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Quando ho, per la prima volta, guardato un documentario
sulla barriera corallina sono rimasto affascinato dalla meravigliosa
varietà di forme e colori presenti in quelle splendide
acque tropicali.
La prima cosa che, solitamente, salta all’occhio sono
i coralli , splendidi , colorati e … immobili.
Dopo un po’ ci si accorge, invece, della quantità
immensa di movimento presente attorni ad essi, la maggior
parte della quale è rappresentata dagli splendidi pesci
corallini.
Premnas (Foto di Roberto Sozzani)
Ovviamente, quando si inizia ad allestire un acquario, ci
si preoccupa di creare un ambiente idoneo alla sopravvivenza
dei nostri amati pesci, quindi, dopo aver pensato a tutta
la parte diciamo più tecnica, alle rocce ed ai coralli
,senza i quali la maggioranza dei pesci si troverebbe spaesata,
dobbiamo solo scegliere quali e quanti di essi mettere nel
nostro sognato angolo dei tropici in salotto.
La prima domanda che sorge spontanea è : quanti ne
posso inserire ?
Il problema vero è che una risposta a questa domanda
non è possibile darla , troppe le possibili varianti
, troppe le possibilità, ma, con questo articolo, cercherò
di spiegare, in base alla mia esperienza e conoscenza, come
evitare errori e come cercare di creare un ambiente il più
vario possibile e di conseguenza il più “simile”
alla realtà.
Partiamo ora da un presupposto importante : l’acquario
marino più simile alla realtà delle barriere
coralline è un acquario senza pesci ! Il motivo è
più che semplice: il volume di pesce nelle acque tropicali
rispetto al volume di acqua è praticamente infinitesimale.
Per cui sappiamo almeno il punto di partenza , cioè
che stiamo ponendo animali in cattività in un ambiente
che, a meno di pochi casi rari, è diverso dai luoghi
di provenienza dei pesci, per cui quelli da inserire vanno
pianificati con la stessa identica cura con cui si pianificano
e si scelgono le varie attrezzature tecniche o i coralli.
L’errore più comune che vedo fare alla gente
è quello di comprare pesci senza informarsi prima sulle
esigenze , sulle dimensioni che possono raggiungere, sulla
compatibilità con altri abitanti dell’acquario
e sull’ambiente più idoneo per loro.
Per esempio, i classici pesci che i negozianti propongono
come primi inserimenti e che spesso attraggono per le livree
colorate o per le forme “simpatiche” sono della
famiglia dei pomacentridi, di cui Chrysiptera , Dascyllus,
Amphiprion ed altri generi fanno parte.

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Dascyllus trimaculatus e Premnas biaculeatus.
(Foto di Roberto Sozzani)
Dascyllus trimaculatus e Premnas biaculeatus sono due
esempi di pesci di piccola taglia che spesso sono inseriti
come primi esemplari in acquario e che con il passare
del tempo possono diventare veri e propri “terrori”
della vasca. |
Alcuni di questi pesciolini, piccoli, colorati, simpatici,
in moltissimi casi, pur restando di dimensioni accettabili,
sono tra le specie che diventano più territoriali ed
aggressive. Ho visto e sentito troppe volte di acquari in
cui un pesce di questi generi ha impedito l’inserimento
di altri , pena l’uccisione dei nuovi arrivati anche
se di taglie superiori.
Questo tipo di errori si può evitare solo comprando,
semplicemente, un buon libro o cercando su internet informazioni
riguardo l’amato pesciolino.
La prima scelta da fare è, ovviamente, in base allo
spazio (in questo caso litri di acqua) a disposizione, e,
di conseguenza, sul numero di esemplari da tenere .
Ogni specie di pesce ha esigenze sia territoriali intraspecifiche
che di movimento e di relazione con altre specie, relazioni
che purtroppo spesso sono sottovalutate.
Diciamo che una regola che cerco di rispettare e che vedo
funzionare in molti acquari è la seguente :
1 pesce di taglia grande (25 o più cm) ogni 400 litri
.
1 pesce di taglia media (12-20 cm) ogni 100-200 litri.
1 pesce di taglia piccola (5-10 cm) ogni 50-80 litri.
Ovviamente si deve prendere in considerazione la taglia da
adulto del pesce in oggetto (alcune specie sono solitamente
vendute di taglia piccola e possono trarre in inganno l’acquariofilo
inesperto).

CROMILEPTES ALTIVELIS è il classico esempio di
una specie che nel 90% dei casi si trova in negozio di dimensioni
ridotte (anche meno di 10 cm) e che raggiunge abbastanza velocemente
taglie ragguardevoli (in natura arriva a circa 70 cm) anche
in acquario.
Certamente esistono eccezioni alle “regole” che
ho cercato di definire sopra, in quanto alcune specie possono
anche non raggiungere i 20 cm e aver bisogno di almeno 300-400
litri ed, al contrario, ne esistono altre che arrivano a 30
cm ma stanno benissimo in acquari da 200 litri.
Stabilito ora il numero di pesci, dobbiamo passare alla scelta
delle specie da inserire secondo un altro criterio: la nicchia
biologica che i pesci occupano nella barriera corallina.
Questa scelta è probabilmente la più difficile
da dover fare perché necessariamente si devono conoscere
informazioni legate ai pesci.
Dobbiamo, infatti, cercare di evitare di mettere nell’acquario
specie che competano per il cibo e per il proprio territorio.
Per esempio, non si possono inserire solo alghivori oppure
solo pesci che occupino lo stesso tipo di spazio come i blennidi
(generi Ecsenius o Salarias), pena, probabilmente, l’uccisione
di uno dei due .
Per evitare al massimo le possibili scaramucce territoriali
dobbiamo cercare di inserire pesci che occupino spazi diversi
e che si cibino in maniera differente.

Per esempio possiamo inserire pesci legati al fondo (Stonogobiops
spp, Valenciannea spp.) assieme a pesci legati agli invertebrati
che vivono nelle rocce vive per procurarsi il cibo (Amblygobius
spp., Pseudocheilinus spp), assieme a pesci che mangiano di
notte gli stessi crostacei (Pterapogon spp), pesci che si
cibano dalla colonna d’acqua ma hanno un territorio
legato ad una cavità nelle rocce vive (pomacentridi,
Pseudochromis spp, Gramma spp., microdesmidi), pesci che si
cibano dalla colonna d’acqua e che vivono nei coralli
o che comunque nuotano in acque aperte (Chromis spp, Anthias
spp.), pesci alghivori che hanno territori abbastanza grandi
(Acanturidi), pesci che hanno una alimentazione varia ma comunque
legata a coralli od altri invertebrati sessili (Pomacantidi
e Chaetodontidi).


Pseudocheilinus hexataenia , Gramma brasiliensis , Ecsenius
bicolor , Pterapogon kauderni.
Questi sono solo alcuni esempi di specie di pesci che selezionati
per nicchia di appartenenza non danno problemi di convivenza.
Altro discorso da dover affrontare è il comportamento
sociale di certe specie che deve, se possbile, cercare di
essere riportato in cattività .
Sempre per portare esempi, i pagliacci del genere Amphiprion
convivono in natura in coppie ed è abbastanza comune
tenerne una anche in cattività, in quanto, se le condizioni
sono buone, è piuttosto facile che questa deponga con
regolarità, come farebbe in natura.
Altri esempi sono i Chromis viridis e gli Anthias spp o Pseudanthias
spp, i quali sono soliti vivere in gruppi che sarebbe meglio
formare anche in acquario, spazio permettendo ovviamente (gli
Anthias e Pseudanthias possono comunque vivere tranquillamente
anche senza gruppo).
Esempi ulteriori sono anche pesci erroneamente venduti in
branco che, invece, inesorabilmente, possono arrivare ad uccidere
tutti i propri simili fino a rimanere o soli o in coppia,
soprattutto in acquari di dimensioni ridotte, come gli Pterapogon
kauderni ed i Nemateleotris spp .
Queste sono specie che, fino a quando sono in fase giovanile,
hanno comportamenti sociali per difesa ma che, appena raggiungono
la fase adulta e diventano sessualmente pronti per la riproduzione,
formano una coppia e sono aggressivi verso i conspecifici.
Nemateleotris decora (Foto di Roberto Sozzani)
Nemateleotris magnifica (Foto di Roberto Sozzani)
Passiamo ad un ulteriore fattore di scelta da non sottovalutare
: l’alimentazione .
Già! L’alimentazione è un fattore importante
nella scelta, soprattutto per quanto riguarda la frequenza
e la varietà di cibo che possiamo fornire ai nostri
amici pinnuti.
Per esempio, se una persona può, per questioni di tempo,
dare da mangiare ai pesci solo una volta al giorno , alcune
specie che necessitano di cibo più spesso (Anthias
per esempio) purtroppo saranno da evitare, mentre moltissime
altre staranno bene.
Ovviamente l’optimum sarebbe poco cibo tante volte al
giorno (diciamo 2-3 minimo) , possibilmente vario e ricco
di nutrienti in quanto i pesci devono restare grassi come
sono in natura.
Quando comprate un pesce chiedete sempre al negoziante di
poter vedere se e cosa mangia, per poter capire se riuscirete
a procurarvi o avete già tale cibo. Se il negoziante
è reticente magari sa che il pesce non mangia cibo
artificiale oppure gli ha appena dato da mangiare. In questo
secondo caso,non fatevi problemi, tornate il giorno dopo e
richiedete la stessa cosa .
Ho parlato dell’alimentazione e della richiesta di vedere
mangiare i pesci perché purtroppo esistono molte specie
che rarissimamente si adattano volentieri al cibo non vivo,
per specifiche esigenze alimentari, per possibile avvelenamento
da cianuro o per mal sopportazione del viaggio e dello stress
della cattività, come ad esempio i Chelmon rostratus,
Platax spp, Pygoplites diacanthus , Zanclus cornutus , Rinomuraena
quaesita, i quali sono pesci che vanno lasciati in mare.
Zanclus cornutus (Foto di Massimo Boyer) e Rinomuraena
(Foto di Roberto Sozzani) quaesita sono due esempi di pesci
che difficilmente si adattano al cibo artificiale (granulare
o in fiocchi) e che inoltre soffrono in maniera particolare
lo stressa da cattura.
Platax (Foto di Massimo Boyer)
Oppure esistono pesci con un’alimentazione obbligata
praticamente non fornibile (soprattutto per motivi economici)
in cattività, sto parlando dei corallivori, per esempio
moltissimi Chaetodon , il blennide Exallias brevis, il pulitore
del Mar Rosso Larabicus quadrilineatus e tanti altri. Di conseguenza
torno a ripetere che, la cosa migliore da fare è studiare
, leggere ed informarsi quanto più possibile prima
di fare un acquisto.
E’ necessario anche menzionare quei pesci che, potenzialmente,
potrebbero essere pericolosi per l’uomo: i vari Pterois,
Dendrochirus , Scorpaena i quali, se pungono, possono provocare,
come un’ape o una vespa, uno shock anafilattico in chi
è allergico e quindi risultare letali. Di conseguenza,
se volete tenere questi bellissimi esemplari, sappiate sempre
a quale rischio si va incontro.
Altri rischi minori sono rappresentati dagli acanturidi di
una certa taglia i quali, se si sentono minacciati, possono
ferire con le “lame” (acanthus in latino , da
cui il nome) che hanno vicino alla coda. La stessa cosa si
può dire per i siganidi, che hanno spine velenose sulla
pinna dorsale.
Chiudo questo (spero utile) articolo riepilogando le uniche
vere regole da tenere in considerazione quando acquistate
un pesce :
- Informatevi sulle esigenze e le caratteristiche dello stesso
(dimensioni, aggressività, alimentazione, necessità
di spazio) PRIMA dell’acquisto, non dopo.
- Cercate di valutare, dopo esservi informati, il più
obiettivamente possibile, se il pesce che volete può
stare nel vostro acquario, evitando di acquistarlo solo “perché
vi piace”.
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