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9 Febbraio 2012
 
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    Michrogeophagus ramirezi : curiosità nelle cure parentali di Matteo Avella     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


Conosciamo benissimo tutti quali fantastici e quasi incredibili spettacoli ci può offrire una coppia di Ciclidi intenta nella cura della propria prole, ma quello che vado qui a descrivervi è un fatto realmente eccezionale che ho appurato personalmente e riguarda per l'appunto la suddetta specie.


Un bellissimo maschio di Michrogeophagus ramirezi. Foto archivio AP.

Comincio col descrivervi la mia esperienza: sono in possesso di una coppia di Michrogeophagus ramirezi composta da un maschio cresciuto in compagnia dei genitori e da essi svezzato, non con cure artificiali quindi, ma un esemplare che ha acquisito dai genitori il cosiddetto "imprinting" il che secondo alcuni, è fondamentale perché la futura generazione curi anch'essa la propria prole; la femmina invece proveniva da un allevamento tedesco, ma questa non ha potuto partecipare all'avvenimento perché subito dopo la avvenuta deposizione è morta incastrata dietro ad un filtro biologico!
Il maschio dopo la riproduzione (martedì sera) ha cominciato la ventilazione delle uova, ma ho dovuto prelevarle in quanto la vasca ospita due grossi Symphysodon che gradiscono molto il vivo! Il giorno dopo, (mercoledì mattina) il maschio aveva già perso la livrea che caratterizza gli esemplari intenti nelle cure parentali, avendo oramai perso di vista le uova da più di dodici ore. Intanto io ho proceduto allestendo una vaschetta galleggiante nella stessa vasca introducendovi le uova dalle quali sono sgusciate il giovedì mattina della stessa settimana circa 100 larve. Queste si sono sviluppate regolarmente, io cambiavo circa 1/6 dell'acqua della vaschetta 3-4 volte al giorno e la domenica mattina in questa vaschetta hanno cominciato a nuotare lo stesso numero di avannotti; in serata però mi sono accorto di un fatto quantomeno singolare; ho più volte sperimentato le cure artificiali e solitamente le larve nella vaschetta non si muovono in gruppo compatto e in modo sincrono, ma tendono a spargersi un po' per tutto il recipiente; i miei piccoli invece stavano incredibilmente insieme sempre a formare 1-2 branchetti che procedevano per la vaschetta ordinatamente, come se qualcuno li guidasse.
A questo punto ho pensato che il maschio aveva la possibilità di vedere gli avannotti essendo le pareti del contenitore contenente i piccoli trasparenti. Ed ho notato che il maschio aveva ripreso la classica colorazione intensa che caratterizza appunto un genitore in compagnia dei propri "pargoli". 


In questa foto, purtroppo sfocata, vediamo un maschio di ramirezi intento a radunare e a sorvegliare i propri avannotti, compito questo, spesso non facile. Foto archivio AP.

Questa colorazione però si manifesta non solo in questo caso, ma in tutti i momenti in cui l'animale è notevolmente eccitato (e la cura dei piccoli causa nei genitori una forte tensione che manifestano in questo modo). Anche la presenza di una preda viva potrebbe scatenare tale atteggiamento; infatti parecchi anni fa provai a liberare degli avannotti di scalari nella vasca degli stessi genitori che avevano dimostrato un "ritorno alle cure parentali", ma dopo pochi secondi dei piccoli non ve n'era più traccia! La colorazione che mostravano era dovuta ad un'evidente stato di eccitazione dovuta alla presenza di una grande quantità di "gustosi pesciolini".
Inizialmente ho diffidato quindi del quantomeno singolare comportamento del maschio, fino a quando però ho notato come lo stesso esemplare cominciasse a ripulire una lastra di terracotta rossa cacciando dal sito i due grossi discus che sono 10 volte lui!
Ho quindi deciso di tentare la sorte ed inserire un avannotto nella vasca insieme al padre il quale lo ha adocchiato e senza prestargli particolare attenzione lo ha lasciato dove si trovava ed è corso subito nei pressi della vaschetta nel vano tentativo di recuperare il resto della nidiata. Inoltre la presenza del piccolo ha ulteriormente eccitato il maschio il quale si è scaraventato con una incredibile veemenza sui due giganti buoni (i discus, naturalmente).


Questa bellissima femmina è prossima al parto. Foto archivio AP.

Un fatto eccezionale questo soprattutto perché il genitore non aveva avuto più contatti da almeno cinque giorni con la sua nidiata! Molto bello ed interessante dal punto di vista etologico il fatto che molto probabilmente il maschio riusciva mediante segnali e stimoli visivi a raggruppare e tenere unito il branco di piccoli, anche se questi erano separati sia fisicamente che chimicamente dal genitore, in quanto la vaschetta non comunicava con l'esterno.
Tutto ciò mi ha fatto subito pensare al grado di evoluzione di questi pesci; una gatta (mammifero, felino) se non riesce a vedere per 2-3 giorni di seguito i suoi cuccioli (spesso una sola femmina si occupa di più cucciolate delle altre femmine del branco) perde l'istinto delle cure parentali e non tornerà ad allattarli una volta ritrovati, ma sarà entro breve di nuovo disposta all'accoppiamento. Un Michrogeophagus ramirezi che, come tutti sapete, è molto più piccolo di un gatto, sotto l'aspetto delle cure parentali sembra essere invece molto più evoluto di quest'ultimo.
Il motivo di tale comportamento di cui non sono stato il solo ad esserne partecipe, deve essere ricercato in natura; è probabile che per cause esterne (posso ipotizzare ad esempio che la coppia debba fuggire da un predatore lasciando incustoditi i piccoli che invece passano inosservati) i genitori perdano di vista le uova prima o gli avannotti poi e ciò presumibilmente accade spesso in natura, tanto da aver fatto evolvere questi piccoli ciclidi in questa direzione, ovvero a riprendere le cure parentali nel momento in cui tornino in contatto con altri avannotti.
Nell'attesa di nuovi riscontri e di una più specifica ricerca vi ringrazio per l'attenzione e vi saluto.

 

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