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Sistematica
Sottoregno: Parazoi
Tipo: Poriferi
Classe: Demospongie, Ialospongie, Calcispongie

Parazoi
Costituiscono un gruppo di Metazoi con caratteri di grande
primitività che si sono scarsamente evoluti che vivono
nell’habitat marino, fissi al substrato, con il corpo
costituito da 3 strati di cellule e senza organi definiti.
Le attività fisiologiche di tali organismi avvengono
ancora a livello cellulare, poiché la divisione del
lavoro tra strutture specializzate non è stata da essi
mai raggiunta. Al sottoregno dei parazoi appartiene l’unico
tipo dei Poriferi o spugne.
Ecologia
I primi poriferi comparvero certamente prima dell’era
paleozoica, ma è soltanto con il Cambiano che si cominciano
a trovare ricche tracce di fossili. Il Devoniano e il Mesozoico
sono stati particolarmente ricchi di spugne. Questi animali
hanno lasciato depositi calcarei e silicei che, a seconda
della specie, hanno finito per formare imponenti masse rocciose.
Attualmente, la diffusione delle Spugne è molto ampia,
infatti occupano i fondi marini della zona di marea fino alle
grandi profondità e sono pure rappresentate nelle acque
dolci. La maggior parte di esse vive nelle acque poco profonde.
Nelle acque profonde troviamole le Esattinelle, alcune Demosponge;
le spugne provviste di fibre di spongina abbondano nelle zone
tropicali, mentre quelle con scheletro calcareo o siliceo
prevalgono nelle acque più fredde. Le Spugne sono in
stretta associazione con altri organismi animali e vegetali.

Le Spongilie ospitano, ad esempio, nelle cellule della parete
del corpo le zoociorelle, alghe verdi monocellulari, che conferiscono
a queste spugne d’acqua dolce un aspetto verdastro.
Queste alghe, pare, abbiano un ruolo positivo in tale rapporto
fornendo alla spugna ossigeno e sostanze organiche, mentre
il vegetale gode di un vantaggio in termini di protezione.
Certo è che non si tratta di un’associazione
obbligata: il vegetale può vivere liberamente in acqua
e la Spongilia può prosperare anche senza le sue alghe.
Ciò è appunto quanto succede se si tiene la
spugna per alcune settimane al buio: le alghe muoiono e vengono
digerite, ma l’ospite non ne risente. Alcune ospitano
la larva acquatica di un insetto neurottero, il quale trova
riparo entro la loro cavità della spugna prescelta.
Sempre all’interno di alcuni spongillidi è possibile
trovare dei piccoli anellidi dei generi Aelosoma e Nais; questo,
però, succede, di regola, quando le spugne sono poco
vitali e prossime a morire. Altre specie albergano all’interno
delle Spugne: crostacei e molluschi. Alcuni ospiti penetrano
nella Spugna accidentalmente mentre altri attivamente. Le
spugne del genere Suberites stabiliscono un rapporto simbiotico
con i paguri, mediante i quali possono procacciarsi il cibo.

Infatti, stabilendosi sulla conchiglia rifugio del paguro,
la spugna ospitata ha più probabilità di alimentarsi
visto che il paguro si sposta con regolarità; quest’ultimo
invece beneficia della protezione a base di spicole, tipica
di Suberites. Il granchio Dromia beneficia dell’”aiuto”
di Suberites in modo alquanto originale: il crostaceo spezza
la spugna con le zampe e riesce ad aggiustarsi sul dorso i
frammenti che si accumulano sulla parte posteriore dell’animale
di fatto proteggendolo. Infatti è risaputo che le spugne,
a eccezione di alcuni crostacei, non sono oggetto di caccia
da parte di altri animali. Questo sottolinea la grande importanza
che le Spugne hanno per i crostacei stessi. Anche una specie
ittica cilena gode dei vantaggi relativi alla permanenza nell’habitat
spugnoso: le uova vengono deposte nella cavità interna
del Porifero, caratterizzata dalla “ventilazione”
provocata da milioni di cellule flagellate, un luogo sicuro
per le cure parentali. Ad ogni modo, il padre provvede a vigilare
sulla spugna fino a che i piccoli non saranno in grado di
uscire dalla loro singolare incubatrice. E’ noto, in
alcune specie, un curioso caso di commensalismo: 2 giovani
gamberetti di sesso opposto si installano in una spugna silicea,
attraversando la “grata” che ricopre l’osculo,
e vivono del plancton portato dalle correnti d’acqua
della spugna stessa. Trascorrono così, prigionieri,
tutto il resto della vita senza più uscire dato che,
crescendo, non possono attraversare la piastra forellata che
chiude l’osculo. A tal riguardo, in Giappone si usava,
come dono di nozze, regalare una spugna silicea coi suoi gamberetti
imprigionati quale segno di fedeltà e indissolubilità.

Comunque, anche alcune spugne possono “alloggiare”
presso altri animali: è il caso di Clionidae che vive
all’interno di Madreporari, nel guscio dei molluschi
e anche all’interno dei ciottoli calcarei; tale Spugna
penetra in tali rifugi ricorrendo a una sostanza acida, riuscendo
a scavare dei canali che occupa man mano che si accresce (tale
operazione è svolta dalle larve). Un altro di rapporto
che vede coinvolte le Spugne è quello riguardante l’uomo.
Vi sono esemplari che sono molto pericolosi per la nostra
pelle, come una specie che vive nelle acque basse del Mar
Caraibico; la sua superficie provoca delle forti infiammazioni
e proprio per questo è stata chiamata Fibula nolitangere.
Altre spugne, diffuse nel Rio delle Amazzoni, rimangono talvolta
all’asciutto e seccano completamente sbriciolandosi;
in tal caso la loro polvere può essere sollevata dal
vento e finire nelle mucose nasali e degli occhi causando
infiammazioni. Le proprietà irritanti della polvere
di spugna sono state sfruttate addirittura come cosmetico;
nel passato le ragazze russe di provincia per arrossare le
guance usavano spalmarle con una polvere originata da milioni
di spicole silicee di spongillidi.

Le Spugne possono rivelarsi di grande aiuto per l’uomo.
Gli indios dell’America Meridionale, per esempio, aggiungono
alla creta, usata per modellare, dei pezzetti di spugna allo
scopo di rendere il materiale più compatto e resistente.
Più note di tutte, però, sono le spugne da bagno
il cui uso risale all’epoca del bronzo. Il loro aspetto
è ben diverso da quello che siamo abituati a vedere:
sono infatti strutture pesanti dal colore marrone scuro o
nero. Soltanto dopo il lavaggio e la sbiancatura emerge la
chiara e leggera trama scheletrica che tutti conoscono. Tuttavia,
esistono specie contraddistinte da colorazioni più
vivaci grazie ai pigmenti contenuti negli amebociti.
Storia
Nell’antichità le spugne venivano usate, più
che per lavare, per arrestare le emorragie, come pessario
e addirittura come maschere per la difesa durante le epidemie.
Inoltre, venivano incenerite e bruciate per suffumigi; ciò
doveva essere senza dubbio di qualche utilità se si
pensa che la cenere e il fumo delle spugne contengono il 14%
di iodio. Durante gli interventi chirurgici le spugne venivano
imbevute di narcotici vegetali e date da succhiare al paziente
per alleviarne il dolore. Nel Medioevo esse erano gli unici
oggetti coi quali fosse lecito raccogliere i pezzetti di ostie
consacrate: perciò venivano chiamate “spugne
liturgiche”. La storia della raccolta delle spugne è
sempre stata contrassegnata una triste e faticosa successione
di eventi. All’inizio questi animali venivano raccolti
dalla barca mediante arpioni, ma ben presto si è dovuto
procedere al prelievo a mano degli esemplari situati a maggiore
profondità. I tuffatori si calavano anche a 20 o più
metri facilitando la discesa per mezzo di grosse pietre. Rimanevano
in apnea per oltre 2 minuti e risalivano velocemente. Questo
lavoro, già sfibrante di per sé, era pericolosissimo
per le frequenti embolie. Oggi le spugne vengono raccolte
con le moderne attrezzature da immersione, ma anche in tal
senso non sono rari gli incidenti. Vi sono stati tentativi
di coltivazione, ma non hanno sortito gli effetti sperati.
Attualmente, comunque, le Spugne sono state sostituite in
gran parte da quelle artificiali che, benché di qualità
inferiore rispetto a quelle naturali, servono egregiamente
là dove non sia necessario un potere di assorbimento
elevato.
Proprietà
A prima vista si penserebbe che le spugne appartengano al
regno vegetale. La loro forma irregolare, diversa da un individuo
all’altro, e soprattutto la loro immobilità indurrebbe
a propendere per tale tesi; in realtà appartengono
al regno animale. La scienza occidentale fece tale scoperta
nel 1765. In virtù di ciò sappiamo che le spugne
sono animali molto particolari, assai diversi da qualsiasi
gruppo. Non soltanto non presentano una parte anteriore e
posteriore, ma non hanno bocca né ano e, soprattutto
sono privi di tessuti. Ciò significa che le spugne
sono essenzialmente degli ammassi di cellule non unite a formare
muscoli, nervi, epidermide o altri tessuti. Quindi, non possono
muoversi, reagire o sentire se non impercettibilmente. Ma
cosa intendiamo per spugna? E’ importante sottolineare
che le spugne da bagno, quelle che usiamo quotidianamente,
sono, in realtà, ciò che resta dell’animale
dopo l’asportazione di tutte le sue cellule in seguito
a particolari processi di lavaggio e sbiancatura. Resta la
delicata trama scheletrica costituita da una fitta e finissima
rete di proteine di sostegno. Questo scheletro, morbido e
spugnoso, ha la proprietà di essere 15 volte più
assorbente della tela grazie al fatto che la sua superficie
interna è di ben 10 metri quadrati per grammo di materiale.
Tale proprietà fa delle spugne un prodotto pregiato,
usato soprattutto a scopi industriali. Le spugne commerciali
comprendono pochissime specie molto comuni. Nei mari di tutto
il mondo vivono però oltre 5000 specie di varie forme
e dimensioni.
Fisionomia e morfologia esterna
I Poriferi sono Metazoi a simmetria radiale, fissi al substrato,
caratterizzati dall’assenza di organi definiti. La cavità
interna, tappezzata da particolari cellule flagellate, dette
coanociti, è in comunicazione con l’esterno mediante
una serie di perforazioni (pori) che permettono il passaggio
di una corrente d’acqua dall’esterno all’interno
che rifluisce poi attraverso un’unica apertura: l’osculo.
La massa corporea è sorretta da uno scheletro interno
composto da spicole calcaree o silicee, oppure da fibre di
spongina. Esse non presentano dei veri organi, ma appaiono
costituite sostanzialmente da epiteli e mesenchima. Sono carenti
di cellule nervose e fibre muscolari differenziate e inoltre
l’accesso alla cavità alimentare non si verifica
attraverso la bocca, ma mediante pori inalanti. Per tale motivo
vengono classificate come un sottoregno a sé stante,
quello dei Parazoi, in contrapposizione a quello dei Metazoi
e Protozoi. La maggior parte delle spugne è asimmetrica
e costituita da masse di forma irregolare, di dimensioni variabili
(rotonde, allungate o imbutiformi). La forma è spesso
subordinata all’habitat di appartenenza, in modo particolare
dal movimento delle acque. La superficie esterna di molte
Spugne calcaree e silicee appare spinosa a causa delle spicole
che sporgono verso l’esterno, mentre nelle Demosponge
può essere viscida, liscia o rugosa. La colorazione
è in genere bruno-giallastra ma può differire
in altri individui in tonalità di altro colore (rosso,
violetto…). Le specie di profondità hanno cromatismi
molto vivaci, mentre quelle di acqua dolce denotano una tinta
verdastra dovuta alla presenza di zooclorelle, Protofiti simbionti.
Struttura
Nei Poriferi si differenziano 3 principali tipi di organizzazioni:
ascon, sycon e leucon. Il tipo ascon è contrassegnato
da un corpo sacciforme, consistente in una sottile parete
(composta da 2 strati epiteliali) che delimita la cavità
centrale, detta cavità gastrale (tappezzata da uno
strato di coanociti provviste di un flagello contornato, alla
base, da un esile colletto trasparente) che si apre nella
parte superiore con uno stretto osculo. Il tipo sycon non
è molto differente rispetto al primo (una delle poche
differenze è data dalla mancanza di coanociti nella
cavità gastrale, localizzati, invece, in diverticoli
della cavità stessa), mentre il tipo leucon denota
una maggiore complessità.

Le caratteristiche principali sono date dalla presenza dei
coanociti nelle sole camere flagellate (comprese nello spessore
della parete del corpo e comunicanti a mezzo di canali, da
un lato con i pori inalanti e dall’altro con la cavità
gastrale), dal grande sviluppo della mesenchima e dalla complessità
dei canali. La maggior parte delle spugne va ascritto a quest’ultimo
tipo.
Istologia
L’epidermide è costituita da cellule epiteliali
dette pinacociti. Queste cellule tappezzano anche i canali
e la cavità gastrale delle spugne di tipo sycon e leucon.
Il mesenchima consiste di una sostanza gelatinosa trasparente,
la mesoglea, nella quale si trovano elementi cellulari (ma
anche cellule nervose isolate) preposti a varie funzioni:
gli amebociti esplicano una funzione fagocitica, ovvero hanno
il compito di digerire il cibo e di portare le sostanze nutrienti
a tutte le cellule bisognose e all’occorrenza possono
cessare di muoversi trasformandosi in una qualsiasi delle
altre cellule (dette archeociti; queste giocano un ruolo importante
nei processi rigenerativi); gli scleroblasti hanno una funzione
scheletogena, infatti secernono le spicole calcaree, determinanti
per la formazione dello scheletro;. Le cellule germinali si
differenziano da altre denominate gonociti. Esistono anche
cellule ghiandolari (attaccate alle pareti mediante filamenti)
che sembra abbiano la funzione di secernere sostanze mucose.
L’osculo è circondato di norma da cellule fusiformi,
dette miociti, che ne regolano la larghezza. I coanociti sono
cellule situate in posizione basale o apicale; tale posizione
viene usata come carattere tassonomico nelle Calcisponge.
Grazie al movimento a spirale ondulatorio esercitato dai flagelli
di tali cellule, la corrente d’acqua entra nei pori
e penetrano nella cavità interna (successivamente tale
corrente esce attraverso l’osculo che perciò
è detto “poro esaltante”). In tal modo
entrano nella spugna, milioni di microscopiche cellule del
plancton che finiscono per aderire al colletto dei coanociti
e essere inglobati dagli stessi, e l’ossigeno necessario
alla respirazione. Benché le Spugne siano prive di
sistema nervoso esse reagiscono irritabilmente a stimoli esterni.
Scheletro
Solo poche Spugne marine sono completamente prive di scheletro;
tutte le altre denotano una struttura consistente di spicole
calcaree silicee, oppure di fibra di spongina (secrete da
cellule dette spongioblasti). Le spicole possono assumere
varie formi e ciò risulta di grande importanza ai fini
della classificazione. Le spicole possono essere aghiformi
con un numero variabile di assi (da 1 a 4) che in base alla
numerazione prendono nome in monoassoni, triassoni e tetrassoni;
esse formano una trama abbastanza fitta da sostenere tutte
le cellule che costituiscono il corpo dell’animale,
e conferiscono la consistenza dura e granulosa tipica della
maggior parte delle Spugne. Le specie caratterizzate dalla
mancanza delle spicole calcaree (quindi, quelle provviste
da filamenti anastomizzati di spongina) vengono impiegate
come spugne da bagno.
Nutrizione
Le particelle alimentare, che attraverso i pori entrano nell’interno
delle Spugne trasportate dalla corrente d’acqua, vengono
inglobate dai coanociti. Da qui passano negli adiacenti amebociti
dove avvengono i processi digestivi. Le particelle digerite
vengono rigettate dagli amebociti e vengono trasportate via
dalla corrente d’acqua. La digestione è quindi
intracellulare, analogamente a quanto si verifica nei Protozoi.
Riproduzione asessuale e rigenerazione
La riproduzione asessuata avviene per gemmazione: sulla superficie
della spugna si formano delle gemme la cui cavità interna
comunica con quella dell’organismo materno. Le gemme
successivamente si staccano,dando origine ciascuna a un individuo
completo. In questo modo, le spugne concorrono alla formazione
di colonie in cui le pareti somatiche si fondono, i canali
si intersecano in ogni senso, e l’individualità
degli elementi diviene irriconoscibile, se non per il numero
degli osculi. In condizioni non idonee le Spugne degenerano
e, disintegrandosi, lasciano delle gemmale (corpi rotondi).
Al ritorno delle condizioni favorevoli, le gemmale si trasformano
in Spugna completa. Le spugne possiedono un elevato potere
rigenerativo: un esemplare spappolato può ricostruirsi
gradualmente grazie all’aggregazione di amebociti mediante
movimenti ameboidi. Se viene diviso un sycon in 3 parti mediante
tagli trasversali, la parte superiore ricostruisce la base,
la parte inferiore l’osculo e la parte intermedia sia
la base sia l’osculo. Esperimenti di miscelazione di
cellule di spugne appartenenti a specie diverse hanno dimostrato
che la riaggregazione si verifica soltanto fra cellule della
stessa specie.
Riproduzione sessuale
Le uova e gli spermi sono contenuti nel parenchima e sono
originati dai gonociti. Le Spugne sono generalmente ermafrodite;
ogni individuo produce sia uova sia spermatozoi (di regola
in tempi diversi). Le cellule riproduttive derivano dalla
trasformazione di coanociti o archeociti. Gli spermatozoi,
in particolare, abbandonano la spugna genitrice seguendo le
correnti d’acqua e finiscono nel mare aperto. Lo spermatozoo
può penetrare nei pori di un’altra spugna seguendo
la corrente d’entrata. Non viene digerito, come accadrebbe
se fosse un organismo qualsiasi, ma viene “riconosciuto”
per quello che è e quindi accompagnato dall’amebocita
fino a una cellula-uovo della spugna. A questo punto la cellula
accompagnatrice si fonde con l’uovo cedendogli così
lo spermatozoo. L’uovo, una volta fecondato, si divide
in tante cellule. Alcune, più grandi, finiscono per
essere circondate da altre più piccole e munite di
flagello. La larva così formata risulta microscopica,
ma è già in grado di nuotare liberamente nell’acqua.
Abbandona quindi il genitore lasciandosi trasportare all’esterno
dalle correnti. Dopo un breve periodo natante, la larva si
fissa sul fondo e si sviluppa in modo da circondare le cellule
flagellate e quelle non flagellate. Queste ultime daranno
origine al rivestimento esterno, mentre le minute cellule
flagellate interne origineranno i coanociti. Questa descrizione
è valida per le spugne di tipo ascon, mentre nel tipo
sycon si assiste a un processo di ripiegamento della parete
corporea fino alla creazione di tanti canali flagellati alternati
a canali non flagellati. In tal modo la cavità interna
della spugna si riduce a vantaggio di un maggior spessore
e di una maggiore complicazione delle pareti. Un terzo stadio
evolutivo (leucon) si ha quando le camere flagellate si portano
ancor più all’interno del corpo della spugna,
collegandosi tra loro come gli acini di un grappolo. La cavità
interna dell’animale praticamente scompare essendo ormai
ridotta ai canali di uscita dell’uscita che terminano
nell’osculo.

I poriferi nell’acquario.
I poriferi, o come le chiamiamo volgarmente, le spugne sono
degli animali che in un acquario di barriera vengono sempre
sottovalutati o non compresi.
Credo che il fatto che le spugne non siamo molto diffuse nelle
vasche marine sia dovuto al fatto che molti acquariofili non
si documentano sulle loro esigenze e in breve le uccidono.
Io in un nano reef sono riuscito a tenere per anni una spugna
del genere Collospongia auris, che cresceva anche troppo e
dovevo quindi poi tagliare. Adesso è in pratica scomparsa
e la spiegazione può essere che la vasca ormai è
matura e non c’è più cosi tanto cibo in
sospensione da alimentarla. In genere è difficoltoso
trovarne in commercio e quelli che si trovano deperiscono
velocemente, quindi è difficile trovare una vasca in
cui le spugne sembrino prosperare. Questa frase è però
la descrizione solo di quello che appare. Avete mai smontato
una vasca avviata da anni? Se avete posto attenzione e avete
osservato cosa cresce nella parte nascosta della roccia viva
avrete avuto la bella sorpresa di trovarvi di fronte a una
moltitudine infinita di piccole spugne di forme e varietà
diverse. Cosa è successo? Le rocce vive sono sempre
ricchissime di vita, soprattutto se di buona qualità;
le spugne sono in grado di rigenerarsi anche da piccoli porzioni
di tessuto. Inserendo le rocce vive in vasca si è involontariamente
inserito una miriade di piccole spugne.
Queste crescono in genere nei luoghi più impensati:
come sotto le rocce, dentro gli scomparti dei filtri, nelle
tubazioni. Importante è che ci sia molto movimento
dell’acqua. Cerchiamo di capire come mai acquistare
una spugna spesso significa fare un brutto affare per noi
perché l’animale deperirà in fretta e
perchè invece ci sono spugne che prosperano dove meno
l’aspettiamo senza che noi facciamo nulla per farle
crescere.
Le spugne si dividono in due grossi gruppi:
1. quelle che traggono nutrimento dalla sola filtrazione dell’acqua
2. quelle che non solo filtro l’acqua, ma anche hanno
un rapporto di simbiosi con le alghe zooxanthellae
Entrambe le varietà individuate hanno una caratteristica
in comune: è difficile alimentarle e non accettano
dosi massicce di cibo. E’ inutile nutrirli con preparati
adatti ad invertebrati perché pur essendo ottimi filtratori
non riescono a fermare il “cibo” sospeso nell’acqua
se questo è in concentrazioni troppo alta.
In ogni caso se si prevede nella vasca un sistema di filtraggio
meccanico per bloccare le particelle sospese è meglio
dismetterlo quando si inserisce un porifero perché
le spugne sintetiche usate per filtrare in questo modo bloccano
il cibo necessario al nostro nuovo ospite. Parliamo delle
prima famiglia di poriferi che in acquario sono queste che
in genere prosperano nascoste alla nostra vista.
E’ vero che se si compera in negozio queste specie che
usano il filtraggio dell’acqua come unica fonte d’alimento
queste deperiranno in fretta. Quale è il motivo per
cui spugne introdotte clandestinamente in vasca prosperano
e altre inserite appositamente deperiscono? Il problema principale
è che questi animali hanno bisogno di una grossa quantità
di acqua da poter filtrare, si pensi che una spugna filtra
un volume d’acqua pari ad almeno 10 volte all’ora
il suo volume totale e quest’acqua deve essere molto
ricca di alimento per poter garantire che tutti gli individui
che costituiscono la spugna ottengano cibo sufficiente. Si
pensi che colonie di dimensioni di pochi centimetri riesce
a filtrare anche 20 litri d’acqua al giorno.
Ricordiamo che i poriferi non sono in grado di spostarsi come
alcuni invertebrati o come fanno gli anemoni, quindi posizionarli
nel posto sbagliato equivale condannarli a morte certa. L’acqua
viene immessa dentro al colonia usando la corrente marina
oppure attraverso il principio di Bernulli, le spugne al loro
interno hanno canali dove l’acqua scorre in canali che
hanno diametri diversi che favoriscono la circolazione dell’acqua
al loro interno. I poriferi sono in grado di cambiare in modo
impercettibile le dimensioni dei loro canali interni se la
corrente che li lambisce cambia, questo per facilitare o no
il flusso dell’acqua e riuscire filtrarla. Le spugne
in pratica riescono a filtrare quasi la totalità delle
sostanze organiche sospese nell’acqua e queste le rende
degli ottimi filtri, ma se l’acqua è troppo “pulita”
perché in vasca è presente un ottimo sistema
di filtraggio (vedi schiumatoio) non riescono a trovare il
giusto alimento in vasca. Questo spiega perché grosse
spugne non riescono a sopravvivere: in vasca ci sono troppi
concorrenti costituiti dalle spugne che sono cresciute dove
meno l’aspettiamo e dallo stesso schiumatoio. Questo
spiega perché a volte in vasche di soli pesci marini
le spugne prosperano molto, aiutano a filtrare la vasca e
a tenerne l’equilibrio.
Posizionarle dove la corrente è forte non serve perché
se l’acqua è “pulita” filtrarne ancora
di più non serve se questo non vuol dire ottenere più
cibo. Questo spiega perché le spugne proliferano bene
in vasche dove ci sono pochi invertebrati o, per così
dire, meno pulite. La presenza di molte spugne nate involontariamente
in genere indica che la vasca ha un certo tempo, si potrebbe
quasi cercare di datare la maturità di una vasca scoprendo
quante spugne ha. Sono le spugne stesse che con gli altri
organismi aiutano a garantire quella stabilità che
solo vasche mature e ben avviate hanno. Quando si allestisce
una vasca da nuova si dice sempre di scegliere una configurazione
e di non toccarla per non modificare il delicato equilibrio,
qui c’è spiegato chiaramente perché. Spugne
che sono cresciute nella parte posteriore-inferiore di una
roccia viva deperiscono velocemente se la roccia vie capovolta;
i motivi possono essere diversi come corrente diversa, meno
sostanze in sospensione nella parete alta della vasca e molti
altri. Quando una spugna deperisce questo vuol affermare che
la vasca ha perso una parte del suo sistema filtrante. Queste
spugne in acquario non raggiungono quasi mai dimensioni notevoli
ed è facile che dopo che le abbiamo scoperte muoiano,
inoltre non hanno mai colori vivi perché al loro interno
non hanno alghe simbionti o pigmenti che le colorano. Al contrario
le spugne con alghe zooxanthellae simbionti hanno spesso colori
molto vivi, le specie più famose in commercio sono
la spugna blu Collospongia auris e Cribrochalina vasculum,
la spugna gialla-arancione Clathria sp. e Clathrina sp, Ianthella
sp spugna gialla, la spugna a forma di tubo marrone Callyspongia
sp oppure la spugna marrone Dysidea sp. Queste spugne sono
in grado di ricavare il cibo da due fonti diverse: l’acqua
e la luce.
Questi poriferi se messi nelle giuste condizioni di corrente,
ma soprattutto di luce prosperano molto bene in acquario e
a volte possono diventare un vero pericolo per gli invertebrati
vicini. Da piccoli frammenti l’animale cresce molto
velocemente e occupa lo spazio intorno a se restando completamente
immune da qualsiasi arma chimica che gli invertebrati possono
usare per contrastare la sua crescita.
Un grandissimo vantaggio che hanno è che la loro struttura
può essere multiforme e non presenta alcuna struttura
solida e riescono a crescere su qualsiasi superficie. Dove
crescono queste spugne non riescono più a crescere
altri invertebrati e nessun’alga, neanche le alghe calcaree.
Spesso se non riescono a costruire la loro strutture sul substrato
non esitano a costruire delle specie di terrazze di tessuto
“molle” che assomigliano a delle vere e proprie
orecchie d’elefante. Al contrario di quanto si possa
immaginare questi animali così come compaiono dal nulla
possono anche scomparire nel nulla, se le condizioni della
vasca mutano velocemente e in modo tale da non essere più
adatti alla loro vita: colonie di svariati decimetri di superficie
si possono dissolvere anche nel giro di pochi giorni. Hanno
dei nemici naturali che si nutrano di questi poriferi. Ci
sono sia dei pesci come gli Angelichthys, Holacanthus, Pomacanthus
(il più bello e conosciuto di sicuro è P. imperator),
Lo vulpinus oppure i molluschi come Cypraea Tigris. Proprio
quest’ultima è un gran cacciatore di piccole
spugne infatti sposta le piccole rocce in caccia delle piccole
colonie di poriferi per poi nutrirsene e se le rocce sono
troppo grosse da spostare cerca di raggiungere le parti più
nascoste della vasca per cercare le colonie cresciute nei
posti più ”impervi”.
Questi animali in genere sono inseriti in vasca acquistandoli,
quindi se avete una spugna è meglio evitare di comprarli.
Invece se non avete mai comprato un porifero, credete che
la vostra vasca sia adatta, non avete ospiti pericolosi potete
inserire un bell’esemplare di spugna simbionte. Se l’animale
dopo un po’ appare come mangiucchiato vi consiglio di
fare degli appostamenti notturni perché probabilmente
nella vasca ci sono alcuni nudibranchi arrivati con le rocce
vive che si nutrono di spugne. Un esempio è il Peltodoris,
che si nutre di spugne. Dopo questa lettura vi è magari
venuta voglia di inserire una spugna nella vostra vasca, vediamo
cosa fare per scegliere il giusto animale. Prima di tutto
non è facile trovarne in commercio, evitate di comprare
quelli con colori troppo vivaci perché potrebbero essere
stati manipolati per renderli più vivi. Le spugne non
sono in grado di assumere colori diversi quindi se trovate
specie che hanno più di un colore evitate di comprarli.
Colonie con un colore uniforme, senza macchie troppo chiare
o bianche, senza pezzi mancanti sono indice di buona salute
dell’animale. Sono animali delicati che non avendo un
sistema di circolazione proprio soffrono molto i cambiamenti
dei valori chimici dell’acqua. Per inserire l’animale
correttamente prima bisogna inserire il sacchetto senza aprirlo
con cui si è trasportato nella vasca solo in questo
modo raggiungerà la giusta temperatura e poi si dovrà
provvedere a mescolare l’acqua del sacchetto con quella
della vasca attraverso il metodo goccia-goccia.
L’aspetto più delicato è la salinità
dell’acqua che ha una funziona fondamentale, sbalzi
di questo valore possono essere deleteri per l’animale.
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