Cerca: Nel Sito      Nel Web   
 
Aggiungi ai preferiti
9 Febbraio 2012
 


 
 

 

 
    Sussidiario Nanoreefer di Gabriele Andreoni     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


Alimentare gli invertebrati

Gli invertebrati che abbiamo scelto si cibano principalmente in due modi:
1-attraverso gli scarti delle alghe zooxanthelae che facendo la fotosintesi riescono a generare alimento per gli invertebrati oppure
2- possono ricavare il cibo filtrando l’acqua e ricavandone alimentazione organica.
Si stima che più della metà dell’alimentazione venga ricavata dagli scarti della fotosintesi delle alghe e il resto lo si ricavi dall’acqua,però questa percentuale può variare in base alla disponibilità di luce, di cibo e da specie a specie.
Le alghe trovano riparo all’interno dell’invertebrato e l’invertebrato ne ricava sostentamento: questo è un tipico esempio di simbiosi.
Visto che però questo tipo di alimentazione non è sufficiente agli invertebrati per sopravvivere analizziamo cosa succedere nei mari dove esiste una complessa catena alimentare che partendo da organismi infinitesimali si arriva a quelli più grandi (come le balene). Da qualche parte ci siamo anche noi essere umani….
Ogni elemento della catena è fondamentale e non può mancare senza provocare delle grandi conseguenze o scompensi.
Nei nostri nano reef non metteremo mai una balena e quindi possiamo dire che alcuni elementi di questa catena non saranno mai presenti, però dobbiamo cercare di integrare quanto viene prodotto naturalmente nella vasca per far si che alla base della catena ci siano tutti gli anelli necessari.
Il primo anello è costituito dai fitoplacton che non sono altro che un’infinità di varietà di micro alghe monocellulari che vivono sospese in acqua.
A occhio nudo non si possono vedere perché le loro dimensioni sono poco superiore a qualche decina di micro o meno.
Questi piccoli vegetali si nutrono delle principali sostanze inorganiche disciolte in acqua come ammonio, azoto, fosforo e silicio producendo ossigeno e carboidrati attraverso la fotosintesi. Sono animali primari.
Questi sono i primi animali che trasformano sostanze inorganiche in organiche che poi verranno assimilate da altri animali superiori che non sono in grado di fare questo complesso passaggio.
Se a occhio nudo non si riesce a vederli si può invece intuire la loro presenza in soluzioni di acqua in cui la loro concentrazione è molto alta, l’acqua si colora di verde o marroncino in base alla specie prevalente.
In commercio esistono dei reattori che servono per la crescita e la coltura di questi micro organismi.
Il concetto è molto semplice, si prende un campione di acqua ricco di fitoplacton lo si mette in acqua stabile a 25°C in un contenitore trasparente e fortemente illuminato (anche 15-16 ore al giorno) e si lascia che gli organismi unicellulari si moltiplichino aiutati dalla forte presenza di ossigeno che viene inserito nell’acqua attraverso un areatore che inocula aria alla base del contenitore.


Foto areatore in commercio

C’è chi i reattori di fitplacton se lo costruisce da solo usando bottiglie o contenitori trasparenti e c’è chi preferisce comprare quelli regolarmente in commercio.
Inserire fitoplacton in acquario vuol dire aiutare la crescita del palcton e delle biomasse presenti sulle rocce vive


Copepode, foto AP

Le rocce vive, come detto, sono ricche di vita: i copepodi, gli anellini, vermi tubolari, micro crostacei, forme larvali di forme di vita superiore etc si nutrono di fitoplacton e di palcton stesso.
Inserire fitoplacton in vasca può avere effetti utili per l’equilibrio della vasca, ma è una operazione spesso troppo ripetitiva e frequente per poter essere fatta con regolarità se si intende alimentare direttamente gli invertebrati.
Sarebbe meglio a questo punto somministrare fitoplacton per alimentare lo zooplacton che a sua volta verrebbe poi più facilmente predato dagli invertebrati essendo presente in massa nella vasca.
Lo zooplacton costituisce il secondo anello della catena alimentare degli oceani; copepodi anellini, microcrostacei, microalghe inferiori, micromolluschi, vermi, spugne, larve di ogni specie vivono nutrendosi di fitoplactron.




Foto AP

Lo zooplacton è una parte predominante della vita che si instaura nelle rocce vive. Avere un prodotto di ottima qualità significa avere una grandissima varietà di flora e fauna veramente infinitesimale(difficilmente si vede a occhio nudo soprattutto per le abitudini notturne della stragrande maggioranza degli animali) che andrà ad arricchire la nostra catena alimentare.
Si può anche pensare di usare il fitoplacton per allevare meglio il zooplacton (artemia salina, rotiferi, Mysis ad esempio) da inserire poi in vasca come alimento.
Se si ha una coltura di artemie la somministrazione di fitoplacton aiuta di molto la probabilità di crescita, sviluppo e sopravvivenza delle artemie stesse.
Altro anello della catena alimentare è il batterio palcton che come dice il nome è costituito da batteri che insieme ad alghe unicellulari costituisce la buona parte del DOM, cioè la parte organica sospesa in acqua che possono essere assimilate direttamente o meno dagli invertebrati.
Per aumentare la percentuale di batterio placton si può pensare di somministrare delle composizioni o ricette di cibo che arricchiscono l’acqua di amminoacidi di cui si nutrono i batterio pacton.
Questo ne aumenta la percentuale di batteri presente in acqua e quindi è più facile che venga predato dagli invertebrati.
Capiamo come il placton, fitoplacton e baterio placton si comporta in natura.
Tutte e tre le famiglie non hanno grandi capacità motorie quindi l’unica cosa che possono fare è spostarsi di poco, il movimento quindi è garantito da correnti o movimento ondoso, non è autonomo: si fanno trasportare.
Questo spiega perché dove le correnti portano più cibo c’è maggior vita.
Inoltre per vivere hanno bisogno di luce, la prima catena è il fitoplacton cha fa fotosintesi, quindi occupano sempre i primi strati di acqua.
Lo zooplacton può anche vivere sulle rocce o sui fondali marini muovendosi sempre di poco, comunque in modo molto più autonomo del fitoplacton, ma sempre di poche decine di centimetri.
Questi animali passano la loro vita alla caccia di alghe o resti da mangiare
Sapendo come i vari tipi placton si muove analizziamo come gli invertebrati si sono organizzati per nutrirsi: il più comune è usare dei tentatoli che catturano le micro particelle sospese in acqua. Un tipico esempio sono i Palithoa e Protopalithoa il cui disco è composto centralmente da una bocca per ingerire le prede, esternamente da dei tentacoli per catturarli e il disco stesso è rigato per portare la preda dai tentacoli alla bocca.


Foto AP di Palithoa si notano i tentacoli e la bocca centrale.

Altro metodo è quello di chiudere il disco stesso per permettere alla bocca di ingerire la preda che è stata intrappolata dai tentacoli o dal muco.

 
Foto di Marchese e Vapao di invertebrati aperti pronti a catturare il cibo


Foto di Vapao di invertebrati chiusi per digerire il cibo

I rodacthis hanno il disco pieno di piccole protuberanze che catturano attraverso una sostanza appiccicosa,”muco” , i microorganiscmi.


Foto tentacoli Rodactis di Mascaidri.

Catturata la preda l’invertebrato si chiude su se stesso per non permettere la fuga dell’animale e lo ingerisce nella bocca.
I questi due casi le prede possono essere anche di dimensioni notevoli come zooplacton.


Foto tentacoli e bocca di ricordea di Vapao.

Altri animali invece riescono a catturare solo le prede che rimangono impigliate vicino la bocca. Gli actinodiscus sono degli animali che hanno il disco completamente liscio e che quindi catturano poche prede, non hanno neanche i tentacoli, quindi la maggior parte della alimentazione la ricavano dalle alghe zooxanthellae piuttosto che dalle sostanze disciolte in acqua.


Foto di Sarcophiton

Lobophytum e Sarcophyton sono invece in grado di costruire grosse strutture molto ramificate in cui l’acqua scorrendo porta il cibo che viene catturato come in una rete. Questi animali si nutrono più di batterioplacton che di zooplacton, perché porzioni di cibo troppo grosso non può essere catturato.
Altri animali hanno l’apparato digerente atrofizzato quindi si può pensare che traggano oltre del 70% della loro alimentazione dal rapporto di simbiosi che hanno con le alghe zooxanthellae.


Fanno parte di questa famiglia gli invertebrati della specie della Xenia, Zoanthus, Anthelia, Clavularia e simili.

 
Foto di Anthelia di Candito e di Zoantus di Vapao.

Ricordiamo che in natura esistono anche animali che non hanno le alghe simbionti,. Questi animali vivono o nelle profondità marine dove la luce può essere scarsa, sotto gli scogli dove la luce arriva a mala pena, dentro le grotte dove la luce non arriva.
Se vi fate convincere a prendere un invertebrato della specie Dendronepthy vi condannate da soli a passare la vostra vita ad alimentarlo a mano perché questo animale anche se ha colori stupendi non deve la sua livrea alle alghe simbionti, ma ai pigmenti: non ha alghe al suo interno si nutre filtrando solo l’acqua.
Abbiamo fatto esempi di come gli invertebrati possono nutrirsi filtrando l’acqua cerchiamo di capire in che misura gli invertebrati dipendono da luce (zooxanthellae) o dalla qualità dell’acqua e delle sostanze disciolte.


Foto Dendronephthya e Actinodiscus (a sinistra) by Stefano

Prima di tutto un invertebrato con alghe simbionti al suo interno ricava abbastanza nutrimento per sopravvivere, ma spesso questo non è completo. Quindi animali non alimentati con placton almeno in una delle sue tre forme potrebbero star bene, ma non così bene da crescere e riprodursi.
La maggior parte degli invertebrati vive in colonie in comunicazione tra loro.
Se un animale riesce a catturare delle prede(placton, fitoplacton, batterio placton) poi è in grado di distribuirlo al resto della colonia garantendo la sua prosperità.
Per questo motivo non è necessario che tutti gli individui della colonia si alimentino filtrando l’acqua, spesso in natura basta che una porzione della colonia sia esposta a una corrente particolarmente ricca di cibo per far prosperare anche tutti gli altri animali.


Foto di ricordea di Vapao.

In un acquario la situazione è la medesima, se si decide di dare da mangiare organico agli invertebrati non è necessario nutrire uno ad uno tutti gli invertebrati perché si rischia solo di passare tutta la giornata con una siringa in mano, ma soprattutto di inquinare l’acqua con troppo carico organico.
Ricordiamo anche che in una vasca con il movimento delle pompe corretto, la corrente è troppo forte per alimentare gli animali manualmente. Il “cibo” verrebbe inesorabilmente trasportato via dalla corrente e in breve tempo cadendo nella sump finendo trattato dallo schiumatoio che eliminerebbe quanto inserito.
Per questo motivo se si sceglie di aggiungere del cibo organico vivo si suggerisce di farlo a pompe e luci spente per un tempo che non superi i 10 minuti complessivi, si evitano sblilanciamenti dovuti alla scarsa ossigenazione dell’acqua causata dal non movimento delle pompe e si evita anche di dare troppo cibo agli animali.


Foto di Gervasutti, polipi in estensione a caccia di cibo.


Le luci è meglio spegnerle perché le abitudini alimentari degli invertebrati sono prettamente notturne, solo di notte estendono i tentacoli per alimentarsi.
Allo stesso modo anche l’attività del placton è maggiore nelle ore di buio, anche per ridurre le possibilità di essere predati da organismi superiori.
Alimentare correttamente un invertebrato non è facile perché se la maggior parte della alimentazione gli invertebrati la prendono dalla luce,l’alimentazione organica risulta essere solo una integrazione.
Gli invertebrati sono in grado di modificare nel tempo la percentuale di cibo che ricevono dalle alghe zooxanthellae. Aprendo più o meno il disco o mostrando più o meno i tessuti alla luce stimolano o bloccano la produzione delle alghe.


Invertebrati aperti al massimo per fare la fotosintesi foto Vapao

Quindi, come detto sopra, un animale potrebbe adattarsi alle nuove condizioni della vasca e a una scarsa alimentazione organica aumentando il lavoro delle alghe zooxanthellae fino al punto massimo in cui riducono la sua attività riproduttiva e di crescita se il cibo è troppo scarso.
Attenzione a non fare l’errore contrario di pensare di illuminare troppo gli animali, questo porterebbe alla sintesi da parte delle alghe di troppo ossigeno che attaccherebbe i tessuti degli invertebrati generando delle infezioni che porterebbero l’animale alla morte in breve tempo. I caso di troppo ossigeno sintetizzato si può pensare di aumentare la presenza di Iodio che si lega con le molecole di O2, però facilita la crescita delle alghe infestanti ed è solo un palliativo che risolve il problema, ma non la causa.
Inoltre una illuminazione troppo forte, magari con le HQI, brucia i tessuti.
La illuminazione non deve essere troppa ne troppo poca, deve essere il giusto.
La troppa illuminazione in un primo momento si riconosce con un malessere degli invertebrati che non si aprono, tengono i dischi chiusi per tenere all’ombra le alghe che così non possono fare la fotosintesi, dopo un periodo più o meno breve se la situazione non cambia le alghe verranno espulse.


Polipi in perfetta estensione, foto di Fabio Macri


E’ possibile vedere, se si è fortunati, quando l’invertebrato apre la bocca e le alghe vengono lasciate libere. Ad ogni modo ci si rende conto della cosa perché l’animale ormai è bianco. Ha perso tutti i colori.
Non c’è quasi più niente da fare perché in queste condizioni la sua alimentazione dipende solo dal cibo disciolto in acqua e la riformazione delle colonie di alghe impiega troppo tempo. In acquario un invertebrato senza alghe è quasi certamente condannato a fine premature.
Se vi accorgente di un certo malessere dovuto a troppa luce potete fare due cose: spostare l’animale in una zona meno colpita dalla luce della plafoniera, più in basso nella vasca, oppure allontanare la plafoniera dalla vasca stessa.
In seguito sarà possibile che l’animale si adatti alla nuova illuminazione e quindi è possibile riportarlo nella posizione originale o ribassare la plafoniera.
Attenzione che potremmo avere il caso opposto: l’invertebrato basa troppo la sua alimentazione sulle alghe simbionti.
In questo caso le alghe prendono il sopravvento e anche l’animale perde il suo colore e diventa marroncino, questo è più facile nei coralli duri LPS; ma una perdita nella vivacità del colore in un molle significa che le alghe stanno crescendo troppo di numero.
Ricordiamo che gli invertebrati in natura hanno principalmente abitudini notturne, un corallo duro LPS che io considero molto robusto e che comunque è adatto per un nano reef è la caulastrea.
Questo animale la sera e la notte estrae dei tentacoli lunghi anche qualche centimetro trasparenti.
Sono molto urticanti e quindi pericolosi per i sui invertebrati vicino, ma questi sono un’ottima arma per catturare il cibo sospeso in acqua.
Se siete fortunati vedrete la preda catturata all’estremità del tentacolo passare fino al disco della bocca e poi essere ingerito.
Questi animali, come rodasctis, hanno la capacità di ingerire anche pezzi piccoli di gamberetti o pesci.
In questo caso la preda non viene catturata dai tentacoli, vedi i Palithoa, o dal muco, vedi actinodiscus, ma vengono avvelenati usando particolari particelle cnitociti che sono presenti nel disco boccale e immobilizzano l’animale (zooplacton) predato.
Se capire se si sta illuminando la vasca non dovrebbe più essere un mistero per voi, è da chiarire quali sono i limiti da usare quando si alimenta con cibo diretto gli invertebrati.
In questo caso non abbiamo la possibilità di guardare gli invertebrati perchè questi non possono che trarre giovamento da un’alimentazione diretta.


Foto Vapao, più colonie di invertebrati insieme.

Quindi almeno in un primo momento si noterà solo un miglioramento dei colori, delle dimensioni e dell’aspetto estetico dell’animale.
Però alimentare troppo vuol dire portare inquinamento nella vasca, ciò che non è ingerito finisce in giro nel nostro acquario.
Se si tratta di cibo vivo non ingerito e questo sopravvive la forte concentrazione di cibo causa sbilanciamento nella catena alimentare che si è instaurata nella vasca alterando gli equilibri chimici, biologici e organici
Se il cibo vivo non ingerito e questo non sopravvive nella vasca porta comunque inquinamento che altera gli equilibri i chimici.
Se il cibo è “morto” metterlo in eccesso nella vasca altera ancora di più gli equilibri chimici della vasca.
Dando per scontato che gli invertebrati sono stati inseriti in vasca solo dopo aver terminato la maturazione della vasca, questo significa che rocce vive, filtro, illuminazione, movimento dell’acqua hanno trovato un equilibrio che garantisce solo tracce di fosfati e nitrati.
Se si inserisce un invertebrato e si incomincia ad alimentarlo bisogna tenere sotto stretto controllo questi due elementi. All’inizio della somministrazione di cibo ci sarà un naturale innalzamento dei due parametri che comunque deve restare entro i limiti accettabili; entro 2-3 settimane il sistema vasca deve essere in grado di equilibrare il sistema chimica e riportare nitrati e fosfati a sole tracce.
Se questo non avviene vuol dire che si sta esagerando con il cibo ed è meglio diminuire le dosi.

        

Ecco alcuni prodotti in commercio per alimentare il batterioplacton e non solo.

Esistono in commercio prodotti studiati per fornire amminoacidi e quelle micro sostanze organiche che abbiamo definito DOM all’inizio di questa guida, i batterioplancoton.
Cercate prodotti la cui formula abbia un basso contenuto di nitrati residui quindi ci permette di usare dosi più abbondanti di alimento, inoltre non è stato confezionato usando dei conservanti. Anche per noi stessi cerchiamo sempre di comprare prodotti che non contengano conservanti, non vedo perché non dovremmo fare la stessa scelta per i nostri ospiti.
Somministrate anche un prodotto per fornire direttamente zooplacotn , vitamine, selenio, antiossidanti per alimentare sia le bio masse presenti sulle rocce vive che gli invertebrati stessi.
Le biomasse come spugne, anemoni, tunicati, anfipodi, vermi etc che vivono sulle rocce vive si nutrono direttamente di questo prodotto per poi aumentare di numero e a loro volta andare poi a far parte della catena alimentare venendo ingeriti dagli invertebrati stessi.

      

Ecco alcuni prodotti in commercio per alimentare le biomasse e non solo.

Il prodotto poi è in forma granulare e lento rilascio, questo permette di controllare la quantità di cibo distribuita in vasca.
Il rilascio non è tutto e subito, ma controllato nel tempo evitando picchi di cibo e residui organici che potrebbero destabilizzare la vasca.
Vi suggerisco di cercare in commercio prodotti che applicano una tecnologia alimentare per essere confezionati.
Il prodotto viene confezionato dentro dei sacchetti metallici e tutta il processo viene fatto in ambiente a atmosfera controllata costituita da gas che non attaccano il cibo ossidandolo.
Questo garantisce la mancanza dei conservanti e la lunga durata nel tempo del cibo che comunque deve essere conservato in ambienti asciutti e non troppo caldi.
Questo rende il prodotto equivalente, come qualità, a uno confezionato per il consumo umano.
Vi siete mai chiesti come mai attualmente le confezioni di prosciutto cotto presentano quel colore così vivo e non più ossidato di un tempo, si usa la stessa tecnologia.
In questo modo si ottiene un allungamento della vita utile del prodotto non trattato con conservanti e si riducono aditivi.
Si ha una riduzione delle reazioni chimiche e microbiologiche di degrado.
La tecnologia prevede l’uso di contenitori appositi, sacchetti in alluminio, gas per trattare le sostanze e soprattutto macchine adatte a questo tipo di confezione.
Ma il risultato finale garantisce che il prodotto è sano e non contaminato da conservanti.

Attenzione leggere sempre il manaule di uso dei prodotti prima di utlizzarli, quelli elencati sono solo alcuni n commercio

E' assolutamente vietata la riproduzione, anche parziale, del testo e delle foto presenti in questo articolo, senza il consenso dell'autore.


Contattaci | Chi siamo | Dove siamo | Copyright | Privacy | Esenzione Sondaggi   
Vendita libri animali
Libri sui cani
forum cani, cinofilia, cinofilo
Rivista specializzata on-line sull'acquariofilia - Reg. Trib. di Milano N. 42 del 23/01/2008 - Direttore responsabile Marco Rosetti - Copyright © AcquaPortal Communication S.R.L - Tutti i diritti riservati