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Autore: Patrik Ronco
Il colore….
Visto dalla parte di un Computer.
Con l’avvento del digitale e dei programmi di fotoritocco
la voglia di avere a disposizione delle stampe il più fedele
possibile al nostro scatto sale vorticosamente.
A maggior ragione da quando il mercato è stato invaso da
stampanti più o meno professionali: a 4 o più colori o con
una risoluzione molto alta che permettono stampe su carta
fotografica di ottima qualità.
Quante volte vedendo una fotografia sul nostro piccolo display
della fotocamera o su di un più grande monitor esclamiamo:
“Finalmente! Bella! Così mi piace! Ora la stampo”?
E quante volte dopo aver stampato la suddetta su carta costosissima
ci siamo resi conto che nulla era simile a ciò che vedevamo
digitalmente?
Purtroppo certi eventi vengono sempre vissuti come frustrazioni;
solo dopo aver buttato via una confezione di carta decidiamo
di portare le nostre foto ad un laboratorio oppure di masterizzarle
su di un cd e continuare a guardarle su pc o televisione,
con la consapevolezza magari di aver attrezzatura di prim’ordine
senza poterla sfruttare al massimo.
Parecchi si sono dati da fare per cercare informazioni dal
produttore della macchina fotografica, piuttosto che da
quello della stampante, senza dimenticare quello del monitor.
Le risposte ottenute spesso sono evasive; il risultato è
uno scaricabarili.
Un incolparsi a vicenda sulla calibrazione errata di una
o dell’altra periferica.
A questo punto succede spesso che l’utente finale getti
la spugna! Vuoi per la mancanza di conoscenze, vuoi per
la mancanza di amici che possano aiutarlo in questo iter.
Ho cominciato a parlare di immagini digitali tralasciando
volutamente il discorso diapositive (chimico), in quanto
con un buono scanner avremo la possibilità di partire sempre
da una stessa sorgente. (Ci saranno più avanti nel testo
suggerimenti che varranno anche per la scansione).
Infatti il nostro scopo è quello di avvicinarci il più possibile
con la stampa a quanto visualizziamo a monitor.
Identifichiamo a questo punto tre distinti passaggi:
- L’acquisizione
dalla macchina digitale (oppure la scansione della diapositiva)
- L’elaborazione
dell’immagine con un programma di fotoritocco (prenderemo
come esempio Adobe Photoshop, in quanto il più professionale
e diffuso)
- La stampa del risultato
ottenuto a monitor.
Fino a qui sembrerebbe
tutto molto semplice, ma se tutto il processo non è calibrato
come dicevamo inizialmente, il risultato finale potrà essere
decisamente errato.
Lo scatto e la scansione
Questa parte, dimenticandoci volutamente la bravura maggiore
o minore del fotografo, risulta essere la più semplice.
Infatti siamo notevolmente aiutati dall’elettronica: sia
della nostra fotocamera digitale, sia del nostro scanner
per l’acquisizione delle diapositive.
Dove queste due apparecchiature ci vengono incontro è nel
bilanciamento del bianco.
Infatti, sia la nostra digitale che il nostro scanner, effettuano
questa operazione prima dell’acquisizione vera e propria.
Questa funzione è importantissima, in quanto ci permette
prima di ogni altra cosa di avere un file elettronico calibrato.
Se il bilanciamento viene fatto correttamente si ha la certezza
che i colori restituiti saranno esatti.
Dove dobbiamo impegnarci un po’ di più è nell’utilizzo dello
scanner, perchè se è vero che durante uno scatto con la
macchina digitale questo procedimento è abbastanza automatico,
in quanto viene tenuto conto soprattutto della luce utilizzata
durante lo scatto (approfondiremo l’argomento in un prossimo
articolo), durante la scansione il bilanciamento viene fatto
su un punto bianco esterno al fotocolor. Sarebbe meglio
se questo accadesse all’interno del fotocolor stesso, perché
il supporto della diapositiva altererà sempre i colori,
anche se di poco; durante l’utilizzo di scanner infatti
si tende sempre a fare il bilanciamento in manuale utilizzando
un punto bianco del nostro scatto o, in mancanza di questo,
si tiene a disposizione una dia senza nessun oggetto o meglio
una dia con una scala di grigi.
Se il bilanciamento viene effettuato correttamente dallo
scanner avremo nei punti bianchi e nei grigi delle percentuali
di colore che ci restituiranno dei “colori” neutri.
L’elaborazione dell’immagine
Abbiamo parlato poche righe più su di bianchi e grigi neutri.
Questo cosa vuol dire, e come leggiamo questi valori?
Qui entriamo in un discorso leggermente ampio, in quanto
dobbiamo tener presente la differenza tra quanto il nostro
occhio riesce a percepire e quanto l’inchiostro sulla carta
riesce a riprodurre.
Parliamo quindi di modelli di colore e gamma di colori.
Per nostra semplicità terremo presente unicamente i due
modelli che ci interessano da vicino, e cioè: il modello
RGB (Red, Green, Blue) ed il modello CMYK (Cyan, Magenta,
Yellow, blacK).
La gamma invece corrisponde all'intervallo di colori che
possono essere visualizzati o stampati in un sistema cromatico
(modello di colore).
Lo spettro dei colori percepiti dall'occhio umano è più
ampio rispetto alla gamma disponibile in qualunque modello
cromatico.
Il nostro occhio ci offre quindi una gamma di colori più
ampia (include tutti i colori delle gamme RGB e CMYK). In
genere la gamma RGB comprende il gruppo CMYK che può essere
visualizzato sul monitor del computer o del televisore (che
emette luce rossa, verde e blu). Anche se, alcuni colori
come il cyan puro o il giallo puro non possono essere visualizzati
con precisione sul monitor.
Ne consegue che la gamma CMYK è più limitata e comprende
solo i colori che possono essere stampati con gli inchiostri
di quadricromia. I colori visualizzati sullo schermo che
non possono essere stampati sono definiti "colori fuori
gamma", cioè non compresi nella gamma CMYK.
Da qui alcuni problemi legati alla stampa su colori molto
vivaci o saturi.

A - Ipotizziamo la nostra percezione visiva
B - Il nostro spazio RGB
C - Il nostro spazio CMYK
Ma procediamo con ordine, parlavamo appunto di bianchi e
grigi neutri, senza cioè dominanti.
Abbiamo appena scritto che il modello che può essere riprodotto
in stampa è il modello CMYK, quindi faremo tutte le nostre
misurazioni utilizzando appunto quest’ultimo.
Adobe Photoshop ci mette a disposizione uno strumento utilissimo
che è la palette Info.
Qui abbiamo la possibilità di leggere i valori di colore
divisi tra modello RGB e modello CMYK.
Naturalmente, visto che stamperemo in quadricromia, andremo
a prendere in considerazione le percentuali che ci appaiono
nella colonna CMYK.
Per verificare la neutralità di un bianco o di un grigio
abbiamo due regole, e cioè:
-nei bianchi il magenta ed il giallo devono avere la stessa
percentuale di colore, mentre il cyan deve essere leggermente
superiore ed il nero completamente assente (es. C 5%, M
3%, Y 3%, K 0%); non parliamo naturalmente di stralucidi
(colpi di luce, riflessi ecc.) in quanto in questi punti
avremo tutti e quattro i valori a zero;
-nei grigi invece (prendiamo in considerazione un grigio
medio 50%) questa regola ha due piccole variazioni: troviamo
sempre il cyan in percentuale maggiore rispetto a magenta
e giallo (circa un 11/14 punti in più), il giallo a sua
volta leggermente maggiore al magenta (un paio di punti
in più) ed il nero circa ad un quarto del cyan (es. C 40%,
M 26%, Y 28%, K 11%).
Il motivo per cui il giallo è leggermente superiore serve
unicamente a scaldare leggermente la nostra fotografia;
se vogliamo dei grigi più freddi basta eguagliare il giallo
al Magenta.
A questo punto, dopo aver acquisito la nostra fotografia,
possiamo andare a controllare tutti questi valori e verificare
se il bianco ed i grigi sono effettivamente calibrati.
Scrivevamo anche che le nostre stampe non potranno mai riprodurre
tutti i colori che visualizziamo a monitor: potremmo però
ricorrere ad un trucco, per esempio convertire l’immagine
in fase di elaborazione in CMYK, ricordandoci poi di riconvertirla
in RGB prima della stampa in quanto non tutte le periferiche
supportano questo formato.
Effettuando questa conversione si noterà notevolmente la
differenza soprattutto negli arancioni e purtroppo nei blu
accesi: ricordiamoci che un blu di questo tipo non potrà
mai essere stampato con le nostre stampanti tradizionali
a 4 colori.
La stampa del risultato
Abbiamo acquisito la nostra immagine, l’abbiamo ritoccata
a nostro piacimento ed ora la vogliamo stampare.
Non voglio dilungarmi su incasinatissimi profili colore
in quanto non penso che nessuno di noi abbia un densitometro
(costosissimo) in casa per poter effettuare le varie linearizzazioni
(calibrazioni) delle varie periferiche.
Dovremo dunque lavorare in maniera percettiva effettuando
qualche prova (come del resto si effettua anche nelle calibrazioni
professionali dei monitor, es. Barco. Infatti la calibrazione
del monitor riguarda i fosfori, la similitudine con le stampe,
si effettua ancora mettendo una prova colore di fianco al
monitor, sotto una luce appropriata, e si regola il gamma
in maniera manuale).
Cerchiamo di utilizzare un’immagine che abbia delle zone
neutre, con luci ed ombre e diversi colori, in maniera da
verificare le varie tonalità.
Per prima cosa consiglio, per ogni immagine, di controllare
una voce di Adobe Photoshop, naturalmente prima di aver
convertito l’immagine da CMYK a RGB se in precedenza trasformata.
Sotto il menù Visualizza troviamo la voce imposta prova,
qui selezioniamo RGB Macintosh.
Lo so, magari stiamo lavorando in Windows, ma vi posso garantire
che la gestione colore di questo profilo è migliore. Quello
che noteremo immediatamente è uno schiarimento dell’immagine.
Aspettiamo a scurirla in quanto potrebbe essere il nostro
monitor errato.

A questo punto possiamo
fare la prima prova di stampa.
Scegliendo dal menù file la voce stampa ci appare
una finestra che trascuriamo per un attimo, andiamo prima
di tutto sul pulsante imposta e quindi sul pulsante
proprietà: qui abbiamo a seconda della stampante
usata diversi tipi di impostazioni, quelli che interesseranno
noi sono il tipo di carta e le opzioni sulla qualità; selezioniamole
e diamo il nostro primo ok.

Sulla finestra sottostante
non abbiamo nulla da settare, a parte l’orientamento ed
il formato, sempre che non l’abbiamo fatto nella finestra
precedente.
Quindi confermiamo anche questa finestra.
L’ultima finestra che ci rimane è quella più importante.
Qui dobbiamo selezionare eventuali profili colore.
Come scrivevo in precedenza, se la calibrazione del bianco
e quindi dei grigi è corretta non dovremmo avere grossi
problemi nella stampa.
Infatti come spazio sorgente ci basta settare ciò che avevamo
fatto in precedenza con l’imposta prova e quindi Apple RGB,
dimenticandoci dell’eventuale profilo inserito nel documento
(di solito quello della digitale o quello dello scanner).
Nello spazio di stampa dobbiamo sicuramente indicare il
profilo della nostra stampante e come intento di solito
si seleziona il Colorimetrico relativo, in quanto altri
intenti variano notevolmente la stampa.

A questo punto diamo il nostro ok ed attendiamo che la stampa
abbia buon esito.
Una seconda prova che si può effettuare è quella di selezionare
lo spazio sorgente che ci propone Adobe Photoshop, ma di
solito il migliore è come detto in precedenza l’Apple RGB.
A questo punto dovremmo ottenere una stampa al massimo più
scura o più chiara di quanto visualizziamo a monitor ma
cromaticamente corretta: se è così dobbiamo andare a modificare
il nostro gamma di quest’ultimo, aumentandolo o diminuendolo
a seconda del risultato della stampa.
Il gamma che modifichiamo è fisicamente quello del Software
del monitor, accessibile dai comandi posti su di esso.
Una volta effettuata questa operazione e corretta eventualmente
la luminosità della fotografia se troppo scura o chiara
per noi, proviamo ad effettuare una seconda stampa.
A questo punto dovrebbe essere la copia di quanto visualizziamo.
Spero nel mio piccolo di aver fatto un minimo di chiarezza
in questo vasto mondo del colore, mi rendo conto di non
aver trattato tutti i punti ma forse servirebbe un intero
sito per poter elencare dettagliatamente tutto ma soprattutto
tutte le varie correnti di “pensiero”.
Colgo l’occasione per ringraziare due persone, Mad senza
il quale questo mio articolo non avrebbe avuto modo di esser
letto e la nostra Kix per la pazienza portata nella rilettura
e correzione dello stesso.
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