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23 Febbraio 2012
 
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    Esperienze di riproduzione con ciclidi del lago Malawi di David Francescangeli     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


Sono anni che mi diletto a ricreare biotopi acquatici, dal piccolo mondo dei Betta, al grande amazzonico di Scalari e Discus, passando da un piccolo amazzonico di ciclidi nani e Loricaridi e da vasche movimentate come quelle dei Pecilidi. Debbo dire però che nessuno di questi bei ecosistemi, mi ha mai preso la mano come quello africano, bello, movimentato e tanto, tanto colorato.
Purtroppo vivere in una cittadina piccola (ma molto bella e tranquilla) come Terni, non mi ha affatto aiutato, perché i negozi di acquariofilia fino a poco tempo fa offrivano sempre e solo i “soliti” pesci. Internet però, anche in questo caso, è stata per me come una grande famiglia, mi ha aperto gli occhi e coinvolto in questa magica avventura, ed in breve tempo a Terni ho contagiato almeno una ventina di persone e anche qualche negoziante.
Sono sicuro poi, che il biotopo Malawi contagerà anche voi: chi non ha mai desiderato una vasca con tanti colori, molto movimento, facilità di manutenzione, basso costo, ma soprattutto,tante, tante riproduzioni!!
Eh, sì, chi non ha mai sognato di diventare “zio” di qualche pesciolino colorato che non sia il solito Guppy? Con il Malawi vedrete che sarà abbastanza facile, basterà rispettare soltanto qualche piccola norma ed il gioco sarà fatto.
Occorre innanzitutto avere una vasca bella grande e lunga, diciamo dai 150lt in su, anzi, preferibilmente sopra al metro di lunghezza. Bisogna poi alimentare i nostri pesci in maniera corretta (la maggior parte sono erbivori) e varia, e aver cura di avere sempre un’acqua bella movimentata e pulita, perché i nostri pesciolini sono grandicelli, abbastanza vivaci e soprattutto sporcaccioni (in ogni senso)!!
Un bel mucchio di rocce con anfratti e cavità, e una parte di vasca libera per farli nuotare, faranno al caso nostro; un bel filtro grande con una pompa potente poi, ci aiuteranno a tenerli con più facilità e soddisfazione. La cosa sicuramente più importante però, è la scelta dei nostri coinqulini pinnuti!


Il bellissimo acquario di Ciclidi africani di Cristiano.

Avere un acquario Malawi infatti, è un po’ come far convivere un piccolo branco di lupi diviso in sottobranchi familiari! Per questo è bene sempre prendere un solo maschio per specie, regalandogli poi un harem di 2-3 femmine per “tenerlo buono”. Mai (o quasi) mettere insieme più maschi della stessa razza, soprattutto se si tratta di specie non propriamente erbivore e quindi con i dentini (vedi haplochromis del lago Vittoria), perché oltre al rischio di vedere continui litigi furiosi, il maschio di troppo (se riesce a salvarsi), spesso rimane sbiadito se non rimane addirittura dello stesso colore delle femmine, segno evidente di sottomissione e di paura.
Nella mia piccola avventura, le specie che mi hanno dato più soddisfazione (aldilà dei miei primi Pseudotropheus Aurora), sono stati i mitici Labidochromis Caeruleus, e gli ancora più mitici Pseudotropheus Demasoni.

 
Labidochromis Caeruleus e Pseudotropheus Demasoni. (Foto di A. Massi)

Se i primi sono pesci di medio piccola grandezza e abbastanza pacifici, i secondi sono tra i più piccoli mbuna, ma soprattutto tra i più bastardi! Pensate che il mio maschione di Demasoni quando va in amore con la sua compagnuccia, nei suoi “vivaci” giochi amorosi, comincia prima a staccargli tutte le pinne, poi la “mette incinta”!
Volete mettere però veder crescere dei piccolissimi ciclidini di 2-3mm già tutti a righe? Poi vorrei farvi vedere con quale velocità crescono!! Più facili invece da riprodurre secondo me, sono i pesci della varietà Aulonocara, animaletti ben più grandi dei Demasoni, e per questo più facilmente le femmine riescono a proteggersi e a proteggere le loro uova. A mie spese però ho accertato che femmine così grandi, hanno la controindicazione della quantità d’avannotti prodotti a “parto” (sono riuscito a contarne circa 35 nella bocca di una sola femmina di Aulonocara!).

 
Aulonocara femmina e maschio. (Foto di A. Massi)

Potete immaginarvi quindi cosa può voler dire crescere 3 loro covate (1 per femmina), anche perchè prima dei 5-6 cm nessun avannotto diventerà colorato, e considerando anche che per crescerli con sufficiente velocità (mamma mia che tragedia) hanno bisogno di almeno 200lt!!.
Una via di mezzo, invece, sono le specie del genere Pseudotropheus più grandicelli, tipo Zebra, Aurora, Lombardoi, Socolofi, Acei, ecc.. sfornano di solito tra i 10 e i 20 figlioletti che nel giro di qualche mese sono già “regalabili” ad amici e parenti.

 
Pseudotropheus socolofi e Pseudotropheus lombardoi (Foto di A. Massi)


Pseudotropheus acei e Pseudotropheus zebra arancio. (Foto di Bruno Todisco)


Pseudotropheus saulosi e Pseudotropheus kingsizei. (Foto di A. Massi)

Un discorso simile poi, va fatto anche per il genere Melanochromis, con l’unica eccezione che loro, già da piccolini sono dei piccoli bulletti (figuratevi da grandi), ma se si credono di comandare a casa mia, hanno trovato pane per i loro denti: li sto facendo crescere insieme a Demasoni e Haplochromis ch44!

 
Melanochromis chipokae  (Foto di A. Massi)

Una coppia di Haplochromis ch44. (Foto di Cristiano Perazzini)

Per tornare alle riproduzioni, che fare una volta avvistata una femmina con le uova in bocca? Succede spesso, infatti, che gli altri coinquilini, la costringano a sputare le uova a suon di botte, comunque anche se riuscisse a difenderle, ancor più frequentemente succede che scambiano gli avannotti meno furbi per cibo vivo.

 
Femmine di Labidocromis caeruleus e Melanochromis chipokae con le uova in bocca.  (Foto di A. Massi)

Pseudotropheus zebra arancio con le uova in bocca.
(Foto di Bruno Todisco)

Per salvarne il più possibile allora, basterà isolare la femmina con le uova (possibilmente senza mai toglierla dall’acqua) in un'altra vasca dalle caratteristiche chimico/fisiche simili, poi, non appena sputerà i piccoli (un tempo che può variare dai 14 ai 21 giorni a secondo della temperatura e della specie ittica), la rimetteremo al suo posto.

 
Parate. (Foto di A. Massi)

Tra i vari metodi di salvataggio, c’è poi, il metodo che io chiamo Brute-Force e che non consiglio mai a nessuno. Esso consiste nel togliere gli avannotti qualche giorno prima che vangano sputati, aprendo delicatamente la bocca della mamma con le dita e facendo uscire i piccoli che immediatamente separeremo. Questo brutale (ma innocuo) metodo (che ripeto è altamente sconsigliato), lo utilizzo soltanto per permettere a mamme particolarmente magre e stressate, di tornare ad alimentarsi qualche giorno prima del normale, tanto poi se non si esagera con i giorni di anticipo, gli avannotti non avranno assolutamente problemi a crescere.

Dopo aver pescato il pesce, lo si lascia calmare qualche minuto nella sala parto o in un retino grosso e profondo.
(Foto di David Francescangeli)

Prendere la femmina delicatamente e aprire con decisione (e molta attenzione) la bocca con un dito o con una strisciolina di plastica non appuntita che non crei ferite alla bocca. I piccoli vanno fatti uscire in più riprese aiutando la femmina fecendo col pollice lievissime pressioni sotto la branchia. Controllare bene che li abbia sputati tutti (altrimenti non ha senso).
(Foto di David Francescangeli)

I piccoli nella sala parto.
(Foto di David Francescangeli)

Se invece non abbiamo voglia di distruggere il nostro bell’acquario per pescare la femmina, o magari lo spazio per la crescita di avannotti latita, lasciamo fare tutto alla natura, chissà poi se qualche avannotto se la caverà da solo!
Questa sarebbe la cosa migliore, infatti anche io come alcuni dei miei amici, sono partito col buon proposito di salvare solo qualche avannotto, poi però mi faccio sempre impietosire e cedo.
Ormai, nasci che ti rinasci e salvali tutti, sono arrivato ad avere 3 vasche Malawi piene di avannotti di tutte le specie, (260lt con gli adulti e 100lt e 80lt per l’accrescimento dei piccoli) anche perché da un po’ di tempo a questa parte con i miei amici acquariofili, ci divertiamo a scambiarci i pesci come si faceva un tempo con le figurine dei calciatori!! “C’hai un maschietto di Caeruleus, ti posso dare un paio di femminucce di Aulonocara che ce l’ho doppione” ?

 
Piccoli di pochi giorni di Pseudotropheus lombardoi. (Foto di David Francescangeli)

 
Piccoli di alcune settimane di Pseudotropheus demasoni e piccoli di Pseudotropheus saulosi.

Beh, non vi ho fatto venir voglia di Africa? Allora non vi resta che provare, vedrete che con pochi piccoli accorgimenti non avrete problemi, mai più pesci deboli e delicati, mai più acqua di osmosi (quella del rubinetto bella dura e alcalina va più che bene) e soprattutto mai più problemi con le piante, perché non ci si mettono quasi per niente!

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