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Autore: Leda
Masi
Pixel si
nasce…Mega si diventa…
La storia di un piccolo pixel che voleva diventare una grande
fotografia.
Ho un mucchio di
pixel… e ora?
Una delle domande che più frequentemente pone chi inizia
a usare una fotocamera digitale è “ma che risoluzione devo
impostare?”. E non hanno tutti i torti: le macchine offrono
moltissime opzioni in questo senso, forse troppe.
E la risposta che viene di solito spontanea è “dipende”.
Si, ma, dipende da che?
Proviamo a rispondere. Dipende dall’uso che devo fare delle
immagini che vado a scattare. Mmmm….non molto più chiaro
di prima, vero?
Ma quanto pesa?
Andiamo per gradi. Innanzi tutto occorre chiarire il
grande dubbio amletico che coglie tutti, ancora prima dell’acquisto:
“la mia fotocamera ha il sensore da 5 Mb!…ma che significa?”
A naso capiamo tutti che 8 Mp sono più e meglio di 5, ma
perché? Una fotocamera da 5Mb produce immagini che contengono
circa 5 milioni di pixel. Il sensore della macchina ha un
rapporto dimensioni di 4:3, quindi so (anzi non lo so, ma
c’è scritto sulla scheda tecnica) che le mie immagini, alla
risoluzione massima, misurano 2560x1920 pixel. Basta, so
solo questo. E questo mi dice pochino su impostazioni di
scatto e qualità dell’eventuale stampa finale.
Esiste una differenza sostanziale fra “peso” del file in
Mb e “dimensione” finale della foto. Per continuare con
la fotocamera da 5 Mb: ottengo immagini da 2560x1920= 4.915.200,
circa 5 milioni. Ma il sensore della macchina lavora con
una determinata profondità di colore, cioè utilizza un certo
numero di bit per descrivere il colore di ogni singolo pixel.
Ipotizzando una profondità di colore di 24bit, dovrò allora
moltiplicare i miei 4.915.200 pixel per 3 (24/8) e ottengo
14.745.600 bytes, poco più di 14 Mb. Se la macchina era
stata impostata per scattare alla max risoluzione e nel
formato TIFF (formato non compresso), il file ottenuto peserà
effettivamente 14 Mb e ogni singolo pixel conterrà tutte
le informazioni originali. Se invece la macchina era stata
impostata su JPG (formato compresso con rapporto di compressione
variabile) avrò file meno “pesanti” in termini di Mb, ma
che conterranno comunque lo stesso identico numero di pixel,
quindi di informazione, pur avendo subito le immagini una
perdita globale di qualità a causa della compressione. Le
moderne fotocamere comunque utilizzano algoritmi di compressione
a bassa perdita di qualità, per cui il rapporto di compressione
sarà spesso estremamente basso, al punto da rendere quasi
indistinguibile un’immagine jpg da una salvata in formato
non compresso. Spesso solo con fortissimi ingrandimenti
si notano degli artefatti dovuti alla compressione, e solo
nei dettagli più fini.
La maggior parte delle fotocamere consente inoltre di scattare
a risoluzioni minori di quella massima, cioè usando un numero
inferiore di pixel (640x480, 1024x768 e così via, sia nei
formati compressi che non compressi), restituendo files
meno pesanti. Potrò avere quindi files TIFF con risoluzioni
da 640x480 fino alla max risoluzione, sempre non compressi
ma di dimensioni crescenti; e JPG da 640x480 alla massima
risoluzione con fattori di compressione diversi: HQ, SHQ,
FINE, SUPERFINE quelli a compressione minore, SQ, NORMAL
ecc, quelli maggiormente compressi. Dov’è la differenza?
Un TIFF 640x480 pesa 0.9 MB e un JPG 640x480 con basso fattore
di compressione pesa 0.2 MB, mentre se uso un fattore di
compressione maggiore avrò un file di 0.1 Mb.
Ma i pixel contenuti nel rettangolo sono sempre 307.200!
A questo punto sappiamo quanto pesa la nostra immagine.
A cosa mi serve? Essenzialmente a sapere quale sarà la qualità
finale dell’immagine: maggiore il numero totale dei pixel
più informazione avrò disponibile, migliore quindi sarà
l’immagine; per quanto riguarda invece la compressione,
più il rapporto di compressione è alto e minori saranno
i dettagli disponibili, minore quindi la qualità globale.
Il peso del file da solo non mi dice però ancora nulla sull’eventuale
fotografia stampata.
Nero su bianco.
Per sapere se e come posso stampare la mia immagine devo
tenere presenti il numero complessivo di pixel e il concetto
di dpi.
Il file viene salvato dalla macchina fotografica con una
risoluzione di 72 dpi. Se apro con Photoshop, o altri programmi
simili, la mia famosa immagine da 5 Mp, grande 2560*1920
pixel, e vado a vedere le “dimensioni immagine”, scopro
che: dimensione in pixel=2560*1920, peso circa 14 Mb, dimensione
documento 90*67 cm, risoluzione 72 dpi.
Questo significa che se stampo i miei 2560 pixel del lato
lungo distribuendo 28,346 punti per ogni cm (72 per ogni
pollice), riempio 90 cm (e con i 1920 del lato corto ne
copro 67). Una stampa enorme. Ma pessima.
72 dpi sono la risoluzione ottimale per la visualizzazione
a monitor, mentre per la stampa di qualità fotografica ne
occorrono 300 (per ogni pollice di carta verranno stampati
300 punti, cioè su ogni cm troveranno posto 118 pixel).
Se quindi il mio scopo è quello di pubblicare le foto sul
web o guardarmele a monitor non mi preoccuperò dei dpi,
dal momento che la risoluzione dei monitor è per l’appunto
72 dpi (o meglio ppi), né avrò bisogno di immagini grandissime
e mi andrà bene impostare la macchina sul formato 640*480
o 1024*768: avrò file di minore peso ma assolutamente adeguati
allo scopo.
Se invece amo le fotografie stampate, allora qualche conto
in più me lo devo fare. Per sapere quale è la dimensione
immagine necessaria per avere stampe di una certa dimensione
in cm dovrò moltiplicare la dimensione in cm desiderata
per 118 (300 dpi = 118 punti per cm), per cui per avere
una bella foto stampata in formato 15*10: 15*118=1770 e
10*118=1180. 1770*1180=2.088.600, poco più di 2 Mp.
Vale naturalmente la formula inversa: se conosco le dimensioni
in pixel posso sapere quanto grande potrà essere la mia
stampa dividendo la dimensione in pixel di ogni lato per
la risoluzione di stampa. Nel caso delle nostre immagini
da 5 Mb (2560*1920): 2560/118=21cm. La stampa a 300 dpi
mi darà come risultato una stampa da 21 cm di lato maggiore.
Posso poi stampare lo stesso file con risoluzioni (dpi)
inferiori ottenendo risultati decenti purchè non scenda
al di sotto dei 200 dpi, poiché a risoluzioni più basse
i pixel diventano evidenti, rendendo l’immagine fastidiosamente
sgranata e quasi illeggibile. (Come nota a margine va però
considerata una importante regole della teoria dell’immagine:
la grandezza ottimale del reticolo, la risoluzione, va scelta
tenendo anche conto della distanza da cui si osserverà la
figura. Il che vuol dire potersi permettere stampe di grande
formato a 150 dpi se si prevede di osservarle da una distanza
considerevole. In questo caso infatti, nonostante la bassa
qualità della stampa, l’occhio è in grado, grazie alla distanza,
di ricostruire i mezzitoni e restituire all’immagine la
nitidezza perduta.).
Tanto per chiarire ed esemplificare, nella tabella seguente
ci sono le dimensioni di stampa alle diverse risoluzioni
e le dimensioni in pixel dei formati più comuni. Sono essenzialmente
tutti rapporti 4:3, i più usati dal momento che i sensori
hanno per l’appunto rapporto 4:3. Alcune camere hanno la
possibilità di scattare nel rapporto 3:2 (quello del fotogramma
24*36 per intenderci), lasciando inalterato il numero di
pixel del lato maggiore e diminuendo leggermente quello
del lato minore (il file diventa quindi, sempre nel caso
di una 5 Mp, 2560*1696 pixel, con un peso di circa 13 Mb).
Questa feature consente di avere immagini pronte da stampare
nei più comuni formati di stampa senza alcuna operazione
di crop e senza perdere i bordi dell’immagine; è disponibile
per i formati non compressi e per il jpg a bassa compressione
e solo per la risoluzione massima. (Ho inserito i dati relativi
a questo rapporto immagine solo per il formato 5 Mp perché
è quello che conosco direttamente, ognuno troverà poi sulla
scheda tecnica della propria macchina i dati con cui lavorare.).
Alcune fotocamere hanno un’ulteriore possibilità, la cosiddetta
“enlarged size”: questa opzione aumenta i pixel totali dell’immagine
e consente di avere stampe di qualità di dimensioni maggiori.
Riporto i dati relativi alla 5 Mp della Olympus, anche se
non posso dire di sapere per mezzo di quale algoritmo sia
possibile questo aumento di pixel.
| |
|
Dimensione in pixel |
Dimensione
in cm (approssimate) |
| rapporto |
Sensore |
Risoluzone max |
Stampa
a 72 dpi |
Stampa
a 150 dpi |
Stampa
a 300 dpi |
| 4:3 |
1 Mp |
1280*768 |
45*27 |
21*13 |
10*6 |
| 2 Mp |
1600*1200 |
56*42 |
27*20 |
13*10 |
| 3 Mp |
2048*1536 |
72*54 |
34*26 |
17*13 |
| 4 Mp |
2272*1704 |
80*60 |
38*28 |
19*14 |
| 5 Mp |
2560*1920 |
90*67 |
43*32 |
21*16 |
| 3:2 |
5 Mp |
2560*1696 |
90*60 |
43*28 |
21*14 |
| Enlarged |
5 Mp |
3200*2400 |
112*85 |
54*41 |
27*20 |
| 3:2 |
6 Mp |
3072*2048 |
108*72 |
52*34 |
26*17 |
| 4:3 |
7 Mp |
3072*2304 |
108*81 |
52*39 |
26*19 |
| 8 Mp |
3264*2448 |
115*86 |
55*42 |
28*21 |
| 3:2 |
11 Mp |
4064*2704 |
143*95 |
68*45 |
34*22 |
| 12 Mp |
4500*3000 |
159*106 |
76*51 |
38*25 |
| 13 Mp |
4288*2848 |
151*100 |
72*48 |
36*24 |
(N.B: I dati relativi
alle dimensioni massime in pixel li ho ricavati dalle schede
tecniche delle più diffuse fotocamere, alcune hanno solo
il rapporto 4:3, altre solo il 3:2, altre ancora li hanno
entrambi)
Per quanto riguarda la qualità, sempre avendo come scopo
finale la stampa, devo naturalmente tenere presente che
maggiore la quantità di informazioni catturate e minore
la compressione, migliore e più ricca di dettagli fini sarà
l’immagine finale. Quindi bene il TIFF e il JPG a bassa
compressione (qualità FINE, SUPERFINE, SHQ…). Non molto
bene invece le opzioni NORMAL, BASIC, HQ, SQ…
Discorso a parte meriterebbe il formato RAW, formato non
compresso a 12 bit, che registra i dati originali senza
applicare impostazioni di bilanciamento del bianco, sharpness
ecc; editabile via software, consente regolazioni fini dell’immagine
e un controllo pressoché totale dei parametri: disponibile
solo con la massima risoluzione, ha un peso in Mb di circa
la metà del corrispondente TIFF, ma richiede software dedicati
o plug-ins specifici.
Concludendo
Siamo arrivati a rispondere con un certo margine di
certezza alla domanda iniziale: “che risoluzione?”:
| uso |
Formato
immagine |
Rapporto
compressione |
Rapporto
immagine |
| uso sul web o PC |
JPG 640*480
JPG 1024*768 |
Compressione normale o bassa |
Rapporto 4:3 |
| Stampe fino a 18*12 cm |
TIFF
RAW
JPG
Sempre max risoluzione |
Compressione bassa o non compresso (impostazioni
SHQ o SUPERFINE) |
Rapporto 4:3 o 3:2
Enlarged
size (se presente) |
| Stampe oltre 18*12 cm
|
Sensori da oltre 5 Mb
TIFF
RAW
JPG
Sempre max risoluzione |
Compressione bassa o non compresso (impostazioni
SHQ o SUPERFINE) |
Rapporto 4:3 o 3:2
Enlarged
size (se presente) |
Naturalmente, con le attuali schede di memoria, molto capienti,
possiamo decidere di scattare sempre alla massima risoluzione
possibile e con la qualità più alta, l’informazione in eccesso
si può sempre scartare in un secondo momento, mentre se
l’informazione manca non ce la potremo inventare. In realtà
questo non è sempre conveniente: le immagini più pesanti
richiedono anche un tempo di memorizzazione maggiore, il
che può rivelarsi un handicap in certe situazioni (immaginiamo
di riprendere un evento sportivo con lo scopo di pubblicare
le immagini sul nostro sito web; avrò maggiore velocità
di scatto tenendo la risoluzione su 1024*768 e qualità HQ,
anche se le immagini ottenute non saranno adatte alla stampa
ma perfettamente adeguate alla pubblicazione sul web. In
questo caso lo svantaggio di avere immagini a bassa risoluzione
è compensato dalla velocità di risposta più alta). A volte
davvero non serve avere immagini molto pesanti.
Senza contare che un file da 1600*1200 pixel stampato a
300 dpi mi consente già una stampa di 13*10 cm, quindi se
ho scattato a questa risoluzione pensando di farmi un video
cd, in caso di bisogno posso comunque avere delle fotografie
formato cartolina di qualità più che accettabile.
Non ridimensionare…
Un’ultima cosa: se portate le immagini a stampare in laboratorio,
tendenzialmente non ridimensionate, non toccate la risoluzione
o la dimensione di stampa, rischiate di fare dei danni:
i laboratori utilizzano un software dedicato che automaticamente
ridimensiona le immagini per la stampa alla risoluzione
ottimale.
…o ridimensionare?
Se invece dovete stampare in casa, o usate quei programmi
(solitamente forniti insieme alla fotocamera) che automaticamente
ridimensionano in base alle dimensioni di stampa indicate
dall’utente, o ridimensionate a mano la foto con Photoshop
(o programmi simili). In quest’ultimo caso, aprendo l’immagine
vi accorgerete che avete una foto di dimensioni molto grandi
in cm e a 72 dpi. Di solito si tratta quindi di ridurre
le dimensioni del documento da stampare, il che non ci crea
grandi problemi: assicuratevi che la casellina RESAMPLE
IMAGE (RICAMPIONA IMMAGINE) non sia selezionata, e inserite
le dimensioni in cm desiderate nella casella larghezza o
altezza del riquadro dimensioni documento (basta inserire
una delle due dimensioni, l’altra sarà calcolata dal programma,
dato che avremo selezionato “proporzioni fisse”. Se questa
casella è deselezionata occorre inserire sia larghezza che
altezza, ma si corre il rischio di alterare i rapporti dell’immagine).
Vedrete che la risoluzione aumenterà di conseguenza, mentre
il numero di pixel rimarrà invariato.
Possiamo agire in questo modo anche se la dimensione del
documento è maggiore di quella originale; in questo caso
però il valore dpi diminuirà e sarebbe buona norma non scendere
sotto i 200 dpi, pena un grave decremento della qualità
finale. Un altro modo di ridimensionare è impostare i dpi
e lasciare che Photoshop ci dica quanto verrà grande il
documento.
Se invece si seleziona la casellina Resample Image si va
a toccare la dimensione in pixel del documento: se si rimpicciolisce
l’immagine verranno buttati via dei pixel (e questo può
anche non essere un problema), ma se invece si ingrandisce
il programma “inventa” dei pixel interpolando i dati esistenti,
il che non sempre dà dei risultati piacevoli.
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