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Forse non tutti gli acquariofili (e soprattutto coloro che
lo designano sbrigativamente come “pesce da principianti”)
lo sanno, ma il piccolo guppy (Poecilia reticulata) è al centro
di numerosi studi nel campo dell’etologia, della genetica
e della biologia evoluzionistica. Attraverso l’analisi degli
usi e costumi dei guppies, numerosi scienziati hanno cercato
di trarre informazioni fondamentali su problematiche di enorme
portata, quali ad esempio la dialettica tra comportamenti
innati (ovvero legati al patrimonio genetico) ed acquisiti
(ovvero frutto dell’interazione con l’ambiente). Non meno
interessanti sono gli studi sul significato evolutivo della
scelta del partner per la riproduzione, in cui il guppy è
stato largamente utilizzato. Cosa rende tanto significativo
dal punto di vista scientifico il comportamento dei guppies
nella scelta del partner?
Come tutti sanno, i guppies presentano un marcato dimorfismo
sessuale. I maschi, a differenza delle femmine, sono in genere
provvisti di una più o meno vistosa pinna caudale e di una
variegata colorazione sul corpo, dovuta all’accumulazione
di carotenoidi e di melanina. Poiché sono le femmine a scegliere
il partner per l’accoppiamento, mentre i maschi in pratica
hanno esclusivamente il compito di fornire i loro spermatozoi
per la riproduzione, è possibile studiare i fattori che inducono
una femmina alla scelta di un maschio piuttosto che un altro
per comprendere le motivazioni evolutive di tale scelta. In
altre parole, è possibile mettere alla prova le teorie secondo
cui la scelta del partner per la riproduzione sarebbe legata
esclusivamente alla necessità di generare una prole quanto
più possibile numerosa e vitale, allo scopo di ottenere la
propagazione della specie e la perpetrazione del proprio patrimonio
genetico. Anche se siamo ancora ben lontani da una risposta
chiara ed univoca su questi temi, alcuni recenti studi sembrano
fornire utili indicazioni in proposito. In questa sede, saranno
considerati alcuni articoli apparsi negli ultimi anni su importanti
riviste scientifiche (vedi bibliografia), ovviamente senza
la pretesa di esaurire l’argomento, ma con l’intenzione di
suscitare l’interesse del lettore nei confronti di queste
tematiche. Per chi volesse approfondire le problematiche considerate,
i links riportati accanto ai titoli dei rispettivi articoli
consentono di scaricarne il testo completo o quantomeno il
riassunto.
In uno studio particolarmente rilevante, Dugatkin (1996) ha analizzato
le relazioni che intercorrono tra fattori genetici e comportamento di
imitazione nella scelta del partner in femmine di Poecilia reticulata.
Partendo per le sue osservazioni da una popolazione discendente da individui
prelevati anni prima dal fiume Paria di Trinidad, l’autore ha cercato
di definire quali, tra i fattori ereditari e quelli acquisiti, orientino
la scelta da parte delle femmine. A tale scopo, Dugatkin si è valso
di precedenti osservazioni in base alle quali si era potuto stabilire
che, in individui di quella popolazione, le femmine venivano particolarmente
attratte dal grado di colorazione arancione nella livrea del maschio,
e che questa caratteristica era costante e trasmissibile di generazione
in generazione. Di conseguenza, l’attrazione nei confronti di maschi
di colore arancione veniva assunta come un fattore ereditario per l’orientamento
della scelta. Viceversa, il comportamento di imitazione veniva assunto
come un fattore acquisito, di tipo culturale.
Lo stesso Dugatkin aveva precedentemente dimostrato che le femmine di
guppy preferiscono maschi che si siano già accoppiati con altre femmine.
La spiegazione di questo fenomeno (che sembra essere diffuso tra diverse
specie di pesci) non è ben chiara, sebbene si sia ipotizzato che si
tratti di un modo per verificare la fertilità del maschio in questione,
o forse, nel caso di pesci che depongono uova, per unire le covate diminuendo
la probabilità che la propria progenie sia oggetto delle sgradite attenzioni
di un predatore.
Il disegno sperimentale adottato per verificare se prevalga il fattore
“culturale” o quello “genetico” è relativamente semplice. In una prima
serie di prove, una femmina veniva posta in acquario con due maschi,
e le scelte erano direttamente proporzionali all’intensità della colorazione
arancione. In una seconda serie di esperimenti, una femmina (osservatrice)
veniva posta in una zona di acquario separata da una lastra di plexiglas,
mentre dall’ altro lato della lastra venivano posti una femmina (modello)
e due maschi che differivano per il grado di colorazione arancione del
corpo, posti in modo che solo quello meno colorato poteva entrare in
diretto contatto con la femmina, mentre il più colorato (che sarebbe
stato ovviamente la prima scelta della femmina modello) era tenuto a
distanza da una seconda lastra di plexiglas. Successivamente la femmina
osservatrice veniva posta in contatto con entrambi i maschi osservati
e le sue scelte venivano analizzate.
I risultati dello studio dicono che la femmina osservatrice imita l’accoppiamento
della femmina modello, scegliendo quindi il maschio meno colorato, ma
solo quando la differenza media di colorazione tra i due maschi non
supera una determinata soglia. Infatti, il meno colorato veniva scelto
per imitazione solo sino a quando la differenza di estensione delle
aree arancioni sul corpo dei due maschi non eccedeva il 30% circa, mentre
con una differenza del 40% le osservatrici sceglievano senza esitazioni
il maschio più colorato, sebbene non fosse quello che avevano visto
accoppiarsi con la femmina modello. L’autore traeva quindi la conclusione
che il fattore “culturale” può prevalere su quello “genetico” al di
sotto di un certo valore-soglia.
Altri fattori, oltre la colorazione e l’imitazione, possono determinare
lascelta del partner da parte della femmina. In particolare, due tra
i numerosi articoli che hanno affrontato questo tema ci forniscono la
possibilità di confrontare due diversi approcci metodologici e concettuali
al problema.
E' piuttosto diffusa in etologia e biologia evoluzionistica l’ idea
che ogni azione compiuta da un determinato animale contenga in se un
significato evolutivo. In altre parole, si tende a spiegare il comportamento
animale in termini di vantaggio per la propagazione della specie. Seguendo
questa linea di pensiero, Godin e Dugatkin (1996) hanno analizzato l’importanza
di alcune caratteristiche dei guppy maschi, quali la colorazione ed
il comportamento nei confronti di predatori, nell’indirizzare le preferenze
delle femmine. Secondo gli autori, una colorazione più marcata sarebbe
indicativa di una maggiore capacità di fornire una progenie più resistente
e quindi a sua volta in grado di generare prole vitale. Sebbene un maschio
più colorato possa essere più facilmente identificato ed attaccato da
un predatore, una livrea appariscente sarebbe indicativa di migliori
condizioni di salute. Godin e Dugatkin hanno quindi valutato il comportamento
di maschi caratterizzati da un diverso grado di colorazione nei confronti
di un predatore naturale del guppy, il ciclide Crenicichla alta. Maschi
dai colori brillanti esibivano un comportamento più spavaldo nei confronti
del predatore (misurato come numero di esplorazioni compiute nel “territorio
nemico”) rispetto ad altri maschi delle stesse dimensioni, ma dai colori
più smorti. Inoltre, i maschi più colorati erano in grado di valutare
con maggiore anticipo il pericolo di attacco da parte del predatore
e di fuggire.
Allo scopo di analizzare la risposta delle femmine ai comportamenti
spavaldi dei maschi, gli autori hanno effettuato degli esperimenti in
cui un maschio meno colorato simulava un comportamento aggressivo nei
confronti del predatore (veniva posto per un breve periodo in un cilindro
chiuso e mosso mediante fili trasparenti verso la sagoma di un predatore).
Poiché le preferenze della femmina che aveva assistito a questo, sai
pur forzato, “atto di coraggio” si rivolgevano immancabilmente al maschio
meno colorato, Godin e Dugatkin concludevano che il comportamento spavaldo
prevale sulla colorazione nell’orientare la scelta del partner, e che
la colorazione stessa è per le femmine un metodo di valutazione indiretta
della capacità del maschio di sopravvivere ai predatori, in mancanza
di osservazioni dirette. Se queste osservazioni sembrano deporre a favore
di una scelta geneticamente determinata e finalizzata alla sopravvivenza
della specie, un più recente articolo di Brooks (2000) dimostra che
la questione è ancora ben lontana dall’essere risolta. Estendendo la
sua analisi all’effettiva consistenza e vitalità della progenie che
viene generata in seguito all’accoppiamento con un maschio dotato di
maggiore ornamentazione, Brooks ha potuto osservare che dall’accoppiamento
con maschi più colorati nasceva un numero minore di avannotti, e che
il numero di figli maschi sopravvissuti dopo sei mesi dalla nascita
era di gran lunga inferiore rispetto a quelli generati da un accoppiamento
con un maschio meno colorato. Viceversa, il numero e la vitalità delle
femmine generate erano sostanzialmente simili indipendentemente dall’ornamentazione
del maschio progenitore.
E’ evidente che questi dati contrastano fortemente con le ipotesi di
un vantaggio evolutivo derivante dall’accoppiamento della femmina con
un maschio più colorato. La motivazione genetica che induce una minore
vitalità dei maschi nel caso delle osservazioni di Brooks va probabilmente
ricercata nella presenza sul cromosoma Y (che è presente solo nei maschi)
sia di molti geni legati alla colorazione ed all’ornamentazione, sia
di geni “sfavorevoli” ad essi strettamente associati, che influenzano
negativamente la vitalità dei maschi.
Un altro interessante aspetto del comportamento sessuale dei guppy,
in qualche modo anch’esso correlato ai precedenti, è stato recentemente
preso in esame da Evans e Magurran (2000). Nel loro articolo, gli autori
hanno cercato di analizzare il significato evolutivo dell’accoppiamento
multiplo delle femmine di guppy. La poliandria comporta per la femmina
maggiori rischi di predazione e di trasmissione di malattie parassitarie,
laddove i vantaggi di una tale situazione non sono direttamente evidenti.
Allo scopo di analizzare eventuali benefici nella fase successiva alla
fecondazione, Evans e Magurran hanno in primo luogo cercato di valutare
se l’accoppiamento multiplo conduca a generare nella stessa covata avannotti
di padri differenti. In effetti, l’estrazione e l’analisi di una porzione
di DNA particolarmente caratteristica da madre, potenziali padri e relativi
figli ha consentito di verificare che l’accoppiamento con quattro diversi
maschi nel giro di quattro giorni in alcuni casi portava a generare
figli di padri diversi nella stessa covata. Ovviamente ciò non significa
che vi fosse un’equa ripartizione della prole tra i quattro potenziali
padri, viceversa non era possibile attribuire tutta la prole analizzata
ad un unico padre. Le femmine accoppiatesi con più maschi generavano
un maggiore numero di figli rispetto alle femmine accoppiate con un
solo maschio, ed il tempo di gestazione era significativamente più breve
nel caso di accoppiamento multiplo (in media, circa nove giorni in meno).
Inoltre, la prole derivante da accoppiamento multiplo dimostrava una
maggiore capacità di reazione e di esplorazione dell’ambiente circostante,
e quindi una maggiore probabilità di sopravvivenza.
E’ ben noto che le femmine di guppy sono in grado di immagazzinare gli
spermatozoi e di dare luogo a processi fecondativi anche in assenza
di accoppiamento. Sulla base delle loro osservazioni, gli autori ipotizzano
che all’origine dei vantaggi riscontrati nella gestazione e nell’adattamento
della prole vi sia un meccanismo di competizione tra gli spermatozoi
dei diversi padri. E’ forse opportuno ricordare che gli spermatozoi
sono singole cellule, e che ciascuno di essi porta una serie di varianti
(alleli) dei geni paterni. Inoltre gli spermatozoi differiscono tra
loro per vitalità, motilità e quindi capacità di portare a termine la
fecondazione. Nella "corsa per la fecondazione" gli spermatozoi più
vigorosi sarebbero dunque in grado di fecondare i gameti femminili con
maggiore successo, indipendentemente dalla loro provenienza originaria
(ovvero indipendentemente dal maschio che li ha prodotti). La miglior
qualità dello sperma corrisponderebbe anche ad una maggiore vitalità
della prole generata da esso. Tutto il meccanismo di regolazione della
fecondazione sarebbe controllato dalla femmina che, in risposta ad eventi
al momento sconosciuti, darebbe il “via libera” agli spermatozoi. Ciò
spiegherebbe anche la maggior durata della gestazione in caso di singolo
accoppiamento, in quanto la femmina sarebbe in grado di posporre la
fecondazione in attesa di accoppiamento con un maschio più adatto.
Le tematiche fin qui esposte sono chiaramente orientate verso la ricerca
pura sui massimi sistemi. Tuttavia vi sono evidenti implicazioni non
solo per l’allevamento su larga scala, ma anche per i semplici acquariofili,
che nel loro piccolo, vogliano osservare e comprendere i fenomeni naturali
comodamente seduti sul divano posto di fronte al loro acquario.
Spero che le osservazioni qui riportate possano risultare interessanti
soprattutto per questi ultimi, allo scopo di ampliare gli orizzonti
di chi ritiene l’acquario un semplice oggetto di arredamento!
Bibliografia L. A. Dugatkin (1996) Interface between culturally based
preferences andgenetic preferences: female mate choice in
Poecilia reticulata. Proceedings of the National Academy of
Sciences USA, vol. 93, pp. 2770-2773
http://www.pnas.org/cgi/reprint/93/7/2770
J.-G. J. Godin, L. A. Dugatkin (1996) Female mating preference for
boldmales in the guppy, Poecilia reticulata. Proceedings of
the National Academy of Sciences USA, vol. 93, pp. 10262-10267
http://www.pnas.org/cgi/reprint/93/19/10262
R. Brooks (2000) Negative genetic correlation between male sexualattractiveness
and survival. Nature, vol. 406, pp. 67-70
http://www.nature.com/cgi-taf/DynaPage.taf?file=/nature/journal/v406/n6791/abs/406067a0_fs.html
J. P. Evans, E. A. Magurran (2000) Multiple benefits of multiple mating
inguppies. Proceedings of the National Academy of Sciences
USA, vol. 97, pp. 10074-10076
http://www.pnas.org/cgi/reprint/97/18/10074
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