| Parliamo di chimica dell’acqua,
sperando di risolvere i problemi dei neofiti e dare qualche
dettaglio in più ai vari utenti esperti.
Partiamo col dire che ogni vasca è un
delicato equilibrio di vari composti chimici disciolti. Alcuni
di essi risultano essere negativi e cominciamo col chiamarli
INQUINANTI. Altri sono positivi e spesso si rende necessaria
una loro integrazione manuale per mantenerne il corretto valore.
Stiamo parlando degli OLIGOELEMENTI.
Gli inquinanti o nutrienti del sistema, si suddividono
principalmente in 2 grosse categorie, NITRATI (no3) e FOSFATI
(po4).
I mantenimento di tali inquinanti sotto la soglia di pericolosità
è cosa abbastanza semplice se si è impostata
una vasca con canoni precisi riferiti soprattutto al metodo
berlinese classico.

Le rocce risultano essere il motore del sistema , il filtro
per l’esattezza.
Se sono state introdotte rocce di buona qualità, ricche
di incrostazioni coralline e piene di vita zoo-planctonica,
il successo nell’abbattimento dei nitrati è garantito
sul lungo periodo: basta aver concluso una buona maturazione
e il loro valore dovrebbe trovarsi sotto la soglia dei 15
mg/l.
È da dire che un valore buono per i nitrati si colloca
sotto i 10mg/l ma i risultati migliori si ottengono sicuramente
dove non è possibile rilevare questa componente inquinante.
La loro misurazione si ottiene con test specifici colorimetrici
a reagente liquido. Non tutti i test sono sensibili ai bassi
valori e qui sul forum si consiglia spesso la marca salifert
o tropic marin perché oltre ad essere di basso costo
possiedono anche una buona sensibilità.
Quando troverete un valore di no3 minore di 5mg/l, sarete
certi che tutto il vostro sistema acquario sta girando realmente
nel migliore dei modi visto che un valore così basso
è indice di chiusura del ciclo dell’azoto, dove
il residuo è eliminato dal sistema sottoforma di gas.
Nel caso dell’azoto (N), si parte da un composto di
ammonio (NH4) che viene successivamente trasformati in nitriti
(NO2), nitrati (NO3) per terminare in azoto gassoso che viene
liberato in superficie e smaltito definitivamente. I primi
due gruppi di valori, NH3/NH4 e NO2, non richiedono un monitoraggio
continuo, se non durante la maturazione e in casi particolari
di inquinamento .
Ecco dunque l’utilità di avere una vasca aperta
per favorire gli scambi gassosi soprattutto di smaltimento
e ricircolo ossigeno che viene stimolato dal movimento vorticoso
delle pompe, garantendo sempre un alto valore di ph.
Per raggiungere tale obiettivo però non basta possedere
rocce fantastiche e ben proporzionate…bisogna anche
saper aspettare. Infatti il ciclo dell’azoto subisce
parecchi picchi nel corso della maturazione e il raggiungimento
di un buon valore di no3 non si raggiunge prima dei 2 mesi
circa. Questo perché dovete dare al sistema il tempo
per poter metabolizzare gli inquinanti in eccesso risultati
dalla moria iniziale dei batteri nelle rocce all’avvio.
In questo senso risulta utile una integrazione iniziale di
batteri per poter rinfoltire le colonie insediate nelle rocce.
Sicuramente così il processo sarà più
rapido e con maggiori possibilità di completezza.
In generale, una volta raggiunto un valore ottimale, non si
dovrebbero registrare più aumenti di no3 nel sistema,
eccezion fatta per improvvise morie di animali, sali non correttamente
conservati o acque osmotiche non degne di tale nome.
In parole povere…..l’abbattimento dei nitrati
avviene una sola volta. Successivamente si ha un ciclo di
abbattimento continuo e quindi in equilibrio.
Si sconsiglia abbastanza di frequente di accendere le luci
con valori superiori ai 20 mg/l, questo sempre per non scatenare
violente esplosioni di alghe indesiderate.
Va ricordato inoltre che non va effettuato nessun cambio d’acqua
fino al raggiungimento del fotoperiodo completo e solo allora
potrete vedere sparire gli inevitabili 5-10 mg/l di cui non
riuscite a liberarvi fino al primo cambio. Quindi prima di
cambiare 1-2 volte acua….non aspettatevi di averli a
zero spaccato perché è poco probabile. Ovviamente
valori ben più elevati sono sintomo di qualcosa di
sbagliato o nell’impostazione iniziale di litraggio/rocce
o nella gestione successiva o nell’acqua osmotica stessa.
Per quanto riguarda i fosfati (po4) invece il discorso è
più complesso. Diciamo che qualunque forma di integrazione
(cibo) per pesci o coralli contiene fosfato. Questo complica
moltissimo la vita del sistema in quanto non esiste un ciclo
completo di metabolismo come per i nitrati. L’aumento
dei dosaggi di cibo, integrazioni e quant’altro…..inquina
il sistema e in esso vi si deposita. Deve quindi essere rimosso.Come?
Beh, inizialmente si consiglia l’uso di resine per un
abbattimento rapido prima dell’accensione luci per evitare
che un alto valore inneschi una sproporzionata crescita algale.
Una volta portati sotto un valore di 0,1mg/l….sta all’acquariofilo
il compito di mantenerli tali.
Si devono verificare sempre con test sensibili, qui più
che mai. Nelle barriere coralline non vi è quasi traccia
di fosfati per noi misurabili, con valori prossimi allo 0,01-0,02.
In generale in un acquario quando si scende sotto il valore
di 0,05 mg/l….si può dire di essere davvero esperti
nei dosaggi e nella gestione del sistema.
Va detto che animali come i coralli molli prosperano in acque
grasse cioè con po4 anche superiori a 0,1mg/l ma questo
è abbastanza rischioso per le alghe. Queste infatti
vengono attivate e mantenute in vigore da alti valori di po4.
All’opposto, animali esigenti come gli sps richiedono
acque specificatamente povere di po4….con valori tollerabili
solo se vicini allo 0,05 per mantenerne colorazioni naturali
e brillanti.
In generale dunque….una volta abbattuta la dose di po4
iniziale dovuta alla moria batterica e animale delle rocce
all’avvio….sta al gestore mantenerne il livello
il più basso possibile, ponendo attenzione al dosaggio
di qualsiasi prodotto integrativo. Quello che date al sistema
deve essere consumato perché se è sovradosato
va solo ad accumularsi e ad inquinare generando picchi di
po4 pericolosi.
I test consigliati sono sempre salifert o tropic marin dotati
di buona sensibilità ma non così alta come richiesto
da gestori di vasche sps. Infatti risulta difficile una misurazione
attendibile sotto la soglia dello 0,05. per valori così
bassi vi sono ben altri test kit e di ben altro livello di
costo. Per i nanoreef comunque sono adatti in tutto quelli
sopra citati.
Le marche citate sono solo un orientamento, nessuno vuole
convincervi della loro supremazia. Si dice semplicemente perché
esistono poche marche che a prezzi modici offrono una sensibilità
così alta.
Passiamo adesso agli OLIGOELEMENTI.
Sono di importanza fondamentale nella gestione
del sistema in quanto apportano i mattoni principali con cui
i coralli costruiscono lo scheletro o semplicemente metabolizzano.
In particolare, i coralli duri necessitano sicuramente più
attenzione rispetto ai molli in quanto il loro scheletro richiede
elementi in traccia specifici e in quantità precise,
pena il loro deperimento o poca crescita e colorazione.
Calcio e carbonati: di importanza
fondamentale per coralli duri e alghe coralline in genere.
Tutti i sistemi devono avere un corretto bilanciamento di
tali elementi, sia che siano destinati ad animali duri o molli.
Devono sempre essere in corretto bilanciamento fra loro e
in un nano-reef diventano abbastanza facilmente gestibili
se li si mantiene a una concentrazione di circa 420 e 8 rispettivamente.
Con questi valori si ottengono ottimi risultati e la loro
gestione non è particolarmente da esperti. La loro
monitorizzazione deve essere settimanale altrimenti si rischiano
grosse sorprese a distanza di tempi più allungati.
In generale i carbonati (kh) sono responsabili del metabolismo
dei coralli duri. Si dice spesso infatti che il kh sia il
motore degli sps. Più è alto e più il
corallo viene mantenuto su di giri in termini di calcificazione
dello scheletro (crescita). Se non vi è però
un corretto bilanciamento col calcio si rischia di non permettere
loro un corretto metabolismo che sfocerà in pericolosi
tiraggi di tessuto e altri problemi correlati. Mantenendo
tali valori bilanciati e vicini ai valori naturali (400-420
e 7-9) si può dormire abbastanza tranquilli.
La calcificazione dei coralli richiede sempre l’abbinamento
calcio e carbonato in proporzioni precise, ecco perché
è fondamentale il loro bilanciamento. Questi elementi
infatti vanno proprio a costituire lo scheletro del corallo,
depositandosi mano a mano che il corallo cresce e ricoprendolo
di tessuto colorato.
Molto importante poi è mantenerne un valore il più
possibile vicino ai valori naturali fin da subito per permettere
il corretto sviluppo della alghe calcaree, principali antagoniste
in maturazione delle alghe verdi. La loro stimolazione allontana
il pericolo di inaspettate esplosioni algali filamentose.
Consiglio spesso quindi di monitorare i valori già
poco dopo l’inserimento delle rocce e il loro aggiustamento
se tali valori non dovessero essere perfetti
Per questi elementi si ricorre sempre a test colorimetrici
a reagente liquido. Per il kh è spesso consigliato
il tetra o il salifert o il tropic marin…..per il calcio
salifert o tropic marin.
Il loro mantenimento si ottiene con prodotti bilanciati giornalieri
e l’innalzamento del loro valore con buffer specifici
da usare per brevi periodi. Vi invito ad approfondire tale
mantenimento in un altro topic sul forum nano nella sezione
“tecnica”. Avrete maggiori dettagli.
Da ricordare inoltre che elevate concentrazioni di calcio
e carbonati facilitano pericolose precipitazioni. Avere il
calcio sopra i 500 mg/l non è utile a nessuno bensì
pericoloso e innaturale. Stessa cosa per kh superiori a 12
circa.
Magnesio: fondamentale per
mantenere un buon prosperare di alghe calcaree e per il mantenimento
dei coralli duri. Costituisce anch’esso parte dello
scheletro corallino con calcio e kh e il suo valore deve essere
compreso fra 1250 e 1400 circa. Sempre test colorimetrici
a reagente liquido e monitoraggio settimanale. Aiuta moltissimo
nel mantenimento dei valori di calcio se il suo valore è
ben rappresentato. In generale è sempre consigliato
di monitorarlo fin da subito come per calcio e kh proprio
per facilitare un corretto raggiungimento valori in tempi
rapidi.
Buffer e mantenitori sono i migliori rimedi in circolazione
per acquari in cui il consumo è forte. Nel caso di
vasche semplici e con coralli non esigenti, è possibile
non dover ricorrere ad integrazioni manuali semplicemente
affidandosi a cambi d’acqua regolari.
Fondamentale avere una salinità compresa fra 35 e 36
per mantenere il magnesio a livelli ottimali. Con salinità
più basse si complica il suo mantenimento.
Boro,potassio,iodio,ferro,molibdeno,fluoro
: oligoelementi specifici per coralli duri la cui
integrazione manuale è richiesta solo se vi è
una forte concentrazione di sps. Negli acquari piccoli come
i nanoreef non si rende necessaria una loro integrazione in
quanto i cambi d’acqua risultano efficienti nel costante
rinnovo. Molto pericolosi se sovradosati, in particolare fluoro,
iodio e ferro.
Salinità: deve essere misurata per
forza di cose con un rifrattometro ottico con compensazione
automatica della temperatura (ATC). Deve essere tarato con
acqua bidistillata e ritarato mensilmente. Nessun altro sistema
è veramente efficace in quanto densimetri e accocchi
vari non sono così precisi e voi siete in possesso
di un sistema fragile in quanto piccolissimo e soggetto a
sbalzi repentini. Un rabbocco automatico tramite sensore galleggiante
è del tutto auspicabile in un nano reef nel 2007. questo
sia per praticità che per sicurezza verso gli animali,
in modo da garantire una salinità stabile e senza picchi
alti o bassi.
Il valore da impostare è del 35-36 per mille….nè
34 né 37 sono passabili. Almeno la salinità
deve essere sempre costante e senza sbalzi. C’è
già troppa altra roba soggetta a picchi.
Investite 40 euro e basta,non ci pensate più. Vi durerà
per tutta la carriera da reefer.
Ph: purtroppo tale valore è
ballerino sia in acquari grandi che in acquari piccoli. Nel
primo caso però ci si affida a controlli ben superiori
ai nostri. Controller elettronici collegati a un sacco di
sonde e accessori permettono un range variabile fra i 7,7
e gli 8,4 circa…..misurati di notte e giorno rispettivamente.
Nei nano diventa problematica la sua misurazione poiché
i test colorimetrici sono del tutto inaffidabili e investire
su un phmetro non è spesa intelligente in un nano.
Meglio spendere i soldi diversamente nella tecnica luci e
acqua.
In generale i valori di riferimento sono quelli sopra ma non
c’è molto da preoccuparsi se la vasca è
aperta e abbiamo un movimento vorticoso in superficie. L’o2
contribuisce a mantenere alto il ph e l’increspatura
superficiale vi aiuta contro la fastidiosissima schiumetta
che inevitabilmente si forma in maturazione.
silicati: per ultimi analizziamo
i sali disciolti di silicio, molto pericolosi in quanto responsabili
della comparsa di diatomee e alghe indesiderate in genere.
la loro rimozione va effettuata a monte, cioè nell'acqua
di osmosi prodotta dal nostro impianto o da quello in negozio.
se l'acqua ne è troppo ricca occorre addirittura provvedere
aggiungendo uno stadio caricato con resine anti-silicati specifiche.
altrimenti la membrana ne lascrà passare molti lo stesso.
quindi attenzione, se vedete diatomee anche dopo la maturazione,
beh, io i preoccuperei dei silicati.
in linea di massima esiste il test salifert da usare solo
in acqua osmotica ma non è particolarmente sesibile
in quanto potete essere certi della presenza di silicai solo
se questo lo rivela. se avete quindi un risultato del test
ottimo, potrebbe essere che in realtà non siate messi
così bene. l'unica soluzione è dotarsi di conduttivimetro
e misurare la conducibilità elettrica dell'acqu osmotica
ma si tratta di strumenti costosi, poco usati nel nano-reef.
se avete la possibilità di testare la vostra acqua
ro da un amico munito di tale strumento, ve lo consiglio spassionatamente.
in caso contrario è sicuramente meglio se dotate il
vostro impianto di uno stadio post filtro caricato a resine
anti-silicati da cambire periodicamente.
Questo articolo di Leletosi è stato discusso qui
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