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AcquaPortal desidera ringraziare vivamente l'autore per aver
permesso questa pubblicazione.

Un maschio di un Ancistrus albino "giallo uniforme".
Alcune persone che mi vengono a trovare storcono un po' il naso quando
nel mio acquario vedono degli Ancistrus e scherzando mi chiedono: "sono
morti?". Altri invece si entusiasmano per tali pesci e vorrebbero allevare
anche loro questi Siluriformi. Si sa che dei gusti non si dovrebbe discutere
e così ormai la vedo anch'io. Perché? Leggete voi stessi!
Quando alcuni anni fa l'esperto di Siluriformi dr. H.-J. FRANKE, purtroppo
scomparso prematuramente, mi chiese se volevo fornire un articolo per
uno dei suoi progetti, non immaginavo ancora che l'argomento da me scelto
avrebbe toccato nel vivo molti appassionati. Il mio articolo sui "Siluriformi
albini" (EVERS, 1992) provocò l'invio di numerose lettere: in particolare,
una specie menzionata nell'articolo, per l'appunto l'Ancistrus sp. albino,
improvvisamente salì al primo posto negli elenchi dei pesci ricercati
dagli appassionati di Siluriformi. Nel frattempo siamo tutti invecchiati
di qualche anno e in fatto di Ancistrus albini sappiamo molto di più.
Ritengo sia giunto il momento di un consuntivo e soprattutto di fornire
informazioni dettagliate sulla riproduzione.

Nella famiglia dei Loricaridi (Loricariidae) esistono diverse forme
cromatiche. Qui un Ancistrus albino "giallo uniforme" insieme a un Siluriforme
di un genere ancistrini ancora sconosciuto proveniente dal Rio Tapajos,
in Brasile.
Il nome specifico
La fiaba degli abiti dell'imperatore è una delle mie preferite e il
paragone "calza" piuttosto bene. Come faccio a sapere come si chiama
il pesce se non presenta alcuna livrea? Persino per gli Ancistrus dalla
livrea normale, noti in alcuni Paesi con il nome comune generico di
"Loricaridi blu", è difficile fornire il nome corretto della specie.
Si può piuttosto supporre che si tratti di diverse specie raggruppate
sotto lo stesso nome comune. Questo vale ancor più per gli esemplari
albini. Allora è preferibile rendersi la vita più facile possibile e
chiamare la specie Ancistrus sp. "Albino". La specie? Purtroppo no,
perché esistono almeno due diverse specie di cui negli acquari degli
appassionati nuota una forma di allevamento (?) albina. Innanzi tutto
abbiamo la specie da me presentata a suo tempo (EVERS, 1992), che raggiunge
una lunghezza totale di circa 10 cm. I maschi portano una "barba" più
volte ramificata e su un colore di fondo giallo carico, talvolta bianco,
si riconoscono, distribuiti su tutto il corpo, dei punti lucenti che
risaltano in maniera netta. Questi punti si notano anche nei "Loricaridi
blu" dalla livrea normale ed è lecito supporre che questa forma albina
forse derivi da quei pesci che ormai da tanto tempo alleviamo in acquario.
In assenza del pigmento del corpo, osservando il pesce dall'alto si
vedono gli organi interni color rosso sangue per trasparenza attraverso
le placche ossee appena dietro il capo. Ricevetti i miei primi esemplari
nel 1991 da Joachim ZEESE di Lipsia. ZEESE aveva all'epoca ottenuto
questi pesci come presunti esemplari selvatici dal grossista "Zoologica"
di Berlino est, riuscendo anche a riprodurli. Allora la "colorazione"
arancio-gialla dei pesci, e in particolare la "macchia" rossa dietro
la testa, mi entusiasmò. Questa caratteristica si nota anche nella seconda
specie, che diventa più grande. Dei cosiddetti "giallo uniforme" ho
già visto maschi con una lunghezza totale di 14 cm. Questi vecchi e
imponenti esemplari presentavano sulla testa delle escrescenze molto
pronunciate, ramificate una sola volta. Ma la caratteristica distintiva
più evidente rispetto alla prima specie è l'assenza dei punti lucenti.
Solo a volte si vedono appena scintillare dei lievi punti di questo
tipo, soprattutto nella parte anteriore del corpo, ma di solito non
si riescono a distinguere.
Fin qui tutto bene, ma non basta. Il carosello dell'isteria per gli
albini" ricevette nuovo slancio quando dal Paraguay venne importato
un maschio somigliante sì ai noti "giallo uniforme", ma con una differenza
determinante: aveva gli occhi neri. Si trattava quindi di una forma
xantocroica di un Ancistrus sp. HOLOTA (1993) all'epoca evidentemente
ricevette soltanto un maschio, ma col tempo devono essere comparsi sulla
scena altri esemplari, perché ben presto cominciarono a essere disponibili
in commercio a prezzi elevati i primi esemplari di riproduzione.

Ancistrus sp. Esemplare giovane della più attraente variante xantocroica.
Certamente appare spropositata la richiesta di un allevatore professionista,
che per il resto si occupa soltanto di Ciclidi del Tanganica e del Malawi,
il quale offrì a un mio conoscente una "coppia di riproduttori" di questa
forma al prezzo di 1500 marchi (circa 1,5 milioni di lire)! Di fronte
a simili eventi dobbiamo ridere o piangere?
Un'altra forma xantocroica, a cui non è ancora stato attribuito un codice
L, continua (ciò nonostante?) ad avere un sorprendente successo nel
nostro hobby, aumentando i guadagni di chi ha piacere a trarne profitto.
Questa forma xantocroica di Ancistrus sp. ha un colore di fondo quasi
arancio, se nutrita esclusivamente con Artemia. Resta un po' più piccola
di L 144 ed è sempre molto più attraente di quest'ultimo, che a volte
ha una livrea piuttosto spenta. Succede regolarmente che in mezzo alla
prole degli xantocroici più piccoli compaiano esemplari il cui corpo
in parte mostra una pigmentazione scura. Il caso più appariscente è
probabilmente quello del pesce giallo citato da PAUL (1997), che possiede
una pinna caudale quasi completamente scura.
Come piccolo "bis", verso la metà degli anni Novanta comparve sul mercato
anche un Loricaride con una graziosa marezzatura, che prese il nome
di Ancistrus sp. "Tartaruga".

Maschio adulto di Ancistrus sp. "Tartaruga".
Questa specie è molto facile da riprodurre e anch'essa ha suscitato
grande interesse nel nostro hobby. Ancistrus sp. "Tartaruga" raggiunge
appena una lunghezza di circa 10 cm e purtroppo con l'età perde un po'
la bella livrea marezzata, scurendosi. Gli esemplari giovani di 3-5
cm che si trovano in commercio sono invece degli ospiti attraenti.

Gli esemplari giovani di questa specie sono molto più belli, con
un'elevata componente color arancio.
Sull'origine di questa forma, se si tratti di una forma di allevamento
oppure di pesci d'importazione, non si sa nulla.
Esigenze per l'allevamento
Tutte le specie citate non sono propriamente difficili da allevare
e una volta acclimatate non creano pressoché alcun problema. Questo
va a beneficio soprattutto di chi inizia ad appassionarsi di Siluriformi.
Gli esemplari selvatici delle ricercate forme L, dalla livrea appariscente,
sono invece tutt'altro che consigliabili per il principiante, richiedendo
nella maggior parte dei casi una mano piuttosto esperta. Gli albini
in casa mia sono un tormentone. Mia moglie apprezza davvero tanto questi
animali privi di pigmenti e così da molti anni nel mio impianto nuotano
gli albini più disparati. Se in passato, per diversi anni, sono stati
gli Xenopus laevis albini ad affascinare moltissimo mia moglie, qualche
anno fa sono riuscito a convincerla a passare agli Ancistrus. Gli Xenopus
proprio non sono di mio gradimento, mentre con i Siluriformi la mia
tolleranza è decisamente maggiore!
Gli Ancistrus albini non si comportano diversamente dai loro parenti
colorati in modo normale. I maschi adulti sono sempre coinvolti in qualche
scaramuccia, ragion per cui non si dovrebbero impiegare vasche troppo
piccole se si vuole tenere più di un maschio. Per un acquario con una
base di 100x50 cm di solito è indicato un gruppo composto da un maschio
e due o tre femmine. Altri maschi vengono sì tollerati senza che si
verifichino lotte a loro danno, tuttavia in simili acquari la riproduzione
riesce solo sporadicamente, poiché i maschi non trovano pace e litigano
in continuazione tra di loro. Attualmente allevo un maschio insieme
a tre femmine, in compagnia di altri pesci, in un acquario con una base
di 180x25 cm e non ho alcun problema. Una sola coppia si può ospitare
già in un acquario di 60 l e qui potrà avvenire anche la deposizione.
Di regola però andrebbero impiegate vasche più grandi.

La femmina partner dell'esemplare della foto proposta all'inizio
dell'articolo, a cui mancano le appendici sul capo.
Gli Ancistrus necessitano di molti nascondigli sotto forma di pietre
sovrapposte, di gusci di noci di cocco e soprattutto di legni. Il legno
viene rosicchiato incessantemente ed è probabile che sue minuscole particelle
finiscano in continuazione nel tratto gastrointestinale dei Loricaridi.
Ogni allevatore di questi pesci potrà comunque confermare che i legni
di torbiera e simili immessi in acquario col tempo si riducono di volume
e in casi estremi vengono in breve consumati fino a diventare sottilissimi.
Lo stesso vale per le canne di bambù, che amo usare come cavità di deposizione
per gli Ancistrus.

Primo piano di un maschio di Ancistrus albino appeso davanti alla
sua cavità di deposizione, in questo caso una canna di bambù chiusa
da un lato.
Dopo 2-3 anni le pareti delle canne sono sottilissime e devo procurami
del bambù nuovo. Oltre a tutti i comuni mangimi secchi o in granuli,
viene accettato particolarmente volentieri il cibo in compresse. Queste
scendono rapidamente sul fondo e presto vengono "prese in consegna"
dagli Ancistrus, che si affrettano a uscire dai loro nascondigli per
roderle con energia, alzando un bel "polverone". Pulci d'acqua e Cyclops
congelati o vivi, larve rosse di zanzara, Mysis e Gammarus contribuiscono
a un'alimentazione bilanciata, che richiede un'integrazione con sostanze
vegetali. A tale scopo sono indicati i mangimi in scaglie e in compresse
specifici, come pure piselli, cavoletti di Bruxelles, spinaci e lattuga;
quest'ultima è il cibo meno indicato per via dei composti azotati che
contiene. Ma si possono somministrare anche altre verdure: cavoli, rape
crude, patate crude, carote, zucchine e tanto altro vengono avidamente
sgranocchiati e scompaiono lentamente ma inesorabilmente nelle grandi
bocche a ventosa. Così i Siluriformi trovano un'occupazione, durante
la quale si lasciano osservare a lungo dall'acquariofilo; questi noterà
così ben presto quando si preannunciano novità.
La riproduzione
L'elevato fabbisogno di cibo comporta un'intensa attività metabolica
e quindi si consiglia di cambiare ogni settimana circa un terzo dell'acqua.
Una potente pompa di circolazione dovrebbe anche creare una forte corrente:
allora questi Siluriformi, a una temperatura dell'acqua di 25-28 °C,
si sentiranno perfettamente a loro agio e ben presto le femmine produrranno
uova. I maschi adulti non ci mettono molto a occupare un territorio
al cui centro si trova la futura cavità di deposizione. Questa può essere
costituita da una noce di cocco cava che presenti una sola apertura.
Anche le canne di bambù dovrebbero essere aperte soltanto da un lato.
Nei negozi specializzati si trovano anche degli oggetti cavi in ceramica,
a imitazione di pezzi di legno, che solitamente presentano un'apertura
laterale. Anche questo tipo di materiale viene accettato di buon grado
dai maschi. Ben presto questi ricevono visite dalla femmina pronta a
deporre, che cerca energicamente di penetrare nella cavità. Nel caso
di esemplari giovani, le scaramucce per avere accesso alla cavità possono
protrarsi a volte per settimane senza che venga deposto un solo uovo.
Così la pazienza dell'allevatore viene messa a dura prova. È possibile
aiutare ulteriormente i potenziali riproduttori con una buona alimentazione,
alzando la temperatura dell'acqua di 2-3 °C e aumentando drasticamente
la quantità di acqua da cambiare. Prima o poi giungerà il momento buono
e il maschio si adagerà nella cavità su un piccolo grumo di uova, proteggendole
con le grosse pinne pettorali quando l'allevatore curioso andrà a guardare
con una torcia elettrica. Il numero delle uova deposte varia a seconda
della specie. Il miglior risultato dei miei "giallo uniforme" sono stati
90 piccoli da una femmina, ma solitamente il loro numero è di circa
50-60. La varietà più bella è la più prolifica e arrivata a 150 uova.
Dopo 4-5 giorni si schiudono larve con un sacco vitellino gigantesco,
che viene consumato nell'arco di un'altra settimana o più. In questo
lasso di tempo, a un certo punto scuoto la cavità di deposizione per
fare uscire le larve, che poi faccio accrescere separatamente.

Vaschetta di accrescimento per le prime settimane.
In questo modo evito di dover cercare più avanti i piccoli per tutta
la vasca.
Possono trascorrere anche tre settimane dalla deposizione prima che
il nugolo di piccoli Ancistrus prenda il largo e debba provvedere autonomamente
a sé stesso. Invece in una vasca specifica di accrescimento posso nutrire
i piccoletti in modo mirato. Mangiano già le stesse cose dei genitori,
ma preferisco somministrare loro dei naupli di Artemia. Questi naupli
fanno sì che le larve, inizialmente quasi bianche, ben presto si trasformino
nei pescetti attraenti color arancio che mia moglie ama tanto.

A partire da una lunghezza di circa 1,5 cm trasferisco i piccoli
in una vasca di accrescimento più grande. È importante che i giovani
Ancistrus dispongano di molto legno da rosicchiare. I legni appena immessi
vengono ben presto "visitati" da numerosi giovani Siluriformi che vi
pascolano sopra.
Anche gli adulti e gli esemplari giovani di una certa taglia vengono
da me nutriti con Crostacei, sotto forma di Cyclops congelati. In fase
di accrescimento i piccoli albini sono più sensibili dei loro cugini
dalla livrea normale. Le drastiche alterazioni della qualità dell'acqua,
l'arresto del filtro, il raffreddamento e l'alimentazione carente sono
le più frequenti cause di insuccesso nell'allevamento degli avannotti.
Dopo tre mesi i bebé di Ancistrus hanno "superato lo scoglio" e la loro
lunghezza corporea di 2 cm si raddoppia nell'arco di altri 2-3 mesi.
Non cedo mai troppo presto gli esemplari da me riprodotti, solitamente
solo dopo 6 mesi. A quel punto misurano talvolta già 5 cm, sono di un
arancio carico e mostrano dei pancini tondi. Un accrescimento accurato
è l'essenziale conclusione della riproduzione dei pesci; questo vale
per qualsiasi specie, che si tratti di Guppy, Discus o appunto di Ancistrus
albini. La scelta dipende dal gusto del singolo appassionato!
Bibliografa:
- EVERS H.-G. (1992): Wels Albinos. Welsjahrbuch 1993: 28-32. Kollnburg.
- HOLOTA K. (1993): Ancistrus aus Paraguay und Brasilien. D. Aqu. u.
Terr. Z., DATZ,46(10): 621.
- PAUL R. (1997): Welsmutationen, Zuchtprodukte oder Launen der Nature
AqualogNews, 6-7.
- SCHÀFER C. (1996): Das groBe Buch der Welse mit LNummern Register.
Kollnburg.
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