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Sono anni che mi diletto a ricreare biotopi acquatici, dal
piccolo mondo dei Betta, al grande amazzonico di Scalari e
Discus, passando da un piccolo amazzonico di ciclidi nani
e Loricaridi e da vasche movimentate come quelle dei Pecilidi.
Debbo dire però che nessuno di questi bei ecosistemi,
mi ha mai preso la mano come quello africano, bello, movimentato
e tanto, tanto colorato.
Purtroppo vivere in una cittadina piccola (ma molto bella
e tranquilla) come Terni, non mi ha affatto aiutato, perché
i negozi di acquariofilia fino a poco tempo fa offrivano sempre
e solo i “soliti” pesci. Internet però,
anche in questo caso, è stata per me come una grande
famiglia, mi ha aperto gli occhi e coinvolto in questa magica
avventura, ed in breve tempo a Terni ho contagiato almeno
una ventina di persone e anche qualche negoziante.
Sono sicuro poi, che il biotopo Malawi contagerà anche
voi: chi non ha mai desiderato una vasca con tanti colori,
molto movimento, facilità di manutenzione, basso costo,
ma soprattutto,tante, tante riproduzioni!!
Eh, sì, chi non ha mai sognato di diventare “zio”
di qualche pesciolino colorato che non sia il solito Guppy?
Con il Malawi vedrete che sarà abbastanza facile, basterà
rispettare soltanto qualche piccola norma ed il gioco sarà
fatto.
Occorre innanzitutto avere una vasca bella grande e lunga,
diciamo dai 150lt in su, anzi, preferibilmente sopra al metro
di lunghezza. Bisogna poi alimentare i nostri pesci in maniera
corretta (la maggior parte sono erbivori) e varia, e aver
cura di avere sempre un’acqua bella movimentata e pulita,
perché i nostri pesciolini sono grandicelli, abbastanza
vivaci e soprattutto sporcaccioni (in ogni senso)!!
Un bel mucchio di rocce con anfratti e cavità, e una
parte di vasca libera per farli nuotare, faranno al caso nostro;
un bel filtro grande con una pompa potente poi, ci aiuteranno
a tenerli con più facilità e soddisfazione.
La cosa sicuramente più importante però, è
la scelta dei nostri coinqulini pinnuti!

Il bellissimo acquario di Ciclidi africani di Cristiano.
Avere un acquario Malawi infatti, è un po’ come
far convivere un piccolo branco di lupi diviso in sottobranchi
familiari! Per questo è bene sempre prendere un solo maschio
per specie, regalandogli poi un harem di 2-3 femmine per “tenerlo
buono”. Mai (o quasi) mettere insieme più maschi
della stessa razza, soprattutto se si tratta di specie non propriamente
erbivore e quindi con i dentini (vedi haplochromis del lago Vittoria),
perché oltre al rischio di vedere continui litigi furiosi,
il maschio di troppo (se riesce a salvarsi), spesso rimane sbiadito
se non rimane addirittura dello stesso colore delle femmine, segno
evidente di sottomissione e di paura.
Nella mia piccola avventura, le specie che mi hanno dato più
soddisfazione (aldilà dei miei primi Pseudotropheus Aurora),
sono stati i mitici Labidochromis Caeruleus, e gli ancora più
mitici Pseudotropheus Demasoni.
Labidochromis Caeruleus e Pseudotropheus Demasoni.
(Foto di A. Massi)
Se i primi sono pesci di medio piccola grandezza e abbastanza
pacifici, i secondi sono tra i più piccoli mbuna, ma
soprattutto tra i più bastardi! Pensate che il mio
maschione di Demasoni quando va in amore con la sua compagnuccia,
nei suoi “vivaci” giochi amorosi, comincia prima
a staccargli tutte le pinne, poi la “mette incinta”!
Volete mettere però veder crescere dei piccolissimi
ciclidini di 2-3mm già tutti a righe? Poi vorrei farvi
vedere con quale velocità crescono!! Più facili
invece da riprodurre secondo me, sono i pesci della varietà
Aulonocara, animaletti ben più grandi dei Demasoni,
e per questo più facilmente le femmine riescono a proteggersi
e a proteggere le loro uova. A mie spese però ho accertato
che femmine così grandi, hanno la controindicazione
della quantità d’avannotti prodotti a “parto”
(sono riuscito a contarne circa 35 nella bocca di una sola
femmina di Aulonocara!).
Aulonocara femmina e maschio. (Foto di A. Massi)
Potete immaginarvi quindi cosa può voler dire crescere
3 loro covate (1 per femmina), anche perchè prima dei
5-6 cm nessun avannotto diventerà colorato, e considerando
anche che per crescerli con sufficiente velocità (mamma
mia che tragedia) hanno bisogno di almeno 200lt!!.
Una via di mezzo, invece, sono le specie del genere Pseudotropheus
più grandicelli, tipo Zebra, Aurora, Lombardoi, Socolofi,
Acei, ecc.. sfornano di solito tra i 10 e i 20 figlioletti che
nel giro di qualche mese sono già “regalabili”
ad amici e parenti.
Pseudotropheus socolofi e Pseudotropheus lombardoi (Foto
di A. Massi)
Pseudotropheus acei e Pseudotropheus zebra arancio.
(Foto di Bruno Todisco)

Pseudotropheus saulosi e Pseudotropheus kingsizei.
(Foto di A. Massi)
Un discorso simile poi, va fatto anche per il genere Melanochromis,
con l’unica eccezione che loro, già da piccolini
sono dei piccoli bulletti (figuratevi da grandi), ma se si
credono di comandare a casa mia, hanno trovato pane per i
loro denti: li sto facendo crescere insieme a Demasoni e Haplochromis
ch44!
Melanochromis chipokae (Foto di A. Massi)
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Una coppia di Haplochromis ch44. (Foto
di Cristiano Perazzini)
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Per tornare alle riproduzioni, che fare una volta avvistata una
femmina con le uova in bocca? Succede spesso, infatti, che gli
altri coinquilini, la costringano a sputare le uova a suon di
botte, comunque anche se riuscisse a difenderle, ancor più
frequentemente succede che scambiano gli avannotti meno furbi
per cibo vivo.
Femmine di Labidocromis caeruleus e Melanochromis chipokae
con le uova in bocca. (Foto di A. Massi)
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Pseudotropheus zebra arancio con le uova
in bocca.
(Foto di Bruno Todisco)
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Per salvarne il più possibile allora, basterà isolare
la femmina con le uova (possibilmente senza mai toglierla dall’acqua)
in un'altra vasca dalle caratteristiche chimico/fisiche simili,
poi, non appena sputerà i piccoli (un tempo che può
variare dai 14 ai 21 giorni a secondo della temperatura e della
specie ittica), la rimetteremo al suo posto.
Parate. (Foto di A. Massi)
Tra i vari metodi di salvataggio, c’è poi, il metodo
che io chiamo Brute-Force e che non consiglio mai a nessuno. Esso
consiste nel togliere gli avannotti qualche giorno prima che vangano
sputati, aprendo delicatamente la bocca della mamma con le dita
e facendo uscire i piccoli che immediatamente separeremo. Questo
brutale (ma innocuo) metodo (che ripeto è altamente sconsigliato),
lo utilizzo soltanto per permettere a mamme particolarmente magre
e stressate, di tornare ad alimentarsi qualche giorno prima del
normale, tanto poi se non si esagera con i giorni di anticipo,
gli avannotti non avranno assolutamente problemi a crescere.
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Dopo aver pescato il pesce, lo si lascia
calmare qualche minuto nella sala parto o in un retino grosso
e profondo.
(Foto di David Francescangeli) |
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Prendere la femmina delicatamente e aprire
con decisione (e molta attenzione) la bocca con un dito o
con una strisciolina di plastica non appuntita che non crei
ferite alla bocca. I piccoli vanno fatti uscire in più
riprese aiutando la femmina fecendo col pollice lievissime
pressioni sotto la branchia. Controllare bene che li abbia
sputati tutti (altrimenti non ha senso).
(Foto di David Francescangeli) |
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I piccoli nella sala parto.
(Foto di David Francescangeli)
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Se invece non abbiamo voglia di distruggere il nostro bell’acquario
per pescare la femmina, o magari lo spazio per la crescita di
avannotti latita, lasciamo fare tutto alla natura, chissà
poi se qualche avannotto se la caverà da solo!
Questa sarebbe la cosa migliore, infatti anche io come alcuni
dei miei amici, sono partito col buon proposito di salvare solo
qualche avannotto, poi però mi faccio sempre impietosire
e cedo.
Ormai, nasci che ti rinasci e salvali tutti, sono arrivato ad
avere 3 vasche Malawi piene di avannotti di tutte le specie, (260lt
con gli adulti e 100lt e 80lt per l’accrescimento dei piccoli)
anche perché da un po’ di tempo a questa parte con
i miei amici acquariofili, ci divertiamo a scambiarci i pesci
come si faceva un tempo con le figurine dei calciatori!! “C’hai
un maschietto di Caeruleus, ti posso dare un paio di femminucce
di Aulonocara che ce l’ho doppione” ?
Piccoli di pochi giorni di Pseudotropheus lombardoi.
(Foto di David Francescangeli)
Piccoli di alcune settimane di Pseudotropheus demasoni
e piccoli di Pseudotropheus saulosi.
Beh, non vi ho fatto venir voglia di Africa? Allora non vi
resta che provare, vedrete che con pochi piccoli accorgimenti
non avrete problemi, mai più pesci deboli e delicati,
mai più acqua di osmosi (quella del rubinetto bella
dura e alcalina va più che bene) e soprattutto mai
più problemi con le piante, perché non ci si
mettono quasi per niente!
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