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17 Maggio 2012
 
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    Pesci in acquario marino di Andrea Casalboni (Pfft)     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


Quando ho, per la prima volta, guardato un documentario sulla barriera corallina sono rimasto affascinato dalla meravigliosa varietà di forme e colori presenti in quelle splendide acque tropicali.
La prima cosa che, solitamente, salta all’occhio sono i coralli , splendidi , colorati e … immobili.
Dopo un po’ ci si accorge, invece, della quantità immensa di movimento presente attorni ad essi, la maggior parte della quale è rappresentata dagli splendidi pesci corallini.


Premnas (Foto di Roberto Sozzani)

Ovviamente, quando si inizia ad allestire un acquario, ci si preoccupa di creare un ambiente idoneo alla sopravvivenza dei nostri amati pesci, quindi, dopo aver pensato a tutta la parte diciamo più tecnica, alle rocce ed ai coralli ,senza i quali la maggioranza dei pesci si troverebbe spaesata, dobbiamo solo scegliere quali e quanti di essi mettere nel nostro sognato angolo dei tropici in salotto.
La prima domanda che sorge spontanea è : quanti ne posso inserire ?
Il problema vero è che una risposta a questa domanda non è possibile darla , troppe le possibili varianti , troppe le possibilità, ma, con questo articolo, cercherò di spiegare, in base alla mia esperienza e conoscenza, come evitare errori e come cercare di creare un ambiente il più vario possibile e di conseguenza il più “simile” alla realtà.
Partiamo ora da un presupposto importante : l’acquario marino più simile alla realtà delle barriere coralline è un acquario senza pesci ! Il motivo è più che semplice: il volume di pesce nelle acque tropicali rispetto al volume di acqua è praticamente infinitesimale.
Per cui sappiamo almeno il punto di partenza , cioè che stiamo ponendo animali in cattività in un ambiente che, a meno di pochi casi rari, è diverso dai luoghi di provenienza dei pesci, per cui quelli da inserire vanno pianificati con la stessa identica cura con cui si pianificano e si scelgono le varie attrezzature tecniche o i coralli.
L’errore più comune che vedo fare alla gente è quello di comprare pesci senza informarsi prima sulle esigenze , sulle dimensioni che possono raggiungere, sulla compatibilità con altri abitanti dell’acquario e sull’ambiente più idoneo per loro.
Per esempio, i classici pesci che i negozianti propongono come primi inserimenti e che spesso attraggono per le livree colorate o per le forme “simpatiche” sono della famiglia dei pomacentridi, di cui Chrysiptera , Dascyllus, Amphiprion ed altri generi fanno parte.



Dascyllus trimaculatus e Premnas biaculeatus. (Foto di Roberto Sozzani)
Dascyllus trimaculatus e Premnas biaculeatus sono due esempi di pesci di piccola taglia che spesso sono inseriti come primi esemplari in acquario e che con il passare del tempo possono diventare veri e propri “terrori” della vasca.

Alcuni di questi pesciolini, piccoli, colorati, simpatici, in moltissimi casi, pur restando di dimensioni accettabili, sono tra le specie che diventano più territoriali ed aggressive. Ho visto e sentito troppe volte di acquari in cui un pesce di questi generi ha impedito l’inserimento di altri , pena l’uccisione dei nuovi arrivati anche se di taglie superiori.
Questo tipo di errori si può evitare solo comprando, semplicemente, un buon libro o cercando su internet informazioni riguardo l’amato pesciolino.
La prima scelta da fare è, ovviamente, in base allo spazio (in questo caso litri di acqua) a disposizione, e, di conseguenza, sul numero di esemplari da tenere .
Ogni specie di pesce ha esigenze sia territoriali intraspecifiche che di movimento e di relazione con altre specie, relazioni che purtroppo spesso sono sottovalutate.
Diciamo che una regola che cerco di rispettare e che vedo funzionare in molti acquari è la seguente :
1 pesce di taglia grande (25 o più cm) ogni 400 litri .
1 pesce di taglia media (12-20 cm) ogni 100-200 litri.
1 pesce di taglia piccola (5-10 cm) ogni 50-80 litri.
Ovviamente si deve prendere in considerazione la taglia da adulto del pesce in oggetto (alcune specie sono solitamente vendute di taglia piccola e possono trarre in inganno l’acquariofilo inesperto).


CROMILEPTES ALTIVELIS è il classico esempio di una specie che nel 90% dei casi si trova in negozio di dimensioni ridotte (anche meno di 10 cm) e che raggiunge abbastanza velocemente taglie ragguardevoli (in natura arriva a circa 70 cm) anche in acquario.

Certamente esistono eccezioni alle “regole” che ho cercato di definire sopra, in quanto alcune specie possono anche non raggiungere i 20 cm e aver bisogno di almeno 300-400 litri ed, al contrario, ne esistono altre che arrivano a 30 cm ma stanno benissimo in acquari da 200 litri.
Stabilito ora il numero di pesci, dobbiamo passare alla scelta delle specie da inserire secondo un altro criterio: la nicchia biologica che i pesci occupano nella barriera corallina.
Questa scelta è probabilmente la più difficile da dover fare perché necessariamente si devono conoscere informazioni legate ai pesci.
Dobbiamo, infatti, cercare di evitare di mettere nell’acquario specie che competano per il cibo e per il proprio territorio. Per esempio, non si possono inserire solo alghivori oppure solo pesci che occupino lo stesso tipo di spazio come i blennidi (generi Ecsenius o Salarias), pena, probabilmente, l’uccisione di uno dei due .
Per evitare al massimo le possibili scaramucce territoriali dobbiamo cercare di inserire pesci che occupino spazi diversi e che si cibino in maniera differente.



Per esempio possiamo inserire pesci legati al fondo (Stonogobiops spp, Valenciannea spp.) assieme a pesci legati agli invertebrati che vivono nelle rocce vive per procurarsi il cibo (Amblygobius spp., Pseudocheilinus spp), assieme a pesci che mangiano di notte gli stessi crostacei (Pterapogon spp), pesci che si cibano dalla colonna d’acqua ma hanno un territorio legato ad una cavità nelle rocce vive (pomacentridi, Pseudochromis spp, Gramma spp., microdesmidi), pesci che si cibano dalla colonna d’acqua e che vivono nei coralli o che comunque nuotano in acque aperte (Chromis spp, Anthias spp.), pesci alghivori che hanno territori abbastanza grandi (Acanturidi), pesci che hanno una alimentazione varia ma comunque legata a coralli od altri invertebrati sessili (Pomacantidi e Chaetodontidi).

 

 
Pseudocheilinus hexataenia , Gramma brasiliensis , Ecsenius bicolor , Pterapogon kauderni.

Questi sono solo alcuni esempi di specie di pesci che selezionati per nicchia di appartenenza non danno problemi di convivenza.
Altro discorso da dover affrontare è il comportamento sociale di certe specie che deve, se possbile, cercare di essere riportato in cattività .
Sempre per portare esempi, i pagliacci del genere Amphiprion convivono in natura in coppie ed è abbastanza comune tenerne una anche in cattività, in quanto, se le condizioni sono buone, è piuttosto facile che questa deponga con regolarità, come farebbe in natura.
Altri esempi sono i Chromis viridis e gli Anthias spp o Pseudanthias spp, i quali sono soliti vivere in gruppi che sarebbe meglio formare anche in acquario, spazio permettendo ovviamente (gli Anthias e Pseudanthias possono comunque vivere tranquillamente anche senza gruppo).
Esempi ulteriori sono anche pesci erroneamente venduti in branco che, invece, inesorabilmente, possono arrivare ad uccidere tutti i propri simili fino a rimanere o soli o in coppia, soprattutto in acquari di dimensioni ridotte, come gli Pterapogon kauderni ed i Nemateleotris spp .
Queste sono specie che, fino a quando sono in fase giovanile, hanno comportamenti sociali per difesa ma che, appena raggiungono la fase adulta e diventano sessualmente pronti per la riproduzione, formano una coppia e sono aggressivi verso i conspecifici.


Nemateleotris decora
(Foto di Roberto Sozzani)


Nemateleotris magnifica  (Foto di Roberto Sozzani)

Passiamo ad un ulteriore fattore di scelta da non sottovalutare : l’alimentazione .
Già! L’alimentazione è un fattore importante nella scelta, soprattutto per quanto riguarda la frequenza e la varietà di cibo che possiamo fornire ai nostri amici pinnuti.
Per esempio, se una persona può, per questioni di tempo, dare da mangiare ai pesci solo una volta al giorno , alcune specie che necessitano di cibo più spesso (Anthias per esempio) purtroppo saranno da evitare, mentre moltissime altre staranno bene.
Ovviamente l’optimum sarebbe poco cibo tante volte al giorno (diciamo 2-3 minimo) , possibilmente vario e ricco di nutrienti in quanto i pesci devono restare grassi come sono in natura.
Quando comprate un pesce chiedete sempre al negoziante di poter vedere se e cosa mangia, per poter capire se riuscirete a procurarvi o avete già tale cibo. Se il negoziante è reticente magari sa che il pesce non mangia cibo artificiale oppure gli ha appena dato da mangiare. In questo secondo caso,non fatevi problemi, tornate il giorno dopo e richiedete la stessa cosa .
Ho parlato dell’alimentazione e della richiesta di vedere mangiare i pesci perché purtroppo esistono molte specie che rarissimamente si adattano volentieri al cibo non vivo, per specifiche esigenze alimentari, per possibile avvelenamento da cianuro o per mal sopportazione del viaggio e dello stress della cattività, come ad esempio i Chelmon rostratus, Platax spp, Pygoplites diacanthus , Zanclus cornutus , Rinomuraena quaesita, i quali sono pesci che vanno lasciati in mare.

 
Zanclus cornutus (Foto di Massimo Boyer) e Rinomuraena (Foto di Roberto Sozzani) quaesita sono due esempi di pesci che difficilmente si adattano al cibo artificiale (granulare o in fiocchi) e che inoltre soffrono in maniera particolare lo stressa da cattura.


Platax (Foto di Massimo Boyer)

Oppure esistono pesci con un’alimentazione obbligata praticamente non fornibile (soprattutto per motivi economici) in cattività, sto parlando dei corallivori, per esempio moltissimi Chaetodon , il blennide Exallias brevis, il pulitore del Mar Rosso Larabicus quadrilineatus e tanti altri. Di conseguenza torno a ripetere che, la cosa migliore da fare è studiare , leggere ed informarsi quanto più possibile prima di fare un acquisto.
E’ necessario anche menzionare quei pesci che, potenzialmente, potrebbero essere pericolosi per l’uomo: i vari Pterois, Dendrochirus , Scorpaena i quali, se pungono, possono provocare, come un’ape o una vespa, uno shock anafilattico in chi è allergico e quindi risultare letali. Di conseguenza, se volete tenere questi bellissimi esemplari, sappiate sempre a quale rischio si va incontro.

Altri rischi minori sono rappresentati dagli acanturidi di una certa taglia i quali, se si sentono minacciati, possono ferire con le “lame” (acanthus in latino , da cui il nome) che hanno vicino alla coda. La stessa cosa si può dire per i siganidi, che hanno spine velenose sulla pinna dorsale.

Chiudo questo (spero utile) articolo riepilogando le uniche vere regole da tenere in considerazione quando acquistate un pesce :
- Informatevi sulle esigenze e le caratteristiche dello stesso (dimensioni, aggressività, alimentazione, necessità di spazio) PRIMA dell’acquisto, non dopo.
- Cercate di valutare, dopo esservi informati, il più obiettivamente possibile, se il pesce che volete può stare nel vostro acquario, evitando di acquistarlo solo “perché vi piace”.


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