Questo di nano-reef parte da una curiosa vaschetta in
acrilico trovata quasi per caso. Si tratta di una piccola vasca di sezione
quadrata di circa 20x20 di base e 25 cm di altezza ricavata da un singolo
foglio di acrilico di 6 mm di spessore piegato a formare gli angoli
e infine saldato verticalmente. Notai la vaschetta su un tavolo durante
una fiera e fui subito attratto dal bellissimo aspetto conferitole dagli
angoli smussati, nonché dalla curiosa forma a parallelepipedo di base
quadrata sviluppato in altezza. L'idea fu subito quella di realizzare
un nano-reef sfruttando la particolare forma della vasca per creare
un microscopico sistema "Jaubert". Nei 25 cm di altezza, infatti, speravo
fosse possibile installare un doppio fondo e utilizzare sabbia corallina
sufficientemente alta e fine per permettere la creazione di zone a ridotto
contenuto di ossigeno.
Il sistema Jaubert, ricordo, è sostanzialmente una filosofia
di conduzione di acquari a ciclo chiuso o semi-chiuso che permette una
corretta mineralizzazione, nitrificazione e denitrificazione dell'acqua.
Il cuore del sistema è rappresentato dalla particolare configurazione
del fondo. Sul fondo della vasca si deve creare uno spazio confinato,
privo di comunicazione con il resto della vasca, con lo scopo di favorire
la diffusione di gas al di sotto della sabbia. Questo spazio confinato
è ovviamente, come il nome lascia intendere, completamente scollegato
dalla vasca: l'acqua, i gas, i nutrienti possono accedere allo spazio
confinato solo nella misura in cui hanno attraversato gli alti strati
di sabbia sovrastanti. Sopra la griglia che deve essere utilizzata per
creare questo spazio confinato si colloca un alto strato di sabbia,
preferibilmente sabbia corallina fine e possibilmente viva o comunque
"inoculata" con una adeguata quantità di microrganismi e piccoli animali
detritivori che ampliano le funzioni del substrato trasformandolo in
un vero e proprio luogo di trasformazione dei nutrienti. Nella descrizione
originale del metodo particolare enfasi è data alla presenza di organismi
detritivori e scavatori nella sabbia. Per evitare che questi organismi,
nel loro continuo movimento, disturbino gli strati più profondi del
materiale di fondo, dove deve avvenire una corretta denitrificazione,
si pone normalmente una schermatura, realizzata ad esempio con una zanzariera
in materiale sintetico, a metà strada circa tra la superficie della
sabbia e lo spazio confinato sul fondo.

Fig. 1 - Fig. 2 - Fig. 3

Fig. 4- Fig. 5- Fig. 6
Per la realizzazione di questo nano-reef mi dotai di un
piccolo pezzo di materiale plastico di quelli normalmente usati per
le controsoffittature di uffici e ascensori, un materiale che gli americani
chiamano comunemente "eggcrate" e che noi possiamo trovare presso le
ditte che realizzano controsoffittature e contropareti chiedendo un
"grigliato per controsofittature in materiale plastico" (fig. 1). Una
ditta che commercializza questi prodotti a Milano è la "Pannelli Isola".
Per poter distanziare la griglia dal fondo di qualche millimetro ho
tagliato quattro anelli di PVC da un comune tubo da 32 mm (fig. 2) e
li ho posti sul fondo della vaschetta. A parte, ho tagliato un pezzo
di zanzariera in maniera tale da ricoprire completamente il grigliato
di plastica e anche in buona parte i bordi (fig. 3). Infine, ho avvolto
il grigliato di plastica con la zanzariera (fig. 4) e l'ho collocato
accuratamente sul fondo della vasca appoggiato sui quattro anelli di
PVC. (fig. 5 e 6).
Abbiate cura, nel caso realizzaste un Jaubert, di proporzionare correttamente
l'altezza dello spazio confinato, altezza che deve essere valutata dal
fondo della vasca fino alla sommità della zanzariera posta sopra la
griglia. Generalmente, chi ha una comprovata esperienza del metodo,
come Julian Sprung, suo accanito sostenitore, o Sam Gamble, che tiene
regolarmente una rubrica su una rivista americana dedicata ad esso,
suggerisce, per una vasca molto più "normale" di questa quanto a dimensioni,
di utilizzare una altezza dello spazio confinato ("plenum" per gli americani)
di circa 2,5 cm e una altezza degli strati di sabbia (di granulometria
consigliata 2-3 mm) di circa 10 cm. Questo porta, come è facile calcolare,
a circa 13 cm "rubati" da un classico fondo stile Jaubert.
Nel caso del nostro nano-reef la perdita di 13 centimetri su 25, sommata
a un paio di centimetri da lasciare come bordo superiore, significherebbe
appena 10 cm di colonna d'acqua libera o, se preferite, una riduzione
del volume "utile" a soli 3,25 litri circa! Per limitare questo inconveniente,
deciso com'ero a provare comunque un nano-Jaubert, ho optato per alcune
modifiche in funzione dei ridotti volumi in gioco e rivolte a risparmiare
spazio senza perdere in funzionalità.

Fig. 7 - Fig. 8 - Fig. 9

Fig. 10 - Fig. 11- Fig. 12
Ho scelto di creare un "plenum" cioè uno spazio confinato
d'acqua, di soli 2 cm di altezza (fig. 8 e 9). Per procedere nell'allestimento
si devono collocare in ordine gli anelli distanziatori in PVC, il grigliato
con sopra la zanzariera (fig. 10) e... l'acqua marina già pronta (fig.
11). Bisogna infatti ricordarsi che se preparassimo prima tutto il fondo
sabbia compresa e solo alla fine aggiungessimo l'acqua non riusciremmo
assolutamente a evitare bolle d'aria sotto il grigliato. Ho scelto poi
di porre sopra la griglia ghiaietto corallino fine di granulometria
2-3 mm per una altezza di 3,5 cm (fig. 12), e infine, dopo una ulteriore
zanzariera di separazione (fig. 13), uno strato di sabbia di aragonite
sugar-size di pari altezza (Aragamax della Carib-Sea distribuita da
Corallarium)(fig. 14) . In questo modo l'altezza complessiva del fondo
diventa di soli, si fa per dire, 9 centimetri circa, lasciando invece
liberi 14 cm di colonna d'acqua e quasi (!) 5 litri di volume utile.
Nelle mie intenzioni lo strato inferiore doveva essere ghiaietto corallino
"sterile" di nuova introduzione, mentre lo strato superiore doveva essere
composto al 100% da sabbia finissima di aragonite prelevata delicatamente
da un acquario funzionante da oltre 2 anni e dotato di una interessante
popolazione di organismi nella sabbia. In realtà per sopperire alla
poca sabbia disponibile ho mescolato un po' di Aragamax nuova molto
ben lavata a un po' di fondo preso da una mia vasca funzionante da oltre
due anni.
Infine, ho aggiunto una roccia viva. Non chiedetemi il peso... una!
Cioè tutto quello che potevo mettere tenuto conto che almeno il 75%
della sabbia deve rimanere scoperta in un Jaubert per favorire lo scambio
gassoso tra il fondo e la colonna d'acqua. Il risultato iniziale, a
vasca appena installata è quello qui sotto

La lampada che vedete è una Realux da 13W 50% bianca a 7100K e 50%
blu a 12000K prodotta dalla PLS prodotta in Cina per gli USA (ma distribuite,
credo, in Italia da Aquarialand di Torino), come il portalampada dotato
di riflettore in alluminio e il gruppo di accensione separato (avuto
d'occasione per circa 12 Euro). Il termoriscaldatore è un Askoll da
35W di potenza scelto perché molto corto e snello, cosa importante in
un nano, non ricordo il prezzo. Ricordate di sovradimensionare sempre
un po' i riscaldatori in un nano, fanno molto più in fretta a scaldare
e evitano sbalzi di temperatura troppo ampi. La pompa di circolazione
è un gioiellino da far sorridere: ha una portata regolabile di 120-240
l/h con 45 cm di prevalenza ed è marchiata Zoo-Med micro pump 104. Ha
le incredibili dimensioni di 4,3 per 3 cm e costa 11,50 Euro. Le due
sabbie costano circa 2 Euro per la corallina normale e... non lo so
per l'Aragamax, ne avevo un po' in casa, ma costa certamente di più.
La griglia di plastica e la zanzariera mi è stata gentilmente... passata
dai miei amici di Aquarium Style di Torino. La vaschetta in acrilico
è un pezzo unico creato da Schuran come prototipo e dovrebbe valere
circa 50 Euro. In totale si può spendere per questa vaschetta... mumble...
mumble... circa 100 Euro.
N.A.R.P. Nano reef project
La sezione Nanoreef di AcquaPortal è gemelletta con
il N.A.R.P. del GAEM curata da Alessandro Rovero
con l'obbiettivo di scambiarsi informazioni e far crescere
in Italia il meraviglioso mondo dei Nanoreef.
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