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Presentazione Ordine: Perciformes, Sottordine: Percoidei,
Famiglia: Cichlidae, Genere: Hemicromis, Specie:
lifalili.

Hemicromis sp. probabilmente Hemicromis lifalili. In questo genere
risulta molto difficile identificare la specie. Foto Hydra.
Il genere Hemicromis comprende varie specie provenienti dai corsi d’acqua
dell’ Africa occidentale, tra queste l’unica ad essere regolarmente
reperibile nei negozi del settore è Hemicromis lifalili, specie diffusa
nel bacino del Congo e nell’Ubangi, suo affluente settentrionale. Ad
oggi, secondo Staeck e Linke, non risulta essere stata rinvenuta altrove.
Usualmente tutti i “ciclidi rossi” appartenenti al genere Hemicromis
vengono commercializzati come Hemicromis bimaculatus (Gill 1862), specie
che, in realtà, è possibile rinvenire molto di rado. Il vero Hemicromis
bimaculatus si riconosce, oltre che per la forma più allungata (in realtà
riconducibile alla maggiore lunghezza del “muso”), per la presenza di
due macchie nere sul corpo OLTRE a quella presente sull’opercolo branchiale;
Hemicromis lifalili, invece, è privo della macchia nera sul peduncolo
caudale. Stranamente la coppia da me oggi allevata non presenta delle
macchie chiaramente visibili, anche se è possibile individuare la loro
posizione sul corpo. Di contro nei piccoli sono presenti due macchie
sul corpo, che poi scompaiono col tempo.
Volendo basarci sulla teoria di von Baer, per la quale l’ontogenesi
(sviluppo individuale) di ogni organismo ripete le tappe della filogenesi
(storia evolutiva) della sua specie, potremmo supporre che la presenza
di due macchie sul corpo sia un carattere ancestrale del genere Hemicromis
e, quindi, che H.bimaculatus sia la “specie capostipite” dell’intero
genere[1].
La vasca
Una vasca preposta ad ospitare una coppia adulta (già ben affiatata)
e le sue covate per circa un mese (periodo medio dopo il quale la coppia
si appresterà a deporre nuovamente scacciando gli avannotti eventualmente
presenti) deve essere di almeno sessanta litri. Qualora si voglia tentare
la convivenza con altre specie non si dovrebbe scendere sotto il metro
(Staeck e Linke consigliano una vasca di almeno 130 cm), avendo cura,
nell’arredare la vasca, di creare un adeguato numero di barriere visive
e nascondigli sia a salvaguardia dei coinquilini (che debbono ad ogni
modo essere pesci robusti e di taglia confrontabile) che per consentire
un po’ di tranquillità ad un partner che dovesse venire a trovarsi in
difficoltà.
La vegetazione, che è bene non fare mancare per i predetti motivi, dovrebbe
essere composta da specie robuste ed adattabili e dovrebbe essere già
ben radicata al momento dell’introduzione della coppia. Infatti H.lifalili
si mostra propenso a scavare buche e a liberare ampie aree di fondo
da ogni ostacolo che si frapponga al controllo visivo del territorio.
Il filtraggio può essere affidato ad un normale filtro interno con una
pompa regolata in maniera tale da consentire un buon ricambio d’acqua
senza creare una corrente vorticosa, pericolosa soprattutto per gli
avannotti. A questo proposito ho trovato che frazionare il flusso in
uscita dal filtro possa avere dei benefici effetti. Io sono solito legare
attorno al tubo in uscita del filtro una calza a “grana fine” di quelle
solitamente usate per contenere i materiali filtranti.
L’acqua
Diversamente da quanto usualmente si pensa gli Hemicromis non sono
pesci d’acque di durezza media o, addirittura, elevata. Al contrario
l’habitat tipico di questo genere presenta acque tenere ed acide, piuttosto
ricche d’ossigeno. Ad esempio in un biotopo di rinvenimento di H.cristatus
il pH era di circa 4,8, la conduttività inferiore a 5 microsiemens e
la durezza, sia totale che carbonatica, inferiore ad 1°! Malgrado ciò
gli Hemicromis lifalili si adattano senza difficoltà alla comune acqua
di rubinetto arrivando a riprodursi con successo senza problemi. La
temperatura dovrebbe essere mantenuta tra i 24 e i 26°.
Alimentazione
Il cibo in scaglie e liofilizzato viene accettato senza difficoltà
ma, con il passare del tempo, la dieta dovrebbe essere basata su cibi
sostanziosi e, quando possibile, su prede vive di piccole dimensioni
(avannotti, anellidi…).
Gli H.lifaili si nutrono preferibilmente nella colonna d’acqua, come
del resto anche la posizione terminale della bocca suggerisce, ma non
disdegnano di nutrirsi a fondo o in superficie.
Comportamento
Si tratta di una specie piuttosto aggressiva verso i propri compagni
di vasca, comportamento che viene accentuato dalle eventuali insufficienti
dimensioni della vasca e dal sopraggiungere del periodo riproduttivo.
Non è superfluo ribadire che si tratta di una specie consigliabile per
l’acquario di comunità soltanto in determinate condizioni.
Ogni tanto, sopratutto in seguito ad una riproduzione fallita o “interrotta”
artificialmente dal prelievo di uova od avannotti, il maschio si mostra
aggressivo nei confronti della compagna generalmente senza ferirla seriamente,
ma limitandosi a strattonarla per la bocca e ad inseguirla quando questa
entra nel suo campo visivo. Probabilmente questo comportamento anomalo
del maschio è da ricondurre ad una “impreparazione a deporre” della
femmina, dovuta a tempi di riposo troppo brevi tra una riproduzione
e l’altra. Se invece si lasciano gli avannotti con la coppia per circa
un mese si può essere certi che la femmina abbia avuto il tempo di riprendersi
dalle fatiche della deposizione precedente senza subire eccessive pressioni
da parte del maschio.
Riproduzione
Gli individui di sesso maschile presentano molte più macchie blu sul
corpo rispetto alle femmine, le quali sono più minute (10 cm il maschio,
ca. 7 la femmina) e più robuste. In realtà non è molto facile distinguere
i due sessi osservando una vasca dove siano presenti molti esemplari
adulti, ma questo non è un grosso problema dal momento in cui i nostri
ospiti non accettano “nozze imposte” e l’intolleranza nei confronti
di un individuo da loro non scelto, benchè di sesso opposto, porta quasi
inevitabilmente alla morte del più debole tra i due.
Ogni riproduzione è annunciata da una colorazione più accesa della femmina
e da un rigonfiamento del suo ventre dovuto alla presenza delle uova,
inoltre i due partner si dedicano con attenzione alla pulizia del substrato
prescelto qualora questo sia ricoperto da una copertura algale. Un cerchio
di raggio di circa 10 cm attorno al sito di deposizione viene liberato
dalla vegetazione, inoltre il maschio si dedica allo scavo di diverse
buche, alcune delle quali serviranno in seguito come rifugio notturno
per la prole.
Sono arrivato ad osservare ritmi anche settimanali di deposizione (nel
caso di riproduzioni interrotte o andate a cattivo fine), ma la femmina
ne ha sempre risentito indebolendosi e subendo le troppo pressanti attenzione
del maschio.
La deposizione avviene su un qualsiasi substrato dalla superficie liscia,
non ho mai osservato invece deposizioni sulla vegetazione. La schiusa
delle uova avviene, a qualsiasi temperatura, a due giorni dalla deposizione.
Tra quattro e sei giorni dalla deposizione gli avannotti nuotano liberamente.
In un’occasione la “prima nuotata” dei piccoli è avvenuta dopo 8 giorni.
Allevamento degli avannotti
Quando gli avannotti cominciano a nuotare liberamente è necessario
iniziare a nutrirli. Accettano subito senza nessun problema ogni tipo
di cibo, ovviamente di adeguate dimensioni: naupli di artemia, cibo
polverizzato, vermi mikro… I primi giorni è consigliabile somministrarlo
con una pipetta (facilmente ricavabile da una siringa ed un comune tubo
rigido per aereatore), ma gli avannotti presto impareranno a cercare
il cibo anche in superficie. Ad un mese d’età arrivano a mangiare disinvoltamente
anche il cibo somministrato agli adulti, non facendosi intimidire neanche
dal corposo cibo in granuli! Tra la fine del primo e il secondo mese
d’età compare nei pesciolini la livrea caratteristica della specie che
prende il posto della livrea a righe nere precedentemente presente.
Comunicazione intraspecifica
Non disponendo delle attrezzature necessarie a questo tipo di studi
né delle strutture necessarie per ospitare un bastevole numero di esemplari
adulti, ma ritenendo comunque questo argomento di qualche interesse
per l’acquariofilo, mi rifaccio a “Gli animali - Grande enciclopedia
illustrata” (vol.7 Ed. Edipem.Novara 1981)-, che cito integralmente:
“In Hemicromis bimaculatus è stata dimostrata una comunicazione di natura
chimica che consente alla femmina di rimanere informata sugli spostamenti
della prole anche quando questa esce momentaneamente dal suo campo visivo.
E’ comunque indiscutibile che il linguaggio di cui andiamo parlando
sia affidato soprattutto a posizioni, movimenti e colorazioni contraddistinguenti
un particolare stato d’animo dell’individuo. Ad esempio analizzando
le variazioni di livrea in Hemicromis fasciatus è stato possibile decifrare
tutta una serie di messaggi ad essa associati. I maschi in Hemicromis
bimaculatus producono un suono particolare in coincidenza del corteggiamento
e del combattimento con un rivale. Quando due maschi adulti si affrontano
aprono gli opercoli branchiali per incutere timore ed apparire maggiormente
grossi agli occhi del rivale.”
Bibliografia:
- “Ciclidi dell’Africa occidentale” H.Linke & W.Staeck Tetra.
- “The complete aquarium encyclopedia of freshwater fishes” Ramshorst.
- “Iniziamo con i ciclidi” A.Mancini ed.Olimpia.
- “Gli animali-grande enciclopedia illustrata” vol.7 ed.Edipem.
- “Atlante di Aquarium” Riehl\Baensch Primaris.
[1] In realtà le teorie di von Baer ed Haeckel sono oggi piuttosto
ridimensionate. Il fenomeno della somiglianza sempre crescente degli
embrioni e delle forme giovanili appartenenti a generi e famiglie affini
ripercorrendo “a ritroso” il corso dell’ontogenesi sembra dovuto unicamente
al fatto che la selezione naturale, agendo sul fenotipo dell’individuo,
opera una minima pressione selettiva riguardo ad embrioni e “stadi subadulti”.
Ciò comunque non cambia il risultato dell’osservazione: nei primi stadi
dell’ontogenesi possono essere presenti caratteri ancestrali successivamente
perduti.
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