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Queste pagine forniscono una sorta di materiale utile per diagnosticare le malattie più comuni dei pesci d’acqua dolce. Per una piena comprensione del testo sono sufficienti conoscenze elementari di chimica e di biologia.
Un acquariofilo attento deve sempre prestare attenzione al comportamento dei pesci nell’acquario così come ad eventuali segni sulla pelle, sulle branchie o sulle pinne; con l’aiuto di un microscopio, si può effettuare un esame più accurato, così da verificare la presenza di eventuali parassiti. Con poca pratica si può agevolmente imparare ad identificare i batteri che più comunemente aggrediscono i pesci. Per far ciò occorre raschiare le parti colpite, di pelle pinne o branchie, metterle tra i vetrini da microscopio e procedere all’osservazione.
Un microscopio utile a questo scopo dovrà avere un ingrandimento di almeno 400x, solo così si potranno osservare questi microscopici parassiti.
Qualsiasi acquariofilo, anche tra i più esperti, prima o poi dovrà affrontare il problema delle malattie. In tale sfortunata circostanza non ci si deve far prendere dal terrore di perdere tutti i pesci fino ad allora allevati. Il riconoscimento, se non delle malattie, almeno dei sintomi, resta uno dei metodi più sicuri per poter curare gli ospiti delle nostre vasche con rapidità ed efficacia.
Prima discorrere dettagliatamente di malattie dei pesci vanno fatte due considerazioni. La prima: il miglior metodo per evitare di vedere i nostri pesci colpiti da qualche malattia è prevenzire.La seconda: quanto più tempestiva è la diagnosi, tanto prima si potrà intervenire, e quindi maggiori saranno le probabilità di salvare la popolazione del nostro acquario.
PREVENZIONE DELLE MALATTIE
La prevenzione delle malattie dei pesci viene fatta semplicemente
rispettando le regole della buona manutenzione. Per questo rimandiamo
alla pagina delle guide
sull’allestimento e sulla manutenzione dell’acquario,
mentre qui ci limitiamo ad affrontare l’argomento dei parametri
chimici dell’acqua da cui possono dipendere le malattie
dei pesci.
Ricordiamo prima di tutto che la vasca è un ambiente chiuso e quindi innaturale; poiché il pesce non è libero, come succede in natura, non può né spostarsi, per andare a cercare situazioni ambientali migliori, né scappare da eventuali predatori o da pesci più aggressivi.
Batteri, funghi e altri parassiti sono sempre presenti nell’acquario.
Il sistema immunitario del pesce risponde normalmente all’attacco
di questi parassiti, mettendo in atto difese che lo tengono lontano
dalle malattie. Perché ciò possa avvenire è
importante che la popolazione ittica della nostra vasca sia sempre
ben equilibrata e che i valori chimici dell’acqua siano
idonei ai tipi di pesci che stiamo allevando. Non bisogna mai
mettere troppi pesci in acquario: ciò può portare
ai conflitti da cui dipendono situazioni di stress. E’ necessario
inoltre monitorare costantemente, anche se saltuariamente, i valori
chimici dell’acqua: questo ci aiuta a capire se il nostro
acquario è adatto a ospitare una comunità sana.
PARAMETRI CHIMICI IMPORTANTI
Ammoniaca, nitriti e nitrati
L’ammoniaca è il prodotto finale della mineralizzazione
(processo per cui le sostanze organiche vengono trasformate in
sostanze inorganiche più semplici) delle proteine contenute
nei mangimi, nelle feci e nelle urine dei pesci. Può essere
presente sia nella sua forma non ionizzata (NH3),
altamente tossica, sia nella forma ionizzata (NH4+)
non tossica. La quantità delle due forme presenti dipende
dal pH dell’acqua presente nell’acquario. Acquari
molto alcalini contengono maggiori quantità di ammoniaca
tossica (NH3).
In acquari in cui funziona un buon filtro le molecole di ammoniaca
vengono velocemente trasformate in nitriti (NO2-)
dai batteri appartenenti al genere Nitrosomonas; successivamente
i nitriti a loro volta vengono trasformati in nitrati (NO3-)
da altri batteri appartenenti al genere Nitrobacter.
Generalmente, quindi, l’ammoniaca e i nitriti non costituiscono
un problema, a patto che le vasche non siano sovraffollate e che
non vi sia eccesso di cibo.
I nitrati sono il prodotto finale del filtraggio biologico e diventano
tossici solo ad elevate concentrazioni. Vengono parzialmente rimossi
in modo naturale, con l’assorbimento da parte delle piante
e delle alghe, oppure col nostro intervento, durante i cambi dell’acqua.
Alcuni batteri (Costia, Chilodonella e Trichodina)
proliferano quando i cambi dell’acqua sono insufficienti
o il filtro non funziona bene e pertanto le condizioni dell’acqua
diventano inquinanti.
pH
Nonostante i più comuni pesci che abitano i nostri acquari tollerino bene condizioni di pH diversi da quelle che si trovano in natura, sbalzi repentini di acidità o valori troppo diversi dalle loro condizioni naturali possono causare stress dovuto proprio all’acidità. In questo caso i pesci incominciano a nuotare in modo irregolare, respirano a fatica (respirazione accelerata), si isolano e stazionano vicino alla superficie dell’acqua. I pesci sono quindi più esposti alle infezioni batteriche.
L’acqua del nostro acquario deve essere quindi controllata periodicamente. Se dovesse risultare troppo acida (pH inferiori a 7) andranno fatti dei cambi d’acqua, aggiungendo all’acqua demineralizzata del bicarbonato di sodio in ragione di 5-15 gr. ogni 100 litri di acqua, controllando dopo ogni cambio che il valore dell’acidità aumenti gradualmente fino a raggiungere il valore del pH desiderato.
Se invece l’acqua dovesse essere troppo alcalina (pH superiori a 7) bisognerà innanzitutto individuare la causa del valore così elevato di alcalinità. In molti casi la stessa acqua di rubinetto ha già un valore elevato di durezza carbonatica, (il pH dell’acqua di rubinetto è spesso tra 7,2 e 8,2); in altri casi però possono essere presenti nell’acquario stesso oggetti che rilasciano ioni carbonato: conchiglie e sassi calcarei, introdotti inconsapevolmente, oppure ghiaie da fondo (come ad esempio la ghiaia chiamata “policromo”) che presentano impurità calcaree. Bisognerà quindi procedere all’eliminazione di tali impurità e, una volta eliminate queste, se il pH fosse ancora troppo alto, si potrà aggiungere nel filtro della torba e procedere a cambi con acqua deionizzata.
Densità popolazione
La quantità di pesci introdotti nell’acquario è un fattore molto importante che può determinare l’insorgere e il diffondersi delle malattie. Quanto maggiore è il numero di pesci presenti, tanto più veloce sarà il consumo dell’ossigeno e maggiore la quantità di rifiuti organici prodotti. Conseguenza di tutto ciò sarà un aumento delle quantità di ammoniaca e di nitriti nell’acqua della vasca.
Bisogna altresì fare attenzione anche alle specie di pesci introdotte nell’acquario. Alcuni pesci possono, in presenza di altri più aggressivi, essere sottoposti a stress, nonché subire attacchi ed essere feriti. Le ferite, ovviamente, rendono il pesce più sensibile agli attacchi batterici.
Temperatura
La temperatura ha un notevole effetto sullo sviluppo delle malattie nei pesci. Alcuni batteri si sviluppano bene alla temperatura alla quale vengono normalmente mantenuti i pesci tropicali (Flexibacter columnaris si sviluppa fra i 25°C e i 30°C). Altri batteri, come la Chilodonella o la Costia, invece, si sviluppano meglio a basse temperature (18-22°C).
I pesci vanno allevati alla loro temperatura ottimale, qualche grado di differenza in più o in meno è poco importante, mentre ciò che ha un effetto molto negativo sulla salute del pesce sono gli sbalzi di temperatura: l’adattamento del pesce alla temperatura deve avvenire lentamente.
Nutrizione
Pesci non nutriti adeguatamente dimagriscono rapidamente e si indeboliscono diventando più sensibili alle malattie. Le cause di malnutrizione sono da ricondursi essenzialmente alla quantità e alla qualità del cibo. In generale, più è varia la dieta dei nostri pesci, meglio verrà soddisfatto il fabbisogno nutrizionale in termini di proteine, grassi, carboidrati, vitamine e minerali. E’ bene inoltre alternare diverse varietà di cibo secco, integrando eventualmente con del mangime congelato, precedentemente preparato e ben pulito.
Bisogna ricordare inoltre che l’eccessiva quantità di cibo può risultare dannosa quanto la sua mancanza. Molto frequentemente si tende ad esagerare con le razioni, contribuendo a “caricare” troppo il filtro, oltre che ad intossicare i pesci. I residui di cibo non consumato dispersi nell’acquario o depositati nel filtro, possono essere essi stessi fonte di parassiti e batteri.
Quarantena
La vasca di quarantena ha la funzione di evitare che vengano
immesse nell’acquario, insieme ai nuovi pesci, anche eventuali
malattie. Al fine di evitare brutte sorprese sarebbe quindi opportuno
preparare una vasca riempita con la stessa acqua del nostro acquario.Qui i nuovi ospiti dovranno restare per un periodo di tempo di
almeno di una settimana così da verificare lo sviluppo
o meno dei sintomi di eventuali malattie.
Durante il periodo di quarantena si potranno fare dei trattamenti
preventivi allo scopo di evitare lo sviluppo di alcune malattie
causate per lo più da stress, come Ictyo, Costia,
Chilodonella, vermi delle branchie e della pelle e infezioni
batteriche. Per il trattamento dei pesci da quarantenare si usa
solitamente un “cocktail” di medicine. La formula
va calcolata per ogni 10 litri di acqua e il trattamento va portato
avanti per i due giorni successivi all’arrivo dei pesci:
1,5-2 mg Nifurpirinolo, 2 o 3 gocce di FMC, 40 mg Metronidazolo.
Alla fine del trattamento, se non compaiono segni di malattie,
i pesci possono essere introdotti nell’acquario.
E’sempre bene, comunque, cercare di sincerarsi delle condizioni
di salute dei pesci al momento dell’acquisto. Difficilmente
chi possiede l’acquario in casa ha lo spazio per tenere
un’altra vasca per la quarantena: una cautela di questo
tipo dovrebbe prima di tutto prenderla il negoziante, ed è
buona regola informarsene.
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