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9 Febbraio 2012
 
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    Popondichthys conniaeae di Giovanni Tertulliani     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


I parenti “nani” delle Melanotenie e dei Glossolepis

Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare dei Raimbow Fish, i favolosi pesci arcobaleno del continente australiano. In particolare, credo che la maggior parte degli appassionati abbia visto nei negozi di acquari oppure abbia allevato o, perlomeno visto in fotografia, le Melanotenia e i Glossolepis. Pesci bellissimi ma che a lungo andare non possono essere tenuti in acquari con dimensioni inferiori ai 100 litri, dato che mediamente (a parte alcuni casi) raggiungono una lunghezza superiore ai 10 centimetri e per loro natura, essendo pesci gregari, devono essere tenuti in gruppo.
Inoltre costano abbastanza...

Tempo fa mi è capitato di entrare in un negozio e nel girovare tra le varie vasche ho notato dei pesciolini sui 2-3 centimetri, abbastanza particolari. Il negoziante, interpellato, non aveva le idee ben chiare e mi ha scaricato in pochi secondi, dicendo che si trattava di pesci affini al genere Melanotenia, senza una più precisa definizione. Come noto la categoria dei “commercianti” non brilla spesso per capacità e conoscenze specifiche. Però il prezzo lo sapeva bene: 4,5 euro cadauno, 2 euro a centimetro, pensai io…………

Osservandoli ancora con maggiore attenzione, riuscii a ricordare che avevo già visto questi pesci su vari siti internet; si trattava di Popondichthys Conniae.
Certo non belli come nelle foto, ma erano proprio loro.
Decisi di acquistarne 5 e, identificati 2 maschi e 3 femmine, portai a compimento la trattativa con il risultato di spendere 20 euro invece di 22,50.


Maschio in primo piano, dietro la femmina.

Un cenno sul genere Popondichthys.

Questo genere è, ad oggi, costituito da due specie: Popondichthys Conniae e Popondichthys Furcata. Questi pesci sono anche conosciuti con il termine inglese di Popondetta, dal nome del luogo dove sono stati scoperti intorno al 1980.

Il posto si trova in Nuova Guinea, vicino alla cittadina di Popondetta, da cui il nome originariamente dato a questi pesci. Sono pesci abbastanza raramente commercializzati, vuoi per la difficoltà di esportazione (la Nuova Guinea non è proprio dietro l’angolo), vuoi per lo scarso interesse dimostrato dagli acquariofili.
Tra i due, la specie P. Furcata (per la caratteristica coda) sembra essere la più rara in natura.
Per chi è appassionato di Killi (Aphyosemion) direi che si tratta della medesima situazione: pesci stupendi ma di difficile commercializzazione.

Dimorfismo sessuale

La colorazione, giallo-verde, è pressochè identica nei due sessi, cioè non esiste dicromatismo sessuale.
I maschi adulti sono, però, facilmente riconoscibili dalle femmine perché molto più colorati ed inoltre, per le maggiori dimensioni della pinna dorsale, che viene sollevata come un vessillo da parata, in presenza di femmine o di maschi rivali.
Entrambi i sessi sono caratterizzati da bellissimi occhi di colore blu, il che ha indotto gli anglo-sassoni a definirli “blue-eyed rainbows”.
I maschi adulti non arrivano a 5 centimentri di lunghezza, mentre le femmine rimangono più piccole.


Purtroppo le mie foto non riescono a rendere l’idea della colorazione blu degli occhi, si nota invece la spettacolare pinna dorsale dei maschi.

Habitat

Un breve cenno all’habitat in natura: vivono, come sopra accennato, in Nuova Guinea, in piccole pozze d’acqua poco profonda, anche in piccoli rigagnoli o ruscelli, purchè con corrente ridotta al minimo. La temperatura oscilla stagionalmente dai 20° ai 27° C circa e le acque sono caratterizzate da un ph piuttosto elevato, oltre 7,6-7,7. Insomma l’acqua di Roma va piuttosto bene.

Il mio acquario

I 5 pesciolini sono stati messi in una vaschetta da 18 litri netti, con un paio di centimetri di ghiaetto finissimo e 4 bei sassotti (finalmente mi sono sbizzarrito senza pensare alla eventuale presenza di calcio nelle rocce).
La vegetazione, costituita da Vallisneria e Cryptocoryne, è stata arricchita con un bel ciuffo di Vescicularia Dubiana.
Non ho dotato l’acquario di riscaldatore e la temperatura è oscillata da 18° a 34°C.
Normalmente non utilizzo alcun sistema di filtraggio, ma cambio 3 litri di acqua ogni settimana. Invece, nel periodo estivo ho installato un piccolo filtro esterno, con lana di perlon, essenzialmente per dare movimento all’acqua e prevenire pericolose carenze di ossigeno dovute alle alte temperature raggiunte. Inoltre ho sollevato il coperchio dell’acquario per favorire la ventilazione e ridurre i rischi da surriscaldamento.
Per l’illuminazione utilizzo un lampadina a basso consumo da 11 watt.
Coinquilini delle Popondette sono vari tipi di lumache, ovvero 2 ampullarie, 1 marisa (assatanata mangiatrice di foglie), varie planorbis.

Alimentazione

Sono pesci di bocca buona, purchè si tratti di bocconi piccoli. Io utilizzo, artemia e larve di zanzara surgelati, alternati a mangime secco.
Le lumache provvedono a ripulire il fondo degli eventuali avanzi, molto scarsi in verità, essendo il sottoscritto molto “parsimonioso” nell’alimentare i pesci, per evitare guai sia di sovralimentazione che di inquinamento (l’acquario è senza filtro).
D’estate ho buttato nella vasca anche larve di zanzara vive e moscerini (i pappataci) e non ci sono stati problemi: sono stati immediatamente divorati.

Riproduzione

I miei pesci sono arrivati alla 3° generazione ed ora mantengo correntemente nella vaschetta 2 maschi e 5 femmine; i corteggiamenti e gli accoppiamenti sono pressochè continui durante tutto l’anno. Non so cosa sia successo nel periodo più caldo, perché per 3 settimane ho lasciato soli i pesci a causa delle mie sacrosante vacanze. Non ci sono stati “lutti”; evidentemente le microalghe e le zanzare che d’estate depongono in tutte le pozze, sono state sufficienti per alimentari i pesci durante la mia assenza.

L’accoppiamento avviene, dopo un po’ di inseguimenti, per affiancamento del maschio alla femmina. Il maschio mantiene le pinne aperte e tese a mo’ di pavone, ed il suo scopo è quello di spingere la femmina dentro il ciuffo di vescicularia. Normalmente vengono deposte pochissime uova (2-4) ad ogni entrata nel muschio. La deposizione può andare avanti per ore, spesso si interrompe e riprende il giorno dopo. Le uova rimangono attaccate all’interno della vescicularia e, se non tolte, sono predate dai pesci o non si schiudono (almeno nella mia vasca). Perciò quando voglio portare avanti le larve, devo estrarre il muschio: per farlo immergo nell’acqua un piccolo barattolo di vetro e vi faccio entrare la vescicularia, così da non mettere le uova a contatto con l’aria.

Poi trasferisco il tutto in una vaschetta da 2 litri, che tengo sul terrazzo per far sì che si arricchisca di microalghe (tipo acqua verde). Mentre le uova sono in schiusa, non cambio l’acqua alla vasca, procedendo giusto con piccoli rabbocchi con acqua di rubinetto di pari temperatura. In circa 13-15 giorni le uova si schiudono (statisticamente ho una percentuale di uova schiuse pari a circa il 30%) e le larve, appena nate, si portano generalmente verso la superficie dove cominciano a nutrirsi dei micro alimenti presenti nell’acqua. Appena possibile comincio a nutrire gli avannotti anche con cibo secco finemente tritato. La crescita è abbastanza rapida ed in circa un mese raggiungono un buon centimetro di lunghezza. Durante la crescita effettuo un cambio parziale di acqua abbastanza frequente (due bicchieri da caffè), se posso anche giornaliero. E’ importante perché i residui di cibo sono molti e possono causare un micidiale inquinamento dell’acqua, con esito mortale per la nidiata.


Esemplare di quasi 3 mesi di vita, il sesso è ancora di incerta determinazione.

Conclusione
Questi pesciolini sono di difficile reperimento nei negozi romani. Se li trovate, acquistateli, sono di facile mantenimento, non richiedono grandi vasche, e i loro colori, insieme alla grande vivacità di comportamento, vi daranno molte soddisfazioni. Per ulteriori informazioni, consiglio il testo “Freshwater fishes of New Guinea” di G.R.Allen.


 

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