Il guppy lo conosciamo tutti, tutti lo abbiamo allevato e riprodotto,
a tutti hanno insegnato che è il pesce da principianti per eccellenza
eppure quante sorprese e quante sfide ancora ci riserva.
Questo articolo vuole presentare prima una breve storia del guppy,
dalle origini ai giorni nostri, descrivendo i più importanti cambiamenti
che le forme di allevamento hanno avuto. Quindi vuole spiegare i metodi
utilizzati per creare nuove varietà ed esemplari da concorso e la
genetica delle colorazioni e forme di pinne più comuni. Infine vuole
anche essere una guida per tirare su guppy più sani, dato che oramai
nostri poveri guppy, da veri pesci carroarmato, si sono trasformati
in creature delicate e sensibilissime che richiedono cure ed esperienze
non certo da principiante.
La scoperta del guppy
Il compleanno scientifico del guppy è il 9 giugno 1859, quando
l’ittiologo Peters del museo ittiologico di Berlino lo descrisse
come una nuova specie di Leptocephalus partendo da esemplari
conservati -tutti di sesso femminile- e originariamente pescati
in Venezuela. Il fatto che Peters abbia descritto solo femmine contribuì
non poco alla successiva confusione nella classificazione di uno
dei pesci da acquario più comuni. La seconda tappa della storia
del guppy è a Torino, dove il prof. Filippo de Filippi descrive
Lebistes poecilioides come specie a sé stante partendo da
esemplari di sesso maschile raccolti nelle Barbados. Infine, nel
1866, Guenther descrive gli esemplari spediti dal reverendo John
Lechmere Guppy e catturati a Trinidad come una nuova specie: Girardinus
guppyi.
Quel lontano giorno del Dicembre 1908, quando i primi esemplari
vivi arrivarono nella serra della ditta Siggelkow di Amburgo, vennero
indicati come Girardinus guppyi e da lì il nome guppy si
stabilì tra gli appassionati. I primi guppy che arrivarono vivi
in Europa erano solo 25 pesciolini, tra i quali solo 3 maschi. Ma
conoscendo i guppy e la loro passione per il sesso… si sarebbero
moltiplicati presto. Infatti, i primi guppy nati in cattività videro
la luce poco prima del Natale 1908. Nessuno allora poteva sospettare
quale potenziale genetico celassero e cosa gli acquariofili sarebbero
stati in grado di creare partendo da quei piccoli pesciolini che
oggi giudicheremmo insignificanti. La storia del guppy, come tante
altre storie esaltanti, cominciò in sordina.
Ad essere precisi, i primi guppy vivi arrivarono in Italia e per
la precisione nel 1861 a Torino portati da padre Ermenegildo Arnaboldi
di Tremezzo e furono poi classificati dal prof. Filippo de Filippi
del Museo di Storia Naturale (due nomi questi veramente da commedia
dell’arte!). Ma il ceppo si perse -probabilmente furono tutti sacrificati
e conservati da Filippi- per cui i primi veri progenitori dei nostri
guppy sono quelli di Amburgo anche se ovviamente molte altre spedizioni
seguirono a quella prima.
I guppy selvatici
Al giorno d’oggi è estremamente difficile ricostruire l’areale
originale di ditribuzione del guppy . Esemplari rinselvatichiti
di guppy sono presenti in tutte le regioni tropicali e subtropicali,
in parte perché introdotti come mezzo di lotta contro le zanzare
ed in parte rilasciati da acquariofili o accidentalmente sfuggiti
da allevamenti. I guppy selvatici sembrano gradire acque poco salubri,
come quelle degli scarichi cittadini, e già Reagan scriveva nel
1906 che a Trinidad i guppy erano particolarmente numerosi “nell’acqua
sudicia e piena di schiuma che si raccoglie dai cortili delle case
lungo il fiume”. Addirittura ci sono guppy nella Moskva (il fiume
di Mosca) e nella regione del Reno, ovviamente solo in corrispondenza
degli scarichi d’acqua calda delle industrie! I primi esemplari
di guppy però furono pescati in Venezuela, nell’isola di Trinidad
e nelle Barbados e la maggior parte dei lavori scientifici circa
i guppy si riferiscono ai guppy di Trinidad. Si può quindi identificare
la terra tipica del guppy con il Venezuela e la regione caraibica.
I guppy selvatici sono molto diversi dai i nostri esemplari d’allevamento.
In primo luogo sono decisamente più piccoli, circa delle dimensioni
di un neon, e poi non hanno nulla che assomigli alle enormi pinne
degli esemplari selezionati in acquario. La loro pinna caudale è
rotonda e generalmente incolore o al massimo presenta degli accenni
di prolungamento degli ultimi raggi inferiori e/o superiori. Anche
la pinna dorsale è generalmente incolore. La livrea è molto variabile
già nei guppy selvatici e prevede ocelli neri e macchie di colore
variamente distribuite sul corpo. Anche le femmine selvatiche sono
più piccole delle femmine addomesticate e non mostrano alcun colore.
È molto interessante osservare che anche i guppy rinselvatichiti
(come quelli della Moskva) che originano indubbiamente da esemplari
dalla coda grande, hanno forma e colori molto simili a quella degli
esemplari selvatici, il che significa che i guppy sono in grado
nel giro di relativamente poche generazioni di revertire a forme
selvatiche. Questo che spiega perché sia necessaria una selezione
così stringente per mantenere le forma di allevamento e spiega anche
perchè gli allevatori professionisti di guppy non si stancano mai
di dire: mescolate guppy di ceppi diversi e lasciateli a sé stessi
per alcuni anni e vi ritroverete con guppy selvatici!
Un po’ di storia
Non ci misero molto gli allevatori tedeschi a rendersi conto della
prolificità e malleabilità dei guppy. Partendo da animali con prolungamenti
delle raggi inferiori e/o superiori della pinna caudale presto nacquero
le varietà a spada inferiore, spada superiore e doppia spada.
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Guppy spada superiore.
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Guppy doppia spada.
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Guppy spada inferiore.
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Nonostante molti credano che queste varietà siano più recenti e
più rare (perché ormai vengono allevate solo per i concorsi) sono
in realtà ben più antiche dei coda a triangolo che vediamo solitamente
nei negozi.
La prima esposizione di guppy ebbe luogo già a Lispia nel 1911,
ma per tutto il periodo sino alla seconda guerra mondiale i guppy
erano più che altro pesci da principianti senza molte pretese e
dopo l’interesse iniziale rimasero un po’ da parte mentre gli acquariofili
“seri” si occupavano di altri pesci. Questa atteggiamento è ancora
predominante in Italia ma è del tutto immeritato, perché nessun
altro pesce consente all’allevatore di lavorare in maniera così
creativa e al contempo scientifica e perché per nessun altro pesce
si conoscono così tanti dettagli della genetica legata alle forme
ed ai colori. Comunque, l’interesse per i guppy riesplose nella
metà degli anni ’50. I primi allevatori americani avevano cominciato
a cercare di produrre guppy di taglia sempre più grande –un’ossessione
che non li ha mai più abbandonati- e tra questi Paul Hänhel, un
immigrato tedesco stabilitosi a New York, scoprì per primo la combinazione
genetica necessaria a creare i guppy con la coda a velo. I primi
coda a velo furono esposti in Europa nel 1954 ad Hannover quando
si organizzò la prima esposizione internazionale del guppy. Immaginate
la sorpresa e lo stupore di chi vide per la prima volta qui pesci
che ora così bene conosciamo. Quelle enormi code svolazzanti così
diverse dai doppia spada ai quali erano abituati gli europei. Da
allora la febbre del guppy non si è mai più fermata e la ricerca
e il perfezionamento di nuove varietà continua, con i centri storicamente
più attivi in America, in Germania e in Russia (in particolare a
Mosca). Partendo dalle mutazioni geni filigran e viridis
sono nati gli snakeskin e i green Cobra. Il gene nigrocaudatus
ha dato origine agli Half-black mentre da mutazioni recessive venivano
fissati i gold e più tardi gli albini. Infine, i primi coda a ventaglio,
con un angolo di circa 45°, sono diventati i moderni coda a triangolo
con la coda che forma un angolo di 70° e più. Più tardi la passione
per il guppy è arrivata in Giappone che ha prodotto varietà particolarissime
e negli ultimi anni anche i brasiliani (favoriti dal clima tropicale)
hanno cominciato a produrre esemplari da concorso di alta qualità.
Nell’anno 1996 si è tenuto il primo World Guppy Contest a Osaka
in Giappone che ha riunito allevatori americani, giapponesi ed europei
(per lo più tedeschi) e l’anno successivo è nata la World Guppy
Association che riunisce i club americani, europei, brasiliani e
giapponesi. A settembre di quest’anno, i primi pesci creati in Italia
da membri dell’Italian Guppy Club sono stati presentati al World
Guppy Contest di Praga ed anche l’Italia è ufficialmente entrata
nel mondo del Guppy Show.
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Due dei primi guppy italiani prensenti
al WGC tenutosi a Praga nel 2001. Il guppy di sinistra, un
doppia spada cobra green apparteneva a Piergiorgio di Filippo,
mentre il guppy di destra, un mosaic doppia spada, apparteneva
a Marco Rosetti. Foto archivio AP.
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Si attende ancora che i russi -che storicamente sono stati in
grado di generare alcune tra le varietà più spettacolari di guppy
e che in generale sono abilissimi allevatori di tutte le specie
d’acqua dolce- riescano ad associarsi e facciano uscire dai loro
confini i loro meravigliosi pesci.
Mentre sempre nuove varietà venivano create in varie parti del mondo,
il baricentro della produzione commerciale dei guppy si spostava
sempre più verso oriente. Gli orientali, prima a Singapore e quindi
in Thailandia e Sri Lanka, hanno trasformato nei decenni l’allevamento
dei guppy in una vera e propria forma di acquacultura intensiva.
E qui arriviamo ai giorni d’oggi con il guppy che da pesce quasi
immortale “a prova di principiante” ha preso due vie diventando
da una parte un esclusivo animale da esposizione e dall’altra –a
causa della coltivazione intensiva- si è trasformato in animale
sensibile e delicatissimo con il quale tutti prima o poi hanno avuto
cocenti delusioni.
Perché i guppy muoiono così facilmente?
Il fatto che i guppy siano diventati animali da mediamente delicati
a delicatissimi e che importatori, negozianti e appassionati debbano
sostenere una notevole mortalità è una realtà evidente come la luce
del sole. Meno chiare sono le ragioni di queste ecatombi.
In primo luogo, gli incroci tra consanguinei necessari per la selezione
di nuove verità e il miglioramento delle varietà già esistenti ha
indubbiamente contribuito ad indebolire il guppy. Lo stesso vale
per le enormi pinne di alcune varietà e per le taglie spropositate
che questi pesci raggiungono e che stressano la fisiologia di pesci
fatti dalla Natura per essere molto più piccoli. Ma questa non è
che parte -e forse neanche la parte più importante- della storia.
In fondo il fenomeno degli incroci tra consanguinei è comune a tutti
i pesci d’allevamento, ma per nessuna specie i suoi presunti effetti
sono stati così devastanti come per il guppy.
Il vero problema nasce come conseguenza delle condizioni di acquacultura
intensiva. Spesso quando l’uomo ha cominciato ad allevare in maniera
intensiva una specie animale ha osservato la comparsa di nuove forme
infettive associate agli animali allevati (il carbonchio e l’encefalopatia
spongiforme bovina “mucca pazza” sono i due esempi più noti) e il
guppy non fa eccezione. Il guppy -contrariamente alle credenze diffuse-
è un pesce poco produttivo. Ogni femmina al massimo produce una
settantina di avannotti al mese e questi sono commerciabili non
prima dei quattro-cinque mesi d’età. Se si pensa ai pesci ovipari,
questi possono produrre centinaia e centinaia di uova ogni settimana
e sono quindi molto più produttivi. Dati i costi delle spedizioni
transoceaniche, per rendere l’allevamento del guppy commercialmente
vantaggioso è necessario sviluppare una acquacoltura di tipo intensivo.
In seguito all’introduzione della coltivazione intensiva sono nate
forme infettive –scientificamente poco caratterizzate ma i cui effetti
sono noti a tutti- che una volta stabilitesi sono diventate difficili
da eradicare, e anzi si diffondono in forma epidemica. In modo particolare,
una variante della malattia colonnare sembra essere associata ai
Pecilidi ed ai guppy. Altre teorie chiamano in causa un “AIDS dei
guppy” che indebolisce il sistema immunitario e li rende sensibili
a qualunque malattia. Che il problema non sia solo genetico è dimostrato
d’altronde dal fatto che guppy di fresca importazione possono procurare
ecatombi in vasche di guppy che sino ad allora erano stati sani.
Se a ciò si aggiunge lo stress del viaggio ed il fatto che alcuni
allevamenti asiatici allevano i lori pesci in acqua salmastra, con
compresibile shock dei pesci una volta trasferiti in acqua dolce,
il quadro è completo. Spesso arrivano nelle nostre vasche guppy
fortemente debilitati e che sono stati esposti, o sono portatori,
di agenti infettivi mortali.
In attesa di tempi migliori, per essere sicuri di avere guppy sani
è necessario rivolgersi a negozianti che effettuano una rigorosa
quarantena o addirittura li riproducono da soli (cosa sempre più
comune dati i problemi succitati) oppure riprodurli partendo da
ceppi selezionati. E qui si entra nel complesso mondo della riproduzione
dei guppy.
La riproduzione dei guppy
Prima di cominciare a riprodurre i guppy bisogna avere bene in
mente quale è l’obbiettivo che si prefigge. Molto diverse sono le
tecniche necessarie nei diversi casi. Si vuole semplicemente avere
dei guppy sani? Si vuole mantenere le caratteristiche di una linea
già esistente? O addirittura si vuol provare a creare una nuova
varietà? Analizziamo quindi le diverse possibilità.
Mai come nel caso dei guppy, assolutamente fondamentale per una
buona riuscita della riproduzione è la scelta dei riproduttori.
Scelta dei riproduttori
Prima di tutto è necessario scegliere animali sani che non abbiano
alcun tipo di difetto. In modo particolare è da studiare la colonna
vertebrale. I pesci devono essere dritti come frecce. In nessun
caso devono essere utilizzati per la riproduzione animali con la
colonna vertebrale anche solo lievemente incurvata. I maschi devono
essere in grado di portare bene le loro pinne e non devono piegarsi
sotto il loro peso. Le femmine devono essere grandi e ben rotonde.
In un gruppo di animali vanno sempre scelti i più vitali ed attivi.
I pesci devono schizzare per la vasca quando si dà loro da mangiare
e devono attivamente corteggiare le femmine. Evitate anche animali
con la pinna caudale sfrangiata o dalla forma palesemente irregolare
perché questo difetto si amplificherà poi nella prole. Questo è
tutto quello che è necessario sapere per allevare dei meticci.
Se invece si ha voglia di allevare guppy di razza pura, o addirittura
esemplari da concorso, la scelta del materiale genetico di partenza
è il fattore in assoluto più importante nel determinare il successo
o meno degli sforzi dell’allevatore. Così come neanche il miglior
cuoco può cucinare bene un pesce marcio, neanche il migliore degli
allevatori può creare esemplari di qualità partendo da materiale
genetico scadente. Per contro, se si acquista un ceppo di alta qualità
persino un principiante meticoloso può produrre non sono dei buoni
pesci, ma addirittura pesci che non sfigurano ai concorsi, come
dimostrato da Marco Rosetti e Piergiorgio DiFilippo che, partendo
da pesci acquistai al WGC del 2000, hanno presentato al campionato
del mondo di Praga pesci che hanno ottenuto punteggi dignitosi.
Mai come in questi casi “chi più spende meno spende”: un bravo allevatore
vi saprà dire da dove viene il ceppo che alleva, quali sono le sue
particolarità, da quante generazioni lo alleva, e soprattutto quanto
riproducibili sono i risultati della riproduzione, cioè quanto geneticamente
stabile è il ceppo. Bravi allevatori riescono a creare ceppi che
sono molto uniformi e stabili ed un principiante dovrebbe cominciare
con questi ceppi che corrispondono a varietà “classiche” che non
richiedono un costante sforzo nella selezione di riproduttori. Varietà
"nuove" sono geneticamente instabili e possono degenerare nel giro
di poche generazioni se messe nelle mani di persone poco esperte.
Varietà geneticamente più stabili come i doppia spada o gli snakeskin,
nelle quali i caratteri dei genitori vengono trasmessi a quasi tutti
i figli, sono quelle consigliate per il principiante. Se si decide
di acquistare pesci da allevatori europei o americani (tramite Internet,
o in occasione di un viaggio all’estero), i risultati conseguiti
dall’allevatore nei concorsi sono una misura oggettiva delle sue
qualità e conviene quindi scegliere una varietà che quel determinato
allevatore ha presentato con successo per anni rispetto ad un’altra
varietà dello stesso allevatore che però non ha mai avuto successo.
Un allevatore serio sarà ben felice di rispondere a tutte le vostre
domande sulle particolarità fisiche e genetiche della linea che
volete acquistare e queste informazioni ben valgono il prezzo molto
elevato che alcuni esemplari di razza pura hanno se confrontati
con i guppy commerciali. Anche i membri dell’Italian Guppy Club
hanno a disposizione alcune linee di razza pura, anche se la scelta
è per ora limitata.

Una bellissima coppia di guppy spada inferiore, fotografata all'ultimo
WGC di Norimberga. Foto archivio AP.
Molto importante è anche l’età dei riproduttori. Conviene prendere
pesci giovani di non più di 4-5 mesi d’età che sono molto più attivi
sessualmente di esemplari anziani. Gli show guppy in modo particolare
hanno la tendenza a diventare sterili dopo una certa età e quindi
è consigliabile acquistare esemplari che ancora non hanno raggiunto
le dimensioni massime rispetto ad esemplari da concorso che hanno
già raggiunto la taglia massima (questo discorso non vale per i
doppia spada che sono molto più longevi ed attivi di altri ceppi).
Riproduzione causale
Questa è la riproduzione dei guppy “classica”. Non c’è molto da
dire a riguardo. I pesci (spesso meticci o comunque di varietà diverse)
vengono messi in una vasca li si lascia fare liberamente. Se la
vasca è ben piantata, un certo numero di piccoli sopravviverà sempre,
almeno sino a quando la densità degli adulti non è troppo elevata.
L’unico difetto di questo modo di riproduzione è che c’è poco o
nessun controllo sui risultati. Possono nascere pesci bellissimi
oppure pesci molto poco soddisfacenti dal punto di vista estetico.
Per ottenere un controllo maggiore è consigliabile isolare alcune
femmine appena sono riconoscibili come tali (in generale attorno
al mese d’età) per accrescerle separatamente. Quando queste saranno
semiadulte, si possono pescare i maschi più belli e lasciarli con
le femmine per una settimana e quindi si reintroducono le femmine
nella vasca comune in modo che partoriscano lì. Prima di introdurre
le femmine però bisogna aver venduto o regalato gran parte dei pesci
adulti e semiadulti della vasca principale in modo da dare la possibilità
agli avannotti di crescere; oppure si accrescono gli avannotti separatamente.
Siccome si parte da animali meticci e di varietà diverse, utilizzando
più maschi e più femmine per la riproduzione si riducono al minimo
gli incroci tra consanguinei mantenendo alta la variabilità genetica.
Questo metodo può permettere quindi di allevare guppy per parecchie
generazioni senza che abbiano luogo degenerazioni. Il difetto è
che non è assolutamente possibile prevedere lo sviluppo che avrà
l’allevamento ed alla lunga i pesci possono revertire ad un fenotipo
di tipo selvatico con coda rotonda, pinna dorsale piccola e trasparente
e colori meno accentuati (che poi questo sia un difetto dipende
ovviamente dai punti di vista personali)
Riproduzione di gruppo
Questo metodo può essere utilizzato per mantenere ceppi che siano
già molto stabili. Si allestisce un acquario da 40-60 litri per
cinque coppie o 3-4 maschi e 5-6 femmine. L’acquario è ben piantata
per consentire agli avannotti di ripararsi in modo particolare con
grossi ciuffi di Vescycularia e piante galleggianti. Tutti
gli avannotti che si riescono a pescare vengono accresciuti in una
vasca a parte. Particolarmente importante è separare i maschi dalle
femmine in modo da avere femmine vergini. Quando gli avannotti sono
semiadulti, si rimpiazzano i genitori con le solite cinque coppie
o 3-4 maschi e 5-6 femmine e si fa partire la seconda generazione.
E’ importante rimuovere anche tutti gli avannotti nati dai primi
genitori per non sovrapporre le generazioni. Questo sistema evita
incroci tra consanguinei troppo stretti e consente di mantenere
stabile una linea per molte generazioni senza andare incontro a
degenerazioni genetiche. Questo metodo è applicabile solo se si
ha a disposizione un ceppo geneticamente stabile, in modo che ad
ogni generazione sia sempre possibile selezionare almeno 3-4 maschi
di ottima qualità. Questo metodo è del tutto inadeguato per migliorare
o addirittura modificare le caratteristiche di una linea che può
essere ottenuta solo tramite riproduzione per linee.
Riproduzione per linee
La riproduzione per linee rappresenta il metodo d’elezione per
creare e mantenere le linee di show guppy. Come spiegato all’inizio,
se si lasciano riprodurre liberamente gli animali di una linea senza
alcuna selezione questi andranno sempre più verso una forma selvatica.
Questo fenomeno è tanto più accentuato quanto più la linea è selezionata.
Semplicemente il mantenere le caratteristiche di un ceppo
è un lavoro che richiede metodo e disciplina ed è ciò che rende
la selezione dei guppy così difficile.
Il metodo della riproduzione per linee è molto impegnativo ma permette
di mantenere stabile e migliorare per anni (se non decenni) un ceppo
senza che ciò comporti un indebolimento genetico. Facciamo un esempio
pratico. Viene acquistato un trio (1 maschio più due femmine) di
show guppy di una linea pura. Una volta avvenuta la fecondazione,
i piccoli nati dalle due madri vengono accresciuti in vasche separate.
Questa è la nascita di due linee separate. All’interno di ciascuna
linea i maschi e le femmine vengono mantenuti separati sino alla
maturazione sessuale. È assolutamente fondamentale non mescolare
mai le due linee, che vanno trattate come se fossero due ceppi distinti.
Ad ogni generazione, si sceglie il maschio migliore di ogni linea
e lo si accoppia con la femmina più grande e vitale della sua linea.
Le due linee devono svilupparsi in maniera il più possibile simile,
ma rimanere tassativamente separate. Trascorse 5-7 generazioni,
si incrociano gli animali di una linea con quelli dell’altra. Se
l’allevatore ha lavorato in maniera corretta, le due linee sono
quasi indistinguibili dal punto di vista fisico, ma ovviamente il
loro grado di parentela è molto basso. Quindi l’incrocio porta “nuovo
sangue” in ognuna delle due linee rinforzandole senza cambiare però
il loro aspetto fisico.
Di questo metodo esistono innumerevoli variazioni ed alcuni allevatori
possiedo anche tre o quattro linee dello stesso ceppo. In modo particolare
se è un ceppo geneticamente instabile. È anche possibile dividere
un ceppo in una parte che si porta avanti seguendo la riproduzione
di gruppo e che serve come “back-up” ed una seconda linea nella
quale vengono effettuate le selezioni. E’ però un metodo meno sicuro.
In generale, questo metodo permette di migliorare una linea già
esistente sino a portarla sempre più vicina all’ideale dell’allevatore.
La creazione di nuove varietà richiede invece il backcrossing.
Backcrossing
Può accadere che all’interno di un gruppo di fratelli compaia un
maschio con una mutazione che l’allevatore giudica interessante
(ad esempio un maschio tutto giallo) e che intende fissare. Per
fare questo si incrocia il pesce con una sua sorella, poi con una
figlia ed infine (se possibile) con una nipote. Se si è lavorato
correttamente, ad ogni incrocio la percentuale di pesci con le caratteristiche
desiderate aumenta sempre di più. Una volta fissata la caratteristica
desiderata si prosegue con la riproduzione per linee. Assolutamente
da evitare è l’incrocio di ceppi diversi.
Incrocio di ceppi diversi
Incrociare guppy di ceppi e colorazioni diverse è, né più e né
meno, come incrociare cani di razze diverse. Non credo che nessuno
incrocerebbe volontariamente un alano con un maremmano o un pastore
tedesco con un setter. Ancora meno si incrocerebbe un cane di razza
con un meticcio. Quindi, se entrate in possesso di un ceppo di razza
pura, per nessuna ragione al mondo incrociatelo con dei meticci
commerciali perché si perderebbero tutte le caratteristiche della
linea. A questo riguardo voglio fare un esempio. Io possiedo una
linea di snakeskin selezionati in Israele. Durante un mio viaggio,
in un negozio di Tallin acquistai due meravigliosi maschi di snakeskin
di provenienza russa ma purtroppo non c’erano femmine disponibili.
Questi maschi erano superiori ai miei maschi isrealiani ed avevano
una filigrana finissima, ma il risultato dell’incrocio fu una catastrofe.
I pesci che nacquero avevano tutti le pinne a forma di U, una specie
di bruttissimi doppiaspada. Evidentemente i due ceppi, pur avendo
colorazioni molto simili, utilizzavano geni diversi per formare
la coda a triangolo e l’incrocio non era possibile.
L’incrocio tra linee diverse rimane il metodo principale attraverso
il quale gli allevatori più esperti creano nuove razze ma rimane,
per l’appunto, cosa riservata agli allevatori più esperti. Il principiante
avrà già sufficienti difficoltà a mantenere stabili le caratteristiche
di una linea pura di alta qualità.
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