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L’allevamento di pesci in acquario, così come l’allevamento
di qualunque animale in casa, pone alcune questioni di carattere
etico.
E’ accettabile mantenere il cattività degli esseri viventi
a solo scopo ornamentale?
A questo proposito occorre prima di tutto distinguere tra
animali nati in cattività ed animali catturati in natura.
Le considerazioni che seguono si riferiscono esclusivamente
ai pesci nati in cattività, riservando ad altra sede la discussione
sull’allevamento di pesci catturati in natura. Va comunque
fatto notare che la stragrande maggioranza dei pesci tropicali
d’acqua dolce che si trovano in commercio sono nati in cattività.
Poniamoci delle domande:
1) I pesci d’acquario sono animali domestici?
Molti dei pesci che vengono normalmente allevati in acquario
sono stai allevati in cattività per molte generazioni. Cosa
succede ai pesci che vengono allevati in un ambiente artificiale?
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Impianto professionale di stabulazione. Foto archivio AP. |
La pressione evolutiva alla quale sono soggetti in natura non ha più
luogo e cambia la distribuzione della varietà genetica all’interno di
una popolazione. Si accumulano mutazioni “neutre” ovvero mutazioni che
in quel particolare ambiente (acquario) non hanno alcun effetto sulla
sopravvivenza e la fertilità. Un pesce in media genera qualche centinaio
di avannotti per volta, in natura questi muoiono tutti tranne forse
un paio (altrimenti la popolazione esploderebbe): la selezione è severissima.

In ambiente artificiale di 100 avannotti almeno una 30ina sopravvivono,
quindi la selezione è molto ridotta. Siccome le generazioni si susseguono
a ritmo rapidissimo, bastano pochi anni per stravolgere geneticamente
una specie. Ma questo non è tutto, i pesci tropicali allevati in cattività
sviluppano quasi sempre una maggiore tolleranza per acque dure ed alcaline
-per intenderci l’acqua che esce dai nostri rubinetti- completamente
diverse da quelle tenere ed acide dei loro luoghi d’origine in Sud America,
Asia ed Africa Occidentale. Questo è un evidentissimo effetto della
selezione dovuta alla sopravvivenza generazione dopo generazione degli
individui che meglio si sono adattati alle nuove condizioni.
I pesci allevati in cattività non sono più adatti alla vita selvaggia,
esattamente come non lo siamo più noi. Hanno caratteristiche genetiche
che sono state selezionate per adattarsi a quello che è l’ambiente nel
quale sono stati cresciuti per generazioni e generazioni: l’acquario.
Questi pesci non sono fatti per vivere nei fiumi o nei laghi, ma sono
fatti, nel senso letterale del termine, per vivere in acquario. Sono,
a tutti gli effetti, animali domestici.
2) I pesci soffrono a vivere in acquario?
Vedere un animale rinchiuso in una gabbia, un terrario o un acquario,
fa sorgere immediata la seguente domanda: quest’animale soffre per essere
costretto a vivere in cattività? I pesci soffrono sicuramente se le
condizioni offerte in acquario non sono adatte alle loro esigenze vitali
(sovraffollamento, alimentazione sbagliata, acqua dalle caratteristiche
non appropriate, specie male assortite, stress dovuto a mancanza di
nascondigli). Ogni acquariofilo deve sempre documentarsi sulle esigenze
dei pesci che intende allevare e rinunciare all’allevamento di una particolare
specie se non è in grado di offrire una vasca adeguata o se questa non
è compatibile con i pesci già presenti in vasca. Se le condizioni sono
ottimali i pesci sicuramente non soffrono fisicamente.
I pesci soffrono allora psicologicamente?
Nessuno di noi è nella testa di un pesce, ma in base ai dati che la
scienza fornisce, bisogna concludere che i pesci mancano completamente
delle strutture cerebrali che organizzano le emozioni negli animali
superiori. I pesci non sono scimmie, cani o pappagalli: mancano completamente
della corteccia cerebrale e tutte le loro emozioni (se si possono chiamare
così riflessi di fuga, eccitazione sessuale e comportamenti antagonistici)
sono generate dall’ipotalamo, una delle strutture arcaiche del cervello.

I pesci, pur presentando forma di apprendimento, non hanno coscienza
e memoria contestuale nel senso in cui la intendiamo noi. Quindi bisogna
concludere che un pesce sazio, privo di stress, e che si trovi in un’acqua
consona alle sue esigenze e con spazio a sufficienza è sicuramente un
pesce che non soffre.
Alessandro Cellerino Ricercatore di Neurobiologia, Scuola Normale Superiore,
Pisa.
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