Alimentare gli invertebrati
Gli invertebrati
che abbiamo scelto si cibano principalmente in due modi:
1-attraverso gli scarti delle alghe zooxanthelae che facendo
la fotosintesi riescono a generare alimento per gli invertebrati
oppure
2- possono ricavare il cibo filtrando l’acqua e ricavandone
alimentazione organica.
Si stima che più della metà dell’alimentazione
venga ricavata dagli scarti della fotosintesi delle alghe
e il resto lo si ricavi dall’acqua,però questa
percentuale può variare in base alla disponibilità
di luce, di cibo e da specie a specie.
Le alghe trovano riparo all’interno dell’invertebrato
e l’invertebrato ne ricava sostentamento: questo è
un tipico esempio di simbiosi.
Visto che però questo tipo di alimentazione non è
sufficiente agli invertebrati per sopravvivere analizziamo
cosa succedere nei mari dove esiste una complessa catena alimentare
che partendo da organismi infinitesimali si arriva a quelli
più grandi (come le balene). Da qualche parte ci siamo
anche noi essere umani….
Ogni elemento della catena è fondamentale e non può
mancare senza provocare delle grandi conseguenze o scompensi.
Nei nostri nano reef non metteremo mai una balena e quindi
possiamo dire che alcuni elementi di questa catena non saranno
mai presenti, però dobbiamo cercare di integrare quanto
viene prodotto naturalmente nella vasca per far si che alla
base della catena ci siano tutti gli anelli necessari.
Il primo anello è costituito dai fitoplacton che non
sono altro che un’infinità di varietà
di micro alghe monocellulari che vivono sospese in acqua.
A occhio nudo non si possono vedere perché le loro
dimensioni sono poco superiore a qualche decina di micro o
meno.
Questi piccoli vegetali si nutrono delle principali sostanze
inorganiche disciolte in acqua come ammonio, azoto, fosforo
e silicio producendo ossigeno e carboidrati attraverso la
fotosintesi. Sono animali primari.
Questi sono i primi animali che trasformano sostanze inorganiche
in organiche che poi verranno assimilate da altri animali
superiori che non sono in grado di fare questo complesso passaggio.
Se a occhio nudo non si riesce a vederli si può invece
intuire la loro presenza in soluzioni di acqua in cui la loro
concentrazione è molto alta, l’acqua si colora
di verde o marroncino in base alla specie prevalente.
In commercio esistono dei reattori che servono per la crescita
e la coltura di questi micro organismi.
Il concetto è molto semplice, si prende un campione
di acqua ricco di fitoplacton lo si mette in acqua stabile
a 25°C in un contenitore trasparente e fortemente illuminato
(anche 15-16 ore al giorno) e si lascia che gli organismi
unicellulari si moltiplichino aiutati dalla forte presenza
di ossigeno che viene inserito nell’acqua attraverso
un areatore che inocula aria alla base del contenitore.

Foto areatore in commercio
C’è chi i reattori di fitplacton se lo costruisce
da solo usando bottiglie o contenitori trasparenti e c’è
chi preferisce comprare quelli regolarmente in commercio.
Inserire fitoplacton in acquario vuol dire aiutare la crescita
del palcton e delle biomasse presenti sulle rocce vive

Copepode, foto AP
Le rocce vive, come detto, sono ricche di vita: i copepodi,
gli anellini, vermi tubolari, micro crostacei, forme larvali
di forme di vita superiore etc si nutrono di fitoplacton e
di palcton stesso.
Inserire fitoplacton in vasca può avere effetti utili
per l’equilibrio della vasca, ma è una operazione
spesso troppo ripetitiva e frequente per poter essere fatta
con regolarità se si intende alimentare direttamente
gli invertebrati.
Sarebbe meglio a questo punto somministrare fitoplacton per
alimentare lo zooplacton che a sua volta verrebbe poi più
facilmente predato dagli invertebrati essendo presente in
massa nella vasca.
Lo zooplacton costituisce il secondo anello della catena alimentare
degli oceani; copepodi anellini, microcrostacei, microalghe
inferiori, micromolluschi, vermi, spugne, larve di ogni specie
vivono nutrendosi di fitoplactron.


Foto AP
Lo zooplacton è una parte predominante della vita che
si instaura nelle rocce vive. Avere un prodotto di ottima
qualità significa avere una grandissima varietà
di flora e fauna veramente infinitesimale(difficilmente si
vede a occhio nudo soprattutto per le abitudini notturne della
stragrande maggioranza degli animali) che andrà ad
arricchire la nostra catena alimentare.
Si può anche pensare di usare il fitoplacton per allevare
meglio il zooplacton (artemia salina, rotiferi, Mysis ad esempio)
da inserire poi in vasca come alimento.
Se si ha una coltura di artemie la somministrazione di fitoplacton
aiuta di molto la probabilità di crescita, sviluppo
e sopravvivenza delle artemie stesse.
Altro anello della catena alimentare è il batterio
palcton che come dice il nome è costituito da batteri
che insieme ad alghe unicellulari costituisce la buona parte
del DOM, cioè la parte organica sospesa in acqua che
possono essere assimilate direttamente o meno dagli invertebrati.
Per aumentare la percentuale di batterio placton si può
pensare di somministrare delle composizioni o ricette di cibo
che arricchiscono l’acqua di amminoacidi di cui si nutrono
i batterio pacton.
Questo ne aumenta la percentuale di batteri presente in acqua
e quindi è più facile che venga predato dagli
invertebrati.
Capiamo come il placton, fitoplacton e baterio placton si
comporta in natura.
Tutte e tre le famiglie non hanno grandi capacità motorie
quindi l’unica cosa che possono fare è spostarsi
di poco, il movimento quindi è garantito da correnti
o movimento ondoso, non è autonomo: si fanno trasportare.
Questo spiega perché dove le correnti portano più
cibo c’è maggior vita.
Inoltre per vivere hanno bisogno di luce, la prima catena
è il fitoplacton cha fa fotosintesi, quindi occupano
sempre i primi strati di acqua.
Lo zooplacton può anche vivere sulle rocce o sui fondali
marini muovendosi sempre di poco, comunque in modo molto più
autonomo del fitoplacton, ma sempre di poche decine di centimetri.
Questi animali passano la loro vita alla caccia di alghe o
resti da mangiare
Sapendo come i vari tipi placton si muove analizziamo come
gli invertebrati si sono organizzati per nutrirsi: il più
comune è usare dei tentatoli che catturano le micro
particelle sospese in acqua. Un tipico esempio sono i Palithoa
e Protopalithoa il cui disco è composto centralmente
da una bocca per ingerire le prede, esternamente da dei tentacoli
per catturarli e il disco stesso è rigato per portare
la preda dai tentacoli alla bocca.

Foto AP di Palithoa si notano i tentacoli e la bocca centrale.
Altro metodo è quello di chiudere il disco stesso per
permettere alla bocca di ingerire la preda che è stata
intrappolata dai tentacoli o dal muco.

Foto di Marchese e Vapao di invertebrati aperti pronti
a catturare il cibo

Foto di Vapao di invertebrati chiusi per digerire
il cibo
I rodacthis hanno il disco pieno di piccole protuberanze che
catturano attraverso una sostanza appiccicosa,”muco”
, i microorganiscmi.

Foto tentacoli Rodactis di Mascaidri.
Catturata la preda l’invertebrato si chiude su se stesso
per non permettere la fuga dell’animale e lo ingerisce
nella bocca.
I questi due casi le prede possono essere anche di dimensioni
notevoli come zooplacton.

Foto tentacoli e bocca di ricordea di Vapao.
Altri animali invece riescono a catturare solo le prede che
rimangono impigliate vicino la bocca. Gli actinodiscus sono
degli animali che hanno il disco completamente liscio e che
quindi catturano poche prede, non hanno neanche i tentacoli,
quindi la maggior parte della alimentazione la ricavano dalle
alghe zooxanthellae piuttosto che dalle sostanze disciolte
in acqua.

Foto di Sarcophiton
Lobophytum e Sarcophyton sono invece in grado di costruire
grosse strutture molto ramificate in cui l’acqua scorrendo
porta il cibo che viene catturato come in una rete. Questi
animali si nutrono più di batterioplacton che di zooplacton,
perché porzioni di cibo troppo grosso non può
essere catturato.
Altri animali hanno l’apparato digerente atrofizzato
quindi si può pensare che traggano oltre del 70% della
loro alimentazione dal rapporto di simbiosi che hanno con
le alghe zooxanthellae.

Fanno parte di questa famiglia gli invertebrati della specie
della Xenia, Zoanthus, Anthelia, Clavularia e simili.

Foto di Anthelia di Candito e di Zoantus di Vapao.
Ricordiamo che in natura esistono anche animali che non hanno
le alghe simbionti,. Questi animali vivono o nelle profondità
marine dove la luce può essere scarsa, sotto gli scogli
dove la luce arriva a mala pena, dentro le grotte dove la
luce non arriva.
Se vi fate convincere a prendere un invertebrato della specie
Dendronepthy vi condannate da soli a passare la vostra vita
ad alimentarlo a mano perché questo animale anche se
ha colori stupendi non deve la sua livrea alle alghe simbionti,
ma ai pigmenti: non ha alghe al suo interno si nutre filtrando
solo l’acqua.
Abbiamo fatto esempi di come gli invertebrati possono nutrirsi
filtrando l’acqua cerchiamo di capire in che misura
gli invertebrati dipendono da luce (zooxanthellae) o dalla
qualità dell’acqua e delle sostanze disciolte.

Foto Dendronephthya e Actinodiscus (a sinistra) by Stefano
Prima di tutto un invertebrato con alghe simbionti al suo
interno ricava abbastanza nutrimento per sopravvivere, ma
spesso questo non è completo. Quindi animali non alimentati
con placton almeno in una delle sue tre forme potrebbero star
bene, ma non così bene da crescere e riprodursi.
La maggior parte degli invertebrati vive in colonie in comunicazione
tra loro.
Se un animale riesce a catturare delle prede(placton, fitoplacton,
batterio placton) poi è in grado di distribuirlo al
resto della colonia garantendo la sua prosperità.
Per questo motivo non è necessario che tutti gli individui
della colonia si alimentino filtrando l’acqua, spesso
in natura basta che una porzione della colonia sia esposta
a una corrente particolarmente ricca di cibo per far prosperare
anche tutti gli altri animali.

Foto di ricordea di Vapao.
In un acquario la situazione è la medesima,
se si decide di dare da mangiare organico agli invertebrati
non è necessario nutrire uno ad uno tutti gli invertebrati
perché si rischia solo di passare tutta la giornata
con una siringa in mano, ma soprattutto di inquinare l’acqua
con troppo carico organico.
Ricordiamo anche che in una vasca con il movimento delle pompe
corretto, la corrente è troppo forte per alimentare
gli animali manualmente. Il “cibo” verrebbe inesorabilmente
trasportato via dalla corrente e in breve tempo cadendo nella
sump finendo trattato dallo schiumatoio che eliminerebbe quanto
inserito.
Per questo motivo se si sceglie di aggiungere del cibo organico
vivo si suggerisce di farlo a pompe e luci spente per un tempo
che non superi i 10 minuti complessivi, si evitano sblilanciamenti
dovuti alla scarsa ossigenazione dell’acqua causata
dal non movimento delle pompe e si evita anche di dare troppo
cibo agli animali.

Foto di Gervasutti, polipi in estensione a caccia di cibo.
Le luci è meglio spegnerle perché le abitudini
alimentari degli invertebrati sono prettamente notturne, solo
di notte estendono i tentacoli per alimentarsi.
Allo stesso modo anche l’attività del placton
è maggiore nelle ore di buio, anche per ridurre le
possibilità di essere predati da organismi superiori.
Alimentare correttamente un invertebrato non è facile
perché se la maggior parte della alimentazione gli
invertebrati la prendono dalla luce,l’alimentazione
organica risulta essere solo una integrazione.
Gli invertebrati sono in grado di modificare nel tempo la
percentuale di cibo che ricevono dalle alghe zooxanthellae.
Aprendo più o meno il disco o mostrando più
o meno i tessuti alla luce stimolano o bloccano la produzione
delle alghe.

Invertebrati aperti al massimo per fare la fotosintesi
foto Vapao
Quindi, come detto sopra, un animale potrebbe adattarsi alle
nuove condizioni della vasca e a una scarsa alimentazione
organica aumentando il lavoro delle alghe zooxanthellae fino
al punto massimo in cui riducono la sua attività riproduttiva
e di crescita se il cibo è troppo scarso.
Attenzione a non fare l’errore contrario di pensare
di illuminare troppo gli animali, questo porterebbe alla sintesi
da parte delle alghe di troppo ossigeno che attaccherebbe
i tessuti degli invertebrati generando delle infezioni che
porterebbero l’animale alla morte in breve tempo. I
caso di troppo ossigeno sintetizzato si può pensare
di aumentare la presenza di Iodio che si lega con le molecole
di O2, però facilita la crescita delle alghe infestanti
ed è solo un palliativo che risolve il problema, ma
non la causa.
Inoltre una illuminazione troppo forte, magari con le HQI,
brucia i tessuti.
La illuminazione non deve essere troppa ne troppo poca, deve
essere il giusto.
La troppa illuminazione in un primo momento si riconosce con
un malessere degli invertebrati che non si aprono, tengono
i dischi chiusi per tenere all’ombra le alghe che così
non possono fare la fotosintesi, dopo un periodo più
o meno breve se la situazione non cambia le alghe verranno
espulse.

Polipi in perfetta estensione, foto di Fabio Macri
E’ possibile vedere, se si è fortunati, quando
l’invertebrato apre la bocca e le alghe vengono lasciate
libere. Ad ogni modo ci si rende conto della cosa perché
l’animale ormai è bianco. Ha perso tutti i colori.
Non c’è quasi più niente da fare perché
in queste condizioni la sua alimentazione dipende solo dal
cibo disciolto in acqua e la riformazione delle colonie di
alghe impiega troppo tempo. In acquario un invertebrato senza
alghe è quasi certamente condannato a fine premature.
Se vi accorgente di un certo malessere dovuto a troppa luce
potete fare due cose: spostare l’animale in una zona
meno colpita dalla luce della plafoniera, più in basso
nella vasca, oppure allontanare la plafoniera dalla vasca
stessa.
In seguito sarà possibile che l’animale si adatti
alla nuova illuminazione e quindi è possibile riportarlo
nella posizione originale o ribassare la plafoniera.
Attenzione che potremmo avere il caso opposto: l’invertebrato
basa troppo la sua alimentazione sulle alghe simbionti.
In questo caso le alghe prendono il sopravvento e anche l’animale
perde il suo colore e diventa marroncino, questo è
più facile nei coralli duri LPS; ma una perdita nella
vivacità del colore in un molle significa che le alghe
stanno crescendo troppo di numero.
Ricordiamo che gli invertebrati in natura hanno principalmente
abitudini notturne, un corallo duro LPS che io considero molto
robusto e che comunque è adatto per un nano reef è
la caulastrea.
Questo animale la sera e la notte estrae dei tentacoli lunghi
anche qualche centimetro trasparenti.
Sono molto urticanti e quindi pericolosi per i sui invertebrati
vicino, ma questi sono un’ottima arma per catturare
il cibo sospeso in acqua.
Se siete fortunati vedrete la preda catturata all’estremità
del tentacolo passare fino al disco della bocca e poi essere
ingerito.
Questi animali, come rodasctis, hanno la capacità di
ingerire anche pezzi piccoli di gamberetti o pesci.
In questo caso la preda non viene catturata dai tentacoli,
vedi i Palithoa, o dal muco, vedi actinodiscus, ma vengono
avvelenati usando particolari particelle cnitociti che sono
presenti nel disco boccale e immobilizzano l’animale
(zooplacton) predato.
Se capire se si sta illuminando la vasca non dovrebbe più
essere un mistero per voi, è da chiarire quali sono
i limiti da usare quando si alimenta con cibo diretto gli
invertebrati.
In questo caso non abbiamo la possibilità di guardare
gli invertebrati perchè questi non possono che trarre
giovamento da un’alimentazione diretta.

Foto Vapao, più colonie di invertebrati insieme.
Quindi almeno in un primo momento si noterà solo un
miglioramento dei colori, delle dimensioni e dell’aspetto
estetico dell’animale.
Però alimentare troppo vuol dire portare inquinamento
nella vasca, ciò che non è ingerito finisce
in giro nel nostro acquario.
Se si tratta di cibo vivo non ingerito e questo sopravvive
la forte concentrazione di cibo causa sbilanciamento nella
catena alimentare che si è instaurata nella vasca alterando
gli equilibri chimici, biologici e organici
Se il cibo vivo non ingerito e questo non sopravvive nella
vasca porta comunque inquinamento che altera gli equilibri
i chimici.
Se il cibo è “morto” metterlo in eccesso
nella vasca altera ancora di più gli equilibri chimici
della vasca.
Dando per scontato che gli invertebrati sono stati inseriti
in vasca solo dopo aver terminato la maturazione della vasca,
questo significa che rocce vive, filtro, illuminazione, movimento
dell’acqua hanno trovato un equilibrio che garantisce
solo tracce di fosfati e nitrati.
Se si inserisce un invertebrato e si incomincia ad alimentarlo
bisogna tenere sotto stretto controllo questi due elementi.
All’inizio della somministrazione di cibo ci sarà
un naturale innalzamento dei due parametri che comunque deve
restare entro i limiti accettabili; entro 2-3 settimane il
sistema vasca deve essere in grado di equilibrare il sistema
chimica e riportare nitrati e fosfati a sole tracce.
Se questo non avviene vuol dire che si sta esagerando con
il cibo ed è meglio diminuire le dosi.
Ecco alcuni prodotti in commercio per alimentare il batterioplacton
e non solo.
Esistono in commercio prodotti studiati per fornire amminoacidi
e quelle micro sostanze organiche che abbiamo definito DOM
all’inizio di questa guida, i batterioplancoton.
Cercate prodotti la cui formula abbia un basso contenuto di
nitrati residui quindi ci permette di usare dosi più
abbondanti di alimento, inoltre non è stato confezionato
usando dei conservanti. Anche per noi stessi cerchiamo sempre
di comprare prodotti che non contengano conservanti, non vedo
perché non dovremmo fare la stessa scelta per i nostri
ospiti.
Somministrate anche un prodotto per fornire direttamente zooplacotn
, vitamine, selenio, antiossidanti per alimentare sia le bio
masse presenti sulle rocce vive che gli invertebrati stessi.
Le biomasse come spugne, anemoni, tunicati, anfipodi, vermi
etc che vivono sulle rocce vive si nutrono direttamente di
questo prodotto per poi aumentare di numero e a loro volta
andare poi a far parte della catena alimentare venendo ingeriti
dagli invertebrati stessi.
Ecco alcuni prodotti in commercio per alimentare le biomasse
e non solo.
Il prodotto poi è in forma granulare e lento rilascio,
questo permette di controllare la quantità di cibo
distribuita in vasca.
Il rilascio non è tutto e subito, ma controllato nel
tempo evitando picchi di cibo e residui organici che potrebbero
destabilizzare la vasca.
Vi suggerisco di cercare in commercio prodotti che applicano
una tecnologia alimentare per essere confezionati.
Il prodotto viene confezionato dentro dei sacchetti metallici
e tutta il processo viene fatto in ambiente a atmosfera controllata
costituita da gas che non attaccano il cibo ossidandolo.
Questo garantisce la mancanza dei conservanti e la lunga durata
nel tempo del cibo che comunque deve essere conservato in
ambienti asciutti e non troppo caldi.
Questo rende il prodotto equivalente, come qualità,
a uno confezionato per il consumo umano.
Vi siete mai chiesti come mai attualmente le confezioni di
prosciutto cotto presentano quel colore così vivo e
non più ossidato di un tempo, si usa la stessa tecnologia.
In questo modo si ottiene un allungamento della vita utile
del prodotto non trattato con conservanti e si riducono aditivi.
Si ha una riduzione delle reazioni chimiche e microbiologiche
di degrado.
La tecnologia prevede l’uso di contenitori appositi,
sacchetti in alluminio, gas per trattare le sostanze e soprattutto
macchine adatte a questo tipo di confezione.
Ma il risultato finale garantisce che il prodotto è
sano e non contaminato da conservanti.
Attenzione leggere sempre il manaule
di uso dei prodotti prima di utlizzarli, quelli elencati sono
solo alcuni n commercio
E' assolutamente vietata la riproduzione, anche
parziale, del testo e delle foto presenti in questo articolo, senza
il consenso dell'autore.
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