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Non tutti conoscono questo simpatico gamberetto, simile alla
Caridina japonica, ma con il pregio di essere un italiano
D.O.C.
Si tratta di un piccolo crostaceo di acqua dolce che raggiunge
la lunghezza massima di 5 centimetri, di colorazione semitrasparente,
ma con la caratteristica di assumere in acquario la colorazione
del mangime che gli viene somministrato.
Cibandosi di alghe la sua colorazione in natura tende al verde. E’
dotato di lunghe zampe sottili e di un rostro dentellato.
Un tempo diffuso in tutta Italia è ora raro da trovare in quanto sensibile
all’inquinamento dell’acqua. Adattabilissimo in acquario, sopravvive
tranquillamente con acqua acida o alcalina a temperature comprese fra
i 10 e i 30 gradi a patto che la variazione non sia troppo repentina.
Ospito nel mio acquario tropicale il Palaemonetes antennarius da diversi
anni, dopo averne reperito casualmente alcuni esemplari in un corso
d’acqua, e da allora ne ho approfondito la conoscenza grazie a lunghe
osservazioni. Può convivere con pesci di taglia piccola e media, come
pecilidi, piccoli caracidi, vari “pulitori” e perfino con i discus,
che nel mio acquario tentano di tanto in tanto, ma senza troppa convinzione,
una “caccia al gambero” che si conclude regolarmente con degli scatti
di insospettabile velocità grazie ai quali i palaemonetes riescono a
dileguarsi in un baleno.
Non consiglio di provare a farli convivere con gli scalari, in quanto
questi ultimi sono assai più scaltri dei discus.
Innocuo per le piante, utile divoratore di alghe si riproduce facilmente
disperdendo le uova visibili a causa della diafanità del suo corpo nella
regione addominale.
Le larve hanno una fase pelagica molto breve e sopravvivono tranquillamente
se non vengono divorate da altri ospiti dell’acquario; è sufficiente
collocarne una ventina di esemplari in una vasca priva di altri pesci,
per osservarne la riproduzione.
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