Queste righe non vogliono rappresentare la demonizzazione
del nostro hobby, e di tutti coloro che ne sono coinvolti, o diffondere
il terrore nell’ambiente, ma vogliono essere una guida a come diventare
“acquariofili coscienti e consapevoli” del fatto che il nostro hobby
coinvolge l’esistenza stessa di esseri viventi e ci obbliga, in un
modo o nell’altro, ad essere responsabili e attenti a quelle che sono
le necessità primarie dei nostri ospiti, siano essi pesci, piante
o invertebrati.
Purtroppo, ancora oggi, alcune cose non rispettano l’evoluzione delle
più semplici regole sociali, e il desiderio di avidità e, per alcuni
popoli, di sopravvivenza, spingono gente senza molti scrupoli ad approfittare
della situazione per il puro interesse personale.
Al di là di ogni condanna morale o pseudo tale, che non è nei nostri
scopi, vogliamo solo puntare il dito su alcune pratiche che potrebbero
essere cambiate con un minimo sforzo da parte di tutti noi dell’ambiente,
industrie, commercianti e hobbisti.
La prima “cosa”: il Chanda color
La prima di queste “Mille cose da non fare”
di cui vi vogliamo parlare, riguarda la pratica di colorare artificialmente
alcuni pesci; lo scopo di questa procedura è palese: rendere più
“appetibili” questi animali, di per sé piuttosto scialbi (e intendo
“scialbi” agli occhi dell’acquirente medio, non certo a quelli dell’acquariofilo
attento), per il pubblico di massa.
Questi poveri animali, i Chanda ranga, vengono letteralmente colorati
iniettando sotto la loro cute dei coloranti artificiali.
Questo procedimento ha due grossi inconvenienti. Il primo, riguarda
il fatto che per questa operazione vengono, spesso, addestrati dei
bambini, sfruttando il lavoro minorile; questo è un problema che
riguarda solo le nostre coscienze, dato che in quei paesi (in genere,
si tratta dell’estremo oriente) questa pratica è normalmente diffusa.
L’iniezione di queste sostanze colorate causa spesso, data la difficile
manipolazione di animali così piccoli e sfuggenti, l’auto iniezione
di tali coloranti nelle mani dei bambini. A parte il fatto puramente
umano e emozionale di immaginare il dolore provato da un bimbo che
si inietta sotto cute del colorante, resta il dato di fatto che,
spesso, questi coloranti sono anche dei potenziali agenti cancerogeni.
Cosa capiterà a questi bambini tra qualche anno? Sono coscienti
dei rischi che corrono? E come trascurare la possibilità che possano
restare vittima di qualche patologia, che eventuali pesci malati
possono trasmettere proprio attraverso le siringhe usate?
Il secondo punto, forse meno “umano” ma che ci coinvolge più da
vicino in quanto acquariofili, è la fine a cui andranno incontro
questi poveri pesci. Molti di essi non sopravvivono al trattamento
(considerate anche che, in genere, per l’operazione di colorazione
di più pesci si utilizza sempre la stessa siringa; la possibilità
di trasmettere patologie da un animale all’altro sono altissime);
altri, muoiono dopo poche ore in seguito alla maldestra operazione,
effettuata in fretta e furia dal bimbo. Altri ancora, poi, sopravvivono
giusto per il tempo di essere messi in sacchetti e spediti sui nostri
mercati. I più fortunati di tutti, una piccola percentuale, riescono
ad arrivare nei nostri negozi e qui inizia il loro calvario finale.
Lo stress subito fino a questo punto (iniezione, degenza, spedizione
e messa in vasca nel negozio) li porta ad ammalarsi nella quasi
totalità dei casi. Se mai ci capitasse di esaminare da vicino questi
pesci, spesso li vedremo fermi, con le pinne chiuse e coperti da
una marea di puntini bianchi, segno inequivocabile di stress e di
malattia, spesso mortale per pesci così debilitati.

In questa foto possiamo vedere dei Parrot colorati artificialmente.
Foto archivio AP.
Quando anche dovessero sopravvivere a questa
ulteriore prova, il loro destino è quello di finire in vasche non
adatte alle loro caratteristiche e, dopo circa uno o due mesi, perdere
definitivamente il colore assorbito, con conseguente delusione da
parte dell’ignaro acquirente, convinto con l’inganno (e non sempre
inganno è sinonimo di falsa dichiarazione; spesso, l’inganno è celato
dietro un silenzio omertoso e compiacente da parte del negoziante,
che vende il pesce senza avvertire l’acquirente che il colore, così
attraente, scomparirà in breve tempo) ad acquistare un pesce “fuori
dal comune” e che, magari, ben si abbina al colore del tappeto o
dei divani.
Come si può vedere e capire, quello dei Chanda color è un mercato
alimentato soprattutto dall’avidità; ma è un’avidità “dei poveri”.
Quanto pensate che possa rendere un simile mercato? Miliardi? Forse
agli esportatori, non certo ai negozianti. Se un negoziante pensasse
di sopravvivere (e badate che ho scritto “sopravvivere”, non vivere
bene) con la vendita di questi pesci, allora ci troveremmo davanti
a un sognatore, oltre che a una persona di dubbia morale. Volere
arricchire giocando sull’inganno e sulla pelle di poveri animali
è una cosa che dovrebbe farci pensare.
Il mio, ovviamente, non è un invito a boicottare o a criminalizzare
nessuno; non è così che si crea una “coscienza acquariofila”. Acquariofili,
magari, non si nasce, ma si diventa. E se si diventa, perché non
diventare anche “acquariofili coscienti e consapevoli”?
E’ così difficile?
Io non lo credo. E una buona informazione è
il primo punto da considerare per diventare “acquariofili consapevoli”.
Il nostro hobby è meraviglioso, ma non ci si deve MAI dimenticare
che ha a che fare con esseri viventi, con le loro esigenze e con
i loro bisogni.
La prossima volta che vi capiterà di vedere in una vasca uno di
questi pesci, pensate a cosa c’è dietro e chiedetevi se sia veramente
il caso di continuare ad alimentare un simile mercato per il solo
gusto di avere in casa un “oggetto di arredamento vivente che si
intona bene con la moquette”.
Il mio scopo non è quello di mettere alla berlina chi si alimenta
da questo mercato, ma di mettere in evidenza chi si rifiuta di sostenerlo
e alimentarlo.
Un negoziante che non vende Chanda color è SICURAMENTE un negoziante
serio e sensibile. Non è detto, ovviamente, che chi li venda non
possa esserlo, ma dovendo scegliere, pensate a quello che avete
fin qui letto e visto e decidete secondo coscienza. Non nascondiamoci
dietro un dito; un’acquariofilia seria e responsabile parte, in
primo luogo, da noi acquariofili, perché il mercato offre quello
che NOI chiediamo.
|