|
Presentazione I Pelvicachromis pulcher sono ciclidi di ridotte
dimensioni (maschio 7 cm ; femmina 10 cm) originari dell’Africa
occidentale. Questa specie popola stagni e corsi d’acqua ad
ovest del delta del Niger, occupando di preferenza biotopi
ricchi di piante e nascondigli in acqua sia chiara che nera.
In natura convive con specie appartenenti ai generi Hemicromis,
Chromidotilapia, Procatopus e Aphyosemion. Caratteristica
comune dei diversi biotopi di ritrovamento è l’acqua decisamente
tenera ed acida, dalla bassissima conduttività.
Fortunatamente la provenienza da allevamenti degli esemplari
in commercio e la grande adattabilità delle specie ci consentono
di allevare questa specie senza problemi anche in acqua di
rubinetto limitando ad un “addolcimento” dell’acqua unicamente
la funzione di stimolo per la riproduzione.

Femmina (pancia rossa) con sotto il maschio. Foto di Federico Marrone.
Acquisto:
In questi pesci il dimorfismo sessuale è piuttosto evidente: i maschi
sono di dimensioni maggiori e presentano le estremità della pinna dorsale,
della pinna anale e delle pinne ventrali appuntite a differenza delle
femmine che le hanno arrotondate. Talvolta anche la pinna caudale termina
“a punta” nel maschio, formando una figura quasi rombica. Ciò non si
riscontra mai negli individui di sesso femminile. Il ventre di questi
è di colore rosso intenso e non è difficile trovare in commercio esemplari
con la pancia già piena di uova.
Malgrado ciò non è il caso di acquistare soltanto due esemplari di sesso
diverso per via della solita “scomoda” (ma interessantissima) abitudine
dei ciclidi “nidificatori”[2] di scegliere il partner.
Quando se ne ha l’opportunità l’optimum sarebbe costituito dall’acquisto
del “solito” gruppetto di quattro o cinque esemplari giovani tra i quali
si verrà a formare certamente una coppia, ma se le esigenze di spazio
escludessero questa possibilità conviene ripiegare sull’acquisto di
tre esemplari adulti: un maschio e due femmine. In questo modo il maschio
potrà scegliere tra le due possibili partner quella che preferisce senza
essere occupato nelle contese territoriali con un altro maschio eventualmente
presente. Inoltre, una volta formatasi la coppia, si avrà un solo esemplare
“di troppo” da regalare a qualche altro appassionato o da restituire
al negoziante.
La vasca:
Una vasca destinata ad ospitare un gruppetto di giovani o una singola
coppia di questi pesci dovrebbe avere una capienza di almeno una sessantina
di litri e presentare numerosi nascondigli, cavità e una folta vegetazione.
Infatti questi pesci amano avere la possibilità di nascondersi e non
danneggiano le piante. Non bisogna assolutamente fare mancare una piccola
grotta dalle pareti interne lisce (facilmente ricavabile da un vaso
di terracotta o da una noce di cocco) dove la coppia, una volta formatasi,
amerà sostare e, finalmente, deporre.
Al di fuori del periodo riproduttivo o in vasche di adeguate dimensioni
(oltre un metro di lunghezza) i P.pulcher non avranno problemi a convivere
con altre specie, anche di dimensioni inferiori, purchè queste non presentino
pinne a velo, bersaglio troppo attraente per gli attacchi del nostro
interessantissimo ospite.
Alimentazione:
I P.pulcher non sono animali esigenti neanche per quanto concerne
l’alimentazione, arrivando a riprodursi anche con una dieta costituita
esclusivamente da cibo secco. Ad ogni modo sarebbe buona norma non fargli
mancare del cibo surgelato o, perlomeno, liofilizzato.
Una volta la mia coppia perse del tutto l’interesse per il cibo. Soltanto
in seguito al trasferimento in una grande vasca di comunità ricca di
vegetazione riacquistarono l’appetito, arrivando a nutrirsi anche del
cibo in granuli, prima rifiutato.
Non so a cosa poter attribuire questo strano comportamento; forse alla
mancanza di stimoli. Infatti quando i pesci smisero di mangiare si trovavano
soli in una vasca, e “il problema” venne superato solo quando furono
costretti ad entrare in competizione alimentare con i “coinquilini”
della vasca di comunità. Quasi come fosse un modo per affermare il loro
controllo su quel territorio…
Riproduzione:
Al momento dell’acquisto scelsi quattro esemplari giovani (due maschi
e due femmine), come spesso consigliato nella letteratura, venendo in
ciò aiutato dall’evidente dimorfismo sessuale. Come precedentemente
accennato questa scelta non è delle migliori, infatti uno dei due maschi
prese subito il sopravvento sull’altro, costringendolo a vivere nascostamente.
Il maschio “dominante”, di contro, si accoppiava alternativamente con
le due femmine. Questo comportamento, strano per una specie che sembra
avere abitudini rigidamente monogame, può venir spiegato solo supponendo
che il legame di coppia divenga saldo soltanto dopo un intero ciclo
riproduttivo portato a buon fine.

Foto di Federico Marrone.
La presenza di due femmine distraeva il maschio: in poco più di tre
mesi di allevamento registrai svariate deposizioni con entrambe le femmine
senza che alcuna di queste andasse a buon fine.
Ho avuto l’impressione che le due femmine si fossero divise la vasca
in due territori ben distinti, preclusi alla reciproca rivale ma impunemente
visitabili dal maschio. Entrambe le femmine[3] corteggiavano
il maschio piegando il corpo a mo' di esse e vibrando nel corpo e nelle
pinne, e questo si mostrava moderatamente interessato ad entrambe.

Foto di Federico Marrone.
Per uscire da questo “circolo vizioso” regalai ad altri appassionati
i due esemplari di troppo e, in seguito ad un discreto “addolcimento”
dell’acqua , il maschio decise di cedere alla avances della compagna
e di seguirla sempre più spesso all’interno della invitante grotticella
che li aspettava e la cui volta era stata pulita dalla femmina nei giorni
precedenti. Da quel momento la coppia ha continuato a deporre ad intervalli
quasi regolari di poco più di un mese.
Ho l’impressione che la deposizione avvenga a brevi intervalli, ma è
soltanto una deduzione dovuta al solo graduale svuotarsi della pancia
della femmina, precedentemente ben gonfia per le uova.
A deposizione avvenuta la coppia sosta molto più a lungo nei pressi
della grotta, ed uno dei due partner si mantiene sempre all’interno.
La pulizia delle uova sembra essere compito della femmina, che le “sbocconcella”
di frequente; invece entrambi i riproduttori si prodigano nel ventilarle
con le pinne pettorali. Dopo circa quattro giorni dalla deposizione
avviene la schiusa, ma per altri quattro giorni gli avannotti restano
nella grotta, strisciando sul fondo e provando sempre più spesso il
primo nuoto in “acqua libera”. Si ha l’impressione che i piccoli “saltino”
dal fondo per poi inevitabilmente ricadere!
Allevamento degli avannotti:
Ad otto giorni dalla deposizione gli avannotti escono dalla grotta
sotto i vigili occhi dei genitori[4]: è il momento di somministrare
il loro primo cibo. Mi è sempre parso utile diminuire la portata oraria
del filtro e di frazionarne il flusso, per evitare che le eccessive
correnti disperdano il branchetto di larve.
Fortunatamente gli avannotti hanno già delle dimensioni sufficienti
a cibarsi di naupli di artemia, e non disdegnano il cibo “micronizzato”.
Sono anche capaci di risputare i gusci delle artemie. Non sono quindi
da temere le occlusioni intestinali. Inoltre in un acquario allestito
già da qualche tempo integreranno la loro dieta “brucando” la copertura
algale sull’arredamento e tentando di ingoiare lo “sproporzionato cibo”
dei genitori. Ad una settimana dal loro primo nuoto libero accettano
senza problemi del cibo in scaglie a pezzatura piccola e si mostrano
molto più indipendenti dai genitori, comportamento sicuramente esaltato
dalla completa assenza di predatori della vasca di deposizione.

Foto di Federico Marrone.
Infatti nel caso di una deposizione in un acquario di comunità gli
avannotti hanno continuato a formare molto più a lungo un branchetto
compatto. Nell’acquario la coppia di P.pulcher convive con Mesonauta
festivus, Apistogramma macmasteri, Corydoras elegans e Otocinclus affinis.
Nella stessa vasca una coppia di Mesonauta festivus non era stata capace
di portare avanti le sue due precedenti nidiate.
[1] Pelvicachromis pulcher è stato a lungo conosciuto come Pelvicachromis
kribensis; in realtà per lungo tempo molte specie appartenenti al genere
Pelvicachromis sono state commercializzate sotto lo stesso nome venendo
considerate semplici varietà di colorazione. La situazione sembra essere
stata chiarita dalla revisione del genere effettuata da Thys nel 1968.
Secondo questa revisione P.kribensis è soltanto un sinonimo non più
valido per Pelvicachromis taeniatus.
[2] Definiamo “ciclidi nidificatori” gli appartenenti a questa famiglia
che depongono le uova su superfici o grotte e poi curano la prole, differenziandoli
così dagli “incubatori orali” nei quali la difesa delle uova e degli
avannotti è affidata alla sola femmina che, come lo stesso nome suggerisce,
li ospita nella sua cavità orale. Appunto per queste abitudini il primo
“tipo” di ciclidi ha, solitamente, la necessità dell’impegno di entrambi
i partner per la difesa delle uova e del territorio mentre gli “incubatori
orali” possono affidare questa responsabilità alle sole femmine. Da
ciò nascono le tendenze monogame dei “nidificatori” e quelle poligamiche
degli “incubatori”. La monogamia sta appunto alla basa della scelta
selettiva del migliore tra i partner disponibili.
[3] Infatti in questa specie è la femmina che corteggia il maschio e,
generalmente, non viceversa. Non è un caso che questa sia una delle
poche specie di pesci nei quali le femmine siano più colorate dei maschi.
[4] In realtà a volte sono i genitori stessi a raccoglierli in bocca
e a portarli fuori dalla grotta, come se “li portassero al pascolo”.
Bibliografia:
- “Ciclidi dell’Africa occidentale” H.Linke & W.Staeck, Tetra.
- “Riproduzione senza problemi” H.J.Richter, Primaris
- “Iniziamo con i ciclidi” A.Mancini, ed.Olimpia.
- “Atlante di Aquarium” Riehl\Baensch, Primaris
- “Il tuo acquario” D.Mills, Mondadori
E' assolutamente vietata la riproduzione, anche
parziale, del testo e delle foto presenti in questo articolo, senza
il consenso dell'autore.
|