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22 Maggio 2012
 
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    L'acquario di Andrea Bonito (Entropy) di Andrea Bonito     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


1 La vasca.jpg  

 

 

LA VASCA

L’acquario è un modello della SERA, il “Millenium”.  Misura 80x35x45h (che salgono a 54cm di altezza con la base ed il coperchio). Sono quindi 126 litri lordi. Netti siamo sui 100 litri. E’ stato avviato  nel Marzo 2001 e fu un regalo di compleanno di mia moglie (allora la mia ragazza). E’ quindi avviato da ormai 8 anni. L'avevo allestita a casa dei miei, quando ancora abitavo lì. Poi nel 2006 mi sono trasferito, ma la vasca si è "ricongiunta" a me solo da un mesetto circa.  

 

TECNICA

La dotazione tecnica comprende un filtro interno a 3 scomparti. Nel primo (dove l’acqua entra) trova posto il riscaldatore da 100w. Nel secondo, i materiali filtranti con, dall’alto verso il basso: lana di perlon, torba in granuli (circa 300 grammi), breve strato di spugna sintetica, cannolicchi in ceramica e un’ulteriore strato di una rete sintetica a maglia grossa. Nel coperchio sono presenti 2 neon T8 da 18W, completi di tubo e guarnizione stagna. Successivamente io ho poi aggiunto dei riflettori in alluminio auto costruiti, per aumentare e migliorare la diffusione della luce. Attualmente i neon utilizzati sono un 865 (6500°K) ed un 840 (4000°K). La vasca era originariamente provvista anche di timer. Ma ha smesso di funzionare qualche anno fa. L’ho quindi bypassato con un semplice timer elettronico.

 

2 la centralina dei neon e a destra il filtro interno.jpg
La centralina dei neon e, a destra, il filtro interno a 3 scomparti

 


3 il coperchio con i neon ed i riflettori aggiunti.jpg
Il coperchio con i neon ed i riflettori aggiunti

 

Per un periodo di tempo, visto che stavo coltivando specie con alte esigenza di luce, ho anche potenziato l’impianto luci esistente, effettuando semplici  modifiche, che mi hanno permesso di inserire una plafoniera PL da 24W, nello spazio esistente tra i due neon. L’importante in questa modifica è stato assicurarsi una buona circolazione d’aria (io all’epoca feci molteplici fori al coperchio ed utilizzavo una piccola ventola) per evitare l’eccessivo surriscaldamento non solo della vasca, ma anche della plafoniera stessa (altrimenti è facile che il trasformatore interno della plafoniera fonda…..). I fori al coperchio mi risultano utili tutt’ora, quando in estate la temperatura sale e la vasca potrebbe riscaldarsi troppo. Ho voluto aggiungere questa nota (con relative fotografie), in quanto potrebbe essere utile a qualcuno con il mio stesso modello di vasca ed intenzionato ad aumentare il parco luci.

 

4 il coperchio con i fori per l'areazione.jpg
Il coperchio con i fori per l'areazione

5 La plafoniera  da 24W aggiunta.jpg

La plafoniera  con una PL da  24W, aggiunta nel 2005, e tolta a fine 2006

 

ALLESTIMENTO

Il fondo fu allestito all’epoca con uno strato di fondo fertilizzato (4,7Kg) della SERA (“Floredepot”), con sopra circa 7 cm di ghiaia quarzifera policroma.

Ad oggi, completano l’allestimento una radice ramificata sulla parte sinistra e vari legni sulla destra, posti uno sull’altro per creare anfratti e cavità per la riproduzione dei Parosphromenus. Inoltre ho inserito diverse pigne di Ontano (Alnus cordata) e foglie di Terminalia catappa. Al pari della torba, servono per acidificare il pH, rilasciano preziosi acidi umici e fulvici ed ambrano l’acqua, con un effetto rassicurante sui pesci. Inoltre sono un ottimo substrato per la microfauna, nonché un alimento integrativo per gamberetti ed altri algivori.

 

LA FLORA

La flora della vasca comprende Ceratophyllum demersum (a mio avviso una specie bellissima, robusta ed utilissima) e Criptocoryne wendtii, che vivono e si riproducono in questa vasca fin dall’inizio. Completano la vegetazione Cryptocoryne lucens, Cryptocoryne parva e Vesicularia reticulata (Erectum moss), aggiunte di recente.

Riguardo le Cryptocoryne wendtii, in questi anni (in cui ho modificato spesso potenza e qualità delle luci, protocolli di fertilizzazioni, valori dell’acqua e CO2) ho potuto notare una caratteristica spesso poco nota di questo genere: l’estrema variabilità fogliare, che le porta ad avere habitus molto diversi tra loro, a seconda appunto delle caratteristiche del fondo e delle sostanze in esso disciolte, della quantità e qualità di luce e dei valori dell’acqua.

 


Pigne di Ontano e foglie di Terminalia catappa

 

I legni nella parte destra della vasca, con davanti Cryptocoryne wendtii a sinistra e C. parva a sinistra

 

La parte centrale della vasca con Cryptocoryne lucens

Ceratophyllum demersum

 

Cryptocoryne parva

 

Un germoglio di Ceratophyllum demersum

 

FERTILIZZAZIONE E CO2

Nella sua storia “gestionale” l’acquario ha sperimentato vari protocolli di fertilizzazione: Sera (la prima che utilizzai), Dennerle, Kent, Seachem. Attualmente utilizzo una fertilizzazione liquida settimanale (“Fertildrops” della SHG), con dosi però dimezzate. Ma a breve inizierò a sperimentare la marca Easy Life (“Pro Fito” e “Carbo”). Inoltre integro periodicamente il fondo con palline fertilizzanti della Dennerle (“Deponit”).

La vasca non possiede più un impianto di CO2 da circa 3 anni e devo dire senza nessun tipo di problema. Anzi. La tipologia delle specie coltivate me lo permette. Anche l’anzianità della vasca è, a mio avviso, un fattore determinante. Sia il fondo che il filtro interno possiedono ormai notevoli livelli di resistenza e resilienza, che fanno sì che disturbi accidentali al “sistema acquario” vengano abbondantemente assorbiti e minimizzati. Questa importante caratteristica mi ha permesso anche di non effettuare cambi per un anno intero, senza che la vasca ne risentisse in alcun modo. Ci tengo però a sottolineare che è stato un esperimento controllato, reso possibile da una combinazione di fattori favorevoli (età dell’acquario, molta flora e poca fauna, valori stabili, luce e fertilizzazioni al minimo, specie vegetali robuste e a rapida crescita) e che il risultato ottenuto non prescinde affatto dall’effettuare comunque cambi regolari in una vasca, al fine di avere una conduzione ottimale della stessa.

 

LA FAUNA

Visto che le piante presenti in questa vasca si possono incontrare tutte in Asia sudorientale, nella scelta della fauna  ho voluto mantenermi in questa regione geografica.

L’abitante più anziano è un Crossocheilus siamensis di circa 8 anni, presente in questo acquario fin dall’inizio. E’ un ciprinide originario della penisola della Malaysia. In gioventù era un formidabile mangiatore di alghe. Ora che è anziano, preferisce di gran lunga il mangime in granuli. E quando non mangia, staziona quasi sempre su foglie e legni, oziando e godendosi la sua pensione da algivoro……

Crossocheilus siamensis

 

Fino a poco tempo fa c’erano anche 2 Botia lohachata, anch’essi di 8-9 anni di età. Ma li ho dovuti spostare in un’altra vasca, perché il loro comportamento troppo esuberante e l’abitudine a stazionare spesso all’interno dei legni, impedivano ai Paroshromenus di crearsi dei territori e  preparare i siti di riproduzione, consistenti proprio in cavità ed anfratti.

Ora, spostando l’attenzione proprio ai 4 Parosphromenus che ospita la mia vasca, li sto scoprendo anch'io per la prima volta.

Secondo la recente classificazione, sono pesci appartenenti alla famiglia degli Osfronemidi, sottofamiglia Macropodusinae (la medesima di Betta e Trichopsis) e sono originari dell’isola del Borneo.

Riguardo alla specie di appartenenza, potrebbe trattarsi di P. deissneri o più probabilmente di P. bintan, quest’ultima spesso confusa con la prima, ma quella solitamente commercializzata dagli importatori (preziosa informazione datami da Fabio, “bacarospo” per gli utenti del forum di AP).

I Parosphromenus sono pesci molto particolari. Girano tranquillamente per la vasca, ma preferiscono le zone centrali e più basse della colonna d'acqua (aspetto inusuale per un anabantoideo), in particolare quelle più vicine alla vegetazione e al substrato. Ed osservandoli attentamente si capisce subito il perché. Sono alla continua ricerche di prede. Microfauna varia da catturare. Persino le lumachine non sono immuni ai loro attacchi. E non parlo solo delle fragili Physa. Ma anche delle coriacee Melanoides. Disdegnate perfino dai Botia. Ebbene, ho osservato personalmente i Parosphromenus attaccare di sorpresa giovanissimi individui di Melanoides.

Questi comportamenti sono probabilmente  accentuati dal fatto che gli esemplari di Parosphromenus in mio possesso sono (a detta dell’importatore olandese da cui provengono) selvatici. Infatti, non accettano nessun tipo di mangime in granuli, disdegnando anche le dafnie congelate. Invece gradiscono molto i naupli vivi di artemia. Non appena inserisco in vasca il setaccio con i naupli, i Parosphromenus si animano intensamente. E’ l’unico momento che li vedo salire in superficie, alla ricerca dei naupli che risalgono attratti dalla luce dei neon. Ovviamente gradiscono molto anche le Artemie sub-adulte, quelle risultanti dalle prime mute.

Capitolo coppie. Ho acquistato 4 esemplari per avere una maggior sicurezza sulla formazione di una coppia.

La cosa particolare che sto notando e che c’è stata un spartizione del territorio. Particolare perché le due (presunte) femmine stanno sempre insieme, nella zona centrale e bassa della vasca e cacciano i 2 (presunti) maschi (e non il contrario), uno nella parte posteriore ed uno in quella anteriore dell’acquario. Tanto che mi è venuto il sospetto che in realtà fossero una coppia. Ma entrambi gli esemplari non presentano le peculiari differenze morfologiche sessuali, come le iridescenze bluastre e/o le pinne più lunghe ed affilate. A meno che non si tratti ancora di giovani esemplari o addirittura di una specie affine (essendo di cattura, tutto è possibile). Quindi non mi resta altro che monitorare costantemente la situazione ed osservarne l’evoluzione.

Comunque, anche i 2 (presunti) maschi presentano tra loro delle differenze significative. L’esemplare che stazione nella parte anteriore della vasca possiede pinne di un blu intenso, interposto ad un nero semitrasparente. Quello che occupa invece la parte posteriore della vasca (e che ancora non sono riuscito a fotografare decentemente) presenta iridescenze appena accennate, ma pinne più lunghe.

 


Parasphromenus bintan
………maschio?

 

Parosphromenus bintan…femmina?

 

 

 

 

 

 

Gli altri inquilini “pinnuti” dell’acquario sono un folto gruppo di Boraras brigittae (ciprinidi, anch’essi originari dell’isola del Borneo). O meglio, dovrebbero essere B. brigittae a detta del fornitore, perchè personalmente ho qualche dubbio in proposito, visto che ho già avuto in passato questa specie e presentava un habitus molto più rosso. Trovo invece che assomiglino molto più a B. urophthalmoides, anche se questa specie è assai più rara da trovare in commercio. Comunque sia, quello che invece è chiaro è che, pur essendo una ventina di esemplari, la loro presenza spesso  è tutt’altro che molto evidente, tanto sono piccoli. A loro piace molto intrattenersi in mezzo al Ceratophyllum e nuotare controcorrente, in direzione dell’uscita del filtro. E risulta essere veramente  affascinante  il loro nuoto sincronizzato, sincopato ed armonioso allo stesso tempo, con un effetto da “branco” che in acquari più piccoli non si evidenziava affatto.

A completare la popolazione animale ci pensano 2 Caridina multidentata (superstiti di un mio vecchio allestimento) di  3 anni di età, 3 Neritina zebra (instancabili ed efficientissimi algivori) e Red cherry (Neocaridina denticulata sinensis var. Red) in quantità non facilmente definibili…..a occhio. Poi ovviamente altra microfauna e lumachine varie. Come le già menzionate Melanoides tubercolata ad esempio, utilissime per movimentare ed areare il fondo e che, allo spegnersi delle luci, iniziano a farsi vedere maggiormente, comparendo su vetri, substrato e vegetazione, alla ricerca di cibo e detriti.

 

 

Esemplare di Boraras brigittae

 

 

Caridina multidentata

 

Red cherry (Neocaridina denticulata sinensis var. Red)

Neritina zebra

 

 

 

GESTIONE

I Parametri attuali sono:

T = 25°C

pH = 7.0

kH = 6.0

gH =7.0

conducibilità = 300 µs

 

Effettuo cambi settimanale del 10%, con acqua di osmosi tagliata con quella di rete, in maniera di avere una conducibilità di circa 300 µs.

Osserverò con attenzione l’etologia in vasca dei Parosphromenus e valuterò successivamente e con criterio se abbassare pH e conducibilità, in maniera da agevolarne la riproduzione.

 

ANNOTAZIONI

In conclusione, devo dire che ormai questo acquario va con il pilota automatico, soprattutto grazie ai pluriannuali equilibri instauratisi ed un allestimento ed una gestione veramente “low-tech”. Un suggerimento e magari un utile spunto, per far capire che non servono sempre grandi tecnologie, luci da stadio, complessi protocolli di fertilizzazione e mega impianti di CO2 per avere una vasca di cui essere soddisfatti.  

 

Per qualsiasi informazione, dubbio o chiarimento, potete contattarmi tramite il forum di AP (Entropy).


 
 
 

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