
Illustrazione di Marco Milanesi
Squame
Le squame o scaglie cutanee sono formazioni dermiche
situate in strati profondi dell'epidermide.
Tali scaglie proteggono efficacemente gli animali dalle ferite;
nel corso dell'evoluzione sono comparsi vari tipi di scaglie.
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Una squama vista al microscopio |
Quelle denominate placoidi, degli squali e
delle specie affini del gruppo dei Condritti sono, effettivamente,
denti epidermici, con una superficie di smalto che ricopre una
polpa di dentina; nella cavità boccale, grandi scaglie
placoidi formano file di denti.
Si registrano altri diversi tipi di squame: cicloidi,
ctenoidi e ganoidi (le tipologie riguardanti
i pesci d'acqua dolce).
Vari tipi di squame.
Le scaglie cicloidi sono alquanto diffuse e di origine
primitiva e sono altresì dette per la loro foggia tondeggiante,
caratterizzata da un margine liscio; sono presenti nei ciprinoformi.
Le scaglie ctenoidi sono connotate da una superficie
ruvida e un margine munito di dentelli, la cui forma ricorda quella
dei denti di un pettine; sono rintracciabili nei perciformi.
Le 2 tipologie summenzionate palesano sulla loro superficie un
intreccio di formazioni concentriche che rappresentano uno strumento
imprescindibile per stabilire l'età dell'animale.
Le scaglie ganoidi rappresentano una tipologia primitiva
suddivisa in 2 rami principali: il paleoniscoide attinente
all'estinto Paleoniscus, ma esistente anche in specie
attuali; il secondo riguarda una tipologia evoluta denominata
lepisosteoide.
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A) Scaglia cicloie.
B) Scaglia ctenoide
(da U.D'Ancona)
Scaglia cicloide di un salmone di 4 anni. I numeri romani
indicano gli anelli annuali di accrescimento: |
Tali scaglie sono connotate spesso da una forma romboidale e
sono strutturate tra loro in modo parzialmente sovrapposto, e
si trovano nei politteri, gli storioni e le
amie.
Lo strato superiore di queste scaglie è ricoperto da uno
strato di ganoina che dà loro un aspetto vitreo e brillante
e che ha la stessa origine della dentina.
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Scaglie elasmoidi entro tasche del derma.
(da U.D'Ancona) |
Le scaglie dei pesci ossei (teleostei) hanno la forma
di sottili placchette ovali, sprovviste di smalto e di dentina.
Le scaglie cosmoidi sono una modificazione delle ganoidi,
ed assomigliano alle scaglie placoidi, che nei pesci
attuali si trovano soltanto nel celacanto.
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Valutazione in lunghezza in funzione dell'acrescimento
delle scaglie cicloidi.
(da L.Bertin) |
Ossa
Lo scheletro consta di 2 differenti parti: lo scheletro appendicolare
comprende le parti scheletriche delle pinne e i cinti pettorale
e pelvico; lo scheletro assiale raggruppa la scatola
cranica e la colonna vertebrale.
Il neurocranio è costituito da un'architettura
scheletrica piuttosto complessa che si basa su blocchi compatti
di ossa di vario tipo denominate autostosi (otiche, temporali,
mesetmoide, sfenoidale) e allostosi (setti nasali,
il vomere, i setti frontali, parietali,
frontali, orbitali, lacrimali, iugali, squamosi).
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Altra parte che concorre alla formazione del cranio è
lo splancnocranio, composto da una grande quantità
di ossa di tipo mobile, di origine opercolare che rivestono le
fessure branchiali, e relative alle arcate viscerali.
Il cranio degli squali, delle razze e delle
chimere è cartilaginoso, tuttavia, in alcune specie
sono presenti incrostrazioni secondarie di sali di calcio, che
gli conferiscono un aspetto osseo.
Gli storioni presentano un cranio cartilaginoso, ma vengono catalogati
con quelli ossei, poichè i loro antenati avevano lo scheletro
ossificato.

Illustrazione di Marco Milanesi
Caratteristiche le forme ossee denominate premascellari, che dotate
di una certa mobilità, permettono alla bocca di sporgersi
esternamente; completano la formazione della mascella superiore
le ossa mascellari (esse possono anche fungere da supporto ad
una struttura dentale).
Ma le lamprede, analogamente alle missine, non presentano
le mascelle, in quanto rimpiazzate da una ventosa boccale; gli
archi branchiali sono sostenuti da supporti cartilaginosi autonomi.
La colonna vertebrale è globalmente ossificata composta
da vertebre a mo' d'arco, sviluppatesi dalle basi di archi neurali
e adiacenti nella parte caudale ad archi ematici, che si possono
descrivere come "portali" in cui si snodano arteria
e vena caudali.
Nelle lamprede e nelle missine, si tratta ancora
di una corda dorsale sprovvista di tessuto cartilaginoso od osseo.
Niente annuncia ancora le vertebre, e la coda è semplicemente
sormontata da piccole formazioni cartilaginose.
Nei pesci cartilaginei, le vertebre sono evidenti; sono cartilaginose
ed avvolgono la corda interna; sono uniti mediante apofisi.

Razze e squali sono pesci cartilaginei (Foto Roberto Sozzani).
Sulla parte dorsale si trova un canale che contiene il midollo
spinale; nella cavità generale, le costole si attaccano
sul lato ventrale delle vertebre.
Nell'area caudale la base delle vertebre comprende un canale che
protegge la vena e l'arteria caudale.
La maggior parte dei pesci ossei ha le vertebre conformate allo
stesso modo, ma ossificate, tuttavia vi sono delle eccezioni,
come nel caso dello storione.
Le coste sono elementi ravvisabili nelle vertebre, che hanno la
funzione di separare le viscere dalla massa muscolare.
In alcuni generi è presente una costa di tipo dorsale che
svolge una funzione analoga, ma tra parti differenti di origine
muscolare, nella fattispecie dorsale e ventrale.
Lo scheletro delle pinne è impari, ed è formato
da raggi ossei e cartilaginose; le pinne pettorali dei pesci ossei
(teleostei) sono saldate al cranio, mentre negli animali
cartilaginei, sono collegate con lo scheletro dell'apparato branchiale.
In ambedue i gruppi, le pinne pelviche sono fissate liberamente
nella muscolatura, con l'eccezione di alcuni gruppi, quali i gadiformi:
le loro pinne ventrali sul davanti dei pettorali e sono collegate
al cranio.
Denti
La dentizione anteriore è composta dai Vomerini,
situati nella parte alta della bocca, Palatini, posti
lateralmente, e i Premascellari.
La dentatura posteriore è caratterizzata da denti faringei
derivanti da formazioni delle arcate branchiali.
Le mascelle di uno Squalo e di un Piranha
Grazie a questi particolari denti, i Ciprinidi, ad esempio,
possono sopperire alla carenza di denti veri e propri.
Tali denti possono assumere diverse forme a seconda del genere;
segnaliamo la caratteristica forma a cucchiaio di B. brachycephalus
caspius, il dente da macina della carpa, e il dente simil
canino, di Aspius aspius, utilizzato principalmente per
catturare le prede, i denti lunghi ed acuminati di Bathybates
leo o Belonesox belizanus.
Pinne
Si registrano 2 tipologie di pinne: pinne pari e pinne
impari.
Le prime sono sorrette da un supporto scheletrico basato su determinate
strutture a forma d'arco (cinto pettorale e cinto pelvico), e
comprendono le pinne pettorali e pelviche.
Tali pinne sono sorrette da raggi cutanei (lepidotrichi)
appartenenti alla membrana dell'arto, e da raggi endoscheletrici
profondi.
I raggi lepidotrichi sono posizionati su ciascun lato
della pinna e sono caratterizzati da un rivestimento sotto pelle
di piccole lamine ossee separate tra loro, assimilabili a scaglie
cutanee, che conferiscono ai raggi una flessibilità
in corrispondenza dei lati.

Diversi aspetti di pinna caudale.
In virtù di queste caratteristiche, tali raggi cutanei
sono molli; qualora, però, le placche ossee si plasmino
in un corpo unico, il raggio assume la foggia di un aculeo, che
può costituire una potente arma per l'animale che ne fa
uso.
Il cinto pettorale (o scapolare) è rimarcato
da un processo di ossificazione più o meno evidente, ed
è formato dalla scapola, posizionata nella regione
dorsale, il caracoide, presente in corrispondenza della
zona ventrale, che in posizione laterale entrano in contatto tra
loro e con una parte dell'arto.
Tramite la clavicola e il cleitro il cinto
scapolare è collegato alla parte posteriore del neurocranio.
Il cinto pelvico, invece, presenta uno sviluppo sensibilmente
minore, contrassegnato da un supporto scheletrico compatto che
però non crea alcun collegamento tra le pinne e la colonna
vertebrale.
Le pinne pari consentono lo spostamento dei pesci nell'ambiente
acquatico; nei pesci ossei, le pettorali sono collegate al cranio,
mentre negli animali cartilaginei sono ancorate nella muscolatura
mediante elementi cartilaginosi autonomi.
In genere, le pinne pelviche sono saldate, analogamente alle pettorali
dei pesci pesci cartilaginei, nella muscolatura.
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Le bellissime pinne di un Betta Splendes. |
In alcuni gruppi, come i clupeiformi ed i ciprinoformi,
le pinne pelviche si trovano in posizione ventrale o addominale;
nei preiformi sono situate sotto le pettorali e nei gadiformi
sono posizionate proprio davanti ai pettorali, tuttavia in alcuni
gruppi sono del tutto assenti, come nel caso delle anguille.
Le pinne impari includono uno o più arti dorsali,
una pinna caudale e una o più anali, e sono composte da
raggi endoscheletrici mobili che si biforcano tra loro.
Tali raggi sono confinanti con le emospine della colonna vertebrale,
per questo motivo è aleatorio stabilire se tali raggi siano
originati da pezzi vertebrali, o rappresentino uno sviluppo a
se stante.
La pinna caudale è omocerca, di forma simmetrica
(ma asimmetrica internamente), poichè caratterizzata da
una ripartizione in 2 parti uguali, nella fattispecie lobo dorsale
e ventrale.
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La pinna dorsale estroflessa di un pesce
balestra.
(Foto Roberto Sozzani). |
La fusione delle 2 parti succitate determina la formazione dell'urostilo,
in cui sono evidenti emospine modificate denominate epiurali.
Si registra la presenza di pinne caudali di forma eterocerca
(con le 2 parti summenzionate di forma asimmetrica), dificerca
(arti eterocerchi trasformatisi in un secondo tempo in
pinne omocerche, anche per quanto concerne lo scheletro
interno), ed emiomocerca.
Ad esclusione delle pinna di posa, tutte le altre pinne sono rese
solide dai raggi ossei o cartilaginosi, e possono modificarsi
in organi copulatori che permettono una fecondazione interna (ad
esempio, le pinne ventrali possono trasformarsi in mixopterigi
o pterigiopodi negli squali, oppure in ventose,
come nel caso delle pinne ventrali dei gobidi).
Motilità
In genere, i pesci nuotano mediante ondulazioni di tutto il corpo
(anguille), o soltanto il peduncolo caudale (come avviene per
la maggioranza delle specie).
Alcuni pesci compiono anche movimenti ondulatori delle pinne pari
(pesci cofano, notopteridi, ecc).
Anche i movimenti sincroni o asincroni delle pinne pari producono
risultati ragguardevoli: alcune specie della famiglia Gasteropelecidae
sono addirittura in grado di uscire dall'acqua, e fanno dei voli
accompagnati dal battito attivo delle pinne pettorali.
Al contrario, il volo dei pesci marini di determinate specie (Exocoetidae
e Hemirhampidae) è assolutamente passivo:
le loro pinne pettorali, che arrivano all'80% della lunghezza
del corpo consentono loro di planare nell'aria, effettuando spostamenti
che possono superare i 400 m, quando la forza del vento è
propizia.
La forma del corpo e la sua superficie liscia sono fondamentali
per ridurre la resistenza dell'acqua; di non minor importanza
anche la morfologia della pinna caudale.
Nei nuotatori provetti, i lobi superano la zona delle correnti
con le reazioni turbolente che si formano sul retro della dimensione
massima del corpo e prendono parte attiva all'orientamento del
pesce in fase di spostamento.
La velocità massima che il pesce raggiunge nell'arco di
brevi periodi di tempo varia da specie a specie: dai 3 m al secondo,
coperti dalla lucioperca, fino ai 36 del pesce spada.
Tuttavia, questi valori sono destinati a cambiare se si considera
la velocità media raggiunta da ciascuna specie.
La muscolatura
La muscolatura dei pesci non si differenzia granchè da
una specie all'altra.
Tra i muscoli si trovano numerose lische sottili, spesso biforcute,
non collegate allo scheletro; queste sono caratteristiche dei
pesci, e compaiono per ossificazione all'interno di custodie connettive
di fibre muscolari isolate.

Per trovare muscoli più differenziati occorre esaminare
la testa; gli organi muniti di muscoli autonomi sono i bulbi oculari,
l'apparato branchiale e le mascelle.
La muscolatura del tronco è concentrata soprattutto nella
parte dorsale del corpo, ed il setto orizzontale la divide in
2: muscolatura superiore e muscolatura inferiore.
A loro volta, i muscoli di dividono in scheletrici striati, gestiti
attivamente dall'animale, e viscerali lisci, indipendenti dalla
volontà; il muscolo cardiaco, per quanto striato, non risponde
agli ordini volontari.
Parte della muscolatura scheletrica denota un cromatismo rosso
più accesso della rimanente, ed è situata proprio
sotto l'epidermide, nella parte mediana del corpo, al livello
del setto orizzontale, e nel peduncolo caudale.
La colorazione dei muscoli rossi è dovuta ad un'elevata
concentrazione di emoglobina e di mioglobina.
I muscoli rossi possono lavorare prolungatamente senza stancarsi:
questa è la ragione per cui le specie che compiono lunghi
tragitti presentano una proporzione elevata di tali muscoli.
I muscoli chiari, ossigenati di meno, si stancano presto, ma possono
compiere grandi sforzi su percorsi brevi, che si pagano però
con una carenza di ossigeno che porta ad un aumento della concentrazione
di acido lattico.
E' soltanto quando quest' ultimo viene eliminato che i muscoli
bianchi sono pronti ad operare nuovamente; tali muscoli costituiscono
la maggioranza (pochissimi, invece quelli rossi) nei pesci dotati
di scarsa mobilità.
Colori e pigmenti
L'epidermide è composta da un rivestimento multistrato,
caratterizzato da uno spessore variabile in relazione ad una determinata
specie o ad una zona particolare del corpo.
In tali strati epidermici abbondano ghiandole unicellulari e mucipare;
queste ultime sembra adempiano alla salvaguardia dell'animale
dall'insorgenza o meno di eventuali infezioni di origine batterica,
fungicida e altro.
Inoltre, può essere registrata la presenza di ghiandole
velenifere, riconducibili a lamette situate alla base delle pinne,
oppure di fotosfori, organi luminosi usati dai pesci che vivono
nelle zone molto profonde ammantate nell'oscurità o scarsamente
illuminate.
Nel derma (la parte sottostante l'epidermide) sono presenti cellule
pigmentarie (cromatofori e iridociti) che, in
base a determinate condizioni ambientali percepite dal pesce,
possono modificare il colore o la decorazione della pelle.
I cromatofori si suddividono in eritrofori,
caratterizzati da pigmenti rossi e arancioni, xantofori,
muniti di pigmenti gialli e melanofori, la cui pigmentazione
risulta nera.
Il regime alimentare da somministrare ai pesci in cattività
si rivela importante anche per salvaguardare la vivacità
cromatica delle loro livree, infatti alcuni pigmenti sono contenuti
nelle sostanze alimentari ingerite dai pesci.

Struttura della pelle e Melanofori (da U.D'Ancona)
Naturalmente le colorazioni suggestive che ammiriamo in alcune
specie sono il frutto della combinazione cromatica dei tipi di
cromatofori summenzionati.
Gli iridociti, costituiti da sostanze di guanina (un
sottoprodotto della digestione delle proteine), concorrono a trasformare
la colorazione base di una livrea in un cromatismo argenteo e
iridiscente.
L'animale può modificare la sua colorazione a seconda di
sollecitazioni differenti: la necessità di mimetizzarsi
nell'ambiente per fronteggiare situazioni pericolose o attendere
una preda di passaggio, crea le premesse per tale mutazione; Betta
splendens, ad esempio, può attuare tale processo quando
è attaccato da un contendente; i cromatismi assumono tonalità
differenti durante il periodo riproduttivo.
I pesci modificano la loro colorazione durante il loro sviluppo,
nei periodi di migrazione, a seconda delle stagioni, e in base
al loro stato umorale e psicologico.
In genere, gli esemplari giovani presentano una colorazione differente
da quella degli adulti, e questo corrisponde alla differenza del
mezzo in cui vivono.
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Pomacantus imperator in livrea giovanile
e adulto. |
E' però durante la fregola che si assiste ai cambiamenti
più spettacolari: i maschi assumono colori smaglianti,
senza preoccuparsi della loro visibilità, ma tale arricchimento
cromatico è ravvisabile soltanto da pozioni molto ravvicinate.
Alcuni pesci possono reagire molto velocemente alla variazioni
cromatiche del supporto sul quale si trovano, infatti possono
adattarsi al colore predominante dell'ambiente.
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Una sogliola: può variare velocemente
la pigmentazione.
(Foto Roberto Sozzani). |
Anche i colori premonitori di certi animali che vivono nell'habitat
corallino, servono ad avvertire gli altri esemplari che il territorio
circostante non può essere violato.
I colori intensi delle specie di scoglio derivano dalla loro vita
fra i boschetti di coralli colorati.
La secrezione di determinate sostanze (originarie delle ghiandole
endocrine), causata dalla stimolazione ormonale, concorre alla
variazione cromatica della livrea.
L'apparato digerente
La struttura organica di tale apparato consta di diversi organi,
nella fattispecie, faringe, esofago, cavità orale, stomaco
ed intestino, a cui sono collegati altri organi che lavorano in
sinergia con quelli succitati: denti, lingua, pancreas,
fegato e cistifellea.
In bocca non sono presenti ghiandole salivari, ma soltanto ghiandole
mucose.
La lingua non è dotata di muscolatura, in quanto costituisce
una semplice protuberanza del pavimento boccale frapposta tra
le file dentali; la cavità orale non hanno uno sviluppo
accentuato poiché termina in corrispondenza della faringe,
quindi è piuttosto breve.

E' importante constatare che la lingua non è particolarmente
sviluppata nei pesci ossei, a differenza di quanto avviene per
i ciclostomi.
I denti, a seconda della famiglia di appartenenza, possono muoversi
o essere saldati solidamente alla struttura ossea sottostante.
L'esofago è piuttosto largo, ma presenta uno sviluppo breve
e lineare; lo stomaco è caratterizzato da tratti ascendenti
e discendenti che gli conferiscono una forma di sacca.
Le pareti di tale organo sono dilatabili per consentire all'animale
(in genere specie predatrici) di ingerire prede piuttosto voluminose.
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Appendici piloriche.
(da U.D'Ancona) |
Tuttavia, alcuni generi di pesci (Protopterus e Ciprinus,
ad esempio) sono carenti di stomaco, grazie ai loro efficienti
apparati masticatori che gli consentono di tagliuzzare abbondantemente
il cibo ingerito, e quindi di completare agevolmente il processo
digestivo con l'ausilio degli enzimi prodotti dall'intestino.
L'intestino è di forma particolarmente allungata nelle
specie fitofaghe, così formato per favorirne l'assimilazione
di sostanze vegetali, viceversa negli animali carnivori presenta
una morfologia corta.
Nei salmonidi o nei gadaci, tale organo forma
un gran numero di diverticoli che accrescono la superficie digerente,
e probabilmente contribuiscono anche a neutralizzare la reazione
acida del bolo alimentare all'uscita dello stomaco.
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Apparato digerente
A) pesce erbivoro (molto più lungo).
B) pesce carnivoro
1-esofago
2-stomaco
3-intestino
4-canale coledoco
5-ano
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A differenza degli enzimi digestivi dello stomaco, di natura
acida, quelli intestinali richiedono un ambiente lievemente basico.
E' nell'intestino che vengono digerite le proteine, con l'ausilio
della tripsina, mentre altri enzimi (lipasi, carbossilasi)
agevolano la digestione di sostanze grasse e degli zuccheri.
La grandezza del fegato è piuttosto rilevante, ed è
caratterizzato da un'abbondante concentrazione di grassi; in esso
è diffuso il pancreas (importante per la secrezione dell'insulina,
necessaria per mantenere la glicemia al suo tasso ottimale), la
cui distribuzione cellulare è capillare, in quanto non
concentrata in un determinato punto.
Inoltre, il fegato produce la bile, che favorisce la digestione
dei lipidi ed aumenta il p H del contenuto intestinale, e conserva
lo zucchero del sangue, i suddetti lipidi e le vitamine A e D.
L'apparato respiratorio
La respirazione si verifica con l'ausilio di fenditure branchiali
che non sboccano verso l'esterno, ma all'interno di una camera
branchiale a contatto con la cavità orale e caratterizzata
da un rivestimento cutaneo detto opercolo.
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Schema metà sinistra delle
branchie:
A) Lampreda
B) Squalo
C) Pesce osseo
1-orifici branchiali esterni
2-orifici branchiali interni
3-sacche branchiali
4-archi branchiali
5-setti branchiali
6-lamelle
7-spiracolo
8-arco mascellare
9-arco ioide |
Quest'ultimo non è costituito soltanto dalla massa cutanea,
ma da una struttura interna basata su lamine ossee.
Per respirare i pesci inalano dalla cavità orale una corrente
d'acqua con l'ausilio della muscolatura boccale, del faringe e
degli opercoli, e viene fatta passare nelle camere peribranchiali
mediante le fessure ricavate nella faringe.
L'esalazione si verifica tramite fenditure opercolari, che a seconda
della specie possono essere piuttosto ampie, o viceversa piccolissime.
Le lamelle branchiali, attraverso cui avviene il processo di respirazione,
posizionate nella parte esterna dell'arco branchiale, sono altresì
denominate olobranchie; tali lamelle, abbondantemente irrorate
dal sangue, svolgono anche una funzione osmoregolatrice.
Alcuni nuotatori (tonni, maccarelli) respirano
in modo diverso: grazie alla loro propulsione rapida, l'acqua
penetra con flusso continuo nella bocca aperta, apportando continuamente
ossigeno fresco.
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Alcuni nuotatori (tonni, maccarelli) respirano
in modo diverso: grazie alla loro propulsione rapida, l'acqua
penetra con flusso continuo nella bocca aperta, apportando
continuamente ossigeno fresco. |
La respirazione può avvenire in modo alternativo, qualora
le branchie non fossero presenti (o fossero abbozzate) nella morfologia
interna dell'animale: in tal caso mediante epiteli o diverticoli
localizzati nel faringe; oppure mediante una particolare vescica
di natura incerta e derivante da un'evaginazione ventrale della
faringe.
Alcuni pesci non si avvalgono solamente della respirazione subacquea,
in quanto necessitano di assimilare ossigeno parzialmente fuori
dall'acqua: questo accade, ad esempio per le specie che vivono
in acque dolci, salmastre, e costiere, soggette a forte ristagno,
evaporazione, riscaldamento, o caratterizzate da una forte presenza
di vegetali in stato avanzato di decomposizione (come ad esempio
Betta splendens).
Molte specie hanno saputo adattarsi alla frequente carenza d'ossigeno
nelle acque stagnanti grazie alla formazione di vari organi respiratori
ausiliari.
Questi ultimi si sviluppano già allo stato embrionale,
quando le larve crescono in punti che presentano sensibili variazioni
del livello d'ossigeno, o denotano un considerevole deficit d'ossigeno;
tali organi corrispondono ai vasi del sacco embrionale e degli
sbocchi delle pinne.
I neoceratodi utilizzano, per respirare, la vescica gassosa
trasformata in un polmone semplificato, mentre i pesci d'acqua
dolce appartenenti all'ordine degli anabattoidi respirano
mediante un organo sottobranchiale ausiliario, denominato labirinto,
la cui cavità è provvista di capillari,
in modo da rendere possibili gli scambi gassosi, riconducibili
all'assorbimento dell'ossigeno e all'espulsione del gas carbonico.
Certe specie utilizzano l'ossigeno dell'aria, come nel caso delle
anguille, la cui pelle è un organo respiratorio
annesso, grazie al quale l'animale, nel corso della notte, può
scivolare nell'erba umida e trasferirsi da un vivaio all'altro.
Il cavedano di stagno fagocita aria e in tal modo assimila
ossigeno a livello dell'intestino, abbondantemente munito di capillari
sanguigni, inoltre tale specie, analogamente ad altre (ad esempio,
dipneusti) presenta escrescenze filamentose appositamente
per respirare.
L'apparato circolatorio
Il cuore consta di un seno venoso, un atrio, un ventricolo
(caratterizzato da una parete di notevole spessore) ed un cono
arterioso.
Quest' ultimo può essere sensibilmente ridotto (come nel
caso degli Attinopterigi più evoluti); in tal
caso tale mancanza è sopperita dal punto iniziale del tronco
arterioso, caratterizzato da una parete di notevole spessore,
da cui ha origine un bulbo arterioso provvisto, differentemente
dalla parte rimanente del cuore, di muscolatura liscia.

Illustrazione di Marco Milanesi
Tale bulbo è munito di una serie di valvole ed è
contraddistinto da una fibra alquanto robusta.
Altri Osteitti (ad esempio Latimeria chalumnae)
presentano, invece, un cono arterioso alquanto sviluppato, ma
recante un aspetto, globalmente embrionale, poco definito.
La circolazione sanguigna è in stretto rapporto con la
respirazione, e segue un determinato procedimento a seconda che
l'animale viva o meno in acque ben ossigenate.
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Pesce pietra: la distribuzione di ossigeno
all'intero del corpo è scarsa nei nuotatori più
lenti e nelle specie di motilità minima.
(Foto Roberto Sozzani). |
Qualora l'habitat sia contraddistinto da acque debitamente ossigenate,
l'ossigenazione del sangue, introdotto allo stato venoso nell'aorta
ventrale (il sangue venoso accede nel cuore mediante le vene epatiche),
avviene nelle arterie branchiali e da qui viene fatto circolare
in tutto il corpo mediante l'apparato radicale dell'aorta dorsale
(le cui branchie irrorano le pinne pettorali, gli organi digerenti,
l'apparato sessuale, i reni, la muscolatura, e gli altri organi),
le arterie carotidi e relative diramazioni.
Nel caso di soggiorno in acque ristagnanti (o addirittura in pozze
fangose), e quindi in presenza di un'ossigenazione scarsa o problematica,
il sangue fluisce nelle arterie polmonari, poichè le branchie
non giocano un ruolo rilevante nel processo di respirazione, e,
attraversate diverse arterie polmonari, approda nelle sacche polmonari
e viene ossigenato.
Mediante una vena polmonare, il sangue ossigenato ritorna al cuore,
e quindi viene fatto circolare in tutte le zone del corpo.
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La distribuzione di ossigeno all'intero corpo avviene tramite
i globuli rossi e i pigmenti in essi contenuti (l'emoglobina);
la quantità di ossigeno trasportata dal sangue dipende
dal numero di globuli rossi, che determina la proporzione di ferro
contenuta nel sangue.
Nei nuotatori veloci (maccarelli e tonni), tale
quantità è più abbondante, mentre è
scarsa nei nuotatori più lenti e nelle specie di motilità
minima (rana pescatrice, ghiozzo, ecc).
Il sistema linfatico consta di una fitta maglia di vasi linfatici
sottocutanei, muscolari, che non presentano valvole, inoltre sono
assenti gruppi cellulari di natura ovoidale.
La linfa drenata dai capillari linfatici viene fatta fluire, mediante
particolari organi, nel sistema venoso.
L'apparato urogenitale e organi sessuali
Grazie a tale apparato l'animale elimina tutte quelle sostanze
metaboliche non necessarie dal sangue, inoltre viene garantita
la regolazione equilibrata dell'osmosi in relazione all'ambiente
acquatico, e il contenuto idrico e salino non è soggetto
a valori irregolari.
Quest'ultima caratteristica è ravvisabile nella funzione
renale di alcuni generi , che non provvede all'espulsione
delle scorie ma al mantenimento dei valori idrici e salini succitati.
Si segnala la presenza di 2 reni di forma allungata, ubicati nella
cavità celomatica, che trovano sbocco esternamente confluendo
nel dotto mesonefrico, a suo volta congiunto (in un determinato
punto) all'uretere; entrambi i canali confluiscono nella papilla
urogenitale: la condivisione di tale percorso rappresenta una
prerogativa dell'individuo maschile, poichè nella femmina
i 2 canali si dipanano indipendentemente, trovando sbocco all'esterno
rispettivamente tramite il poro urinario e il poro
genitale.
Nei pesci ossei le molecole di ammoniaca (derivante dalla digestione
delle proteine) sono abbastanza piccole in modo da poter essere
evacuate attraverso la superficie delle branchie, quindi tali
animali eliminano gran parte dei loro residui azotati al livello
dell'apparato respiratorio (circa 5-10 volte di più che
dai reni).
I pesci cartilaginei non eliminano ammoniaca, ma urina, della
quale trattengono attivamente una parte nel corpo, fattore che
provoca un aumento della concentrazione di sali nei liquidi metabolici
(pressione osmotica) in rapporto a quella dell'acqua marina.
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Sistema urogenitale.
A) Lampreda
B) Squalo
C) Pesce osseo
1-ghiandola sessuale
2-mesonefro
3-ano
4-orifizio urogenitale
5-ovaia |
Oltre che dalle branchie, l'espulsione dei residui metabolici
è assicurata da un rene primitivo, detto mesonefro
(di colore rosso scuro, e di forma allungata), situato nella regione
superiore della cavità generale, lungo la colonna vertebrale.
Le gonadi (gli organi riproduttivi) sono costituiti da
2 pieghe, appese alla volta della cavità addominale, ubicate
in posizione sottostante rispetto ai reni.
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Gonopodio di un Lebistes |
Gli spermadotti (assenti nei salmonidi e nei
ciclostomi) consentono l'evacuazione delle cellule sessuali
maschili giunte alla maturità.
Nei ciclostomi, le uova passano direttamente dalle ovaie
nella cavità generale, poi, attraverso pori ventrali, nell'ambiente
acquatico; nei Condritti, esistono degli ovidotti, che
dirigono le uova nella matrice, da cui poi esse passano nell'acqua
attraverso la cloaca.
In alcuni osteitti (salmonidi) tali ovidotti
sono assenti e quindi le uova passano direttamente nell'acqua;
lo stesso avviene per i ciclostomi.
Nella maggior parte dei casi, però, esistono almeno degli
ovidotti di forma ridotta.
L'assenza dei gonodotti, in genere riconducibile agli
esemplari femminili, è compensata dai pori genitali che
consentono la regolare fuoriuscita di uova e sperma.
La fecondazione avviene esternamente, anche se alcuni generi attuano
tale processo internamente producendo cambiamenti della propria
morfologia: durante la riproduzione, ad esempio, la pinna anale,
trasformata in organo copulatore (detto gonopodio) adempie
al trasporto dello sperma.
Con poche eccezioni, tutti i pesci hanno il sesso distinto; delle
forme ermafrodite, dotate di ovaie e testicoli, appaiono nella
famiglia dei Serranidae, Lutianidae, Soaridae.
Talvolta, le cellule sessuali giungono allo stato maturo simultaneamente
e si ha autofecondazione, mentre in altri casi la maturità
è in tempi diversi, e l'autofecondazione non può
verificarsi.
In certi xitofori, si manifesta perfino un cambiamento
di sesso nel corso dello sviluppo, e spesso avviene che delle
femmine che hanno già partorito si trasformino in maschi,
in taluni casi, fertili.
La regolazione osmotica
La regolazione osmotica consente il mantenimento
costante dell'equilibrio fra ambiente interno ed esterno.
Date le differenze di pressione osmotica tra i 2 ambienti (dovute
perlopiù alla concentrazione delle sostanze in soluzione),
i pesci hanno dovuto attuare una serie di adattamenti fisiologici:
ad esempio, le missine sono rimaste fino ai giorni nostri
senza alcun dispositivo regolatore, e la pressione osmotica dei
loro liquidi interni corrisponde a quella dell'acqua marina in
cui vivono.
Gli squali, le chimere, e le razze
(condritti) mantengono la loro pressione osmotica interna
in modo del tutto particolare; siccome la concentrazione dei sali
nei loro liquidi fisiologici equivale più o meno ad un
terzo di quella dei sali nell'acqua marina, essi sono in continuo
pericolo di disidratazione a causa dell'acqua marina, che ha una
pressione osmotica più forte e combattono questo deficit
di sali trattenendo attivamente l'urina nel corpo.
Grazie a tale procedimento, la loro pressione osmotica riesce
ad essere lievemente superiore a quella dell'acqua circostante.
I pesci ossei marini combattono la loro bassa pressione osmotica
assorbendo di continuo acqua di mare ed eliminando attivamente
l'eccesso di sali a livello delle branchie.
Tuttavia, l'escrezione dei sali eccedenti attraverso le branchie
deve essere sempre più rapida rispetto al loro assorbimento.
I pesci d'acqua dolce si trovano a dover affrontare la situazione
inversa: i loro liquidi fisiologici sono più concentrati
dell'ambiente circostante.
Per eliminare l'acqua eccedente che affluisce al loro organismo,
essi espellono una grande quantità di urina diluita (fino
ad un terzo del loro peso al giorno).
L'apparato nervoso
Tale apparato si basa su 2 parti distinte, una centrale comprendente
encefalo e midollo spinale, e quella periferica a cui fanno riferimento
la nervatura cranica e quella spinale nonché il sistema
nervoso autonomo.
Il midollo spinale ha termine nell'urostilo, ed è
caratterizzato da una struttura , la cui forma è simile
a quella di una y ribaltata.
Si registra la presenza di 2 corna dorsali, unite ai lati del
setto dorsale, e 2 corna ventrali, in posizione divaricata rispetto
alle estremità del solco ventrale.
Mentre nei vertebrati terrestri sono gli emisferi del cervello
anteriore che acquisiscono gradualmente la funzione di centro
dirigente, nei pesci le diverse zone del cervello rimangono ancora
in evidente relazione con gli organi sensoriali.
Il complesso del cervello è posto in una capsula cartilaginosa
od ossea, denominata neurocranio.
Il cervello anteriore, il telencefalo, è interamente
al servizio dell'organo olfattivo, ed è assai sviluppato
nei pesci dall'odorato fino, come ad esempio, gli squali;
esso porta il primo paio di nervi cefalici, i nervi olfattivi.
Oltre all'odorato, il telencefalo influenza e dirige
il comportamento dei pesci durante il periodo della fregola e
delle cure dedicate alle uova ed ai piccoli.

Illustrazione di Marco Milanesi
L'encefalo è costituito dal mesencefalo
e dal diencefalo (costituito da talamo dorsale e talamo
ventrale): il primo è caratterizzato dal tetto ottico,
suddiviso in 2 lobi ottici, questi ultimi connotano uno sviluppo
maggiormente pronunciato rispetto a quelli olfattivi, consentendo
all'animale una percezione visiva piuttosto sviluppata.
Il tetto ottico non rappresenta soltanto il punto d'arrivo delle
fibre nervose sensoriali provenienti dalla retina, poichè
in tale parte affluiscono altri stimoli sensoriali originarie
da diversi punti olfattivi, gustativi, ecc.
Inoltre, grazie alla sua attività motoria, regola l'efficiente
regolazione del movimento natatorio del pesce.
Grazie al mesencefalo, deputato alla registrazione e
decodificazione delle impressioni visuali, il pesce reagisce a
diverse stimolazioni ambientali, come alla comparsa di una preda
od un ostacolo, e di conseguenza che tipo di movimento adottare
per raggiungerla od aggirarlo.
I pesci che si orientano per mezzo della vista, sono dotati di
lobi ottici sensibilmente sviluppati.
Il diencefalo rappresenta un importante centro di mantenimento
dell'equilibrio interno, e sede del gusto; esso è collegato
a tutto il sistema endocrino per mezzo dell'ipofisi.
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Cervello visto dall'alto
1-nervo olfattivo
2-telencefalo
3-epifisi
4-mesencefalo
5-cervelletto
6-bulbo rachidiano
7-midollo spinale
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Le sue pareti danno, per evaginazione, le
vescicole ottiche che sono all'origine della retina,
inoltre il diencefalo dà origine al secondo nervo
cefalico pari, il nervo ottico.
I 10 nervi cranici adempiono a diversi funzioni,: 3 di essi garantiscono
l'attività olfattiva, ottica e altre; un altro terzetto
di nervi contribuisce ad innervare la muscolatura del globo oculare;
i rimanenti effettuano la medesima funzione dei 3 precedenti,
ma limitatamente all'arcata mandibolare e agli archi branchiali.
I nervi spinali constano di una radica dorsale e una ventrale,
le cui diramazioni sono coese al fine di formare plessi differentemente
organizzati.
L'innervatura della muscolatura cardiaca e delle ghiandole viene
effettuata dal sistema nervoso autonomo.
Le ghiandole endocrine
Tali ghiandole congiuntamente al sistema nervoso rappresentano
una sorta di sistema neuro umorale, che assicura le reazioni dell'animale
di fronte alle variazioni dell'ambiente interno o esterno.
Le succitate ghiandole non comunicano con l'ambiente esterno e
le loro secrezioni, gli ormoni, sono distribuiti dal sangue in
tutto il corpo.
Le secrezioni della tiroide influiscono sullo sviluppo,
mentre gli ormoni delle surrenali intervengono nella
regolazione del metabolismo e della tensione, e nello sviluppo
delle ghiandole sessuali.
Anche queste ultime sono deputate alla produzione di una serie
di ormoni che regolano il comportamento sessuale, ma anche il
livello delle cure materne, e perfino il funzionamento delle stesse
gonadi.
Un'importante ghiandola endocrina è l'ipofisi,
situata alla base del diencefalo, e che coordina l'attività
delle altre ghiandole a secrezione interna.
Olfatto
Tramite tale senso i pesci percepiscono le sostanze diluite
nell'acqua; nella quasi totalità delle specie l'olfatto
viene garantito da 2 sacche olfattorie che si sviluppano ai parietali,
anteriormente rispetto ai bulbi oculari, ciascuna munita di una
narice anteriore e una posteriore che consentono all'acqua di
penetrare e fuoriuscire dall'ambiente esterno.
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Organo olfattivo
1-senso scorrimento dell'acqua
2-epidermide
3-nervo olfattivo
4-cellule sensoriali |
L'uscita e l'entrata di acqua sono facilitate dall'erezione di
un lembo cutaneo ubicato tra i 2 orifici summenzionati, e da diverticoli
posizionati in diversi punti della testa.
Nella sacca olfattoria sono presenti delle lamelle a mo' di rosetta,
il cui numero è proporzionale alla capacità olfattiva
del pesce.
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Squalo martello: l'odorato dei pesci è
molto sensibile, spesso bastano poche molecole di una sostanza
concentrata in un litro d'acqua, affinché il pesce
reagisca.
(Foto Roberto Sozzani). |
In tali lamelle sono racchiuse le cellule neurosensoriali primarie,
necessarie alla costituzione del nervo olfattorio.
L'odorato dei pesci è molto sensibile: spesso bastano poche
molecole di una sostanza concentrata in un litro d'acqua, affinché
il pesce reagisca.
Vista
Gli occhi sono sprovvisti di palpebre: solo alcuni gruppi come,
per esempio, gli squali, hanno una palpebra nictitante.
La messa a fuoco avviene grazie al movimento del cristallino nella
camera visiva, e non per variazioni della sua forma, come avviene
per i mammiferi.
L'occhio è mobile, per l'azione di 3 paia di muscoli motori.
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Occhio.
1-iride
2 -legamento di sospensione del cristallino
3 -cornea
4 -cristallino
5-muscolo motore
6-corpo vitreo
7-sclerotica
8-tesuto connettivo
9-nervo ottico
10-epidermide |
La maggior parte dei pesci non vede che ad una distanza di 5-10
m, tuttavia, essi percepiscono quello che si trova nell'acqua
e quello che si trova fuori di essa: in tal caso, si tratta di
oggetti situati entro l'angolo di: ±50° con la verticale
che passa per il centro del corpo.
La retina comprende dei punti e dei bastoncini che consentono
ai pesci di percepire insieme la forma ed il colore degli oggetti;
la visione a colori è stata verificata in una ventina di
specie.
Gusto
La percezione di tale senso è determinata da appositi
bottoni gustativi che risiedono non soltanto nella cavità
orale e sulla lingua ma sono anche distribuiti nell'epidermide
delle labbra e dei barbigli situati nella testa.

Barbigli di Corydoras e Ancistrus.
In alcune specie, dedite al regime alimentare di fondo, tali bottoni
sono dislocati lungo l'intera superficie del corpo.
E' stato dimostrato che numerosi pesci hanno percezioni gustative
analoghe a quelle dei mammiferi: la carpa, ad esempio,
distingue i 4 gusti principali: dolce, acido, salato ed amaro.
Udito
L'organo auditivo è collegato a quello dell'equilibrio
ed innervato con l'ottavo nervo cranico, che per tale ragione
è denominato nervo stato-acustico.
L'insieme dell'organo è collegato sul retro del cranio
in una capsula cartilaginosa od ossea e costituisce, insieme alla
capsula olfattiva e visiva, una delle parti fondamentali del cranio
dal punto di vista evolutivo.
L'orecchio interno è costituito dal labirinto,
dal quale escono 3 canali semicircolari, perpendicolari gli uni
agli altri.
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Orecchio interno. (da U.D'Ancona) |
Le estremità di questi canali si allargano in una sorta
di ampolle, dove si trovano degli otoliti di carbonato
di calcio, che posano su cellule sensoriali.
Il pesce percepisce il movimento degli otoliti su queste
cellule come segnali di cambiamento di posizione.
La sede dell'udito è una vescicola dell'orecchio interno
denominata lagena, che corrisponde alla chiocciola dei
vertebrati terrestri.
Anche la vescica natatoria partecipa alla recezione dei suoni,
fungendo da amplificatore.
La portata sonora dei pesci si attesta tra 16 e 5.600 Hz, e molte
specie hanno anche la facoltà di produrre attivamente suoni,
sia per frizione delle ossa, che per l'azione di muscoli sottili
che entrano in vibrazione ed emettono un suono, amplificato dalla
vicina vescica gassosa.
E' per questo motivo che, durante la seconda Guerra Mondiale,
spesso i rumori emessi da banchi di pesci venivano scambiati per
ronzii di motori di sottomarini nemici.
Organi elettrici
Tramite tali organi i pesci percepiscono gli impulsi elettrici
prodotti dal movimento di determinate prede nelle vicinanze.
Grazie ai ricettori neuromasti l'animale è quindi in grado
di recepire leggerissime alterazioni relative alla conduttività
dell'habitat circostante sopperendo in tal modo ad altre carenze
sensoriali, ad esempio la cecità insita in alcune specie
di Gobidi.
Tali organi sono presenti in molte specie ittiche, e si basano
su un gran numero di masse muscolari a forma discoidale, che possono
emettere virtualmente impulsi elettrici di ben 500 Volts,
sebbene i valori Ampere non siano molto elevati.
Discorso a parte va fatto per il genere Malapterurus,
cui tale facoltà è da ascrivere a ghiandole cutanee
piuttosto che a masse muscolari.
Linea laterale
A seconda del genere, la linea laterale può assumere configurazioni
diverse: quasi lineare, come nel caso della carpa; a
forma d'arco per quanto concerne, ad esempio il pesce persico;
interrotta (Pseudocromidi); caratterizzata da una suddivisione
in 2 parti, come accade per i Ciclidi; irregolare (Balistidi);
piuttosto frammentata e divisa con sviluppo variegato (cefali).
La linea laterale è innervata ad opera di un paio di nervi
cranici, e presenta i neuromasti, particolari stimolatori
sensoriali situati in canali sottocutanei, questi ultimi derivanti
dalla porosi ravvisabile sulla superficie epidermica.
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A) Sistema della linea laterale con ramificazioni
cefaliche.
B) Vista in sezione
(da G.Colosi) |
Di questi canali, il più grande, denominato canale laterale,
percorre il tronco nella sua lunghezza globale e la coda in entrambi
i fianchi; la linea laterale si articola in varie ramificazioni
di canali, tra cui ricordiamo la linea mandibolare, infraorbitale
e sopraorbitale.
Nei pesci ossei, il corpo dei quali è coperto di scaglie,
quelle della linea laterale presentano delle aperture che permettono
alle ondulazioni dell'acqua di pervenire alle cellule sensoriali
situate sotto di esse tramite un canale speciale.
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Ramificazioni cefaliche del sistema della
linea laterale.
(da U.D'Ancona) |
La linea laterale svolge un'importante funzione, in quanto consente
all'animale (fermo o in movimento) di percepire lo scorrere dell'acqua
a contatto con la sua epidermide; in tal modo il pesce può
correggere comportamenti errati o controproducenti, come nel caso
in cui nuota contro corrente nelle acque fluviali.
Inoltre, comunica all'animale la presenza di una preda, di un
ostacolo, o anche di un essere umano che cammina sulla riva.
Vescica natatoria
Nei pesci ancestrali tale vescica rivestiva un ruolo primario
per quanto concerne la respirazione, funzione che ha perso nel
corso dei secoli.
Ciononostante alcuni pesci utilizzano la vescica natatoria anche
per respirare, limitatamente alle acque dolci scarsamente ossigenate,
grazie al fatto di possedere arterie polmonari già vascolarizzate;
quindi non necessitano di assimilare gas, come sono soliti fare
gli animali che vivono in habitat con forti concentrazioni di
ossigeno.
Tale organo, derivato da un evaginazione dorsale o laterale dell'intestino
(ma in alcuni ordini, come quello dei Perciformi, la comunicazione
tra la vescica gassosa ed il tubo digerente scompare durante lo
sviluppo), funge da regolatore idrostatico, consente quindi di
secretare o assorbire selettivamente le quantità necessaria
di gas (per questo motivo, tale vescica è denominata anche
gassosa), con l'ausilio di un intreccio di capillari detti corpi
rossi, al fine di galleggiare ad alta quota e di dosare compiutamente
i movimenti natatori; comunque, l'animale può utilizzare
altri mezzi per poter galleggiare vicino alla superficie, come,
per esempio, l'immagazzinare grasso od olio nei tessuti.
La vescica natatoria è generalmente unica e posizionata
posteriormente rispetto all'intestino, cui è collegato
tramite il dotto pneumatico; ha la foggia di una sacca
membranosa (in età adulta) il cui sviluppo ha origine dall'esofago
per poi articolarsi in direzione caudale.
Nelle specie marine, il volume della vescica gassosa rappresenta
circa il 5% del volume del corpo, e nei pesci d'acqua dolce il
7-14%, data la maggiore densità dell'acqua marina, che
permette una riduzione della vescica.
La forma differisce da specie a specie: i salmoni hanno
una vescica uniloculare, e i ciprinidi biloculare; alcune
specie come gli scazzoni, ne sono, invece, sprovviste.
Nei ciprinidi, la sezione anteriore è unita all'apparato
stato-acustico con una serie di ossicini, denominato ossicini
di Weber.
Questo dispositivo consente ai pesci di registrare le variazioni
di pressione atmosferica ed idrostatica.
Inoltre, lo spettro auditivo dei ciprinidi è molto più
esteso di quello degli altri pesci: la loro vescica natatoria
funziona, infatti, come un amplificatore delle onde sonore.
In determinate specie, ha anche la funzione di risuonatore, amplificando
i suoni emessi.
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il consenso dell'autore.
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