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Molti acquariofili acquistano i loro primo Ancistrus spinti
più da un motivo pratico (è un ottimo mangiatore di alghe)
che per un fatto di simpatia. In seguito, però, si finisce
con l'innamorarsi di questo piccolo ospite che, con discrezione,
vive nel nostro acquario. E' pacifico, ma in grado di farsi
rispettare e, con un po' di pazienza, facile da far riprodurre.

Foto di A. Mancini.
I grandi fiumi dell'America meridionale, con la loro ricca rete di
affluenti, costituiscono un ambiente decisamente unico nel loro genere:
dagli immensi bacini dei corsi principali ai piccoli rigagnoli temporanei,
creano milioni di differenti nicchie ecologiche abitate da moltissime
specie di pesci. Alcune di queste, o perché abitano aree geograficamente
ristrette e poco battute dai pescatori o perché sono di difficile cattura,
sono state scoperte solo recentemente e quasi sicuramente molte altre
sono a noi ancora sconosciute. Tra le nuove specie molte fanno parte
della famiglia dei Loricaridi.
Capita sovente di osservare, nelle vasche di qualche negoziante appassionato
di questa famiglia, nuove varietà contraddistinte dalla lettera "L"
(che sta per Loricariidae), e da un numero che viene stabilito progressivamente
in base alla data del primo ritrovamento. Questo metodo è stato adottato
per evitare di creare ulteriore confusione all'interno della già complessa
classificazione tassonomica, dando tempo ai sistematici di inserire
i pesci di recente scoperta nei corretti generi, visto che in passato
gli stessi taxa sono stati descritti da autori diversi, utilizzando
svariati sinonimi. Così il bellissimo "L 46" conosciuto anche con il
nome americano di "Zebra Pleco" è diventato Hypancistrus zebra, oppure
"L 18" o "Golden Nugget" oggi fa parte del genere Baryancistrus. Queste
classificazioni, anche se, come l'esperienza ci insegna, saranno provvisorie,
se non altro vengono effettuate dai sistematici dopo attenti studi morfologici
e genetici e non sul campo come spesso succedeva parecchi anni fa. A
fianco a queste nuove specie ve ne sono però altre, sempre della famiglia
dei Loricaridi, che oramai da molto tempo accompagnano gli acquariofili
e appartengono ai generi Ancistrus ed Hypostomus.

Giovane Ancistrus sp. L059 (Rio Negro). Foto di A. Mancini.
Amano le forti correnti e il buio della notte
I Loricaridi occupano un areale molto vasto che a nord parte da Panama
e termina a sud in Uruguay, mentre la diffusione specifica può comprendere
sia una zona ampia sia talvolta una zona puntiforme. Sono generalmente
dulciacquaioli e solo con qualche eccezione vi sono delle specie che
vivono in ambienti leggermente salmastri (tra cui alcuni Ancistrus).
Prediligono fiumi e torrenti con forti correnti dove vivono nella zona
delle sponde, sia tra la vegetazione sia nascosti in cavità o in buche.
A seconda della specie, hanno abitudini notturne o crepuscolari. Sono
tutti generalmente molto timidi e si riparano velocemente nei loro rifugi
al comparire del più piccolo movimento anomalo intorno a loro. Ma sicuramente
la caratteristica che li rende per alcuni "animali affascinanti" ed
per altri "esseri mostruosi" è la struttura del corpo. Perfettamente
adattati agli habitat che frequentano, questi pesci hanno la testa ed
il corpo appiattiti nella parte bassa e una bocca parecchio modificata,
in grado di attaccarsi come una ventosa ai substrati. Le labbra, infatti,
formano un anello, talvolta arricchito con dei tubercoli e delle papille,
con una grande capacità adesiva che riescono ad anco-rare il pesce in
modo tale da resistere alle forti correnti delle zone in cui vive. Un'altra
caratteristica fondamentale della bocca dei Loricaridi è quella di possedere
dei particolari denti con i quali raspano la superficie delle rocce,
dei legni e della vegetazione per ricavarne il cibo di cui si nutrono.
Le pinne hanno il primo raggio molto robusto e talvolta ricco di piccoli
uncini. In particolare quelle dorsali e ventrali possono essere, in
caso di pericolo, bloccate nella posizione di massima apertura in modo
che il pesce possa bloccarsi all'interno delle cavità o divenga un boccone
troppo scomodo per animali predatori.
La parte dorsale del corpo e la coda sono coperte da solidi scudi ricoperti
da numerosi piccoli dentelli appuntiti che il pesce utilizza come mezzo
di difesa e di attacco, sia contro i predatori sia durante i duelli
tra i conspecifici. Mentre la parte ventrale, priva di scudi, è molto
flessibile e consente al pesce sia di compensare la scarsa elasticità
della zona dorsale, evitando in questo modo pericolosi aumenti di pressione
sugli organi interni (causati dall'introduzione di cibo o durante le
fasi di maturazione delle uova), sia di rafforzare la capacità difensiva
dei pesci. Infatti, adattandosi perfettamente alle sconnessioni dei
substrati di appoggio, proteggono la parte ventrale del corpo dalla
maggior parte dei predatori.
Cirri ramificati sul capo del maschio
Molti acquariofili, infatti, acquistano il loro primo Ancistrus, spinti
più da un motivo pratico (è un ottimo mangiatore di alghe) che per un
fatto di simpatia. In seguito, però, si finisce con l'innamorarsi di
questo piccolo ospite che, con discrezione, vive nel nostro acquario:
lo si vede scavare la tana e difenderla dagli intrusi senza arrecare
però nessun danno agli altri ospiti. Il genere Ancistrus comprende varie
specie, che generalmente non superano la lunghezza di 15 cm. Questo
li rende dei pesci particolarmente adatti ad acquari di media grandezza
( 80/100 l).

Le specie più comunemente commercializzate sono Ancistrus dolichopterus
ed Ancistrus hoplogenys, a cui se ne affiancano molte altre non ancora
determinate tassonomicamente e quindi contraddistinte dal nome commerciale
o da una sigla. Benché in questi casi non si disponga il più delle volte
di un'ampia bibliografia, il fatto di conoscere almeno la provenienza
geografica permette se non altro di definire le principali condizioni
chimico-fisiche dell'acqua del luogo di origine. Il dimorfismo sessuale
negli Ancistrus è generalmente evidenziato dalla presenza, sulla testa
dei maschi, di cirri che tuttavia in alcune specie (p.e. Ancistrus ranunculus)
possono essere presenti anche sulle femmine (sia pure in quantità minore
rispetto ai maschi e quasi mai ramificati). La livrea non è mai ricca
di colori sgargianti o di grandi contrasti ma è generalmente molto mimetica
con tonalità che variano dal marrone al nero, con una colorazione uniforme,
marmorizzata o punteggiata. In Ancistrus dolichopterus il colore di
base è il marrone che può essere, a seconda della provenienza geografica,
più o meno chiazzato di un marrone chiaro, talvolta tendente addirittura
al giallo-oro. Il dimorfismo sessuale è molto evidente: i maschi, oltre
ad avere numerosi cirri ramificati, hanno la testa molto più larga delle
femmine ed il corpo più slanciato; le femmine con pochissimi cirri sul
capo sono più grandi di taglia e si presentano con la zona ventrale
più ingrossata. Alcune volte, se si ha la fortuna di osservarne una
appoggiata al vetro frontale della vasca, può anche capitare di intravedere,
attraverso il sottile e quasi trasparente epitelio ventrale (privo di
scudi ossei), le uova di colore arancione nella loro ultima fase di
maturazione. Meno evidente è il dimorfismo sessuale in Ancistrus hoplogenys,
poiché in questo caso anche le femmine sono fornite, specialmente ai
margini, di numerosi cirri che però per numero e per dimensione risultano
essere sempre inferiori rispetto ai maschi adulti della loro specie.
La livrea è costituita da un mantello base di colore marrone scuro che,
in alcuni casi, può risultare anche nero con numerosi piccoli puntini
bianchi su tutto il corpo e le pinne. Talvolta, in alcuni esemplari,
il margine della pinna dorsale e della caudale presentano una colorazione
bianco candido tale da far ritenere ad alcuni autori che possano appartenere
ad un'altra specie. Entrambe gradiscono un'acqua leggermente acida (pH
6,3/6.8) con una durezza che può oscillare tra i 5 e i 10° dGH ed una
temperatura di 28° C.
Dieta vegetariana e legno di torbiera
È molto importante mantenere bassa la concentrazione dei nitrati, eseguendo
dei frequenti cambi dell'acqua, perché ai nitrati questi pesci sono
particolarmente sensibili. Sono generalmente vegetariani e si nutrono
sostanzialmente delle alghe che crescono sugli arredi e sulle foglie
delle piante. Con il loro particolare apparato boccale, dotato di piccoli
denti, "raspano" instancabilmente tutte le superfici presenti nell'acquario
alla ricerca di cibo, senza disdegnare di nutrirsi anche dei piccoli
microrganismi che vivono tra le alghe e che forniscono a questi pesci
un'importante apporto di proteine di origine animale.

Foto di A. Mancini.
E' necessario, qualora si voglia ospitare un Ancistrus all'interno
del nostro acquario, introdurre anche un pezzo di legno di torbiera
che possa fungere sia da nascondiglio (specialmente se è ricco di cavità)
sia da alimento. Infatti questi pesci sono in grado di nutrirsi della
lignina di cui è composto e nel contempo lo manterranno sempre pulito
e privo di incrostazioni.

Foto di A. Mancini.
La somministrazione del cibo in acquario dovrà avvenire principalmente
di sera, dopo lo spegnimento della luce, poiché questi pesci sono generalmente
notturni e, a causa della concorrenza alimentare di altre specie, rischierebbero
di non alimentarsi a sufficienza durante il giorno. Sono particolarmente
indicati come cibo principale gli alimenti composti in pastiglia a base
vegetale con una somministrazione settimanale di granuli affondanti
(ottimi quelli per i Discus) che arricchiranno la dieta con proteine
animali. Consigliabile è integrare sia con dei piccoli pezzi di zucchina
scottata in acqua bollente (senza sale!) sia con delle larve di chironomidi
surgelate. Talvolta, durante la ricerca di cibo con il loro particolare
appa rato boccale, possono danneggiare la delicata lamina fogliare di
alcune piante, specialmente del genere Echinodorus, portando alla morte
della foglia, che inizialmente apparirà come abrasa per poi marcire
nelle zone maggiormente ferite, dove rimarranno in vista solo le nervature.

Foto archivio AP.
Questo inconveniente spesso è sintomo di una scarsa alimentazione
e può quindi essere risolto aumentando sia la qualità che la quantità
di cibo. Talvolta però si può incappare in soggetti, specialmente quelli
di cattura, che apprezzano in particolar modo queste piante ed in questo
caso la soluzione migliore resta quella di scegliere piante poco gradite
al loro palato. Come materiale di fondo è meglio utilizzare della sabbia
di piccola granulometria, poiché questi pesci amano scavare sotto i
sassi o le radici delle piccole fosse che utilizzeranno come nascondigli
e talvolta anche come siti riproduttivi. La riproduzione di Ancistrus
dolichopterus è abbastanza semplice e talvolta, se le condizioni generali
lo permettono, può avvenire anche in acquari di comunità. È consigliabile
acquistare, nel caso che si abbia già una coppia, un gruppo di sei giovani
esemplari che già verso il loro primo anno di vita potranno essere distinti
a seconda del sesso. I maschi, infatti, soprattutto quando vanno in
amore, sviluppano notevolmente (sia in dimensione sia nel numero) i
cirri del capo. Si ritiene che queste strutture siano in grado di riconoscere
sia gli odori che la velocità delle correnti e che quindi, oltre ad
avere una funzione durante la parata nuziale, siano utilizzati dal maschio
per individuare il punto più adatto alla deposizione delle uova.
L'acqua più fredda stimola la riproduzione
Scelta la coppia, si allestirà una vasca di 60 l circa, dotata di un
piccolo filtro a spugna ed arredata con un pezzo di legno di torbiera
che fungerà da nascondiglio alla femmina dopo la riproduzione, e priva
di sabbia. Come punto di deposizione delle uova possiamo inserire dei
vasetti di terracotta oppure dei tubi di PVC chiusi da un lato del diametro
interno di 5 cm circa. Una volta avviata la vasca,introdurremo la coppia
oppure, se siamo certi di avere delle altre femmine, possiamo introdurle
tutte insieme al maschio di modo che sia lui a scegliere la compagna
più pronta alla riproduzione. Per la prima settimana si somministreranno
dei cibi composti di ottima qualità e ricchi di vitamine, alternandoli
a cibi freschi (zucchine e spinaci bolliti e larve di Chironomus) sifonando
il fondo dell'acquario il più spesso possibile. Si procederà anche ad
effettuare dei cambi d'acqua nell'ordine di due terzi del volume della
vasca con acqua preparata in precedenza che abbia gli stessi valori
chimici, ma una temperatura inferiore di due o tre gradi. Questo leggero
sbalzo termico stimolerà sia il maschio che la femmina alla riproduzione
così come accade in natura, quando le grandi pioggie che seguono la
stagione secca portano i pesci a riprodursi.
Il maschio andrà in cerca della compagna e inizierà a corteggiarla ponendosi
di fronte a lei ed estendendo la pinna dorsale. Una volta scelto il
luogo della riproduzione lo pulirà accuratamente, eliminando tutti i
detriti che potrebbero compromettere lo sviluppo delle uova. La femmina
entrerà nella cavità prescelta e deporrà, in una sola volta, il grappolo
di uova. A questo punto il maschio la farà allontanare e feconderà la
covata, che rimarrà sotto la sua custodia fino alla schiusa. Le uova,
in un numero che può variare da 150 a 200, sono di un bei colore arancione
ed hanno un diametro di circa 2,5 mm. Il maschio si posizionerà all'entrata
della cavità e, muovendo in continuazione le pinne ventrali, manterrà
le uova sempre in corrente. Chiunque si avvicini al nido, compresa la
compagna, verrà immediatamente scacciato dal maschio che si opporrà
anche a pesci di maggiore dimensione sfruttando la sua corazza ricca
di piccoli uncini come arma da offesa.
Dopo 5 giorni circa si potrà osservare, avvenuta la schiusa delle uova,
la nascita delle piccole larve che, fornite di un grosso sacco vitellino,
rimarranno appese a grappolo ancora per una settimana circa. Quando
i piccoli avannotti, dotati di una colorazione marmorizzata diversa
da quella dei genitori, inizieranno a perlustrare le zone circostanti
al nido alla ricerca di cibo, allora sarà il momento di allontanare
i genitori. Come prima alimentazione è cosigliabile somministrare la
buccia delle zucchine fatte scottare in acqua bollente. Questo perché
la parte interna non viene mangiata volentieri dagli avannotti e quindi
se viene lasciata all'interno dell'acquario potrebbe alterare rapidamente
le condizioni dell'acqua. In aggiunta somministreremo anche dei naupli
appena schiusi di Artemia salina e verso il decimo giorno inizieremo
ad alimentarli anche con cibi secchi composti. Sarà molto importante
eseguire dei cambi frequenti di acqua per garantire ai piccoli una crescita
sana. Nei primi 15 giorni gli avannotti raddoppieranno le dimensioni
per poi avere uno sviluppo più lento a partire dal loro secondo mese
di vita.
Bibliografia:
- U. Baensch: "Pesci di mille colori" Tetra verlag, Melle (Ger.)
- AA.VV: "Il grande libro dell'acquario" (1982) - Rizzoli Editore, Milano.
- W. E. Burgess: "Freshwater and Marine Catfishes" (1985) - Tropical
Fish Hobbyist Publication.
- U. Glaser se./W. Glaser: "Loricaridae all L" (1995) - number. Aqualog,
Verlag A.C.S. GmbH.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 14
- Novembre 1999 - della rivista “il mio acquario” la quale ha concesso
tale ripubblicazione.
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