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9 Febbraio 2012
 


 
 

 

 
    Taleare LPS: Montipore

Sky Stefano Montefredini

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Non vorrei tediarvi con l’ennesimo articolo sulla taleazione, argomento già ben esplorato da altri appassionati sul forum, ma mettere a disposizione le esperienze, quasi sempre “fai da te”, che caratterizzano il nostro hobby.
A causa di un trasloco di alcune colonie madri, mi sono trovato, ahimè, con una certa quantità di frags che inevitabilmente si sono venuti a creare. Soprattutto di montipore (digitate, stellate, foliose…) che per la loro struttura molto friabile sono estremamente soggette a rottura.

Prima di tutto ho preparato le future talee tagliando eventuali parti di tessuto rovinato, e facendo molta attenzione al modo in cui si maneggiano. Purtroppo con le montipore capita spesso che si spezzino sotto le dita, se non si è più che delicati. Le talee pronte per essere incollate le ho adagiate in contenitore di plastica riempito di acqua dell’acquario, con una pompa per far circolare l’acqua e un riscaldatore per mantenere la temperatura. Dopo aver collocato in vasca ciò che restava delle madri, ho avuto il problema di reperire, in tempo rapido, collante e basette in quantità notevole.
Per le basette mi sono attrezzato di martello, cacciavite piatto, una vecchia tavola di legno e un po’ di scheletri di coralli e roccette che non trovavano più collocazione nella vasca.



E via come un novello Michelangelo a dar forma e dimensioni appropriate al fine di assicurare una stabilità alle nostre prossime talee. L’importante è trovare il taglio giusto che permetta l’appoggio della parte inferiore della basetta.

Per l’incollaggio, non avendo reperito il classico Milliput nei paraggi di casa, e non potendo aspettare eventuali spedizioni via internet, mi sono imbattuto casualmente, grazie al negozio The Tropical Aquarium Di Massimo Porcu, in un prodotto non molto conosciuto, ma decisamente di grande praticità: REEF BOND.

Si tratta in realtà di un cemento in polvere particolarmente studiato per l’uso in acquariologia, che può essere usato sia fuori che sott’acqua.

Ha un tempo di asciugatura decisamente veloce fuori dall’acqua (un po’ meno sott’acqua). Bisogna solo fare un po’ di pratica con la miscelazione polvere/acqua.

Usando acqua d’osmosi si deve fare una miscela appena umida e lavorarla con una spatolina fino ad avere la stessa consistenza del famoso Milliput.


A questo punto si prende la quantità necessaria e si posiziona sulla basetta preparata in precedenza



Si prende poi il rametto di corallo (una digitata nel nostro caso) e ……



delicatamente si affoga nel cemento.

Se l’impasto era della giusta densità il corallo rimarrà in posizione da subito. Le prime volte, purtroppo, è facile preparare il cemento troppo liquido e inserendovi la talea bagnata non riesce a rimanere dritta.



Nel nostro caso, invece, possiamo collocare la talea appena fatta direttamente in vasca anche se il cemento non e ancora asciutto. Unica accortezza è quella di non collocarla nel flusso potente di una pompa di movimento per una decina di minuti.



Una volta indurito non si stacca più (come avviene invece facilmente con altri mastici). Ho usato questo prodotto anche per fissare delle rocce tra loro in rocciate molto ripide.
Se invece si ha la necessità di incollare talee con la base molto stretta rispetto all’ampiezza della ramificazione del corallo (ad esempio le talee di Caulastrea, Euphyllia e similari) o addirittura tondeggiante (come nella foliosa delle foto) ho trovato di grande utilità il collante Reef Glue della Boston Aqua Farms.



Anche in questo caso il primo passo è quello di preparare una futura talea.

Il prodotto è composto da uno spray acceleratore/induritore e dal collante vero e proprio. Si prende la basetta e si spruzza con lo spray.



Si pone, poi, una quantità di collante adeguata e ……..



immediatamente si mette la talea nella posizione desiderata.



A questo punto è importante tenerla immobile per 20 secondi (come se incollassimo dei pezzi di plastica con collante cianacrilico che qui non funzionerebbe se basetta e/o talea sono bagnate)



Dopo 20” la colla si è vetrificata (diventando quasi invisibile)e può essere ricollocata in acqua, riducendo il tempo in cui il corallo rimane fuori dall’acquario veramente ad una manciata di secondi.



Eventualmente fosse servita parecchia colla per fissare una talea particolarmente grande, a fine incollaggi rispruzziamo un po’ di induritore, facendo attenzione a non mandarlo sul tessuto vivo della talea, in modo da accelerare ulteriormente il processo di vetrificazione.



Unico neo di questo prodotto è che non si può usare sott’acqua. Quindi se invece che su basetta volessi incollare direttamente sulla rocciata, devo giocoforza tirare fuori (se possibile) le pietre che la formano.
Queste tecniche sono frutto di esperimenti (ed errori) fatti in prima persona, ma non è detto che siano le migliori. Sono semplicemente uno dei tanti modi per aiutare i nostri amici invertebrati a riprodursi.

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