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Apprezzati per le loro livree coloratissime, Neon e Cardinali
sono tra gli ospiti più graditi dei nostri acquari. Benché
le due specie siano molto simili, in realtà hanno esigenze
di habitat assai diverse che costringono l'acquariofilo a
scegliere l'una o l'altra a seconda delle caratteristiche
della sua vasca. E per la riproduzione? Relativamente facile
quella del Neon, assai meno quella del Cardinale.

Un gruppo di Cardinali. Foto di A. Mancini.
Sono trascorsi oltre sessant'anni dal ritrovamento in natura dei primi
esemplari appartenenti al genere Paracheirodon eppure, nonostante il
passare del tempo, questi piccoli pesci chiamati comunemente di Neon,
non hanno perso neanche un po' del loro fascino originario.
Oggi conosciamo moltissimo riguardo alla biologia e alla distribuzione
di questi Caracidi, tanto che il loro mantenimento in acquario non è
più un problema neanche per gli acquariofili meno esperti. All'inizio
però le cose furono molto diverse: le prime difficoltà nacquero quando
si decise di sperimentarne l'allevamento in cattività e poi la riproduzione;
in seguito ci furono alcune contro versie legate alla loro collocazione
tassonomica: dal genere Hyphessobrycon, a cui erano stati ascritti inizialmente,
i Neon furono successivamente trasferiti nel genere Paracheirodon, creato
appositamente per loro, dopo che studi più approfonditi ne avevano riscontrato
rilevanti differenze dal punto di vista morfologico ed ecologico. Attualmente
il termine Neon viene usato anche in senso più ampio, facendo riferimento
a più specie di Caracidi (Hyphessobrycon herbertaxelrodi comunemente
detto Neon nero o Hemigrammus erythrozonus detto Neon rosso), i quali
hanno in comune oltre alle dimensioni piuttosto piccole, anche le livree
molto appariscenti; ciò nonostante il "vero" Neon resta comunque soltanto
Paracheirodon innesi.
Due livree quasi identiche
Specie "sorella", e per questo molto spesso confusa con quella sopra
descritta, è Cheirodon axelrodi (o secondo altri autori Paracheirodon
axelrodi) o Pesce Cardinale, il quale pur essendo stato scoperto in
natura vent'anni dopo fu subito apprezzato e la sua fama e popolarità
eguagliarono ben presto quella del Neon. Le caratteristiche morfologiche
che accomunano queste due specie riguardano principalmente la colorazione
del corpo: alla tinta argentea di fondo, fanno contrasto due bande (una
di colore verde-blue una rossa) che decorrono longitudinalmente sui
fianchi, ma mentre nei Neon la banda rossa (posta inferiormente) si
interrompe a metà del corpo, nei Cardinali questa si prolunga fino quasi
alla pinna caudale.

Un piccolo gruppo di Neon. Foto di A. Mancini.
Entrambi presentano (così come gli altri Caracidi) mascelle provviste
di denti appuntiti, caratteristici anche di altre famiglie di pesci
che si nutrono di cibo animale (larve di insetti, altri piccoli Invertebrati
acquatici o piccoli pe-sci) e una pinna adiposa posta sulla parte terminale
del dorso.
Le dimensioni degli esemplari adulti possono raggiungere, a seconda
della specie, lunghezze differenti: 5 cm nei Cardinali e solo 4 cm nei
Neon; in quest'ultimo caso, le femmine sessualmente mature presentano
il ventre solo leggermente rigonfio (nelle femmine di Cardinale questa
caratteristica risulta molto più evidente) e tendono a rimanere più
piccole rispetto ai maschi. Molto spesso al momento dell'acquisto può
capitare, soprattutto nel caso di acquariofili poco esperti, che la
scelta di una o dell'altra specie sia dettata esclusivamente da una
diversa preferenza dal punto di vista estetico (generalmente vengono
privilegiati i Cardinali, perché più colorati) oppure venga effettuata
in maniera casuale, adeguandosi alla effettiva disponibilità del momento
(da parte del negozio in cui si intende fare l'acquisto) o, ancora,
scegliendo semplicemente la specie più economica (che è solitamente
il Neon). Scegliendo secondo questi criteri si correrà il rischio che
una volta immessi, i nostri ospiti possano perdere la loro bellissima
colorazione brillante o che si ammalino irrimediabilmente, o peggio
ancora, chiedendo spiegazioni ad un acquariofilo più esperto, si potrebbe
addirittura scoprire che in realtà sarebbe stato meglio immettere la
specie da noi precedentemente esclusa. Ma perché un acquario adatto
per i Neon può risultare inadatto per i Cardinali e viceversa?
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Le schede sistematiche
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Foto di E. Malagoli.
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Neon
- Classe: Osteitti;
- Ordine: Cipriniformi;
- Famiglia: Caracidi;
- Nome scientifico: Paracheirodon innesi (Myers);
- Nome comune: Neon.
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Foto di E. Malagoli.
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Cardinale
- Classe: Osteitti;
- Ordine: Cipriniformi;
- Famiglia: Caracidi;
- Nome scienfico: Cheirodon axelrodi (Schultz);
- Nome comune: Cardinale.
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Anche l'arredamento è importante
Semplice: perché in natura gli habitat occupati da queste
due specie sono differenti (non soltanto dal punto di vista
geografico, ma anche per le condizioni chimico-fisiche dell'acqua),
di conseguenza anche le loro esigenze ecologiche saranno diverse.
I Neon, infatti, vivono nel Rio Putumayo, in Perù, e preferiscono
acque scure, acide (con pH pari a 6,5 ma sopportano bene anche
valori leggermente più bassi), molto povere di minerali e
soprattutto con temperature tra i 18 e i 24° C, mentre i Cardinali,
che sono originari del Rio Negro (degli esemplari fuggiti
dagli esportatori sarebbero presenti dall'Orinoco al bacino
del Rio delle Amazzoni), prediligono acque chiare, anche se
non limpide, tenere, ma solo leggermente acide e con temperature
dai 20 ai 26° C. Una eccezione però si ritrova presso Manaus,
poiché alcuni Cardinali, introdotti accidentalmente nel Rio
delle Amazzoni alcuni anni fa, hanno mostrato una buona adattabilità
in questo nuovo ambiente, tanto da riuscire a riprodursi e
a costituire con il tempo una popolazione piuttosto consistente.
Oltre a questo, sarà necessario non trascurare neppure l'arredamento
dell'acquario: andrà allestito uno sfondo scuro e si dovrà introdurre
una discreta vegetazione, poiché sia i Neon che i Cardinali amano nascondersi
tra le piante, nel contempo però si dovrà prevedere anche una zona più
aperta per permettere loro di nuotare in gruppo (a questo proposito
si raccomanda di non introdurre mai singoli esemplari ma di acquistarne
sempre un discreto numero, poiché in natura sia i Neon che i Cardinali
tendono a formare delle piccole comunità). Andranno aggiunti, infine,
alcuni legni e la sabbia di fondo, che non dovrà essere chiara (si può
utilizzare per esempio del policromo), poiché altrimenti i pesci tenderanno
a sbiadirsi. Ottimi compagni di vasca sono altri Caracidi di piccola
taglia come quelli dei generi Hyphessobrycon e Hemigrammus così come
piccoli Barbi che gradiscono acque delle stesse caratteristiche (per
es.Barbus titteya). Sono invece da escludere le specie che raggiungono
grandi dimensioni, come i grandi Ciclidi americani, o che si nutrono
di piccoli pesci.

Il "Neon rosso" (Hemigrammus erythrozonus), compagno ideale sia di
Neon che di Cardinali. Foto di A. Mancini.
La riproduzione dei Neon
Nel caso ci si voglia cimentare nella riproduzione dei Neon (per i
Cardinali le cose, come vedremo, sono molto più complesse) sarà sufficiente
una piccola vasca di 2 o 3 litri, priva di arredamento e di sistema
di filtraggio, ma con solo una pietra porosa azionata da un aeratore
e una rete (con maglie di 3 mm di lato) posta sul fondo, per evitare
che i riproduttori possano mangiarsi le uova che, non essendo adesive,
scivoleranno tra le maglie della rete e giaceranno protette sul fondo.
Una corretta preparazione dell'acqua sarà molto importante per ottenere
una perfetta schiusa delle uova. Il pH dovrà essere acido (compreso
tra il 5,8 e il 6,2), e ancora più importante sarà il valore della durezza
totale che non dovrà mai essere superiore a 2° dGH.
Per stimolare la riproduzione e favorire la schiusa delle uova, una
valida soluzione può essere quella di aumentare la concentrazione del
sodio nell'acqua. A tale scopo, un metodo semplice consiste nel fare
filtrare, per poco tempo, l'acqua in un letto di resine a scambio ionico
(le comuni resine decalcificanti) che saranno in grado di sostituire
il calcio presente in acqua con del sodio. Molto importante è anche
la temperatura, che non dovrà mai essere superiore ai 22-24° C poiché,
al di sopra di questi valori, si ha un notevole aumento delle deformazioni
embrionali che provocheranno una elevata mortalità negli avannotti.
La vasca andrà posta in un luogo tranquillo e molto ombreggiato per
permettere alla coppia di deporre in tutta tranquillità.
A questo punto si sceglieranno i riproduttori tra il gruppetto di Neon
che avevamo precedentemente allevato con cura e nutrito in modo abbondante
con cibo ricco di vitamine. Il dimorfismo sessuale è evidente nelle
femmine pronte alla deposizione. Queste infatti presentano il ventre
leggermente più rigonfio dei maschi. È facilmente osservabile tale caratteristica
se si osserva la linea azzurra sul corpo dei pesci: nei maschi, e talvolta
nelle femmine ancora immature, è quasi sempre dritta o solo leggermente
incurvata, nelle femmine il raggio di curvatura è maggiore.
Scelti i due riproduttori li introdurremo nella vasca da deposizione.
I due inizialmente impauriti tenderanno ad ignorarsi per qualche tempo,
talvolta anche per un paio di giorni, e durante questo periodo non dovremo
alimentarli per non alterare i parametri chimici dell'acqua. La deposizione
avverrà generalmente di sera, il maschio andrà a cercare la femmina
e la colpirà con la bocca, prima delicatamente poi in modo più violento,
sul fianco. Dopo aver nuotato per un po' l'uno vicino all'altro, i due
animali si dirigeranno improvvisamente verso la superficie dell'acqua
dove il maschio cingerà il corpo della femmina con il suo corpo ed espellerà
gli spermatozoi. Dopo di che, la femmina emetterà le uova, che verranno
fecondate, mentre cadono sul fondo. Gli atti riproduttivi si ripeteranno
fino alla deposizione di 150-200 uova.
Le larve a occhio nudo sono invisibili
La coppia, a questo punto, dovrà essere allontanata dalla vasca e potremo
togliere la rete di protezione. Le uova, di piccole dimensioni e trasparenti,
impiegheranno circa 24 ore per schiudersi. Nei primi stadi, le larve
sono talmente piccole che è possibile osservarle solo con l'ausilio
di una lente di ingrandimento. Dopo aver trascorso un periodo di circa
cinque giorni attaccati (grazie ad uno speciale organo adesivo) alle
pareti'dell'acquario, gli avannotti inizieranno a nuotare liberamente.
Da questo momento in poi si procederà con la soministrazione di cibo
vivo. Una piccola coltura di infusori preparata qualche tempo prima
immettendo delle bucce di patata o di banana in una piccola vaschetta
piena d'acqua, sarà sufficiente ad alimentare una covata. Di volta in
volta, verranno prelevati, utilizzando una siringa, alcuni ml di acqua
della coltura (per chi non avesse tempo e voglia di prepararla in casa
esistono in commercio degli ottimi prodotti adatti allo scopo). Possiamo
regolarci sulle quantità osservando il ventre degli avannotti il quale,
negli esemplari che hanno mangiato a sufficienza, assumerà un aspetto
biancastro e diventerà rigonfio. Dopo quattro o cinque giorni, le larvette
avranno raggiunto una dimensione tale da poter mangiare anche i naupli
di artemia appena schiusi, che quindi andranno somministrati più volte
al giorno.
Ora si potrà procedere con i primi piccoli cambi quotidiani d'acqua
(che dovrà essere leggermente più dura e meno acida di quella della
vaschetta di riproduzione). Trascorsi 13-16 giorni dalla schiusa, la
nidiata potrà essere traferita in acquario più grande (basterà una capacità
di 10-15 l), provvista di un piccolo filtro a spugna azionato da un
aeratore, in cui andranno comunque mantenuti gli stessi parametri fisico-chimici
della vasca di deposizione. Con una corretta selezione dei riproduttori
(andranno preferiti gli esemplari più sani e robusti) e seguendo le
indicazioni sopra riportate, la nostra esperienza con i Neon risulterà
senz'altro positiva.

Cardinale adulto. Foto archivio AP.
La riproduzione dei Cardinali è invece molto più impegnativa poiché
richiede uno sforzo ulteriore nella ricerca dei riproduttori. Infatti
per trovare una coppia affiatata e che deponga le uova è necessario
talvolta cambiare uno dei partners con un nuovo esemplare, fino a quando
non si raggiunge la combinazione vincente. Cosa che purtroppo non sempre
accade.
Testo di Andrea Sassi Foto di A. Mancini e E. Malagoli
Bibliografia:
- U. Baensch: "Pesci di mille colori" (1987), Tetra Verlag
- H. Stallknecht: "Il piacere dell'acquario" (1997), Parke Davis Spa
Divisione Tetra, Milano.
- AAVV: "Il grande libro dell'acquario" (1982), Rizzoli Editore.
- H.J. Richter: "Riproduzione dei pesci d'acquario senza problemi" (1981),
Primaris
- AAVV: "Exotic tropical fishes", expanded edition (1980), Tropical
Fish Hobbylst Publications.
- H. Pinter: "Il tascabile dei pesci d'acquario" (1997) Tetra-Verlag.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 5 -
Febbraio 1999 - della rivista “il mio acquario” la quale ha concesso
tale ripubblicazione
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