Le integrazioni in un moderno acquario marino di
barriera
Un
acquario marino è un eco-sistema in miniatura.
Purtroppo per sua natura
non è e non può essere un sistema chiuso, ma necessita di alcune
integrazioni da parte dell’acquariofilo.
Per molti anni, soprattutto anni
in cui l’esperienza si faceva con vasche di soli pesci oppure con coralli
molli, si riteneva che un sano cambio d’acqua fosse risolutore, oggi
invece sappiamo che questo non è assolutamente vero. Allora però si
commetteva l'errore di scambiare una esigenza minima del sistema come
fosse un dogma, sicuramente aiutati
dal poco consumo di elementi che l’acquario aveva.

Acquario di coralli duri con un altissimo consumo di elementi
È sicuramente vero che
diverse tipologie di acquari necessitano di integrazioni diverse,
soprattutto per quello che riguarda le quantità di elementi integrati, ma
raramente le loro composizioni.
Cosa è contenuto ed in quali
concentrazioni nell’acqua marina?
Se andiamo a vedere quali elementi siano
contenuti nell’acqua marina otteniamo:
| Cloro |
19.000 ppm |
Carbonio |
28 ppm |
| Sodio |
10.500 ppm |
Stronzio |
13 ppm |
| Magnesio |
1.350 ppm |
Boro |
4,6 ppm |
| Zolfo |
885 ppm |
Silicio |
3 ppm |
| Calcio |
400 ppm |
Fluoro |
1,2 ppm |
| Potassio |
380 ppm |
Iodio |
0,06 ppm |
| Bromo |
65 ppm |
|
|
Nell'acqua di mare esistono quindi in soluzione un gran numero di elementi chimici
(qua ovviamente vediamo solo quelli con concentrazione maggiore), non tutti vengono consumati
in un acquario, e
molti di essi vengono consumati lentamente, però fra di essi ve ne sono
alcuni che servono soprattutto alla calcificazione dei coralli, e alla
calcificazione degli invertebrati.

Sommità della barriera corallina in Mar Rosso
Prima di prendere in considerazione
cosa si consuma maggiormente e quindi come prepararci per necessarie
integrazioni,
consideriamo il seguente esempio, che può valere per qualsiasi elemento
contenuto in acquario.
Proviamo a fare questo piccolo ragionamento.
Il mio acquario ha un consumo giornaliero di 1ppx di
una fantomatica sostanza che chiameremo acquarite (non prendiamoci
troppo sul serio).
In una settimana avremo quindi una diminuzione di (ad esempio) 7ppx
della nostra sostanza.
Ammettiamo che in acquario ve ne sia una
concentrazione pari a 100ppx.
Quindi dopo la prima settimana saranno rimasti 93ppx.
Effettuiamo il cambio d’acqua assumendo un acquario da
100 litri ed assumendo di cambiarne 20, cioè il 20%.
Matematicamente vuol
dire che togliamo 20 litri con una concentrazione di 93ppx e ne
aggiungiamo 20 con concentrazione di 100ppx, perché l’acqua che andremo ad
immettere dobbiamo supporre che sia perfettamente preparata ed
equilibrata.
La concentrazione a questo punto ritornerà ad un valore di
[(80*93+20*100)/100] 94,4ppx!
Con un ottimo cambio d’acqua abbiamo perso
ben 5,6ppx in una settimana, con un consumo di 7ppx!
Questo semplice
ragionamento ci fa pensare che qualsiasi sostanza che viene consumata in
acquario, in qualsiasi concentrazione venga consumata, non sarà mai rimpiazzata da un cambio d’acqua, per quanto cospicuo esso sia.
E’ assolutamente necessario porvi
rimedio in maniera manuale, ed aggiungerei sistematica.

Prodotti chimici in laboratorio (immagine tratta da www.torinoscienza.it )
Cosa viene consumato maggiormente in acquario?
Dal punto di vista chimico all’interno dell’acquario avvengono diverse
reazioni che portano soprattutto ad un consumo di calcio
Ca2+ + 2HCO3- >
CaCO3 + CO2 +H2O
che serve alle alghe coralline, agli invertebrati ed ai
coralli, ma in maniera minore anche del magnesio, ad esso correlato, ed ai
carbonati che svolgono principalmente la funzione di tampone per il pH.
La nostra prima attenzione deve essere posta all’integrazione di
questi 3 elementi che vengono continuamente consumati in acquario.
Non è
assolutamente sufficiente affidarsi ai vari cambi d’acqua poiché questi
non riuscirebbero mai a mantenere un valore accettabile in vasca, come
abbiamo visto precedentemente nell’esempio.
Per mantenere il calcio e
l’alcalinità totale in acquario è necessario affidarsi ad additivi che
siano a ridotto residuo ionico (come ad esempio il calcio gluconato)
oppure ad additivi bilanciati senza residuo ionico, chiamati anche additivi bicomponente).
Esistono infatti in commercio prodotti come il calcio
cloruro che permette l’aumento del calcio in vasca ma che lascia anche
tantissimi ioni cloro, ed a lungo andare la concentrazione così elevata di
cloro può portare a scompensi molto pericolosi per la vasca, allo stesso
modo è semplice utilizzare prodotti a base di bicarbonato di sodio per
aumentare l’alcalinità totale (kH), ma anche in questo modo ne risentirà il
contenuto di sodio con effetti a lungo andare deleteri.
L’utilizzo invece
dei prodotti citati in precedenza, consente di mantenere costante il
livello di calcio e carbonati senza aumentare gli ioni cloro nell’acqua.
Oltre a questi elementi ci si pone il problema, a ragione come
abbiamo visto, delle integrazioni relative agli oligoelementi ed agli
elementi traccia, quali ad esempio, considerando solo i più consumati:
Iodio, Cromo, Ferro, Stronzio, Manganese, Bario, Boro, Oro, etc.
Una regola sempre valida dal mio punto di vista, quando si parla di
integrazioni, è quella che prevede di integrare solo quello che sia
misurabile in percentuali esatte.
Per i principali elementi chimici, e
cioè calcio carbonati e magnesio, come abbiamo visto, è sufficiente
misurare ed integrare con le giuste quantità. Per tutti gli oligoelementi
ed elementi traccia, in mancanza di test kit che ci diano una indicazione
sommaria del consumo nella nostra vasca, consumo che in ogni caso varia
con il tempo e con la crescita degli animali all’interno del nostro
acquario, dobbiamo riferirci alle indicazioni contenute nelle
varie confezioni, o sfruttare l’esperienza dei negozianti o dei bravi
acquariofili che conosciamo, dei quali dobbiamo essere sicuri della
loro competenza, nel dubbio meglio seguire le indicazioni dei
prodotti.

La somministrazione dei prodotti
Se riprendessimo l’esempio precedente ed
integrassimo una volta a settimana, la concentrazione media del dato
elemento in acquario subirebbe una variazione di concentrazione, il che
potrebbe portare ad un cambiamento totale delle reazioni chimico
biologiche che avvengono in vasca.
Facciamo un esempio semplice e
concreto. Prendiamo il calcio, di cui sappiamo che una concentrazione
media deve essere attorno ai 400 ppm in
acquario (in verità è ottimale un range di valori, ma per semplicità
prendiamo un numero fisso). Un consumo medio accettabile per una vasca
molto carica può essere di 10ppm al giorno.
Quindi ogni giorno la quantità diminuirà di 10ppm fino al successivo
reintegro. In verità la questione è più complessa, perché quando i coralli
avvertono la diminuzione di un elemento a loro necessario, anche se
inconsciamente, modificano il loro metabolismo per utilizzare altro (in
questo caso i coralli cominciano a sostituire il calcio con il magnesio e
con i fosfati) oppure fermano la loro crescita, un po’ come agisce il
nostro corpo che quando comincia a sentire freddo si autoregola per
riscaldarsi aumentando il consumo di energia.

Xenia in acquario
Da questo si evince che una integrazione più ravvicinata è sempre e
comunque la cosa migliore per la nostra vasca.
Abbiamo quindi visto che l’integrazione perfetta esiste e dovrebbe
essere la più ravvicinata possibile per almeno tutti quegli elementi che
possiamo misurare. Mentre avremo sempre dei problemi per tutti quei valori
che non è possibile misurare in maniera corretta, e dovremo sempre
misurarci con la nostra esperienza.
In effetti sarebbe possibile far misurare l’acqua del nostro acquario
da un laboratorio chimico ad intervalli settimanali per farci una idea del
consumo dei vari elementi traccia, ma poi sarebbe difficile trovare i vari
elementi singolarmente ed ancora più complicato dosarli.
Esiste
però un metodo che ci consente una somministrazione mirata e continua dei
vari oligoelementi ed elementi traccia e che si attua mediante l’utilizzo
di un reattore di calcio caricato con media corallino.
Se analizzassimo il consumo all'interno di un acquario di barriera,
arriveremmo in breve alla conclusione, che sono i coralli, i maggiori
divoratori degli elementi in vasca. Quindi un metodo che riesca a
scogliere dei coralli morti (media corallina), ci porterebbe in soluzione
proprio quella giusta quantità di macro e micro elementi che ci servono.
E' ovvio che stiamo facendo delle semplificazioni, perché il consumo
dipende anche dalla vita animale e vegetale, di cui non vi è traccia
all'interno delle varie coralline. Però questo è sicuramente il metodo più
preciso, ad oggi, per una somministrazione mirata e continuata.
A volte, per eliminare il rilascio di fosfati in acqua, dovuti allo
scioglimento nel reattore di calcio della corallina, si preferisce
utilizzare carbonato di calcio puro. In questo modo il vantaggio di non
avere rilascio di fosfati in acqua è bilanciato dallo svantaggio di dover
integrare tutto il resto mediante altre modalità.
È
anche possibile utilizzare la famosa acqua calcarea, kalwasser,
usata per la prima volta per questo scopo a Berlino, dove nacque il Metodo Berlinese. Si tratta di una soluzione sovrasatura di acqua ed
idrossido di calcio. In questo modo si mantiene alto il pH e si cede
all'acquario anche un minimo contenuto di calcio. Con l'acqua calcarea
però si effettua una integrazione bilanciata solo di una parte degli
elementi necessari alla vita del nostro acquario, è quindi necessario
procedere in altra maniera all'integrazione di tutti quegli elementi che
non sono contenuti nella soluzione. In ogni caso il rilascio di calcio in
acquario è molto modesto.

All'interno di questa sump si vede un reattore di acqua calcarea
autocostruito
La scelta del metodo di integrazione migliore
In base alla tipologia di acquario e quindi al tipo di consumo di
elementi, possiamo scegliere fra le diverse soluzioni prospettate dalla
tecnica. Consideriamo che un acquario di coralli duri a polipo piccolo
(sps) avrà in genere un consumo molto più elevato di tutti gli elementi,
mentre al contrario un acquario di soli pesci avrà un consumo minimo di
risorse.
Per semplificare il discorso e la scelta vediamo la seguente tabella
riassuntiva:
| Tipologia di acquario |
Consumo di elementi |
Metodo di somministrazione consigliato |
| |
|
|
| SPS (coralli duri a polipo piccolo) |
Alto |
Reattore di calcio e somministrazione saltuaria di elementi
traccia |
| LPS (coralli duri a polipo grande) |
Medio |
Reattore di calcio o reattore di acqua calcarea e somministrazione
saltuaria di elementi traccia |
| Coralli molli |
Basso |
Additivo bicomponente con somministrazione di elementi traccia
continuativa |
| Acquario di soli pesci |
Molto basso |
Additivo bicomponente con somministrazione di elementi traccia
continuativa |
Curiosamente il metodo più efficiente di somministrazione è anche
quello con il minor costo di mantenimento, a fronte del costo del reattore
di calcio. Mentre l'utilizzo di additivi bicomponenti è il più costoso ed
indicato laddove il consumo sia minimo.

Stupendo acquario di coralli molli gestito senza reattore di calcio
Conclusioni
Abbiamo visto che l'integrazione non solo è consigliata ma è
assolutamente fondamentale se si vuole mantenere in acquario un livello
simile a quello marino. Quello che rimane da scegliere è solo il metodo
che dipende fortemente dal tipo di animali che abbiamo in acquario.
L'ostinarsi a non fare integrazioni mirate può portare scompensi nel lungo
periodo difficilmente analizzabili proprio perché la variazione di
concentrazione sarebbe troppo bassa, e quindi sarebbe molto difficile
porvi rimedio.
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