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17 Maggio 2012
 
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    Riproduzione ed allevamento dello Pterophyllum Scalare di Piergiorgio Di Filippo     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


Uno dei ciclidi sudamericani più facili da riprodurre è lo Pterophyllum Scalare. Come altri ciclidi non aggressivi, almeno nei confronti di coinquilini di taglia non eccessivamente piccola, presenta il grande vantaggio di riprodursi in acquari di comunità senza bisogno di dover trasferire la coppia in una vasca separata, preparata appositamente per la riproduzione.
Date le dimensioni che gli scalari raggiungono da adulti, per il loro allevamento è necessario un acquario di almeno 100l con coinquilini “tranquilli” quali Neon, Cardinali e Corydoras, che sarebbe preferibile acquistare assieme ai giovani scalari che sembra riconoscano, una volta cresciuti, i pesci inseriti insieme a loro che, per tale ragione, non vengono predati, al contrario di pesci di piccole dimensioni immessi nell’acquario quando gli scalari sono ormai adulti.
Consiglio l’acquisto di almeno 5 scalari giovani del tipo più “comune”, colore argento con bande scure, evitando, se si è alle prime esperienze riproduttive, l’acquisto delle varietà nera, maculata o con pinne a velo in quanto più delicate dello scalare “comune”.


Foto archivio AP.


Prima dell’acquisto è fondamentale accertarsi che i pesci siano sani nell’aspetto, non siano apatici o con equilibrio instabile e, soprattutto, che si gettino sul cibo con vivacità assumendolo senza poi risputarlo. Quest’ultimo aspetto è molto importante in quanto, nella fase iniziale di una delle malattie più note che colpiscono gli scalari, il pesce prende in bocca il cibo con voracità ma poi lo rigetta.

Formazione della coppia

Nel corso di alcuni mesi assisteremo alla formazione della coppia, che comincia a separarsi sempre più dal gruppo e successivamente a cacciare, con sempre maggiore determinazione, gli altri ciclidi dai territori scelti per la futura riproduzione.
Quando la femmina sarà matura, la coppia comincerà a pulire la zona dove deporrà le uova, che può essere una qualunque superficie liscia comprese le grandi foglie di piante acquatiche.
A questo punto dobbiamo scegliere se tentare di allevare i “piccoli” con i genitori o separarli da essi ed accrescerli in vasca separata.

Allevamento con i genitori

In questo caso è necessario allontanare tutti gli altri ciclidi presenti nell’acquario ed i pesci dotati di grande vivacità quali Brachidanio, Barbus ecc.
Quanto sopra dovrà essere posto in atto almeno alla 3° o 4° riproduzione, quando cioè abbiamo la certezza che la coppia sia affiatata ed in grado non solo di deporre e fecondare le uova, ma anche di accudire e difendere le larve fino al momento in cui esse siano in grado di nuotare liberamente.

Foto di Costantino Orlandi.


Nel caso in cui la coppia non abbia la possibilità di allevare la prole (uova non fecondate o mangiate dagli altri pesci o prelevate dall’allevatore) le deposizioni si susseguiranno ad intervalli di circa 15-20 giorni.
La femmina deporrà le uova adesive su una superficie liscia in più passaggi mentre il maschio le feconderà alternandosi ad essa per circa 1 o 2 ore. A deposizione ultimata entrambi i genitori sorveglieranno giorno e notte le uova ventilandole con le pinne ed aspirando con la bocca quelle ammuffite.


Foto archivio AP.


Dopo la schiusa, che avviene circa 48-72 ore dopo la deposizione, le larve rimangono attaccate al substrato, dove è avvenuta la deposizione, per altri 6 o 7 giorni quando, assorbito il sacco vitellino, iniziano a nuotare, sempre sorvegliate da entrambi i genitori che le difendono con molta energia da eventuali potenziali predatori, spesso prendendo in bocca quelle che si allontanano e risputandole nel gruppo.


Foto archivio AP.


Prima che le larve inizino a nuotare, per evitare che vengano aspirate attraverso le prese del filtro, sarà necessario togliere le griglie di aspirazione (seil filtro lo permette) e sostituirle con dei batuffoli di lana di perlon.

Alimentazione degli avannotti

L’alimentazione degli avannotti è la fase più impegnativa e delicata in quanto, contrariamente a molte specie di pesci che, fin da piccoli, possono essere nutriti con mangimi artificiali, è necessario somministrare agli avannotti mangime vivo, per ottenere pesci sani e risultati migliori in termini numerici. Vista l’oggettiva difficoltà di reperirlo in natura sarà necessario avviare una coltura di “Artemia salina” (un crostaceo di acqua salata) le cui uova sono reperibili in quasi tutti i negozi di acquariofilia. Per la schiusa delle uova di Artemia sono in vendita appositi schiuditoi che facilitano la raccolta dei piccoli crostacei privi del guscio delle uova che è sconsigliabile fornire agli avannotti. La coltura dovrà essere avviata al 7° giorno della deposizione cioè 24-48 ore prima che gli avannotti nuotino liberamente. Per i primi 2 o 3 giorni sarà necessario fornire naupli (artemie appena nate) di uova appena schiuse che, per le loro piccole dimensioni, possono essere facilmente assunti dai piccoli pesci.


Foto archivio AP.


Per la somministrazione nella vasca, alla presenza dei genitori, sarà necessario utilizzare una comune siringa da 10-20cc, con la quale assorbiremo i naupli, dopo averli sciacquati in acqua dolce, e, con l’aiuto di un tubetto rigido, applicato alla siringa al posto dell’ago, li spingeremo al centro del gruppo di avannotti. E’ consigliabile spegnere il filtro prima della somministrazione e riaccenderlo non appena le artemie saranno state tutte consumate. Al posto della siringa è molto più comodo utilizzare un aspiratore del muco del nasino dei neonati, in vendita presso le farmacie, al quale avremo collegato un tubetto di prolunga rigido tramite un pezzetto di tubicino di aeratore.
Le artemie dovranno essere fornite almeno quattro volte al giorno ed in quantità sempre più abbondante man mano che gli avannotti cresceranno. Indice di corretta somministrazione è il ventre gonfio e di colore rosa-arancio che dovranno avere tutte le larve appena dopo il pasto.
Dopo circa 4 settimane possiamo iniziare ad integrare la dieta con tuorlo d’uovo lesso spolverizzato e mangime secco per avannotti in piccolissimi quantitativi, controllando sempre che i piccoli scalari assumano ed ingoino i nuovi alimenti. In caso negativo riprovare a distanza di alcuni giorni fino ad avere la certezza che il nuovo cibo venga assunto senza essere risputato. A questo punto potremo ridurre le somministrazioni di artemie sostituendole piano piano con mangime secco.
Se il numero degli avannotti è alto sarà necessario trasferirli in una o più vasche sufficientemente grandi da accogliere i piccoli suddivisi per taglia, ciò garantirà una crescita sana di tutti i pesci ai quali potremo somministrare il cibo più adatto alle loro dimensioni. Per limitare l’inevitabile aumento di nitrati dovuto alle frequenti somministrazioni di cibo ed all’elevato numero di pesci, sono fondamentali i cambi parziali dell’acqua delle vasche di allevamento di circa il 20% della capacità della vasca almeno ogni 2 o 3 giorni.

Allevamento senza i genitori

L’allevamento delle larve separate dai genitori è meno interessante, ma senz’altro più facile in quanto si eliminano alcuni fattori negativi quali l’eventuale disaccordo dei genitori che potrebbero trascurare la prole, facilitandone la predabilità, somministrazioni di mangime in ambienti di grandi dimensioni e pertanto dispersivi, eventuali malattie dovute alla scarsa igiene dell’acquario ecc. In ambienti piccoli sarà inoltre più facile somministrare il cibo, controllare che tutti gli avannotti lo assumano, prevenire eventuali malattie, prelevare i piccoli scalari per trasferirli nelle vasche di accrescimento suddivisi per taglia.

Prelievo delle larve

Due sono i metodi per prelevare le larve: se la coppia depone su materiali asportabili quali foglie di Echinodorus o di altre piante a foglia larga, recidere la foglia alla base al 5° o 6° giorno dalla deposizione, quando è ancora abbastanza adesivo il filamento che lega gli avannotti alla foglia, introdurla in un contenitore di circa 3 litri con la stessa acqua dell'acquario, operando sempre in immersione, e lasciarlo galleggiare nell’acquario stesso o, meglio, in un altro acquario non arredato che potremo utilizzare in futuro per la successiva fase di accrescimento. Introdurre nel contenitore una pietra porosa, collegata ad un aeratore, che muova l'acqua in prossimità delle larve. Prima di tagliare la foglia e durante tutta l'operazione, trattenere i genitori in uno o due retini di grandi dimensioni altrimenti i loro attacchi provocheranno il distacco dalla foglia e la perdita di molte larve.


Foto archivio AP.


Effettuare frequenti cambi d'acqua nella misura di 2 o 3 bicchieri 3 o 4 volte al giorno, reintegrandola con quella dell'acquario ed eliminare le eventuali uova ammuffite, divenute di colore bianco latte, asportandole delicatamente con una siringa.
Dopo circa 8-9 giorni dalla data di deposizione i piccoli nuoteranno liberamente e dovranno essere nutriti come sopra illustrato con l’unica differenza che, durante la prima settimana, integreremo la dieta con infusori tipo il “Liquifry”.
Se la coppia depone su materiali non asportabili, quali pareti del filtro, vetri della vasca ecc. sarà necessario attendere il momento in cui le larve siano sufficientemente mobili ma ancora non nuotino (7° o 8° giorno dalla deposizione) e, servendosi di un tubicino di aeratore, procedere alla loro aspirazione scaricandole in una vaschetta che poi introdurremo nell’acquario stesso o in una vasca separata non arredata. Per quanto riguarda i genitori, prima e durante il prelievo delle larve, vale quanto sopra descritto.

A conclusione si riportano le principali caratteristiche dell’acqua dell’acquario per la riproduzione:
· Temperatura: 26°- 28°
· Durezza totale: 5°-10° dGH
· pH: 6,5

Scostamenti non significativi dai valori sopra elencati non pregiudicano la riuscita della deposizione e dell’allevamento, l’unico elemento che potrebbe essere considerato critico è la temperatura che, se troppo bassa, potrebbe pregiudicare la sana crescita degli scalari.

 

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