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17 Maggio 2012
 
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    E' facile affezionarsi ai piccoli "terribili" Ancistrus di Andrea Sassi     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


Molti acquariofili acquistano i loro primo Ancistrus spinti più da un motivo pratico (è un ottimo mangiatore di alghe) che per un fatto di simpatia. In seguito, però, si finisce con l'innamorarsi di questo piccolo ospite che, con discrezione, vive nel nostro acquario. E' pacifico, ma in grado di farsi rispettare e, con un po' di pazienza, facile da far riprodurre.


Foto di A. Mancini.

I grandi fiumi dell'America meridionale, con la loro ricca rete di affluenti, costituiscono un ambiente decisamente unico nel loro genere: dagli immensi bacini dei corsi principali ai piccoli rigagnoli temporanei, creano milioni di differenti nicchie ecologiche abitate da moltissime specie di pesci. Alcune di queste, o perché abitano aree geograficamente ristrette e poco battute dai pescatori o perché sono di difficile cattura, sono state scoperte solo recentemente e quasi sicuramente molte altre sono a noi ancora sconosciute. Tra le nuove specie molte fanno parte della famiglia dei Loricaridi.
Capita sovente di osservare, nelle vasche di qualche negoziante appassionato di questa famiglia, nuove varietà contraddistinte dalla lettera "L" (che sta per Loricariidae), e da un numero che viene stabilito progressivamente in base alla data del primo ritrovamento. Questo metodo è stato adottato per evitare di creare ulteriore confusione all'interno della già complessa classificazione tassonomica, dando tempo ai sistematici di inserire i pesci di recente scoperta nei corretti generi, visto che in passato gli stessi taxa sono stati descritti da autori diversi, utilizzando svariati sinonimi. Così il bellissimo "L 46" conosciuto anche con il nome americano di "Zebra Pleco" è diventato Hypancistrus zebra, oppure "L 18" o "Golden Nugget" oggi fa parte del genere Baryancistrus. Queste classificazioni, anche se, come l'esperienza ci insegna, saranno provvisorie, se non altro vengono effettuate dai sistematici dopo attenti studi morfologici e genetici e non sul campo come spesso succedeva parecchi anni fa. A fianco a queste nuove specie ve ne sono però altre, sempre della famiglia dei Loricaridi, che oramai da molto tempo accompagnano gli acquariofili e appartengono ai generi Ancistrus ed Hypostomus.


Giovane Ancistrus sp. L059 (Rio Negro). Foto di A. Mancini.

Amano le forti correnti e il buio della notte

I Loricaridi occupano un areale molto vasto che a nord parte da Panama e termina a sud in Uruguay, mentre la diffusione specifica può comprendere sia una zona ampia sia talvolta una zona puntiforme. Sono generalmente dulciacquaioli e solo con qualche eccezione vi sono delle specie che vivono in ambienti leggermente salmastri (tra cui alcuni Ancistrus). Prediligono fiumi e torrenti con forti correnti dove vivono nella zona delle sponde, sia tra la vegetazione sia nascosti in cavità o in buche. A seconda della specie, hanno abitudini notturne o crepuscolari. Sono tutti generalmente molto timidi e si riparano velocemente nei loro rifugi al comparire del più piccolo movimento anomalo intorno a loro. Ma sicuramente la caratteristica che li rende per alcuni "animali affascinanti" ed per altri "esseri mostruosi" è la struttura del corpo. Perfettamente adattati agli habitat che frequentano, questi pesci hanno la testa ed il corpo appiattiti nella parte bassa e una bocca parecchio modificata, in grado di attaccarsi come una ventosa ai substrati. Le labbra, infatti, formano un anello, talvolta arricchito con dei tubercoli e delle papille, con una grande capacità adesiva che riescono ad anco-rare il pesce in modo tale da resistere alle forti correnti delle zone in cui vive. Un'altra caratteristica fondamentale della bocca dei Loricaridi è quella di possedere dei particolari denti con i quali raspano la superficie delle rocce, dei legni e della vegetazione per ricavarne il cibo di cui si nutrono. Le pinne hanno il primo raggio molto robusto e talvolta ricco di piccoli uncini. In particolare quelle dorsali e ventrali possono essere, in caso di pericolo, bloccate nella posizione di massima apertura in modo che il pesce possa bloccarsi all'interno delle cavità o divenga un boccone troppo scomodo per animali predatori.
La parte dorsale del corpo e la coda sono coperte da solidi scudi ricoperti da numerosi piccoli dentelli appuntiti che il pesce utilizza come mezzo di difesa e di attacco, sia contro i predatori sia durante i duelli tra i conspecifici. Mentre la parte ventrale, priva di scudi, è molto flessibile e consente al pesce sia di compensare la scarsa elasticità della zona dorsale, evitando in questo modo pericolosi aumenti di pressione sugli organi interni (causati dall'introduzione di cibo o durante le fasi di maturazione delle uova), sia di rafforzare la capacità difensiva dei pesci. Infatti, adattandosi perfettamente alle sconnessioni dei substrati di appoggio, proteggono la parte ventrale del corpo dalla maggior parte dei predatori.

Cirri ramificati sul capo del maschio

Molti acquariofili, infatti, acquistano il loro primo Ancistrus, spinti più da un motivo pratico (è un ottimo mangiatore di alghe) che per un fatto di simpatia. In seguito, però, si finisce con l'innamorarsi di questo piccolo ospite che, con discrezione, vive nel nostro acquario: lo si vede scavare la tana e difenderla dagli intrusi senza arrecare però nessun danno agli altri ospiti. Il genere Ancistrus comprende varie specie, che generalmente non superano la lunghezza di 15 cm. Questo li rende dei pesci particolarmente adatti ad acquari di media grandezza ( 80/100 l).

Le specie più comunemente commercializzate sono Ancistrus dolichopterus ed Ancistrus hoplogenys, a cui se ne affiancano molte altre non ancora determinate tassonomicamente e quindi contraddistinte dal nome commerciale o da una sigla. Benché in questi casi non si disponga il più delle volte di un'ampia bibliografia, il fatto di conoscere almeno la provenienza geografica permette se non altro di definire le principali condizioni chimico-fisiche dell'acqua del luogo di origine. Il dimorfismo sessuale negli Ancistrus è generalmente evidenziato dalla presenza, sulla testa dei maschi, di cirri che tuttavia in alcune specie (p.e. Ancistrus ranunculus) possono essere presenti anche sulle femmine (sia pure in quantità minore rispetto ai maschi e quasi mai ramificati). La livrea non è mai ricca di colori sgargianti o di grandi contrasti ma è generalmente molto mimetica con tonalità che variano dal marrone al nero, con una colorazione uniforme, marmorizzata o punteggiata. In Ancistrus dolichopterus il colore di base è il marrone che può essere, a seconda della provenienza geografica, più o meno chiazzato di un marrone chiaro, talvolta tendente addirittura al giallo-oro. Il dimorfismo sessuale è molto evidente: i maschi, oltre ad avere numerosi cirri ramificati, hanno la testa molto più larga delle femmine ed il corpo più slanciato; le femmine con pochissimi cirri sul capo sono più grandi di taglia e si presentano con la zona ventrale più ingrossata. Alcune volte, se si ha la fortuna di osservarne una appoggiata al vetro frontale della vasca, può anche capitare di intravedere, attraverso il sottile e quasi trasparente epitelio ventrale (privo di scudi ossei), le uova di colore arancione nella loro ultima fase di maturazione. Meno evidente è il dimorfismo sessuale in Ancistrus hoplogenys, poiché in questo caso anche le femmine sono fornite, specialmente ai margini, di numerosi cirri che però per numero e per dimensione risultano essere sempre inferiori rispetto ai maschi adulti della loro specie. La livrea è costituita da un mantello base di colore marrone scuro che, in alcuni casi, può risultare anche nero con numerosi piccoli puntini bianchi su tutto il corpo e le pinne. Talvolta, in alcuni esemplari, il margine della pinna dorsale e della caudale presentano una colorazione bianco candido tale da far ritenere ad alcuni autori che possano appartenere ad un'altra specie. Entrambe gradiscono un'acqua leggermente acida (pH 6,3/6.8) con una durezza che può oscillare tra i 5 e i 10° dGH ed una temperatura di 28° C.

Dieta vegetariana e legno di torbiera

È molto importante mantenere bassa la concentrazione dei nitrati, eseguendo dei frequenti cambi dell'acqua, perché ai nitrati questi pesci sono particolarmente sensibili. Sono generalmente vegetariani e si nutrono sostanzialmente delle alghe che crescono sugli arredi e sulle foglie delle piante. Con il loro particolare apparato boccale, dotato di piccoli denti, "raspano" instancabilmente tutte le superfici presenti nell'acquario alla ricerca di cibo, senza disdegnare di nutrirsi anche dei piccoli microrganismi che vivono tra le alghe e che forniscono a questi pesci un'importante apporto di proteine di origine animale.


Foto di A. Mancini.

E' necessario, qualora si voglia ospitare un Ancistrus all'interno del nostro acquario, introdurre anche un pezzo di legno di torbiera che possa fungere sia da nascondiglio (specialmente se è ricco di cavità) sia da alimento. Infatti questi pesci sono in grado di nutrirsi della lignina di cui è composto e nel contempo lo manterranno sempre pulito e privo di incrostazioni.


Foto di A. Mancini.

La somministrazione del cibo in acquario dovrà avvenire principalmente di sera, dopo lo spegnimento della luce, poiché questi pesci sono generalmente notturni e, a causa della concorrenza alimentare di altre specie, rischierebbero di non alimentarsi a sufficienza durante il giorno. Sono particolarmente indicati come cibo principale gli alimenti composti in pastiglia a base vegetale con una somministrazione settimanale di granuli affondanti (ottimi quelli per i Discus) che arricchiranno la dieta con proteine animali. Consigliabile è integrare sia con dei piccoli pezzi di zucchina scottata in acqua bollente (senza sale!) sia con delle larve di chironomidi surgelate. Talvolta, durante la ricerca di cibo con il loro particolare appa rato boccale, possono danneggiare la delicata lamina fogliare di alcune piante, specialmente del genere Echinodorus, portando alla morte della foglia, che inizialmente apparirà come abrasa per poi marcire nelle zone maggiormente ferite, dove rimarranno in vista solo le nervature.


Foto archivio AP.

Questo inconveniente spesso è sintomo di una scarsa alimentazione e può quindi essere risolto aumentando sia la qualità che la quantità di cibo. Talvolta però si può incappare in soggetti, specialmente quelli di cattura, che apprezzano in particolar modo queste piante ed in questo caso la soluzione migliore resta quella di scegliere piante poco gradite al loro palato. Come materiale di fondo è meglio utilizzare della sabbia di piccola granulometria, poiché questi pesci amano scavare sotto i sassi o le radici delle piccole fosse che utilizzeranno come nascondigli e talvolta anche come siti riproduttivi. La riproduzione di Ancistrus dolichopterus è abbastanza semplice e talvolta, se le condizioni generali lo permettono, può avvenire anche in acquari di comunità. È consigliabile acquistare, nel caso che si abbia già una coppia, un gruppo di sei giovani esemplari che già verso il loro primo anno di vita potranno essere distinti a seconda del sesso. I maschi, infatti, soprattutto quando vanno in amore, sviluppano notevolmente (sia in dimensione sia nel numero) i cirri del capo. Si ritiene che queste strutture siano in grado di riconoscere sia gli odori che la velocità delle correnti e che quindi, oltre ad avere una funzione durante la parata nuziale, siano utilizzati dal maschio per individuare il punto più adatto alla deposizione delle uova.

L'acqua più fredda stimola la riproduzione

Scelta la coppia, si allestirà una vasca di 60 l circa, dotata di un piccolo filtro a spugna ed arredata con un pezzo di legno di torbiera che fungerà da nascondiglio alla femmina dopo la riproduzione, e priva di sabbia. Come punto di deposizione delle uova possiamo inserire dei vasetti di terracotta oppure dei tubi di PVC chiusi da un lato del diametro interno di 5 cm circa. Una volta avviata la vasca,introdurremo la coppia oppure, se siamo certi di avere delle altre femmine, possiamo introdurle tutte insieme al maschio di modo che sia lui a scegliere la compagna più pronta alla riproduzione. Per la prima settimana si somministreranno dei cibi composti di ottima qualità e ricchi di vitamine, alternandoli a cibi freschi (zucchine e spinaci bolliti e larve di Chironomus) sifonando il fondo dell'acquario il più spesso possibile. Si procederà anche ad effettuare dei cambi d'acqua nell'ordine di due terzi del volume della vasca con acqua preparata in precedenza che abbia gli stessi valori chimici, ma una temperatura inferiore di due o tre gradi. Questo leggero sbalzo termico stimolerà sia il maschio che la femmina alla riproduzione così come accade in natura, quando le grandi pioggie che seguono la stagione secca portano i pesci a riprodursi.
Il maschio andrà in cerca della compagna e inizierà a corteggiarla ponendosi di fronte a lei ed estendendo la pinna dorsale. Una volta scelto il luogo della riproduzione lo pulirà accuratamente, eliminando tutti i detriti che potrebbero compromettere lo sviluppo delle uova. La femmina entrerà nella cavità prescelta e deporrà, in una sola volta, il grappolo di uova. A questo punto il maschio la farà allontanare e feconderà la covata, che rimarrà sotto la sua custodia fino alla schiusa. Le uova, in un numero che può variare da 150 a 200, sono di un bei colore arancione ed hanno un diametro di circa 2,5 mm. Il maschio si posizionerà all'entrata della cavità e, muovendo in continuazione le pinne ventrali, manterrà le uova sempre in corrente. Chiunque si avvicini al nido, compresa la compagna, verrà immediatamente scacciato dal maschio che si opporrà anche a pesci di maggiore dimensione sfruttando la sua corazza ricca di piccoli uncini come arma da offesa.
Dopo 5 giorni circa si potrà osservare, avvenuta la schiusa delle uova, la nascita delle piccole larve che, fornite di un grosso sacco vitellino, rimarranno appese a grappolo ancora per una settimana circa. Quando i piccoli avannotti, dotati di una colorazione marmorizzata diversa da quella dei genitori, inizieranno a perlustrare le zone circostanti al nido alla ricerca di cibo, allora sarà il momento di allontanare i genitori. Come prima alimentazione è cosigliabile somministrare la buccia delle zucchine fatte scottare in acqua bollente. Questo perché la parte interna non viene mangiata volentieri dagli avannotti e quindi se viene lasciata all'interno dell'acquario potrebbe alterare rapidamente le condizioni dell'acqua. In aggiunta somministreremo anche dei naupli appena schiusi di Artemia salina e verso il decimo giorno inizieremo ad alimentarli anche con cibi secchi composti. Sarà molto importante eseguire dei cambi frequenti di acqua per garantire ai piccoli una crescita sana. Nei primi 15 giorni gli avannotti raddoppieranno le dimensioni per poi avere uno sviluppo più lento a partire dal loro secondo mese di vita.

Bibliografia:

- U. Baensch: "Pesci di mille colori" Tetra verlag, Melle (Ger.)
- AA.VV: "Il grande libro dell'acquario" (1982) - Rizzoli Editore, Milano.
- W. E. Burgess: "Freshwater and Marine Catfishes" (1985) - Tropical Fish Hobbyist Publication.
- U. Glaser se./W. Glaser: "Loricaridae all L" (1995) - number. Aqualog, Verlag A.C.S. GmbH.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 14 - Novembre 1999 - della rivista “il mio acquario” la quale ha concesso tale ripubblicazione.

 

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