Il
mantenimento e la riproduzione in acquario di un numero di specie
sempre più elevato di pesci e invertebrati provenienti dalla barriera
corallina è oggi possibile, grazie agli enormi progressi compiuti
dalla scienza e dalla tecnica negli ultimi decenni, ma soprattutto
grazie alla progressiva affermazione, iniziata da circa un ventennio
di una nuova "filosofìa dell'acquario marino".
Fino alla fine degli anni '70, infatti, gli acquari marini tropicali
venivano arredati con scheletri sbiancati e puliti di coralli e madrepore
ed erano mantenuti privi di qualsiasi forma di vita che non fossero
i pesci corallini e gli invertebrati più robusti (oltre che, naturalmente,
le onnipresenti alghe filamentose e le colonie batteriche che colonizzavano
il filtro biologico esterno o il filtro sottosabbia). In tale ambiente
asettico e spettrale, così lontano da quello naturale, la sopravvivenza
di molti degli organismi marini era difficile, per non dire impossibile.

Negli anni '80 si comprese
finalmente la necessità, per il benessere degli organismi ospitati,
di ricostruire il più fedelmente possibile l'ambiente naturale da cui
essi provengono. Questo tipo di acquario oggi viene arredato principalmente
con rocce vive, e in tal modo perde il suo aspetto freddo e lunare assumendo
le sembianze di una giungla sottomarina, ricchissima di flora e fauna,
e spesso dall'aspetto apparentemente un po' selvaggio e disordinato.
In tale siste-ma i pesci si trovano a loro agio e molti tra gli invertebrati
ritenuti difficili possono prosperare.
Il successo di tale moderna concezione dell'acquario marino è stato
principalmente determinato dalla comprensione dell'importanza delle
rocce vive nella biochimica del sistema. Oggi le rocce vive costituiscono
uno degli elementi pressoché indispensabili per la corretta realizzazione
di un acquario marino.
Che cosa sono e come funzionano
Le rocce vive sono frammenti di roccia provenienti dalla barriera
corallina, distaccatisi a seguito della naturale erosione provocata
dalle tempeste, dalle onde e dall'azione di infragilimento causata da
un'infinità di creature che perforano le rocce e gli scheletri calcarei
oppure ne dissolvono o asportano minuti frammenti, allo scopo di costruirsi
una tana o alla ricerca di
prezioso nutrimento. Sostanzialmente le rocce vive sono quindi rocce
calcaree prodotte per organogenesi o vecchi scheletri di coralli e madrepore.
Tali frammenti vengono accumulati dalle correnti in particolari zone,
prossime alle barriere coralline, dove, con il tempo, la loro superficie
frastagliata e la loro struttura interna porosa sono colonizzate da
moltissimi organismi vegetali e animali, oltre che da batteri. Il termine
improprio di "rocce vive" sta quindi a indicare la ricchezza
di vita che esse portano con sé, sia sulla loro superficie che al loro
interno.
La caratteristica fondamentale delle rocce vive è di possedere una struttura
ricca di cavità, sia interne che superficiali, delle più svariate dimensioni
(da frazioni di millimetro fino a qualche centimetro).
A seconda della loro età (cioè del tempo trascorso nelle zone dove le
correnti le trasportano), della loro origine (cioè della natura della
roccia corallina e degli scheletri calcarei di cui sono formate) e della
loro provenienza geografica, le rocce vive si differenzieranno sia a
livello di densità (definita come il rapporto tra peso e volume della
roccia, determinato dalla sua struttura interna più o meno porosa e
dalla sua superficie più o meno compatta), sia riguardo la quantità
e qualità degli organismi ospitati.
In commercio quindi si potranno trovare rocce vive di origine, forma
e qualità differenti: non sempre è facile per l'acquariofilo, soprattutto
per il novizio, distinguere tra i vari tipi e scegliere quelle che più
si adattano alle esigenze dell'acquario marino (se di soli pesci, di
invertebrati "facili" o di barriera) che si vuole allestire.
Tra le migliori rocce vive disponibili in commercio vi sono quelle provenienti
dalle isole Fiji.
Tali rocce, particolarmente leggere, presentano una struttura estremamente
porosa e una forma irregolare, complessivamente piuttosto arrotondata;
la superficie, frastagliata e ricca di fori e cavità profonde, spesso
appare costituita da piccole protuberanze a forma emisferica e prive
di asperità. Di solito le rocce vive provenienti dalle isole Fiji sono
ricoperte di alghe calcaree
Incrostanti (soprattutto di colore rosso-viola scuro), di foraminiferi
e altri organismi unicellulari, di macroalghe, principalmente brune.

Foto di Alessandro Mancini
Non frequentemente importate in Italia
e molto simili alle rocce vive delle Fiji (per cui spesso vengono commercializzate
sotto lo stesso nome) sono quelle che provengono dalle altre isole del
Pacifico meridionale, principalmente dalle Tonga, Samoa e Marshall.
Degne di nota sono in particolare le rocce vive delle Tonga, che in
genere appaiono molto ramificate, conservando la forma dei rami di corallo
che ne costituiscono la matrice inorganica.
In queste tre foto possiamo notare
delle rocce particolarmente belle e ricche di organismi.

Foto archivio AP

Foto archivio AP.
Abbastanza diffuse sono anche le rocce
vive indonesiane, di struttura un po' più densa e compatta, spesso meno
ricche di alghe calcaree incrostanti, ma eccessivamente "cariche"
di fauna bentonica, buona parte della quale giunge già morta o in pessime
condizioni, per cui queste rocce richiedono più delle altre una buona
"spurgatura" prima dell'utilizzo in acquario.
Vi sono infine le rocce vive dell'Atlantico, provenienti dai Caraibi
e dalla Florida, oggi molto rare in commercio. Tali rocce si presentano
piuttosto compatte e poco porose e quindi il loro peso, a parità di
volume, è in media il doppio di quello delle rocce vive provenienti
dall'area indo-pacifica. Esse inoltre appaiono in genere ricoperte di
spugne e altri organismi che ben difficilmente sopravvivono in acquario,
per cui il loro utilizzo è nel complesso sconsigliabile.
Anche se non propriamente tropicali, largamente commercializzate in
Italia sono poi le rocce vive mediterranee, formate da coralligeno (ma
spesso anche da rocce non calcaree): in genere si presentano fittamente
coperte di macroalghe, soprattutto del genere Halimeda.
Paragone tra rocce vive e filtro
biologico
Qualunque sia la loro provenienza, le rocce vive possono essere
suddivise in due categorie: le rocce ornamentali, che presentano un'enorme
ricchezza di organismi sulla loro superficie, e le rocce base, che al
contrario appaiono spoglie e apparentemente prive di forme di vita.
L'importanza delle rocce vive nell'acquario marino è legata essenzialmente
alla natura della roccia e agli organismi che essa ospita.
La prima e basilare funzione svolta dalle rocce vive è quella di filtro
biologico. La struttura estremamente porosa di tali rocce, infatti,
mette a disposizione dei batteri un'enorme area superficiale da colonizzare:
le rocce vive giungono in acquario già con il loro corredo di colonie
batteriche ben diversificate, che potranno svilupparsi ampiamente e
provvedere alla purificazione biologica dell'acqua.
Ma qual è la differenza tra un filtro biologico e le rocce vive? In
un filtro biologico si tende a favorire la colonizzazione e lo sviluppo
di determinate colonie batteriche che svolgeranno una ben precisa funzione.
Ad esempio, nel caso del filtro a percolazione si crea un ambiente fortemente
aerobio che permette l'insediamento di colonie dei batteri che provvedono
all'ossidazione dell'ammoniaca a ioni nitrito e degli ioni nitrito a
ioni nitrato; al contrario, in un filtro denitratore l'ambiente anaerobio
permette agli opportuni batteri di svilupparsi e utilizzare i nitrati
per il loro metabolismo, trasformandoli in azoto gassoso. Nel caso delle
rocce vive, invece, la situazione è molto più complessa e naturale:
esse possono essere schematizzate come un filtro biologico che possieda
un gradiente di ossigenazione decrescente dall'esterno all'interno,
in modo tale da assicurare condizioni aerobie in superficie e condizioni
anaerobie in profondità. Sulla superficie verranno quindi ad insediarsi
colonie di batteri aerobi che svolgeranno la loro funzione nitrificante,
trasformando l'ammoniaca in nitriti e i nitriti in nitrati e consumando
ossigeno.
Tali batteri contribuiscono così all'impoverimento
di ossigeno all'interno della struttura dei pori, dove si creano le
condizioni anaerobie necessario per lo sviluppo dei batteri che metabolizzano
il materiale organico utilizzando i nitrati come fonte di ossigeno e
trasformandoli così in azoto gassoso. La stretta prossimità tra la zona
aerobia, dove i nitrati vengono pro- dotti, e la zona anaerobia, dove
essi vengono eliminati, favorisce il buon andamento del processo globale
che va sotto il nome di ciclo dell'azoto. Esistono inoltre ceppi di
batteri chiamati "anaerobi facoltativi" che possono provvedere
ai processi di denitrificazione (esattamente come i batteri anaerobi)
in presenza di concentrazioni di ossigeno relativamente basse. Essi
occupano quindi quelle ampie zone di passaggio dalle condizioni decisamente
aerobie a quelle anaerobie e la loro attività denitrificante è di fondamentale
importanza nell'equilibrio del sistema.
La ricchezza di flora batterica differenziata e le condizioni di concentrazione
di ossigeno estremamente differenti sulla superficie e all'interno dei
pori delle rocce vive permettono quindi, almeno in linea di principio,
lo sviluppo di un completo sistema di trasformazione dei composti azotati
organici in azoto gassoso: il sogno di ogni acquariofilo, di chiudere
il ciclo dell'azoto, è così realizzato. Questo ovviamente è possibile
a patto che l'acquario sia popolato in maniera adeguata, sia come quantità
che come qualità di organismi ospitati, in modo da assicurare un carico
relativamente scarso di rifiuti organici e il massimo equilibrio del
sistema.
L'equilibrio dipende dalla catena
alimentare
La seconda, fondamentale funzione delle rocce vive riguarda
per l'appunto la biodiversità all'interno dell'acquario e la sua conseguente
stabilità. Essendo l'acquario un sistema chiuso, bisognerà infatti porre
una particolare attenzione nel renderlo il più possibile equilibrato
e stabile nel tempo, riproducendo il più fedelmente possibile le condizioni
naturali in cui vivono gli organismi che si vogliono mantenere. Ciò
riguarda soprattutto la catena alimentare, che dovrà essere riprodotta
in acquario in tutti i suoi livelli: più ricco e differenziato sarà
ciascun livello di consumatori e più il sistema sarà, nel suo complesso,
stabile. Se, al contrario, si trascura un determinato livello della
catena alimentare (ad esempio gli organismi detritivori) il sistema
non potrà raggiungere mai uno stato suo proprio di equilibrio e si sarà
costretti a dispendiosi e continui interventi esterni per mantenere
i parametri chimici e fisici entro valori accettabili. Non è comunque
facile completare la catena alimentare e curare la presenza in acquario
di una flora e fauna estremamente diversificati: mentre infatti molti
organismi possono essere acquistati, altri, di fondamentale importanza,
sono troppo piccoli o privi di qualsiasi attributo estetico che ne giustifichi
l'importazione e la vendita. Chi d'altronde acquisterebbe dei minuscoli,
insignificanti vermi per il proprio acquario? Fortunatamente, al completamento
della catena alimentare, proprio a quei livelli più difficili e meno
interessanti per l'acquariofilo, provvedono le rocce vive.
La ricchezza di organismi animali e
vegetali che vengono introdotti in acquario con le rocce vive è infatti
straordinaria. La maggior parte di essa resta invisibile agli occhi
dell'acquariofilo ed è costituita da minuscoli organismi detritivori
e filtratori: organismi unicellulari, foraminiferi, spugne, vermi, crostacei,
ascidie e moltissimi altri.
All'atto dell'acquisto le rocce vive potrebbero apparire alquanto spoglie,
ma nel giro di qualche tempo, una volta inserite in acquario, sulla
loro superficie si svilupperanno nuove alghe coralline, alghe verdi
e rosse, briozoi, spugne e un'infinità di altri organismi.

Alga calcarea. Foto archivio AP.
Nei loro interstizi potranno poi essersi
nascosti (e sopravvivere), sia allo stato adulto che in forma larvale,
Artropodi, Molluschi, Anellidi, Echinodermi, Cnidari e Tunicati.
Ecco delle foto di alcuni organismi
commensali che si possono trovare sulle rocce vive (foto archivio AP):
Non è raro per l'acquariofilo continuare
a scoprire, anche molti mesi dopo l'installazione delle rocce vive,
nuove e diverse forme di vita vegetale e animale che continuano ad apparire
(ma anche a scomparire) nel corso del tempo.
La biodiversità che si raggiunge in acquario con l'introduzione delle
rocce vive è unica e insostituibile: il sistema nel suo complesso appare
più stabile, avvicinandosi alle condizioni di equilibrio dinamico che
caratterizzano ogni ecosistema. Acquistando una roccia viva, insomma,
si acquista un intero microcosmo, che si svilupperà in acquario nel
corso degli anni.
Scelta, introduzione e mantenimento
Della moltitudine di creature che posso essere introdotte in acquario
con le rocce vive, alcune sono ovviamente ospiti indesiderabili, essendo
specie estremamente invasive o nutrendosi di alcuni organismi che si
desidera mantenere. Di tale categoria fanno parte le Aiptasia spp.,
piccole anemoni trasparenti che possono rivelarsi estremamente invasive.
Le aiptasie hanno infatti una straordinaria capacità di riprodursi per
via asessuata e in breve tempo possono ricoprire intere zone dell'acquario.
Inoltre la loro rimozione appare particolarmente difficile, infatti
tali anemoni possono rigenerarsi velocemente da qualsiasi frammento
di tessuto che resti attaccato alla roccia.
Anche i granchi sono tra gli indesiderati che possono giungere in acquario
con le rocce vive: la loro presenza deve essere accuratamente controllata,
se non evitata, in quanto molte specie si nutrono di coralli e di altri
organismi che si desidera mantenere. Quelli più frequentemente importati
con le rocce vive sono i granchi corallini pelosi, appartenenti alla
famiglia Xanthiidae. Tra gli altri crostacei sicuramente non graditi
ci sono i cosiddetti "gamberi mantide", dei generi Odontodactylus,
Gonodactylus, Hemiscjuilla e Lysiosquilla: predatori estremamente voraci,
che in acquario attaccano piccoli pesci, altri crostacei e molluschi.
Di solito con le rocce vive vengono introdotti esemplari di piccola
taglia, che, se non eliminati, possono crescere in acquario, seppur
lentamente, e provocare seri danni alla sua popolazione.
Deve infine essere controllata la presenza di grossi vermi anellidi,
soprattutto quelli provvisti di setole e peli, che possono raggiungere
dimensioni notevoli in acquario e, in alcuni casi, nutrirsi di coralli
e molluschi.
Tra le alghe, le Valonia sp., dall'aspetto di piccole vescicole rotondeggianti
verdi e lucide, possono svilupparsi in modo rapido per riproduzione
vegetativa. Per tale motivo la loro apparizione in acquario deve essere
accuratamente sorvegliata in modo da controllarne lo sviluppo.
Ecco delle foto di alcuni organismi
indesiderati che si possono trovare sulle rocce vive (foto archivio
AP):

Foto di Alessandro Mancini
Le rocce vive devono essere introdotte
in acquario al momento dell'allestimento: una volta che il sistema sarà
pronto e funzionante si potrà procedere all'acquisto e alla loro collocazione
nella vasca. La scelta delle rocce vive, la loro qualità, quantità e
forma, dipendono dal tipo di acquario marino che si vuole allestire.
In genere in un acquario di soli pesci o di invertebrati facili è sufficiente
introdurre soltanto alcune rocce vive, a completamento di una struttura
realizzata con rocce calcaree: con il passare del tempo anche le rocce
calcaree saranno progressivamente colonizzate, assumendo lo stesso aspetto
di quelle vive. Se, al contrario, si vuole realizzare un acquario di
barriera, allora andranno utilizzate soltanto rocce vive, in modo da
assicurare fin da principio la massima biodiversità e stabilità per
il sistema che si allestisce. In ogni caso la quantità di rocce vive
necessarie dipenderà dalla loro densità, cioè da quanto esse sono porose
e frastagliate e quindi da quanto spazio occupano, a parità di peso.
Per un acquario di barriera si considera corretto inserire circa 1,5
kg di rocce vive ogni 10 litri di volume della vasca. In modo più empirico
bisognerà considerare una quantità di rocce vive tale da poter realizzare
una struttura digradante che raggiunga circa i 2/3 dell'altezza della
vasca e occupi circa i 2/3 della superficie di base.
Nella scelta delle rocce vive l'appassionato deve avere ben presente
le dimensioni della vasca da arredare ed il tipo di ambiente che si
vuole riprodurre: se ad esempio si desidera ricostruire in acquario
una scogliera corallina, allora la quantità di rocce vive dovrà essere
ingente, mentre se si opta per la ricostruzione di un ambiente di laguna,
a fondo sabbioso, saranno necessarie meno rocce vive e sarà importante
soprattutto la loro forma ed il loro sviluppo verticale, in modo da
lasciare la maggior parte del fondale di sabbia scoperto. Ovviamente
tra questi due estremi saranno possibili infinite varianti.
Una volta acquistate e portate a casa, le rocce vive, preventivamente
"condizionate" (vedi articolo "il processo di condizionamento"
presente in questa sezione) andranno collocate in acquario in tempi
brevi: le si disporrà su una superficie impermeabile, in modo da poterne
valutare la forma e le dimensioni, spruzzandole di tanto in tanto con
acqua prelevata dall'acquario, così da mantenerle costantemente umide.
Si osserverà attentamente la loro superficie, rimuovendo gli eventuali
ospiti indesiderati e qualsiasi organismo che presenti segni di decomposizione.
Si procederà quindi alla loro collocazione in acquario. In genere le
rocce vive presentano un lato (quello naturalmente esposto alla luce)
più scuro e più ricco di organismi, quindi esse dovranno essere poste
in acquario rispettando tale orientamento, inoltre non dovrebbero mai
essere seppellite nella sabbia, nemmeno parzialmente.
A questo punto si provvederà a costruire un primo strato costituito
da rocce base (che poggeranno direttamente sul fondo e intorno alle
quali verrà posta la sabbia corallina), sulle quali saranno quindi impilate
le altre rocce vive, più decorative e ricche di organismi. Nella costruzione
di tale struttura rocciosa è importante assicurare, in tutti i suoi
meandri, una buona circolazione d'acqua: essa quindi non dovrà poggiare
sul lato posteriore della vasca e sarà il più aperta possibile, ricca
di grotte e cavità. Molti appassionati usano poggiare le rocce vive
di base su pezzi di tubo in PVC di grosso diametro, in modo da evitare
la creazione di zone morte, prive di corrente, sotto le rocce. La struttura
dovrà essere stabile e robusta, in caso ci si potrà aiutare incollando
le rocce vive tra loro con resine epossidiche apposite per uso in acqua
marina o utilizzando del filo di nylon per tenerle unite.
Costruzione della struttura rocciosa
La costruzione della struttura rocciosa dovrà essere ben meditata
e realizzata con cura, perché in seguito saranno possibili piccoli cambiamenti,
ma non modificazioni importanti, che prevedano la rimozione dall'acquario
delle rocce vive e il loro collocamento in posizione diversa. Terminata
la costruzione della struttura, si controllerà che vi sia intorno alle
rocce e tra di esse una corrente d'acqua sufficiente a impedire il depositarsi
di sedimenti sulla loro superficie,
eventualmente regolando a tale scopo la direzione dei flussi creati
dalle pompe centrifughe appositamente inserite nell'acquario.
Inizia così il periodo di maturazione dell'acquario stesso, durante
il quale anche le rocce vive matureranno, le colonie batteriche andranno
sviluppandosi e gli eventuali organismi fragili o danneggiati ancora
presenti sulle rocce avranno il tempo di decomporsi. E buona norma,
in questa
prima fase, dotare l'acquario di uno schiumatoio, che provveda all'eliminazione
dei rifiuti organici derivati dalle rocce vive stesse. Se lasciati infatti
a decomporsi in acquario, da essi si produrranno ingenti quantità di
nitrati, di cui approfitteranno le alghe filamentose per proliferare.
Allo stesso scopo, per impedire l'eccessiva crescita di alghe filamentose
e cianobatteri (quella patina rossa o verde che si forma sulle rocce
e sulla sabbia quando il sistema è instabile) è necessario limitare
il periodo di illuminazione a poche ore giornaliere.
Durante l'intero periodo di maturazione si avrà tempo e modo per osservare
attentamente le rocce vive, per notare la presenza di ospiti indesiderati
da tenere sotto stretta sorveglianza ed eventualmente eliminare, di
godere appieno della scoperta delle piccole creature che di volta in
volta appariranno, come dal nulla.
Il periodo di maturazione può durare da pochi giorni a svariati mesi,
a seconda delle condizioni di salute delle rocce vive introdotte. L'andamento
della maturazione verrà seguito analizzando il contenuto di ammoniaca,
nitriti e nitrati e valutando la quantità di schiuma eliminata dallo
schiumatoio. Il sistema dopo qualche tempo raggiungerà una relativa
stabilità (la reale stabilità viene raggiunta nel giro di qualche anno),la
concentrazione di ioni nitrato tenderà dapprima a restare costante e
poi ad abbassarsi progressivamente, in virtù dell'azione congiunta delle
rocce vive e dello schiumatoio. Si potrà quindi considerare concluso
il periodo di maturazione ed iniziare a popolare l'acquario con cautela,
iniziando da organismi vegetariani e detritivori, che provvedano a controllare
la crescita delle alghe filamentose e ad eliminare parte dei residui
organici presenti. Nel frattempo sulle rocce vive cominceranno a riapparire
alghe coralline incrostanti ed ogni sorta di organismi animali e vegetali,
a beneficio dell'intero sistema.
Danni ambientali e produzione
artificiale
Negli ultimi anni si è assistito all'insorgere di critiche e riflessioni
relativamente allo sfruttamento della barriera corallina da parte dell'industria
acquaristica. Come per tutti gli altri organismi marini che vengono
prelevati dal loro habitat naturale ed esportati soprattutto nel Nord
America ed in Europa, anche a proposito delle rocce vive si discute
molto sul problema dell'impatto ambientale che la loro raccolta comporta
e, nel contempo, sull'importanza che esse ricoprono a livello di economia
locale, per i paesi esportatori di tale materiale vivente.
Alcuni tra i metodi di raccolta delle rocce vive sono infatti altamente
distruttivi: intere superfici rocciose vengono spogliate dei coralli,
allo scopo di mettere a nudo, ridurre a pezzi e prelevare le rocce sottostanti,
coperte di alghe coralline incrostanti.

Rocce degradate (Foto archivio AP).
Molto più diffusi sembrano comunque
i metodi meno dannosi, che consistono nella raccolta delle rocce vive
accumulatesi naturalmente nel corso degli anni nelle zone di marea e
in altre zone della barriera.
Con circa 18.000 tonnellate esportate nel 1998, lo stato delle Fiji
è il maggiore fornitore mondiale di rocce vive. In tale paese le rocce
vive costituiscono la principale fonte di sostentamento per molti villaggi.
Di fronte alle pressioni esercitate dagli organismi internazionali,
è allo studio una regolamentazione che preveda la concessione di licenze
e la crea-
zione di aree dove la raccolta di rocce vive sia proibita. Nel 1989
vi è stata la promulgazione, da parte dello Stato della Florida di una
legge che proibisce la loro raccolta nelle acque territoriali, divieto
esteso a tutte le acque Federali nel 1996. Nel contempo lo Stato della
Florida ha permesso la conversione delle società locali che si occupavano
della raccolta delle rocce vive in società produttrici di rocce vive,
dando in concessione tratti di fondali su cui
produrle artificialmente.
Oggi, a distanza di dieci anni, molte sono le società che operano nel
settore e che convertono rocce aragonitiche altamente porose in rocce
vive. Tali rocce vengono selezionate secondo la pezzatura, poste su
bassi fondali ben illuminati e mantenute in loco per un tempo di due-tre
anni, finché non assumono l'aspetto e le caratteristiche delle rocce
vive. Tali rocce vive prodotte artificialmente sembra abbiano caratteristiche
analoghe alle rocce vive provenienti dai Caraibi e cominciano ad essere
piuttosto diffuse sul mercato statunitense: la positiva risposta degli
acquariofili è certamente determinata anche dal prezzo, decisamente
più basso rispetto a quello delle rocce vive naturali.
Il processo di condizionamento
Vista la loro natura, le rocce vive andranno trattate come veri
e propri organismi viventi, quindi dovranno essere trasportate e
introdotte nell'acquario con le medesime precauzioni che si usano
per i pesci e gli invertebrati.
Una volta prelevate dai luoghi di origine, esse vengono in genere
mantenute in vasche di condizionamento per un periodo sufficiente
ad assicurare la decomposizione e l'allontanamento di tutti gli
organismi refrattari al trasporto e allo shock dovuto al cambiamento
di ambiente (come spugne, briozoi, alghe, ecc.). Il processo di
condizionamento permette di ottenere rocce vive che, pur mantenendo
intatto il loro corredo di organismi e batteri, non provocheranno,
con la massiccia decomposizione delle creature più fragili e delicate,
un inquinamento eccessivo della vasca dove verranno collocate. Le
rocce vive possono essere condizionate sia dagli esportatori sia
dagli importatori, ma anche dall'acquarlofilo stesso: il processo
di condizionamento deve essere effettuato in modo accurato e le
rocce, una volta condizionate, non dovranno presentare alcuna traccia
di decomposizione, determinabile, oltre che visivamente, anche mediante
l'odorato. L'odore del materiale in decomposizione è infatti inequivocabile
e una roccia viva condizionata correttamente deve esserne assolutamente
esente. In Italia, in genere, le rocce vive sono disponibili già
condizionate. Esse appaiono ricoperte, almeno parzialmente, di alghe
incrostanti calcaree e apparentemente prive di una ricca flora e
fauna superficiale, eliminata durante il
condizionamento. Se comunque esse sono state mantenute e trasportate
correttamente, una volta introdotte in acquario, sulla loro superficie
rifiorirà la vita, in tutte le sue varietà.
Questo articolo è stato pubblicato sulla
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