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Conosciamo benissimo tutti quali fantastici e quasi incredibili
spettacoli ci può offrire una coppia di Ciclidi intenta nella
cura della propria prole, ma quello che vado qui a descrivervi
è un fatto realmente eccezionale che ho appurato personalmente
e riguarda per l'appunto la suddetta specie.

Un bellissimo maschio di Michrogeophagus ramirezi. Foto archivio
AP.
Comincio col descrivervi la mia esperienza: sono in possesso
di una coppia di Michrogeophagus ramirezi composta da un maschio cresciuto
in compagnia dei genitori e da essi svezzato, non con cure artificiali
quindi, ma un esemplare che ha acquisito dai genitori il cosiddetto
"imprinting" il che secondo alcuni, è fondamentale perché la futura
generazione curi anch'essa la propria prole; la femmina invece proveniva
da un allevamento tedesco, ma questa non ha potuto partecipare all'avvenimento
perché subito dopo la avvenuta deposizione è morta incastrata dietro
ad un filtro biologico!
Il maschio dopo la riproduzione (martedì sera) ha cominciato la ventilazione
delle uova, ma ho dovuto prelevarle in quanto la vasca ospita due grossi
Symphysodon che gradiscono molto il vivo! Il giorno dopo, (mercoledì
mattina) il maschio aveva già perso la livrea che caratterizza gli esemplari
intenti nelle cure parentali, avendo oramai perso di vista le uova da
più di dodici ore. Intanto io ho proceduto allestendo una vaschetta
galleggiante nella stessa vasca introducendovi le uova dalle quali sono
sgusciate il giovedì mattina della stessa settimana circa 100 larve.
Queste si sono sviluppate regolarmente, io cambiavo circa 1/6 dell'acqua
della vaschetta 3-4 volte al giorno e la domenica mattina in questa
vaschetta hanno cominciato a nuotare lo stesso numero di avannotti;
in serata però mi sono accorto di un fatto quantomeno singolare; ho
più volte sperimentato le cure artificiali e solitamente le larve nella
vaschetta non si muovono in gruppo compatto e in modo sincrono, ma tendono
a spargersi un po' per tutto il recipiente; i miei piccoli invece stavano
incredibilmente insieme sempre a formare 1-2 branchetti che procedevano
per la vaschetta ordinatamente, come se qualcuno li guidasse.
A questo punto ho pensato che il maschio aveva la possibilità di vedere
gli avannotti essendo le pareti del contenitore contenente i piccoli
trasparenti. Ed ho notato che il maschio aveva ripreso la classica colorazione
intensa che caratterizza appunto un genitore in compagnia dei propri
"pargoli".
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In questa foto, purtroppo sfocata, vediamo un maschio di ramirezi
intento a radunare e a sorvegliare i propri avannotti, compito questo,
spesso non facile. Foto archivio AP.
Questa colorazione però si manifesta non solo in questo caso, ma in
tutti i momenti in cui l'animale è notevolmente eccitato (e la cura
dei piccoli causa nei genitori una forte tensione che manifestano in
questo modo). Anche la presenza di una preda viva potrebbe scatenare
tale atteggiamento; infatti parecchi anni fa provai a liberare degli
avannotti di scalari nella vasca degli stessi genitori che avevano dimostrato
un "ritorno alle cure parentali", ma dopo pochi secondi dei piccoli
non ve n'era più traccia! La colorazione che mostravano era dovuta ad
un'evidente stato di eccitazione dovuta alla presenza di una grande
quantità di "gustosi pesciolini".
Inizialmente ho diffidato quindi del quantomeno singolare comportamento
del maschio, fino a quando però ho notato come lo stesso esemplare cominciasse
a ripulire una lastra di terracotta rossa cacciando dal sito i due grossi
discus che sono 10 volte lui!
Ho quindi deciso di tentare la sorte ed inserire un avannotto nella
vasca insieme al padre il quale lo ha adocchiato e senza prestargli
particolare attenzione lo ha lasciato dove si trovava ed è corso subito
nei pressi della vaschetta nel vano tentativo di recuperare il resto
della nidiata. Inoltre la presenza del piccolo ha ulteriormente eccitato
il maschio il quale si è scaraventato con una incredibile veemenza sui
due giganti buoni (i discus, naturalmente).

Questa bellissima femmina è prossima al parto. Foto archivio AP.
Un fatto eccezionale questo soprattutto perché il genitore non aveva
avuto più contatti da almeno cinque giorni con la sua nidiata! Molto
bello ed interessante dal punto di vista etologico il fatto che molto
probabilmente il maschio riusciva mediante segnali e stimoli visivi
a raggruppare e tenere unito il branco di piccoli, anche se questi erano
separati sia fisicamente che chimicamente dal genitore, in quanto la
vaschetta non comunicava con l'esterno.
Tutto ciò mi ha fatto subito pensare al grado di evoluzione di questi
pesci; una gatta (mammifero, felino) se non riesce a vedere per 2-3
giorni di seguito i suoi cuccioli (spesso una sola femmina si occupa
di più cucciolate delle altre femmine del branco) perde l'istinto delle
cure parentali e non tornerà ad allattarli una volta ritrovati, ma sarà
entro breve di nuovo disposta all'accoppiamento. Un Michrogeophagus
ramirezi che, come tutti sapete, è molto più piccolo di un gatto, sotto
l'aspetto delle cure parentali sembra essere invece molto più evoluto
di quest'ultimo.
Il motivo di tale comportamento di cui non sono stato il solo ad esserne
partecipe, deve essere ricercato in natura; è probabile che per cause
esterne (posso ipotizzare ad esempio che la coppia debba fuggire da
un predatore lasciando incustoditi i piccoli che invece passano inosservati)
i genitori perdano di vista le uova prima o gli avannotti poi e ciò
presumibilmente accade spesso in natura, tanto da aver fatto evolvere
questi piccoli ciclidi in questa direzione, ovvero a riprendere le cure
parentali nel momento in cui tornino in contatto con altri avannotti.
Nell'attesa di nuovi riscontri e di una più specifica ricerca vi ringrazio
per l'attenzione e vi saluto.
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