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Le foto di Neon che compaiono in questo articolo, sono i Neon
allevati e riprodotti da Piergiorgio Di Filippo. Tutti gli
esemplari fotografati non hanno più di 4 mesi di vita. Foto
archivio AP.
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Origine e diffusione:
Il Neon è senz’altro il pesce più diffuso tra acquariofili per la sua
colorazione, vivacità e robustezza.
Originario del bacino superiore del Rio delle Amazzoni, fu importato
per la prima volta in Europa nel 1936 e classificato dall’ittiologo
americano Meyers con il nome di “Hyphessobrycon innesi” sostituito,
nel 1960, dall’attuale denominazione “Paracheirodon innesi”.
Gli esemplari oggi in commercio provengono, per la quasi totalità, dagli
allevamenti asiatici ed in particolare dai grandi e piccoli allevatori
di Hong Kong dove si riproducono milioni di esemplari venduti in tutto
il mondo.
Anni ed anni di riproduzioni massicce in cattività mentre da un lato
hanno portato a pesci con esigenze meno critiche per quanto riguarda
le condizioni chimico-fisiche dell’acqua di allevamento, rispetto a
quelle più stringenti dei pesci catturati in natura, dall’altro lato
hanno talvolta indebolito interi ceppi a tal punto da rendere, in alcuni
periodi, quasi introvabili dei pesci sani.
Allevamento:
Prima di acquistare dei Neon è pertanto molto importante controllare
bene lo stato generale di salute dei pesci presenti nelle vasche da
esposizione: le pinne devono essere trasparenti, il corpo privo di difetti
(pesci con puntini bianchi o macchie di decolorazione della pelle sono
da scartare), il ventre non deve presentarsi incavato, gli esemplari
devono avere una buona mobilità ed equilibrio, l’assunzione del cibo
deve essere veloce.
Poiché si tratta di un pesce di branco dovremo acquistare almeno 6/8
esemplari, maggiore sarà il loro numero più il comportamento in acquario
rispecchierà le abitudini che i Neon hanno in natura.
Le dimensioni dell’acquario non hanno grande importanza, è sufficiente
una vasca di circa 50 litri con buona vegetazione costituita anche da
piante galleggianti che possano attenuare la luce delle lampade. In
mancanza di piante galleggianti sarà sufficiente lasciare crescere alcuni
steli di piante a fusto, tipo Limnophila, Hygrophila polysperma o Ludwigia,
fino a quando, raggiunta la superficie dell’acqua, si piegheranno orizzontalmente
a formare una schermo naturale alla luce. La temperatura non dovrà essere
superiore ai 24°C, meglio se tenuta sui 20-22°, pH tra 6 e 7 e durezza
inferiore a 10dGH.
Valori superiori a quelli elencati, spesso presenti nei nostri acquari,
non costituiscono un problema ma più ci discostiamo dai valori ideali
maggiori saranno le probabilità che i Neon possano essere soggetti a
malattie o disturbi di crescita. Nel caso di allevamento a temperature
elevate costanti il metabolismo aumenta notevolmente portando ad un
abbassamento della vita media dei pesci.
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Vasca da riproduzione:
Per la vasca da riproduzione è necessario un contenitore tutto vetro
di circa 5-6 litri con una griglia da posizionare a circa 2 cm dal fondo
per evitare che i riproduttori mangino le uova. La griglia potrà essere
costituita da una retina in plastica, reperibile presso i negozi di
ferramenta, sulla quale appoggeremo, aiutati da una piccola pietra,
un ciuffo di Vesicularia dubyana (muschio di Giava) o Fontinalis antipyretica
o, più semplicemente, della fibra sintetica verde che i pesci utilizzeranno
come substrato per la deposizione delle uova.
Particolare attenzione dovrà essere rivolta alla qualità dell’acqua
i cui valori sono molto più critici di quelli dell’acqua di allevamento:
il pH dovrà essere tra 5 e 6,5, ottenibile con il filtraggio dell’acqua
attraverso la torba o con l’aggiunta di prodotti liquidi a base di estratti
di torba, durezza tra 2 e 4dGh, ottenibile con impianto ad osmosi inversa
o utilizzando acqua distillata da miscelare all’acqua di rubinetto,
temperatura tra 20 e 22°C. Maggiori successi si otterranno con valori
più vicini al limite inferiore degli intervalli sopra elencati, in special
modo per quanto riguarda la durezza che costituisce il parametro più
critico per uno sviluppo ottimale delle uova.
Non è necessario disinfettare la vasca da riproduzione ed i materiali
in essa introdotti, è sufficiente lavare il tutto con la massima cura
con acqua molto calda per togliere meglio eventuali residui di sporcizia,
senza l’uso di alcun detersivo.

Scelta dei riproduttori:
Attratti dalle dimensioni, dall’aspetto e dai colori di molte specie
di pesci adulti, senz’altro più appariscenti ed attraenti di quelli
dei pesci giovani, la maggior parte degli acquariofili preferisce acquistare
esemplari adulti. Per quanto riguarda i Neon da avviare alla riproduzione
è indispensabile invece acquistare dei pesci giovanissimi che danno
maggiori garanzie di riuscita. Se ben nutriti, già a 4 o 5 mesi i Neon
sono sessualmente maturi e garantiscono un ciclo riproduttivo ogni 6-8gg
per quasi due mesi, senza interruzioni, con 150-200 uova per ciascuna
coppia.
Per riconoscere i due sessi con una certa facilità, è preferibile osservare
i pesci dopo aver sospeso l’alimentazione per almeno un giorno: i maschi
appaiono più snelli e con la linea longitudinale blu dritta, le femmine
hanno il ventre tondeggiante e presentano una leggera curvatura della
linea blu.
Per scegliere i riproduttori sarà sufficiente dedicare un po’ di tempo
all’osservazione del comportamento dei Neon nella vasca di comunità
dove, dopo alcuni giorni dall’acquisto, se le caratteristiche dell’acqua
sono adatte, inizieranno i giochi amorosi durante i quali il maschio
cercherà di spingere la femmina a seguirlo percorrendo senza sosta,
avanti e indietro, il tratto che separa la femmina gonfia di uova dalla
zona da lui scelta per l’accoppiamento, occupandosi, nel frattempo,
di cacciare gli altri maschi che si avvicinano alla femmina.
Quando la femmina raggiungerà il cespuglio prescelto dal maschio, avrà
inizio l’accoppiamento: il maschio si affiancherà alla femmina e, dopo
un leggerissimo fremito concluso quasi in un abbraccio con il corpo
che circonda quello della femmina, si allontanerà da essa con un guizzo
rapidissimo, mentre una nuvoletta di uova trasparenti cade lentamente
tra le foglie.
La deposizione andrà avanti fino a quando la femmina non si sarà svuotata.
Se altre femmine sono pronte per la deposizione, potremo assistere a
più di una riproduzione con i maschi che, tra una scaramuccia e l’altra,
invitano le femmine a seguirli.
Riproduzione:
Una volta individuati i maschi più attivi e le femmine più “disponibili”
sarà sufficiente isolarli separatamente per circa 8-10gg. Al termine
di tale periodo introdurremo, verso sera, una femmina in ogni vaschetta
da riproduzione, avendo cura di oscurare le vaschette quasi totalmente
per evitare che le uova ammuffiscano in presenza di troppa luce (fotosensibilità)
e di aggiungere una leggera aereazione per evitare la formazione di
zone d’acqua con temperature differenti. Successivamente l’aerazione
sarà anche utile per mantenere in sospensione il mangime che somministreremo
agli avannotti.
Dopo alcune ore introdurremo un maschio in ciascuna vaschetta che, quasi
certamente, si accoppierà il mattino seguente.
Alcuni autori consigliano di immettere nella stessa vasca più maschi
e femmine contemporaneamente per fare in modo che, anche le femmine
più “riservate”, si concedano ai maschi stimolate dai giochi amorosi
delle altre coppie. Personalmente non ho mai provato questa soluzione
in quanto temo che, i pesci non ancora coinvolti negli accoppiamenti,
possano divorare parte delle uova, prima che cadano al disotto della
griglia di protezione, o quelle depositate nel substrato.
Il giorno seguente l’introduzione dei riproduttori controlleremo l’esito
dell’accoppiamento con l’aiuto di una debole luce e con molta attenzione
poiché le uova, piccolissime e trasparenti, possono sfuggire ad una
osservazione superficiale. In caso di esito positivo, toglieremo delicatamente
i riproduttori, evitando sempre che la luce colpisca la vasca, e la
lasceremo nella semioscurità sostituendo due o tre bicchieri d’acqua
al giorno, inizialmente con acqua avente le stesse caratteristiche di
quella utilizzata per la riproduzione e, dal terzo giorno in poi, con
acqua i cui valori siano sempre più vicini a quelli della vasca di comunità.
Potremmo anche avere l’amara sorpresa di trovare tutte o quasi tutte
le uova non trasparenti ma bianche, le cause potrebbero essere ricercate
nell’insufficiente pulizia della vasca da riproduzione e relativi accessori,
nella durezza eccessiva dell’acqua da riproduzione o nella femmina stessa
che, se separata per troppo tempo dal maschio, spesso tende a produrre
uova non fertili. In quest’ultimo caso è sufficiente riprendere il ritmo
degli accoppiamenti ogni 6-8gg per far sì che la femmina produca nuovamente
uova fertili.

Schiusa delle uova e alimentazione degli avannotti:
Le uova schiudono dopo 24-30 ore ed assumono l’aspetto di microsfere
dotate di coda. Trascorsi 4 o 5 giorni dalla deposizione, gli avannotti
avranno assorbito il sacco vitellino e nuoteranno liberamente rifugiandosi
negli angoli più bui della vaschetta. Per avere la possibilità di sifonare
il fondo ed asportare eventuali residui di mangime, toglieremo delicatamente
la retina lasciando il materiale utilizzato per il substrato e l’aeratore
in funzione. L’oscuramento della vaschetta potrà essere ridotto, ma
non ancora eliminato del tutto.
Ora ha inizio la fase più difficile, gli avannotti non sono in grado
di assumere i naupli di artemia salina che, anche se appena schiusi,
sono troppo grandi per la loro piccolissima bocca; sarà pertanto necessario
alimentarli con prodotti reperibili in commercio tipo il Liquifry rosso
o altri infusori, reperibili presso i negozi del settore, con i quali
potremo alimentare gli avannotti il primo ed il secondo giorno. Il terzo
ed il quarto giorno, integreremo gli infusori con naupli di artemia
appena schiusi, somministrandoli almeno due volte al giorno ed avendo
cura di sifonare bene il fondo della vaschetta dopo un paio d’ore dalla
somministrazione, dal quinto giorno in poi forniremo agli avannotti
soltanto i naupli di artemia. Quando possibile, utilizzeremo le cisti
di artemia salina provenienti dalla Baia di San Francisco che hanno
il vantaggio di generare naupli più piccoli di quelli prodotti dalle
cisti provenienti da altre zone.
A integrazione degli infusori artificiali è consigliabile aggiungere
alcuni ciuffi di Riccia fluitans, lasciati crescere nella vasca di comunità
per qualche tempo, che accolgono una moltitudine di microrganismi utili
all’alimentazione degli avannotti.
Superata la prima settimana, durante la quale sarà necessario programmare
con cura la schiusa delle cisti di artemia salina allo scopo di fornire
ai piccoli unicamente naupli appena schiusi, potremo considerare di
essere usciti dalla fase più critica dell’alimentazione. Alla terza
settimana di vita, se correttamente alimentati, i piccoli inizieranno
ad assumere la colorazione definitiva che diverrà sempre più accentuata
con il passare dei giorni. A un mese dalla nascita potremo iniziare
lo svezzamento alternando ai naupli di artemia salina del mangime secco
polverizzato per avannotti, da somministrare in piccolissime quantità.
Quando saremo certi che tutti gli avannotti accettano il mangime secco,
sospenderemo la somministrazione di artemie alternando il mangime secco
a prodotti liofilizzati o surgelati di piccole dimensioni o finemente
triturati. Sarà inoltre il momento di trasferirli in vasche di maggiori
dimensioni, dotate di filtro biologico, non trascurando mai il cambio
dell’acqua periodico necessario ad eliminare le sostanze di rifiuto
prodotte dai pesci.
Conclusioni:
La pulizia della vasca, la qualità dell’acqua ed una corretta alimentazione
non sono sufficienti a garantire il successo della riproduzione se non
accompagnate dalla ferma volontà di perseverare senza lasciarsi abbattere
dagli inevitabili fallimenti iniziali.
E’ errato puntare subito al pieno successo, solo continuando a provare
e portando avanti anche riproduzioni numericamente poco significative,
acquisiremo l’esperienza necessaria per migliorare i tentativi successivi
e raggiungere gli obbiettivi prefissati.
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