|
La riproduzione dei Discus è il sogno accarezzato da molti
acquarioflii, che però ben difficilmente si cimentano in un'impresa
considerata molto impegnativa e con risultati quasi sempre
negativi. Ma oggi non è più così: nuove conoscenze hanno reso
la riproduzione di questi pesci alla portata di tutti. Due
specialisti ci rivelano i risultati del loro lavoro di trent'anni
i cui risultati sono estremamente positivi.
Il Discus è il re dei pesci d'acqua dolce. Si è scritto e detto molto
sul suo allevamento e sulla sua riproduzione, tanto da poter affermare
che oggigiorno sia quasi alla portata di tutti. Nonostante ciò restano
ancora molti misteri (o per lo meno così sono ritenuti da molti) sulla
sua riproduzione. Un acquariofilo attento e preparato è in grado di
riprodurre questo pesce in poco tempo, a fronte di annosi e ripetuti
tentativi che si sono dovuti affrontare in passato. Le difficoltà incontrate
derivavano sia dalla quasi assoluta carenza di letteratura specifica,
sia da una discutibile reticenza da parte di coloro che "sapevano" ma
erano gelosi dei loro "segreti" e, anche, dalla ingenerosa fama conquistata
da questo meraviglioso pesce, considerato ingiustamente delicato e di
difficile mantenimento. Oggi è veramente semplice e divertente veder
sciamare nelle nostre vasche centinaia di avannotti intenti a brucare
avidamente il muco parentale.

Foto di A. Solenne.
Vasca spoglia e acqua di qualità
E' possibile ottenere la riproduzione del Discus anche in vasche "arredate",
ma destinate esclusivamente a loro, avendo però l'accortezza di assicurare
un'ottima qualità d'acqua. E se si vogliono avere maggiori probabilità
di successo è indispensabile - questa e la nostra personale esperienza
maturata in quasi trent'anni di attività - riservare ad essi vasche
di adeguate dimensioni (70x60x50 cm) prive d'arredamento e materiale
di fondo. Il sistema filtrante più idoneo, da noi sperimentato, è risultato
quello costituito da un filtro biologico interno di 15 cm di larghezza
a 4 scomparti. Questa strutturazione del filtro assicura un flusso dell'acqua
moderatamente forzato in modo da permettere alla flora batterica di
svolgere egregiamente e completamente il processo di nitrificazione.
Determinante, a tal fine, è l'altezza dal fondo della vasca della seconda
e della quarta paratia, da noi sperimentata nella misura di 7 cm. Nell'ultimo
scomparto, ovviamente, è sistemata una pompa centrifuga di capacità
tale da movimentare il volume netto d'acqua per circa due volte in 1
ora. Importante è la sistemazione del tubo di gomma in uscita dal filtro,
connesso alla pompa centrifuga, che deve essere collocato al di sopra
della superficie dell'acqua, in modo tale da creare un getto a cascata.
In questo modo si determina una buona ossigenazione dell'acqua senza
dover ricorrere allo specifico aeratore, ottenendo altresì una turbolenza
che elimina eventuali patine superficiali. Tutto ciò nel rispetto di
uno dei fondamentali principi d'acquaristica in base al quale l'acqua
si ossigena in superficie. Da tener presente che questo espediente non
deve essere attuato qualora si disponga di acquari con folta vegetazione,
poiché si favorirebbe una perdita eccessiva di CO2 naturale alimento
delle piante stesse ed indispensabile tampone del valore di pH.
Come detto in precedenza, la vasca deve essere assolutamente spoglia
e priva soprattutto di ghiaietto di fondo. Questa condizione consente
di controllare istantaneamente la "situazione" interna, soprattutto
in presenza di schiuse numerose, facilitando così il compito dei genitori,
che non perdono di vista nessuno dei piccoli avannotti. Inoltre è semplificato
il quotidiano sifonamento del fondo, che oltre ad asportare avanzi di
cibo e feci, fortemente inquinanti, elimina un'altissima percentuale
di agenti patogeni, siano essi miceti, protozoi o batteri. Questa operazione
è particolarmente importante in vasche con acqua acida, in altre parole
con pH compreso tra 5,5 e 6,2. Vasche così disadorne certamente non
sono belle a vedersi, ma esaltano le caratteristiche di questi pesci,
soprattutto nella delicata fase riproduttiva.
Perfino i colori sono importanti
Per garantire alla coppia un ambiente più confortevole e tranquillo
sono stati condotti esperimenti circa le colorazioni delle pareti e
del fondo vasca. Il lavoro è risultato lungo nel tempo e difficoltoso
nella sue diverse fasi. I migliori risultati sono stati ottenuti impiegando
i colori giallo canarino e verde bandiera, prediligendo il giallo per
le pareti e il verde per il fondo. Le ricerche condotte miravano a trovare
un felice compromesso di fattori tra loro contrastanti quali: influenza
della luce dell'ambiente, sia artificiale sia naturale, eccessiva illuminazione
della vasca e incidenza di questi fattori sia sulla superficie dell'acqua,
se la vasca è scoperta, sia sul vetro frontale. Alla fine - ma la sperimentazione
non è conclusa - si è giunti a ritenere di aver fatto davvero un grosso
passo avanti in tal senso. I pesci manifestano colori smaglianti, assoluta
tranquillità di comportamento ed ottima salute, mettendo in mostra livree
prive delle bande verticali che segnalano disagio.

Primo piano di un solido blu completamente privo di striature. Foto
archivio AP.
Parliamo ora dell'acqua:
Si tratta di un elemento molto importante che è stato sempre oggetto
d'interesse sia da parte degli "addetti ai lavori", sia da parte di
appassionati acquariofili.
Innanzi tutto è indispensabile disporre di un'apparecchiatura per la
depurazione dell'acqua del tipo ad osmosi inversa, che fornisca un “permeato"
con valori di pH compresi tra 5,5 e 5,8 e di mS (microsiemens) compresi
tra 10 e 30. Tali valori, ovviamente, non sono fissi, ma variano in
modo direttamente proporzionale alla qualità dell'acqua di rubinetto.
Mediamente si ottiene un abbattimento delle sostanze presenti nell'acqua
pari all'80-90%. Unica attenzione è quella di inviare in circuito acqua
a temperatura ambiente, in quanto le membrane di tipo TFC sono sensibili
a temperature superiori e si possono quindi deteriorare. Quest'acqua,
però, non può essere somministrata ai pesci in valore assoluto, ma deve
essere miscelata con acqua di rete preventivamente filtrata con carbone
attivo e con un prefìitro in polipropilene da 5m (micron). La percentuale
tra acqua pura (così sarà indicato d'ora in avanti il permeato osmotico)
ed acqua prefiltrata di rete dovrebbe essere così differenziata:
- per la riproduzione: mediamente 80% di acqua pura e 20% di acqua
prefiltrata, in modo tale da ottenere un valore finale di 70-90 mS e
5,8-6,2 di pH. Importanti sono questi due ultimi valori e non la percentuale
citata, in quanto quest'ultima è condizionata dalla qualità dell'acqua
di rete, che varia da zona a zona e nella stessa città da quartiere
a quartiere, nonché da fascia oraria a fascia oraria.
- per l'allevamento e l'accrescimento, la percentuale si inverte letteralmente,
in quanto i giovani Discus si sviluppano molto più rapidamente con valori
basici di pH e con mS compresi tra 300 e 450. In tale acqua i pesci
trovano tutti i sali minerali di cui abbisognano, anche se è opportuno
aggiungere, un paio di volte al mese, degli oligoelementi.
 |
Rappresentazione dell'impianto filtrante
dell'allevamento di Silvio Saulle, uno degli autori di questo
articolo. Dal besso verso l'alto è possibile osservare una colonna
riempita con carbone, due prefiltri (colore marraoncino per l'usura)
in polipropilene, un altro prefiltro carico di carbone seguito
da un successivo stadio prefiltrante in polipropilene. Il tutto
è collegato a tre membrane osmotiche. Foto di A. Solenne.
|
Funzione della torba e del biocondizionatore
Se si vogliono poi ottenere risultati migliori nella riproduzione,
si deve stoccare l'acqua in un contenitore collegato ad un filtro esterno
a canestro "caricato" esclusivamente con torba di ottima qualità. La
tipica colorazione ambrata di una siffatta acqua garantisce la presenza
di acidi umici, sostanze tanniche e colloidali, che proteggono la cute
e gli opercoli branchiali, oltre che creare un ambiente molto prossimo
al biotopo naturale e ottimale per la tranquillità della coppia (l'ambratura
dell'acqua tra l'altro attenua i riflessi che l'incidenza della luce
crea nell'acqua stessa, oltre a mantenere stabili più a lungo le sostanze
benefiche disciolte). Si ritiene quindi opportuno evidenziare che il
trattamento con torba è indispensabile in carenza di un impianto ad
osmosi inversa, poiché riduce la durezza di circa il 30-35%, portando
il pH verso valori notevolmente acidi, pur non incidendo sostanzialmente
sulle sostanze tossiche, comunque presenti nell'acqua.
Nelle nostre esperienze dirette abbiamo realizzato un impianto per il
trattamento e lo stoccaggio dell'acqua. Non è azzardato affermare che
l'acqua che sgorga dai nostri rubinetti non possiede i giusti requisiti
per una buona e lunga sopravvivenza dei pesci, non fosse altro per la
frequente presenza del cloro, che irrita le mucose e sbiadisce i colori
della livrea. A ciò, com'è noto, si può ovviare utilizzando un buon
biocondizionatore, che abbatte il cloro e lega i metalli pesanti. Tuttavia,
le altre sostanze presenti nell'acqua di rete (come ad esempio i nitrati),
sebbene nei limiti di tolleranza previsti dalla legge per l'uomo, spesso
sono eccessive per i nostri pesci.
Torniamo alla riproduzione, che è certamente l'aspetto più affascinante
dell'allevamento del Discus. Spesso la maggiore difficoltà che s'incontra
è quella di procurarsi una "buona" coppia di riproduttori, provenienti
da ceppi di sicuro e collaudato affidamento. Frequentemente gli appassionati
che si cimentano nella riproduzione di questi pesci lamentano problemi
di vario ordine, quali per esempio la mancata deposizione e/o schiusa
delle uova, o ammuffimento delle stesse. Ricorrenti sono poi gli "eater
eggs", cioè i riproduttori che mangiano le uova. Molti di questi problemi
sono facilmente risolvibili curando la qualità dell'acqua e garantendo
ai riproduttori un ambiente esterno tranquillo e non in piena luce.
Per intenderci: la vasca non deve essere posta in zone di frequente
passaggio, come potrebbe essere un soggiorno o un salotto o peggio ancora
un ingresso. Queste condizioni possono portare ad una disarmonia della
coppia, poiché i Discus, che sono pesci facilmente "spaventabili", possono
innervosirsi al punto da far decadere il desiderio all'accoppiamento.
La riprova di ciò è, per esempio, il completo disinteresse del maschio
quando la femmina depone le uova. Conseguenza immediata e logica è la
successiva scomparsa delle stesse, divorate prevalentemente dal maschio,
che non avendole fecondate non le riconosce come appartenenti alla coppia.
Se quest'inconveniente dovesse ripetersi più volte, i riproduttori possono
prendere l'abitudine a distruggere la deposizione, diventando di fatto
mangiatori d'uova, anche se una corrente di pensiero, che noi condividiamo,
ritiene che gli "eater eggs" portino questo difetto nella memoria genetica.
A questo punto è preferibile scindere la coppia, provando ad abbinare
alla femmina un altro maschio sessualmente maturo e pronto per la riproduzione.
Talvolta questi tentativi vanno ripetuti più volte e ciò può comportare
scoraggiamento da parte dell'appassionato e quindi la rinuncia a questa
meravigliose esperienza. La pratica acquisita porta ad incoraggiare
ed a spronare soprattutto i neofiti, nella certezza che la costanza
premierà l'impegno ed il tempo speso, perché il successo certamente
coronerà l’impresa.
Un pastone a base di cuore di vitello
Più volte c'è capitato di dover attendere uno o due anni prima di veder
"tremolare" le larve attaccate al substrato di deposizione e successivamente
nutrirsi sul corpo dei genitori. Queste schiuse sono sempre state le
più belle soddisfazioni da noi vissute in tanti anni di dedizione a
questa specie. Se non si dispone d'altri soggetti per sostituire 1'
"eater eggs", un sistema rudimentale, ma efficace, è quello di coprirle
con una rete in acciaio inox a maglie sottili, appena avvenuta la deposizione.
Adottando quest’accorgimento, molto spesso si è potuto osservare che
nella coppia si sviluppa un maggiore istinto parentale che la porta
ad accudire amorevolmente le larve. Nelle deposizioni successive spesso
non si presenterà più questo problema, poiché la coppia ha acquisito
l'esperienza e la maturità necessarie per la loro opera di genitori.
Altro inconveniente, molto ricorrente, è la mancata fecondazione delle
uova nonostante l'intensa partecipazione del maschio all'accoppiamento.
Ciò certamente è dovuto a singoli o concomitanti fattori quali: la giovane
età del maschio o la sua infertilità, la scadente qualità dell'acqua
(per eccessivo carico di sostanza organica, nitrati elevati, ecc.) o
il non corretto bilanciamento ionico tra l'interno dell'uovo e l'acqua
circostante, che porta all’implosione o all'esplosione dello stesso.
Un altro fattore da non trascurare è il tipo d'alimentazione somministrata
ai giovani Discus, in particolare nella delicata fase di separazione
dai genitori. In questa circostanza i Discus sono assai voraci, in quanto
il loro metabolismo è molto accelerato e quindi hanno bisogno di mangiare
frequentemente (in media una volta ogni 2-3 ore).

Foto di A. Mancini.
Per questa ragione è ormai diventata consuetudine fornire loro un "pastone"
a base di cuore di bue, anche se il Discus è risultato, da ricerche
di laboratorio, un pesce prevalentemente vegetariano; infatti, l'esame
nutrizionale del contenuto intestinale di soggetti appena catturati
in natura ha evidenziato la presenza prevalente di sostanza vegetale,
mentre quella animale era appena evidente e segnatamente riferita a
sostanza proveniente da animali a sangue freddo (larve d'insetti di
vario tipo, nematodi, chiocciole, ecc.). All'impiego del cuore di bue
riteniamo quindi sia preferibile l’uso di cuore di vitello giovane,
una carne bianca meno ricca di sostanze ormonali (solitamente estrogeni),
che a lungo andare possono risultare gravemente lesive per le funzioni
riproduttive, al punto da rendere totalmente o parzialmente sterili
i futuri riproduttori.
Strisce di plexiglas al posto del cono
Spesso si assiste al fenomeno del rapido e progressivo imbiancamento
e/o ammuffimento delle uova, che talvolta si verifica anche a poche
ore dalla schiusa (generalmente questa avviene 52-54 ore dopo la deposizione,
condizionata comunque dalla temperatura dell'acqua che dev'essere compresa
tra i 28 e i 30° C). Tali sfortunati eventi sono dovuti, generalmente,
a un eccessivo carico batterico e/o micotico dell'acqua, a un substrato
di deposizione non perfettamente pulito dai riproduttori, o alla presenza
d'organismi prodotti dalla decomposizione della sostanza organica, non
solo batteri, ma anche protozoi e piccoli nematodi. Questi organismi
possono sfuggire all'amorevole vigilanza dei riproduttori ed attaccare
l'uovo, procurandone il suo deterioramento. Per questo motivo, e per
favorire la vigilanza della coppia, si è giunti alla determinazione
(ma si tratta comunque di esperienze personali) di non utilizzare il
classico cono da deposizione largamente impiegato negli allevamenti
tedeschi, olandesi e del sud est asiatico, e abbiamo invece sperimentato
con successo l'impiego di strisce di plexiglas ricoperte da plastica
adesiva di colore verde pisello (vedi foto). Si è scartato il cono di
argilla in quanto, per la sua porosità (nonostante sterilizzazione preventiva)
può favorire l'insediamento di diversi organismi patogeni, che possono
sfuggire alla pur intensa e meticolosa azione di pulizia condotta dai
riproduttori nelle fasi preliminari della deposizione. Questo inconveniente
non si è ravvisato invece utilizzando la citata striscia, poiché le
caratteristiche dei materiali adottati, che presentano una struttura
decisamente più omogenea e compatta, favoriscono l'azione di pulizia
da parte dei riproduttori.
|
|
|
|
Striscia di plexiglas. Foto di A. Solenne.
|
Cono di terracotta. Foto archivio AP.
|
La scelta del colore e dell'alimentazione
Particolare molto importante è il posizionamento della predetta striscia
che dev'essere collocata in un punto della vasca gradito ai riproduttori,
normalmente scelto in una zona di non eccessiva turbolenza dell'acqua.
La fecondazione avviene, com'è noto, per contatto dello sperma con l'uovo.
Si tratta perciò di una fase delicatissima e quasi istantanea, che può
essere invalidata da un movimento eccessivo dell'acqua, che può dilavare
il liquido seminale. La scelta del colore verde per la suddetta striscia
è il frutto di lunghe sperimentazioni per comprendere l'indice di gradimento
dei pesci. Si è passati dal colore mattone, al giallo, all'azzurro ed
al grigio, ma il verde è risultato particolarmente accettato e prescelto
tra le diverse colorazioni. Questo fattore è fondamentale per la futura
attività riproduttiva dei pesci e costituisce uno dei "segreti" dell'attività
professionale degli allevatori. Molte sono le "ricette" di pastoni comparse
nella let-teratura specializzata, molto simili tra loro, ma è ipotizzabile
che ogni allevatore possa averne rivelata una parte, riservando per
sé alcuni dei costituenti fondamentali.
Questo dubbio, ci sia consentito, deriva dalle esperienze maturate nei
primissimi anni dell'allevamento di questa specie, pur riconoscendo
che allora si era solo all'inizio della riproduzione su larga scala
del Discus e peraltro appannaggio di una ristretta " élite". Si potevano
osservare esemplari stupendi per la struttura e smaglianti per i colori
presso allevatori ai quali ci si rivolgeva con la segreta speranza di
ricevere qualche informazione sull'alimentazione, ma da nessuno di loro
fu possibile avere la cosiddetta "ricetta magica", se non qualche parziale
e scarna notizia. Eppure ai pesci si somministrava con generosità la
svariata e migliore alimentazione reperibile allora in commercio. Malgrado
ciò, quei pochi piccoli Discus che si aveva la fortuna di allevare crescevano
molto lentamente e, una volta adulti, manifestavano chiari segni di
rachitismo e/o malformazioni. Indubbiamente ciò era dovuto ad un'alimentazione
carente di principi nutritivi e scarsamente variata nella sua formulazione.
Sulla base di questo convincimento, si iniziò un lungo periodo di sperimentazione
e di formulazione di un "menù“ad hoc, che nel tempo, con i dovuti e
necessari adeguamenti, fornì risultati decisamente incoraggianti. Si
era intrapresa, finalmente, la strada giusta. Prima di elencare gli
ingredienti della formulazione messa a punto, si ritiene opportuno richiamare
il concetto dinanzi espresso che il Discus è un pesce il cui apparato
gastroenterico è strutturato per digerire prevalentemente invertebrati
e sostanze vegetali, quindi assimila poco e a fatica le sostanze provenienti
dal regno animale a sangue caldo. È vero che il cuore di bue può essere
sostituito con il pesce, ma si tratta di operare una scelta, tra i due
componenti essenziali, caratterizzata esclusivamente da fattori economici.
La nostra formulazione considera come elemento base il cuore di vitello
a carni bianche, cioè appartenente ad animali alimentati per tutta la
loro vita con latte. Le loro carni sono prelibate poiché prive di ferro,
ma tale mancanza dev'essere compensata con l'aggiunta d'altre sostanze
nutritive (per la ricetta vedere il box sottostante).
|
Undici elementi per una ricetta
Ecco come realizzare un pastone da somministrare
ai giovani Discus:
· 2 kg di cuore di vitello minuziosamente sgrassato
e privo del pericardio e dell'endocardio.
· 1 kg di spinaci freschi, notoriamente ricchi di ferro e di carotene,
in loro carenza, vanno benissimo le bietole di pianta piccola.
· 1 kg di zucchine.
· 1 kg di carote, ricchissime di carotene e vitamina A.
· 3 uova freschissime (sia tuorlo sia albume).
· 5 cucchiai da minestra d'olio di fegato di merluzzo, particolarmente
ricco di calcio, fosforo e di vitamina D.
· 4 cucchiai da minestra d'alga spirullna in polvere.
· 200 gr di mangime liofilizzato in scaglie e/o granulato tra
tutti i vari tipi presenti in commercio. L'impiego di tali mangimi
ha lo scopo di abituare il pesce al loro gusto e quindi di accettarlo
senza problemi quando si passerà ad un'alimentazione prevalentemente
di tipo "commerciale".
· 4-5 grossi spicchi d'aglio, per le sue proprietà "terapeutiche"
soprattutto antiparassitarie.
· 6-7 peperoncini piccanti del tipo messicano, tanto per intenderci
quelli di piccola taglia, comunemente chiamati “cornetti”, per
le loro proprietà di regolatori intestinali e della pressione
sanguigna.
· 5 buste di gelatina animale (in fogli, comunemente conosciuta
come colla di pesce, indispensabile per amalgamare il tutto, che
va riposto in buste di nylon per alimenti, e successivamente congelato.
Tutti gli ingredienti, ad eccezione di cuore e d'uova
che restano freschi, è consigliabile cuocerli al vapore per ridurre
al minimo la dispersione In acqua delle rispettive sostanze nutrizionali.
In ogni caso i liquidi di cottura dei vegetali sono utilizzati
per sciogliere a caldo la colta di pesce. Questa ricetta, come
si può notare, è basata su due kg di cuore di vitello. Ne deriva
che gli altri ingredienti si possono variare proporzionalmente
diminuendo o aumentando il quantitativo di carne. Si consiglia
tuttavia di preparare un quantitativo di pastone sufficiente per
evitare che resti nel congelatore per un periodo di tempo non
superiore ai tre mesi. Una parte di questo pastone, opportunamente
omogeneizzata in un frullatore, è destinata ai piccoli discus
quando sono separati dal genitori. Volutamente sono stati trascurati
tra gli ingredienti le cozze, i gamberi e i calamari. L'unico
motivo che li accomuna è relativo alla loro non sempre garantita
freschezza e provenienza, sottolineando poi che i gamberi ed i
calamari non devono assolutamente essere scongelati. Il loro ricongelamento
determina nella successiva fasi di congelazione un aumento della
carica microbica che spesso provoca l’insorgere i patologie spiacevoli.
|
Lo svezzamento dei piccoli
È certamente la fase più critica ed impegnativa di tutta la riproduzione.
Questa comporta una meticolosa osservazione dei riproduttori relativamente
alla formazione del muco parentale. In talune varietà essa si manifesta
con l'ispessimento e lo "scurimento" della livrea dei genitori, in altre
varietà questo cambiamento si verifica, ma non è visibile, creando non
poche difficoltà all'allevatore. In quest'ultimo caso, però, le difficoltà
maggiori le incontrano le larve che, nella critica fase di distacco
dal substrato di schiusa, non ricercano prontamente il corpo dei genitori,
sparpagliandosi per l'intera vasca alla ricerca di qualsiasi oggetto
scuro.
Foto archivio AP.
Il tappo di chiusura del termoriscaldatore diventa il più delle volte
la loro meta preferita, ma, ahimè, senza nutrimento! Malgrado la frenetica
azione di ricerca e di raccolta messa in atto dai premurosi genitori,
che continuano a ributtarseli alternativamente sui propri corpi, queste
piccole larve, il più delle volte, sono destinate a soccombere. L'allevatore
a questo punto non ha altra scelta che quella di trasferire le piccole
larve su un'altra coppia che fungerà da balia e che alleverà senza problemi
la propria prole e quella acquisita. La fase successiva, che orientativamente
va dal decimo al trentesimo giorno di vita, comporta la somministrazione
di naupli di artemia, dosandoli in maniera tale da ridurre al minimo
il rischio di maggior inquinamento dell'acqua. E risaputo che l’artemia
è un nutrimento molto ricco di sostanza organica, che però si deteriora
dopo qualche ora. Per evitare ciò è opportuno somministrare i naupli
in piccole dosi, ma distribuite frequentemente nel tempo (una somministrazione
ogni due ore circa, limitatamente all'arco diurno), asportando prontamente
dal fondo della vasca la parte non utilizzata. In questo modo si ottiene
anche il risultato di cambiare a piccole quantità l'acqua della vasca,
evitando i dannosi cambi abbondanti.
A mano a mano che i piccoli avannotti crescono (raddoppiando la propria
taglia nei primi giorni di nuoto libero), bisognerà incominciare a somministrare
anche il pastoncino omogeneizzato citato in precedenza. Anche in questo
caso la parsimonia è quanto mai necessaria per non dover operare sifonature
del fondo vasca ancora più frequenti di quelle già previste.
Allorché i piccoli Discus avranno raggiunto la taglia di 1,5 cm (coda
compresa) potranno essere separati dai genitori e trasferiti in vasche
con il maggiore volume d'acqua possibile e con caratteristiche chimico-fisiche
pressoché identiche a quelle della vasca di provenienza. Tale taglia
viene raggiunta dagli avannotti in circa 50-60 giorni. In questo periodo
trascorso con i genitori essi avranno modo di acquisire le abitudini
alimentari, apprendere i comportamenti di coppia e rafforzare quella
che è definita "memoria genetica", che tornerà loro utile allorché saranno
a loro volta avviati alla riproduzione.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 16
- gennaio 2000 – della rivista “il mio acquario” il quale ha concesso
tale ripubblicazione.
 |
|
|
Vuoi approfondire? Niente di meglio che un buon libro!
Clicca sulla copertina per entrare in NeoGea. |
|
|
|
|
|
|
|
|
E' assolutamente vietata la riproduzione, anche
parziale, del testo e delle foto presenti in questo articolo, senza
il consenso dell'autore.
|