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Autore: Francesco
Turano
Il fotografo naturalista – parte
II
Come si fa a fotografare una cernia, se quando la vedi a
stento riesci a renderti conto di come è fatta, che già
è svanita nei meandri inaccessibili della sua tana? E come
si fa a fotografare uno sparide argenteo, abile nuotatore
difficilissimo da avvicinare a tiro di foto? All’inizio
sembra tutto difficile, quasi impossibile. Almeno fin quando
non impari “vita, morte e miracoli” della vita nel mare.
Allora saprai che la cernia devi trovarla in una tana adatta,
dove la sua posizione da ferma ti consenta di riprenderla,
o devi avvicinarla in acqua libera all’interno di aree marine
protette, dove il suo comportamento ti consente un approccio
ravvicinato. Il discorso potrebbe continuare così per molte
specie viventi.

Pensate
per un istante al pianeta terra e ai due principali ambienti
che la caratterizzano: l’ambiente emerso e l’ambiente sommerso.
L’uomo, animale terrestre, ha imparato a conoscere l’ambiente
delle terre emerse in modo sempre più approfondito nel corso
dei secoli ma, quando si parla di mondo sommerso, nonostante
il progresso tecnologico, le conoscenze sono sempre relative;
anzi, oggi più che mai si rischia di perdere un patrimonio
di incommensurabile valore senza ancora conoscerlo a dovere.
Questa breve nota introduttiva mi consente di esporre la
ma idea sulla fotografia e sul contributo incredibile che
ha dato negli ultimi anni per la scoperta del mondo celato
sotto la superficie del mare. A tal proposito mi torna utile
paragonare la fotografia per così dire “terrestre” a quella
che chiamiamo fotografia subacquea o fotosub. La prima vede
infatti molte specializzazioni e temi, che vanno dal ritratto
al paesaggio, dalla foto sportiva a quella scientifica,
dalla fotografia naturalistica al reportage giornalistico
e così via. La seconda, di nascita recente, ha avuto una
crescita diversa, essendo legata sempre e comunque a un
ambiente che non è quello dell’uomo, dove operare significa
adattarsi a situazioni a noi non congeniali, respirando
gas racchiusi in recipienti di metallo. Ciò ha rappresentato
sempre un limite enorme alla diffusione di questa attività
e ancora oggi i fotografi subacquei sono sempre una piccola
minoranza rispetto ai fotografi “terrestri”.

Le specializzazioni
della fotosub, proprio per la sua giovane età storica, sono
state di molto inferiori e qualcuno, in Italia, ha persino
creato una distinzione unica tra macro e ambiente, confondendo
la tecnica di ripresa con le specializzazioni vere e proprie
della fotografia subacquea. Quel qualcuno ha anche trasformato
la fotografia in uno sport, con la creazione di una “squadra
nazionale”, dando vita a campionati fotosub di vario tipo
e alla nascita di immagini tutte molto simili tra loro ma
che di mare hanno sempre raccontato molto poco. Nel mondo
della fotografia terrestre avete mai sentito parlare di
fotografi campioni d’Italia o del mondo? Direi di no. Il
fotografo è un artista e, come tale, ha un suo modo di vedere
le cose, diverso dagli altri, una sua impronta. Non può
essere vincolato nei gusti e nella scelta di fotografare
in un modo, piuttosto che in un altro. Nel mondo della fotografia
terrestre esistono infatti solo concorsi fotografici, luoghi
per proporsi e proporre il proprio stile, così com’è.
A tal proposito, tengo a sottolineare che si dovrebbe distinguere
tra foto scattate sott’acqua, usando il mondo sommerso come
palcoscenico, e foto scattate alla natura vivente nell’oceano.
La grande distinzione che oggi è quindi possibile inquadrare
nel mondo della fotosub vede differenziarsi il reportage
turistico-naturalistico, fatto di foto con scorci di natura
accostati alla presenza di subacquei in azione (le foto
che troviamo praticamente sulle principali riviste di settore)
dalla fotografia naturalistica pura, poco praticata in Mediterraneo
ma molto diffusa nei mari tropicali, dove i colori di una
stravagante biodiversità e le favorevoli condizioni ambientali
rendono l’attività del fotografo in un certo senso più semplice.
Quindi, tornando al concetto di fotosub naturalista, è evidente,
dai discorsi fatti fin ora, che di fotografi subacquei naturalisti
nel vero senso della parola ne esistono ben pochi; ed è
evidente anche che la maggior parte di essi operano nella
fascia tropicale del pianeta, ove possono sbizzarrirsi con
una varietà di soggetti e colori infinita se rapportata
al tempo di una vita umana.

Il concetto,
credo, è quindi abbastanza chiaro: fotografare la natura
sotto la superficie del mare è cosa da pochi per tutta una
serie di fattori; fotografare poi la natura del Mediterraneo,
sott’acqua, è ancora più complicato, e il compito è relegato
a pochi tenaci appassionati. Ciò non significa, però, che
è difficile avvicinarsi alla fotosub; è solo difficile essere
un professionista, specie se si fotografano animali e piante…
Avvicinarsi ad una fotografia naturalistica “amatoriale”
è invece da considerarsi “facile”, specie oggi, grazie all’avvento
del digitale. Con le ultime novità nel settore è possibile
acquistare funzionali fotocamere compatte e scafandrarle.
In tal modo, specie per quanto riguarda le foto ravvicinate,
si ha disponibile un’attrezzatura molto versatile per realizzare
una gran quantità di foto nella stessa immersione a tutta
una serie di piccoli animali. E ci si può divertire con
una spesa, si fa per dire, contenuta (se paragonata al costo
di un’attrezzatura professionale). Diverso è il discorso
sul digitale professionale, nel quale preferisco non addentrarmi
in questa sede.
Il fotografo subacqueo naturalista, necessariamente mosso
da una passione fuori misura, fotografa soprattutto per
se stesso (e per i suoi interessi) e riesce a essere un
professionista, come abbiamo detto, con difficoltà non da
poco, specie in Italia (il nostro è un paese dove solo da
pochi anni si comincia a diventare sensibili ai problemi
della natura). Rimane però la soddisfazione, immensa, di
fare qualcosa per la conoscenza di un ambiente particolare,
il più grande e bello del pianeta che abbiamo chiamato terra
e che forse avremmo dovuto chiamare “acqua”; rimane il piacere
di immergersi nell’elemento liquido e documentare la vita
nel mare, attività entusiasmante e appagante. E oggi, in
un mondo che vede scomparire gradualmente la sua biodiversità,
il lavoro del fotosub naturalista potrebbe acquistare valore
per far conoscere, attraverso le immagini, le meraviglie
di un mare che soffre e che chiede aiuto, tutti i giorni.

Cari
fotografi subacquei, quindi, non mollate. Cari subacquei
che iniziate a fotografare: non abbiate timore. Che la tenacia
e la voglia di continuare vi accompagnino sempre e la passione
non vi abbandoni mai. Cari subacquei in genere: provate
a fotografare quel che incontrate sott’acqua. Anche se non
diventerete dei professionisti, forse sarete comunque dei
bravi fotografi, offrendo il Vostro contributo alla conoscenza
del mare, “conoscendo” prima di tutto in prima persona,
attraverso le vostre immagini. E per coloro che amano il
mare, il Mediterraneo in particolare, e devono avvicinarsi
alla fotografia e/o all’immersione per la prima volta dico:
forza e coraggio…
Nel prossimo articolo analizzeremo le modalità di approccio
alle diverse specie animali del Mediterraneo sommerso, dividendole
in due categorie principali, pesci e invertebrati, e alcune
sottocategorie, in modo da scoprire le differenze di comportamento
delle specie e i modi per avere un certo successo in questa
difficile arte; una disciplina difficile dove la conoscenza
della natura e l’esperienza si uniscono al gusto, per la
realizzazione di immagini intese come inno alla biodiversità
a alla bellezza del mare.
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