|
La riproduzione del Betta Splendens non è difficile ed è allo
stesso tempo molto affascinante, sia nella fase dell’accoppiamento
che nelle fasi che accompagnano la crescita degli avannotti.

Betta di un mese di vita che ha riprodotto Stefano Carminucci. Foto
archivio AP.
Direi di iniziare dalla grandezza dell’acquario: l’ideale è una vasca
non necessariamente molto grande(anche 25lt) in cui verranno inseriti
i due riproduttori, piena di nascondigli e piante galleggianti. In alternativa
a queste ultime, potete mettere sul pelo dell’acqua del materiale filtrante
a ciuffi in modo che possa fungere sia da rifugio per gli avannotti
che da sostegno al nido di bolle del maschio. Per quanto riguarda i
valori dell’acqua, i Betta sono pesci molto adattabili anche se è preferibile
allevarli e riprodurli in acque di medio-bassa durezza; io li ho riprodotti
con acqua di rubinetto (pH=8 ; gH=7; kH=8) tagliata al 50% con acqua
osmotica a T= 26-28°. Fate in modo che il getto d’acqua in uscita dal
filtro non sia molto violento in quanto anche la minima turbolenza potrebbe
rovinare il delicato nido di bolle; inoltre la pompa dovrà essere tenuta
al minimo in modo da evitare che gli avannotti vengano risucchiati nel
filtro. Eventuali cambi d’acqua dovranno essere fatti con molta accortezza
ed addirittura evitati se dovessero mettere in pericolo il nido. L’aria
sovrastante l’acquario deve essere calda ed umida: tenete quindi la
vasca ben chiusa soprattutto in inverno.

Foto archivio AP.
Un altro passo importante è la scelta della coppia: è fondamentale
scegliere una femmina non troppo più piccola del compagno e che abbia
l’ovodepositore ben evidente (un puntino bianco vicino all’attaccatura
della pinna anale). Il maschio deve avere colori vivaci e pinne ben
sviluppate e preferibilmente non deve avere più di un anno in quanto
superata questa età i maschi sono molto, troppo aggressivi.
Se veramente volete portare a termine la covata, sconsiglio vivamente
l’introduzione di altri ospiti: in primo luogo perché i betta appena
nati sono molto, ma molto piccoli e costituiscono delle facili prede;
inoltre i genitori sanno essere delle vere e proprie “carogne” con gli
altri pesci. Per capirci meglio, nella vasca da riproduzione avevo introdotto
inizialmente la femmina di betta e un cory; il risultato è stato che
dopo un giorno il corydoras era defunto.... Adesso lo avete capito perché
si chiama “pesce combattente”?
Prima di introdurre la coppia assicuratevi di avere in casa una buona
scorta di Chironomus congelati da somministrare agli adulti per prepararli
all’accoppiamento e uno schiuditoio per artemie per i piccoli appena
nati. Se tutto è pronto, possiamo partire introducendo la femmina in
modo che possa ambientarsi; dopo qualche giorno si può mettere anche
il maschio. Per i primi giorni è necessario tenere i due riproduttori
separati con una lastra trasparente mobile di vetro o materiale plastico.
In questo modo la femmina avrà modo di “prepararsi”; infatti se non
fosse eventualmente pronta per l’accoppiamento potrebbe essere uccisa
dal compagno.
Insomma all’inizio converrà adottare la tattica “guardare ma non toccare”;
a questo punto il maschio, sempre più su di giri, comincerà a costruire
nidi di bolle a più non posso. Quando il nido raggiungerà dimensioni
notevoli (diametro di 5-6cm) si può provare a sollevare il divisorio,
tenendo sempre sotto controllo eventuali comportamenti violenti del
maschio e stando sempre pronti a separare i due piccioncini.
Il maschio corteggerà insistentemente la femmina con una serie morsi
che alla fine si concluderanno con un abbraccio avvolgente proprio sotto
il nido di bolle: in questo momento la femmina depone le uova e contemporaneamente
il maschio le feconda. La fecondazione può avvenire in più riprese e
una volta conclusasi è necessario rimuovere la femmina che presenterebbe
ora solo un elemento di disturbo; sarà infatti il maschio a dedicarsi
alla cura del nido, pulendo le uova e togliendo quelle ammuffite.
Se le prime volte la deposizione non avvenisse o le uova non si schiudessero,
potete sempre riprovare assicurandovi però che la femmina non sia troppo
stressata e in salute.
La schiusa avviene dopo 24-48 ore: i piccoli rimangono inizialmente
attaccati al nido, nutrendosi del sacco vitellino. Il maschio si occupa
amorevolmente di riportarli al nido nel caso si allontanassero troppo.
Vi assicuro che è una scena da non perdere vederlo prendere in bocca
un avannotto e poi riportarlo nel nido; roba da non credere per un pesce
combattente!
Trascorsi 3-4 giorni, quando gli avannotti cominciano ad allontanarsi
sempre più dal nido e a nuotare liberamente, è giunta l’ora di allontanare
anche il maschio che potrebbe a questo punto non riconoscerli più come
figli e mangiarseli.
E’ il momento di nutrire gli avannotti con il cibo vivo (i naupli di
artemia appena schiusi vanno benissimo); non provate a nutrirli con
cibi già preparati perché è tutta fatica sprecata, poiché accettano
solo pappa viva. Organizzatevi in modo da poterli nutrire almeno 3 volte
al giorno; io utilizzavo un siringa alla cui estremità era attaccato
un tubicino di plastica (tipo quelli degli areatori) per indirizzare
i naupli nei pressi dei bettini.
Ho passato ore ed ore ad osservare questi minuscoli esserini avventarsi
sulle prede come dei voraci predatori: uno spettacolo da non perdere.
Gli avannotti dovranno essere nutriti con cibo vivo per i primi 40-50
giorni quando raggiungeranno 5-6mm di lunghezza; potete cominciare a
questo punto ad integrare i naupli con cibi già preparati (liofilizzati
e secchi), tendendo sempre presente che il vivo e anche il congelato
sono i più graditi ed anche i più nutrienti. Dopo circa due mesi, se
la grandezza dell’acquario non è sufficiente, è preferibile trasferire
i Betta in un acquario più grande in quanto maggiore è lo spazio loro
concesso, più sani e forti cresceranno; e poi lo sapete anche voi che
tra fratelli si litiga e figuratevi come si picchiano i bambini del
combattente. I Betta sono pesci resistentissimi anche se non molto longevi
(vivono circa due anni); io ne allevai 17 in un acquarietto di circa
30lt per circa 2 mesi e mezzo e non ne ho perso neanche uno. Purtroppo
sono pesci che non vedono di buon occhio i propri simili e quindi preparatevi
a regalarli ad amici fidati o a riportarli al negoziante.
Comunque il bello di un acquario è bello proprio questo: ogni volta
si può affrontare una nuova sfida e statene certi che se siete dei tipi
determinati supererete ogni ostacolo. La riproduzione è una di quelle
sfide affascinanti ma difficili, impegnative, ma che alla fine vi ripagherà
di tutti gli sforzi profusi.
 |
|
|
Vuoi approfondire? Niente di meglio che un buon libro!
Clicca sulla copertina per entrare in NeoGea. |
|
|
|
|
|
|
|
|
E' assolutamente vietata la riproduzione, anche
parziale, del testo e delle foto presenti in questo articolo, senza
il consenso dell'autore.
|