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Molti di voi storceranno il naso al pensiero che lo si possa proporre
a un neofita, e in parte devo dare loro ragione, ma sottolineo
anche che negli ultimi anni, grazie alle ripetute riproduzioni
avvenute tra gli amatori locali (quindi con acque e condizioni
più "umane"), è possibile reperire esemplari
non particolarmente esigenti. Si badi bene che non ho detto "facili"…
Rimane, comunque, un pesce dall'aspetto e dal comportamento regale,
e per molti amatori rappresenta una grande sfida!
Penso che, così come è stato fatto per gli acquari
precedenti, sia utile conoscere il suo ambiente naturale per capire
il perché di tanta prudenza. I discus provengono originariamente
dai grandi fiumi della foresta amazzonica e li si incontra con
più frequenza in quella miriade di pozze che i rami principali
di queste vie d'acqua disseminano lungo il loro percorso.
In tali zone l'acqua è spesso stagnante e, rimanendo talvolta
isolata dalle correnti maggiori, sviluppa caratteristiche davvero
particolari. La presenza di radici e fusti sommersi le conferisce
valori chimici insoliti (pH 5-6,8; 0-1,5 °dGH) oltre a un
colore fortemente ambrato. A questo si deve aggiungere che la
temperatura si mantiene sempre su valori molto elevati (28-30
°C).
Forse è, quindi, proprio l'acqua della nostra vasca la
chiave per poter allevare senza problemi questo magnifico pesce,
ed è per questo che spesso si consiglia di mantenerlo in
acquari a lui dedicati. Quello che mi sento di consigliare è
una vasca della capacità di oltre 290 litri (120x50x60
cm): una vasca davvero imponente, ma lo spazio in questo caso
può essere davvero determinante!
Foto di Gennaro Mormone
Molta attenzione va dedicata al filtro biologico, che deve mantenere
i parametri entro limiti accettabili; penso che sia utile utilizzare
spugna, per le particelle più voluminose, cannolicchi e
della torba (da sostituire una volta al mese). L’ acqua,
che dovrà essere adeguatamente dolcificata, manterrà
un pH leggermente acido e una temperatura di 28-30 °C.
Di solito in ambienti così selettivi è oggettivamente
difficile poter riscontrare una variegata presenza di vita, e
anche la nostra pozza non fa eccezione. Gli acquari che vengono
però arredati esclusivamente con radici di torbiera sono
un po' troppo spogli; vi suggerisco quindi di decorare l'intrico
di rami che comporrete con esemplari di Echinodorus bleery, Hygrophyla
striata e Sanitaria subulata, facendo sempre attenzione a lasciare
un ampio spazio per il regale nuoto del vostro prezioso ospite.
Il fascino della riproduzione. Come abbiamo visto le esigenze
del discus non sono così banali, ma la soddisfazione di
ottenerne la riproduzione ha spinto molti acquariofili a sfidare
la sorte.
Foto di Alessio Fantini
C'è stato un periodo in cui tutti cercavano di dire la
loro sull'alimentazione, la vasca, i parametri dell'acqua e tutto
ciò che direttamente, o indirettamente, poteva regolare
la sopravivenza, e ancor più la riproduzione, di questo
gruppo di pesci. Ora le cose sono cambiate parecchio, anzi meglio
dire, proprio il discus è cambiato parecchio!
Si è lavorato per la creazione di diverse varietà;
c'e chi ha cercato le dimensioni e chi il colore brillante, ma
anche chi ha indovinato il ceppo "facile". Tale profondo
interesse, comunque, deve pur trovare una ragione e, come al solito,
secondo me questa è ravvisabile nel sorprendente processo
riproduttivo che li caratterizza!
Si forma una coppia che comincia a difendere un proprio territorio,
si schiudono le uova e cominciano ad apparire i primi precoci
avannotti, una nuvola di avannotti... I genitori iniziano a secernere
un muco viscoso che ne copre la cute: no, non è un segno
di malessere, ma il "cibo" necessario alla crescita
della loro discendenza. Certo, non è la caratteristica
propria dei mammiferi che forniscono il preziosissimo latte, ma
trovo altrettanto stupefacente questo tipo di adattamento.
C'è chi, fra i pesci, difende le uova, chi le ha fornite
di maggiore nutrimento così da dare ulteriori possibilità
agli avannotti, chi le "cova" in bocca per poterle proteggere,
chi se ne fa carico fino alla schiusa, ma un'evoluzione delle
cure parentali così fantasiosa.
Foto di Alessio Fantini
Come quella cui possiamo assistere con questo tipo di pesce lascia
veramente senza parole! Vorrei scusarmi per questa mia pesante
e costante pressione psicologica verso l'osservazione degli aspetti
riproduttivi dei nostri ospiti, ma penso che chi avrà recepito
il messaggio, non avrà che una sola scelta: studiare, desiderare
di capire, osservare... In poche parole, partecipare!
Le vasche d'acquario
Le vasche d'acquario si possono acquistare già complete
di attrezzature interne, oppure vuote, oppure si possono addirittura
costruire in casa, ma per l'acquariofilo principiante sarà
certamente preferibile la prima o la seconda soluzione, per evitare
disastri come rottura o scollamento dei vetri, allagamenti ecc.
Esistono anche vasche di ridotte dimensioni, in plastica, ma in
generale la vasca piccola crea sempre molti più problemi
della vasca grande, è più difficile da mantenere
e quindi spesso scoraggia chi si cimenta per la prima volta con
la manutenzione di un acquario. Inoltre per l’allevamento
del Discus sappiamo benissimo che le vasche piccole non sono adatte.
Pertanto, quella che può sembrare un'economia iniziale
si rivela presto uno sperpero a causa dell'insuccesso; consigliamo
di iniziare con una vasca che contenga almeno 100 litri, ma meglio
ancora sarebbe acquistare una vasca da 150 o 200 litri. Prima
di acquistare la vasca è bene che pensiate al luogo dove
collocarla, tenendo presente che gli acquari sono estremamente
pesanti: calcolate che il peso finale sarà determinato
dal peso dell'acqua (1 chilo ogni litro) più il peso dei
vetri, delle pompe, delle lampade, della ghiaia ecc., che nell'insieme
porteranno il peso all'incirca al doppio di quello dell'acqua;
quindi un pur piccolo acquario da 100 litri peserà un paio
di quintali! E chiaro che un mobile normale non reggerà
pesi del genere, pertanto sarà bene che preddisponiate
per esempio un muretto o un vano in muratura, dove alloggiare
l'acquario, se siete certi che il posto sia adatto e che non vi
verrà voglia di spostarlo dopo poco tempo; oppure potete
acquistare gli appositi carrelli o tavoli da acquario, che vi
consentiranno eventualmente di spostare l'acquario in futuro.
Il piano d'appoggio deve essere perfettamente liscio e parallelo
al suolo, onde evitare che l'acqua, portandosi verso una parete
più che verso un'altra, sottoponga uno dei vetri a uno
sforzo eccessivo, provocandone la rottura o lo scollamento. Le
vasche d'acquario hanno solitamente la forma di un parallelepipedo;
per un buon funzionamento di tutto il sistema è bene che
l'altezza sia inferiore o, al massimo, uguale alla lunghezza;
evitate assolutamente le vasche troppo alte, poiché la
superficie libera dell'acqua, a contatto con l'aria, sarebbe troppo
scarsa rispetto al volume complessivo dell'acqua e ciò
impedirebbe un corretto scambio gassoso con l'atmosfera. Diffidate
anche delle vasche cilindriche o di quelle di forma eccessivamente
stravagante per due buoni motivi: il vetro o il materiale sintetico
curvo impiegato nelle vasche cilindriche deforma fastidiosamente
il contenuto della vasca e i vostri pesci vi sembreranno spesso
molto grandi, molto piccoli, sfuocati, e sarà difficile
che riusciate a guardare dentro l'acquario per molto tempo, poiché
ne ricavereste una sensazione quasi di nausea; per quanto riguarda
le vasche poliedriche, oltre a questo effetto, avrete anche probabilmente,
all'interno della vasca, qualche angolo nel quale l'acqua circolerà
male e tenderà a ristagnare, creando sicuramente problemi
per la pulizia e l'igiene generale. Le vasche poliedriche sono
riservate esclusivamente agli acquariofili esperti, che possono
permettersi un'attrezzatura complessa e, soprattutto, tali vasche
restano in buone condizioni solo se sono molto, molto, molto grandi,
ossia delle dimensioni, tanto per intenderci, delle vasche di
un acquario pubblico. Nella scelta del posto dove collocare la
vasca, tenete presente che non deve essere eccessivamente vicina
a finestre soleggiate, poiché se i raggi del sole arrivano
a colpire l'acquario provocano un riscaldamento eccessivo
e spesso anche un'esagerata proliferazione di alghe. Calcolate
anche che l'aria che verrà immessa nell'acquario (come
leggerete tra poche pagine) deve essere esente da fumi, polveri,
inquinanti vari e quindi se l'acquario è posizionato
in un locale fumoso o polveroso o nel quale arrivano esalazioni
tossiche, queste finiranno nell'acqua provocando la morte dei
suoi abitanti.
Non commettete dunque l'errore di posizionare l'acquario
in bella mostra, per esempio, in una sala dove siete soliti
fare riunioni tra molte persone che fumano: il fumo verrà
pompato nella vasca insieme all'aria, si scioglierà nell'acqua
e provocherà la morte dei pesci. Molti insuccessi
apparentemente inspiegabili di acquariofili accaniti fumatori
sono proprio causati da questo fenomeno, dovuto al fatto che i
pesci non si lasciano convincere dell'innocuità del fumo
e, sotto la sua azione, continuano inesorabilmente a morire. Pertanto
se voi e i vostri amici e familiari siete fumatori, o rinunciate
all'acquario, o rinunciate a fumare... ma questa seconda
soluzione è sicuramente la più sana, oltre che la
più economica!
Illuminazione
Per le piante sappiamo che è necessaria una buona quantità
di luce, affinché esse possano compiere la fotosintesi
clorofilliana e liberare l'ossigeno necessario alla respirazione
degli animali acquatici. Sappiamo anche, però, che non
è consigliabile troppa luce in un acquario dedicato al
Discus. Ricordiamoci sempre di tenere l'acquario comunque lontano
dai raggi diretti del sole, questi andrebbero a riscaldare l'acqua
durante le ore calde della giornata ed andrebbero a creare un
campo molto fertile per le alghe. Spesso gli acquari sono alloggiati
in vani o nicchie del muro, ben lontano da una fonte di luce naturale.
Il sistema di gran lunga più usato per avere una sorgente
di luce sufficiente e funzionante è quindi quello di utilizzare
la luce artificiale. Le lampade impiegate non devono essere del
tipo a incandescenza, poiché hanno gli stessi difetti della
luce solare: oltre a illuminare, scaldano molto l'acqua. Solitamente
si usano quindi tubi fluorescenti, del tipo usato anche per le
serre o per le piante domestiche d'arredamento. Tali lampade hanno
il vantaggio di essere presenti sul mercato in diverse colorazioni
(grdi Kelvin) dando cosi la possibilità a noi acquariofili
di scegliere quella che meglio si addice al biotopo che vogliamo
andare a ricreare.

Foto di Domenico Cavazza
Questa luce caratteristica ben si accorda con l'ambiente acquatico
e aumenta la suggestione del nostro acquario; inoltre i colori
dei pesci spesso vengono valorizzati da questo colore e diventano
ancora più piacevoli da vedersi. La seconda possibilità
se l'acquario è del tipo aperto, sono le HQL o più
moderne HQI, queste lampade o faretti possono essere fissati al
soffitto oppure alla parete dietro l'acquario. Inoltre da breve
tempo sono uscite sul mercato dei nuovi tubi fluorescenti, i T5,
anche questi sono un ottimo sistema illuminante. Per quanto riguarda
la durata del periodo di illuminazione, esso andrà regolato
in modo da imitare il più possibile l'alternarsi del dì
e della notte, come accade in natura. Anche gli animali infatti
hanno propri ritmi vitali che si alternano nelle ventiquattr'ore
e prendono il nome di "ritmi circadiani" (dal latino
circa diem, che significa "giornaliero"). Si possono
accendere e spegnere le lampade ogni giorno, se si hanno abitudini
molto regolari, oppure si può collegare l'impianto di illuminazione
con dei timer. Oggi esistono in commercio spine dotate di orologio,
di tipo anche relativamente economico; queste attrezzature hanno
il vantaggio di risolvere il problema una volta per tutte, evitando
di sottoporre i pesci a periodi di buio o di luce eccessivamente
lunghi.
Foto di Domenico Cavazza
Filtraggio
Siccome i Discus provengono da acque con una corrente molto lenta,
quasi stagnanti, neppure in acquario è opportuno provvedere
a un forte movimento dell'acqua (eccezione: impiego per breve
tempo di filtri rapidi caricati con lana sintetica o con cartucce
di resina espansa e muniti di potenti pompe centrifughe, al fine
di depurare velocemente l'acqua in casi di emergenza). Questo
vale tanto più per gli acquari con Discus ricchi di piante,
poiché per via dell'intensa produzione di ossigeno aumenta
il rischio della formazione di alghe sui vetri, sulla decorazione
e soprattutto sulla vegetazione. È del tutto sufficiente
far circolare all'ora dal 50 al 150% dell'intero volume di acqua
(la percentuale inferiore in acquari con piante, quella superiore
in acquari che ne sono privi): si sbaglia a credere che l'acqua
migliori più ne passa attraverso il filtro per unità
di tempo. Del resto le interrelazioni sono molto semplici da capire.
Se la velocità di passaggio dell'acqua è rapida,
necessariamente l'acqua viene spinta con una pressione maggiore
attraverso il mezzo filtrante e ciò compromette notevolmente
la formazione di una colonizzazione compatta con batteri filtranti.
La dimensione del filtro e la sua potenza dipendono in prima linea
da quanto sporco viene prodotto in acquario, perciò dalla
popolazione ittica e dalla quantità di cibo somministrata;
le dimensioni della vasca incidono solo in misura secondaria.
Foto di Marcello Corona
Per quanto riguarda la resa oraria del filtro si deve tener presente
che le indicazioni fornite dal produttore si riferiscono generalmente
a un filtro con materiali filtranti non ancora "maturati"
e a una collocazione "ideale" dell'apparecchiatura.
Se per esempio un filtro esterno a recipiente chiuso caricato
in maniera compatta con un substrato filtrante si trova sotto
l'acquario, naturalmente la sua resa oraria risulta ridotta. Comunque
la velocità di flusso può essere verificata senza
grande difficoltà, misurando il tempo che trascorre per
riempire con un litro d'acqua un recipiente posto all'uscita del
filtro. Il mercato offre una vasta gamma di tipi e sistemi di
filtraggio, di cui quelli più importanti sono riportatiin
fondo. Qualsiasi filtro tecnicamente ben studiato e di qualità
affidabile in linea di principio è indicato anche per il
filtraggio di un acquario di Discus. Per l'acquisto ci si dovrebbe
quindi far guidare innanzi tutto dal prezzo e dalle soluzioni
ottimali di manutenzione e di pulizia. Un filtro che si limita
a una depurazione meccanica sarebbe poco adatto perché
trattiene soltanto lo sporco visibile. Invece in un acquario circa
il 75% dell'intera quantità di sporco è presente
in forma disciolta e quindi risulta invisibile. Attenzione: un'acqua
d'acquario cristallina non è necessariamente una buona
acqua d'acquario! Per fortuna quasi tutti i filtri per acquari,
dopo un certo periodo di funzionamento, esplicano anche un'azione
di depurazione biologica. Se però il substrato filtrante
viene pulito troppo spesso e magari viene sciacquato con acqua
calda, la depurazione biologica inizia solo molto tardi oppure
per niente, perché in queste circostanze sfavorevoli la
nitrificazione non può avviarsi. D'altro canto, i filtri
vanno comunque puliti saltuariamente. Se infatti vi restano delle
quantità abbondanti di sporco per periodi abbastanza lunghi,
queste vengono decomposte dai batteri e fanno aumentare la percentuale
di impurità disciolte senza che l'acquariofilo se ne accorga.
Una saltuaria misurazione quantitativa dei composti azotati (ammonio,
nitriti e nitrati) fornisce per ogni acquario risposta individuale
alla domanda quando e con quale frequenza pulire il filtro.
Foto di Domenico Cavazza
Come substrato per la carica del filtro sono indicati praticamente
tutti i materiali chimicamente neutri, che cioè non provocano
alcuna reazione, e la cui struttura superficiali sia tale da poter
essere facilmente colonizzata da batteri. Determinanti per una
buona efficacia del filtro sono quindi 1a porosità e la
granulometria del substrato. Sono indicati per esempio resine
espanse a porosità fine, graniglia di lava, granulati di
argilla con superficie ruvida, fibra grezza di perlon, lana filtrante
a fibra grossolana, "palline" di plastica con una superficie
strutturata e naturalmente certi materiali moderni quali il vetro
sinterizzato, la ceramica ecc. Qualunque materiale filtrante si
scelga, per pulirlo va appena sciacquato con acqua tiepida; quando
è necessario se ne sostituisce solo una parte con materiale
nuovo, non tutto in una volta.
Per inciso, in alcuni Paesi, come in Thailandia e in Malaysia,
di rado si usano dei filtri. In compenso in ogni vasca viene effettuato
almeno una volta al giorno un cambio totale dell'acqua (in altre
parole l'intera quantità di acqua viene sostituita con
acqua nuova). Talvolta le vasche sono munite un dispositivo per
un cambio d'acqua continuo: dall'alto viene aggiunta in continuazione
acqua fresca, mentre la stessa quantità di acqua vecchia
viene scaricata dal basso. Questo sistema ha solo senso se i costi
dell'acqua sono irrisori, se si può rinunciare a qualsiasi
trattamento preventivo e se non è necessario riscaldare
l’acqua, visto che al Sudest asiatico il sole provvede quasi
tutto l’anno a scaldarla alla giusta temperatura di allevamento.
Tabella sistemi di filtaggio e alcune caratteristiche.
Filtro azionato ad
aria. Ideale per piccoli acquri ed impianto costituiti da
piccole vasche; fondentale un aeratore solido e potente,
non troppo rumoroso.
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Filtro interno azionato
a motore. per acquari piccoli, essendo il volume della massa
filtrante limitato; in caso di abbondante sporcizia, è
necessaria una pulizia frequente.
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Filtro esterno a recipiente
chiuso. indicato per acquari medi. Il filtro si trova accanto
o sotto la vasca e non toglie spazio prezioso all'interno
dell'acquario. Si opti per un filtro di facile manutenzione.
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Filtro a percolazione.
Garantisce un buon filtraggio biologico, tuttavia e grande
quindi ingombrante. Richiede una pompa centrifuga particolarmente
potente. Evaporazione abbastanza elevata e quindi necessita
di una maggiore potenza di riscaldamento. |
Filtro interno aperto
a più scomparti. incollato nella vasca. Facile manutenzione
e niente problemi di traboccamento o di tubi che si staccano.
Quando si accende, l'acqua entra da sola nel filtro (non
è necessario aspirarla) |
Filtro esterno aperto
a più scomparti. viene collocato dietro o accanto
all'acquario, a patto che l'acqua sia a pari livello. Può
essere sistemato anche sotto la vasca se questa è
munita di una camera di tracimazione adatta. L'acqua viene
convogliata nel filtro attraverso un troppopieno e quindi
pompata di nuovo nella vasca, La pulizia del filtro è
facile e non si disturbano i pesci. |
Filtro aperto in resina
espansa. consiste di spesse lastre in resina espansa di
forma stabile, solitamente blu, che fungono da materiale
filtrante e nel contempo da elementi della struttura del
filtro stesso. Al passaggio dell'acqua provvede un diffusore
dell'aria oppure una pompa centrifuga abbastanza debole. |
I valori dell'acqua
La temperatura dell'acqua
Le premesse più importanti da rispettare per l'allevamento
del Discus sono riassunte nella tabella in basso. Alcuni punti
richiedono un commento e una spiegazione un po' più approfonditi.
Considerate le oscillazioni giornaliere, stagiona e locali della
temperatura dell'acqua nelle regioni di diffusione del Discus,
è esagerato badare pedissequamente a una temperatura costante
dell'acqua in acquario. Saltuarie e brevi oscillazioni di qualche
grado in diminuzione non arrecano danni. Attenzione, però,
quando l'acquario si trova in un locale non riscaldato. Se in
inverno, dopo il cambi dell'acqua ci si scorda di riaccendere
il riscaldatore e ci si accorge dell'incidente solo 24 ore dopo
o ancora più tardi, la temperatura dell'acqua, a seconda
di quella esterna, può facilmente scendere a 16 °C
o meno. Ciò provoca uno shock termico nei pesci abituati
a temperature tropicali. Ma i Discus robusti sono in grado di
riprendersi persino da queste evenienze, come l'autore ha potuto
sperimentare di persona: temperatura dell'acqua in una delle vasche
era scesa a ben 14 °C (!) e alcuni pesci già galleggiavano
inerti a ventre in si per la vasca. Dopo un lento (!) aumento
della temperatura tutti i pesci si ripresero nell'arco di pochi
giorni e più avanti addirittura si riprodussero. Comunque
si sconsiglia vivamente di imitare una simile esperienza!
Durezza dell'acqua
Una durezza totale dell'acqua potabile di 5° dGH o meno è
certamente tipica per alcune zone d'Italia e viene incontrio alle
esigenze naturali del Discus - un pesce d'acqua tenera proprio
anche per la riproduzione. Tuttavia, quando l'acqua molto tenera,
è sempre in agguato il rischio che il valore di scenda
inavvertitamente a un livello che può provocare danni ai
pesci. Questo rischio è maggiore se inoltre si provvede
a aumentare l'acidità dell'acqua tenera con il filtraggio
attraverso torba o quando non si effettuano i regolari cambi parziali
dell'acqua e quindi gli acidi sempre presenti (urea, acidi contenuti
nel mangime) accelerano la diminuzione de valore di pH. Pertanto
in acque abbastanza tenere il valore pH andrebbe controllato saltuariamente
per escludere eccessive oscillazioni. Se al contrario si dispone
di acqua molto dura, per esempio con una durezza totale superiore
a 15° dGH, è possibile che i Discus risultino più
sensibili a malattie infettive oppure raggiungano un'età
inferiore alla media. Questo vale in particolare per gli esemplari
selvatici, soprattutto quando sono appena stati importati dal
Sud America e non si è provveduto ad acclimatarli lentamente
all'acqua dura. Non soltanto nel Discus ma in tutti i pesci d'acqua
tenera allevati in acqua dura gli organi escretori non riescono
a far fronte alla situazione. Per via della maggiore concentrazione
di calcio nell'acqua dura, nei tubuli renali si formano dei cristalli
di fosfato di calcio, che provocano occlusioni o addirittura determinano
il blocco delle funzioni renali (si parla di nefrocalcinosi).
In questo contesto si fa presente che in acqua troppo dura e ricca
di calcio le femmine di Discus possono diventare sterili. Infatti
in queste condizioni nell'organismo della femmina sessualmente
matura la membrana cellulare delle uova immagazzina quantità
tali di calcio, che al momento della fecondazione gli spermatozoi
non sono più in grado di penetrare attraverso la membrana
e le uova restano infecondate: una possibile spiegazione per alcuni
fallimenti nella riproduzione del Discus. Chi dispone di un'acqua
di rubinetto con una durezza totale di 20° dGH o più
e desidera godersi il più a lungo possibile i propri Discus,
non dovrebbe utilizzare quest'acqua, che invece va tagliata con
acqua parzialmente o totalmente demineralizzata, con acqua di
osmosi. Infatti, miscelando dell'acqua di rubinetto della durezza,
per esempio, di 30° dGH con acqua priva di minerali (durezza
totale pari a 0) in rapporto di 1:1, si ottiene un'acqua di 15°
dGH, che può essere usata per l'allevamento (non però
per la riproduzione!) del Discus.
Valore di pH
Il range del valore di pH suggerito nella tabella 1, da 5,5 (acido)
a 7,5 (debolmente alcalino), naturalmente non va interpretato
nel senso che il valore di pH in un acquario può oscillare
tra questi due estremi, per esempio nel periodo che intercorre
tra due cambi dell'acqua. Si sono invece voluti indicare la soglia
superiore e quella inferiore, che possono addirittura essere superate
lievemente, a patto che i pesci non mostrino segni di disagio.
A repentine e forti oscillazioni del valore di pH (per esempio
dopo un cambio dell'acqua, una precipitazione del pH in acqua
tenera non tamponata o quando si verifica la cosiddetta decalcificazione
biogena) il Discus non fa in tempo ad acclimatarsi, mostrando
sintomi di malessere e diventando più suscettibile a eventuali
patologie. Di questo dovrebbero tener conto anche quegli allevatori
che senza esitare trasferiscono i loro riproduttori nel giro di
pochi secondi da acqua di allevamento molto dura e alcalina in
acqua di riproduzione tenera e acida, o viceversa! Inoltre quando
si esce dal range indicato nella tabella 1 si deve anche 'considerare
che molte sostanze possono aumentare la loro tossicità
quando il pH raggiunge valori estremi (molto acido o molto alcalino).
Chiaramente questo effetto tossico si aggiunge all'azione dannosa
di valori di pH assai innaturali, con il risultato che i pesci
sono ancora più debilitati. Se dal rubinetto sgorga un'acqua
con un valore di pH troppo elevato per l'allevamento del Discus
(per esempio con pH 8,8, come in casa dell'autore), si può
diminuire il valore di pH filtrando attraverso della torba indicata
per l'uso in acquario (non va bene la torba usata come concime
in vendita nei garden center!). Questo metodo di acidificazione
è tanto più efficace quanto più bassa è
la durezza dell'acqua. In acqua estremamente dura e alcalina il
filtraggio attraverso torba riduce il valore di pH solo in misura
minima. Altrettanto inefficace, ma molto più pericoloso
(si rischia di intorpidire i pesci) sarebbe in questa situazione
il tentativo di ridurre il valore di pH mediante un apporto elevato
di anidride carbonica in acquario. Il sistema ideale in questo
caso è innanzi tutto la riduzione della concentrazione
di minerali (a seconda del sistema scelto si ottiene una riduzione
automatica del valore di pH) con successiva acidificazione, poiché
l'acqua tenera si lascia acidificare molto più facilmente
dell'acqua dura. Una volta ridotta la concentrazione di minerali
e quindi la durezza, risultano particolarmente efficaci i preparati
naturali per impostare il valore di pH, per esempio gli estratti
di corteccia disponibili in commercio. Se invece si usano questi
prodotti in caso di' durezza elevata, è necessario aumentare
la dose da somministrare. Ciò può determinare un'alterazione
sfavorevole dello spettro ionico dell'acqua. In ogni caso si sconsiglia
la riduzione del pH attraverso acidi tecnici molto forti (per
esempio acido cloridrico o acido fosforico), specie in acqua dura.
Nitriti
I nitriti, denominazione chimica NO2, sono tossici per i pesci
e in acquario non devono essere presenti a lungo. Infatti si legano
all'emoglobina, sostanza rossa di vitale importanza nel sangue,
e la rendono pressoché inefficace come mezzo di trasporto
dell'ossigeno. Sono critici già valori costanti di 0,2
mg/1, sebbene il Discus per breve tempo sopporti anche 2-3 mg/l
e più. La presenza di nitriti in acquario è sempre
un chiaro campanello d'allarme. Segnala che non è ancora
in corso o è disturbato il processo di nitrificazione batterica
(per nitrificazione si intende l'ossidazione biologica dell'ammonio
dapprima in nitriti, tossici, e poi in nitrati, invece innocui),
che l'acquario è sovrappopolato oppure che si somministra
troppo cibo o troppo di frequente, o ancora che il filtro è
troppo piccolo. In ogni caso è necessario un intervento
rapido, eliminando la causa stessa del fenomeno. Il rimedio usato
da molti acquariofili di "diluire" un tasso di nitriti
troppo alto attraverso numerosi cambi d'acqua a intervalli brevi,
al massimo può essere considerato una misura di emergenza
temporanea. Infatti, con i numerosi cambi d'acqua in questa fase
critica vengono eliminati dall'acquario proprio i batteri tanto
utili per la decomposizione dei nitriti. Si tratta di eliminare
la causa, non i sintomi! Misure più sensate sono:
1) nel caso il filtro non fosse ancora maturo oppure la colonizzazione
batterica del filtro fosse danneggiata o distrutti (per esempio
dopo un trattamento con antibiotici)
• impiego di un filtro di riserva già "rodato";
• vaccinazione del filtro con una certa quantità
di materiale filtrante, proveniente da un acquario ben funzionante;
• immissione di materiale di fondo proveniente da un acquario
già maturo (i batteri che decompongono i nitriti non si
trovano soltanto nel filtro, ma anche nel materiale di fondo):
• vaccinazione con cosiddetti preparati di avvio ("starter"
a base di batteri nitrificanti) in vendita nei negozi specializzati.
Attenzione: per i primi tre interventi usare solo materiale di
acquari privi di agenti patogeni e parassiti.
2) Negli altri casi:
• riduzione della popolazione ittica (cedere i pesci ad
altri appassionati o suddividere la popolazione su più
acquari);
• ampliamento del volume filtrante o impiego di un secondo
filtro;
• riduzione temporanea della quantità di cibo e/o
della frequenza di somministrazione.
Foto di Marcello Corona
Nitrati
I nitrati, denominazione chimica NO3, prodotto finale della nitrificazione,
si accumulerebbero in eccesso in acquario se non si provvedesse
a regolari cambi parziali dell'acqua. Al contrario dei nitriti,
i nitrati non sono tossici neppure a concentrazioni piuttosto
elevate e pertanto, se aumentano.solo molto lentamente nell'arco
di svariate settimane e mesi, non hanno effetti dannosi considerevoli
per i Discus. Tuttavia, per l'allevamento di Discus adulti la
concentrazione di nitrati non deve superare circa 100 mg/1. Se
si ha a che fare con Discus piccoli e quindi giovani, per evitare
disturbi della crescita non si dovrebbero invece oltrepassare
50 mg/1. Altri autori indicano, in parte copiando i dati altrui,
concentrazioni massime di nitrati molto più basse. Ne deriva
che numerosi acquariofili si precipitano a procurarsi appositi
scambiatori di ioni a base di resine che eliminano sì i
nitrati dall'acqua in acquario, ma in compenso non di rado cedono
cloruro, falsando notevolmente e in maniera biologica lo spettro
ionico naturale (in casi estremi, un'acqua così "manipolata"
ha un gusto lievemente salato!). Valori di nitrati leggermente
alti sono quindi spesso il male minore. Ma anche in questo caso
vale quanto già detto per il valore di pH: sono assolutamente
da evitare cambiamenti rapidi del tasso di nitrati. Chi acquista
dei Discus adulti provenienti da una vasca con 30 mg/l di nitrati
non dovrebbe introdurli poi a casa in acqua per esempio con 150
mg/1, neppure quando prima si è provveduto a un adattamento
di un'ora in un contenitore con acqua di trasporto mista ad acqua
dell'acquario di destinazione. Tuttavia, se nell'acquario il tasso
di nitrati nel corso di più settimane aumenta molto lentamente
da un valore di partenza basso a 100 mg/1, non si dovrebbero osservare
conseguenze negative per i pesci adulti. Comunque, lo ribadiamo,
tassi ancora più elevati andrebbero evitati. Siccome la
normativa sull'acqua potabile ammette una concentrazione massima
di nitrati di 50 mg/I nell'acqua potabile, ovviamente nell'acqua
di rubinetto di molte zone d'Italia si registra proprio questo
valore (oppure esso viene addirittura temporaneamente superato).
A seconda di quanti pesci vivono in acquario (foto 6.2) la soglia
citata di 100 mg/l per i pesci adulti può essere raggiunta
rapidamente, sicché non ci si deve assolutamente scordare
dei regolari cambi parziali dell'acqua. Dopo un certo periodo
si sarà capito con quale frequenza e in che percentuale
è necessario cambiare l'acqua per non far salire il tasso
di nitrati molto oltre 100 mg/l.
Riepilogo condizioni di allevamento per il Discus
Temperatura dell'acqua tra 28 e 30 °C (durante l'acclimatazione
di Discus appena acquistati, temporaneamente anche 32°C)
Acqua di media durezza (durezza totale 5-15° dGH)
Valore di pH tra 5.5 e 7.5
Acqua priva di nitriti e possibilmente senza fosfati; la concentrazione
di nitrati è meno problematica, se i pesci vengono abituati
lentamente ad eventuali tassi un pò elevati.
Movimento dell'acqua non eccessivo
Non tenere esemplari singoli: il Discus è un pesce di branco
Non esagerare con la densità di popolazione e ricordate
al momento dell'acquisto di esemplari giovani, della notevole
taglia raggiunta dagli adulti. Valore indicativo: per ogni Discus
adulto almeno 50 litri d'acqua.
Cambi regolari dell'acqua (circa il 20-30% alla settimana)
Evitate un illuminazione troppo intensa e provvedete eventualmente
a delle zone d'ombra in acquario
Dieta varia e somministrazione di mangime non scaduto
Il cibo va dosato in modo che dopo 15 minuti non vi siano residui
sul fondo
Spegnere il filtro durante la somministrazione del mangime, non
scordarsi di riaccenderlo.
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