Tutti sanno che i fertilizzanti sono importanti per le piante
d'acquario, ma ben pochi sono in grado di destreggiarsi tra
i molti prodotti disponibili, che hanno le più diverse caratteristiche
e indicazioni. Usati in modo indiscriminato, i fertilizzanti
producono nelle nostre vasche più danni che vantaggi.
Un grande esperto ci spiega perché e come evitare gli errori.

Per ottenere un bell'acquario di tipo "olandese" è necessario seguire
un corretto piano di coltivazione delle piante acquatiche (Foto archivio
AP)
Tutte le piante necessitano d'acqua e nutrimento per vivere, e le piante
acquatiche non fanno eccezione a questa regola, pur disponendo, ovviamente,
di tutta l'acqua che possano desiderare! Molto spesso, però le vediamo
ingiallire in acquario, crescere in modo stentato, ricoprirsi di alghe.
"Sarà il caso di aggiungere dei fertilizzanti?", ci domandiamo. "E se
sì, quali?".
Basta entrare in un negozio specializzato per reperire, sullo scaffale,
una decina di fertilizzanti diversi, tutti confezionati in modo elegante,
tutti, ottimi, ma spesso privi della descrizione del contenuto.
L'acquariofilo, talvolta, è disorientato: comincia a provarli tutti,
uno dopo l'altro. Il risultato più frequente, in questi casi, consiste
in una crescita smisurata, difficile da controllare, della vegetazione
algale. Come comportarsi, dunque?
In realtà le piante necessitano sì di nutrienti, ma sono alquanto esigenti
circa la loro qualità: "scelgono" solo quelli di cui necessitano veramente,
lasciando gli altri in soluzione, a disposizione delle alghe. Nella
continua competizione tra piante ed alghe per luce ed anidride carbonica,
dunque, un eccesso di nutrienti comporta uno sviluppo abnorme di queste
ultime.
L'acquariofilo deve quindi conoscere le reali esigenze nutritive delle
proprie piante, in rapporto alla composizione dell'acqua utilizzata
per riempire l'acquario: un problema non facile da risolvere, con i
pochi strumenti a disposizione nell'ambiente domestico.
Cerchiamo, dunque, di stabilire dei moduli di comportamento ottimali,
per identificare poi i principali sintomi di "denutrizione" da parte
delle piante.
Elementi "mobili" e "immobili"
I nutrienti necessari per qualsiasi pianta superiore possono essere
suddivisi genericamente in "macronutrienti", "micronutrienti" ed elementi
in traccia.
I primi - azoto (N), fosforo (P), zolfo (S), calcio (Ca), magnesio (Mg),
potassio (K) - sono elementi indispensabili, in discrete quantità, per
la crescita di qualsiasi pianta.
I secondi - ferro (Fe), manganese (Mn), rame (Cu), zinco (Zn), molibdeno
(Mo), cobalto (Co), boro (B) - sono invece elementi indispensabili,
in piccole quantità, per produrre nuova materia organica.
Gli ultimi, infine, sono elementi necessari in tracce (non misurabili
con i comuni kit di laboratorio), come nel caso del sodio (Na).
Alcuni di questi elementi, inoltre, vengono detti "immobili", in quanto
vengono fissati nella composizione stessa delle cellule vegetali e non
possono essere spostati, all'interno del corpo di una pianta, da una
parte all'altra. È il caso di boro, calcio, rame, ferro, manganese e
zolfo, la cui deficienza provoca la mancata produzione di nuove foglie:
le foglie giovani rimangono piccolissime e chiare, non potendosi completare
la loro produzione.
Altri elementi vengono invece detti "mobili", poiché possono essere
trasferiti da una parte all'altra della pianta, attraverso la linfa,
a seconda delle esigenze. È il caso di zinco, molibdeno, magnesio, azoto,
fosforo, potassio, la cui deficienza in acquario provoca la prematura
morte delle foglie più vecchie, allo scopo di mettere a disposizione
delle giovani le riserve di nutrienti necessarie per la loro completa
formazione. Pertanto, un primo sintomo da osservare nelle nostre piante
è il tipo di foglie più "sofferente".
Se si tratta delle foglie giovani potremo ricercare il problema nel
primo gruppo di nutrienti. Se si tratta delle foglie più vecchie dovremo
invece prendere in considerazione il secondo gruppo.
E' da tenere presente,inoltre, che le piante necessitano di tutti i
nutrienti in rapporti ben definiti. Immaginiamo che per produrre della
nuova materia organica serva un grammo di anidride carbonica e mezzo
grammo di azoto. Immaginiamo anche che nell'acqua siano presenti tre
grammi di azoto ed un solo grammo di CO2. Quando quest'ultimo sarà stato
consumato completamente, resteranno in soluzione, inutilizzati, ben
due grammi e mezzo di azoto, disponibili per le alghe infestanti, ma
non per le piante, non essendo disponibile sufficiente anidride carbonica
per produrre nuova biomassa. Per questo stesso motivo, in alcuni casi,
il surplus di un nutriente crea sintomi di deficienza di altri. Ad esempio,
un eccesso di manganese può produrre sintomi di deficienza di ferro
(foglie gialle, apici erosi, come in foto).

Foto archivio AP.
Una carenza di zolfo, invece, provoca una colorazione pallida, molto
chiara delle foglie, molto simile ai sintomi provocati da scarsa illuminazione.
In questo caso, però, dovremo osservare anche un certo allungamento
degli internodi (distanza tra una foglia e l'altra, lungo il fusto,
nelle piante alte). In questo modo si può comprendere se sia necessario
aumentare l'intensità delle lampade, oppure aggiungere un concime liquido.
Una carenza di anidride carbonica, infine, provoca una crescita molto
lenta, sia delle foglie vecchie che delle giovani, ed una generale "debolezza"
delle piante, che appaiono piccole e denutrite.
Con molto ossigeno non sono assorbiti
Le piante acquatiche, a differenza di quelle terrestri, possono assorbire
i nutrienti sia attraverso le radici che attraverso il fusto e le foglie.
La maggior parte delle piante acquatiche vive bene solo se ambedue le
vie di nutrimento sono attive e ben bilanciate. Ciò ci costringe a prendere
in considerazione, per il nostro acquario, sia concimi da fondo che
concimi solubili nell'acqua. Inoltre, alcuni elementi, come ferro, fosforo
ed azoto, sono assimilabili dalle piante solo in condizioni di anossia.
In presenza di grandi concentrazioni di ossigeno (come normalmente si
verifica nell'acqua dell'acquario), questi ioni passano in uno stato
di ossidazione che li rende difficilmente assimilabili. Il fondo dell'acquario,
invece, rappresenta un ambiente generalmente anossico: negli spazi tra
i granelli di sabbia, pertanto, si trovano le più elevate concentrazioni
di ioni ferro, fosforo ed azoto facilmente assimilabili dalle piante.
È proprio qui che le piante, attraverso le radici, possono approvvigionarsene.
Nel fondo, inoltre, le piante non temono la competizione per i nutrienti
con altri vegetali (alghe e fitoplancton) e possono "gestire" a loro
piacimento il pool di ioni utili. Un eccesso di nutrienti in forma liquida,
in definitiva, si tradurrebbe in uno smodato sviluppo di alghe, mentre
un fondo fertilizzato garantisce una continua riserva di ioni indispensabili
per le piante. Per questo stesso motivo è indispensabile evitare l'uso
di filtri sottosabbia in vasche fortemente erborate: il continuo passaggio
dell'acqua sotto il fondo distruggerebbe le capacità riducenti di quest'ultimo
e provocherebbe uno sviluppo indesiderato di alghe, a causa del surplus
di nutrienti portati in soluzione, senza contare che lo sviluppo radicale
di molte specie di piante acquatiche è inibito ad elevate concentrazioni
di ossigeno sotto il fondo.
E' importantissimo, però, anche il pool di nutrienti disciolto nell'acqua,
da assorbire attraverso le foglie. La maggior parte delle piante acquatiche
necessita di assumere calcio, magnesio, potassio ed anidride carbonica
attraverso il sistema fogliare. Solo pochissime specie, come la Lobelia
dortmanna, sono in grado di assumere anidride carbonica ed altri nutrienti
attraverso le radici. Proprio i nutrienti come il ferro, inoltre, possono
essere accumulati dalle piante acquatiche in concentrazioni sino ad
un milione di volte maggiori rispetto a quelle dell'ambiente esterno.
Per questo motivo vanno continuamente aggiunti all'acqua, in una forma
facilmente assimilabile, se si desidera ottenere una crescita ottimale
delle piante d'acquario. Poiché non è possibile misurare tutti i nutrienti
presenti nell'acqua, tenendo presente che un loro eccesso può produrre
numerosi problemi, in base a quanto detto precedentemente, il problema
della fertilizzazione va affrontato con ordine, nell'ambito di un serio
programma di coltivazione delle piante. Solo in questo modo sarà possibile
ottenere risultati eccellenti.

Se tutte le foglie marciscono contemporaneamente le nostre piante
soffrono probabilmente per un'acqua troppo dura e per una conduttività
troppo elevata. In questo caso, prima di utilizzare un fertilizzante,
sarà necessario ripristinare corrette condizioni ambientali. (Foto V.
Zupo)
Come regolarsi con acqua e fondo
Fatta un po' di teoria, vediamo ora come procedere in pratica. Cominciamo
dall'acqua per passare poi al fondo.
Acqua: Non sarà possibile comprendere cosa accade nel
nostro acquario se l'acqua, all'origine, contiene abbondanti quantità
di ioni diversi (ed a noi ignoti). Utilizzando comune acqua di rubinetto,
ad esempio, noi forniamo alle piante abnormi quantità di calcio, magnesio,
cloro, fosforo. In queste condizioni le piante soffrono della carenza
di numerosi nutrienti, che non potremo aggiungere, però, attraverso
i comuni prodotti commerciali, poiché ciò servirebbe solo ad aumentare
lo squilibrio ionico.
Le piante, in quest'acqua, appaiono fragili, crescono lentamente, si
ricoprono di alghe. Le foglie più vecchie ingialliscono prematuramente
e cadono. Gli steli si allungano e perdono le foglie più basse, rimanendo
solo in vita un ciuffetto apicale (come in foto sotto).

Foto - Archivio AcquaPortal
In queste condizioni, l'aggiunta di fertilizzanti si traduce in un
aumento delle alghe epifite. L'unica soluzione è quella di partire da
una buona acqua demineralizzata, avente conduttività inferiore a 300
micro Siemens. Se la vostra acqua ha una conduttività superiore, smettete
di aggiungere qualsiasi fertilizzante: ciò servirebbe solo ad incrementare
il suo valore. Effettuate invece dei cambi parziali, sino ad ottenere
valori di conduttività adeguati, almeno che non desideriate coltivare
unicamente piante adatte ad ambienti lagunari, come alcune specie di
Ceratophyllum ed Elodea. Noterete, infatti, che se la conduttività supera
il valore di 300-400 micro Siemens, le uniche piante che resistono bene,
nel tempo, sono queste ultime, mentre Cabombe, Ninfee ed Aponogeton
spariscono rapidamente dalla vasca.
Fondo: Il fondo dell'acquario rappresenta il substrato
nel quale le piante crescono e producono radici: deve quindi contenere
tutti i nutrienti necessari per il loro metabolismo in proporzioni corrette.
Alcuni elementi (Fe, Bo, Mn, Cu, Zn, Mo) possono essere acquisiti anche
dall'acqua, ma risultano generalmente molto più facilmente disponibili
(e meno inquinanti) se presenti principalmente nel fondo dove sono indisponibili
per le alghe che competono con le piante. Inoltre il substrato di fondo
dovrà avere "Capacità di Scambio di Cationi" (CSC) ottimali, ovvero
essere in grado di assorbire tutti i nutrienti essenziali per cederli
lentamente alle piante (vedi box sotto), a seconda delle loro richieste
metaboliche.
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I CSC di alcuni substrati da fondo
Maggiore è il valore CSC (Capacità di Scambio di cationi), migliori
saranno le prestazioni del substrato di fondo nel cedere lentamente
nutrienti alle radici. Alcuni materiali, pur avendo elevati valori
CSC, possono produrre inquinamento dell'acqua, avendo un forte
contenuto in materia organica: dovranno quindi essere utilizzati
con moderazione. Ecco una tabella che ci dice il grado di CSC
di alcuni materiali per il substrato:
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Substrato
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CSC meq/100g
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Perlite
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1,5 - 3,5
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Sabbia
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3,0 - 7,0
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Ghiaia
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22,0 - 63,0
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Torba
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53,0
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Vermiculite
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82,0 - 150,0
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Ghiaietto fertilizzato
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100,0 - 180,0
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Humus
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200,0
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La comune sabbia fine, così come il ghiaietto grossolano, sono caratterizzati
da CSC insufficienti. Ottime ca-pacità di scambio, invece, caratterizzano
i ghiaietti porosi e le sabbie lateritiche. La laterite è un sedimento
naturale, prodotto dalla degradazione di rocce ricche di ferro ed alluminio,
che può essere disposto sul fondo liberamente ed eventualmente coperto
da un sottile strato di sabbia silicea. Per renderla ancora meglio adeguata
alla vita delle piante acquatiche, la si potrà mescolare con ghiaia
di pomice e sbriciolato di rocce vulcaniche. In questo modo si ottiene
un elevato grado di porosità, che conferisce al fondo caratteristiche
ideali in termini di CSC. Meglio evitare, invece, l'uso di ghiaietti
concimati per uso floristico, humus od altri substrati non specificamente
prodotti per l'uso in acquario: contengono materiali organici che inquinerebbero
l'acqua ed eccessive quantità di azoto e fosforo, in grado di provocare
enormi catastrofi ecologiche in un ambiente acquatico.

Macronutrienti, micronutrienti ed oligoelementi somministrati attraverso
fertilizzanti liquidi o da fondo vengono utilizzati sia dalla piante
che dalle alghe. E' necessario non eccedere nella quantità ed assicurarsi
che le piante godano di condizioni di vita ideali, se si vuole evitare
di incrementare la crescita di alghe epifite. Disegno di V. Zupo.
Un fondo composto di tre strati
In definitiva, il fondo rappresenta un indispensabile "accumulatore"
di nutrienti e va progettato con cura. In un acquario ancora da allestire,
suggeriamo di predisporre due o tre strati successivi, in modo da ottenere
condizioni ottimali per le radici. Il primo strato potrà essere costituito
da un composto fertilizzante in sticks od in polvere, di composizione
acida: servirà per la lenta cessione di ioni e per mantenere costante
il potere riducente del fondo. Il secondo strato potrà essere composto
da latente granulare, eventualmente mista a pomice (esistono numerosi
ghiaietti fertilizzati contenenti le giuste proporzioni di questi composti):
servirà ad assicurare un CSC ottimale. Il terzo strato, quello più superficiale,
potrà essere composto da semplice sabbia silicea: servirà a separare
l'ambiente del fondo dall'acqua, evitando una troppo rapida cessione
di composti fertilizzanti. Se l'acquario è già allestito, suggeriamo
di sifonarlo accuratamente, per eliminare il surplus di materia organica
presente (cibi e feci, che contengono eccessive quantità di azoto e
fosforo), ed aggiungere poi delle palline di laterite o degli sticks
fertilizzanti, a distanze fisse, in modo da coprire tutto il fondo della
vasca. Solo così le piante disporranno delle giuste quantità di elementi
da assorbire attraverso le radici.
Nella seconda parte continueremo l'esame dei vari fattori che interferiscono
con l'uso dei fertilizzanti e prenderemo in considerazione la composizione
dei principali prodotti commerciali, sia in forma liquida sia da fondo,
allo scopo di permettere un loro uso razionale.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 16
- Gennaio 2000 - della rivista “Il mio acquario” la quale ha concesso
tale ripubblicazione.
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articolo, senza il consenso dell'autore.
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