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Come tutti gli esseri viventi, anche i pesci, nel corso di
migliaia di anni di evoluzione, hanno sviluppato una molteplicità
di caratteristiche fisiche che gli hanno permesso di vivere
a loro completo agio nell’elemento acqua. Non ci vuole molto
a notare, infatti, che a seconda dell’habitat o del biotopo
in cui vivono, i pesci presentino caratteristiche anatomiche
differenti.
Anche la posizione di nuoto (superficie, mezz’acqua, fondo)
determina sempre la struttura corporea di un pesce. Come dimostrazione
di quest’ovvia affermazione basta prendere in esame un pesce
come il Corydoras e un altro come il Guppy.
Nel primo, un pesce che ama “pascolare” sul fondo, si può
infatti notare una particolare conformazione anatomica: bocca
rivolta verso il basso, ventre schiacciato, presenza di bargigli
sensitivi per la ricerca del cibo.
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A sinistra possiamo ammirare un corydoras,
mentre a destra un guppy. Foto archivio AP
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Nel secondo, un pecilide di mezz’acqua e di superficie, noteremo in
primo luogo una pinna larga e sviluppata sia verso l’alto sia verso
il basso, una bocca rivolta verso l’alto (questi pesci amano cibarsi
di larve che trovano sulla superficie), un corpo allungato e sviluppato
verso il basso e un dorso piatto. Dopo questa premessa possiamo incominciare
il nostro discorso sull’anatomia dei pesci. In primo luogo bisogna dire
che ogni pesce ha una forma idrodinamica ovvero una particolare costituzione
fisica che gli permette di muoversi nell’acqua al meglio, senza quindi
incontrare resistenza. Come infatti si può vedere analizzando esternamente
un pesce esso è fusiforme ovvero in grado di spostarsi nell’acqua fendendola.
Per riuscire in questo l’animale preso in esame dovrà avere necessariamente
queste caratteristiche: un capo appuntito, un tronco più spesso (fino
ad un terzo della lunghezza totale del corpo) e un assottigliamento
posteriore. Una struttura di questo tipo scivola con facilità nel mezzo
liquido, facendo convergere l’acqua posteriormente al corpo, conferendo
così una spinta ulteriore al pesce. Pure le branchie del pesce sono
fatte in modo tale da opporre poca resistenza all’acqua che vi defluisce.
Anche le pinne, come si può facilmente notare osservando un pesce, sono
idrodinamiche: quando il pesce è in movimento veloce esse si ripiegano
per facilitare il passaggio dell’acqua sui lati del corpo. Infatti le
pinne vengono usate solo negli spostamenti lenti e comunque la loro
funzione principale resta sempre quella di stabilizzare il pesce; potremo
paragonarle a dei timoni. Il bilanciamento del corpo viene controllato
soprattutto attraverso le pinne pettorali e dorsali. Le dorsali sono
deputate a svolgere un’azione antirollio e le pettorali, oltre a stabilizzare,
svolgono un importante ruolo durante le virate. Il mezzo propulsivo
è naturalmente la pinna caudale. Come già accennato nell’introduzione,
a determinare la forma del corpo di un pesce sono tanti fattori: l’alimentazione,
l’habitat in cui l’animale vive, il tipo di nuoto, le posizioni di nuoto
e molti altri. Oltre a pesci come i Corydoras (caratterizzati da ventre
appiattito) ne esistono tanti altri con sagome diverse perché adattati
ad altre abitudini di vita. Sicuramente da citare, alcuni bellissimi
pesci delle barriere coralline (Oxymocanthus longirostris, Chelmon spp.,
Chaetodon spp., Forcipiger spp., Heniochus acuminatus, Acanthurus spp.,
Zebrasoma spp., Siganus spp., Zanclus cornutus) caratterizzati da un
corpo appiattito lateralmente.
Anche qualche pesce d’acqua dolce o salmastra presenta questa curiosa
caratteristica (Discus, Scalare ecc.). Questa particolare conformazione
permette ai pesci di girare su se stessi in spazi molto ristretti, di
sfruttare al meglio la corrente e di potersi nascondere in anfratti
anche molto stretti. Esistono poi i pesci serpentiformi (come le murene
per esempio) caratterizzati da un corpo molto allungato e privo delle
pinne pettorali. Questi pesci non sono di solito molto attivi. La murena
per esempio si nasconde nelle cavità e negli anfratti aspettando le
prede. Alcuni serpentiformi amano invece insabbiarsi e trovare rifugio
nel fondo (come fanno le anguille e i Pangio).
Infine ci sono pesci caratterizzati da corpi adatti al movimento nelle
acque superficiali. Questi pesci hanno di solito delle bocche rivolte
verso l’alto e dei dorsi piatti (come nei pecilidi, nei pesci arciere,
nelle carnegielle). Questa conformazione del corpo è strettamente legata
alle loro abitudini alimentari.

Carnegiella strigata fasciata. Foto archivio AP.
I pecilidi sono infatti dei pesci larvivori (si nutrono di larve di
insetti deposte sulla superficie dell’acqua) e il famoso pesce arciere
“va a caccia” usando come arma uno sputo d’acqua. Una volta individuato
un insetto su una foglia, infatti, raccoglie acqua e gli sputa un getto
addosso così da farlo cadere sulla superficie e cibarsene. I “pesci
accetta” (o gasteropelecidi) e il pesce farfalla africano hanno invece
delle pinne pettorali molto sviluppate che permettono loro di fare dei
grandi balzi fuori dall’acqua e di planare per qualche secondo alla
ricerca di cibo o per sfuggire a predatori.
Ci sono poi pesci che pur non avendo sviluppato forme idrodinamiche
sono riusciti ad adattarsi bene all’ambiente. Questa categoria è rappresentata
principalmente dagli scorfani (Scorpaena spp.). Perlopiù statici, questi
pesci, rimangono immobili per lungo tempo nascosti fra i sassi, sul
fondo o fra le alghe mimetizzandosi perfettamente con l’ambiente circostante.
Le forme di mimetizzazione sono d’altro canto uno delle più infallibili
tecniche di difesa elaborate dalla natura. La mimetizzazione non è però
soltanto una forma di difesa, ma anche un’infallibile tecnica di caccia
che null’altro è che quella dell’agguato dove i pesci mimetizzati sfruttano
l’effetto sorpresa. Tutte queste differenze che ci permettono una prima
differenziazione dei pesci in gruppi sono frutto di lente ma costanti
evoluzioni che hanno determinato l’adattamento all’ambiente circostante
al fine di, naturalmente, rendersi la vita più facile.
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