Questo articolo è la stesura di un lavoro svolto in ambito universitario
nella materia "Ecologia degli ambienti costieri".
1) Definizioni di Ecologia, Biocenosi e Biotopo
2) Vari tipi di rapporti tra i componenti della Biocenosi
3) I rapporti di tipo trofico e la divisione tra produttori e consumatori
4) Cicli di energia e materia
5) Strategia R e strategia K
6) Biomassa e produzione
7) Bibliografia
1) Definizioni di Ecologia, Biocenosi e Biotopo
L'ecologia studia i rapporti reciproci tra gli esseri
viventi e tra questi e l'ambiente.
L'insieme degli organismi (quindi la parte vivente) di un determinato
sistema è detto Biocenosi.
L'insieme delle componenti inanimate di un dato sistema è detto Biotopo.
Spesso si tende a privilegiare nella propria visione un aspetto o
un altro. Mi spiego: noi acquariofili siamo per lo più affascinati dalla
componente vivente quindi ci documentiamo molto bene sulla biocenosi
e sui rapporti che intercorrono tra i suoi componenti (gli organismi),
spesso tralasciando i rapporti degli organismi con l'ambiente e delle
varie componenti del biotopo tra loro. Anche se questo può essere ritenuto
per certi versi normale non dobbiamo dimenticare che gli organismi in
tutta la loro vita modificano in continuazione l'ambiente (per esempio
con l'escrezione o con la respirazione) e subiscono le variazioni ambientali
cambiando il loro modo di vivere di conseguenza (entro certi limiti).
2) Vari tipi di rapporti tra i componenti della Biocenosi
Soffermiamoci sui componenti della biocenosi e sui
loro rapporti.
Abbiamo rapporti di vario tipo ma possono essere divisi in
intraspecifici (quando si instaurano tra organismi della stessa
specie) ed interspecifici.
I rapporti intraspecifici sono di solito legati alla riproduzione,
quindi avremo, per esempio, attrazione tra individui di sesso
opposto e competizione (che si manifesta mediante comportamenti
territoriali e/o lotte più o meno ritualizzate) tra individui
dello stesso sesso. Vi sono poi altri rapporti intraspecifici
che non rientrano nel novero di quelli legati alla riproduzione:
per esempio il cannibalismo (che spesso viene attuato da parte
di individui adulti nei confronti di individui giovani) o
i comportamenti di branco.
Pure i rapporti interspecifici sono vari e interessanti. Uno
di questi è la simbiosi. Il più classico esempio di simbiosi
è dato dall'accoppiata pesce pagliaccio-attinia, tuttavia
ve ne sottoporrò un altro molto più stretto e più importante
nella moderna acquariofilia marina: la simbiosi che si instaura
tra alcuni invertebrati e le zooxantelle. La maggior parte
degli invertebrati che vengono allevati nell'acquario di barriera
sono simbionti con zooxantelle e anzi spesso traggono da queste
l'unica fonte di nutrimento: ricordiamo gli Actinodiscidi,
molti Alcionacei, le Acropora, le Tridacna e così via.
Ma cosa sono queste zooxantelle e in cosa consiste il rapporto
di simbiosi? Le zooxantelle sono organismi unicellulari e
più precisamente Protozoi (animali unicellulari) della Classe
Flagellati e dell'Ordine Dinoflagellati. Pur essendo classificati
come animali, essi compiono la fotosintesi e forniscono all'invertebrato
i polisaccaridi (prodotto della fotosintesi) di cui questo
si nutre e si ritiene che negli invertebrati calcificanti
(come le Acropora) la simbiosi favorisca la calcificazione.
In cambio ne ricavano una protezione da parte di certi loro
predatori che vivono nell'acqua aperta.
Vi sono poi altri tipi di rapporti interspecifici come l'epibiosi
(che si ha nel momento in cui un organismo vive sul corpo
di un altro organismo), la parassitosi, e così via.
Il rapporto che, sicuramente, è il più importante nell'ambito
della trattazione ecologica è il rapporto trofico (o alimentare).
Esso si ha nel momento in cui un organismo si nutre di un
altro organismo.
3) I rapporti di tipo trofico e la divisione tra produttori e
consumatori
I rapporti trofici sono l'origine di una divisione
degli organismi. Infatti gli organismi si possono dividere
in autotrofi ed eterotrofi.
Come si può intuire dall'etimologia dei termini, gli organismi
autotrofi sono quelli che riescono a nutrirsi "da soli", gli
organismi eterotrofi sono quelli che per vivere si devono
nutrire di altri organismi.
Gli organismi autotrofi sono quegli organismi che prendono
della materia dal mondo inorganico e la passano al mondo organico.
Visto che il passaggio dal mondo inorganico al mondo organico
rappresenta un momento in cui molecole più semplici vengono
"raggruppate" e "ordinate" a formare molecole più complesse,
esso è sfavorito giacché l'universo tende spontaneamente verso
il caos e il disordine (più correttamente si direbbe che si
tratta di reazioni entropicamente sfavorite).
Per ovviare a questo problema gli organismi autotrofi usano
una fonte di energia esterna. Pur essendovene altri (certi
batteri) gli organismi autotrofi più importanti nella biosfera
sono certamente i vegetali o comunque gli organismi che attuano
la fotosintesi. Essi prendono dall'ambiente circostante anidride
carbonica e acqua formandone molecole organiche, in linea
di massima (vi sono altre vie metaboliche collaterali) glucosio,
utilizzando come fonte di energia la luce solare (più specificamente
le radiazioni nel campo del visibile).
Gli organismi eterotrofi (anche l'uomo lo è), invece, non
essendo capaci di fotosintesi (né di qualsiasi altro sistema
che garantisca l'autotrofia) per vivere sono costretti a cibarsi
di altri organismi, scindendoli in molecole più semplici e
usando queste per formare le proprie strutture e per le proprie
attività metaboliche.
Giacché nell'universo nulla si crea e nulla si distrugge gli
organismi sono semplicemente dei "trasformatori" di materia,
tuttavia gli organismi autotrofi vengono detti "produttori"
in quanto a partire da materia inorganica "producono" materia
organica, mentre gli organismi eterotrofi sono detti "consumatori"
in quanto "consumano" la materia organica "prodotta" dai produttori.
Questo "consumo" può avvenire direttamente o indirettamente.
Nel primo caso si parla di consumatori di primo grado (come
gli erbivori) nel secondo caso si parlerà di consumatori di
grado successivo. Per esempio uno Zebrasoma (che si nutre
di alghe) sarà un consumatore primario, uno Pterois (che notoriamente
è un pesce predatore) nel momento in cui si nutre di un pesce
erbivoro si comporta da consumatore di secondo grado e così
via.
E' stato notato che il prelievo predatorio (o comunque alimentare)
di biomassa (cioè di materia vivente) da un livello trofico
è, nei sistemi naturali, non superiore al 10% (principio del
decimo ecologico). Nel caso in cui tale prelievo sia superiore
o inferiore al 10% il sistema naturale (che ha la caratteristica
di essere un sistema autoregolante) perviene ad una nuova
situazione di equilibrio che risponda al principio del decimo
ecologico. Visto che i consumatori primari possono nutrirsi
complessivamente del 10% della biomassa dei produttori, che
i consumatori secondari si possono nutrire solo del 10% dei
consumatori primari e così via, è chiaro che si verrà a creare
una struttura piramidale (piramide trofica o alimentare) a
gradini in cui ogni gradino è grande (ovvero ha biomassa)
un decimo di quello sottostante (ecco il motivo per cui i
predatori apicali, come l'aquila, sono poco diffusi e hanno
areali di caccia molto ampi).
Il modello della piramide trofica è valido solo nel momento
in cui si considerino le categorie dei produttori e consumatori
di vario ordine, quando si passa all'esame specifico delle
singole specie di organismi il discorso si fa più complesso.
Infatti molti organismi si comportano da consumatori non di
un determinato ordine. Pensiamo a noi uomini: ci nutriamo
indifferentemente di vegetali (comportandoci da consumatori
di primo grado), polli e tacchini (che sono erbivori, e quindi
ci comportiamo da consumatori di secondo grado), pesci (che
potrebbero essere consumatori anche di terzo grado). Oppure,
tornando all'esempio di prima, allo Pterois non interessa
se il pesciolino che gli passa davanti è erbivoro o si nutre
di piccoli animali, se lo mangia e basta!
A complicare il quadro vi sono poi gli organismi detritivori
e i batteri. Infatti i detritivori, come certi policheti erranti
comuni negli acquari di barriera detti dagli acquariofili
"vermi setolosi" (bristleworms) o "fireworms" (per via del
fatto che sono urticanti), si cibano di sostanza organica
detritale (cioè persa dai livelli trofici non in seguito a
predazione).
Per esempio un organismo che muore scende al fondo diventando,
dopo un certo tempo, sostanza organica detritale (o più semplicemente
detrito). I detritivori oltre al detrito ingeriscono poi anche
i batteri saprofiti su di esso. Per quanto riguarda i batteri,
poi, la loro collocazione nel quadro della piramide alimentare
è, se possibile, ancora più complessa (ricordiamo che vi sono
batteri organicatori di varie sostanze).
In base a quanto detto, quando si passa ad un esame specifico
dei rapporti tra gli organismi di una data biocenosi si preferisce
sostituire al concetto di piramide trofica quello di rete
trofica.
Tra i vari punti della rete trofica (i vari organismi) avviene
uno scambio, più o meno diretto, di materia ed energia (in
quanto gli atomi delle molecole sono tenuti insieme da legami
energetici).
4) Cicli di energia e materia
Per quanto riguarda l'energia essa viene immessa nella
biocenosi da parte degli organismi autotrofi (quindi semplificando
si può dire che è energia solare utilizzata dai vegetali),
viene utilizzata in vari modi dagli organismi (il movimento,
per esempio) venendo così trasformata in altre sue forme (calore,
energia chimica,…).
Per quanto riguarda la materia, l'uomo ha sentito il bisogno
di dividere il ciclo della materia nei sistemi naturali nei
cicli dei vari elementi, si parlerà quindi di ciclo del Carbonio,
ciclo del Fosforo e così via. Qui se ne esamineranno i principali
con riferimento all'ambiente marino.
Ciclo del Carbonio: il Carbonio (C) entra nell'ambiente marino
o attraverso le immissioni fluviali di carbonio detritale (generalmente
costituito da vegetali morti), tuttavia spesso questo carbonio detritale
è refrattario ad entrare nel ciclo, oppure vi entra sotto forma di anidride
carbonica atmosferica che passa in soluzione secondo questo schema di
reazioni:
CO2 + H20 <=> H2CO3 <=> H+ + HCO3- <=> 2H+ + CO32-
Spieghiamo la formula su esposta: l'anidride carbonica (CO2) si combina
con l'acqua (H20) a formare acido carbonico (H2CO3 ) il quale, tuttavia,
in acqua è in larga parte dissociato in un protone (ione H+) e nello
ione HCO3- , il quale in parte tende a perdere un altro protone a formare
lo ione carbonato (CO32-).
Lo ione carbonato è molto importante nell'ambiente marino e pure per
l'acquariofilo di barriera. Infatti gli organismi costruttori delle
barriere coralline hanno uno scheletro costituito da carbonato di calcio
(CaCO3) e alcuni di essi sono interessanti ospiti dei nostri acquari.
Il carbonato di calcio si può trovare in tre possibili diverse forme
(dette forme allotropiche): calcite (come quella delle valve delle conchiglie),
aragonite (lo scheletro della maggior parte dei coralli è appunto costituito
da aragonite) e vaterite (poco diffusa).
Il fatto che le barriere coralline siano, in definitiva, un accumulo
di carbonato di calcio ed il fatto che questo in seppur piccola parte
ritorni in soluzione (sotto forma di ione carbonato e ione calcio) fa
sì che nelle zone costiere con rocce coralligene vi sia una quantità
maggiore di carbonati e calcio che in mare aperto.
Oltre a partecipare a questa serie di reazioni, che costituiscono una
sorta di ciclo collaterale a quello principale, il carbonio viene utilizzato
dagli organismi fotosintetici a formare sostanza organica che passa
ai vari livelli trofici superiori e viene in parte utilizzata, sia da
parte dei produttori che dei consumatori, per la respirazione cellulare
che produce anidride carbonica (CO2) la quale in parte resterà disciolta
ed in parte "sfuggirà" all'ambiente acquatico tornando ad essere CO2
atmosferica, chiudendo così il ciclo.
I cicli dell'Azoto e del Fosforo: i composti dell'Azoto (N)
e del Fosforo (P) sono detti nutrienti in quanto, essendovi
nelle acque marine superficiali abbondanza di luce, acqua
e anidride carbonica, costituiscono l'unico fattore limitante
per lo sviluppo degli organismi fotosintetici.
Le concentrazioni di questi elementi nelle acque è molto variabile
(ad esempio la concentrazione di nitrati varia circa da 0,02
a 30 mg/l). Nelle acque con grosse quantità di nutrienti (come
nelle zone in cui vi sono scarichi industriali o urbani, o
presso le foci dei fiumi) si assiste ad un fenomeno detto
"eutrofizzazione delle acque" che consiste nello sviluppo
massiccio di organismi fotosintetici unicellulari ad alta
velocità riproduttiva (di solito Dinoflagellati) che colorano
le acque. In ambienti con scarsa quantità di nutrienti è necessaria
una forte specializzazione degli organismi che devono anche
cercare di abbassare la competizione interspecifica per l'utilizzo
delle risorse: ecco comparire l'immensa varietà di forme viventi
e associazioni (come la già menzionata simbiosi tra invertebrati
e zooxantelle) che caratterizza la vita delle barriere coralline,
ambienti che sono notoriamente poveri di nutrienti.
L'entrata di azoto nell'ambiente marino può avvenire o per
mezzo dei già menzionati afflussi fluviali o antropici o,
ancora, per fissazione dell'azoto gassoso atmosferico (N2)
da parte di particolari ceppi batterici (detti per questo
"batteri fissatori dell'azoto").
L'azoto fissato dai batteri passa ai livelli trofici superiori
a mezzo degli organismi batterivori, ma in parte torna in
soluzione per morte o escrezione. Questo azoto passa dalla
forma NH4+ (ione ammonio) alla forma NO2- (ione nitrito) ad
opera dei batteri del genere Nitrosomonas, i batteri del genere
Nitrobacter trasformano gli ioni nitrito in ioni nitrato (NO3-).

Ciclo dell'azoto
Questi processi avvengono in ambiente aerobio (cioè in presenza
di ossigeno) ed è appunto su questi processi e su questi ceppi
batterici che si basa l'attività del filtro biologico tradizionale
il quale non è altro che una zona ove si favorisce l'insediamento
di una grossa quantità di questi batteri aerobi.
I nitrati vengono assorbiti dai vegetali che li utilizzano
e li passano ad altri livelli trofici (venendo mangiate dagli
erbivori). Ovviamente anche in questi punti del ciclo si ha
perdita di azoto per morte o escrezione. L'uscita di azoto
dall'ambiente marino (a parte quella che si realizza per esempio
mediante la predazione di pesci da parte degli uccelli marini)
avviene ad opera di altri batteri.
Questi batteri, che vivono in ambiente anaerobio (cioè in
assenza o scarsità di ossigeno, nella zona più profonda delle
rocce e dei sedimenti), trasformano i nitrati in azoto gassoso
il quale, in superficie, passa all'atmosfera. E' su questi
ceppi batterici che si basano il filtro denitratore e l'uso
di pietre vive nella moderna acquariofilia di barriera.
Per quanto riguarda il ciclo del fosforo, esso entra nell'ambiente
marino mediante apporti di acque fluviali che avevano dilavato
rocce contenenti fosfati (PO43-). I fosfati vengono utilizzati
dai vegetali che li passano ai livelli trofici superiori.
Ogni livello, al solito, perde parte dei fosfati per morte
o escrezione (una parte di questi fosfati può anche sedimentare).
La fuoriuscita dall'ambiente marino dei fosfati avviene principalmente
ad opera degli uccelli marini i quali nutrendosi di pesce
sottraggono i fosfati dall'acqua e defecando presso le scogliere
causano accumuli di guano che nel corso del tempo vanno a
costituire le rocce fosforitiche (quelle che prima abbiamo
visto essere dilavate dalle acque fluviali), chiudendo così
il ciclo.

Ciclo del fosforo
Ciclo dello Zolfo: il ciclo dello Zolfo (S) prevede un'entrata
di zolfo nell'ambiente marino ad opera dei fiumi e delle piogge che
immettono nell'ambiente marino solfati (ioni SO42-). I solfati vengono
utilizzati da batteri e vegetali che passano così lo zolfo ai livelli
trofici superiori dai quali sfuggono per morte o escrezione, passando
nel sedimento.
Nella zona meno superficiale del sedimento, in ambiente anaerobio, i
solfati vengono ridotti ad acido solfidrico dai ceppi batterici Desulfovibrio
e Desulfomatuculum (detti tiobatteri). L'acido solfidrico, reagendo
con altre sostanze, può formare composti che non torneranno in soluzione
oppure, passando in zone ricche di ossigeno del sedimento, essere di
nuovo trasformato in solfati, sempre ad opera di batteri.
5) Strategia R e strategia K
Parliamo ora delle strategie R e K. Esse sono due
strategie diverse riguardanti l'utilizzo delle risorse e l'attività
riproduttiva delle specie. Chiaramente, questi sono solo due
modelli e le specie si collocano in una delle possibili varianti
tra i due estremi.
In sostanza la strategia R prevede una forte adattabilità
alle più svariate condizioni ambientali con utilizzo di un
ampio range di risorse, cosa che, per contro, implica una
scarsa specializzazione nell'utilizzo di tali risorse e, quindi,
un loro utilizzo non ottimale. La strategia R prevede che
la riproduzione porti ad un alto numero di individui in poco
tempo di modo che in mezzo al gran numero di individui prodotti,
una piccola parte sopravviva.
Le specie che presentano fondamentalmente una strategia R
sono dette "specie pioniere" o "specie fuggitive" dato che,
nelle successioni di popolamento a partire da un ambiente
senza nessuna specie, sono le prime a comparire e ad invadere
l'ambiente utilizzando le risorse (pensiamo alle erbacce nei
campi abbandonati o alle alghe patinose che si sviluppano
pochi giorni dopo l'allestimento di un acquario marino). Esse,
poi, vengono col tempo soppiantate da specie meglio adattate
alle condizioni ambientali, che utilizzano un range limitato
di risorse, ma lo utilizzano al meglio.
Queste ultime sono le specie a strategia K, caratterizzate,
dal punto di vista dell'attività riproduttiva, dalla produzione
di un basso numero di individui ma dotati di grossa aspettativa
di sopravvivenza.
Come detto, le popolazioni di queste specie compaiono solo
in un secondo momento nelle successioni di popolamento lasciando,
dopo un certo periodo di tempo, le specie pioniere negli ambienti
di margine, sottoposti a maggiori escursioni dei parametri
ambientali. Il discorso su queste strategie riveste una notevole
importanza anche per l'acquariofilo in quanto, in linea di
massima, una specie a spiccata strategia K sarà molto difficile
(se non impossibile) da allevare in acquario in quanto adattata
a caratteristiche ambientali altamente specifiche e che praticamente
non variano mai; viceversa una specie a spiccata strategia
R sarà tanto facile da allevare in acquario (anche se a noi
potrebbe non fare piacere) da risultare infestante, specie
in vasche con caratteristiche instabili.
Prendiamo per esempio un Gorgoniaceo: non sarà certo un organismo
facile da allevare, perché adattato a vivere nell'acqua profonda
ove le caratteristiche ambientali variano pochissimo. Prendiamo
poi un rametto di Caulerpa: se non stiamo attenti potrebbe
anche risultare infestante in quanto utilizza un'ampia gamma
di risorse. Prendiamo, infine, un acquario con caratteristiche
fortemente instabili: non ci dovremmo preoccupare di cercare
certi organismi (come certe alghe patinose) saranno loro a
cercare noi!
6) Biomassa e produzione
Concludo questo scritto con un breve esame dei concetti
di biomassa e produttività, seppur non strettamente riguardanti
l'acquariofilo.
La biomassa è costituita dalla massa vivente. Benché vi siano
ambienti particolari con ampi substrati da colonizzare e poca
acqua (come le pozze di scogliera) in cui i produttori più
importanti sono le macroalghe o altri ambienti in cui lo sono
le fanerogame marine (come la Posidonia), i più importanti
produttori, considerato il mare nel complesso, sono organismi
fotosintetici microscopici, generalmente unicellulari che
vengono spesso genericamente raggruppati sotto il termine
"fitoplancton". La misurazione della biomassa fitoplanctonica
può avvenire in diversi modi, ognuno dei quali ha dei difetti:
misurazione del contenuto di ATP o del contenuto di clorofilla
di un dato campione (tale sistema ha lo svantaggio che tali
sostanze variano nel corpo degli organismi in base alla loro
attività metabolica), misurazione del contenuto di DNA del
campione (insieme al DNA vivente viene misurato il DNA detritale
che può essere presente pure in misura rilevante). La variazione
della biomassa dei produttori nell'unità di tempo è detta
produttività primaria (da alcuni impropriamente detta produzione
primaria) ed è importante in quanto da essa dipendono i livelli
trofici superiori. La produttività primaria fitoplanctonica
viene misurata in laboratorio ponendo in date condizioni (luce,
nutrienti) una coltura di fitoplancton e controllando la quantità
di carbonio marcato (14C, fornito mediante bicarbonato di
sodio marcato) che viene fissata nell'unità di tempo. La produttività
primaria, com'è ovvio, viene influenzata da quei fattori che
influenzano la vita dei vegetali quindi, nell'ambiente marino,
la luce (nelle zone superficiali, che sono quelle di maggior
interesse acquaristico, generalmente presente in gran quantità),
la presenza di nutrienti (che varia in base a una notevole
quantità di fattori come le correnti sottomarine, l'apporto
di acque fluviali, l'attività antropica e così via), la temperatura
(in quanto, entro certi limiti, più alta è la temperatura
più rapido è il metabolismo degli organismi). La variazione
della biomassa dei consumatori nell'unità di tempo è detta
produttività secondaria e varia in base alla temperatura e
alla disponibilità e alla quantità di alimento.
Concludo augurandomi di aver fornito alcune nozioni di ecologia
dell'ambiente marino utili all'acquariofilo per comprendere
meglio alcuni fenomeni che accadono al di là del vetro del
loro acquario.
Bibliografia:
-M. La Greca-ZOOLOGIA DEGLI INVERTEBRATI-UTET
-N. Della Croce, R. Cattaneo Vietti, R. Danovaro -ECOLOGIA E PROTEZIONE
DELL'AMBIENTE MARINO COSTIERO-UTET
E' assolutamente vietata la riproduzione,
anche parziale, del testo e delle foto presenti in questo
articolo, senza il consenso dell'autore.
|