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NATURA della LUCE
La luce è un fenomeno fisico di natura energetica.
Se, per esempio, riscaldiamo un corpo di materiale metallico,
fino ad una certa temperatura, otteniamo un emissione luminosa.
La propagazione avviene sotto forma di radiazioni nello spazio
vuoto e nei materiali solidi, liquidi ed aeriformi, che consideriamo
trasparenti alla luce.

Una teoria scientifica - la teoria ondulatoria della luce
- interpreta queste radiazioni come onde elettromagnetiche:
un alternarsi ciclico di campi elettrici e magnetici concatenati,
generati da rapidissime oscillazioni di cariche elettriche,
variabili in intensità con legge sinusoidale e perpendicolari
alla direzione in cui si muovono le radiazioni.
Un fascio di luce è composto da un insieme di onde
elettromagnetiche trasversali rispetto alla direzione di propagazione.
Assunta come fenomeno di tipo ondulatorio, la radiazione elettromagnetica
è caratterizzata da due grandezze fisiche: la lunghezza
d'onda e la frequenza. La lunghezza d'onda, indicata solitamente
con la lettera greca l, è la distanza, espressa in
nanometri, percorsa dall'onda durante un ciclo completo di
oscillazione. Il nanometro - unità di misura adottata
dalla CIE - è un sottomultiplo del metro: un nanometro
(nm) equivale a un miliardesimo di metro: 1 nm = 10 m-9. La
frequenza, che ha per simbolo la lettera greca v, è
il numero di cicli completi di oscillazione che avvengono
in ogni secondo. Si esprime in hertz (Hz): 1 hertz equivale
a 1 ciclo al secondo
La lunghezza d'onda è legata alla frequenza.
Sia i materiali condensati, cioè i solidi e liquidi,
che gli aeriformi, cioè i gas ed i vapori, mantenuti
ad una temperatura superiore allo zero assoluto, generano
radiazioni elettromagnetiche di diverse lunghezze d'onda e
frequenze. L'insieme delle radiazioni conosciute è
rappresentato nello spettro elettromagnetico. L'intervallo
di lunghezza d'onda contenuto nello spettro è ampio:
dai 10-5 nm ai 1016nm. Numerose sono le applicazioni delle
microonde, radiazioni con dell'ordine dei millimetri e frequenze
che si estendono da circa 1 gigahertz (1G Hz= 109 Hz). Sono
adottate tra l'altro nelle telecomunicazioni via satellite,
nelle ricerche di fisica delle particelle e di radioastronomia,
nel telerilevamento, in medicina a fini diagnostici e nelle
terapie antitumorali. Gli impieghi di tipo domestico riguardano
i sistemi di allarme antintrusione e i forni per la cottura
in profondità dei cibi. Per quest'ultima si sfrutta
la singolare proprietà delle microonde di disperdere
una parte della loro energia sotto forma di calore all'interno
dei corpi intercettati. La proprietà di trasferire
energia termica contraddistingue tutta la famiglia delle radiazioni
infrarosse, che occupa lo spettro da = 1 mm a = 780 nm. Nella
tab.1.1 sono indicate le radiazioni infrarosse con la simbologia
(IR-A, IR-B, IR-C) e la ripartizione per intervalli di lunghezze
d'onda stabilite convenzionalmente in sede CIE.
Classificazione CIE delle radiazioni comprese nella banda
spettrale infrarossa Radiazioni infrarosse
Radiazioni
infrarosse |
Intervalli
di lunghezze d'onda (nm) |
IR-A |
780 1400 |
IR-B |
1400
3000 |
IR-C |
3000
1000000 |
Anche per le radiazioni ultraviolette si usa un pratico criterio
di raggruppamento convenzionale basato sulle sigle UV-A, UV-B,
UV-C, che serve, come meglio vedremo in seguito, a classificarle
in funzione degli effetti prodotti sugli organismi viventi
e sui materiali irraggiati. La banda dei raggi ultravioletti
si sovrappone in parte a quella dei raggi X e questi, a loro
volta, invadono il campo dei raggi gamma. I raggi X sono le
note radiazioni a lunghezza d'onda cortissima e frequenza
molto elevata prodotte da strumenti costruiti dall'uomo. Dalle
esplosioni nucleari si sprigionano i raggi gamma. Dagli spazi
siderali riceviamo sia i raggi gamma che i raggi cosmici.
Insieme occupano l'area estrema dello spettro. Le radiazioni
che l'organo visivo dell'uomo è in grado di ricevere
e di tradurre in impulsi nervosi occupano una piccola porzione
dello spettro: da 380 nm (limite dell'ultravioletto) a 780
nm (limite dell'infrarosso). Definiamo luce la sensazione
prodotta dalle radiazioni comprese tra questi valori estremi. Solo
all'interno di questo intervallo l'apparato visivo umano compie
le proprie funzioni: ricevere, selezionare, strutturare le
radiazioni provenienti dall'esterno e trasformarle in segnali
nervosi da inviare ai lobi della corteccia cerebrale, dove
sono codificati attraverso la complessa catena di reazioni
fisico-chimiche che presiede al fenomeno della percezione
visiva. In quella piccola regione dello spettro elettromagnetico
è concentrata l'energia indispensabile alla vita di
tutta la biosfera. L'intero mondo vegetale vive e si riproduce
convertendo l'energia contenuta nelle radiazioni luminose
in energia chimica, attraverso il noto processo della fotosintesi
clorofilliana. Grazie alla luce, le sostanze organiche complesse,
costituite da molecole di carboidrati, sono sintetizzate,
con il rilascio di ossigeno nell'aria, a partire da sostanze
inorganiche semplici. La riproduzione delle piante - primo
anello della catena alimentare - fornisce i materiali di base
per la vita degli animali e dell'uomo. Per meglio comprendere
il concetto di lunghezza d'onda associato ad una radiazione
luminosa consideriamo alcuni esempi (fig.1): gli aspetti da
considerare sarebbero molti. Inoltre le problematiche costruttive
delle lampade e le funzioni richieste all'illuminazione nelle
diverse applicazioni sono molteplici, ma semplificando molto
si possono fare le considerazioni che seguono. - La luce del
sole ha uno spettro continuo (ossia contiene radiazioni d'ogni
lunghezza d'onda); le lampade ad incandescenza o ad alogeni,
in cui il principio di funzionamento si basa sull'emissione
di luce da parte di un filamento incandescente (radiatori
per temperatura, come il sole) hanno anch'esse uno spettro
continuo, con una maggiore intensità nel campo degli
infrarossi; nelle lampade a scarica (il cui principio di funzionamento
si basa sul principio della scarica nei gas: la luce viene
generata da un arco tra due elettrodi all'interno di un tubo
di scarica contenente gas) i gas, al passaggio della corrente
di scarica e in funzione delle condizioni di pressione presenti
nella lampada, vengono eccitati e sono portati ad emettere
energia sotto forma di radiazione, a diverse lunghezze d'onda.
- Per esempio il sodio a bassa pressione emette nel giallo,
ad alta pressione il mercurio a 365 nm, 405, 436, 546 e 578
nm che sono nel campo del viola, blu e verde ecc. Ne segue
che lo spettro può essere composto da singole linee
distinte (per esempio lampade ad alogenuri); tanto maggiore
è il numero di sostanze contenute nel tubo di scarica
tanto più lo spettro si avvicinerà allo spettro
continuo (nelle lampade HMI per foto-ottica lo spettro quasi
continuo è ottenuto tramite l'inserimento nel tubo
di scarica di un elevato numero di sostanze tra cui le così
dette terre rare, metalli quali disprosio, tullio, olmio.
A questo punto, senza voler entrare nel dettaglio, forse vale
la pena di ricordare in modo estremamente sintetico il meccanismo
di funzionamento dell'occhio umano. L'occhio umano è
in sostanza, un sistema ottico in cui il cristallino funge
da obiettivo e la retina da rivelatore della luce mediante
una serie di ricettori (coni e bastoncelli) collegati al cervello
attraverso il nervo ottico. L'occhio umano adatta la sua sensibilità
in parte tramite l'apertura e la chiusura dell'iride, in parte
con un processo d'adattamento che include il passaggio dalla
visione "fotopica", cioè diurna (che interessa
i coni) a quella "scotopica", cioè notturna
(che coinvolge i bastoncelli); la messa a fuoco avviene attraverso
la variazione di curvatura del cristallino. L'occhio si adatta
a grandi variazioni delle condizioni dell'ambiente (tra illuminazione
diurna e notturna i livelli di luce possono essere differenti
tra loro fino a 10.000.000 di volte). - Ciascuna lunghezza
d'onda della radiazione visibile viene percepita dall'occhio
umano sotto forma di un determinato colore dello spettro (per
es. 555 nm giallo-verde, 400 nm violetto, 700 nm rosso). L'occhio
però non è ugualmente sensibile a tutte le lunghezze
d'onda da 380 a 780 nm e la sua sensibilità è
diversa in condizioni d'illuminazione diurna e notturna. In
base a numerose esperienze su molti osservatori. La CIE (Commission
International Deml'Eclairage-Ente internazionale che pubblica
rapporti e raccomandazioni sulle procedure di misura e sulle
prestazioni di impianti nel settore dell'illuminazione) ha
definito delle curve di sensibilità spettrale dell'occhio
umano, normalmente indicate con il termine di V(I), in cui
si riporta l'andamento della sensibilità dell'occhio
umano (in valori relativi) in funzione della lunghezza d'onda
in condizioni diurne e notturne. L'illuminazione ha proprio
il compito di portare l'occhio umano a funzionare in visione
fotopica anche di notte: la curva che è di nostro interesse
è quindi quella in visione fotopica. In fig.2 si riporta
la curva V(I) di fondamentale importanza in tutte le misure
della luce. Come si può vedere, la massima sensibilità
dell'occhio umano si ha in corrispondenza di 555 nm (giallo-verde);
una radiazione di pari intensità ma di diversa lunghezza
d'onda dà luogo a una sensazione visiva di minore intensità:
per es., per le radiazioni di lunghezza d'onda di 490 nm,
la sensibilità dell'occhio è pari al 20 per
cento rispetto a quella per radiazioni con lunghezza d'onda
di 555 nm.
RADIAZIONE SOLARE
La radiazione Solare può essere distinta in 3 componenti
principali a seconda della lunghezza d’onda:
ULTRAVIOLETTO (100-400 nanometri)
IL VISIBILE ( 400-750nm.)
INFRAROSSO (750-3000nm.)

Tanto minore è la lunghezza d’onda tanto maggiore
è l’energia della radiazione.
Per questo i raggi Ultravioletti sono i più pericolosi.
Ma non tutte le radiazioni raggiungono la terra. Gli Infrarossi
sopra i 1500 nm. vengono assorbiti dallo strato di ozono,
dall’anidride carbonica e dalle nubi. Al suolo arriva
la radiazione compresa tra 290 e 1500 nm.
Gli UV, una radiazione fredda, invisibile e di elevata energia,
rappresentano il 3 per cento.
Gli infrarossi e i raggi visibili, percepiti come calore e
luce, rappresentano rispettivamente il 50 e il 48 per cento.
Tra gli ultravioletti, i RAGGI UVC con lunghezza d’onda
fino a 280 nm. sono i più dannosi, ma non riescono
a superare l’atmosfera terrestre.
Per questo i più pericolosi per la salute sono in realtà:
i RAGGI UVB (280-315 nm.) che causono infiammazione e malattie
oculari.
I RAGGI UVA (315-380 nm.) sono quelli che ci abbronzano, ma
in dosi eccessive invecchiano la pelle e sono cancerogeni.
LA TRASMISSIONE DELLA LUCE
Quando il flusso luminoso incontra una superficie opaca,
traslucida o trasparente, una parte di luce viene riflessa,
un'altra trasmessa e l'altra assorbita.
Il fattore di riflessione di una superficie è il rapporto
tra la quantità di luce riflessa e la quantità
di luce incidente.
Similmente, il fattore di trasmissione di un mezzo traslucido
o trasparente è il rapporto tra la quantità
di luce trasmessa attraverso il mezzo e la quantità
di luce incidente su di esso.
RIFLESSIONE: Avviene quando i raggi luminosi colpiscono una
superficie.
Si definisce REGOLARE:
quando la superficie è speculare e l'angolo di incidenza
è uguale all'angolo di riflessione;
DIFFUSA:
quando la superficie è opaca e la luce si distribuisce
uniformemente in tutte le direzioni;
MISTA:
è una combinazione di riflessione regolare e diffusa;
la luce si distribuisce in tutte le direzioni, con maggiore
intensità nella direzione della riflessione regolare.
TRASMISSIONE-RIFRAZIONE
Un fascio di luce che incontra un prisma o un corpo trasparente,
devia dal percorso iniziale. Nel caso del prisma, se la luce
è policromatica, essa si scompone nei colori dell'iride.
Il valore dell'angolo di deviazione dipende sostanzialmente
da una proprietà del mezzo (indice di rifrazione) e
dall'angolo di incidenza del raggio luminoso sulla superficie.
La trasmissione si definisce:
DIRETTA:
quando il mezzo (vetro, plastica) lascia passare gran parte
del flusso luminoso;
DIFFUSA:
quando la luce uscente dal mezzo si diffonde in tutte le direzioni
(materiale traslucido);
MISTA:
quando la luce si diffonde secondo una direzione privilegiata.
ASSORBIMENTO
La luce, a seconda del mezzo che incontra, viene in parte
assorbita, in parte riflessa, trasmessa e rifratta. I raggi
assorbiti si trasformano in energia termica.

RESA CROMATICA
Per descrivere le proprietà cromatiche di una sorgente
luminosa sono di solito utilizzate due sistemi di misura:
la "temperatura di colore", che indica l'apparenza
cromatica della luce stessa e " l'indice di resa cromatica"
(RA) che suggerisce come un oggetto illuminato da quella luce
apparirà in relazione al modo in cui appare alla luce
della sorgente luminosa di riferimento. Entrambi le caratteristiche
possono essere estremamente utili nella valutazione e prescrizione
di sorgenti luminose, ma è importante capirne anche
i limiti. Temperatura di colore: l'apparenza della luce La
temperatura di colore di una sorgente luminosa è una
misura numerica della sua apparenza cromatica. Si basa
sul principio che qualunque oggetto, se riscaldato ad una
temperatura sufficientemente elevata, emette luce e il colore
di quella luce varierà in modo prevedibile man mano
che la temperatura aumenta. Il sistema si basa sui mutamenti
di colore di un "corpo nero radiante" teorico, riscaldato
e portato da una condizione di nero freddo a quello di bianco
incandescente. Man mano che aumenta la temperatura, il
corpo nero passa gradualmente dal rosso all'arancio, al giallo,
al bianco e finalmente al bianco azzurrognolo. La temperatura
di colore di una sorgente luminosa è appunto la temperatura,
espressa in gradi kelvin (K), alla quale il colore del corpo
nero corrisponderà esattamente a quello della sorgente
luminosa. Per molte sorgenti luminose non è possibile
ottenere una corrispondenza perfetta. In tali casi, si
fa riferimento alla corrispondenza più vicina possibile
e il colore viene descritto come temperatura di colore correlata. Ad
esempio, un tubo fluorescente con una temperatura di colore
di 4000 K ha un apparenza cromatica simile a quella di un
corpo nero scaldato a 4000 K (3727°C). Caldo e freddo:
psicologia della luce Alcuni restano confusi dal fatto che
le sorgenti luminose con temperature di colore basse sono
chiamate "calde", mentre quelle con temperature
più elevate sono chiamate "fredde". In
effetti queste descrizioni non hanno niente a che fare con
la temperatura del corpo nero radiante, ma si riferiscono
al modo in cui vengono percepite i gruppi di colore, ovvero
l'impatto psicologico dell'illuminazione. I colori e
le sorgenti luminose nella zona blu dello spettro sono indicati
come freddi e quelli verso la zona rossa/arancione/gialla
sono invece descritti come caldi. Effetto della luce sul colore
degli oggetti L'indice di resa cromatica (RA) è un
sistema derivato da esperimenti sulla visione per valutare
l'impatto esercitato da differenti sorgenti luminose sul colore
percepito di oggetti e superfici. Il primo passo è
quello di individuare la temperatura di colore della sorgente
luminosa in esame. La fase successiva prevede l'illuminazione
di otto colori campione standard, prima alla luce della sorgente
luminosa in esame, poi a quella di un corpo nero portato alla
stessa temperatura di colore. Se nessuno dei campioni
muta l'apparenza cromatica, alla sorgente luminosa viene assegnato
un indice Ra di 100. Ogni altro cambiamento cromatico
dà luogo ad un punteggio inferiore. Qualunque
indice Ra pari o superiore a 80, viene normalmente considerato
alto ed indica che la sorgente ha buone proprietà di
resa cromatica.

Temperatura di colore e indice Ra
La temperatura di colore e l'indice Ra offrono valide informazioni
sulla qualità cromatica della sorgente luminosa, ma
non sono perfetti. La temperatura di colore, ad esempio,
non fornisce indicazioni su come una determinata sorgente
luminosa renderà i colori. Proviamo ad immaginare
due sorgenti luminose di tipo "freddo" con temperature
di colore e apparenze cromatiche simili. Immaginiamo
che la sorgente A produca energia abbastanza uniforme attraverso
lo spettro. Immaginiamo che la sorgente B produca uno
spettro similare privo però di luce nel campo del rosso. Gli
oggetti rossi, che appaiono naturali sotto la sorgente A avranno
invece un aspetto neutro, incolore sotto la sorgente B anche
se entrambi le luci hanno la stessa temperatura di colore. In
generale, un indice Ra elevato significa che una sorgente
luminosa renderà i colori bene. Dato comunque
che gli indici Ra sono calcolati per le sorgenti luminose
a una specifica temperatura di colore, non ha senso paragonare
una sorgente luminosa da 2700 K con indice Ra 85 con una a
4000 K con indice Ra 85. Inoltre occorre ricordare che
l'indice Ra è la media effettuata su otto differenti
colori. Ciò significa che una sorgente luminosa
con un indice Ra elevato avrà la tendenza a rendere
bene un ampio spettro di colori, ma non garantisce l'apparenza
naturale di un colore specifico. Usati insieme, comunque,
questi indici costituiscono un eccellente riferimento per
confrontare sorgenti luminose.
TEMPERATURA COLORE
La diffusa consapevolezza che la luce artificiale, condiziona
i processi della percezione visiva, ha indotto le principali
case produttrici di lampade ad elevare il livello qualitativo
dell'emissione luminosa nella ricerca delle soluzione più
adatte ad ogni problema di illuminazione.
Allo scopo di stimare convenientemente la qualità della
luce ci si avvale di alcune grandezze che rendono conto del
suo contenuto cromatico. Ogni fonte luminosa, sia essa di
natura solida o aeriforme, genera radiazioni elettromagnetiche
visibili comprese entro l'intervallo di Lunghezza d'onda da
380 a 780nm. La ripartizione delle radiazioni nella banda
spettrale del visibile determina il colore della luce, o meglio
la sua tonalità di colore. Secondo una convenzione
internazionale stabilita dalla CIE, la tonalità di
colore della luce si esprime con metodo diretto, per confronto,
attraverso una grandezza termica, cioè la temperatura
assoluta, espressa in gradi Kelvin (K), di un corpo nero che
irradia luce con la stessa tonalità di colore della
luce emessa dalla sorgente in esame. Tale temperatura
di riferimento è chiamata temperatura di colore. Dire
che una lampada ha una temperatura di colore di 3000 K significa
che la luce da essa prodotta ha la stessa tonalità
di quella generata dal corpo nero portato alla temperatura
di riferimento di 3000 K.

La definizione è sufficientemente appropriata quando
si analizza la tonalità della luce scaturita da un
corpo solido che, al pari del corpo nero, ha uno spettro di
emissione continuo. Nel caso della lampada con filamento
incandescente di tungsteno la temperatura necessaria per eguagliare
la tonalità del corpo nero è superiore. All'identità
delle tonalità delle due emissioni non corrisponde
la stessa distribuzione delle Lunghezze d'onda. Da ciò
si comprende come la temperatura di colore possa definire
la tonalità solo in modo approssimativo, come un effetto
cromatico più che come un'identità cromatica.
Quando si esamina poi la tonalità di una lampada a
scarica che - come sappiamo - ha uno spettro discontinuo ,
o comunque con marcate disuniformità tra le Lunghezze
d'onda il paragone col corpo nero perde di legittimità. E'
consuetudine, tuttavia, parlare ancora di temperatura di colore,
eventualmente con l'aggettivazione di temperatura correlata,
riferendosi alla temperatura del corpo nero che produce un
risultato cromatico quanto più vicino a quello della
sorgente a scarica. Si tenga infine presente che la grandezza
termica descrive unicamente e in modo sommario la tonalità
di colore dell'emissione luminosa e non la sua resa cromatica,
cioè la proprietà di restituire fedelmente,
per riflessione, i colori degli oggetti illuminati. Nella
tabella sono raccolti i valori delle temperature di colore
per alcune sorgenti di luce naturale ed artificiale.
|
Sorgenti |
Temperature
di colore |
|
Cielo
sereno |
20000
- 15000 |
|
Cielo
coperto |
15000
- 5000 |
|
Sole
a mezzogiorno |
5250 |
|
Sole
all'alba |
1600 |
|
Lampada
a incandescenza |
3000
- 2400 |
|
Lampade
fluorescenti |
6500
- 2900 |
|
Candele
steariche |
1900
- 1800 |
|
Tabella
di equivalenza temperatura/colore indicata in gradi
assoluti
(gradi Kelvin). Per averle in gradi centigradi occorre
sottrarre 273 al numero letto.
Es. 2.000 gradi Kelvin corrispondono a 1.727 gradi centigradi. |
SORGENTI LUMINOSE
Un'onda elettromagnetica propaga energia raggiante,
delle quale si misurano diverse grandezze.
|
Termine italiano |
Grandezza |
Unità |
Simbolo |
|
energia radiante |
quantità di energia emessa, ricevuta o trasportata per irraggiamento |
joule |
J |
|
flusso radiante |
quantità di energia raggiante per unità di tempo |
watt |
W |
|
emettenza |
|
|
W m-2 |
|
irradiamento |
quantità di energia raggiante incidente su una unità di superficie
nell'unità di tempo (grandezza scalare) |
watt al metro quadrato |
W m-2 |
|
intensità energetica |
flusso raggiante trasportato in una data dirzione nell'angolo
solido unitario |
watt allo steradiante |
W sr-1 |
|
radianza |
Intensità energetica emessa dall'unità di superficie in una
data direzione (grandezza vettoriale) |
watt allo steradiante al metro quadrato |
W m-2 sr-1 |
|
riflettanza |
rapporto tra flusso radiante riflesso e flusso radiante emesso |
(adimensionale) |
|
|
trasmittanza |
rapporto tra flusso radiante trasmesso e flusso radiante incidente |
(adimensionale) |
|
|
|
|
|
|
|
fattore di riflessione |
rapporto tra flusso radiante riflesso (in un dato cono) e quello
riflesso (nella stessa direzione) dal diffusore riflettente
ideale (ugualmente illuminato) |
|
|
|
fattore di trasmissione |
|
|
|
Ognuna di queste grandezze può essere definita
per ogni singola lunghezza d'onda e in tal caso si aggiunge
l'aggettivo "spettrale". Una
sorgente luminosa si definisce mediante la sua distribuzione
spettrale di potenza (spectral power distribution)
cioè la potenza della sua radiazione elettromagnetica in funzione
della lunghezza d'onda, da 380 a 780 nm circa.Si
può dare la distribuzione in termini assoluti, ma spesso la
si dà in termini relativi, ponendo uguale a 1 l'energia a
560 nm.In pratica questa distribuzione si misura
in intervalli, per esempio ogni 5, 10 o 20 nm.
|
Termine italiano |
Grandezza |
Unità |
Simbolo |
|
quantità di luce |
quantità di energia emessa, ricevuta o trasportata per irraggiamento |
lumen secondo |
lm s |
|
flusso luminoso |
quantità di energia luminosa emessa da una sorgente nell'unità
di tempo |
lumen |
lm (= cd sr) |
|
emettenza luminosa |
flusso luminoso per unità di superficie |
lumen al metro quadrato |
lm/m2 |
|
illuminamento |
flusso luminoso incidente per unità di superficie (è una grandezza
scalare) |
lux |
lx (= lm/m2) |
|
intensità luminosa |
flusso luminoso emesso per angolo solido unitario |
candela |
cd |
|
luminanza |
Intensità luminosa emessa dall'unità di superficie in una data
direzione (è una grandezza vettoriale); è correlata
direttamente con la percezione visiva |
nit (candela al metro quadrato) |
nt (=cd/m2) |
|
fattore di luminanza |
rapporto percentuale tra luminanza di uno stimolo e quella
del diffusore riflettente ideale (il cui fattore di
luminanza è dunque 100) |
stilb (candela al centimetro quadrato) |
sb |
|
riflettanza / trasmittanza |
rapporto tra flusso luminoso riflesso / trasmesso e flusso
luminoso incidente (flusso totale nell'emisfera) |
|
|
|
fattore di riflessione / trasmissione |
rapporto tra flusso luminoso riflesso / trasmesso (in un dato
cono) e quello riflesso /trasmesso (nella stessa direzione)
dal diffusore riflettente / trasmittente ideale (ugualmente
illuminato); varia tra 0 e 1, in casi particolari può
superare 1 (v. Hunt, Measuring Colour)
se
il cono è emisferico equivale alla riflettanza / trasmittanza
se il cono è piccolo equivale al fattore di luminanza |
(adimensionale) |
|
|
densità ottica di riflessione / trasmissione |
logaritmo in base 10 del fattore di riflessione, cambiato di
segno; varia da infinito a 0 |
(adimensionale) |
|
CURVA DI VISIBILITA'
La sensibilità dell'apparato visivo alla radiazioni
non è la stessa per tutte le lunghezza d'onda. L'occhio
umano risponde alle sollecitazioni provocate dalle radiazioni
le cui lunghezze sono comprese in un intervallo ristretto;
la sensibilità delll'occhio descresce man mano che
ci si porta ai bordi di questo intervallo. Per tener conto
delle caratteristiche dell'occhio umano, la potenza emessa
per ogni singola lunghezza d'onda deve essere "pesata"
secondo la sensibilità dell'occhio a quella lunghezza
d'onda.A tale scopo è stata studiata la risposta dell'occhio
alle radiazioni di varie lunghezze d'onda sia in condizioni
di luce diurna (visione fotopica) sia in condizioni di minore
intensità luminosa (visione mesopica e scotopica).La
CIE ha codificato un occhio medio che ha una sensibilità
media, risultato di una elaborazione statistica condotta su
un gran numero di soggetti. E' stata così definita
la curva di visibilità relativa (fotopica) qui sotto
riportata.

Questa curva indica come trasformare l'energia radiante in
modo da tener conto delle caratteristiche dell'occhio. La
trasformazione da watt (potenza radiante) a lumen (potenza
radiante corretta) si fa moltiplicando la distribuzione spettrale
in watt per la curva di visibilità relativa, lunghezza
d'onda per lunghezza d'onda, sommando tutti i contributi e
moltiplicando per 683.
LUNGHEZZE D'ONDA DELLA LUCE E LA PERCEZIONE DEI COLORI
L'occhio umano è sensibile solamente alle onde elettromagnetiche con lunghezze
d'onda comprese tra 400 e 700 nm (spettro visibile).
Questo intervallo di lunghezze d'onda costituisce
una porzione assai piccola dell'intero spettro delle onde
elettromagnetiche. Per confronto, possiamo vedere che l'intervallo
di sensibilità alla luce in molti animali è
notevolmente diverso dal nostro. Per esempio, gli occhi
delle api sono sensibili alle lunghezze d'onda nell'intervallo
da 300 a 650 nm (anche una porzione dell'ultravioletto vicino)
e sono quindi in grado di rilevare "colori" a noi
sconosciuti.E' di fondamentale importanza premettere che le
sostanze o gli oggetti del mondo reale non sono però
colorati di per se stessi. I corpi che ci circondano hanno
la facoltà di emettere, riflettere o di trasmettere
onde elettromagnetiche di diversa lunghezza d'onda e di diversa
intensità, tali da stimolare il nostro sistema sensoriale
e provocare la visione dei colori.Adottiamo qui la definizione di
colore formulata dal Comitato sulla Colorimetria
della Optical Society of America: " Il colore consiste
nelle caratteristiche della luce diverse dalle inomogeneità spaziali e
temporali; la luce essendo quell'aspetto dell'energia raggiante
di cui l'osservatore umano ha conoscenza attraverso la sensazione
visiva che nasce dalla stimolazione della retina dell'occhio".
Per caratteristiche della luce si intendono tre parametri,
che saranno specificati in dettaglio nel seguito, il primo
dei quali è connesso lla capacità della luce di provocare la sensazione di
luminosità; il secondo e il terzo esprimono invece la sensazione
cromatica percepita dal sistema visivo ed espressa dalla lunghezza
d'onda dominante e dalla purezza del colore.L'insieme dei
tre parametri costituisce gli attributi del colore.Si dice
che un oggetto ha un determinato colore quando, illuminato
da una luce considerata bianca (ad esempio la luce del sole)
ed osservato in determinate condizioni standard, provoca nell'osservatore
una "percezione cromatica". Qualsiasi luce
che non contenga tautte le radiazioni monocromatiche nella
proporzione della luce solare è percepita come colorata. L'occhio
umano, illuminato da luce monocromatica di varia lunghezza
d'onda, percepisce i seguenti colori:
- da 400 a 430 nm: zona del violetto
- da 430 a 490 nm: zona del blu nelle sue seguenti
tonalità intermedie:
da 430 a 465 nm : indaco
da 466 a 482 nm : blu
da 483 a 490 nm : blu verdastro
- da 491 a 560 nm: zona del verde nelle sue seguenti
tonalità intermedie:
da 490 a 498 nm : verde bluastro
da 499 a 530 nm : verde
da 531 a 560 nm : verde giallastro
- da 561 a 580 nm: zona del giallo nelle sue seguenti tonalità
intermedie:
da 561 a 570 nm : giallo-verde
da 571 a 575 nm : giallo citrino
da 576 a 580 nm : giallo
- da 581 a 620 nm: zona dell'arancione nelle
sue seguenti tonalità intermedie :
da 581 a 586 nm: arancione giallastro
da 587 a 596 nm : arancione
da 597 a 620 nm : arancione rossastro
- da 620 a 700 nm : zona del rosso nelle sue
tonalità intermedie:
da 621 a 680 nm : rosso
da 681 a 700 nm : rosso profondo
A questo punto è lecito chiedersi come sia possibile
stabilire, in modo sperimentale, che la luce solare effettivamente
contenga tutte le lunghezze d'onda che provocano la sensazione
cromatica.La risposta è stata data tre secoli fa da
Newton con le sue fondamentali esperienze sul fenomeno della
dispersione della luce.Il grande scienziato inglese scoprì
che, quando un raggio di luce solare entra in un prisma di
vetro, le componenti cromatiche associate alle lunghezze d'onda
subiscono una rifrazione che è diversa per ciascuna
di esse.Possiamo notare infatti che ogni colore subisce, all'interno
del prisma, una deviazione dalla propria direzione di marcia
che risulta essere tanto maggiore quanto più piccola
è la lunghezza d'onda ad essa associata.Quindi il rosso,
che ha la lunghezza d'onda maggiore, è deviato molto
meno del violetto.L'effetto finale di questo fenomeno di dispersione
nelle sue componenti cromatiche fondamentali può essere
direttamente osservato su di uno schermo posto dopo il prisma:
la luce sarà dispersa, colore per colore, su una vasta
zona.E' molto interessante vedere come sia possibile ricombinare
i colori ottenuti dalla dispersione con il prisma per tornare
alla condizione iniziale di luce bianca.Per ottenere questo
effetto basta porre in prossimità del piano di formazione
dello spettro un secondo prisma uguale al primo ma capovolto,
il quale ricompone i colori restituendo il fascio iniziale
di luce bianca. Sebbene i colori dispersi dal prisma siano
virtualmente infiniti, in quanto possiamo pensare di suddividere
l'intervallo di lunghezze d'onda tra 400 e 700 nm in intervalli
piccoli a piacere, la sensazione visiva per l'occhio può
essere ridotta alle sei famiglie di colori principali descritte
e illustrate in fig. 1: violetto, azzurro, verde, giallo,
arancione e rosso, che sono detti colori puri o spettrali.
TIPI DI LAMPADE
LAMPADE AD INCANDESCENZA
La lampada ad incandescenza è la più comune
nelle nostre case. Sfrutta l'effetto Joule in quanto un filamento
di tungsteno viene riscaldato dal passaggio della corrente
elettrica e diviene incandescente. Il bulbo in vetro permette
di creare il vuoto all'interno della lampada in modo che il
filamento non possa bruciare.
L'impiego è molto semplice poichè la loro accensione
è immediata, non sono richieste apparecchiature ausiliarie
e la resa dei colori è ottima (IRC=100). Purtroppo
hanno una bassa efficienza luminosa (8-15 lm/W) e una vita
limitata (1000 ore), se confrontata con altri tipi di lampade.
La temperatura di colore è 2700 K con elevata emissione
di calore. Variazioni nella tensione di alimentazione si riflettono
sensibilmente sul flusso luminoso.
LAMPADE ALOGENE
Sono anch'esse lampade ad incandescenza e quindi sfruttano
lo stesso principio. Nel bulbo sono introdotte piccole quantità
di alogeno che danno luogo a un processo che riporta sul filamento
il tungsteno volatilizzato.
Esistono lampade alogene del tipo rappresentato in figura,
ma sono in commercio anche lampade con normale attacco a vite
o quelle miniaturizzate alimentabili in bassa tensione. Queste
ultime possono essere dotate anche di specchio ellittico,
parabolico o dicroico.
Anche le lampade alogene hanno accensione immediata, non richiedono
apparecchiature ausiliarie e hanno un'ottima resa dei colori
(IRC=100). Hanno una efficienza luminosa superiore alle normali
lampade ad incandescenza (16-25 lm/W) e una vita doppia (2000
ore), ma hanno un costo decisamente più elevato, una
maggiore temperatura di funzionamento e sono più delicate.
La temperatura di colore va dai 2900 K ai 3000 K.
Il bulbo non deve essere toccato con mani nude, poichè
le tracce lasciate innescano un processo di devetrificazione.
Esistono lampade alogene miniaturizzate, alimentate anche
a bassa tensione (6-12V) con e senza specchio.
LAMPADE TUBOLARI FLUORESCENTI
Queste lampade fanno parte della categoria delle lampade a
scarica nei gas. Per accendersi hanno bisogno di una tensione
di innesco che si crea grazie allo starter e quindi di un
dispositivo che limiti la corrente di funzionamento ovvero
del reattore.
La loro efficenza luminosa è più alta di quella
delle lampade ad incandescenza (40-90 lm/W) e la durata può
arrivare alle 10000 ore. Purtroppo hanno bisogno di apparecchiature
ausiliarie (starter e reattore), hanno grandi dimensioni e
generalmente non hanno un'accensione immediata e non si possono
usare con regolatori di luce. La resa cromatica ha valori
che variano, a seconda dei modelli, da IRC=65 a IRC=85. La
temperatura di colore può andare dai 1700 K ai 6500
K. La durata risente del numero di accensioni e le basse temperature
possono ridurne sensibilmente il flusso.
LAMPADE FLUORESCENTI COMPATTE
Le apparecchiature ausiliarie, di tipo elettronico, fanno
parte integrante della lampada stessa, che può essere
quindi avvitata a un portalampada come una normale lampada
ad incandescenza.
L'efficienza luminosa e la durata sono simili a quelle delle
lampade fluorescenti normali, però le dimensioni sono
nettamente inferiori, poichè il tubo risulta ripiegato
più volte.
Poichè la durata risente del numero di accensioni,
sono particolarmente adatte dove la lampada deve rimane in
funzione ininterrottamente per lungo tempo. Non possono essere
usate con regolatori di luce.
LAMPADE A VAPORI DI MERCURIO
Utilizzate generalmente per illiminare grandi edifici di tipo
industriale - Hanno bisogno di un apposito alimentatore -
Accensione in 4-5 minuti - Riaccensione dopo alcuni minuti
di raffreddamento - Efficienza luminosa 30-60 lm/W - Temperatura
di colore 2900-4200 K - Durata 10000 ore
Lampade a luce miscelata: facili da usare - Efficienza luminosa
11-26 lm/W - Temperatura di colore 3500 K - Durata 3000-4000
ore
Lampade ad alogenuri metallici: hanno bisogno di alimentatore
e di accenditore - Efficienza luminosa 67-94 lm/W - Temperatura
di colore 4000-4600 K - Durata 5000 ore.
LAMPADE A VAPORI DI SODIO
Ad alta pressione: hanno bisogno di alimentatore e di accenditore
- Luce "bianco-oro" - Efficienza luminosa 65-125
lm/W - Temperatura di colore 1900-2100 K - Durata 10000 ore
Esistono nuovi tipi che non necessitano di accenditore, per
cui possono utilizzare lo stesso alimentatore delle lampade
a vapori di mercurio.
A bassa pressione: hanno bisogno di alimentatore e di accenditore
- Luce monocromatica (gialla) - Efficienza luminosa 123-179
lm/W - Temperatura di colore 1800 K - Durata 10000 ore.
LAMPADE AD INDUZIONE
Realizzazione recente - Efficienza luminosa 65 lm/W - Temperatura
di colore 3000-4000 K - Durata 60000 ore.
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