiutato
a scrivere questa guida contribuendo con le loro foto e
le loro conoscenze,tutti i ragazzi di aquaportal e
in particolare Corrado che mi ha aiutato notevolmente
con le sue foto e con la sua pluriennale esperienza di allevatore
di caridina; un ulteriore ringraziamento anche a Enrico-Malawi,
mio “Guru” assieme a Corrado, che tante volte mi ha sopportato
con le mie incessanti domande e richieste.
LINKS UTILI
I
seguenti link possono essere consultati per approfondire
la conoscenza delle caridina e neocaridina: alcuni sono
in lingua inglese, altri in italiano.
• Forum stranieri
www.wirbellose.de
www.shrimpnow.com
www.petshrimp.com
http://www.plantedtank.net/forums/shrimp/
www.crystalred.de
• Sito italiano gestito da me e Corrado (per
info mattegm1@libero.it)
www.invertebrati.info