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26 Ottobre 2014
 
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    HEMICROMIS LIFALILI (Loiselle 1979) di Federico Marrone     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


Presentazione Ordine: Perciformes, Sottordine: Percoidei, Famiglia: Cichlidae, Genere: Hemicromis, Specie: lifalili.


Hemicromis sp. probabilmente Hemicromis lifalili. In questo genere risulta molto difficile identificare la specie. Foto Hydra.

Il genere Hemicromis comprende varie specie provenienti dai corsi d’acqua dell’ Africa occidentale, tra queste l’unica ad essere regolarmente reperibile nei negozi del settore è Hemicromis lifalili, specie diffusa nel bacino del Congo e nell’Ubangi, suo affluente settentrionale. Ad oggi, secondo Staeck e Linke, non risulta essere stata rinvenuta altrove.
Usualmente tutti i “ciclidi rossi” appartenenti al genere Hemicromis vengono commercializzati come Hemicromis bimaculatus (Gill 1862), specie che, in realtà, è possibile rinvenire molto di rado. Il vero Hemicromis bimaculatus si riconosce, oltre che per la forma più allungata (in realtà riconducibile alla maggiore lunghezza del “muso”), per la presenza di due macchie nere sul corpo OLTRE a quella presente sull’opercolo branchiale; Hemicromis lifalili, invece, è privo della macchia nera sul peduncolo caudale. Stranamente la coppia da me oggi allevata non presenta delle macchie chiaramente visibili, anche se è possibile individuare la loro posizione sul corpo. Di contro nei piccoli sono presenti due macchie sul corpo, che poi scompaiono col tempo.
Volendo basarci sulla teoria di von Baer, per la quale l’ontogenesi (sviluppo individuale) di ogni organismo ripete le tappe della filogenesi (storia evolutiva) della sua specie, potremmo supporre che la presenza di due macchie sul corpo sia un carattere ancestrale del genere Hemicromis e, quindi, che H.bimaculatus sia la “specie capostipite” dell’intero genere[1].  

La vasca

Una vasca preposta ad ospitare una coppia adulta (già ben affiatata) e le sue covate per circa un mese (periodo medio dopo il quale la coppia si appresterà a deporre nuovamente scacciando gli avannotti eventualmente presenti) deve essere di almeno sessanta litri. Qualora si voglia tentare la convivenza con altre specie non si dovrebbe scendere sotto il metro (Staeck e Linke consigliano una vasca di almeno 130 cm), avendo cura, nell’arredare la vasca, di creare un adeguato numero di barriere visive e nascondigli sia a salvaguardia dei coinquilini (che debbono ad ogni modo essere pesci robusti e di taglia confrontabile) che per consentire un po’ di tranquillità ad un partner che dovesse venire a trovarsi in difficoltà.
La vegetazione, che è bene non fare mancare per i predetti motivi, dovrebbe essere composta da specie robuste ed adattabili e dovrebbe essere già ben radicata al momento dell’introduzione della coppia. Infatti H.lifalili si mostra propenso a scavare buche e a liberare ampie aree di fondo da ogni ostacolo che si frapponga al controllo visivo del territorio.
Il filtraggio può essere affidato ad un normale filtro interno con una pompa regolata in maniera tale da consentire un buon ricambio d’acqua senza creare una corrente vorticosa, pericolosa soprattutto per gli avannotti. A questo proposito ho trovato che frazionare il flusso in uscita dal filtro possa avere dei benefici effetti. Io sono solito legare attorno al tubo in uscita del filtro una calza a “grana fine” di quelle solitamente usate per contenere i materiali filtranti.  

L’acqua

Diversamente da quanto usualmente si pensa gli Hemicromis non sono pesci d’acque di durezza media o, addirittura, elevata. Al contrario l’habitat tipico di questo genere presenta acque tenere ed acide, piuttosto ricche d’ossigeno. Ad esempio in un biotopo di rinvenimento di H.cristatus il pH era di circa 4,8, la conduttività inferiore a 5 microsiemens e la durezza, sia totale che carbonatica, inferiore ad 1°! Malgrado ciò gli Hemicromis lifalili si adattano senza difficoltà alla comune acqua di rubinetto arrivando a riprodursi con successo senza problemi. La temperatura dovrebbe essere mantenuta tra i 24 e i 26°.

Alimentazione

Il cibo in scaglie e liofilizzato viene accettato senza difficoltà ma, con il passare del tempo, la dieta dovrebbe essere basata su cibi sostanziosi e, quando possibile, su prede vive di piccole dimensioni (avannotti, anellidi…).
Gli H.lifaili si nutrono preferibilmente nella colonna d’acqua, come del resto anche la posizione terminale della bocca suggerisce, ma non disdegnano di nutrirsi a fondo o in superficie.  

Comportamento

Si tratta di una specie piuttosto aggressiva verso i propri compagni di vasca, comportamento che viene accentuato dalle eventuali insufficienti dimensioni della vasca e dal sopraggiungere del periodo riproduttivo. Non è superfluo ribadire che si tratta di una specie consigliabile per l’acquario di comunità soltanto in determinate condizioni.
Ogni tanto, sopratutto in seguito ad una riproduzione fallita o “interrotta” artificialmente dal prelievo di uova od avannotti, il maschio si mostra aggressivo nei confronti della compagna generalmente senza ferirla seriamente, ma limitandosi a strattonarla per la bocca e ad inseguirla quando questa entra nel suo campo visivo. Probabilmente questo comportamento anomalo del maschio è da ricondurre ad una “impreparazione a deporre” della femmina, dovuta a tempi di riposo troppo brevi tra una riproduzione e l’altra. Se invece si lasciano gli avannotti con la coppia per circa un mese si può essere certi che la femmina abbia avuto il tempo di riprendersi dalle fatiche della deposizione precedente senza subire eccessive pressioni da parte del maschio.

Riproduzione

Gli individui di sesso maschile presentano molte più macchie blu sul corpo rispetto alle femmine, le quali sono più minute (10 cm il maschio, ca. 7 la femmina) e più robuste. In realtà non è molto facile distinguere i due sessi osservando una vasca dove siano presenti molti esemplari adulti, ma questo non è un grosso problema dal momento in cui i nostri ospiti non accettano “nozze imposte” e l’intolleranza nei confronti di un individuo da loro non scelto, benchè di sesso opposto, porta quasi inevitabilmente alla morte del più debole tra i due.
Ogni riproduzione è annunciata da una colorazione più accesa della femmina e da un rigonfiamento del suo ventre dovuto alla presenza delle uova, inoltre i due partner si dedicano con attenzione alla pulizia del substrato prescelto qualora questo sia ricoperto da una copertura algale. Un cerchio di raggio di circa 10 cm attorno al sito di deposizione viene liberato dalla vegetazione, inoltre il maschio si dedica allo scavo di diverse buche, alcune delle quali serviranno in seguito come rifugio notturno per la prole.
Sono arrivato ad osservare ritmi anche settimanali di deposizione (nel caso di riproduzioni interrotte o andate a cattivo fine), ma la femmina ne ha sempre risentito indebolendosi e subendo le troppo pressanti attenzione del maschio.
La deposizione avviene su un qualsiasi substrato dalla superficie liscia, non ho mai osservato invece deposizioni sulla vegetazione. La schiusa delle uova avviene, a qualsiasi temperatura, a due giorni dalla deposizione. Tra quattro e sei giorni dalla deposizione gli avannotti nuotano liberamente. In un’occasione la “prima nuotata” dei piccoli è avvenuta dopo 8 giorni.  

Allevamento degli avannotti

Quando gli avannotti cominciano a nuotare liberamente è necessario iniziare a nutrirli. Accettano subito senza nessun problema ogni tipo di cibo, ovviamente di adeguate dimensioni: naupli di artemia, cibo polverizzato, vermi mikro… I primi giorni è consigliabile somministrarlo con una pipetta (facilmente ricavabile da una siringa ed un comune tubo rigido per aereatore), ma gli avannotti presto impareranno a cercare il cibo anche in superficie. Ad un mese d’età arrivano a mangiare disinvoltamente anche il cibo somministrato agli adulti, non facendosi intimidire neanche dal corposo cibo in granuli! Tra la fine del primo e il secondo mese d’età compare nei pesciolini la livrea caratteristica della specie che prende il posto della livrea a righe nere precedentemente presente.  

Comunicazione intraspecifica

Non disponendo delle attrezzature necessarie a questo tipo di studi né delle strutture necessarie per ospitare un bastevole numero di esemplari adulti, ma ritenendo comunque questo argomento di qualche interesse per l’acquariofilo, mi rifaccio a “Gli animali - Grande enciclopedia illustrata” (vol.7 Ed. Edipem.Novara 1981)-, che cito integralmente: “In Hemicromis bimaculatus è stata dimostrata una comunicazione di natura chimica che consente alla femmina di rimanere informata sugli spostamenti della prole anche quando questa esce momentaneamente dal suo campo visivo. E’ comunque indiscutibile che il linguaggio di cui andiamo parlando sia affidato soprattutto a posizioni, movimenti e colorazioni contraddistinguenti un particolare stato d’animo dell’individuo. Ad esempio analizzando le variazioni di livrea in Hemicromis fasciatus è stato possibile decifrare tutta una serie di messaggi ad essa associati. I maschi in Hemicromis bimaculatus producono un suono particolare in coincidenza del corteggiamento e del combattimento con un rivale. Quando due maschi adulti si affrontano aprono gli opercoli branchiali per incutere timore ed apparire maggiormente grossi agli occhi del rivale.”  

Bibliografia:
- “Ciclidi dell’Africa occidentale” H.Linke & W.Staeck Tetra.
- “The complete aquarium encyclopedia of freshwater fishes” Ramshorst.
- “Iniziamo con i ciclidi” A.Mancini ed.Olimpia.
- “Gli animali-grande enciclopedia illustrata” vol.7 ed.Edipem.
- “Atlante di Aquarium” Riehl\Baensch Primaris.


[1] In realtà le teorie di von Baer ed Haeckel sono oggi piuttosto ridimensionate. Il fenomeno della somiglianza sempre crescente degli embrioni e delle forme giovanili appartenenti a generi e famiglie affini ripercorrendo “a ritroso” il corso dell’ontogenesi sembra dovuto unicamente al fatto che la selezione naturale, agendo sul fenotipo dell’individuo, opera una minima pressione selettiva riguardo ad embrioni e “stadi subadulti”. Ciò comunque non cambia il risultato dell’osservazione: nei primi stadi dell’ontogenesi possono essere presenti caratteri ancestrali successivamente perduti.

 

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